Considerazioni intorno ad una proposta di nuova schedatura delle società di mestiere pinerolesi

 

Michel de Certeau scrisse che " la storiografia non è che un modo di praticare il lutto: gli storici scrivono a partire da un'assenza e non producono che simulacri, per quanto scientifici "(1). Nulla di più vero. Non può non accorgersene chi s'accinga a trattare dell'evoluzione delle formazioni sociali di lavoratori pinerolesi, partendo da forme associative remote, delle quali si conosce poco, ma alle quali si richiamano, quasi riproponendo "radici mitiche", associazioni più recenti.

Il problema, in termini generali, è già stato ottimamente sviscerato da Dora Marucco, nel suo saggio "Eredità corporative e solidarietà operaia nel mutualismo piemontese dell’Ottocento"(2).

Invece, in termini particolari, cosa potremo mai sapere delle "fraticiae" medievali, esistenti in Pinerolo? Quasi nulla; eppure, esse costituiscono quella "base", alla quale apertamente si richiamarono, prima, le corporazioni d’epoca mercantilistica e, poi, le successive "classi" e quelle "società di mestiere", che già praticavano il mutuo soccorso intracategoriale. Una base dalla duplice faccia: civile e religiosa. Ed una esperienza corporativa per la quale risulta difficilissimo stabilire entro quali limiti si concretasse veramente una "organizzazione previdenziale di categoria" preludente alle esperienze più recenti (3). D’altronde, neppure gli studiosi francesi hanno torto, quando fanno notare che, con l’attenuarsi della dimensione devozionale collettiva, le confraternite religiose poterono effettivamente trasformarsi in sodalizi mutualistici(4) .

Inoltre, chi ci può dire che, a Pinerolo, non fossero diffuse anche associazioni segrete di lavoratori itineranti? Quando avanzai l'ipotesi d'una presenza di "compagnonnages" a Pinerolo, mi si chiesero documenti sui quali poterla fondare. "Documenti" su un'associazione "segreta"? O su più associazioni che erano tali? L'eccesso di pseudo - scientificità nella ricerca porta a tali paradossi. Fortunatamente, già Leonardo da Vinci(5) scriveva: "Chi disputa allegando l'autorità, non adopra lo 'ngegno, ma più tosto la memoria".

Il paradosso di tale richiesta risultava tanto più grande, in quanto, anche in Francia, i "Dévoirs" poterono uscire allo scoperto solo con la Rivoluzione...ed, a Pinerolo, se essi furono presenti, ciò avvenne in un periodo precedente.

Mi si è chiesto, insomma, di dimostrarne la presenza, mentre desidererei ribaltare la questione: si dimostri che una città che fu per due volte "caposaldo del Regno di Francia" (dal 1534 al 1574 e dal 1630 al 1696) fu isolata dalla società francese di quei periodi.

Per farlo, si dovranno considerare carta straccia gli elenchi di artigiani francesi presenti in Pinerolo, estrapolabili dai censimenti(6). Si dovrà passare sopra al "trait" (il "modello") di chiara origine transalpina, leggibile in tante opere minute di quei periodi: lavori di "minusieri" , "serraglieri", eccetera. Mi si dovrà dimostrare che l'architetto militare Vauban, presente a Pinerolo e solitamente abituato ad utilizzare manodopera specializzata (quella che solo i "Dévoirs" avrebbero potuto offrire), qui, invece, si fosse accontentato di manovali comuni, peraltro raggiungendo ottimi risultati.

Il problema vero è, piuttosto, questo: anche ammesso che siano esistiti "compagnonnages" a Pinerolo, si può dire che la loro esperienza si sia, in qualsiasi modo, riverberata sull’associazionismo locale successivo? Come nota, sempre in linea generale, la Marucco, "non si tratta di leggere la continuità in ciò che permane con i genuini ed autentici tratti originari, ma di cogliere le sopravvivenze presenti nelle esperienze che credono di porsi in alternativa col passato"(7). Ebbene, lo spirito che animava i "compagnonnages", in Francia, era uno "spirito di libertà" ed essi ponevano sopra ogni cosa l’ "esaltazione del valore morale del lavoro" (8) : almeno questo profilo, sarà lo stesso che troveremo studiando le vicende dell’origine della "Società generale degli operai di Pinerolo". Forse, è poco o, forse, moltissimo, perché rappresenta la cartina al tornasole dell’humus peculiare della cittadina, formatosi anche attraverso le invasioni francesi.

Partendo da simili premesse (e dopo aver ricordato che non va considerato "documento" esclusivamente quello cartaceo e che anche le carte vanno lette alla luce, non solo della disciplina storica, ma dell'antropologia e di altre scienze sociali) posso iniziare a trattare più strettamente delle "società di mestiere pinerolesi".

Ma, prima di offrire un censimento ed una nuova schedatura di tali società, restano da precisare alcune questioni.

Su alcune bandiere sociali conservate, può capitare di leggere un aperto richiamo ad una fondazione medievale(9): ciò equivale ad una "dichiarazione di continuità (non importa se e quanto reale) tra questi sodalizi e precedenti forme associative".

Negli "Statuti di Pinerolo"(10), si parla di fraticiae, ovvero "fratellanze" , e non è un caso che proprio nel Pinerolese sia diffuso il cognome Frayria, che è la traduzione letterale occitana del termine latino medievale avanti citato.

Attenzione, però, perché il termine "fratellanza" venne reso, a partire dal Medio Evo in molti modi differenti: fraticia; confratria, confraria, confreria e confraternita. La radice era, evidentemente , il latino comune frater= "fratello", ma il significato assai differente.

Nel recente studio Antiche forme di assistenza in Pinerolo(11), l’autore, Aurelio Bernardi, si richiama ai sorpassati scritti di Domenico Carutti(12) e Pietro Caffaro(13). Entrambi gli storici citati intravvidero la luce, ma non compresero appieno la portata degli istituti dei quali parlarono. Per Carutti, le confratrie/confrarie/confrerie avrebbero operato a favore dell’intera popolazione, mentre le confraternite avrebbero curato in modo particolare la pietà religiosa dei loro iscritti. Invece, secondo Caffaro, mentre le confraternite sarebbero state sempre legate ad una parrocchia, non così le confrarie.

In realtà, l’unica distinzione che vale, secondo la più moderna interpretazione storica è quella tra le confratrie dello Spirito Santo ed ogni altro genere di "fratellanza". Le prime non vanno confuse con le normali Confraternite e le Compagnie dei disciplinati ed, all’interno di un territorio comunale, sono spesso più di una, come accade nel caso specifico pinerolese o in quelli di Barge(14) e di Sanfront, che ho avuto modo di studiare direttamente. Le Confratrie sello Spirito Santo non rendono mai conto all’autorità ecclesiastica, anche se i loro scopi sono parzialmente relativi a pratiche di culto (accompagnamento dei defunti durante le esequie) e di solidarietà (assistenza a tutti i confratelli e non solo a quelli poveri). Manifestazione tangibile del vincolo associativo è garantita dal banchetto annuo (che si svolge durante la Pentecoste). E’ vero che esse praticano la carità verso l’intera popolazione del luogo, ma è altresì provato che riservano certi benefici solo ai membri (ad esempio, il beneficio dell’accesso al credito a tasso non usurario). Secondo G. LOMBARDI(15): "(…)le mansioni, il parallelismo e l’autonomia, sia in rapporto alle istituzioni ecclesiastiche, che a quelle civili, la circostanza che in non pochi Comuni (…) le Confrerie (dello Spirito Santo) siano più di una, possono far propendere a collocarne l’origine, secondo una linea di continuità, in periodo anteriore alla formazione stessa dei Comuni e forse collegato alla affermazione e penetrazione del Cristianesimo, che nella zona avvenne con notevole ritardo, rispetto ai centri urbani. In ogni caso esse potrebbero legarsi al primo popolamento e rappresentano il substrato personale ed organizzativo, sia dell’istituzione comunale, che, a livello probabilmente gentilizio, di quella parrocchiale, secondo un rapporto in cui l’uso e la proprietà della terra si collegano a relazioni di tipo personale o famigliare. La loro parabola si conclude non già sul versante religioso, ma su quello "laico" dei rapporti tra Stato e società civile, venendo estinte nelle Congregazioni di Carità, istituite nel quadro delle riforme sabaude del XVIII secolo".

Purtroppo, lo studio delle Confratrie dello Spirito Santo è appena agli inizi e molti studiosi, quando si imbattono in una di esse, spesso credono ancora di trovarsi di fronte ad un fenomeno unico o proprio al massimo di una zona (es. : la Val d’Aosta o la Savoia), mentre pare che si possa parlare di istituzioni fortemente diffuse in spazi geografici molto più ampi e favorite dalla Chiesa Cattolica Romana, almeno fino alla Controriforma.

Infatti, già partire dal XV secolo, la Chiesa Cattolica sollecitò l’istituzione di compagnie di disciplinati unicamente dedite a pratiche religiose: posizione che irrigidì a seguito della Controriforma. Ciò fu vero specialmente nelle aree geografiche in cui si diffuse il fenomeno della adesione a movimenti non cattolici.

Altra cosa, invece, sono le "fratellanze" di lavoratori, seppur ammantate di sacro ed intitolate ad un Santo patrono della categoria. Naturalmente, anche in tal caso, si può pensare che ci si trovi di fronte ad un fenomeno generale, almeno proprio del mondo occidentale cristiano ed assolutamente non strettamente locale.

Difficile affermare con certezza se le dodici fratellanze pinerolesi già citate dal Caffaro e riportate adesso da Aurelio Bernardi(16) avessero unicamente carattere religioso o se si trattasse di veri sodalizi di lavoratori. I loro nomi sono legati ai microtoponimi delle parti della città nella quale sono sorte, ma è indicativo il fatto che la Confratria magna del Borgo, che sarebbe nata nel 1339, si sarebbe unita nel 1442 a quella detta dei manovali, che era certamente una istituzione di categoria.

Alcuni indizi sembrano far concludere che i primi raggruppamenti di lavoratori denominati fraticiae nacquero nel campo dell'attività di produzione di panni (17) ed è probabile che essi fossero originariamente posti sotto il patronato della religione non unicamente per devozione, ma per sfuggire al controllo dell'autorità civile, pur paludando attività parallele (es. cartelli padronali e leghe di resistenza tra salariati).

Da quanto accertato per i calzolai(18), pare che fossero stati i frati francescani, a comporre il regolamento originario di questa "fraticia SS. Crispini et Crispiniani" : esso, però, dovette limitarsi a dettare norme di disciplina degli organi interni e delle pratiche devozionali. In questo periodo, infatti, le questioni economiche venivano risolte all'interno dell'associazione in modo informale, tramite accordi. L'ingerenza del "princeps" e della "comunità" soggetta a quest'ultima autorità è successiva. Solo per l’Universitas lanae(19) abbiamo documenti precisi, ma tardi: tale associazione era una corporazione ad appartenenza obbligatoria, al cui interno si trovavano quella che in Toscana si sarebbe detta l' "Arte Maggiore" (che raggruppava i "mercanti-imprenditori" del settore) e molte "Arti Minori"(come le "fraticiae" dei "cardatori", dei "battilana" e dei "tessitori").

Nel 1440, il Duca di Savoia obbligò l' "Universitas" in questione a nominare quattro "probi viri", per concordare un regolamento interno con i "chiavari" municipali e quattro sapienti espressi dalla Comunità di Pinerolo.

Forse, la stessa cosa successe alle Arti minori. Comunque, è difficile dire se, da questo punto in avanti, le magistrature dell'Arte corrispondessero a quelle della "fraticia" religiosa (detta, più tardi, "compagnia") oppure se questa fosse divenuta una separata "commissione interna per gli affari religiosi", con magistrati propri.

L'esame dei documenti relativi all'Arte della calzoleria (20) farebbe propendere per una sostanziale unitarietà...ma, ciò non può certamente apparire come "risolutivo".

E neppure ci deve troppo stupire la commistione tra "economico" e "spirituale", essendosi sviluppata in un periodo nel quale i due aspetti non apparivano affatto contrapposti (si pensi alla "croce" sulle monete medievali ed alle prese di posizione della Chiesa cattolica contro l ' "usura", concepita in termini assai diversi dagli attuali, fino a comprendervi qualsiasi "prestito concesso dietro interessi").

Questa commistione appare evidentissima, a Pinerolo, per un'Arte minore: quella dei "tessitori". Essa, come detto, faceva parte dell’Universitas lanae, i cui "Statuti Generali" contemplavano le relazioni tra l'associazione maggiore e la "fraticia" dei tessitori. Anche quest'ultima possedeva, poi, propri "Statuti" (approvati dai soli "maestri", il 5 novembre 1525: in tale copia, però, si parla si una versione anteriore, andata persa), che regolavano i rapporti tra maestri, garzoni ed apprendisti(21). Lo "spirito" che animava quest'Arte minore era sicuramente "religioso": basti pensare che i contravventori alle regole comuni pagavano multe destinate per metà al clero e per metà al mantenimento dell'altare patronale di San Martino. In tal caso, insomma, "fraticia" religiosa e civile coincidevano.

Ancora una precisazione: già fin dal XVIII, ma specialmente all’inizio del XIX secolo, le confraternite di mestiere vennero chiamate sempre più frequentemente col nome di classi: checché se ne sia detto e creduto finora, personalmente ritengo che ciò sia solo indicativo di un mutamento lessicale e che dietro non vi sia nulla di sostanziale. Infatti, il nome dei santi patroni viene ugualmente richiamato in molti casi. A parte la classe dei camalli, che può essere di fondazione ottocentesca, tutte le altre sembrano la continuazione delle associazioni precedenti.

Al termine, posso passare a proporre la nuova schedatura promessa: essa è stata effettuata tenendo per buona la "Tavola delle Fonti", che si trova nel volume "Cent'anni di Solidarietà", edito dalla Regione Piemonte, nel 1989, con qualche modifica, opportunamente segnalata.

Alla schedatura delle società di mestiere, si premetterà una proposta di schedatura delle corporazioni antiche.

 

Tavola delle corporazioni pinerolesi

 

Arte della lana

Arte Maggiore Arti Minori (22)

-Arte dei mercanti di panni -Arte dei tessitori -Arte dei battilana -Arte dei cardatori

(già estinta nel 1630)

(in parallelo)

Compagnia religiosa o Compagnia di Compagnia di Compagnia di

"Fraticia" di San Matteo San Martino San Giorgio San Bonifacio

(altare in San (altare in San

questa sopravvisse e fu aperta Domenico ) Domenico)

a tutti i mercanti

collegati a questa pure ad un certo punto, vi sarebbero entrate

"cimatori" e "sarti", vi si infiltrano pure anche "filatrici" e

privi di specifica i " mercanti " "ricamatrici"

compagnia religiosa

di qui nasce la

Sacra e Militare

Centuria degli

Archibugieri di

San Giorgio

 

Altre Arti

Arte dei calzolai Arte dei Arte dei Arte dei

Muratori Fabbri-Ferrai Falegnami

 

Compagnia dei Compagnia di Compagnia di Compagnia di

SS. Crispino e Crispiniano Sant 'Anna S. Eligio S. Giuseppe

_______________________________________________________________________

dell'esistenza di queste tre Arti non si hanno prove, ma indizi , dovuti all'esistenza fino a epoca recente di compagnie religiose aventi tali patroni, delle quali mancano gli Statuti.

 

Schedatura delle società di mestiere pinerolesi

 

 

Mestiere: calzolai

- Arte a sé fin dal XIII secolo (BER2) oppure almeno dal XIV secolo (CAF)(BER)(ASCAL)

- (parallela) Compagnia dei SS. Crispino e Crispiniano (CAF) (BER) (ASCAL)

rifondata nel 1806 col nome di Classe dei Calzolai "S. Crispino e Crispiniano"

(BER2)

- nel XIX sec . , conservando le carte della vecchia compagnia, nasce la

Società di Mutuo Soccorso istituita dalla Classe dei Calzolai

1) fondazione certa : 1844 (ASCAL) (REV) (M78)

2) aperta a :

MAESTRI e LAVORANTI

(dopo il 1853,vi resteranno solo costoro) (la abbandoneranno in due ondate successive)

altre denominazioni : 1848 1853

Società dei Calzolai-Maestri nascita della nascita della

"SS. Crispino e Crispiniano" S.O.M.S. generale Società Lavoranti

(BER) Calzolai

(M73) (M78)

Società dei Calzolai-Mastri (REV)(M62)

Società di M. S. dei Calzolai (M73) essa nasce come

reazione alle

Società dei Mastri Calzolai (M78) malversazioni

avvenute nella

Società della Classe dei Maestri società primitiva

Calzolai (Regolamento 1897,in BNCF) (ASCAL)(BER)

la società dei soli maestri è sopravvissuta

fino al periodo post – bellico.

 

 

 

 

Mestiere: camali (facchini)

- Nessuna notizia per epoca precedente il secolo XIX

- In quel secolo:

Società di Mutuo Soccorso istituita dalla Classe dei Camali

altre denominazioni:

Società dei Camali (M62)(REV)

fondazione : 1849 (M62) (REV) :essa pare legata ai trasporti precedenti la ferrovia.

______________________________________________________________________________

 

Mestiere : mugnai

- Nel Medioevo, i mulini venivano dati in feudo (al pari dei fondi) e ciò escludeva di per sé l’esistenza di una assocazione di lavoratori del settore; nell'epoca assolutistica, poi, i mulini erano "accensati".

- Nel 1782, esisteva una Classe dei mugnai "San Martino" (BER2)

- Nel XIX sec . :

Società Esercenti Mugnai

fondazione : ante 1886 (Regolamento 1885, in BNCF)

 

 

Mestiere : agricoltori

- Fin dal Medioevo, uniti nella

Compagnia religiosa di " Sant ' Isidoro " (FER)

- Nel XIX sec., in una frazione di Pinerolo (San Luigi di Baudenasca), nasce la

Società di Mutuo Soccorso Orto-Agricola di San Luigi

fondazione : 1871 (M95) (M904)

rifondazione:1909 (ASOP)

(sempre in ASOP, esiste traccia di un'altra "Orto - Agricola", fondata probabilmente nella frazione di Riva (FER), nel 1871: l'indicazione della sua esistenza in concomitanza con la prima ed il riferimento alla differente località ne esclude la sovrapponibilita')

 

 

 

 

 

Mestiere: muratori

- Nessuna notizia sicura circa una specifica Arte medievale, ma, come spiegare la costruzione di infrastrutture necessarie ad una città che fu capitale di uno Stato feudale, senza l'ausilio di manodopera specializzata e come credere che quest'ultima potesse esistere avulsa da una propria corporazione?

Se fosse esistita quest'Arte, avrebbe avuto come patrona "Sant 'Anna".

Per la costruzione delle grandi chiese pinerolesi è immaginabile l'utilizzo di manodopera itinerante forestiera, inquadrata in organizzazione non territoriale, di tipo "compagnonico", come quelle che raggruppavano i costruttori delle cattedrali di tutta Europa.

In particolare, qui, sembrano avere operato in San Maurizio, San Donato e San Domenico (le tre grandi chiese in stile romanico - gotico lombardo sopravvissute) ed in San Francesco (demolita) i maestri del romanico- gotico comacino.

Quanto alla presenza dei "Dévoirs" compagnonici francesi nel periodo delle occupazioni militari, essa è facilmente intuibile, almeno per lo specifico periodo in cui si realizzarono le fortificazioni progettate da Vauban.

-Nel 1782, sarebbe esistita una Classe dei muratori "Sant’Anna" (BER2)

- Nel XIX secolo :

Società dei Mastri da Muro " Sant 'Anna "

1) aperta a : mastri da muro ; capimastri impresari ; scalpellini ; decoratori

2) altre denominazioni :

- Classe dei Mastri da Muro Pinerolesi sotto la protezione di S. Anna(M78)

- Società dei Mastri da Muro(M62)(M73)

- Società di M. S. Muratori " Sant 'Anna " (M95)

- Società Sant 'Anna fra i Maestri Muratori (M904)

3) fondata: 1808 (M62) (REV) (BRA)

rifondata : 1834 (M78) (M95) (M904)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mestiere: cardatori

- Arte Minore della Lana : almeno dal XIV secolo (CAF)

- parallela Compagnia religiosa di San Bonifacio (CAF)

divisa in

Compagnia maschile (FER) Compagnia femminile (FER)

- nel 1782 sarebbe esistita una Classe dei lanaioli e cardatori "San Bonifacio" (BER2)

evidentemente maschile

- anche per tale motivo, nel XIX secolo, sarebbero sorte due distinte società di mestiere, praticanti entrambe il mutuo soccorso :

Società dei Cardatori Società Operaia Femminile di M. S.

"San Bonifacio"

- maschile e femminile - altre denominazioni :

- fondazione: 1826 (M62)(REV)(BRA) - Società S. Bonifacio (M73)(M78)

- Società di San Bonifacio

(Antica Società dei Cardatori

fondata nel 1300 circa)(M85)

- fondazione e rifondazione:

1300 circa (M85)

1400 (M95)

1844 (M78)

1848 (M90)

1866 (M85)

- a prevalenza femminile ed aperta

alle "ricamatrici" (FER)

- esistente nel 1940 (ASOP)

 

 

 

 

 

Mestiere: tessitori

- Nel Medioevo : Arte minore della Lana

- Parallela : Compagnia religiosa di San Martino (CAF)(SSA)

con altare in San Domenico, attestato come preesistente nel 1525 (A.C.P., atti della castellania, 5 novembre 1525);

- Durante l’Assolutismo : nuovo altare in San Francesco, Cappella della Visitazione di Maria Vergine (atto notarile, rogato Silvestri, 26 settembre 1689); ma la Compagnia intitolata a San Martino, già nel 1782 accoglieva mugnai e non più tessitori, che erano confluiti nella Compagnia dei Santi Giorgio e Martino;

 

- Epoca napoleonica: Compagnia religiosa di Sant’Agata o Classe dei Tessitori (SSA)

con altare in San Maurizio, nella Cappella di Sant’Agata, concesso nel 1802, a seguito della distruzione di San Francesco; il nome della compagnia mutò per tal motivo;

- 1866: Società Sant’Agata (SSA)

fondata da : Giovanni Briachetti, Giovanni Foglio, Luigi Giraudo e Giacomo Maro, con modesti intenti di aiuto reciproco (quota fissa mensile, sussidio funebre);

- 1890: demolizione dell’altare citato; da allora la Società non ebbe più una propria Cappella privata, ma la festa annuale della Patrona continuò a celebrarsi in San Maurizio;

- 1895: primo pranzo annuale (tradizione durata fino alla prima guerra mondiale);

- 1897: prima ammissione di soci onorari;

- 1906: la festa annuale da allora venne celebrata nella chiesa di San Giuseppe;

- 1922: acquisto del vessillo sociale, confezionato dalla ditta cittadina "Arte del ricamo";

- 1924, 26 ottobre: Celebrazioni per il IV centenario della fondazione

 

 

 

 

Mestiere : fabbri-serrurieri

- Per l'epoca medievale, vale quanto osservato per i muratori.

- Per l'epoca della dominazione francese, è probabile la presenza di artigiani affiliati a "compagnonnages" transalpini (indizi emergono dalla presenza di tali artigiani nati oltralpe negli elenchi del XVII secolo e dal "trait" proprio di certi modelli di serrature e cerniere).

- Nel 1735, esisteva una Classe dei fabbri ferrai "Sant’Eligio" (FER2)

- Nel XIX sec. :

Società di M. S.

Maschile di " Sant 'Eligio " fra le consorelle sotto il

patronato di ‘S. Eligio’

- fondazione: ? - fondazione : 1882 (M95)(M904)

- è una società tra - altre denominazioni :

MAESTRI e LAVORANTI - Società di M. S. femminile

sotto il patronato di

dopo il 1841 nel 1841 " Sant 'Eligio " (Regolam.1920)

restano solo (REV)(BRA)(M62)(M78)

questi fondano la - Società di M. S. femminile

Società degli artefici di Sant 'Eligio (M95)(M904)

(Garzoni ) di lavori

in ferro

rifondazione: altre denominazioni : raggruppava lavoratrici del

- Ante 1863 Società degli Artefici settore meccanico

(Regolam. in BC) (Garzoni in ferro)

- 1864 (M95) (REV)

- 1865 (M904) esistente ancora nel 1940 (ASOP)

in seguito, tale società

s'aprì agli "affini"(lavo-

ratori del settore mec -

canico) e venne

denominata

- Società di M. S. tra lavoranti in ferro ed affini(M78) - - Società di M. S. tra i principali lavoranti in ferro affini (Regolam. in BNCF)

 

Società di Mutuo Soccorso composte da soli artigiani

Maestri artigiani d'ogni genere Maestri dell'artigianato artistico

Classe Patrizia Società di M. S. Società Mutuo Artistica Pinerolese

di M. S. ‘Arti e Mestieri ’

fondazione: - altra denominaz : - altre denominazioni :

- ante 1884

(Regolam.1883 Associazione di Società Mutuo Artistica

in BNCF e BC) Arti e Mestieri (M62)(M904)(REV)

(ESPO 98)

fusione : fondazione : Società di M. S. Artistica

con la -1883 Pinerolese (M73)

S.M.S. di Arti (M95)(M904)

e Mestieri (M912) - fondazione : 1856

in data (M62)(M78)(M95)(M904)(REV)

imprecisata fusione:

(FER) -1939

con la

Associazione

Generale fra

gli Operai (ASOP)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Solo BER2 cita le seguenti "Classi" senza indicare le fonti:

Anno Categoria Patrono

1720 Rivendaglioli San Michele

1735 Panettieri e Confettieri Santi Antonio e Onorato

Medici Speziali e Chirurghi Santi Cosma e Damiano

Musici Santa Cecilia

Scolari San Nicolao

1774 Parrucchieri Beato Amedeo di Savoia

1782 Cuochi e Camerieri San Pasquale

Sellai Sant’Omobono

Scalpellini Santa Lucia

1806 Notai e Procuratori San Domenico

 

Note:

  1. M. De Certeau - Fabula Mistica,Bologna,1987.
  2. Contenuto in : Dal Piemonte all’Italia, a cura di U. Levra e N. Tranfaglia, Torino, 1995.
  3. In tal senso sono assolutamente valide le cautele proposte, in passato, da Dal Pane e da Sapori, citate dalla Marucco in op. cit., p. 283-284. Cfr. direttamente A. Sapori, Studi di storia economica medievale, Firenze, Sansoni, 1946 (II ed.) e L. Dal Pane, Storia del lavoro in Italia dagli inizi del secolo XVIII al 1815, Milamo, Giuffrè, 1958 (I ed. 1944) oppure L. Dal Pane, Il tramonto delle corporazioni in Italia (secoli XVIII e XIX), Milano, 1940.
  4. Cfr. Storiografia francese ed italiana a confronto sul fenomeno associativo durante il XVIII e XIX secolo. Atti delle giornate promosse dalla Fondazione Luigi Einaudi (Torino 6 e 7 maggio 1988), a cura di T. Maiullari, Torino, Fondazione L. Einaudi, 1990.
  5. L. Da Vinci Codice Atlantico, 76 r. a. .
  6. M. Abrate - Francesi a Pinerolo, in "Mélanges à la Mémoire de Franco Simone", Genève, 1981, pp. 196-204.
  7. Op. cit. , pag. 288.
  8. Quanto al valore assegnato dai "compagnons" al lavoro, cfr. M. Grigaut, Histoire du travail et des travailleurs, Paris, 1931, pag. 70, ove si pubblicano le frasi d’apertura con le quali venivano iniziate le riunioni interne di un "dévoir": "O Travail! Devoir sacré de l’homme libre; force et consolation des coeurs généreux! Toi qui préserves des passions lâches et mauvaises; toi qui rends plus douces les caresses des enfants et l’affection de l’épouse, sois glorifié!". Invece, per le loro aspirazioni libertarie, si tenga presente che, praticamente sempre, i "dévoirs" uscirono allo scoperto, durante le rivoluzioni avvenute in Francia, salvo, proprio per questo motivo, essere perseguitati, quando la fiammata più accesa si spense ed ogni rivoluzione si assestò su posizioni borghesi moderate.
  9. es. bandiera della "Società di San Bonifacio".
  10. cfr. Statuti di Pinerolo, a cura di D. Segati, in "Historiae Patriae Monumenta", Torino, 1955.
  11. contenuto in: E’ una lunga storia. Alle origini del mutualismo italiano: la Società Generale fra gli Operai di Pinerolo. 1848-1998, pubblicato dalla Regione Piemonte e dal Centro Studi Piemontesi, a Torino, nel 1998.
  12. D. Carutti, Storia della Città di Pinerolo, Pinerolo 1893.
  13. P. Caffaro, Storia della Chiesa Pinerolese, vol. V., Pinerolo 1900.
  14. Per il caso bargese, si può dire che il mio studio è stato facilitato dal fatto che l’Archivio Storico Municipale di questo Comune conserva ancora gli atti di diverse confratrie dello Spirito Santo esistenti sul suo territorio ancora nel XVI secolo.
  15. G. Lombardi, I Comuni della provincia di Cuneo nello Stato Sabaudo: problemi evolutivi delle autonomie locali, in : B.S.S..A.A. della Provincia di Cuneo, numero monografico I Savoia nella storia dei nostri Comuni: potere centrale e autonomie locali, n°89, 2° sem. 1983, p.75, nota 8
  16. op. cit., p. 118. Lascio fuori dal numero il sodalizio dei Calzolai, che fu certamente, già nel Medioevo, proprio di quella sola categoria di lavoratori..
  17. A. Caffaro - L'arte del lanificio in Pinerolo e gli Statuti di essa, Torino, 1893.
  18. L .Bernardi - Istoria della Classe dei Maestri Calzolai della Città di Pinerolo, Cavour, 1896. Secondo Aurelio Bernardi, invece, l’istituzione era già viva nel 1220.
  19. Questa è la definizione data nei documenti ufficiali dello Stato all’associazione in questione.
  20. conservati, ora, parzialmente presso l'Archivio della Società Mutua di Pinerolo e, in altra parte, dal signor Ferraud .
  21. A. Caffaro, op. cit., pp. 24-25.
  22. Il frequente ingresso di lavoratori di settori differenti, ma affini, in una compagnia religiosa è già rimarcato in Caffaro, op. cit. , che cita i divieti opposti in principio a tale andazzo e la successiva tolleranza, sintomo di evidente impotenza degli oppositori nei confronti di un fenomeno che stava assumendo dimensioni rilevanti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FONTI

ASCAL Archivio Società Calzolai di Pinerolo

ASOP Archivio Società Operaia di Pinerolo (presso Società Mutua)

BC Biblioteca Civica di Pinerolo

BER L. Bernardi, Istoria della classe dei calzolai cit.

BER2 A. Bernardi, Antiche forma di assistenza in Pinerolo, cit.

BRA Bravo G.M., Torino Operaia,Torino,1968.

BNCF Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze

CAF Caffaro,cit.

C84 Notizie inviate dal Comune di Pinerolo alla Soprintendenza agli Archivi del Piemonte,nel 1984

FER Fonte orale: sig. Ferro, membro della attuale Società Mutua

M62/73/78/85/95/904/912 Statistiche ministeriali circa le S.O.M.S. italiane

REV Revel, Del Mutuo Soccorso fra le classi lavoratrici in Italia Torino,1875

SSA Libretto di iscrizione, Cenni Storici e Regolamento della

Società Sant’Agata, già Classe dei Tessitori, Pinerolo,

Gioda, 1925, in Biblioteca Comunale Alliaudi di Pinerolo

(O.P.E 127)