Ipocrisie
ROSSANA ROSSANDA –il manifesto 5/1/2001

 

Dell'uso di uranio impoverito in Bosnia e in Jugoslavia sembrano sapere o accorgersi, governo e parlamento, soltanto quando i suoi effetti si sono rivelati su alcuni nostri soldati. Pensare che il manifesto ne aveva parlato, solitario, fin dall'aprile del 1999. E non è di grande conforto che negli altri paesi europei questa presa d'atto sia stata ancora più tardiva. Ora si sprecano proposte di commissioni d'inchiesta e domande di chiarimento. Qualcuno chiede che Javier Solana, allora segretario Nato oggi signor Pesc, si dimetta, e qualcun altro che l'uranio impoverito non sia usato nelle future guerre.
C'è di che restare sgomenti. Dunque, prima le maggioranze non sapevano quel che facevano e le opposizioni hanno accettato per via di fatto quel che parevano aver subito per via di necessità nel 1999, quando ci scoprimmo belligeranti da un giorno all'altro? Dunque l'Italia ha riammesso la guerra come mezzo di soluzione dei conflitti internazionali alla faccia della sua Costituzione? Che fosse cosa enorme si rendevano conto i governi quando si ingegnavano a travestire l'intervento militare: così il Golfo divenne una "operazione di polizia internazionale", il Kosovo una "guerra umanitaria", della quale il Novecento è morto non solo d'età ma di vergogna. Adesso chiedere che non si usi uranio impoverito significa che siamo favorevoli o rassegnati - in politica fa lo stesso - a guerre pulite? Che la Costituzione è uno straccio, sulla cui dimenticanza non protestano nemmeno i giuristi, che nell'elaborare la Carta europea dei diritti avevano elegantemente glissato sul diritto di decidere una guerra o no?
Secondo. Durante la guerra in Kosovo cadde il cinquantesimo anniversario della fondazione della Nato. Fu celebrato a Washington e in quell'occasione, invece di sciogliersi, essendo venuto meno quel blocco nemico contro la cui eventuale, ancorché mai tentata, aggressione, era nata l'alleanza, si è trasformato da forza di difesa in forza anche di offesa, laddove gli interessi dell'Occidente fossero minacciati. Questo mutamento di natura è stato accettato dall'Italia nella persona del presidente del consiglio, Massimo D'Alema, senza che ne seguisse una discussione parlamentare, né tantomeno un referendum o una consultazione purchessia. Di tale ricollocazione del paese in un organismo modificato, nonché della subalternità delle nostre forze armate al comando americano, che ha sempre rivendicato esplicitamente questo ruolo, non si è più fatta parola.
Terzo e ultimo. All'allarme generale per i nostri militari, il governo e le gazzette non accompagnano alcuna preoccupazione per le sorti di coloro sui quali l'uranio è stato generosamente irrorato. Non fa male a chi lo usa, ha precisato la Nato - e La Stampa ha gioiosamente titolato - essendo difficile che lo si inali; fa male soltanto a chi lo riceve, quando il proiettile, giunto a segno, esplode. Ben detto. La Repubblica ha chiesto scusa all'Abissinia per le pallottole dum dum, le aveva usate Graziani a nome di un governo fascista. Con la Jugoslavia non sarebbe il caso di fare altrettanto, battendosi il petto perché oltretutto siamo democratici?