Lo studio collettivo pubblicato dal Cesmap sulle grandi aziende delle valli stimola ulteriori considerazioni sulle scelte sociali del padronato T&G.

(pb)

Se si guarda alle realizzazioni delle aziende tessili e meccaniche maggiori in val Chisone si trova un elemento unificante: la costruzione  a Villar, Perosa e San Germano di abitazioni,servizi ecc. per i dipendenti - locali o immigrati (specie dal Veneto).

Il maggiore e compiuto esempio si trova a Villar Perosa  (...)

studiato a fondo dalla tesi di Alessandra Godino  Il villaggio operaio in Italia: il caso di Villar Perosa


 e qui
riportato

 dal capitolo III Il paternalismo a Villar Perosa ,

  III. 3.   Filantropia o funzionalismo produttivo? 


 

Il titolo è preso in prestito da uno scritto di G. A. Testa[1], un autore che ha condotto numerose ricerche sul villaggio operaio Leumann.

G. A. Testa afferma che il villaggio è una struttura di consenso, e di conseguenza esiste:

 

una stretta relazione fra produttività e costo sociale, fra struttura e operazione assistenziale, tanto che possiamo considerare quest’ultima come una spesa di impianto, che garantisce con un’operazione programmata (in cui il numero di abitanti nel villaggio corrisponde alla forza lavoro necessaria per il funzionamento degli impianti), il consenso necessario allo sviluppo dell’azienda[2].

 

Il progetto del villaggio è quindi determinato dal funzionalismo produttivo, e non dalla generica filantropia o l’assistenza agli indigenti. Osserva a proposito F. Ramella che:

 

Parlare di questi imprenditori in termini riduttivi come “filantropi” è fare un torto alla storia. Erano i realtà ben di più, a giudicare dal disegno di cui si facevano portatori, che era quello di creare “l’uomo nuovo” della società industriale nascente, così come essi lo avevano “pensato” e cercavano di realizzarlo nel piccolo mondo sincronizzato alla sirena dello stabilimento che essi avevano costruito e pianificato[3].

 

Il funzionalismo è una caratteristica essenziale del paternalismo, cioè di una gestione ed organizzazione del lavoro utilizzante l’assistenza e la previdenza per la creazione del consenso e della cooperazione interclassista è il prodotto di una gestione capitalistica avanzata, alla quale possono essere ricollegate le attività sociali e culturali dei grandi gruppi industriali. 

 

Fig. IV. 19.   Il villaggio operaio Giovanni Agnelli ad inizio secolo. dalla tesi   di Alessandra Godino

 http://www.alpcub.com/tesi%20sandra

 

 

 

Per questo motivo,

la casa e il suolo sono considerati come un qualsiasi mezzo in grado di generare plus valore. Da un lato si promuovono modelli di organizzazioni sociale capace di rispondere ai bisogni delle maestranze, e dall’altro si selezionano (anche grazie alla discriminazione della casa) operai fedeli, necessari al regolare funzionamento degli impianti, capi e direttori capaci di contribuire al controllo dei lavoratori[4].

 

Il tempo libero, l’abitazione, il lavoro, il servizio sociale e la fabbrica, cioè quegli aspetti della vita che sono divisi tra loro nella città industrializzata, nel villaggio operaio sono riuniti in un unico luogo, sotto la stessa autorità ed amministrazione:

Si può parlare di villaggio industriale e non di un ambiente industrializzato o adattato alle esigenze della produzione; non è la popolazione che si adatta al luogo abitativo, ma è quest’ultimo che viene progettato il funzione della fabbrica che diventa il motore di ogni aspetto della vita sociale[5].

 

In questo contesto l’industriale è il proprietario della casa, il gestore dei servizi, il programmatore dell’educazione dei minori, unico e incontrastato padrone della vita e dell’economia.

Non solo, ma:

Il carattere monopolistico della industria si estende […] a tutto il territorio circostante. L’iniziativa privata domina su quella pubblica e le amministrazioni dei paesi circonvicini delegano volentieri l’assistenza ed alcune opere pubbliche alla famiglia che rappresenta la forza economica locale più rilevante[6].

 

Nel villaggio operaio l’agente sociale è costituito dalla fabbrica:

 

Dal lavoro dipendono la casa, le istituzioni assistenziali e previdenziali, l’educazione dei giovani e il tempo libero. Nel villaggio gli spazi collettivi e privati rappresentano la nuova forma di vita della famiglia operaia che utilizza in modo funzionale la “macchina per abitare”. […] L’investimento sociale non è generico, non è rivolto a sanare gli effetti negativi dell’industrializzazione, ma è un costo di esercizio equivalente alle spese per l’ammodernamento degli impianti. Il lavoro non è imposto, ma è richiesto per il benessere della famiglia, per lo sviluppo della comunità che abita nella borgata. L’imprenditore si rende conto che la pace sociale non si realizza nella risposta generica ai bisogni della classe lavoratrice, ma nell’organizzazione delle maestranze e nella responsabilizzazione al compito produttivo all’interno della struttura capitalistica[7].

 

Si aggiunga che il costo monetario dell’investimento in tutta l’operazione di costituzione di un villaggio operaio, a ben vedere, ricade sui lavoratori; basti ricordare che, come riferisce L. Guiotto, al momento della morte di Alessandro Rossi (il fautore di Nuova Schio): 

 

Le istituzioni operaie avevano ricevuto un totale di L.1,5 milioni, mentre 42 milioni erano andati agli azionisti, 6 allo Stato e 65 in stipendi e salari. Questo per ricordare […] come la città operaia, il proclamato amore per gli operai, fossero organizzai in maniera da incidere solo minimamente sulle finanze padronali, facendo ricadere tutto l’onere sugli stessi lavoratori, costretti quindi ad assistersi da soli, ma nelle forme volute dal padrone  [8]

in  modo del tutto inconsapevole.

 

[1] TESTA G. A., Filantropia o funzionalismo produttivo?, in: AA.VV., Patrimonio edilizio esistente  - Un passato e un futuro,  Atti del convegno, a cura di A. Abriani, Torino, Designers Riuniti, 1980.

[2] Ivi, p. 278.

[3] RAMELLA F., Dall’industria rurale a domicilio alla manifattura e alla fabbrica: lavoranti ed imprenditori nel Biellese dell’800, in: AA.VV., Patrimonio edilizio esistente  - Un passato e un futuro, Atti del convegno, a cura di A. Abriani, Torino, Designers Riuniti, 1980, p. 127.

[4] TESTA G. A., Filantropia o funzionalismo produttivo?, in: AA.VV., Patrimonio edilizio esistente  - Un passato e un futuro,  Atti del convegno, a cura di A. Abriani, Torino, Designers Riuniti, 1980, p. 279.

[5] Ivi, p. 280.

[6] Ivi, p. 281.

[7] Ivi, p. 282.

[8] GUIOTTO L., La fabbrica totale, Milano, Feltrinelli, 1979, p. 135.

 

 


 

(...)Da queste scelte delle altre grandi aziende si discosta il padronato che gestirà fino al 1990 lo scavo e la coltivazione delle miniere di talco e grafite.

 

 

 

  Paola

Certo, un grande edificio fu costruito alla miniera Paola per ospitare minatori, restò l'unico esempio di una attenzione alle condizioni di disagio di una parte della manodopera della miniera.

Nell'edificio della Paola durante la seconda guerra (da settembre del '43) si accampavano sovente i partigiani- e un geometra portò loro un milione di lire - mandate dalla direzione della sede di Pinerolo...

 I Prever,i Villa, e poi i Calleri non tenteranno la strada di costruire villaggi di minatori nella medio-alta montagna -

avrebbero avuto nel lungo periodo la sorte di molti paesi del vecchio west -

  e poi : ( i montanari avrebbero accettato di abitarvi? erano piuttosto legati ai propri territori, paesi, boschi, campi... da cui traevano integrazione dei bassi salari di miniera)

- i padroni si limiteranno a dare loro un riparo nelle miniere di alta quota (sovente raggiungibili dopo lunghe marce da paesi anche di altre valli) in baracche di pochi metri quadri

  vedi estratto-lavori-tradizionali-in-val-germanasca_c_ferrero  pdf

 

sempre avanti! 1 marzo 1967

 

Miniere di alta quota pdf   da tesi 1985

 

si richiamano alcuni testi:

 documento mostra-buniva (alpcub.com) 2007

 http://www.alpcub.com/miniera25.pdf  1969

Qd4-Raimondo-Genre-estratto-miniera.pdf  :

 

https://www.facebook.com/artigianomanutentore.garrouluca/videos/664385437063803/?sfnsn=scwspwa

la-beidana-n-38.pdf (studivaldesi.org) :

 

   la stazione di arrivo della teleferica che porta a Pomeifrè  (demolita)

 

 

 Mentre attingerà abbondantemente alle risorse umane delle valli - come dice la memoria operaia raccolta dalla Ricerca di Carlo Ferrero sulle cause di morte dei minatori in v.Germanasca dal 1900 al 1988 - riempirà i cimiteri della valle di morti premature di minatori per silicosi.

Silicosi_e_cancro_del_polmone  pdf

http://www.alpcub.com/riforma_29_marzo_2012_silicosi.htm

 

Un giovane Villa, a fine anni Ottanta,

 di fronte alle cifre - fornite da un delegato -  :' il 70% dei minatori morti di silicosi',e 'centinaia di vedove',risultanti dalla ricerca di Carlo Ferrero per la val Germanasca

 ribatteva:"Se fosse vero dovremmo chiudere le miniere"...

 

Vedove di minatori     431     delle quali: decedute a loro volta 240         tuttora viventi        191  (al 1988)

 

e le donne dei minatori?

le-donne-e-il-talco.htm

Importante il ruolo delle donne dei minatori  - nella campagna, in famiglia, nei trasporti del talco, nella cernita del minerale.... sono poi diventate in  tante delle vedove, ereditando la pensione dei minatori morti per lo più di silicosi

 

vedi le testimonianze raccolte da Ugo Piton:

 http://www.alpcub.com/intervista_piton.pdf  :

 

A livello nazionale : Una miniera di donne dimenticate: le cernitrici di Montevecchio e le altre - AgoraVox Italia

 https://www.tiraccontolastoria.san.beniculturali.it/index.php?page=View.ObjectContent&id=asm%3A052-ledda-doloretta

 Donne di Scienza - YouTube    : un iceberg nel mare di  operaie e capitale https://www.alpcub.com/operaie.pdf

 

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      era uno  " lo sfruttamento metodico...":

   ritaglio

 

collezione Bernardi

 

non sappiamo quanto denaro ha usato il padronato per migliorare la viabilità nelle alte valli, limitandosi a sfruttare la tramvia fino a Perosa e i bus fino a Fenestrelle ( dopo la prima guerra passati sotto la famiglia Agnelli)

Tramvia e autolinee  accenni

i camion del talco che portavano il minerale dalle miniere ai mulini


 

- fornirà parte dei paesi della val Germanasca di energia elettrica con le proprie centrali;

in varie miniere erano poi presenti mezza dozzina di 'spacci'- negozi aziendali di alcuni generi alimentari

e in periodi diversi i minatori conquistarono la mensa;

  casa operaia alla Paola

nella casa operaia della Paola la direzione pagherà una maestra elementare;

( a Balziglia e a Maniglia...invece se la caverà con quattro televisioni...).

 

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La miniera, luogo di dure e lunghe lotte per il salario o contro i licenziamenti, si alleggeriva periodicamente di personale 

 (dagli  anni 70 con pensionamenti),

sovente in occasione di adeguamenti tecnologici

- sempre perdurando un carattere artigianale favorito  dalla posizione monopolistica nel settore - http://www.alpcub.com/appello.pdf

  nel '66 e nel '67 marcia su Pinerolo

 

 Le prime lotte ( http://www.alpcub.com/documento-mostra-buniva-2007.pdf ) cgil-cisl-alpcub-basata su tesi E.Rochon

 • Settembre ‘49: sciopero di un mese al termine del quale i minatori ottennero un aumento di 50 lire giornaliere del premio di produzione (che passò da 80 a 130 lire);

• maggio-luglio 1954: in seguito alla sostanziale disdetta del premio di produzione da parte dell’azienda, prese il via lo sciopero, che durò tre mesi ottenendo un risultato molto deludente per i lavoratori: 1000 lire al mese a fronte delle 4000 che vi sarebbero state con vecchio premio di produzione. Durante la lotta erano stati licenziati per rappresaglia 17 minatori della Commissione Interna, l’accordo sancì il ritiro dei licenziamenti;

• settembre ‘57: Tentativo della Direzione di aumentare la produzione: due operai si rifiutarono e vennero licenziati. La sospensione dal lavoro iniziò col turno successivo e durò 17 giorni; si rivendicava il ritiro dei licenziamenti e un aumento del 2,5%. Il primo obiettivo fu raggiunto, l’aumento invece fu dell’1,5%.

°settembre-ottobre ‘59: 50 giorni di sciopero. Soliti licenziamenti di rappresaglia. Difficoltà nella conduzione delle lotte anche a causa della non-partecipazione al conflitto degli operai della macinazione. I licenziamenti furono ritirati e furono introdotte migliorie nell’ambiente di lavoro: ventilatori nelle gallerie principali, docce, aerosol.. Ma l’aumento promesso si rivelò fasullo .)

 

oltre alle miniere delle valli Chisone e Germanasca,

con collegati mulini di Perosa Argentina e Porte,

era della T&G una cava di talco a Orani (Sardegna)-

La miniera di talco di Orani (alpcub.com)

collegata via nave della ditta allo stabilimento dei mulini di Livorno-

Miniere di Sardegna - Archeologia mineraria e turismo minerario in Sardegna miniere a Orani

Miniere di Sardegna - Archeologia mineraria e turismo minerario in Sardegna  libri

e una in Spagna,

inoltre

una miniera di grafite a Murialdo con annesso mulino, http://www.alpcub.com/miniere_murialdo.pdf

 

 e << a Monterosso Calabro. Nel 1939 la "Società Talco e Grafite Val Chisone" di Pinerolo impiantò le strutture per lo sfruttamento delle miniere di grafite e bauxite impiegando centinaia di minatori locali che ogni mattina si recavano al lavoro con le biciclette Frejus fornite dalla ditta. Il 31 ottobre 1948 la Società Val Chisone interruppe l'attività estrattiva. Ancora visibile oggi il vecchio deposito di grafite.>> 

 Monterosso Calabro - Wikipedia

 

A Pinerolo la T&G era proprietaria degli stabilimenti Elettrodi (chiusura 1984)

People - Ercole Ridoni Lo stabilimento elettrodi (pralymania.com) 

Pressa

 Stabilimento elettrodi . Pinerolo /Ridoni

 


 

 e dell'Isolantite (lavorazioni cessate negli anni Ottanta e riprese con parte della manodopera sotto forma di cooperativa - oggi a Villar Perosa ).

 

La T&G partecipa infine alla seggiovia di Prali prima gestione

- e ai pochi anni dell'albergo limitrofo -

opere utili per un possibile sviluppo turistico e residenziale del paese.

 Hotel Malzat (pralymania.com)

 

Infine l'appoggio dato per la preparazione, la cessione di diritti e proprietà

 e l'apertura del museo https://www.ecomuseominiere.it/ alla miniera Paola - dal 1998 -da allora non lontano dal mezzo milione di presenze.

 

area della 'Paola'

  nella struttura esterna dell' Ecomuseo EM&VG - Ecomuseo Miniere

 

Ha poi posseduto uno stabilimento dolciario a None (Groder)

None: stabilimento Ferro Groder - Archivio | 9centro (polodel900.it).

  Groder

 

(pb)

 


 

altre notizie

http://www.alpcub.com/talco%20e%20grafite_la%20stampa.htm  ( rassegna articoli 'la stampa' 1961-99)

 (utilizzare nella RASSEGNA  il link  :   'leggi testo articolo'

Venduta la Talco Grafite

 Venduta la Talco Grafite PINEROLO. La Talco Grafite, leader in Italia nell'estrazione del talco, ha cambiato proprietario. Il 97% delle azioni ordinarie è stato acquisito, con una serie di operazioni iniziate nei mesi scorsi, dalla francese Tale de Luzenac, che commercia il prodotto estratto nei Pirenei ed è collegata alla Rio Tinto Zinc, una multinazionale, con sede a Londra, che ha un fatturato di circa 13 mila miliardi. La notizia del nuovo assetto societario della Talco Grafite (300 dipendenti) è stata confermata da Pietro Villa, amministratore delegato uscente in rappresentanza della famiglia che ha fondato l'azienda pinerolese all'inizio del secolo e che deteneva quasi la metà del capitale. L'azienda non ha problemi di produzione: da stime effettuate negli ultimi mesi, risulta che le miniere della zona potranno dare talco ancora per 50 anni. LaStampa 29/04/1990 - numero 98 pagina 14

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la-beidana-n-38.pdf (studivaldesi.org)

 -Miniere di talco in val Germanasca Dalla coltivazione a "Scopriminiera";  di Luca e Raimondo Geme

 -Il talco, i minatori, una multinazionale Cronaca di dieci anni difficili ; di Piero Baral

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estratto dal bilancio T&G -31 dicembre 1945

 

 

 






uno sguardo in

Val Pellice/ brevissimo percorso storico  - da 

http://www.alpcub.com/valpellice/val_pellice.htm

 

l'industria

L'industria affonda le proprie radici alla fine del XVIII secolo, quando, nel 1793, Giovanni Daniele Peyrot introdusse "dello stame all'uso inglese e successiva formazione di stoffe di lana", impiegando nel primo ventennio dell'ottocento circa cento operai. E' del 1833 l'impianto di filatura del cotone sorto per opera di Giuseppe Malan a Pralafera, entro i confini del comune di Luserna S. Giovanni, e distrutto da un'incendio nel 1852, che gettò sul lastrico 500 operai. Diversi altri furono gli insediamenti industriali in valle legati al tessile. Possiamo indicare la nascita dei principali nuclei produttivi: 1833 venne fondata la Manifattura Mazzonis di Pralafera, 1885 la Manifattura Mazzonis di Torre Pellice, 1892 la Società Fratelli Turati a Luserna S. Giovanni, 1901 la ditta Vaciago a Luserna S. Giovanni, 1904 la Crumière di Villar Pellice.

Le industrie della Valle legate alla produzione tessile passarono poi nelle mani del principale gruppo imprenditoriale della valle: i Mazzonis. Impero industriale che si sgretolò progressivamente fino al fallimento, negli anni sessanta di questo secolo, creando una grave; crisi occupazionale per tutta la Valle: è sufficiente dire che nel 1951 2000 dei 3700 operai occupati nella zona erano dipendenti delle loro fabbriche. La sirena delle fabbriche Mazzonis regolava la vita della zona con un'economia che vedeva intrecciato il lavoro dei campi con quello dell'officina. L'importanza dell'industria tessile ci viene confermata dal fatto che nel 1951 quasi il 90% degli addetti era occupato nel tessile, mentre il secondo settore di maggior occupazione dell'industria era quello del legname, mobili ed arredamento con il 3%, seguito dalla produzione meccanica con il 2%.

Dopo la chiusura della Mazzonis, nel 1964, a Luserna una parte della disoccupazione venne assorbita da una serie di medi e piccoli insediamenti: l'Helca, dolciaria, che adottò il prestigioso marchio della Caffarel, presente sul mercato da oltre centocinquant' anni, la Manifattura Giacche, l'Eurografica e così via.

L'industria estrattiva, con la sua rinomata "pietra di Luserna", era un altro settore produttivo di una certa rilevanza, con le sue cave disperse lungo i pendii della valle: le principali si trovano nei comuni di Rorà, Luserna S. Giovanni e Bagnolo (comune contiguo alla val Pellice). Tale pietra affiora su di un'area di circa 50 chilometri, tra la val Pellice e la valle Po'. La facile lavorabilità, l'alta resistenza e il gradevole aspetto del color grigio chiaro con sfumature verdognole, hanno fatto apprezzare questa caratteristica pietra di Luserna, la quale venne definita il miglior gneiss d'Italia. Essa trovò diffuso utilizzo non solo in Italia, ma progressivamente si affermò sul mercato europeo, in particolare tedesco e francese. Inizialmente, prima del diffondersi del trasporto su strada, fu la ferrovia Torre Pellice-Torino a essere il mezzo principale di trasporto verso i principali centri di consumo e di smistamento.

Oltre alle industrie citate, si deve ricordare che nel 1880 viene creata da G.P. Malan la "Tipografia alpina", mentre è del 1866 l'impianto dolciario della Moré.

Nel 1961 l'occupazione era così suddivisa: il 10,4% nell'agricoltura, il 72,2% nell'industria (estrattiva e manifatturiera) e nelle restanti altre attività il 17,4%.

La sensibili diminuzione dell'occupazione, che passa dai 4053 del 1953 ai 2367 del 1975, é strettamente connessa alla crisi del settore tessile, la realtà produttiva di più antico insediamento nella valle. Dal 1951 al 1961 gli occupati nell'industria in val Pellice passano da 3852 a 3075.

In relazione a questo processo di deindustrializzazione si fa strada il pendolarismo verso altri centri produttivi del Pinerolese e della val Chisone ( RIV-SKF, Indesit, Fiat), senza dimenticare che la crisi produttiva a metà degli anni sessanta non coinvolse solo la Mazzonis ma le principali industrie del pinerolese. (www.tpellice.it)

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anni 2000

Per le olimpiadi invernali del 2006 viene progettata la costruzione di un nuovo palazzetto del ghiaccio.La difficile gestione dell'opera viene affidata all'AGESS, che doveva assumere la gestione del palazzetto di Torre e di quello di Pinerolo, e gestire anche la 'NUOVA CRUMIERE' e il museo

Ma nel 2005 l'Agess fallisce e la C. Montana ha molti problemi ma si fa garante per gli investimenti dell'Agess. La Val Pellice intanto viene esclusa dalle sedi di gare e dalle olimpiadi della cultura.

I costi di manutenzione del Palazzetto del ghiaccio sono molto alti (100 mila euro/mese).Dopo le Olimpiadi succede che la comunità non ha i soldi per pagare gli aiuti dell'assistenza sociale ( in attesa che arrivino i fondi regionali) - crisi poi superata.

"La comunità montana soffre di una crisi politica, si chiede un rinnovamento del gruppo dirigente del centro sinistra, trasparenza e coinvolgimento dei cittadini" - (L.Tibaldo).