Lavoratori del tessile in India, unitevi
Si chiude bene - ritiro delle denunce contro sette attivisti e libertà di associarsi in sindacati - la battaglia legale alla Fibres & Fabrics International, vicenda di discriminazioni su cui aveva messo gli occhi anche Amnesty
Patrizia Cortellessa

Sembra esserci una schiarita nella controversia che da tempo vede contrapposti l'impresa tessile indiana Fibres & Fabrics International e la sua sussidiaria Jeans Knit Pvt Ltd (FFI/JKPL) da una parte, e le due ong Clean Clothes Campaign (Ccc) e l'India Committee of the of the Netherlands (Icn) dall'altra. Grazie alla mediazione dell'ex primo ministro olandese Ruud Lubbers, un accordo è¨ stato raggiunto. Il fornitore di jeans Ffi/Jkpl ritirerà le accuse contro i sette attivisti, i difensori dei diritti dei lavoratori cesseranno la campagna contro la fabbrica tessile indiana e sarà  incaricato un mediatore - ombusdam - per risolvere i problemi futuri.
Vale a dire che se altri lavoratori, le organizzazioni locali o la CCC e la Icn dovessero riscontrare e conseguentemente denunciare condizioni di lavoro o «illegalità» negli stabilimenti, tali denunce potranno essere sottoposte all'ombusdam che cercherà  di trovare una soluzione. E, fatto ancor più¹ importante, i lavoratori saranno liberi di organizzarsi in un sindacato scelto liberamente.
Un finale dunque positivo per una vicenda che aveva preoccupato non solo le due ong al centro della controversia, ma anche Amnesty International. Il rischio cui si poteva andare incontro era che il caso Ffi - in caso di vittoria della società  indiana - avrebbe potuto rappresentare un precedente pericoloso per molte imprese terziste che, pur di evitare il dialogo con i lavoratori e con le organizzazioni sindacali, sarebbero potute ricorrere all'azione giudiziaria.
I sette attivisti olandesi delle due organizzazioni, accusati di cybercrime, diffamazione, atti di razzismo e xenofobia e per i quali era stato emesso il mandato di arresto da un tribunale di Bangalore, rischiavano due anni di carcere in base al codice penale indiano. Perchè la colpa più grave di cui si erano macchiati, ben inteso, non era solo quella di aver solidarizzato con i lavoratori. L'«offesa» ritenuta più oltraggiosa dalla Ffi/Jkpl, era stata la successiva divulgazione di un dettagliato dossier - basato su interviste ai lavoratori dei propri stabilimenti e realizzata da organizzazioni locali indipendenti di Bangalore - sui siti delle due organizzazioni. Era iniziata così¬ una vera e propria odissea, fatta di intimidazioni, minacce e ingiunzioni che si traducevano da una parte con mandati d'arresto emessi da un tribunale di Bangalore su sollecito della Fibres&Fabrics/Jkpl (Ffi/Jkpl) mentre dall'altra parte si opponeva un categorico rifiuto a sottostare ai ricatti dell'impresa tessile indiana.
La vicenda ha travalicato i confini nazionali, diventando una campagna internazionale nella quale le imprese che erano rifornite o continuavano a rifornirsi alla Ffi/Jkpl venivano invitate dalle due organizzazioni in questione ad un'iniziativa comune.
Per saperne di più:

www.abitipuliti.org

 http://www.cleanclothes.ch.