Riva e l'agonia del CVS

Il 1960 si conclude con lo sciopero di 150.000 metalmeccanici del settore privato il 27 dicembre.

Nel 1960 si verificano anche due scioperi che sarebbero continuati l'anno successivo: lo sciopero degli operai dei cotonificio CVS ( Cotonifici Valle Susa ) e quello degli elettromeccanico.

Nel pinerolese allo sciopero del CVS di Perosa Argentina si aggiungono quello della Beloit e quello della Mazzonis. Si apre anche nel pinerolese una fase storica molto travagliata che porterà alla grave crisi occupazionale a metà degli anni sessanta.()

Nello stabilimento CVS di Perosa Argentina continuava da oltre un mese lo sciopero. Siamo nell'autunno del 1960, e le motivazioni della vertenza furono le seguenti: 1) miglioramento delle tariffe del cottimo; 2) l'istituzione di un premio di produzione; 3) riduzione dell'orario di lavoro per gli impiegati.

Le prime due richieste erano essenzialmente giustificate dall'aumento della produttività e dei profitti, oltre all'aumento dei carichi di lavoro.

La situazione di agitazione continua a perdurare nel gennaio del 1961: dal settembre dell'anno precedente vennero effettuate 37 giornate di sciopero. La lotta comincia a pesare sui bilanci familiari, molti retti da un solo salario. Gli operai rinnovano la loro richiesta di 3000 lire mensili di premio di produzione, a fronte dell'offerta della Direzione di 1000 lire. Richiesta da parte dei lavoratori ampiamente legittima - tenuto anche conto dei livelli dei salari dei tessili - e anche perorata - pur con le considerazioni limitative che avremo modo di far risaltare in seguito - dal settimanale "L'Eco del Chisone", il quale scrive che "siamo perciò convinti che la posizione delle maestranze di Perosa Argentina abbia tutti i crismi di una legittima difesa a difesa di quel minimo vitale a cui ha diritto ogni lavoratore. Senza dire che essa corrisponde ad un criterio di giusta proporzionalità fra i guadagni del capitale e il profitto della mano d'opera. L'esportazione tessile è aumentata rispetto al '58 del 31%."()

La mediazione del Prefetto non servì a sbloccare la situazione.

La tensione aumentava con il passare del tempo: come risposta alla serrata di due giorni dello stabilimento, il 6 febbraio avviene l'occupazione momentanea dei luoghi di lavoro. In quell'occasione si verificano anche dei tafferugli con le forze dell'ordine. I lavoratori in seguito scendono in corteo a Villar Perosa davanti alle officine della Riv ( dove in un comizio interverranno Carlo Borra e Sergio Garavini) per poi giungere in un secondo momento allo stabilimento Gutermann.

Il settimanale cattolico pinerolese ribadirà la sua solidarietà - richiamandosi ai princìpi della "Rerum Novarum" - ai lavoratori in lotta, pur mettendo le mani avanti sulle conseguenze di ogni esasperazione della protesta e sulla sua politicizzazione. Viene infatti sottolineata la convinzione che "come mezzo di difesa nella rivendicazione di legittimi diritti (giusta retribuzione), usato quando sono risultati vani gli altri mezzi, e praticato senza far ricorso alla violenza e senza causare danni a terzi, lo sciopero è più che legittimo. Naturalmente, deve avere come finalità l'elevazione economica delle classi lavoratrici. E' però anche causa di non pochi danni; turba la pace sociale e talvolta gli equilibri degli spiriti, e può degenerare in manifestazioni di indole non più economica ma politica, per effetto dell'azione dei mestatori che hanno interesse a pescare nel torbido."()

La vertenza si concluderà dopo oltre 5 mesi: le richiesta avanzate dai lavoratori del CVS verranno accolte solo parzialmente. La Cisl valuterà positivamente la conclusione della vertenza annoverando ad essa il merito di aver condotto in porto la difficile contesa evitando che "certe manifestazioni, tipo blocco stradale, potessero tralignare nell'illegalità".() Tuttavia il momento della verifica del comportamento delle organizzazioni sindacali, del loro operato e della valutazione data dai lavoratori sulla vertenza avvenne il mese di aprile dello stesso anno con l'elezione della C.i.. In quell'occasione la Cgil passò da 310 voti a 482, mentre la Cisl regrediva da 376 a 325, sempre rispetto all'anno precedente. L'avanzata della Cgil può venire letta almeno in due modi: con la confluenza dei voti della Uil nella Cgil, tenendo conto che la prima non aveva presentato nel 1961 una sua lista ( mente l'anno precedente i suoi candidati avevano raccolto un centinaio di voti), oppure il comportamento avuto dalla Cgil rispetto ai bisogni operai, anche in relazione agli esiti della vertenza appena conclusa.

La situazione del CVS si farà drammatica nel corso degli anni per toccare l'apice nell'autunno del 1965, con il fallimento. Nel '64 inizia la crisi del CVS, con la tendenza delle banche a ridurre i crediti, in un momento di espansione dell'azienda. Lo stesso IMI venne sollecito a rinnovare e incrementare i suoi prestiti al CVS, ma le scarse garanzie personali offerta a fronte di ingenti capitali esposti portano l'IMI a non aumentare l'aiuto ai Riva. La situazione debitoria aumenta progressivamente fino al miliardo di lire: verso Istituto previdenziali e assistenziali, nel versamento delle tasse, e il mancato pagamento dei salari . Intanto, però, mancando anche le materie prime venne sospesa anche la produzione.

Nel 1965 La Cassa di Risparnio e l'Istituto Bancario S. Paolo devono intervenire con un finanziamento di 350 milioni per iniziare a pagare i salari. L'irresponsabile gestione dei fratelli Riva e la stretta creditizia portano al fallimento il CVS. Il pericolo della disoccupazione - sommata alle altre situazioni di crisi presenti nel pinerolese - viene percepita da un'intera Valle, mentre si moltiplicano le sottoscrizioni in favore dei disoccupati.

Numerose sono le interpellanze rivolte al governo per una situazione che vede gettare sul lastrico quasi 9000 occupati, pur in presenza di ingenti commesse e di stabilimenti con un buon ammodernamento tecnologico. Le Condizioni di crisi del Cotonificio valle Susa "sono dovute al fatto che ci troviamo di fronte ad una lotta tra gruppi finanziari (Riva-Abegg, gli attuali proprietari; la Edison e la Chatillon) per il possesso del cotonificio torinese, le cui conseguenze vengono fatte ricadere sui lavoratori e sulla popolazione ". ()

Ma il fatto più eclatante, dietro gli scontri finanziari tra i diversi gruppi è il ruolo assunto dal potere pubblico: "E restiamo sconcertati sentendo che la ristrutturazione dovrebbe portare al dimezzamento quasi delle maestranze del Cotonificio Valle Susa; sconcertati prima di tutto perché questi licenziamenti sarebbero conseguenza d'un intervento concertato col pubblico potere (I.M.I.) per disposizione del governo; in secondo luogo perché l'azienda tecnicamente ha capacità di ripresa e di nuovo sviluppo, e non si vede come una politica di espansione - anche per ridurre lo stesso costo - dovrebbe in questo momento licenziare una manodopera già preparata."()

Alberto Tridente, sindacalista della Fim-Cisl, si sofferma sulla situazione del CVS, affermando che affrontare casi di questo genere vuol dire coinvolgere tutto il nostro sistema economico e produttivo".()

Secondo l'esponente sindacale della Fim-Cisl il caso CVS e altri simili sono il banco di prova, la verifica di tutti i discorsi profusi sulla democrazia e rivolti ai lavoratori. Infatti è " indubbio che, su questo piano, i discorsi sulla democrazia fatti ai lavoratori, che si trovano nelle suddette condizioni ( precarietà del posto di lavoro, deboli azioni sindacali, della retribuzione), non rispettano i termini di un messaggio che i lavoratori possono approvare e comprendere.

A questi temi la stampa cosiddetta di informazione è, in varia misura, colpevole.

I discorsi sulla democrazia hanno un duro banco di prova: la soluzione dei problemi tipici, quali CVS, RIV. MAGNADYNE, BELOIT; e la soluzione dei quotidiani conflitti, cui il sistema pone mente con paurosa abituale leggerezza."()

La brezza del '68 e del '69

Alla fine della discussione viene elaborato un "documento base" che partendo dagli avvenimenti del CVS, avvia una riflessione e offre delle considerazioni sul rapporto tra sistema politico e sistema economico, tra sistema produttivo e la condizione dei lavoratori e, più che altro, sulla coerenza verso certi valori professati ( ma travisati e disattesi) dal mondo cattolico.

Documento significativo, nel quale si possono già leggere la maturazione politica di una porzione del mondo cattolico , il quale porterà argomenti e proposte al grande movimento di massa che caratterizzerà la fine degli anni '60. In esso leggiamo che " Di fronte alla realtà di una società fortemente condizionata dal peso della nostra scelta politica, dobbiamo avere il coraggio di opporci ad ogni interclassismo che, in concreto nella struttura attuale della nostra società significhi sacrificare alla classe dei pochi (detentori del potere economico e politico) gli interessi della classe dei molti( cioè dei lavoratori). Questa opposizione è necessaria perché attraverso l'interclassismo, e contro le nostre dichiarazioni di principio, abbiamo accettato la decisione, tacita ma operante, che esistono due specie di cittadini: da una parte coloro che hanno tutti i diritti, dall'altra coloro che hanno tutti i doveri, rifiutandoci di proporre qualche soluzione sociale e politica che non fosse la generica e paternalistica protezione esercitata dal ricco - che però deve restare ricco - sul povero - che però deve continuare ad essere povero."()

In questo documento il vento del '68 comincia ad alzare la sua prima brezza, anticipando le scelte che confluiranno in una contestazione globale del modo di produrre e del sistema di vita offerto dalla società capitalistica. Diversa sarà l'interpretazione data dal settimanale cattolico pinerolese che si richiamerà ai classici valori della carità cristiana e sul buon cuore dell'imprenditore.()

Deflazione recessione e unità sindacale

Le condizioni tecniche del CVS permettevano - anche dal punto di vista tecnologico - una ripresa produttiva. La stessa produzione, i filati fini, era una merce ampiamente richiesta sul mercato. Il 40% della produzione che usciva dallo stabilimento di Perosa Argentina era diretta all'estero. Così all'inizio del 1966 si aprironono concrete possibilità di ripresa negli stabilimenti di Perosa Argentina, Lanzo, Collegno e Rivarolo, anche se queste opportunità non consentirono il rilancio del CVS.

Se la situazione creatasi al CVS poteva essere imputata all'incapacità dei Riva e alle lotte finanziarie e di potere condotto dai grandi gruppi economici, le successive crisi aziendali che toccarono il loro culmine nella metà degli anni sessanta si inseriscono in un preciso contesto di recessione economica. Secondo Vittorio Foa il rimedio che fu adottato "per ridurre la conflittualità operaia e che si rivelò efficace fu la politica della recessione, la restrizione del credito e della spesa, cioè la deflazione con la caduta di attività economica e la creazione di disoccupazione. Gli investimenti che nel periodo 1959-63 erano cresciuti in media del 13,2% l'anno, nel 1964 caddero del 20,1% e nel 1965 caddero di un altro 20,7% (...) La recessione del 1964-65 fu occasione di una profonda ristrutturazione industriale. I pochi investimenti furono concentrati nel rinnovo di impianti allo scopo di risparmiare mano d'opera anziché di creare nuovi impianti e nuovi posti di lavoro."() Inoltre all'inizio degli anni sessanta una situazione diverse si viene a creare sul piano della sensibilità sindacale. Da una parte le conclusioni insoddisfacenti delle lotte contrattuali del 1959 trasferirono nel corso del 1960 un diffuso malcontento ( anche a fronte degli aumenti della produzione e dei profitti) nel mondo operaio. Situazione acuita con la crisi politica del governo Tambroni e i tumulti di Genova, in occasione del programmato Congresso dell'Msi.

Nell'aprile del 1960 ebbe anche luogo a Milano il quinto Congresso della Cgil, nel quale si richiedeva un intervento diretto dello Stato nei meccanismi economici e si auspicava una più profonda ripresa dell'unità sindacale che trova una sua proiezione concreta nel dicembre quando " i cittadini di Milano ebbero - con lo sciopero degli elettromeccanici milanesi - la prima immagine visiva ( e anche sonora, perché fu allora che gli operai introdussero l'uso dei fischietti per ritmare le manifestazioni) di un sindacalismo che faceva poca distinzione fra le sigle e tendeva a marciare unito. (..)

 

 

 

Sempre restando nel campo tessile questa era la situazione di difficoltà presente nel pinerolese nel1964 ():

Operai Sospesi Orario di

occupati lavoro

TURATI

Luserna S. Giovanni 234 30 48 ore

TURATI

Miradolo 185 - 48 ore

VACIAGO

Luserna Airali 140 3 32 ore

48 ore

C.V.S.

Perosa Argentina 740 240 48 ore

GUTERMANN

Perosa Argentina 750 100 20 ore

licenziati 40 ore

WIDEMANN

S. Germano Chis. 398 40 44 ore

MAZZONIS

Pralafera 450 550 24 ore

32 ore

MAZZONIS

Stamperia 588 - 40 ore

TURK

Pinerolo 115 - 32 ore

40 ore

TORCITURA

Val Pellice 52 - 40 ore

44 ore