rinaldini

 

16 maggio Torino manifestazione nazionale della Fiat. 

Al corteo meno di 5000 operai. Rinaldini finito giù dal palco in uno diverbio con operai Slai-Cobas del sud che stavano prendendosi la parola. Comincia a sentirsi la protesta di chi pagherà di più la ristrutturazione mondiale della Fiat. Non è un buon inizio. Ognuno tira la coperta dalla sua parte... Marchionne sorride. La Fiom parla di aggressione squadristica e rimpiange i servizi d'ordine di un tempo.

Dopo gli incidenti Rinaldini ha finitop il suo discoso. Per quanto riguarda il confronto con Fiat, Rinaldini ha annunciato i prossimi passi del sindacato: "Visto che le relazioni sindacali finora si sono limitate alle lettere per comunicare la cassa integrazione, bloccheremo tutti gli straordinari e le forme di flessibilità fino alla convocazione del tavolo". "Non ci stiamo più ad apprendere le cose attraverso i comunicati", ha aggiunto ribadendo che "non è possibile chiudere alcun stabilimento in questo Paese".

I Cobas han parlato a palco vuoto alla fine.

cronaca ansa:

I tafferugli sono solo alla fine, durante i comizi sul palco allestito davanti alla palazzina del Lingotto. La contestazione inizia a sorpresa durante l'intervento di Farina. Gli gridano "venduto, venduto" e gli tolgono l'audio. Il segretario della Fim-Cisl finisce di parlare, ma i Cobas raggiungono il palco. Ci sono spintoni, Rinaldini viene strattonato e tirato giù dal palco, ma riesce comunque a concludere il suo intervento. Viene colpito con una cinghiata anche il segretario generale della Uilm piemontese, Maurizio Peverati. Un rappresentante dei Cobas prende la parola e improvvisa un intervento. I leader confederali lasciano il Lingotto, si allontanano anche i lavoratori.
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liberazione

dom, 17 mag @ 22:14 operai contro
SUI FATTI DI TORINO
Pubblicato in:: Numero 560-09
Non ci dispiace certo che Rinaldini sia stato buttato giù dal palco. Siamo agli
ultimi posti per i salari che ci danno, ma ai primi per morti sul lavoro. Applicando
il principio caro ai nostri sindacalisti del salario legato alla produttività, è
evidente che in base ai risultati ottenuti dal sindacato, non solo Rinaldini ma tutto
l’apparato di quadri sindacali meriterebbe addirittura una defenestrazione di massa.

Non dobbiamo farci impressionare però dalla risonanza mediatica dell’episodio di
Torino. Quella di ieri non è stata la contestazione di massa alla linea sindacale, ma
la sua parodia, cioè la sua sostituzione con un semplice scontro fra parrocchie
sindacali. 

Colpisce certo che i sindacati confederali si siano fatti sorprendere dall’azione di
una settantina di aderenti allo Slai, tanto da permettere loro di impadronirsi del
palco. Dov’è mai finita l’efficienza organizzativa della Fiom? La crisi e l’erosione
del consenso in fabbrica sta lavorando anche su questo.

Per spiegare meglio il nostro giudizio, ricostruiamo gli avvenimenti.

La manifestazione di ieri, sabato, a Torino è stata indetta da Fiom, Fim, Uilm e
Fismic per aprire una trattativa con la Fiat sul futuro degli stabilimenti e sulle
operazioni di aggregazione con la Chrysler e l’Opel che Marchionne sta conducendo.
Una trattativa in salita, che vede a rischio soprattutto gli stabilimenti di
Pomigliano e di Termini Imerese. Una trattativa che finora il sindacato si è limitato
a chiedere, senza attuare nessuna azione concreta che la imponesse, perché, fabbrica
per fabbrica, le organizzazioni sindacali hanno dato la loro piena disponibilità ad
assecondare il picco produttivo determinato dagli incentivi di stato. In cambio di
tanta collaborazione, Marchionne però non ha concesso neanche un incontro rituale. Il
sindacato si è visto così costretto a “forzare” la mano, indicendo una manifestazione
a Torino, guardandosi bene, però, dall' intaccare gli interessi dell’azienda. La data
scelta è infatti di sabato, quando quasi tutti gli stabilimenti sono fermi.

La partecipazione operaia al corteo è stata scarsa. In tutto, il numero dei
partecipanti è stato nettamente inferiore ai diecimila ufficiali. Lo spezzone più
numeroso è stato quello dell’Alfa di Pomigliano. Poco più di settecento operai sono
stati portati dai sindacati confederali con un treno speciale e una cinquantina sono
arrivati con un autobus dello Slai. La loro rigida compartimentazione per sigle è
stata evidente sia nel viaggio che nel corteo. Lo spezzone di Mirafiori contava solo
150 presenze. Solo simbolica la presenza degli altri stabilimenti (circa 15 dall’Fma
di Avellino, una decina da Cassino, lo stesso da Melfi, senza neanche lo striscione,
una decina anche dalla New Holland di Modena e dalla Pininfarina, qualcuno in più
dalla New Holland di Jesi, ecc.). 

Un’amara sorpresa per gli operai di Pomigliano, che avevano investito molte illusioni
nella scadenza di Torino. L’occasione per aprire al loro interno una riflessione
collettiva sulle prospettive di lotta e sulle scelte della direzione sindacale. Un
campanello di allarme sulla necessità urgente di cambiare musica. Ecco che invece la
chiassata dello Slai permette di confondere le acque e, soprattutto, irrigidisce gli
steccati che ad arte padroni e sindacati alzano per dividere gli operai in nome della
fedeltà alla propria organizzazione. Con l’inizio della contestazione dello Slai, la
maggioranza restante della piazza non si è accodata, anzi, una buona parte dei
partecipanti si è concentrata intorno al palco, consentendo a Rinaldini di finire il
suo intervento. Operai della stessa fabbrica, con gli stessi problemi ed interessi
che si sono misurati e scontrati pro o contro Rinaldini e Delle Donne. Davvero un bel
risultato per chi vuole costruire l’unità degli operai!!!