SCIOPERI DELLE OPERAIE FILATRICI ALLA

“FERMO CODURI” DI PONTE ZANANO

Da Milano lo stabilimento “Fermo Coduri” si trasferì all’inizio del 1893 a Ponte Zanano.

L’azienda era stata fondata da Fermo Coduri a Milano nel 1884. Fermo Coduri fu un personaggio molto importante dell’epoca. Garibaldino fin dal 1850, fece parte della spedizione a fianco di Giuseppe Garibaldi a Bezzecca nel 1866.

In quel periodo, la sua fabbrica fu certamente una delle più importanti nel mondo per la filatura della bavella di seta in Italia, nota con il nome di “burette” (chiamata anche cascame di cascami, provenendo la materia dalle filature dei primi).

La “Fermo Coduri” comperava la seta in Cina e Giappone e, dopo la lavorazione nel proprio stabilimento, il prodotto finito (filati per la fabbricazione di nastri, tappeti, panneggi ecc.) veniva venduto in tutta Europa, specialmente in Germania e Turchia.

La zona del nuovo insediamento industriale fu trovata in Via Marconi, località Gisole, al confine tra il territorio comunale di Sarezzo e quello di Gardone V.T. dove un tempo esisteva la “Fucina nuova Franzini”.

Il posto scelto non fu un caso. Infatti lì vicino passa il fiume Mella e la produzione di energia elettrica per gli impianti della produzione fu fornita quindi dall’acqua che inondava il canale derivato dal Mella indispensabile per la produzione di forza idraulica.

Già dal 1893 la fabbrica potè disporre di una cospicua manovalanza. Accanto agli operai provetti trasferiti da Milano, che assunsero la qualifica di caporeparto, si aggiunsero nuove assunzioni per lo più di donne e fanciulle provenienti dai paesi vicini. La possibilità di trovare un’occupazione permanente richiamò infatti a Ponte Zanano molte famiglie che giunsero dall’Alta Valle e dal lago d’Iseo.

E così il censimento della popolazione, che nel 1871 aveva registrato a Ponte Zanano la presenza di 254 abitanti, nel 1901 registrò un incremento notevolissimo pari quasi al 100%, con gli abitanti che divennero 511.

Nella filanda di Ponte Zanano, così come nelle filande vicine, il lavoro nella fabbrica si rilevò particolarmente disumano: ciascuna operaia filatrice assunta doveva lavorare 14 ore al giorno!

Le condizioni lavorative in fabbrica erano disagiate e l’ambiente esageratamente antigienico.

Nella filanda, secondo le testimonianze dell’epoca, si imponeva la figura della “maestra delle filatrici” che con le operaie aveva atteggiamenti inurbani, inoltre i capi officina e gli assistenti impedivano alle operaie di recarsi ad una vicina fontana costringendole, quando avevano sete, a bere l’acqua del Mella.

L’esigenza di aumentare il profitto spinse il padrone a risparmiare sui costi per la sicurezza dell’ambiente così alla “Coduri” si lavorava in laboratori, nei quali bastava rimanere pochi minuti per imbiancarsi di polvere e sentirsi soffocare per l’assenza di aria pura.

Il settimanale “Il lavoratore bresciano” in un articolo del 23/9/1893 descrive così la situazione lavorativa di queste operaie nelle fabbriche per la lavorazione della seta: “le filatrici costrette a lavorare dalle 14 e fino alle 16 ore al giorno, con una mercede massima di £. 1,10 (comprensiva del diritto al nutrimento, che viene commisurato in ragione di 30 centesimi di lire al giorno). Trenta centesimi al giorno per sostentare delle infelici che si logorano i nervi e lo stomaco in un lavoro bestiale di 14 o 15 ore al giorno, mentre certi signori, sbadiglianti d’inerzia, su per i caffè o nelle loro sale dorate e certe nevrotiche signore che non trovano mai vivande abbastanza squisite per la delicatezza del loro palato spendono fino a 10 lire e più per una colazione. Al vederle queste poverine, in gran parte pallide, anemiche, sintetizzanti tutto ciò che v’ha di più infelice, di più straziante nella vita, destano sensi di dolore e di raccrapiccio anche nei cuori più induriti e fanno imprecare al barbaro sistema di sfruttamento che le opprime e che non cesserà che relativamente con la diminuizione di due ore di lavoro ch’esse insistentemente chiedono”.

Fu cosi che il 13/9/1893 nelle filature di Iseo le filatrici proclamarono il primo sciopero per la riduzione dell’orario di lavoro giornaliero da 14 ore a 12 ore al giorno.

In data 16/9/1893 “Il lavoratore bresciano” riporta: “finalmente la corda troppo tesa si è spezzata; la classe lavoratrice, rappresentata questa volta da ben trecento operaie filatrici ha dato un’altra prova che è stanca di sopportare il giogo che la borghesia le ha posto al collo.

Nelle filature seriche di Iseo si è capaci dell’inumanità di costringere le operaie ad un lavoro che è risaputo antiigienico per eccellenza, per un periodo di nientemeno che quattordici ore al giorno.

Le filatrici scioperanti hanno chiesto la riduzione del loro lavoro a dodici ore. Sui giornali non si fa alcun cenno di questo sciopero scoppiato proprio nella rocca Zanardelliana, ma già si sa: essi parlano delle vicende di Iseo quando si tratta di banchettare in onore del suo padrone o di fare la claque ai discorsoni dello stesso emessi fra le fumanti pietanze ed i ricolmi calici”.

Ben presto lo sciopero si allargò alle filande di Brescia ed anche la fabbrica di Ponte Zanano ne fu coinvolta: verso la metà di ottobre anche le filatrici di Ponte Zanano aderirono allo sciopero con sospensioni a singhiozzo dall’attività produttiva che durarono per tre giorni.

“Le filatrici scioperanti accompagnate dai Rappresentanti della Camera del Lavoro sono rientrate ai propri stabilimenti cessando immediatamente lo sciopero, per effetto dell’accomodamento dei proprietari delle filande che finalmente accordarono le dodici ore giornaliere” così riporta “Il lavoratore bresciano” a conclusione della vicenda rivendicativa.

I dipendenti della “Fermo Coduri” che in occasione dei primi tumulti erano una cinquantina, nel 1898 diventarono circa 210 e nel 1904 divennero oltre trecento.

Nel 1895 la fabbrica veniva premiata dalla fondazione Brambilla nel concorso bandito dall’Istituto Lombardo di Scienze e Lettere.

Nel 1904 alla “Coduri” fu assegnata la medaglia d’oro della Esposizione Bresciana “per il rapido sviluppo conseguito dall’azienda in pochi anni d’attività”.

Lo stabilimento coordinato ad altre aziende prese il nome sociale di “Filature Bourrettes Riunite” di cui fu gerente lo stesso Coduri. Più tardi dopo la morte di Fermo Coduri avvenuta a Milano il 1 aprile 1907, lo stabilimento passò a Luigi Rivetti.

Anche in seguito nella fabbrica non cessarono comunque le rivendicazioni salariali e le richieste di maggiori garanzie igieniche sui luoghi di lavoro, anzi la fabbrica per molti versi anticipò le vicende sindacali nazionali.

In Valle Trompia esistevano in quel tempo due grosse fabbriche tessili, appunto la Coduri e la Milyus (a Villa Carcina), nelle quali prevaleva nettamente una manodopera femminile e minorile.

Se però alla Mylius non ci fu traccia di conflittualità operaia, alla Coduri prese forma una certa autonomia operaia che si espresse sia con la lotta e gli scioperi, sia nella costituzione di una lega di resistenza. Questo sentimento fu certamente favorito dalla vicinanza di Ponte Zanano a Gardone Val Trompia dove già esistevano dei gruppi sindacali ben organizzati.

A Ponte Zanano si verificarono due grosse astensioni dal lavoro, la prima nel 1901 che precedette e probabilmente determinò i grandi scioperi nazionali dell’autunno di quell’anno.

“Brescia nuova” in data 27/7/1901 riporta: “il 9 luglio alla Fermo Coduri scendono in lotta quasi 300 tessitrici per chiedere aumenti salariali. L’astensione dura fino alle 13, quando vengono accolte le richieste, dopo l’intervento di un arbitrato composto da 3 probiviri operai e 3 industriali, 1 rappresentante della Ditta , 1 rappresentante operaio ed un rappresentante della Camera del Lavoro. La seconda si verifica nel 1903 e sempre “Brescia Nuova” scrive “In luglio le operaie inviano un memoriale “per aumenti salariali e modifica dell’orario”. Di fronte al diniego padronale lo sciopero è indetto nei primi giorni di agosto e dura fino al 12 con l’accoglimento parziale delle richieste operaie. Sono anche attivi gli organizzatori socialisti che tengono conferenze davanti ai cancelli della fabbrica”.

Circa tre mesi dopo, sull’onda dello sciopero di Ponte Zanano alla “Fermo Coduri”, Il 9 ottobre del 1901, la federazione sindacale dei tessili appena nata il 28 aprile di quell’anno, organizzò il primo sciopero regionale della categoria.

Ed anche nella fabbrica di Ponte Zanano ovviamente ci fu una forte adesione così come nelle successive agitazioni di lotta per la tutela delle donne e dei fanciulli, che contribuì poi, nel 1902 alla pubblicazione della legge che introdusse il limite minimo dei dodici anni per il lavoro minorile (poi passato a 14 anni) e nel 1905 il riposo per le donne in maternità.

Fu questa una grande conquista per le operaie delle filande, che già allora erano in grande maggioranza, con molte bambine lavoratrici: nel 1903 nella filanda di Ponte Zanano lavoravano circa 60 uomini e 240 donne delle quali oltre il 21% (circa 50) avevano meno di 15 anni contro solo il 10% dei ragazzi della stessa età.

In quel periodo vennero vinte altre battaglie per un generale miglioramento dei salari e dei luoghi di lavoro, come quella dell’orario di lavoro a 10 ore (nel 1910), che fu vinta solo quando, a fianco dei tintori, scesero in sciopero anche le tessitrici, molto più numerose e che, come racconta una cronaca, “facevano molto più fracasso degli uomini ed erano ritenute, dai padroni, più pericolose”.

 

Osvaldo Guerini