stabilus chiude

1 maggio a Villar Perosa (TO)
ore 10 corteo- comizio-rinfresco
pranzo al sacco
pomeriggio con spettacolo ‘la tenda viola’ alla Società operaia
http://rbe.it/spazioeventi/ 2013/04/ lo-spettacolo-la-tenda-viola-a- torre-pellice/

 

VILLAR PEROSA - 18/04/2009 ore 19:01 INTERVISTE

Per difendere il lavoro alla Stabilus Rosanna non vuole più mangiare

Eugenio Giudice

Da martedì mattina ha cominciato in solitudine lo sciopero della fame per difendere il suo diritto al lavoro. Rosanna Nardi, 40 anni, operaia di Pinerolo, ha piazzato un igloo viola davanti alla sua azienda, la Stabilus di Villar Perosa, che la casa madre tedesca ha deciso di chiudere per trasferire la produzione a Coblenza.

Perché Rosanna ha deciso questa protesta?
Mi ero stufata delle chiacchiere. Da settimane qui si parla della nostra difficile situazione, ma nessuno ha fatto qualcosa di concreto.

Nessuno chi?
Le istituzioni locali per cominciare. A Moretta per la Locatelli in crisi, il Comune ha avviato un corso straordinario per operatori socio sanitari, da noi nulla. Non siamo in grado con questa crisi di trovare un’altra sistemazione, o ci aiutano o per noi è la disperazione, a cominciare dalle 80 famiglie che hanno vissuto grazie al lavoro in questa azienda.

Vorrebbe quindi che intervenissero le istituzioni?
Certo, che la Stabilus torni indietro sulle sue decisioni non ci spero più, anche se questa è un’azienda sana: vendiamo ancora oggi in tutto il mondo i nostri prodotti. Avrebbero potuto farsi vivi anche gli Agnelli…

Gli Agnelli?
La Stabilus, che produce ammortizzatori a gas per portelloni d’auto, lavora per il gruppo Fiat. Gli Agnelli qui a Villar Perosa sono di casa. Ma nessuno dal Lingotto ha detto bah.

La sua è una protesta solitaria.
Sto ricevendo molta solidarietà. Dai miei compagni di lavoro innanzitutto che hanno deciso di montare un’altra tenda qui davanti alla fabbrica e mi tengono compagnia giorno e notte. E poi dalla gente di qui, che mi porta la frutta anche se non la posso mangiare. Però è vero che sono soltanto io a fare lo sciopero della fame.

Perché?
Perché, a differenza di altri che hanno famiglia e figli, io sono single e in un certo senso devo rispondere soltanto a me stessa. Faccio questo anche per gli altri che non se lo possono permettere.

Come si vive sotto la tenda, davanti alla sua fabbrica?
La notte fa freddo e in questi giorni piove, dormo poco, anche perché c’è il lampione della strada quasi sopra di me che mi spara la luce addosso. E anche perché ho lo stomaco vuoto. Ma non ho intenzione di spostarmi, i miei compagni mi hanno isolato la tenda con una piattaforma di legno e con il nylon. Poi qui ho anche qualche libro, gialli, romanzi. Ma se devo essere sincera mi capita di rileggere spesso la stessa pagina, di tornare sempre al c’era una volta. Di qui però non mi muovo.

Da questa tenda vede gli uffici, e quindi i dirigenti che entrano in fabbrica ogni mattina.
Vedo Ralf Hunke, il direttore dello stabilimento che esce proprio qui a fumare. Ma non mi rivolge la parola. Anzi, evita anche di incrociare il mio sguardo. Le segretarie invece, che sono donne e mi capiscono, hanno mostrato affetto e comprensione. Ma anche il vicedirettore Davide Allegra, che conosco da quando faceva l’operaio, mi ha dato una mano facendomi usare i servizi della fabbrica.

Per quanto tempo ha lavorato alla Stabilus?
Da 15 anni. Sono stata una delle prime assunte, matricola numero undici, sono addetta ai macchinari di quarto livello.

E’ stato il suo primo lavoro?
No, io lavoro da quando avevo 16 anni. Prima facevo lavoretti, anche le pulizie. Poi prima della Stabilus avevo un part time. Finalmente nel ’94 il lavoro fisso a tempo indeterminato.

Quanto ha guadagnato in media?
Milletrecento, millequattrocento euro. Io però ultimamente ho fatto il turno di notte, mi ha garantito qualche soldo in più e tutto sommato non l’ho trovato troppo faticoso. Grazie a questo lavoro mi sono comprata anche una moto, la mia passione. Una Kawasaki Z750 che ora purtroppo dovrò vendere.

Lei è iscritta al sindacato?
Non più. Ero delegata della Fiom, dal ’96 fino al ‘99. Poi ho lasciato perdere perché anche il sindacato fa poco, troppi discorsi a vuoto.

Non pensa ai rischi per la salute?
Subito non ci ho pensato. Ho detto: mi volete vedere morta? Muoio davanti alla fabbrica. E così ho chiuso con ogni tipo di alimentazione, tranne l’acqua. Poi dopo due giorni è venuto il medico e mi ha fatto capire che non avrei resistito molto e che non avrei neanche potuto vedere gli eventuali effetti della mia protesta. In sostanza mi ha obbligato ad alimentarmi con un po’ di brodo.

Quanto ha intenzione di andare avanti?
Finché le istituzioni non ci daranno una risposta. Io tengo duro, qui ci sono anche i miei compagni e dal 20 aprile ci sarà qui accanto un'altra tendopoli di operai, quelli della ex Manifattura. Insomma la compagnia non mi manca.


eco del chisone  8giu2011