Il seminario nazionale sul "welfare" organizzato da Rifondazione
Quale progetto per quale stato sociale? Un confronto con Revelli, Pizzuti e Mazzetti- liberazione 25/02/01

Ieri si è tenuto a Roma un seminario di approfondimento sulle prospettive dello stato sociale. Il nodo fondamentale da cui è partito il seminario (a cui hanno partecipato oltre 60 persone) è stato introdotto dalla relazione di Erminia Emprin: la necessità di uscire da una logica puramente difensiva, per quanto riguarda i diritti sociali. La difesa del welfare che stiamo facendo da anni, risulta infatti spiazzata su due versanti. Da un lato l’offensiva del governo, che trasforma il ruolo dello Stato da garante dei diritti a motore della costruzione di un mercato dei servizi, frantumando così il nostro blocco sociale; dall’altro dall’emergere di una domanda sociale "ricca" che non chiede solo un mantenimento quantitativo dei servizi ma una loro modifica qualitativa. Oggi il cittadino che si rivolge al Servizio sanitario nazionale non chiede solo una prestazione sanitaria, chiede di essere "preso in carica", chiede di essere considerato una persona non un numero, come ha giustamente fatto notare Pino Ferraris. Un nodo con cui ci scontriamo è che oggi questa domanda di qualità rischia di trovare risposte più da parte del mercato che non da parte del servizio pubblico. Sulla necessità di dare risposte non difensive a questa situazione si sono quindi confrontati Marco Revelli, che ha proposto un rilancio della mutualità come risposta alla crisi dello stato sociale; Roberto Pizzuti che ci ha invece presentato lo stato sociale italiano come realtà solo parzialmente attuata e quindi ancora da realizzare; Giovanni Mazzetti che ci ha proposto lo stato sociale come stadio da superare, perché dopo aver dato ciò che poteva, ha generato problemi che possono essere risolti solo su una nuova base sociale. Ne è seguito un dibattito di cui non è possibile dar conto seriamente in poche righe, al termine del quale chi scrive ha concluso innanzitutto rivendicando la positività dello sviluppo del welfare in questo dopo-guerra e sottolineando come proprio lo sviluppo sociale ad esso connesso abbia permesso l’emergere di nuovi bisogni e di una umanità più ricca. Questo chiede un superamento delle forme storiche del welfare coniugando garanzia dei diritti sociali e costruzione di relazioni comunitarie liberamente scelte. Una nuova fase delle lotte sociali che puntino a garantire eguaglianza e autonomia dei soggetti. Alcune piste di ricerca, comunque, chiedono di "indagare ancora": anzitutto, il rapporto tra gestione pubblica dei servizi sociali e forme di controllo da parte degli utenti. Poi, il rapporto tra riduzione dell’orario di lavoro generalizzata, sviluppo delle pratiche di controllo sociale e volontariato. Infine, la relazione tra modifica dell’organizzazione del lavoro nei servizi in senso autogestionario e costruzione di una nuova unità di classe fra pubblici dipendenti e lavoratori delle cooperative sociali. A partire dalle riflessioni e dagli spunti di lavoro politico qui brevemente riportate e su cui torneremo nei prossimi giorni su queste stesse pagine, proseguirà l’attività di riflessione avviata dal dipartimento Stato sociale con questo seminario.

Paolo Ferrero