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         Lavoro e società  in Val Chisone e Germanasca       e in Val Pellice

 

   https://www.alpcub.com/ge1972.pdf   

          50 anni dopo...   ?

Ultima della serie delle  Manif. di valle 17settembre 2022- V. Perosa  youtube +    alcune foto e  intervista a Marco Ventre SINDACO Villar P. /audio rbe.it


 

scenari di valle- e non solo - bozza per il sito – 1feb2023-ore 23

 

La tradizione industriale in val Chisone e Germanasca, è iniziata a metà ‘800 coi tessili, è seguita a inizio '900 dalle miniere e dalla meccanica. Attraversa anche la fase di emigrazione oltralpe - soprattutto femminile e valdese – visto che vari pastori valdesi per molto tempo osteggiano il lavoro in fabbrica. La necessità di nuova forza lavoro viene in parte soddisfatta da immigrate/i dal Veneto dopo la prima guerra mondiale (nascita dei convitti per le giovani operaie delle tre aziende tessili – filature che mettono a disposizione abitazioni e varie altre opere sociali). Importante più tardi, negli anni Sessanta, l'immigrazione di centinaia di operai dal Sud per lavorare alla Riv (che da parte sua è attenta a fidelizzare la forza-lavoro con opere consistenti a Villar Perosa, a Pracatinàt con i ‘Sanatori’, al Sestriere  con i complessi per lo sci, a Pinerolo con  l’ospedale - coltivando nel sociale un’immagine paternalista contraddetta in fabbrica dalle rigide regole della ricerca del profitto e dalle conseguenze sui costruttori di cuscinetti.

Le migrazioni prima ricordate sono una piccola parte degli enormi e ‘biblici’ esodi dal Sud nell’Italia del Nord (a Torino verso Porta Palazzo) per lavorare in Fiat ed edilizia) e parte di esodi secolari nelle Americhe, Francia, Germania). Per restare all’industria di valle: sono arrivate in valle piccole quote di forza lavoro polacca nelle miniere di grafite-prima della loro chiusura- e poi in quella di talco- ora a gestione multinazionale e modernissima; vari rumeni hanno lavorato nell’edilizia nell’alta valle o a Pinasca (azienda meccanica Data). La componente di popolazione ‘straniera’ è diventata consistente – come nel resto dell’Occidente. Una buona quota è di ‘badanti’.

** Il paternalismo protestante nel tessile e poi quello degli Agnelli pesarono per anni sul sociale e la politica, in valle, e scoraggiarono durature attività minori alternative - è il caso soprattutto della monocultura RIV (l’azienda diventa svedese, SKF, tra il 1965 e il 1979). L'altra faccia del paternalismo erano i reparti confino RIV per gli operai combattivi della Fiom, e poi in parte della Fim. Era passata la breve stagione del 'sostegno' padronale alla Resistenza, praticato in varie forme in vista del prossimo cambio di regime e per evitare ritorsioni. Si diceva, dopo il 1945, che 'era finito qui il nazi-fascismo’, sconfitto militarmente dagli americani e dalla Resistenza, eppure… negli anni '50 e '60 in Italia 480.000 lavoratori vennero licenziati senza giusta causa, per essere iscritti ai partiti di sinistra e lottare per la difesa dei loro diritti. Vedi poi la rinascita dello spionaggio Fiat che, già assolta a Napoli dopo la scoperta di oltre 400mila dossier, ci ricasca impunita nel 1980 con il tragico epilogo della lotta dei 35 giorni e l'espulsione 'monetizzata' di 23mila dipendenti 'scomodi'.

Chi per vari motivi non trovava lavoro nell'industria in valle ha potuto, per alcuni anni, trasformarsi in ‘pendolare’ verso l'Indesit e la Fiat (la città di Torino conobbe una grossa espansione urbana, arrivando a 1.971.000 unità nel 1968. Contemporaneamente salì l'indice dell'occupazione industriale, raggiungendo nel 1969 il 59 per cento). Oppure poteva trasferirsi in pianura o, come già si faceva nell'800, emigrare, soprattutto i più giovani, qualificati o con studi elevati. Il tessuto sociale creato dalle lotte o dalle aziende è poi crollato- con la 'discontinua' e variegata resistenza sindacale - con le crisi di 'maturità' del padronato e delle imprese, il trapasso alle multinazionali, la deindustrializzazione, le ristrutturazioni, la finanziarizzazione e la globalizzazione, la delocalizzazione, la disoccupazione. Cercasi  ‘amatore’- leggi 'imprenditore coraggioso e tenace'.

In realtà la lotta di classe padronale o controrivoluzione va avanti da due secoli. Per l'Italia,  vedi il 1980 alla Fiat (resa dei conti con operai/ lotte/ sindacato) E’ accompagnata dal dopogerra da governi e figure come Cossiga, Andreotti, Craxi, Ciampi, Berlusconi, Marchionne, Renzi, Conte, Draghi, Meloni …Procede  dall'80 con la svolta neoliberista, l’autosterilizzazione o corruzione della politica, deregulation dei contratti, altalene degli ammortizzatori sociali… stanchezze e delusioni per la crisi della politica e dei sindacati e per i risultati delle lotte (complice la proliferazione di massmedia di vecchia e nuova generazione  (https://www.alpcub.com /10strategie.htm N.Chomsky )+  gestione dall'alto delle contraddizioni interne alla classe (conflitti sociali e di genere ) o non aggirabili – la disoccupazione del Sud/ i giovani /gli 'esodati' ‘, il Covid19/crisi della sanità, gli euro BCE/governo Draghi,  guerra Russia-Nato in Ucraina – energia e riarmo europeo..

Tornando in breve all'azione sindacale a livello locale - eccetto nel caso della lotta unitaria del 1984 alla MVP di Villar –sappiamo che era sovente riconoscibile a seconda delle varie 'magliette' sindacali. Andava dal pungolare le ristrutturazioni, a inseguire e accompagnare in modo più o meno conflittuale la riduzione-chiusura di stabilimenti- dopo lotte per  incerti periodi di ‘elemosinata’ cassa integrazione guadagni - con magari una 'buona-uscita ' per pagarsi contributi INPS verso pensioni sempre più lontane e ora definite ‘non sostenibili’; oppure la pratica dell’accordo 'tombale', individuale o collettivo, senza possibilità di ulteriore contestazione economica; discorso a parte per il sindacato aziendale FALI alla Riv e per le preferenze delle direzioni del cotonificio di Perosa per la UIL (in entrambi i casi le relative adesioni erano giustificate, più che da ricompense immediate, da illusorie speranze di cavarsela nei giorni a venire - a spese della costruzione di una cooperazione unitaria di lotta, temuta dalle direzioni).

NB. Qualcuno è interessato a una storia di valle, che ricordi anche le lotte e le sentenze per le RSU- del sindacato di base Alpcub , nato nel 1995?

 Oggi, con il calo dei posti di lavoro produttivo (a parte la 'bolla' della edilizia), a ruota vivacchiano il commercio e i servizi, la scuola e la sanità, il mercato degli alloggi, l’effimero mondo dello sci. Periodicamente arrivano anche qui, sotto varie forme, iniezioni di denaro fresco europeo, governativo o regionale… o delle chiese. L’ISTAT intanto dice che i salari sono fermi da 30 anni…

Diverse 'sembrano' per ora le risorse e la sorte della val Pellice, dove la fine delle aziende tessili nei lontani anni Sessanta ha visto, nel tempo, una ripresa faticosa di varie iniziative industriali piccole o grandi, aziende che pur non recuperando i numeri di un tempo formano un tessuto diversificato ancora ricco di forza lavoro e di imprenditori- cresciuti in loco o venuti da fuori. Intanto molti giovani cercano di 'mettersi in proprio' riscoprendo il lavoro agricolo in borgata e i 'nuovi lavori' nei centri della valle – attirati dalle caratteristiche vecchie e nuove dei luoghi e degli abitanti.

** L‘implosione delle Comunità Montane e la rinascita come Unioni Montane, segnalano invece la progressiva marginalità delle amministrazioni e dell’economia delle valli Chisone e Germanasca ( resta il gruppo di aziende meccaniche di Villar Perosa-intorno alle mille unità) e la risorsa economica/problema crescente degli anziani (per i quali sempre più necessiterà la sanità, il lavoro di cura famigliare o la presenza- iniziata da circa 20 anni - delle badanti) o il più costoso ricorso alle case di riposo.

** Queste Valli sono orfane degli antenati fondatori delle industrie, All'ombra dei loro pesanti 'monumenti' non è cresciuta la traccia visibile di un futuro, quale che sia, ma rivolto a una transizione a forme di economie che, a livello nazionale e mondiale, non facciano la guerra ai più poveri.

Sappiamo che le innovazioni tecnologiche (D.Greco) “nelle mani del padrone, si trasformano da straordinarie opportunità di liberazione, “nel” e “dal” lavoro, in ulteriori catene e in strumenti di spoliazione e di dominio “- vedi applicazioni della tecnologia alla produzione industriale, all’insieme del lavoro cognitivo (più o meno autonomo), al lato dei consumi e del controllo delle menti e delle merci (fisiche o virtuali -sia nell’intrattenimento che nei social.

Quale che sia il mondo di domani -certamente multipolare - senza illuderci di poter 'insegnare/sostituirci facilmente ai padroni' – visto che i rapporti sociali esistenti lo impediscono-  perchè non praticare rinnovate forme di solidarietà con le lotte internazionali e imparare da esse – oltre che dalla nostra storia,,,? Il ‘Presente’ arriva da lontano.   

L’individualismo che viene oggi rimproverato è il prodotto di società che lasciano indietro la parte malata o ‘non redditizia/o in ‘sovrannumero’’ o 'diversa'.  Società che periodicamente si rinnovano/imbarbariscono, distruggendo quelle parti, insieme a quello che si chiama capitale morto (come si fa ad esempio con le guerre: vedi in Esopo la favola del lupo e dell’agnello; l'elenco dei pretesti e delle giustificazioni è lungo… )

Tutto scorre, anche nel capitalismo.

                                   

https://www.alpcub,com/Introduzione.htm  2007-inchiesta in val Chisone  la popolazione piemontese continua a diminuire - rbe.t