INCONTRO- DIBATTITO

su COOPERATIVE- MERCATO- SOCI LAVORATORI- NUOVA LEGGE.

13-6-2001 – Circolo Stranamore.

Paola Scaffidi.

Faccio parte di una cooperativa sociale di 400 soci circa, nata vent’anni fa all’interno dell’ex-Ospedale Psichiatrico di Collegno, con lo scopo di dare lavoro alle persone che vi erano ricoverate in precedenza. La coop. era lo strumento più idoneo, perché si lavora tutti insieme. Questo è il valore che mi fa credere nelle cooperative, ma ci sono anche quelle che sfruttano e che non fanno riferimento allo spirito di cooperazione. Noi non applichiamo il contratto delle cooperative sociali, ma il CCNL degli addetti alle pulizie. Abbiamo fatto questa scelta fin dall’inizio e allora non ci davamo tutta la retribuzione prevista dal contratto perché eravamo nel momento dell’avvio. Un periodo di rodaggio è previsto, d’altra parte, dalla nuova legge, che permette di concordare una retribuzione diversa da quella contrattuale. Non è invece giusto continuare, dopo svariati anni, a sottopagare chi lavora, tanto meno se si tratta di appalti pubblici. Non ha senso che un addetto alle pulizie abbia una paga oraria e un lavoratore di cooperativa, che svolge le stesse mansioni, rinunci alla tredicesima e abbia una retribuzione convenzionale.

Con la nuova legge neanche nel periodo del piano di crisi si può scendere al di sotto dei minimi contributivi previsti dal contratto. Attualmente si fanno le gare d’appalto al massimo ribasso, pur di ottenere il lavoro. A questo proposito abbiamo partecipato ad una gara al Comune di Pinerolo, dove si è presentata una grossa cooperativa, la quale ha fatto prezzi bassissimi. Siamo ricorsi al TAR e abbiamo chiesto al Comune di Pinerolo di farsi dare delle spiegazioni in merito. La cooperativa ha risposto che vige il patto associativo.

La nuova legge prevede che il regolamento debba essere redatto e consegnato presso la direzione provinciale del lavoro. Questo è positivo, come la possibilità per il socio di beneficiare di un’ulteriore fetta di retribuzione: la cooperativa ha un costo più basso di un’altra impresa perché non è assoggettata a contribuzione e il margine viene distribuito. In più il socio ha la possibilità di lasciare il suo utile alla cooperativa come autofinanziamento: non sotto forma di semplice riserva, ma di capitale sociale. Se il socio decide di andarsene, quindi, porta con sé la propria quota di capitale sociale e la parte di utile che aveva depositato per il progresso della cooperativa.

Mi preoccupa la divisione tra lavoratore autonomo e socio lavoratore, per quanto riguarda il rapporto di lavoro: la distinzione tra le figure di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata continuativa non è normata in modo preciso, esponendo le cooperative alla possibilità di una feroce concorrenza reciproca.

Se le persone sono inquadrate come collaboratori coordinati continuativi la cooperativa, in una gara d’appalto, può concordare un prezzo più basso. Questa è un’ambiguità della legge, che d’altra parte è nuova e bisogna aspettare di vedere come verrà interpretata. Credo comunque sia una legge interessante, se verrà applicata correttamente, al di là delle critiche che le si possono fare.

Dibattito.

Se siete nove soci ci si siede a un tavolo e si decide insieme sulla forma più appropriata di contratto da utilizzare. Questa legge, per lo più, tutela i lavoratori delle grandi cooperative, che lavorano negli appalti di enti pubblici e che devono pretendere prioritariamente l’inquadramento dentro il CCNL. Nei grandi appalti questo avviene e la legge dà un’ulteriore tutela per i soci. Nelle piccole cooperative, invece, è più facile discutere e mettersi d’accordo.

La differenza è che ora nelle cooperative ci sono i diritti (assemblea, elezione delegati, ecc.). Per i lavoratori autonomi, in collaborazione coordinata continuativa, non valgono alcune norme dello statuto, ma per lo più queste valgono. Ci saranno dei controlli, ma questo dipenderà dalla capacità organizzativa all’interno delle società cooperative.

Quelle che fanno impresa di pulizie hanno un contratto che prevede, alla scadenza dell’appalto, il passaggio dei soci lavoratori della cooperativa all’appalto successivo. In questa fase il sindacato esisteva solo per chiedere l’applicazione dei minimi retributivi o la rateizzazione della quota associativa. Con la possibilità di ricorrere all’interno della cooperativa è più difficile trasgredire. È chiaro che chi faceva il farabutto può continuare a farlo, ma dipende molto di più dai rapporti di forza che si creano tra i lavoratori e le società cooperative.

Oggi la legge lo permette, mentre il concetto di lavoratore autonomo è sempre stato molto diverso da quello subordinato.

Nel contratto tra lavoratore subordinato e un datore di lavoro c’è una presunzione di debolezza del primo; in quello tra lavoratore autonomo e una società le parti sono equiparate, quindi firmi in quanto sei d’accordo con il documento. La legge invece estende la garanzia di un minimo di retribuzione certo anche ai lavoratori parasubordinati e in collaborazione coordinata continuativa.

Per formare una cooperativa occorrono almeno tre persone. Se invece fai parte di altre cooperative o società, dipende se ti metti in concorrenza con queste. Ad esempio, se costituisco un’impresa cooperativa di pulizie mentre faccio parte di una analoga, devo chiedere l’autorizzazione al consiglio di amministrazione. Nella nostra cooperativa è così, anche se non sono tutti uguali i regolamenti. Se si lavora a part-time in un’impresa, ben venga la collaborazione con un’altra per ottenere una sorta di tempo pieno.

No, perché facendo parte del consiglio di amministrazione i soci si danno l’autorizzazione. A questo punto dovrebbe essere l’assemblea a dire: "Se fate parte di un’altra impresa non vi eleggiamo più" ma chi comanda decide.

Finora questa era un motivo di risparmio per le cooperative, che però andava a svantaggio della pensione dei soci lavoratori. La legge prevede l’abrogazione della norma entro i cinque anni. I tempi sono lunghi, ma la tendenza è quella di equiparare i contributi a quelli degli altri lavoratori. Entro sei mesi dovrebbero esserci degli atti che regolino il versamento sempre maggiore all’INPS dei contributi, per adeguarsi agli altri lavoratori subordinati.

Nella nostra cooperativa la vita sociale c’è: è prevista l’assemblea dei soci col 50% più uno per la prima convocazione e inoltre delle riunioni informali. Da noi facciamo le "sezioni soci": ogni nostro gruppo sul territorio ha un socio che può convocare, colla partecipazione del presidente e del consiglio di amministrazione o meno, una riunione per discutere i problemi.

Il consiglio di amministrazione, non avendo a ciò nessun interesse non metterà a disposizione i locali, farà le assemblee in seconda convocazione, non esporrà il bilancio nei termini di legge.

Da noi, dopo ogni riunione del consiglio, è prevista una nota informativa che spiega che cosa è stato deliberato.

In più i soci, ultimamente, stanno facendo un giornalino dove possono dire ciò che pensano anche in forma anonima.

Alcuni utili sono divisi: quest’anno ci siamo dati un’una tantum di 500.000 lire. È poco ma, guardando ciò che accade in questo ambito, è un buon risultato.

Se l’interesse invece è quello di essere semplici lavoratori, non ci sarà impegno alla vita sociale della cooperativa. Se invece ti interessa devi chiedere alla cooperativa di darti gli strumenti di confronto con gli altri lavoratori. Con la nuova legge puoi chiedere la presenza del sindacato che ti tuteli.

Noi, come cooperativa sociale, lavoriamo contro l’esclusione e per il superamento dei disagi rispetto alle persone. Rimane il problema di chi non ha interesse a percorrere questa via, ma la nuova legge prevede maggiori tutele.

Il consiglio è di chiedere, accanto al rapporto di associazione, uno di lavoratore subordinato. Si devono in pratica firmare due contratti.

  • È chiaro che il dipendente in cooperativa apre un altro fronte: quello dello spirito della cooperazione. In origine le cooperative erano nate per fare dei soci allo stesso livello, ma ora ci troviamo ad essere soci senza averne lo spirito.

    Altro problema è la tutela delle cooperative sociali, che consente ad esempio alle amministrazioni di affidare loro dei compiti senza ricorrere a gare d’appalto. A Pinerolo i cimiteriali, che erano lavoratori dipendenti, per poter conservare il lavoro sono dovuti entrare in una coop. sociale senza volontà di partecipare ad un progetto particolare. In un quadro di flessibilità, gli amministratori che hanno dipendenti comunali tendono a privatizzare. Se la ditta che aveva il lavoro fallisce e non riesci a indire una gara d’appalto, affidi il lavoro ad una cooperativa.

    Questo è per dire che esiste anche un livello più generale in cui si stanno modificando i rapporti di lavoro nella società: con la terziarizzazione i lavori di pulizia, prima svolti dalle aziende con propri addetti, vengono affidati alle cooperative che fanno il prezzo più basso.

    Altra questione importante è la distinzione tra chi sceglie la cooperativa per migliorare la propria condizione lavorativa e chi vede il lavoro in coop. come l’unico strumento per andare avanti. Non bisogna si facciano la guerra, ma dobbiamo valorizzare entrambi, partendo da una lotta di tutti per dei diritti migliori Bisogna favorire gli spazi di inserimento delle persone disagiate con nuove legislazioni. È assurdo che solo le coop. sociali siano obbligate ad assumere i disabili, mentre le aziende possono evadere quest’onere.

    In conclusione, se pensiamo che ci voglia una società diversa, possiamo richiedere interventi che garantiscano livelli sufficienti di equità: ad esempio che gli enti locali non decentrino, come molte aziende, per ridurre i costi, ma che un appalto preveda delle condizioni di lavoro certe (minimi contrattuali). L’art. 36 della Costituzione dovrebbe essere citato in ogni gara d’appalto. Bisogna lottare per avere più diritti e, anche nelle cooperative, sfruttare tutte le possibilità di partecipazione che abbiamo per difendere meglio i diritti di tutti i lavoratori.

  • Come faranno le cooperative a stabilire se una persona può avere un contratto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata continuativa? Questo tema è da approfondire, ma non sembra ci sarà la possibilità della scelta. A decidere sarà la modalità di svolgimento del lavoro. Questo deve essere previsto dal regolamento: se le cooperative non hanno questa possibilità di scegliere il mercato non viene regolamentato. Se avranno libertà di assumere con qualsiasi contratto, ci faremo la guerra tra poveri.

    La legge è migliorativa perché, se prima le cooperative nascondevano dietro il patto associativo lo sfruttamento e la sottopaga, ora non possono più. Rimane il dubbio sul tipo di assunzioni: se una cooperativa può effettuarle a propria discrezione come collaborazione autonoma, abbiamo perso.

  • Le amministrazioni avevano già a disposizione delle leggi per evitare lo sfruttamento: c’è una legge, ad esempio, che permette di rifiutare nelle gare d’appalto un’offerta che non garantisca un’adeguata retribuzione ai lavoratori. Non si fa rispettare per paura che il contenzioso ritardi l’assegnazione dei lavori: è evidente che quindi anche nella controparte ci sono degli interessi.

    Le cooperative sociali devono, ogni anno, dare la regolarità contributiva INPS per essere iscritte all’albo. Se l’ufficio regionale preposto si accontenta di un’autocertificazione o di certificazioni irregolari non abbiamo attenuto niente, ma la regola esiste già.

  • Al di là della bontà o meno della legge, interessa prendere atto che nel mondo delle cooperative non sono tutti uguali e che chi vuole essere socio lavoratore lo deve essere per scelta. Poiché oggi pochi hanno deciso loro di esserlo, c’è il problema di come tutelarli. Ci sono casi di lavoratori che, per la medesima mansione, percepiscono molto meno in una cooperativa, anziché in un’altra.

    ALP come sindacato deve battersi per impedire che i servizi siano dati in appalto per risparmiare su diritti e paga.