Le scorie delle guerre umanitarie
GIANNI MORIANI –il manifesto 5/1/2001

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Una guerra umanitaria con Uranio impoverito

D.L.

 
Tumori per caso    

Millenovecentonovantuno, guerra del Golfo, sul Kuwait e sull'Iraq le forze armate Usa e della Gran Bretagna per distruggere i carri armati iracheni impiegano 880 tonnellate di proiettili "appesantiti" da 300 tonnellate di uranio impoverito che danneggiano la salute di migliaia di persone, sia civili che militari.

1994-1995, Bosnia, nelle missioni Deny Flight (5 agosto e 22 settembre 1994) e Deliberate Force (29 agosto-14 settembre 1995) gli Usa sparano complessivamente 10.800 proiettili all'uranio impoverito.

1999, Serbia-Kosovo, sempre gli Usa, per scopi "umanitari", trafiggono quel territorio con 31.000 munizioni all'uranio impoverito: ben 14.180 (quasi la metà) di queste munizioni finiscono nell'area poi diventata di competenza del contingente italiano. Il munizionamento anticarro all'uranio impoverito o "depleto" (Du), per un totale di 10 tonnellate, è stato scaricato sul territorio serbo-kosovaro dai caccia A10. Tutti abbiamo visto questi calabroni metallici alzarsi in volo dalla pista di Aviano (in territorio italiano), alla quale il nostro governo aveva sollecitamente concesso il nulla osta per le missioni Nato nei Balcani. Appesantiti dalle loro blindature, dai loro doppi o tripli comandi e dal loro carico di uranio impoverito, brutti come la morte, gli A 10 partivano in coda agli F16 e F18 per portare distruzione e morte nei Balcani.

Questo il "riassunto" dell'ultima peste militare del XX secolo.
Dalla sommaria indagine compita l'anno scorso dall'Anpa (Agenzia Nazionale per la Protezione dell'Ambiente) si evince che per quanto attiene ai proiettili di uranio impoverito non si conosce neppure la loro esatta composizione. Infatti, pare che essi possano provenire sia dal materiale di scarto (esito indesiderato della fabbricazione del combustibile nucleare) sia dal riprocessamento del combustibile nucleare esaurito. In quest'ultimo caso, che pare suffragato da fonti ufficiali Usa, anche militari, oltre alla presenza di altri isotopi di uranio, vi potrebbero essere anche tracce di elementi transuranici (come il Plutonio) oltre all'Uranio-236, isotopo che si forma nei reattori nucleari.
Da fonte del Dipartimento dell'Energia Usa vi è una valutazione delle tracce di Plutonio-239 nel Du secondo la quale dette tracce porterebbero a un incremento di dose del 14% rispetto a quella causata dal solo Du e a una prolungatissima persistenza della contaminazione.
Per la sua altissima densità (circa due volte quella del piombo) e per la sua facilità di "incendiarsi", l'uranio impoverito è diventato metallo d'elezione per confezionare i proiettili perforanti in dotazione degli eserciti di Stati uniti, Russia, Gran Bretagna e Francia, che si sbarazzano così, al tempo stesso, di un rifiuto pericoloso derivante dalla filiera nucleare. Grazie alla "qualità" dell'uranio impoverito, il proiettile perforante distrugge non solo il carro armato, ma causa anche la contaminazione del mezzo stesso e dell'ambiente circostante per la diffusione di pulviscolo radioattivo nell'aria e nel suolo, via attraverso la quale esso si insinua nella catena alimentare avvelenando acqua e cibi.
L'esposizione dovuta a inalazione di forti quantità di Du - ad esempio nelle vicinanze dell'impatto dei proiettili e in operazioni salvavita - può portare nell'arco di un minuto a superare di 20 volte il limite di dose annuale (ammesso che sia lecito parlare di dose). Ma in tal caso prevarrebbe di gran lunga la tossicità chimica, con un superamento di circa mille volte dei limiti di esposizione a breve termine. Cosicché i proiettili al Du si configurano anche come insidiose armi chimiche notoriamente vietate dalle convenzioni internazionali.
L'Anpa faceva giustamente notare che la tossicità chimica dell'uranio impoverito è maggiore di quella radioattiva, specie a carico dei reni, per poi aggiungere: "In sintesi, le forme di tossicità acuta sono a carico della pericolosità di tipo chimico che si può verificare con l'inalazione o l'ingestione di quantità rilevanti di Du (se si escludono le ferite d'arma con schegge di Du trattenute nel corpo). Per quanto riguarda la radiotossicità, appaiono più rilevanti gli effetti non deterministici di medio-lungo termine, che possono aver luogo se una data popolazione è esposta per lungo tempo a dosi relativamente basse".
Queste sono le conseguenze, "gli effetti collaterali", di aver stoltamente pensato che la questione Balcanica si potesse risolvere con colpo di spada assurto a "nobile" guerra umanitaria. Salvo poi vedere le forze della Kfor lasciare che si consumasse la contropulizia etnica dei kosovari contro i serbi e i Rom. Adesso che "misteriosamente" muoiono di tumore militari che hanno fatto parte del contingente militare italiano in Kosovo, sentiamo dire dal ministro della difesa, Sergio Mattarella, che i nostri soldati occorre che restino lì "perché i nostri confini non si difendono sull'Adriatico. Vorrei che fosse chiaro questo concetto. I nostri interessi sono lì, nei Balcani, in Bosnia e in Kosovo". Ma non ci era stato detto che si trattava di una guerra umanitaria, scatenata per affermare certi valori?
Era evidentemente tutto falso. Adesso lo dice anche un ministro della Repubblica. Si è fatta una guerra per difendere certi interessi, obiettivo di ogni guerra. Caduta la maschera, si tratta adesso di rimediare ai disastri causati dalla guerra, avviando delle vere azioni umanitarie. E' necessario decontaminare i territori inquinati dall'uranio impoverito, ma anche dai tossici che si sono sprigionati in seguito alla distruzione di raffinerie e di impianti chimici. Si tratta di ricostruire case e infrastrutture e togliere dalla miseria intere popolazioni. Signor ministro Mattarella i confini si difendono sostenendo innanzitutto in ogni Paese le forze democratiche e affermando i valori di equità sociale attraverso la ridistruzione delle risorse e non facendo prima decollare aerei carichi di uranio killer e poi mandando i nostri soldati, ignari, in terre contaminate da armi letali partite da aeroporti italiani.
Quanto alle munizioni all'uranio impoverito cominciamo col metterle immediatamente al bando in casa nostra, impegnandoci contemporaneamente col chiederne il bando da tutti gli arsenali militari.