CASCAMI SETA – CRONOSTORIA 1976- ott 2001  

STORIA Lo stabilimento della macerazione dei cascami di seta, dal '76 fa parte del gruppo Cascami Seta che ha altre aziende per le lavorazioni successive (pettinatura e filatura) a Vigevano, Tarcento, lesi. Fa oggi  capo al gruppo Botto di Biella che ha una notevole posizione nel settore tessile. Il gruppo Cascami . ha la sede legale in Vallemosso (Biella). Fino alla metà degli anni '70quando anche a Pomaretto/Perosa esisteva il ciclo completo della lavorazione della seta, i dipendenti erano oltre 700. Con la chiusura della filatura ,prima (1983) e della pettinatura poi (1986) i dipendenti rimasero un centinaio tutti addetti alla macera­zione. Vennero ulteriormente ridotti a 35 per la ristrutturazione e ammodernamento dei macchinari e in conseguenza della grande riduzione della. cernita. In questi anni la Cascami ha fatto ampio uso di cassa integrazione e contratti di solidarietà.

nota. Il cascame di seta è lo scarto della lavorazione della seta tratta. Si ottengono in fasi successive due tipi di cascame. Il secondo, più povero, viene lavorato a Perosa meccanicamente e chimicamente in vario modo a seconda della provenienza.

 

febbraio 1991- a fine gennaio è bruciato il nuovo forno, danni per 150 milioni. La direzione intanto dichiara di avere 30 operai in esubero.

febbraio 1992- prosegue il contratto di solidarietà-

ottobre 1992 -verrà presentata la richiesta di cassa integrazione per i 104 dipendenti. Dal 18 ottobre fabbrica ferma per tre settimane.

aprile 1993- Cos'è la Quadri Nord? Se ne sa ancora poco, si è occupata finora di ricerche di lavoro per quadri e dirigenti. In poche parole quel che vuole fare per la  trentina di  esuberi 'provvisori' della Macerazione è un periodo di tre mesi con colloqui e preparazione di una scheda personale.

giugno 1993- attesa: dopo le assemblee si è chiesto un incontro alla Regione e uno a Roma. Qualche mese di CIG in più prima della mobilità. La prima settimana di luglio una delegazione va a Roma.

settembre 1993- Anche alla macerazione dopo la messa in mobilità di 50 dipendennti c'è un breve periodo di ripresa del lavoro: Tutto il personale rimasto è infatti passato alle 8 ore per esigenze produttive. Si sa già che fra poche settimane ricomincia la crisi strisciante.

novembre 1993- in macerazione è ripreso il contratto di solidarietà. 22 operai fanno 4 ore e 18 l'orario intero.

marzo 1994- L'agenzia per il lavoro che 'cura' gli ex-dipendenti messi in mobilità non funziona. Non ha trovato un solo lavoro. Due di loro per proprio conto sono a Pracatinat per alcuni mesi avendo risposto a un'offerta di lavori socialmente utili.

maggio 1994- il 20 sciopero di 6 ore per turno con assemblea, contro l'assunzione prevista di due tecnici: Si dice che sono decine quelli in mobilità. Poi nuovo sciopero. Il contratto di solidarietà alla Cascami come alla Boge è alternato a straordinari e pieno utilizzo degli impianti. E i lavoratori solo con  la lotta frenano la direzione.

si tratta sulla proposta aziendale di passare al 6x6 per aiutare i nuovi esuberi annunciati. La manodopera risponde che deve riguardare la totalità degli impianti.

  NOVEMBRE 1995-  alp ha preso l'iniziativa di richiedere le elezioni di nuove rsu e sottoscritto il regolamento elettorale.

maggio 1996- approvata da lavoratori la piattaforma aziendale, si chiedono 2 milioni. La Regione interverrà finanziando la ristrutturazione degli impianti di epurazione, si ricaveranno tre sottoprodotti.

novembre 1996-  Bologna coordinamento del tessile.  

6 DICEMBRE-  partita la procedura della mobilità per 18 persone.  

Iniziative locali, assemblee e volantinaggio al mercato. Il 16 incontro con la direzione.  

21 dicembre 1996.  Incontro con amministratori.  

gennaio 1997 Nuovo incontro presenti anche i parlamentari. Inizia lo sciopero. Delegazione di operai ricevuta da Ghigo alla regione.  

1 febbraio  manifestazione a Perosa. Presenti Cascami, Luzenac, SKF, Manifattura, Beloit,ecce. Corteo lungo la statale con 200 persone. Assemblea finale con discorsi di delegati, on. Gardiol, ass.lavoro C.Montana.  

 

bollettino mensile alp- febbraio 1997 /la lotta della cascami seta ha superato le 300 ore di sciopero. La procedura dei licenziamenti scade il 28 febbraio 1997

 

I  LICENZIAMENTI. IL 6 dicembre la direzione della Cascami apre la procedura per il licenziamento collettivo di 18 dipendenti, operai ed operaie da collo­care in mobilità.Motivo : la crisi del settore e l'inten­zione di eliminare la cernita ritenuta non competitiva.

Segnali parlano di uno spostamento possibile delle produzioni in Cina o nelle aree asiatiche.     .

LA RISPOSTA. lavoratori in assemblea respin­gono la mobilità e propongono soluzioni alternative (cassa straordinaria per crisi con rotazione) e sugge­rimenti per la produzione per salvare l'occupazione in valle. Si contattano cooperative del sud che produ­cono bozzoli. In seguito si propone di pensare a pro­duzioni alternative visto il piccolo numero di dipendenti.

 Il 10 gennaio incontro con la direzione della Ca­scami, presente ALP e la Cisl. La direzione è disponi bile a chiedere la ClG straordinaria a queste condizioni: i lavoratori devono firmare che sono in permesso non retribuito se non passa_ la Cassa nessun anticipo della cassa. nessuna rotazione.

Seconda proposta Ja direzione riduce da_ 18 a 14 i layoratori da mettere in mobilità. 8 faranno il part-time a 20 ore _e per questi si chiederà il contratto di solidarietà ,sempre vincolato alla firma dei lavoratori cbe accettano il permesso non retribuito .in caso non venisse approvato ( la direzione integrerebbe con 9 milioni i lavoratori in mobilità in presenza di accordo sindacale)_­

      I lavoratori rifiutano la mobilità, perché sul territorio non si trova lavoro e non si può nemmeno andare in pensione. Si chiede alla direzione di rivedere le condizioni per la CIGS.

Si continua a organizzare l’appoggio istituzio­nale per ottenere la cassa. Si ritiene impor­tante la rotazione per riqualificarsi e socializ­zare.

» In queste settimane si è costituito un rap­porto con le istituzioni locali, coi parlamentari di zona. la C. Montana con una delibera ha chiesto un Tavolo regionale Permanente che con­senta di elaborare proposte di riqualificazione, finanziamenti, coinvolgere il Gruppo Botto.

» Alla Regione il 21 /1 si organizzano riunioni per il 28/1 e il 6 febbraio,ma a entrambe Botto non si presenta. Il 5 febbraio un pullman di operai va a Vallemosso e distribuisce un vo­lantino davanti alla sede di Botto, i sindaci di Perosa e Vallemosso si incontrano.

    »        Il 6 febbraio incontri all'Ufficio Provinciale del lavoro e in Regione. La Direzione rifiuta ogni impegno sia produttivo che sui licenzia­menti.

Le rsu, Cgil, Cisl ,ALP e i componenti del tavolo regionale decidono urla richiesta di incon­tro al Ministero del lavoro.

» Intanto il 1 febbraio si svolge una manife­stazione a Perosa con lavoratori di tutta la valle, popolazione., corteo e discorsi di operai, dell'assessore al Lavoro e di Giorgio Gardiol, depu­tato. I negozi chiudono per un'ora.

» 10 febbraio assemblea in fabbrica con tutti gli amministratori della valle, consiglieri provinciali, i deputati Gardiol e Merlo. Si insiste sul Ministero del Lavoro coinvolgendo anche il Ministero dell’lndustria.

» 16 febbraio si consegna al Presidente della Camera on. Violante una lettera dei dipendenti della Cascami, al termine di un incon­tro con la comunità Valdese.

» Mercoledì 19' incontri a Roma al Mini­stero dell'Industria e del lavoro senza risul­tato. Intanto lo sciopero continua, è partita la solidarietà economica (ALP apre una sottoscri­zione con 5 milioni, 1 milione arriva da Rif. Comunista di None. )si invitano i lavoratori e la popolazione a contribuire. .

 

Cascami Seta : no ai licenziamenti!

Sabato 1 marzo ore 21 Salone Croce Verde

festa di solidarietà

concerto a Perosa Argentina con ‘Eiminal’, ‘Fihavanana’, Lou Magnaut Big Band’

 

“... La lotta continua dovunque con l’istruzione, il mutuo soccorso e l’autogestione un lavoratore rifiuta di portare al mercato la sua dignità. Ovunque non si lascia ridurre a un numero di cartolina,a voce di spesa da comprimere, a ‘esubero’ di cui liberarsi .... “ dalla Lettera di Rifondazione Comunista di None ai lavoratori della Cascami

marzo 1997- valutazioni dell’accordo qui sotto. la sottoscrizione è arrivata a 17 milioni.

volantino alp-

Accordo Cascami- il nostro giudizio

Firmato l'accordo all'Ufficio Provinciale del lavoro il 18 febbraio.

14 lavoratori in mobilità con il solo criterio della volontarietà, 15 milioni di incentivo. Contratto di solidarietà a 20 ore settimanali per 8 lavoratrici della durata di un anno, con possibilità di rinnovo per altri 12 mesi.

75 giorni di lotta non hanno modificato le posizioni della direzione della Cascami:

passano i licenziamenti anche se volontari e incentivati verso la mobilità e pochi contratti di solidarietà, ma la lotta non è stata inutile, mentre lavoriamo per ricostruire una strategia più allargata e incisiva in difesa dell'occupazione, non ci resta al momento che lo strumento della lotta.

Quando si perde una battaglia bisogna però avere il coraggio di ammetterlo e noi non siamo riusciti a modificare la posizione della direzione sia sul piano industriale che su quello della redistribuzione consistente del lavoro, anche se non possiamo rimproverarci nulla sull'impegno profuso e sulle iniziative messe in campo.

Dovremo dunque riflettere con serietà su come attrezzarci meglio per il futuro perchè la difesa del lavoro sarà il problema centrale della nostra iniziativa , proprio a partire dalla valle. Sulla cascami invece dovremo continuare il nostro intervento, per concretizzare alternative di lavoro sul nostro territorio, rafforzando il rapporto con le istituzioni locali, provinciali e regionali, utilizzando le risorse disponibili per i lavoratorfi in mobilità e disoccupati, evitando dopo questa esperienza, di dare soldi ai padroni che licenziano!!!

Sarà inoltre indispensabile continuare ad essere presenti in fabbrica, per difendere le condizioni di chi è rimasto, perchè con gli organici rimasti, certamente la direzione si muoverà per recuperare produttività, rendendo più pesanti le condizioni di lavoro.

Sulle iniziative più generali riconfermiamo il nostro impegno per una consistente riduzione degli orari di lavoro, sostenendo la campagna per le leggi di inizitiva popolare, che abbiamo firmato e presentato in Cassazione con le altre organizzazioni di base.

Per intanto, in attesa di farlo in modo più adeguato, ringraziamo tutte quelle persone, gruppi, istituzioni che si sono spese ed hanno sostenuto la lotta e continuiamo con la sottoscrizione per un aiuto concreto e solidale con le lavoratrici e i lavoratori e le RSU della Cascami.

RSU Cascami seta -.ALP- marzo 1997

 

 

maggio 1997 – Hanno ripreso tutti il lavoro, anche i sei che dovevano fare il contratto di solidarietà e lavorano nella cernita. Ma non era un reparto che doveva essere chiuso?

 

luglio 1997 – Sui è svolto un incontro con la direzione il 9 luglio. Continua la situazione di precarietà per le materie prime che è conseguenza della produzione di bozzoli da parte della Cina del 35-40. Non si prevedono variazioni fino alla fine dell’anno, tranne appuntro vivere alla giornata per alcuni periodi. Procede invece la sperimentazione della produzione di bozzoli in Sicilia. A settembre verrà ufficalizzato l’accorpamento del gruppo Botto. Attualmente il gruppo Cascami ha 190 addetti così distribuiti:

Tarcento 111,Jesi 54, Pomaretto 20, Milano 5.

Degli operai posti in mobilità due sono stati assunti da altre ditte, FKF e Stabilus.

 

 

dicembre 1997- Ci sarà l’incontro alla Regione per affrontare il problema delle materie prime che continua ad essere urgente. Coinvolgere nelle prospettive il gruppo Botto che adesso controlla la Cascami.

 

marzo 1998 – nuovo nome per l’azienda. In questo modo può azzerare il periodo di cig a disposizione. IL 18 incontro per rinnovare il contratto di solidarietà.    – boll.mese Alp marzo 1998

 

aprile 1998- Alp, l’Azienda, le RSU e l’ufficio regionale del lavoro hanno firmato il 17 aprile il rinnovo per un anno del contratto di solidarietà. Ora bisogna spingere le istituzioni per il progetto sulle materie prime.

 

giugno 1998- la situazione delle materie prime si va normalizzando e la produzione potrebbe svolgersi normalmente. L’assessore al lavoro della C. Montana ha chiesto un tavolo regionale ma siamo in ritardo di un anno.

 

ottobre 1998 – Il 24 settembre incontro con la direzione che annuncia nuova CIG per ottobre per mancanza di materia prima e si dice disposta finalmente a diversificare l’acquisto dei bozzoli ( da tempo Alp propone di servirsi della produzione di cooperative del sud Italia). Finalmente s

sarà possibile attivare  il tavolo regionale per costruire un gemellaggio vero per il lavoro, incrementare il lavoro al sud vuol dire in questo caso salvare una fabbrica al nord.

 

novembre 1998-  Martedì 17 novembre incontro con l’Amministartore delegato della Cascami per preparare il prossimo incontro in Regione che dovrà collegarsi con le cooperative del sud per superare la crisi delle materie prime.

 

dicembre 1998 -  si è svolto un incontro tra direzione, nuove RSU e Presidente della C.Montana, sindaco di Pomaretto e vice sindaco di Perosa. Sono seguiti incontri in Regione col laboratorio sperimentale seta per approvvigionamento di bozzoli. Diventa sempre più attuale il progetto di produzione di bachi da seta nel meridione. Intanto cig da dicembre a metà gennaio. Nuovo incontro in Regione il 22 gennaio.

 

marzo 1999 – Incontro con la direzione, ha accettaTo la proposta di suddividere tra tutto il personale il tempo di lavoro (tre persone) che viene dichiarato in esubero. Si attende la risposta della direzione alle proposte sindacali. prosegue la trattativa sui bozzoli ma avra’ tempi lunghi.

 

maggio 1999 – Dopo l'ultimo incontro con l'azienda ALP ha inviato una lettera alla direzione:

"In merito alle proposte da voi presentate per lo scadere del Contratto di solidarietà, vi in­viamo la nostra proposta emersa nell'assem­blea svoltasi il 19 aprile nello stabilimento di Pomaretto, per evitare che la riduzione del sa­lario conseguente ad una riduzione degli orari, venga a pesare solo sulle donne addette alla cernita.

1)il primo criterio è quello di suddividere la ri­duzione degli orari tra tutti i dipendenti, operai e impiegati, non solo per un problema di equità ma anche perchè da tempo vengono effettuati da impiegati dei lavori prima svolti da operai.

2)Utilizzo della cassa integrazione ordinaria fino alla fine del 1999

3) Riduzione di 2 giornate lavorative al mese t;è16 ore medie se viene considerato riduzione orario )

4)Tale riduzione si può concordare per un periodo di sei mesi e poi previa. verifica deci­dere se continuare oppure fare un altro ac­cordo. ,

5) Si chiede alla Direzione di intervenire per coprire una parte della riduzione del salario e dei contributi”

 

giugno 1999 – Accordo fatto per continuare la cig fino a novembre. Poi se ci sono lavoratori vicino alla pensione ci sarà part-time in forma ridotta o addirittura si supererà la crisi.

 

novembre 1999 – Incontro il 26 con le amministrazioni locali per i bozzoli.

 

febbraio 2000 – Firmato l’accordo per quattro che andranno in mobilità volontaria verso la pensione. Bisogna riprendere contatti con la Calabria per i bozzoli e andare di persona.

 

settembre 2000 – La direzione del gruppo ha deciso la chiusura dello stabilimento di Jesi che occupa 55 dipendenti.  La motivazione è il calo di produzione della Viscosa.

 

dicembre 2000 – Per l’alluvione la azienda è stata ferma e i lavoratori hanno pulito il fango. Da Jesi, dove ci sono 54 dipendenti e dove si vuole chiudere, giunge notiizai che  Rsu e sindacato si accontentano delle promesse di riassunzioni in altre ditte. ha fatto un po’ di chiasso solo il PRC locale.

maggio 2001 - continua la difficoltà sulla materia prima e quindi continua la cig. A fronte di dimissioni di lavoratori si é richiesto di assumere un giovane per riequilibrare la presenza maschile. Tutto fermo invece per la produzione di Bozzoli dalla calabria: bisogna inventare qualcosa di nuovo:Un gemellaggio Pomaretto/Rossano Calabro?pensiamoci...

 

agosto 2001- 

Giovedì 23 agosto nell'incontro con la Direzione Cascami Seta ci è stato comunicato che partiranno le lettere di licenziamento per tutti i lavoratori, operai ed impiegati per chiusura dello stabilimento di Pomaretto.

Da tempo tirava aria pericolosa in quanto non arrivava più materia prima e si continuava a fare cassa, ma non ci aspettavamo una decisione così rapida. Le lavorazioni di Pomaretto si faranno in Cina.

Mercoledì 29 ci sarà l'incontro ufficiale nel quale noi ribadiremo il nostro dissenso e chiederemo un piano per la cassa straordinaria, poi ci saranno i 75 giorni della procedura per pensare delle iniziative

Venerdì 31 agosto ore 20,30 Sala Lombardini- Perosa si è svolta una partecipata Assemblea Pubblica sulla Cascami con numerodsi parlamentari e tutti i parlamentari locali.

settembre 2001- Cascami Seta Richiesta la convocazione del coordinamento delle RSU del gruppo Botto.

evitare l'oscuramento di una fabbrica che chiude! Dopo le assemblee durante il presidio in fabbrica si é deciso di sollecitare alle Istituzioni e Parlamentari un incontro in REGIONE con il Gruppo Botto, istituzioni, Parlamentari e i competenti organismi Regionali per trovare soluzioni produttive alternative. Una ulteriore proposta da parte dei lavoratori é di riutilizzare gli impianti e le strutture esistenti per pensare ad un laboratorio territoriale per prove non solo sul settore della seta ma anche sulle acque. Mercoledì 19 incontro con la Direzione poi verifica con istituzioni e incontro a Valle Mosso con RSU della Botto.

 

La direzione risponde picche a tutte le richieste sindacali, disponibilità invece a facilitare un eventuale acquirente. IL 12 si è svolto un incontro in C.Montana coi parlamentari, si andrà a un incontro in settimana in Regione, se non avrà sbocchi si tratta sulla mobilità. Alp sa che ricollocare personale in zona è arduo per la crisi di numerose aziende.

ottobre 2001 - Lunedì 1 prosegue la trattativa verso un accordo sulla mobilità con integrazione salariale.


Lunedì 1 ottobre è stato firmato l’accordo per la chiusura dello stabilimento della Cascami di Pomaretto e la conseguente messa in mobilità delle lavoratrici e dei lavoratori. Si chiude così molto amaramente una vicenda che non siamo riusciti a modificare impegnando l’Azienda in altre attività produttive. Anche l’ultimo incontro in Regione non aveva avuto nessuno sbocco. Abbiamo allora scelto, insieme ai lavoratori, di contrattare una incentivazione economica per tutti chiudendo la procedura di mobilità entro i 45 giorni . Continuiamo a trovarci per cercare soluzioni collettive e impegnando istituzioni e parlamentari.


sui giornali

 

L’Eco del Chisone- 11 ottobre 2001

In mobilità i 15 dipendenti Chiusa la Cascami,     firmato l'accordo

 

POMARETTO - Lunedì l° ottobre è stato firmato l’accordo che sancisce la chiusura della Cascami seta di Pomaretto e la conseguente messa in mobilità delle lavoratrici e dei lavoratori.

«Si chiude molto amaramente una vicenda che non siamo riusciti a modificare, impegnando l'azienda in altre attività produttive - riconosce Enrico Lanza dell'Alp -. Anche l'ultimo incontro in Regione non aveva avuto nessuno sbocco».

Sindacato e maestranze hanno allora scelto di contrattare una incentivazione economica per tutti, chiudendo la procedura di mobilità entro i 45 giorni e stilando un verbale nel quale la Direzione si impegna a favorire la vendita degli immobili a chi intende assumere, informare le istituzioni e tenere in particolare considerazione i dipendenti che volessero acquisire qualche parte di stabilimento.

Ora i 15 lavoratori sono licenziati e iscritti alle liste di mobilità.

«La posizione della Cascami è stata irremovibile - puntualizza Lanza - senza spazi di mediazione: le ragioni dell'impresa hanno schiacciato qualsiasi altra soluzione o percorso. Le istituzioni sono impotenti, senza strumenti per fermare o modificare la situazione al di là della buona volontà delle persone» .

Considerano ancora dall'Alp: «Per la debolezza della situazione non siamo

stati in grado di mettere in campo lotte che facessero cambiare idea alla proprietà e anche il rapporto con le Rsu degli altri stabilimenti è ormai molto difficile {solo un incontro con le Rappresentanze sindacali della Botto di Valle Mosso, ndr»>.

Non resta che lavorare sul "dopo", pur conoscendo quanto sia difficile _"trovare imprenditori interessati e ricollocare i 15 ex-dipendenti (quasi tutte donne) in una situazione occupazionale critica come quella delle valli. «Non intendiamo però abbandonare il nostro impegno: abbiamo chiesto di utilizzare un locale dello stabilimento un giorno la settimana (lunedì o venerdì) per cercare nuove soluzioni, se possibile in modo collettivo e che coinvolgano il territorio».

 

 

Eco del chisone 15 novembre 2001 

          È vero che       c'è rassegnazione? 

di Lucia Sorbino

 

Ogni tanto ci capita. Recitare un requiem. Litanie brevi o più corpose. In privato o in coro. Non parliamo di persone, che pure quando ci lasciano fanno versare molte lacrime. Ma di attività. Del nerbo economico di una valle che pare ben decisa a dire addio ai suoi migliori pezzi produttivi senza mostrare il benché minimo sussulto di sdegno. Senza un gran coraggio di rialzare il capo.

Si muore in silenzio, in Val Chisone. Sarà questione di riservatezza? Sarà che i panni sporchi si lavano in casa e gli "altri" non devono sapere? Sarà.. Intanto la Cooperativa agricola della Comunità montana pare incamminata a grandi passi verso il fallimento o quantomeno verso alla liquidazione ("volontaria", per carità, ma la sostanza non cambia). O il mattatoio di Pomaretto, nato con tante belle speranze per servire l'intero territorio e vendere la carne tramite la Cooperativa (appunto). Potrebbe macellare 20-25 capi al giorno. Oggi funziona solo il lunedì e di capi ne macella appena una dozzina (a settimana). Scarseggiano le bestie da condurre al macello o il monopolio di una ristretta cupola di macellai costringe i privati a prendere altre direzioni (vedi la struttura privata di Villaretto)?

Piccoli esempi direte (e con ragione). Altri, di ben diverse dimensioni, sono sotto gli occhi di tutti. La Cascami seta ha abbandonato Pomaretto e lasciato a casa 15 operai. La Sachs ha annunciato 100 esuberi e già gli altri 250 dipendenti tremano considerando il loro destino. Tremano, però quando c'è da dibattere il problema (vedi il Consiglio comunale aperto _detto di recente a Villar) si presentano in pochi.

E ancora. La Omvp (Officine meccaniche villar Perosa, già Skf) ,'azienda

che per un secolo ha costituito l'asse portante dell'intera valle, sta passando il testimone a multinazionali per le quali Villar non è che un puntino di nessun conto su uno scacchiere mondiale e globalizzato. Ed essere un "puntino" significa contare poco. Tempi duri anche per l'ex Skf che, a quanto pare, non investe sui suoi stabilimenti che furono feudo degli Agnelli. Senza investimenti non si va lontano, tanto che già si profila la cassa integrazione per una parte (consistente?) dei suoi addetti.

Nessun investimento previsto nel 2002 anche per la Manifattura di Perosa, che per ora naviga in acque tranquille nonostante il Gruppo Roncoroni tenda sempre di più a spostarsi ad Est. Dallo stabilimento perosino esce un cotone di alta qualità, unico in Europa. Vediamo di non farcelo scappare, con la rassegnazione da gregari che pare contraddistinguere buona parte della classe dirigente pinerolese.

Potremmo continuare, con altri esempi. ci siamo limitati alla crisi occupazionale, in cui peraltro non solo la Val Chisone si dibatte. Una crisi -e le Olimpiadi non potranno certo lenire e che i finanziamenti pubblici (si spera comunque consistenti) potranno solo rattoppare.

Siamo nell'era post-industriale. Le trasformazioni sono inevitabili e necessarie ma limitarsi a prenderne atto, come burocrati ingobbiti, non basta. Per reggerne il peso occorre più coraggio. più idee e la forza per metterle in piedi. Aspettiamo che  "dall'alto" qualcuno cominci a muoversi (almeno faccia sentire la propria voce, non tenui bisbigli e sommesse recriminazioni. Prima che il latte sia ormai versato e si profili il tempo di un nuovo requiem.