video miniere

 

Sonoro/LETTURA

Dove c’era la miniera oggi c’è un museo molto frequentato. La miniera continua a produrre, più in basso nella valle.

Ci serviamo del video promozionale di Scopriminiera per introdurre la seconda parte col racconto delle lotte sindacali.

 

lSonoro/LETTURA

La guerra che verrà non è la prima

Prima ci sono state altre guerre

Alla fine dell’ultima tra i vinti

Faceva la fame la povera gente.

Fra i vincitori faceva la fame

La povera gente ugualmente,

B.Brecht

 

Sonoro/LETTURA

Premessa

La Talco e Grafite, oggi Rio Tinto Minerals Val Chisone, avrebbe nel 2007 cento anni e ci sembra doveroso integrare il pregevole lavoro di Scopriminiera con appunti su questo aspetto della storia dell’estrazione del talco.

Parlare dei conflitti vuol dire attingere alla memoria orale e scritta dei lavoratori e noi ci siamo serviti  della ricerca fatta a suo tempo per il lbro ‘Passi in galleria’, nella parte curata da Enrica Rochon. Questo libro in 200 copie è stato regalato dall’ing. Salina, direttore della Luzenac Val Chisone ai dipendenti in occasione dell’inaugurazione di Scopriminiera.

Pensiamo quindi che questa storia non debba essere  oggetto di revisione, anche se scomoda e speriamo che l’editore Alzani ristampi il libro andato esaurito, integrandolo con i fatti degli ultimi anni.Contiamo sui suggerimenti di chi la guarda  la mostra per renderla migliore e pù comunicativa, sperando di trovare un luogo dove esporla in modo permanente.         Pinerolo, novembre 2006    CGIL_CISL_ALPCUB

NASCITA DEL SINDACATO

Il sindacato minatori è nato in Italia a Massa Marittima nel 1902.

 

Buggerru.Sardegna

Il 6 settembre 1904 i minatori sardi si ribellarono contro le disumane condizioni di lavoro. Fu un massacro.Gli arrestati furono tre. Degli operai feriti due muoiono, altri tre sono ricoverati in ospedale. L’eccidio di Buggeru del 4 settembre 1904 diede l’avvio a una campagna politica di livello nazionale che culminò con il primo sciopero generale della storia italiana, proclamato dalle organizzazioni dei lavoratori milanesi per il 16 settembre dello stesso anno.  

ascolta la cronaca (fuori video) Buggerru.mp3

monumento

  Sonoro/LETTURA


Fino al secondo dopoguerra non esisteva in Val Germanasca una organizzazione sindacale dei minatori; restano tuttavia delle tracce di conflittualità. La paga di un minatore nel 1936 era di 1,60 lire al giorno, aumentata a 2,40 lire nel ’40. Durante la guerra i minatori, esentati, stavano ‘tranquilli’ per non essere inviati al fronte. Durante la resistenza i partigiani trovarono rifugio nelle gallerie.

 

Sonoro/LETTURAradiorai/mp3

 

 

Sonoro/LETTURA

GLI ANNI ‘50

Si avvertì la presenza sindacale ed un conflitto organizzato solo, com’è ovvio, a partire dalla fine degli anni quaranta. In quel primo decennio del dopoguerra si registrarono lunghi e ripetuti conflitti determinati da richieste di aumenti salariali e dal mancato rispetto degli accordi precedentemente sottoscritti dalla direzione. I nodi rivendicativi degli anni ‘50 riguardavano sostanzialmente gli aumenti salariali, in particolare la questione del premio di produzione e il rispetto degli accordi. Il salario di un minatore nel 1949 andava dalle trenta alle trentasettemila lire mensili: molto meno di quello che guadagnava un operaio del fondovalle. La vita dei minatori e delle loro  famiglie era dunque dura, più di quella degli operai del fondo valle. Questa situazione continuò fino alla fine deglia anni Sessanta, quando i redditi iniziarono a livellarsi verso l’alto.Per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro, in seguito ad una legge dello Stato nasceva nel ‘59 la Commissione di Polizia Mineraria composta da un tecnico aziendale, un impiegato e un operaio eletto dai compagni di lavoro. Quest’ultimo aveva per la prima volta il potere di far sentire la propria voce, potendo redigere un suo verbale in caso di dissenso dagli altri membri. Purtroppo non poteva fare moto sulla silcosi, malattia che colpì moltissimi minatori per la polvere inalata prodotta dalle perforatrici . 

a secco. Carlo Ferrero nel 1988 con una ricerca nelle borgate della valle stimava che il 70% delle cause di morte dei minatori fosse dovuta alla silicosi, oltre a rilevare 20 infortuni mortali.

Le prime lotte 

settembre-ottobre ‘59: 50 giorni di sciopero. Soliti licenziamenti di rappresaglia. Difficoltà nella conduzione delle lotte anche a causa della non-partecipazione al conflitto degli operai della macinazione. I licenziamenti furono ritirati e furono introdotte migliorie nell’ambiente di lavoro: ventilatori nelle gallerie principali, docce, aerosol.. Ma l’aumento promesso si rivelò fasullo .)

 

sonoro

 

 

Sonoro/LETTURA

Ricerca di Carlo Ferrero sulle cause di morte dei minatori

 

L'ultima delle mie ricerche, assai laboriosa, l'ho iniziata quest'anno, allo scopo di conoscere i nomi dei minatori- della sola Val Germanasca - che hanno lavorato in miniera nel periodo compreso tra il 1900 e il 31 ottobre 1988 ( sono esclusi i forestieri e gli operai addetti a lavori fuori delle miniere).

Ho fatto questa ricerca zona per zona, borgata per borgata ( tutte le 156 borgate della valle ), con l'aiuto di un anziano minatore del luogo, ed avvalendomi della collaborazione di 14 persone, alle quali va il mio ringraziamento di tutto cuore.

La ricerca ha dato i seguenti risultati:

Numero complessivo dei minatori 875

dei quali deceduti               525

viventi (pensionati+attivi)     350

Fra i minatori deceduti ho rilevato:

decessi per infortuni sul lavoro 20

decessi per silicosi            70% dei rimanenti

Minatori deceduti non sposati    87

Vedove di minatori              431

delle quali: decedute a loro volta 240

          tuttora viventi        191

 

Questo triste bilancio di vedove è una eloquente testimonianza della durata della vita dei minatori.

31.10.1988

Carlo Ferrero

 

 

 

Sonoro/LETTURA

GLI ANNI 60

Per alcuni dei più giovani la miniera era diventata l’unica occupazione, di qui l’esigenza di avere aumenti salariali. Ma, per raggiungere un risultato favorevole dal punto di vista salariale occorrerà arrivare agli anni ‘60 e precisamente al 1962; dopo tre mesi di sciopero,che, nel ricordo dei protagonisti fu esemplare per coesione interna e unità dei lavoratori, lo sbocco fu: 4000 lire per i minatori e 3000 per gli operai della macinazione. La Commissione Interna diventò più abile, il Sindacato a livello generale acquistava via via più forza. Su quest’onda positiva s’inserì la riduzione d’orario a 40 ore per i minatori approvata dal Parlamento nel 1962 e da un nuovo contratto nel 1963 che stabilì alcune innovazioni importanti, tra cui un nuovo mansionario (e l’abolizione della figura del manovale) e la contrattazione aziendale del premio di produzione.

 

 

Negli anni ‘60 crebbe l’organizzazione dei lavoratori, mentre la loro forza contrattuale, soprattutto in tema di difesa dei posti di lavoro, restò bassa.

Si cominciò nel ‘1966: l’agitazione prese le mosse dalla mancata assegnazione del premio di produzione. La prima risposta dei minatori fu una lotta articolata: due ore per turno di astensione dal lavoro, in attesa di un incontro al Ministero del Lavoro in cui i Sindacati chiedevano la revoca della concessione della Miniera alla Società T&G. Era il 13 gennaio 1966: l’incontro fallì e i minatori occuparono la miniera. La Direzione spense il sistema di ventilazione e interruppe l’energia elettrica. La commissione Interna organizzò turni di presidio in miniera.

L’OCCUPAZIONE DELLE MINIERE

Resistettero, e non solo in miniera: infatti scesero, a fine gennaio, a presidiare anche il Malanaggio e S.Sebastiano. Si accamparono di fronte agli autotreni inviati a prelevare il talco, ci furono alcuni arresti . Seguì una marcia dimostrativa e silenziosa il 9 febbraio 1966: i minatori trovarono la sede chiusa e i Carabinieri ad aspettarli. Essi non erano però soli; molte forze sociali, politiche ed ecclesiastiche appoggiarono la lotta: Parlamentari , Consiglio di Valle, Chiesa Cattolica e Valdese espressero la loro solidarietà. Il 17 febbraio 1966 fu siglato l’accordo: riproporzionamento del premio di produzione, rivalutazione dell’incentivo giornaliero, definizione del premio derivante dall’accordo del 1962 e pagamento degli arretrati.

"Quell’anno i soldi ce li hanno dati" ha detto un protagonista, ma... non trascorse neppure un anno che la lotta ricominciò: questa volta erano in gioco 280 posti di lavoro (in un primo momento la Direzione propose di scambiare il licenziamento in massa con la non-applicazione dell’accordo del 1966!) Partirono le prime 100 lettere di licenziamento ai primi di marzo ed iniziò così una nuova occupazione che durò quasi due mesi. La situazione era difficile (era passato a malapena un anno dall’ultima occupazione) e la tensione calò nel momento in cui furono resi noti i nomi dei licenziati . Dopo due mesi di occupazione la vertenza si chiuse tragicamente il 24 aprile 1967 con 140 licenziati.

Il 1967 è l’altra faccia della medaglia della ristrutturazione tecnologica: pale meccaniche, perforatrici con sostegni, chiusura degli imbocchi meno produttivi avevano di nuovo reso superflui molti minatori, come d’altronde era avvenuto in una fase precedente, in seguito all’introduzione delle perforatrici a secco.

·  Seguì un periodo di relativa calma, di contratti nazionali buoni e di accordi aziendali ancor più favorevoli in cui si effettuarono forme di lotta articolata, di breve durata.

 

 

 

 

1967

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sonoro/LETTURA

Sonoro/LETTURA

GLI ANNI ‘70-80

Negli anni ‘70-‘80 gli obiettivi riguardavano tanto l’ambiente e le qualifiche, quanto la solidarietà con altri lavoratori e la dimensione salariale. Infatti, fin dal 1977 ci furono buoni risultati sul fronte dell’ambiente di lavoro: Enti specializzati potevano rilevare dati ambientali in miniera, il sistema di ventilazione e tutte le attrezzature furono revisionate. Grandi discussioni si svilupparono nel ‘79 intorno alla ‘ripiena cementata’, ritenuta nociva dai minatori nella fase di essiccatura del cemento. Essi chiedevano l’attesa di otto giorni nei cantieri adiacenti alle ripiene appena effettuate.

Trentasei giorni di sciopero articolato furono il prezzo di una vertenza aziendale dell’aprile 1980 che aveva come obiettivi( raggiunti) lo slittamento in avanti di una categoria per tutti i minatori, e l’istituzione della mensa. Si trattò di due conquiste significative. La solidarietà con altri lavoratori si manifestò in concomitanza con la chiusura dell’Isolantite (1984).

La formula delle lotte articolate risultò valida solo fino alla metà degli anni ottanta quando l’Azienda poté mettere in libertà i lavoratori che partecipavano a questo tipo di sciopero. Fu un trauma per il sindacato e per i minatori non si sono ancora trovate forme di lotta altrettanto valide.

Sempre più forti diventarono invece tre parole d’ordine aziendali: produttività, ristrutturazione e mobilità. Il 1360, l’imbocco che si aprì nel 1984 fu la rappresentazione emblematica di queste tre parole d’ordine. A qualche mese dall’inizio della galleria di accesso l’Azienda diede in appalto i lavori di minaggio in roccia ad una Ditta esternaIl sistema dell’appalto sarà ripetuto - Relativamente agli anni ‘80 possiamo ancora citare l’accordo sulla mobilità che risaliva al ‘77 e riguardava in un primo momento soprattutto gli stabilimenti, ma venne ad un certo punto applicato anche al sottosuolo. Gli effetti della mobilità sono magistralmente descritti da un minatore:" Lo spostamento di minatori attivi e svegli creava scompenso nell’organizzazione delle lotte; poi non era mai facile riadattarsi in un cantiere nuovo. La miniera è un luogo affettivo; essere spostati è una tragedia, perché cambi amicizie e sistema di lavoro".

 

 

 

 

Sonoro/LETTURARADIORAI/MP3

 

 

 

 

Sonoro/LETTURA

ascolta la lettura della cronologia integrale-mp3 (fuori video)

- 1984 -

5 marzo: Sciopero nello Yorkshire contro la chiusura annunciata dei pozzi di Cortonwood.

6 marzo: L'Ufficio nazionale del carbone (NCB) annuncia un piano di chiusura dei pozzi che implica una riduzione della produzione di 4 milioni di tonnellate e la perdita di 20.000 posti di lavoro. Tutti i minatori dello Yorkshire e della Scozia sono chiamati allo sciopero dai loro sindacati regionali.

8 marzo: La commissione nazionale esecutiva del Sindacato nazionale dei minatori (NUM) approva l'iniziativa degli scioperanti dello Yorkshire e della Scozia, promettendo il suo sostegno a tutte le regioni che seguiranno il loro esempio.

VOLANTINO SINDACALE

 

Perché i minatori sono in sciopero?

Per bloccare la chiusura dei pozzi e i licenziamenti di massa.

Nel 1979 c’erano 235.000 minatori e 223 pozzi. Nel 1982-83 sono stati persi 20.000 posti nell’industria del carbone.

Entro i prossimi cinque anni la direzione delle miniere vuole espellere 70.000 lavoratori e chiudere 70 pozzi.

In molte aree minerarie la disoccupazione supera il 20%.

I sussidi non sono sufficienti per il mantenimento delle famiglie.

Più della metà dei tentati suicidi sono d disoccupati.

C’è una diretta relazione tra la disoccupazione e le malattie e nevrosi.

lO SCIOPERO CONTINUA PER UN ANNO, POI SI COMINCIA A CEDERE, COMINCIANO I RITORNI AL LAVORO.

(...)1985

3 marzo: Un congresso straordinario del NUM vota a strettissima maggioranza (98 a 91) la ripresa del lavoro senza alcun accordo con la direzione, e dichiara che la lotta continua. La minoranza diretta da Scargill è favorevole alla prosecuzione dello sciopero allo scopo di ottenere il reintegro dei minatori licenziati durante lo sciopero.

5 marzo: La maggior parte delle regioni riprendono il lavoro, ma la Scozia e il Kent continuano lo sciopero a favore del reintegro. Si uniranno a loro altri lavoratori, segnatamente dello Yorkshire, che tuttavia torneranno al lavoro molti giorni dopo.

8 marzo: Migliaia di mogli dei minatori festeggiano a Chesterfield la Giornata internazionale della donna.

I minatori inglesi chiesero di mantenere in funzione le peggiori miniere di carbone del mondo, dove la bassa composizione organica del capitale, determinata dalla "messa in coltura" di miniere a rendimenti maggiori in altre parti del mondo, costringeva uomini senza una materiale forza di contrattazione ad un lavoro da bestie. Eppure lottarono caparbiamente, dimostrando che il potenziale proletario è in grado di sconvolgere il tran tran borghese.

 Nel 1984, in occasione delle lotte dei minatori inglesi contro la chiusura dei pozzi da parte della Thatcher, si raccolgono alcune centinaia di migliaia di lire in miniera e sotto i portici a Pinerolo. Li portano in Inghilterra Paolo Ferrero e Chicca Rochon. Tornano con una documentazione fotografica sulla vita nei paesi minerari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sonoro/LETTURA rai

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