-discutiamo?

La Controriforma Moratti, i sindacati, lo sciopero.

Nella tradizione del movimento sindacale lo sciopero svolge, detto con un certo schematismo, due funzioni essenziali. Inceppare, rallentare o bloccare con la sospensione del lavoro i ritmi e le cadenze produttive e offrire al tempo stesso una "prova di forza", cioè dare il massimo di visibilità all'antagonismo, soprattutto nel suo carattere quantitativo. Per questi motivi lo sciopero prende forma da un appello che si rivolge alla globalità della categoria, spesso indipendentemente dalle differenziazioni interne di carattere ideologico e anche, al limite, strategico. Vale insomma, nel caso dello sciopero, la regola che "è il numero che fa la forza". E in una realtà fortemente segnata (che piaccia o meno) dal mezzo mediatico, tale regola diventa un imperativo come dimostrano le inevitabili "battaglie sulle cifre" delle percentuali di adesione scatenate dalle parti nelle occasione di sospensione dal lavoro.

Per i lavoratori della scuola, connessi ad una "produzione" impalpabile e sostanzialmente virtuale come quella culturale e formativa, lo sciopero si configura in modo peculiare. Infatti quando gli insegnanti si astengono dalla prestazione di servizio lo stato risparmia qualche miliardo, gli studenti fanno vacanza, e nessuno capisce bene in quale punto si collochino i "danni" alla controparte. La dimensione della visibilità e dell'impatto numerico, assume così un peso essenziale nel raggiungimento degli obiettivi di lotta, come dimostra lo sciopero del 17 febbraio 2000 che consentì di battere l'aberrante legge sul concorsone voluto dal centrosinistra portando nelle strade d'Italia una marea di insegnanti ad urlare il loro scontento. La controriforma abbozzata oggi dalla ministra Moratti ha generato non minore disagio e rabbia. Dilatazione dell'orario di lavoro, perdita secca di occupazione, aumenti inferiori al tasso reale di inflazione e introduzione di ulteriori differenziazioni salariali, riforma dell'esame di stato sotto forma di definitiva regalia agli esamifici privati a pagamento, soppressione delle supplenze entro i trenta giorni, aumenti ai dirigenti scolastici, smantellamento annunciato del perfettibile ma indispensabile mezzo degli organi collegiali: è questa la sostanza della riforma contenuta nella finanziaria, al fine di raggiungere quella "ottimizzazione delle risorse" come viene intesa dal nuovo governo confindustriale. Di fronte a questo attacco articolato e profondo alla scuola pubblica i sindacati di base hanno risposto proclamando tre giorni differenti di agitazioni rispettivamente il 19 ottobre (Unicobas) 31 ottobre (Cobas), il 9 novembre (Cub). I confederali, in evidente imbarazzo dopo aver aperto con i tentativi di riforma neoliberisti dei governi precedenti la strada allo sfaldamento della scuola pubblica, sono ancora incerti se proclamare un'ulteriore data. La frammentazione delle agitazioni ha prodotto un notevole sconcerto in una categoria scarsamente sindacalizzata e soprattutto poco incline ad ancorarsi ad identità di bandiera. Questo fatto, se segnala evidenti limiti di politicizzazione, può d'altra parte rappresentare una risorsa di lotta qualora vengano fornite indicazioni chiare, unitarie, connesse a strategie comuni. E' invece prevalsa l'ostilità tra i vertici delle organizzazioni, radicata non tanto nelle appartenenze ideologiche (è arduo individuare in tal senso differenziazioni significative tra Cub e Cobas) quanto, ed è peggio, nella difesa di un paradossale orgoglio e settarismo di gruppo. Così tutti appassionatamente divisi di fronte a un governo che sta insegnando alla sinistra come le differenze di percorsi, di origine, di ideologia possano essere superate in nome degli interessi comuni. Razzisti, criptofascisti e liberisti hanno ritrovato una piena unità nell'attacco allo stato sociale, alle sinistre, al sindacato, alla fragile tradizione democratica della società italiana. Battere questo progetto richiede progettualità ampie e innovative. I sindacati di base della scuola (non potendo contare sul sindacalismo confederale) dovrebbero per questo aprirsi a forme di azione unitarie. E' un'indicazione emersa chiaramente, congiunta con una legittima dose di irritazione, dalle assemblee dei lavoratori. Speriamo che non sia recepita troppo tardi anche dai vertici sindacali.

Franco Milanesi

 

Torino, 23 ottobre 2001

ho letto con interesse la lettera di Franco Milanesi..

Per quanto riguarda la prima parte, non ho molto da eccepire o da aggiungere. Direi solo che mi sembra sostenere una tesi, per qualche verso, ideologica.

Lo sciopero sindacale, infatti, è programmaticamente volto a coinvolgere tutti i lavoratori (che ci riesca o meno è un altro discorso,) a prescindere dalla loro visione del mondo e dal modo che hanno di collocarlo in una strategia di qualsiasi tipo. L’adesione ad uno sciopero si spiega con un mix fra condivisione delle motivazioni dello sciopero stesso, tensione sociale, capacità di iniziativa di chi lo promuove.

Per lo sciopero politico, ovviamente, il discorso è diverso e so bene che l’intreccio fra sindacale e politico è complesso. Uno sciopero contro la legge finanziaria, infatti, ha, necessariamente, i caratteri dello sciopero politico.

Le considerazioni di Franco Milanesi su alcuni caratteri peculiari dello sciopero nella scuola mi sembrano interessanti e meritevoli di approfondimento, approfondimento che non mi è possibile sviluppare in questa sede ma sul quale spero sarà possibile tornare.

Sullo sciopero contro il concorso indecente, ritengo che alcune considerazioni vadano fatte per non diventare i patetici orfani di una giornata gloriosa:

Allora

Oggi

   
Amato Berlusconi
Berlinguer Moratti
CGIL-CISL-UIL-SNALS spiazzate dal movimento CGIL-CISL-UIL-SNALS che gestiscono l’opposizione ragionevole, concertativa, credibile
La Gilda che cavalca la rivolta professionale della categoria La Gilda pienamente legittimata come sindacato istituzionale, in quota Forza Italia, grazie, fra l’altro, all’ottimo risultato alle elezioni delle RSU e alleata a pieno titolo dei quattro grandagnoni
La categoria contro i sindacati La categoria profonda che chiede ai cinque grandagnoni di lanciare lo sciopero
La CGIL concertativa con il governo La CGIL che lotta per ottenere la concertazione
CGIL-CISL-UIL-SNALS che oscillano fra difesa del concorso indecente e scomposto abbandono delle posizioni CGIL-CISL-UIL-SNALS-Gilda che tengono, non so fino a quando, un fronte unito e gestiscono la situazione

Se intrecciassimo questi dati con la natura profondamente diversa dei problemi che affrontiamo, avremmo, forse, un quadro più realistico della situazione.

Franco Milanesi, infine, si pone di fronte alle dinamiche interne al sindacalismo di base come un osservatore equanime, la voce della base dei sindacati di base (passami il bisticcio di parole).

Si tratta di un ruolo legittimo e non troppo difficile da tenere. Ci sono le lotte di potere e prestigio fra i vertici e tutto si spiega. Io non posso, per evidenti motivi di decenza, assumere un ruolo analogo e sono tenuto ad entrare nel merito. Lo faccio con qualche imbarazzo. Io non conosco personalmente Franco e devo partire dall’ipotesi che sia in buona fede. D’altro canto, queste discussioni sono, per la mia esperienza, viziate da paralogismi paurosi e dall’uso di un linguaggio singolare, per non dire di peggio. Mi è capitato spesso, parlando con Umberto Ottone, di fargli notare che non sia opportuno aduggiarsi troppo per le incomprensioni che ci sono con alcuni colleghi. Si tratta, di norma, di ottime persone che ragionano in maniera ideologica e che sono poco interessate a parlare con altri che la pensino diversamente. Infatti, parlare sul serio, significa, almeno a mio avviso, tenersi ai fatti. Visto che questa regola per me vale, ai fatti cercherò di tenermi e solo sulla base di questi esprimerò la mia opinione.

Ritengo valga la pena rifare una breve cronologia di quanto è avvenuto:

Nel merito, infine:

Chiudo con una provocazione, gli unitari, i portavoce della base, coloro che non hanno logica di bandiera sarebbero d’accordo a proporre a CUB Scuola, Cobas Scuola e a chiunque ritengano un "Patto di Consultazione" sull’indizione di iniziative di lotta? E sarebbero disposti a lavorare in questa direzione ed a verificare gli atteggiamenti prima di giudicare?

Per il passato, noi abbiamo dichiarato che siamo disponibili a sottoscriverlo, altri hanno dichiarato che non interessa loro e, mi pesa ripeterlo, queste posizioni sono documentate.

Guardiamo al futuro, sarei molto contento se questa questione fosse sollevata di nuovo con serietà, chiarezza, impegno da coloro che la sentono come rilevante.

Saluti

Cosimo

2.Appello della Conferazione Cobas per uno sciopero unitario