Torino piazza Statuto 1962

89---------------------bloc notes operaio del 13 agosto - su RBE



Torino: il 7 luglio 1962, la Fiom e la Fim cittadine proclamano uno sciopero di tutti i metalmeccanici torinesi, a sostegno della lotta alla Fiat, iniziata a giugno. 

Lo sciopero riesce in pieno. “All’esterno di Mirafiori e di altre fabbriche vi furono violenti scontri dopo che i picchetti, bloccate le entrate, rovesciarono delle macchine e picchiarono alcuni dirigenti senza che la polizia riuscisse a controllare la situazione. Nel corso della mattinata si sparse la voce che la Uil e la Sida, il sindacato “giallo” padronale, avevano raggiunto un accordo separato con la direzione Fiat: in seguito a ciò 6-7.000 operai, esasperati da questa notizia, si riunirono nel pomeriggio in piazza Statuto di fronte alla sede della Uil. Per due giorni la piazza fu teatro di una straordinaria serie di scontri tra dimostranti e polizia: i primi, armati di fionde, bastoni, e catene, ruppero vetrine e finestre, eressero rudimentali barricate, caricarono più volte i cordoni della polizia; la seconda rispose caricando le folle con le jeep, soffocando la piazza con i gas lacrimogeni, e picchiando i dimostranti con i calci dei fucili. Gli scontri si protrassero fino a tarda sera, sia sabato 7 che lunedì 9 luglio 1962. Dirigenti del Pci e della Cgil, tra i quali Pajetta e Garavini, cercarono di convincere i manifestanti a disperdersi, ma senza successo. Mille dimostranti furono arrestati e parecchi denunciati. La maggior parte erano giovani operai, per lo più meridionali. Il Pci è colto di sorpresa da questa radicalità che non riesce a controllare, e l’Unità del 9 luglio definirà la rivolta “tentativi teppistici e provocatori”, ed i manifestanti “elementi incontrollati ed esasperati”, “piccoli gruppi di irresponsabili”, “giovani scalmanati”, “anarchici, internazionalisti”. I Quaderni Rossi (Panzieri, Tronti, Negri), dal canto loro, giudicano gli scontri di piazza una “squallida degenerazione” di una manifestazione di protesta operaia, ma si guardano bene dal tacciare i manifestanti come “provocatori e fascisti”, così come li aveva presentati la sinistra ufficiale. 

letture di fabbrica 

Raniero Panzieri (1921-1964) intellettuale, dirigente del movimento operaio e militante rivoluzionario. Come dirigente del PSI, nel dopoguerra, partecipò a importanti lotte di massa (come l'occupazione delle terre in Sicilia) e diresse per un paio d'anni la rivista "Mondo Operaio". Quando la linea dell'alleanza con la DC prevalse nel partito, si dimise da funzionario e andò a Torino a lavorare alla casa editrice Einaudi (1959). A Torino preparò e costruì la nascita dei "Quaderni rossi". Nel 1963 fu licenziato da Einaudi a causa delle sue posizioni politiche, e passò l'ultimo anno di vita come disoccupato. Morì per un'emorragia cerebrale nel 1964, a soli 43 anni. Il libro "Raniero Panzieri, un uomo di frontiera" contiene materiali di vario tipo: ricordi, ricostruzioni storiche del lavoro di Panzieri e dei Quaderni rossi, analisi dei suoi contributi teorici. Ma perchè Panzieri è oggi attuale? Da qui partiremo per vedere come si pone oggi uno dei temi centrali del lavoro di Panzieri e dei Quaderni rossi: l'inchiesta. Negli anni 60, l'inchiesta fu usata come strumento "antiideologico", per andare a vedere direttamente le condizioni (e le idee!) dei lavoratori, contro le visioni schematiche e astratte che spesso imperavano anche a sinistra: contro l'ideologia della "integrazione della classe operaia", prima, e poi - dopo le grandi lotte del 62 - contro l'ideologia che vedeva nella classe operaia un soggetto rivoluzionario già bell'e pronto. L'inchiesta come strumento di lotta e non come sapere accademico, come spazio di rilettura delle trasformazioni del capitale e strumento di intervento politico. Quell'inchiesta operaia che ridefiniva la centralità del soggetto operaio e dei luoghi dello scontro di classe. A fronte di una crisi complessiva del movimento marxista ufficiale arenatosi dentro le sacche togliattiane e filo Pcus anche dopo il congresso di destalinizzazione. Si riapriva la stagione della rilettura del capitale calibrata dentro un nuovo 
contesto sociale e politico, partendo anche dalle trasformazioni del paese Italia che entrava a gran ritmo nel nuovo mondo capitalista post guerra. Dall'inchiesta operaia al ruolo centrale della fabbrica al territorio, dal fordismo al post fordismo, dai movimenti operai ai movimenti sociali, dalla trasformazione del capitale al soggetto, dall'operaismo e all'operaio massa alla precarietà. 
Raniero Panieri- Un uomo di frontiera- a cura di Paolo Ferrero 
ed. Punto Rosso-2005