Sindacalismo operaio- da operai contro /novembre 2000

Venduti dai dirigenti sindacali, scaricati dai partiti che dicevano di rappresentarli, gli operai hanno affrontato i padroni completamente soli, divisi, fabbrica per fabbrica.... Eppure hanno opposto una resistenza accanita, ai licenziamenti, all’aumento dello sfruttamento, alla riduzione dei salari. Dovunque è possibile gridano NO e solo dopo colpi di mano, tradimenti, truffe sindacali, vengono ridotti al silenzio. Così non si può andare avanti. Dobbiamo affrontare da subito il problema dell’organizzazione della resistenza operaia . Costruire una vera e propria tendenza organizzata di sindacalismo operaio. Una frazione che sia trasversale a tutte le organizzazioni sindacali dell’industria. Una frazione con una rete di collegamenti propria, un piano comune di intervento, un forte impegno di solidarietà militante. Il suo programma: Siamo in guerra con i padroni, una guerra sotterranea che si combatte tutti i giorni nelle fabbriche loro per spremerci il più possibile, noi per resistere su tutti i fronti, dal salario alle condizioni di lavoro. Il risultato finale di questa guerra o è la liberazione degli operai o la loro sempre più pesante sottomissione. I padroni conducono questa guerra sfruttando due condizioni favorevoli. La prima. La gestione dei sindacati confederali è nelle mani di un gruppo di borghesi grandi e piccoli che hanno i loro stessi interessi sociali. Prima il profitto poi il salario, prima la produttività poi la salute operaia e la gestione degli esuberi, prima le necessità dei padroni di chiudere le fabbriche poi la ricollocazione dei licenziati, buttati a marcire in cassa o in mobilità. La seconda : Il peso della concorrenza che mette operai contro operai a chi si fa sfruttare di più per un lavoro che viene cancellato in ogni momento ha indebolito oggettivamente, nelle fabbriche, la capacità di reazione. Come i padroni si siano conquistati il controllo dei sindacati più grandi e se i sindacalisti siano in buona o cattiva fede non ci interessa chiarirlo qui. Ciò che risulta chiaro è che non si è mai condotta con determinazione una lotta contro gli agenti del padrone nel sindacato industriale a cominciare dagli stessi organismi di fabbrica. Alla vera e propria lotta fra le classi nell’ambito stesso del sindacato si è preferito ritagliarsi un proprio piccolo apparato sindacale, darsi una nuova sigla, riciclare vecchi funzionari. Un regalo ai borghesi che sono insediati nei sindacati più forti senza nessuna opposizione. Gli operai hanno una sola forza il numero e sono loro che tutti i giorni entrano nelle galere industriali per produrre ricchezza per i padroni che li impiegano. Ma il numero conta solo se si è organizzati. Oggi siamo disorganizzati per condurre una lotta comune contro il sindacalismo borghese I sindacalisti sono organizzati capillarmente solo per poterci controllare meglio. Eppure l’unico posto dove sono più vulnerabili sono proprio le fabbriche. Organizzare gli operai per aprire un fronte di lotta contro l’aristocrazia operaia, tecnici e impiegati che hanno il controllo diretto dell’organizzazione sindacale di fabbrica. Dare da qui battaglia per attaccare la schiera di funzionari sindacali che agiscono da ufficiali e sottufficiali per il controllo sugli operai. Bisogna puntare, finché gli organismi sindacali di fabbrica si eleggono fra gli operai, a far eleggere delegati decisi a condurre una guerra contro i padroni e il sindacalismo borghese. Gli operai hanno una diretta responsabilità possono far saltare delegati venduti al padrone, piccoli agenti di Cofferati e Soci, non rieleggerli. Fargli pagare caro la sottoscrizione di accordi capestro, metterli in un angolo o almeno togliergli la possibilità di presentarsi come eletti fra i lavoratori. Lasciare nelle loro mani l’organizzazione sindacale di fabbrica è una rinuncia alla lotta contro i padroni e i loro agenti comunque venga mascherata con frasi cattive. Se gli operai non ingaggiano almeno questa battaglia c’è solo una spiegazione, non hanno alternativa. O le alternative sono così parolaie, incapaci di condurre una concreta lotta di resistenza che gli operai preferiscono il sindacalismo dei borghesi alle chiacchiere dei sindacalisti che si dicono alternativi. Una cosa è chiara se gli agenti dei padroni nei sindacati industriali non vengono battuti sul terreno delle fabbriche è impensabile togliere loro il controllo sulle lotte operaie in ambiti più vasti. Ma la lotta negli organismi sindacali di fabbrica non è possibile e non porta a nessun risultato se questo lavoro non è collettivo, condotto in più fabbriche. Se non è centralizzato e coordinato dagli operai che costituiscono una frazione sindacale strutturata. Quanti delegati operai sono stati costretti a dimettersi agendo su di essi con pressioni personali, ricatti dei padroni, delazioni. Ma è stato un errore abbandonare il campo. La costituzione di piccoli sindacati alternativi ha soddisfatto vecchi caporali che hanno perso il posto nel sindacalismo confederale ma non ha risolto il problema di una vera tendenza di sindacalismo operaio dell’industria. Non proponiamo oggi nessun nuovo sindacato alternativo, nessuna concorrenza fra piccole e grandi parrocchie sindacali. Queste hanno imparato a convivere ognuno col suo pacchetto di tessere. Gli operai sono stati costretti a scegliere fra i sindacati quello che appariva il meno peggio, oppure sulla base dei partiti di riferimento, nella peggiore della ipotesi sono stati scelti i sindacati più apertamente filo padronali per ottenere qualche privilegio diretto. Per non parlare degli operai che hanno deciso di non pagare più nessuna tessera sindacale per protesta. Tutti meccanismi che hanno diviso gli operai e sviluppato fra loro ogni tipo di opportunismo, senza produrre una reazione attiva al sindacalismo borghese. Ci fosse stato qualcuno che avesse impostato la lotta nel sindacato industriale come lotta fra le classi, fra i sostenitori dei padroni nel sindacato (aristocrazia operaia venduta, impiegati piccolo borghesi, medi borghesi degli apparati centrali ) e gli operai stessi. E tempo che gli operai, siano o no iscritti al sindacato, a qualunque sindacato industriale paghino le quote, si uniscano per condurre una sola battaglia contro il sindacalismo dei borghesi per il sindacalismo operaio. Una battaglia per ripulire il sindacato industriale da coloro che si sono compromessi con i padroni. A cominciare dalle fabbriche. Non occorre uno specifico programma sindacale fatto di obiettivi, politiche rivendicative, richieste salariali e di riduzioni d’orario già predefinite. Basta avere ben chiaro il fatto che vendiamo una forza lavoro al padrone e che questo tende a pagarla il meno possibile ed ad utilizzarla il più a lungo ed intensamente possibile. Coalizzarsi per resistere, sul terreno della realtà di fabbrica. Fronteggiare il padrone sull’utilizzo concreto degli operai. I padroni non danno tregua. Nella guerra sotterranea un passo in avanti si può fare: costituire una tendenza organizzata di sindacalismo operaio. Un passo del genere non lo possono fare che gli operai stessi e lo faranno nel momento in cui matura la necessità. Ma come si fa a sapere se non discutendo e ridiscutendo? Chiediamo agli operai come noi delle risposte.