NON TUTTI I FUNERALI SONO TRISTI

Questo millennio finisce con i gas lacrimogeni e le botte sui manifestanti di Seattle, dove le nazioni cercavano di mettere ordine nel gran caos della globalizzazione e di mettere regole alle multinazionali, alla finanza alle biotecnologie.

Questo millennio finisce anche per noi del Pinerolese con l’ultimo sciopero generale di zona, ben venuto anche se è uno strappo doloroso alla concertazione e all’abbraccio insidioso con padroni e governi.

A quando uno sciopero generale nazionale o europeo? A quando una risposta dura e convinta alle botte che ci danno ogni giorno, dividendoci e mettendoci contro l’uno all’altro - vecchi e giovani, garantiti e precari, pubblico e privato?

Siamo un po’ storditi, ci parliamo coi telefonini, altri via Internet,i più si accontentano di fare il tifo o imprecare col politico di turno in TV e non credono di poter contare più di tanto nemmeno col voto: si astengono... Mah. Non ci manca molto dall’aver copiato il peggio degli USA : ci abbiamo messo cinquantanni.

In questo spazio si sono bruciate le generazioni del macello della prima guerra mondiale e poi quelle della seconda. Ormai la guerra non ci fa più paura, anche se si svolge ai confini dell’Italia. O no?

Siamo pronti a innalzare nuovi muri dopo la caduta di quelli che ci contrapponevano al capitalismo di stato dell’EST: serviranno per dividerci dai tanti sud del mondo che sono scomodi e garantire un altro po’ di sonno.

Ma poi? Le merci che ci attorniano, che riusciamo a portarci a casa se ancora abbiamo un lavoro, sono una parte di quella catena che ci fa stare più o meno tranquilli, forse anche sereni. Ma dove è finito l’orgoglio dei produttori di buona memoria? Quando queste merci ci scoppiano fra le mani - anche sul serio - ci avvelenano, quando ci accorgiamo che siamo schiavi del loro potere, che non riusciamo a distribuire quelle necessarie a chi ne ha bisogno e invece siamo costretti a lavorare a produrre quelle superflue?

Lo stato sociale non è durato che una breve stagione in Europa e già sta crollando a pezzi, pressato ai fianchi dai bilanci statali, dall’economia planetaria, dalla crisi degli stati. Si sta trasformando in una cosa nuova , un nuovo abito per coprire si dice i deboli e i precari. Sarà stretto, servirà per un po’ a calmare e illudere qualcuno. Ma poi?

Attenti, quello che stiamo vivendo in questo secolo è il funerale del capitalismo, una catena molto lunga di piccoli e grandi fatti che spesso ci sfuggono, o che preferiamo non vedere, perchè ci rattristano. (Chi ha fretta di vedere la fine della storia faccia la sua strada. ) La classe operaia organizzata è molto più giovane del capitalismo e sta crescendo in tutto il mondo, e da tempo sa che supererà il lavoro salariato e il dominio del capitale.

Stiamo allegri, questo è un giorno di lotta, 8 ore di salario perse per dire che non abbiamo rinunciato a dire la nostra. Per dire che vogliamo difendere lavoro, diritti, speranze...

Pinerolo 17/12/99