È vero che non si torna indietro e che è inutile vagheggiare un "sindacato di classe" ma senza riprendere qui la "questione sindacale" che ricorre ormai da quasi un secolo, alcune pietre angolari sono indispensabili. Per sintetizzare andiamo per eliminazione e diciamo che è sbagliato:

1) immaginare un organismo puramente politico sostitutivo dell'organismo economico immediato;

2) abbandonare i sindacati esistenti per crearne degli altri (se poi essi non sono diversi da quelli abbandonati è addirittura un crimine);

3) immaginare che oggi un sindacato possa essere diverso da come il processo storico l'ha determinato ad essere in tutto il mondo.

4) immaginare che il necessario nuovo organismo possa nascere dall'azione di qualche individuo, gruppo o partito di buona volontà senza un grande sconvolgimento degli attuali rapporti di forza che renda possibile l'incontro fra le determinazioni e la volontà di individui, gruppi, partiti.

Alp è nato nel 1995 a Pinerolo ed in seguito ha aderito alla Cub; non sappiamo quando e come si concluderà questa esperienza - che almeno è servita a tener su la testa negli anni bui in cui anche la Fiom si era ritirata in un cantuccio. Poteva non nascere un sindacatino ma un'associazione di dibattito e di stimolo locale ai sindacati esistenti, forse il risultato sarebbe stato lo stesso.

Oggi purtroppo ci avviamo a non avere più diritto ad avere RSU e a contare nelle trattative, quindi dovremo ripensare anche al significato della nostra esistenza.

pb

 

 

 

 

Materiali sui sindacati

Il sindacato di base italiano più grande è la  Cub  ( dichiara 700 mila iscritti)- che  raggruppa 18 organizzazioni di base - inoltre ci sono altri sindacati di base con  decine di migliaia di iscritti.

da:

vedi link

Esce un libro, ustionante come acido solforico, sul mega business della Triplice. S'intitola "L’altra casta. Privilegi. Carriere. Stipendi. Fatturati da Multinazionale. L’inchiesta sul sindacato" (ed. Bompiani, 2008) ed è scritto da un giornalista dell'Espresso. L’inglobamento del sindacato nell'orbita istituzionale corrisponde al tentativo di disciplinare, vista la sua ineliminabilità,  il conflitto capitale-lavoro, ed esprime un'esigenza precisa del capitalismo senile. "La sola CGIL ha un giro d’affari valutato in un miliardo di euro. I delegati delle tre centrali sindacali sono 700 mila, sei volte più dei carabinieri. I loro permessi equivalgono a un milione di giornate lavorative al mese. E costano al sistema-paese un miliardo e 854 milioni di euro l’anno". Dal punto di vista strutturale, il riconoscimento del ruolo istituzionale del sindacato si traduce in finanziamenti da parte dello Stato. Essi hanno permesso lo sviluppo di un enorme apparato burocratico intrecciato con le istituzioni, come fosse una specie di appendice di vari ministeri. E così lo percepiscono i lavoratori, consapevoli di non aver più un organismo per la difesa dei propri interessi.

I dati sugli iscritti sono quelli forniti nei siti delle organizzazioni sindacali

 

Categoria N.Tessere
FILLEA 343389
FIOM 359407
FILTEA 107514
FILCAMS 331442
FILT 144040
FUNZ.PUBBLICA 397468
FISAC 87515
FLAI 289979
SLC 93476
NIdiL 29408
MISTE 31482
FLC 174783
FILCEM 163677
SPI 2879511
SPI PROVVISORIE 114073
DISOCCUPATI 19445
Totale CGIL 2006 5566609

 

 

 

 

AGGREGATI PER CATEGORIA

CATEGORIE

2005 *

2006 *

AGROALIMENTARE

199.534

192.784

UIMEC

52.843

45.560

UILA

146.691

147.224

INDUSTRIA

348.425

344.878

UILCEM (Chimica, Energia e Manifatturiero)

80.171

78.541

FENEAL

133.835

136.245

UILM

91.060

86.714

UILTA

43.359

43.378

TERZIARIO

203.180

205.975

UILCA (Credito, Esattoriali e Assicuratori)

42.954

43.987

UILCOM (Grafici, Spettacolo, Telecomunic.ni)

37.409

37.681

UILPOST

29.393

29.393

UILTUCS

93.424

94.914

TRASPORTI

106.241

106.182

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

326.828

330.843

UIL FPL (Sanità ed Enti Locali)

193.341

196.231

OO.CC.

481

522

UIL SCUOLA

64.278

65.258

UILPA

68.728

68.832

TOTALE LAVORATORI ATTIVI

1.184.208

1.180.662

PENSIONATI

539.011

552.713

VARIE

33.120

33.166

IIa AFFILIAZIONE

167.546

169.384

TOTALE GENERALE

1.923.885

1.935.925

 

 

 


 

RECENTI TENDENZE DEL SINDACATO IN EUROPA:

LA FORBICE FRA PRESENZA E INFLUENZA

Tito Boeri, Università Bocconi

Daniele Checchi, Università degli Studi di Milano Bicocca -    vedi PDF

 

Diseguaglianza e sindacalizzazione

Daniele Checchi, Massimiliano Bratti e Antonio Filippin

(Università di Milano)   vedi PDF

 

Disuguaglianza sindacato e lavoro temporaneo


Quando il sindacato è "vecchio"vedi link

Data: 14.11.2003

 

   "Con un numero di aderenti pari a 10.909.282 unità nel 1999 (11.064.429 se si conteggiassero anche i 155.147 iscritti di seconda affiliazione alla Uil), il sindacato confederale italiano è il più forte (quanto a numero di associati) dell'Europa Occidentale [attenzione, però: questi sono numeri assoluti, non il tasso di sindacalizzazione, o union density (rapporto tra iscritti e forza lavoro), di cui si diceva prima] e tra i più forti del mondo. Superato solo da Brasile, Usa [dove gli iscritti sono sui 13 milioni; ma rappresentano, appunto, si è no il 13% della forza di lavoro dipendente], Cina, Giappone, Russia e Ucraina.  (...)

I dati tutto sommato più attendibili, e anche i più aggiornati pure se ormai un po' datati, sui tassi di sindacalizzazione (rapporto tra iscritti e forza lavoro dipendente) sono quelli pubblicati nel 1998 dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro (nel World Labour Report 1997-98) e si riferiscono al 1995.

In Italia, allora, tasso di adesione dei lavoratori attivi ("esclusi i lavoratori autonomi, pensionati e disoccupati iscritti al sindacato") al 44% della forza lavoro (la union density ancora più elevata in Europa, dopo i paesi nordici e il Belgio: che godono, però, non a caso, di un monopolio o di un duopolio – con le imprese – di competenze su collocamento e previdenza sociale; in Germania, per dirne una importante, il tasso di sindacalizzazione era al 28,9%). Scrive il rapporto dell'OIL che in Italia "il numero dei lavoratori sindacalizzati è rimasto stabile, ma la percentuale dalla metà degli anni ‘80 è scesa del 7% al 44,1% attuale".

Un riscontro – autorevolissimo – a questi dati viene dal più recente, documentatissimo e monumentale lavoro sugli ultimi cinquant'anni di storia dei sindacati in Europa elaborato, con un fondo di sano scetticismo per i dati "autoproclamati", da J.Visser e B. Ebbinghaus, Trade Unions in Western Europe since 1945, MacMillan, 2000. Gli autori, che aggiornano le cifre fino al 1998, concludono che i sindacati italiani – tutti ovviamente – affiliano a tutt'oggi all'incirca il 40% della forza lavoro. (...)

Due informazioni aiutano a tracciare un identikit dei suoi iscritti. Secondo i dati forniti dall'Eurobarometro (si veda il grafico), l'età dei lavoratori italiani iscritti al sindacato è la più alta in Europa. In Italia, il lavoratore mediano iscritto al sindacato ha quarantaquattro anni, ben quattro in più della media europea. Inoltre, da uno studio di Tito Boeri, Agar Brugiavini e Lars Calmfors risulta che quasi il 50 per cento degli iscritti non è un lavoratore, in Francia e Germania, la percentuale è del 20 per cento. Molti membri del sindacato sono in realtà già in pensione. Questi due fenomeni fanno del sindacato italiano il più vecchio in Europa. 


 

GIOVANI E IL SINDACATO Autore: Daniele Marini  WORD - LINK