Sardegna: miniere in vendita, minatori sfrattati

Davide Madeddu


Minatori in Sardegna
La regione mette all´asta le vecchie aree minerarie della Sardegna ma nel bando internazionale finiscono anche le case dei minatori in pensione che adesso vengono sfrattati. Con il risultato che i vecchi operai, per acquistare le case in cui vivono da oltre trent´anni potrebbero dover partecipare al bando internazionale cui hanno manifestato interesse anche Pirelli Re, Lombarda Immobiliare di Ligresti, un´associazione temporanea d´imprese chiamata Sviluppo Sardegna, e inoltre la Hines Italia fondo investimento americano.

A sollevare il problema lanciando un appello anche all´amministrazione regionale sarda per trovare una soluzione sono le organizzazioni sindacali del Sulcis Iglesiente, la parte della Sardegna sud occidentale dove è concentrata la maggior parte di aree minerarie. «Duecento ex minatori che vivono in case assegnate dalle aziende minerarie trent´anni fa - denuncia MarcoTuveri sindacalista territoriale della Uil - hanno ricevuto le lettere di sfratto perché le case e i terreni vicini rientrano nell´elenco del patrimonio che sarà venduto all´asta».

Un progetto, come ha annunciato il governatore Renato Soru, necessario «per la creazione di nuovi posti di lavoro e il recupero di aree minerarie», nella maggior parte dei casi abbandonate. Una situazione paradossale, come spiega lo stesso sindacalista, dato che i vecchi minatori potrebbero dover essere costretti a partecipare al bando internazionale per poter acquistare le case in cui hanno vissuto per oltre trent´anni. «Se non si trova una soluzione prima - prosegue - c´è il rischio che i minatori in pensione debbano confrontarsi con i grossi gruppi imprenditoriali per acquistare il pezzo di terra sui cui magari, hanno speso i risparmi di una vita lavorata proprio in miniera. Con il risultato, ma non vogliamo crederci, che si possano trovare da un momento all´altro in mezzo alla strada».

La vicenda che sta a monte della nuova polemica è spiegata dallo stesso sindacalista. «Negli anni delle lavorazioni minerarie - racconta ancora Marco Tuveri - le aziende, tutte a partecipazione pubblica regionale o statale, assegnavano ai lavoratori, molto spesso sulla parola, le case in cui vivere». Una situazione che si è protratta nel tempo. «In questi anni il patrimonio minerario, case comprese, è passato da un gruppo imprenditoriale a un altro - prosegue ancora - . Molte aziende poi hanno venduto alcune case ai minatori o a quelli che sono andati in pensione, altre invece hanno lasciato che gli operai continuassero a vivere senza chiedere nulla in cambio».

Sino al 2001 quando la società regionale responsabile del patrimonio minerario invia i primi le lettere di sfratto. «Molti ex minatori non hanno fatto istanza di usucapione perché a monte c´è sempre stata la promessa di una vendita. Invece così non è avvenuto e adesso per i vecchi minatori che, nel frattempo hanno trasformato vecchi ruderi in piccole case, si ripresenta il problema». Proprio per trovare una soluzione a questa vicenda le organizzazioni sindacali hanno deciso di promuovere una mobilitazione in difesa dei minatori in pensione. «nella maggior parte dei casi si tratta di persone che hanno più di sessant´anni, sono ammalate di silicosi e vivono in piccole case ristrutturate con i soldi della liquidazione e la promessa di poterle acquistare». La mobilitazione contro i bandi internazionali ci sono anche la Cisl e inoltre la rete Lilliput e il social Forum che in tutte le aree della Sardegna messe all´asta hanno promosso manifestazioni di protesta e sit in. Lo scopo è quello di difendere quello che anche l´Unesco ha dichiarato, con l´istituzione del Parco Geominerario "patrimonio dell´umanità".

Pubblicato il: 24.09.06