LO SCIOPERO GENERALE a PRATO
Marzo 1944


A partire dalla metà del mese di Febbraio del 1944, nell’ambito della Resistenza, si stava meditando sulla possibilità di chiamare i lavoratori ad uno sciopero generale di più giorni.
Questo sia per assestare un colpo alla produzione bellica, sia per sostenere l’offensiva alleata e misurare in qualche modo le potenzialità dell’antifascismo nell’Italia occupata dai tedeschi.

A Prato, la fase preparatoria dello sciopero fu più difficile che altrove, per vari motivi:
Un pò per l’inattività di molte aziende e anche per il timore che incutevano fascisti e tedeschi che agivano in unità d’intenti con molti industriali notoriamente vendicativi.
I bombardamenti incessanti facevano il resto.
Nonostante questo il CLN toscano puntò molto sull’importante centro industriale di Prato.

Gli antifascisti Pratesi erano da poco stati liberati dal carcere da Badoglio, e ben presto erano tornati alla clandestinità, ma in qualche modo avevano continuato a tenere i contati con la propria organizzazione.

Dino Saccenti, i fratelli Dino e Paleario Meoni, Alberto Torricini, Loris Cantini erano ancora in prima linea, punti di convergenza di tutti erano le abitazioni di Alfredo Cecconi, del Fregoli, di Zaccaria Gonfiantini alla Catena e di Brunetto Fiaschi a Colle.
Certo i legami con i lavoratori erano deboli, per questo fu fatto assegnamento sull'opera di persuasione degli antifascisti attivi all’interno delle fabbriche.

Furono quindi programmate riunioni di operai a cui venne consegnata stampa informativa.
Fu inoltre predisposto opera di picchettaggio agli incroci per invitare gli operai ad astenersi dal lavoro.
Il democristiano Piero Gini dalla sua officina fornì chiodi a tre punte per limitare i movimenti degli autocarri tedeschi.

La stampa dei volantini avvenne in casa di Alfredo Cecconi , alla Catena, con un torchio costruito da un falegname del luogo, un certo Torrini, costruttore di barrocci, su indicazione del Torricini e di Bogardo Buricchi.
Il lavoro fu lungo e difficile, le difficoltà sembravano insormontabili, ma poi anche grazie ad un tipografo antifascista sfollato a Tizzana, Gino Borchi, i volantini furono stampati.
Ogni mattina il materiale prodotto partiva dalla Catena alla volta di Prato:
destinatari del pericoloso materiale erano, Lemmo Vannini ed Ezio Morganti a Narnali, il Noci a Maliseti, il Guasti a Iolo, l’industriale Menichetti a Prato, il "Ministro" a Galciana (Florindo Simoni)

Tanti parteciparono alla preparazione dello sciopero con coraggio e a rischio della vita tra cui:
Angelo Fondi (padre di Anna Fondi, in seguito assessore al comune di Prato), Carlo Barni, Mario Bacci, Quinto Martini e tanti altri.
Inoltre nella notte del 4 Marzo erano apparse scritte sui muri con la vernice rossa e le parole:

OPERAI SCIOPERATE!


La data di inizio dello sciopero fu stabilita per sabato 4 Marzo.

Il lanificio Forti alla Briglia rimase chiuso per tre giorni, alla ditta Luigi Pacini gli operai scioperarono tutti.
Totale fu lo sciopero al Lanificio Guido Lucchesi di via Carradori e totale al Lanificio di S.Martino, a Coiano, dove il titolare era un ebreo.
Benissimo andò lo sciopero al Lanificio di Mezzana ed al Lanificio Mazzini, dove lavorava l’Anna Fondi.

Lo sciopero quindi era riuscito.

Il notiziario della GNR del 7 Marzo ammise:

"Il 4 corrente in Prato e Vaiano,le maestranze degli stabilimenti tessili non si presentano al lavoro.
Mancano i particolari. Nessun incidente di ordine pubblico."


Non era vero l’accenno all’ordine pubblico, perché i fascisti reagirono con rabbia, indispettiti dalla brutta figura che avevano fatto con i tedeschi.
Ma lo sciopero fu veramente totale e tale rimase anche per il giorno feriale seguente.
Gli operai tessili pratesi avevano contribuito in maniera determinante alla riuscita dell’agitazione proclamata a livello nazionale dal CLN Alta Italia