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Dal 1986 con la chiusura del giornale del PCI 'Cronache' è finita la variegata 'esperienza nel Pinerolese di gruppi e intellettuali della sinistra e nuova sinistra nel campo dell'informazione locale (particolarmente vivace negli anni Settanta).Ci sono ancora le forze a sinistra per ripensare a forme snelle di informazione che si affianchino, con una voce propria sia pur limitata, all’ECO DEL CHISONE per esprimere valutazioni diverse e notizie non troppo filtrate? Quanti sentono il bisogno di un’informazione che serva a tenere unita nelle sue diversità una area diffusa di persone che ancora si interrogano, si stupiscono , sono curiose? Oggi in Internet è possibile fare molto e con poca spesa.

Nell'attesa di novità, utilizziamo gli strumenti locali esistenti...

link consigliato Una città - mensile di interviste

rassegna stampa della Camera dei Deputati

 

ottobre 2007       prima settimana    seconda settimana   terza settimana   quarta settimana

 

 

Rassegna stampa - Valli e Pinerolese     da l'eco del chisone e riforma   - e vari
ottobre 2007

NEWS: TUTTE LE NOVITA' DALL'A.S.L. 10 DI PINEROLO  - si può scaricare il piano strategico

quinta settimana

Eco del Chisone 31-10-07

Pragelato
Reazioni dopo i presunti abusi in Val Troncea

PRAGELATO - Indubbio scalpore ha suscitato la notizia che la Magistratura sta indagando a tutto campo sulle nuove edificazioni sorte all'imbocco della Val Troncea, tra Plan e Pattemouche. Aree a rischio idrogeologico, interessate da torrenti che in un passato non troppo lontano hanno provocato gravi danni. Un esempio: la devastante alluvione del 12-14 giugno del '57, di cui riportiamo la cronaca del tempo. A ricordo di quelle giornate drammatiche, a Pattemouche resta pure un pilone votivo dedicato alla Madonna. Sulla vicenda vi proponiamo alcuni commenti.

 Pag. 13

di Sorbino e Prot

 

Dal 1º gennaio
Nasce l'Asl più grande del Piemonte

103 Comuni, 508.000 abitanti, 7 presidi ospedalieri, oltre 4.000 dipendenti, 812 posti letto, 452 tra medici di Medicina generale e pediatri, 145 farmacie. Sono questi alcuni numeri della nuova Azienda sanitaria che dal 1º gennaio 2008 nascerà dalla fusione tra l'Asl 10 di Pinerolo e l'Asl 5 di Collegno-Rivoli. Sarà la più grande Azienda sanitaria del Piemonte. Da più parti si levano voci rassicuranti: «I cittadini non si accorgeranno di nulla, i servizi non verranno toccati». E noi ci auguriamo che ciò avvenga. Ma qualcuno nutre dubbi. È ancora tutta da combattere invece la battaglia per la sede, «Una battaglia simbolica - dice il sindaco di Pinerolo Paolo Covato -, ma per la quale mi batterò fino in fondo»

Pag. 5
di S. D'Agostino

Asl 10. promesse e paure...(...) -pdf

 

Clement: «Si ridurranno sprechi e inefficienze»

In merito all'articolo della scorsa settimana sull'accorpamento dell'Asl 10 il consigliere regionale di Rifondazione, il pinerolese Gian Piero Clement, ha inviato una lettera che pubblichiamo di seguito.

 «La scelta di ridurre il numero delle Asl ha il significato primario di limitare sprechi ed inefficienze dal punto di vista amministrativo senza toccare assolutamente i servizi erogati e la loro dislocazione territoriale.

In questo quadro di riorganizzazione, rilevante importanza avranno i distretti. Su questo tema abbiamo la certezza del mantenimento degli attuali distretti della nostra Asl che finalmente si potranno strutturare con criteri di autonomia, flessibilità e con la capacità di darsi delle vere priorità in base alle peculiarità del territorio.

Come si genereranno queste economie quantificabili in 50-60 milioni l'anno? Dal minor costo degli organi direttivi e dei collegi sindacali delle Aziende sanitarie, nonché dalla riduzione graduale, attraverso il blocco del turn-over, del personale amministrativo che oggi in Piemonte presenta numeri superiori alla media nazionale, dal ricorso a gare su scala superiore a quella attuale.

Si apre ora un confronto sull'individuazione della sede legale della nuova Asl, una discussione aperta che non dovrà vedere il nostro territorio in posizione subalterna rispetto all'area metropolitana sulla quale presumibilmente verrà già realizzata la "Città della salute".

Non mi pare dunque che questa sia stata una brutta pagina per la politica del Pinerolese con «uomini e donne a capo chino, ubbidienti agli ordini di scuderia»; difendo a testa alta la scelta di accorpare le Asl, che rientra all'interno del Piano socio-sanitario recentemente approvato e che mancava in Piemonte da oltre 10 anni. A chi verrà a "bussare alla mia porta" sarò lieto di spiegare queste scelte che hanno l'unico scopo di garantire un buon servizio sanitario pubblico per tutti ed un miglioramento dei servizi complessivi e quindi anche del nostro territorio».

 

Salumi e formaggi
Aziende chiuse in pochi anni a casa in 391

Tre industrie del settore agro-alimentare nella nostra zona che per motivi diversi hanno chiuso nel volgere di alcuni anni, lasciando a casa 391 dipendenti.

Macello di None

Nel 1994 aveva 130 dipendenti, era stato inaugurato l'8 gennaio, poteva macellare da 2.000 a 2.400 suini al giorno ed era di proprietà della famiglia Brussino. Lavorava anche per Fiorucci, Nestlè e Kraft. A marzo prima cassa integrazione. Ad agosto inizia la procedura del fallimento. All'asta nel marzo 1997 per 14 miliardi e 60 milioni di lire il Macello è acquistato dalla famiglia Sodero di Piobesi, proprietaria del salumificio Campagnolo Spa. A giugno 2001 ben 54 dipendenti sono in cassa.

Salumificio Campagnolo

Chiude ai primi di giugno 2006. I suoi 150 dipendenti sono a casa. Il fallimento giunge dopo alcuni mesi di cassa integrazione per una trentina di dipendenti. Nessun acquirente si fece avanti per acquistarlo. I dipendenti erano scesi nel frattempo a 137 unità. Il dissesto si aggirava sui 12 milioni di euro. Nulla di fatto anche per la "pista rumena", ovvero la possibilità che il Campagnolo aprisse i battenti in Romania attraverso una joint venture con una ditta dell'Est.

Locatelli di Moretta

Storia recente. Il caseificio di proprietà della multinazionale francese Lactalis ha cessato la produzione il 25 ottobre. La Lactalis vuole produrre in Lombardia dove ha altri stabilimenti. A casa in 200.

e.m

 

Si assume e si licenzia allo stesso tempo
All'Itt di Barge occupazione schizofrenica

Fa discutere a Barge il futuro della Itt, lo stabilimento della multinazionale americana specializzata in componentistica per auto. Come spesso accade soprattutto nei grandi Gruppi, in questi ultimi mesi l'azienda, nonostante il buon andamento dei conti, ha messo mano ad una rimodulazione del personale, con assunzioni di giovani con nuovi contratti da una parte e prepensionamenti e cassa integrazione per alcuni lavoratori.

Le ultime nuove sulla situazione dell'azienda si sono apprese nell'ultimo Consiglio comunale di Barge. Commentando le linee programmatiche presentate dalla maggioranza di Luca Colombatto, l'ex-sindaco Pierpaolo Agù (oggi in minoranza) si è lasciato andare ad una frase di rilievo: «La Itt Automotive (ex-Galfer, ndr) sta attraversando fasi altalenanti. Il Comune dovrebbe agire concretamente per consolidarne la presenza nel territorio comunale, tranquillizzando i dipendenti».

Ma come, questa industria non era in via di espansione e non stava preparando nuove assunzioni?

Dalla discussione che ne è seguita emerge che - in effetti - è in corso un ampliamento edilizio nel sito storico e che l’azienda parrebbe intenzionata ad assumere un centinaio di persone. «Il merito - per il sindaco – è del nostro cittadino onorario Trossi (l'ex-amministratore delegato dell'azienda, ndr)». Come contraltare, però, il fatto che si tratta solo di assunzioni interinali e che una ventina di dipendenti siano stati posti in cassa integrazione. Ma Colombatto ha precisato: «So anche che si tratti di cassa volontaria e avvio al prepensionamento». Poi aggiunge che, a seguito di un incontro con i vertici dell’azienda, ha ricevuto rassicurazioni sulla permanenza a Barge della ditta. Secondo lui, «l'unico problema con queste multinazionali è che i centri decisionali reali non si trovino in Italia».

Si torna così a parlare in Consiglio di rilocalizzazione. Favorevole il primo cittadino: «Il luogo attuale non è dei più consoni, ma per ora la proprietà industriale non pare interessata a una rilocalizzazione». Sembra che i costi per il trasferimento in un’area offerta dal Comune siano considerati a New York come eccessivi. «Dovremo riprendere il dialogo interrotto - prosegue Colombatto -, per vedere di far ottenere all’industria qualche agevolazione fiscale».

Ma per ora l'unica certezza è che «le decisioni sul futuro dell'Itt non si prenderanno in Italia». Lo sanno bene i lavoratori della vicina Moretta, ex-dipendenti di un’altra multinazionale, la Lactalis. Fortunatamente il peggio in Barge non è prossimo, visto che la Itt si è già disimpegnata nel Mezzogiorno e considerato anche che si tratta di un’azienda sana, che copre il 70% del mercato europeo nel proprio settore.


Giorgio Di Francesco

 

Aumentano le restrizioni per i veicoli non catalizzati
Regole antismog: limitazioni a Nichelino, Pinerolo, Beinasco, Orbassano
Il provvedimento interessa i Comuni con più di 20mila abitanti


Ulteriore giro di vite per le auto troppo inquinanti. Questo ha chiesto la Provincia di Torino ai Comuni della cintura e metropolitani superiori ai 20mila abitanti, per rendere più incisiva la lotta alle polveri sottili e al monossido di carbonio prodotti dal traffico veicolare.

La norma entrerà in vigore, con orario finalmente unificato per tutti i Comuni interessati, lunedì 5 novembre. Colpiti i veicoli Euro 0 benzina e Euro 0-Euro 1 diesel per trasporto privato e merci. Coinvolti anche i motocicli a 2 tempi immatricolati da più di 10 anni.

L’orario dal lunedì al venerdì si amplia dalle attuali sei ore alle undici continuative, dalle 8 alle 19, per i mezzi di trasporto privati e dalle 8,30 alle 13 e dalle 14,30 alle 19 per i veicoli trasporto merci con massa massima entro 3,5 tonnellate.

Il provvedimento, nella riunione di lunedì 22 ottobre ha trovato concordi le Amministrazioni di 16 Comuni metropolitani, tra i quali Pinerolo, Beinasco, Orbassano, mentre Nichelino nel dare la sua adesione ha ricordato che recentemente aveva preso provvedimenti ancor più severi.

«Dal 1º ottobre è già in vigore una norma più restrittiva che inibisce il traffico 24 ore su 24 ai veicoli privati ante Euro 1 su tutto il territorio comunale» dicono all’Ufficio ambiente di Nichelino. Vinovo non è stato coinvolto. In questo Comune gli automobilisti continueranno a regolarsi secondo l’ordinanza entrata in vigore il 13 novembre 2006. Stop alle auto private dalle 13 alle 19, ai veicoli commerciali dalle 9,30 alle 13. Sono compresi nell'elenco tra gli altri anche i territori comunali di Grugliasco, Carmagnola, Moncalieri, Rivoli.

A Beinasco al momento di andare in stampa non ci sono ancora certezze "scritte", ma il comando dei Vigili urbani ha garantito che una delibera "urgente", sarebbe in grado di entrare in vigore entro il 5 novembre e consigliano ai cittadini di informarsi presso gli uffici. Il sindaco di Orbassano ha firmato l'ordinanza lunediì 29. A Pinerolo il sindaco Covato ha confermato l'utilizzo dell'unica deroga concessa dal testo proposto in Provincia. La scelta, adottata anche a Torino, di libera circolazione agli ultrasessantacinquenni effettivamente al volante e non le auto a loro intestate, per evitare il caso del nipote che viaggia sull’auto del nonno.

Inoltre precisa il Comando dei Vigili urbani: «È consentita la circolazione ai mezzi che si recano alla revisione o al controllo fumi per il bollino blu». I proprietari dovranno recarsi presso gli uffici dei Vigili con la prenotazione dell'officina e riceveranno una specifica autorizzazione per quel giorno e quell'ora. A queste norme si deve aggiungere l’invito ad estendere le Ztl al 20% del territorio comunale.

Fernando Franchino

 

 

Il tavolo di lavoro per la strada delle Cave è fissato al 7 novembre, ma…
Val Pellice: le ruspe non aspettano, sale la protesta
I residenti: «I lavori sono già iniziati, ora a cosa serve discutere?»

VAL PELLICE - «L’inizio senza preavvisi e in maniera selvaggia dei lavori per la strada delle Cave è un gesto grave». A parlare sono i rappresentanti della protesta contro la strada, di fronte alle ruspe in azione. Era parso che l’audizione in Provincia, la scorsa settimana, si fosse conclusa con un compromesso: la creazione di un tavolo di lavoro per discutere di modifiche e migliorie al tracciato. «La riunione fissata per il 7 novembre ci sembra ora inutile. Se in precedenza potevamo dirci moderatamente soddisfatti, nella speranza di venire ascoltati, ci chiediamo di cosa parleremo se i cantieri sono già aperti».
L’arrivo delle ruspe e dei camion all’alba di mercoledì 24 ottobre - dal lato di Bibiana erano già attive da più di una settimana, come riportato sullo scorso numero de "L’Eco" - e il repentino sbancamento di ampie porzioni di terreni hanno suscitato le vibranti proteste dei proprietari degli appezzamenti. A partire da quelli di Luserna Alta, all’incrocio con le strade che portano a Lusernetta e Rorà, che vedranno i loro campi letteralmente tagliati in due dal passaggio della strada.
Spiega Manuela Sobrero: «Inizialmente ci era stato garantito che il percorso si sarebbe sviluppato all’estremità del nostro fondo, vicino al torrente Luserna. In seguito i picchetti sono stati posizionati esattamente a metà prato, rendendo di fatto impossibile per noi l’accesso ad una parte di esso. Abbiamo a lungo protestato e abbiamo ottenuto rassicurazioni che il 7 novembre si sarebbe discusso anche di questo aspetto. In pratica, però, in una sola giornata, lo scorso mercoledì, l’intervento degli escavatori proprio nella zona centrale dell’area ha permanentemente rovinato il campo, rendendo al tempo stesso chiaro che le possibilità di dialogo sono ridotte a nessuna».
Ancora più massiccio l’intervento attuato più a valle, nella zona di Cascina Cabourna. Diverse centinaia di metri di prati sbancati e la costruzione di un grosso terrapieno laddove la strada si getta verso Bibiana. Anche qui raccogliamo lo sfogo di un residente che vedrà i propri orti inutilizzabili e che lamenta la scarsa informazione fornita dagli enti pubblici: «Ancora oggi non sappiamo con certezza dove la strada passerà. Basta guardare il percorso tracciato dalle ruspe, tutto a curve. Non c’è nulla di chiaro e viviamo nell’incubo di svegliarci una mattina con pezzi di nostre terre demolite senza nemmeno un avvertimento».
I membri del comitato che si oppone alla costruzione della strada annunciano la formazione di un osservatorio permanente sull’andamento dei lavori e commentano: «Tutto ciò appare come una manovra studiata a tavolino - dice Andrea Priotto -. Nel giro di 48 ore sono stati effettuati lavori già imponenti, che segnano indelebilmente la zona. Un atto di forza in previsione della riunione del 7 novembre. Colpisce la totale incapacità di dialogo con i cittadini, più volte palesata a tutti i livelli istituzionali. Dal canto nostro, vigileremo e segnaleremo costantemente tutti gli effetti dei lavori. Ed i primi sono già sotto gli occhi di tutti».
Una serie di elementi sconcertano i cittadini. Come l’assenza della cartellonistica di segnalazione del cantiere in corso e le modalità con le quali ci si è introdotti nelle zone espropriate, senza tenere conto dei sentimenti di chi, da generazioni, coltiva quei campi e ne trae sussistenza.
Un inizio in salita. A prescindere dalla necessità dell’opera, più volte ribadita dagli amministratori locali, i sacrifici richiesti ai cittadini dovrebbero suggerire una gestione il più possibile lineare e trasparente.

Massello e Salza, nel week-end
Festa del cavolo! per far vivere le tradizioni


MASSELLO E SALZA - Al via i primi appuntamenti della "…Festa del cavolo!", tra piatti tipici e musica occitana. La manifestazione, organizzata dall’Associazione Germanasca, coinvolgerà nei prossimi tre fine settimana l’agriturismo La Miando e la trattoria-pizzeria Didier a Salza, e il ristorante La Foresteria di Massello.

Si inizia sabato 3 e domenica 4, con la degustazione di piatti tipici a base di cavolo nei tre ristoranti, al prezzo fisso di 18 euro, bevande escluse. L’idea è di diffondere e far rivivere tradizioni gastronomiche locali basate su un prodotto antico. Il cavolo, infatti, era considerato sacro dai Greci e nell’antica Roma si usava per scacciare la malinconia e la tristezza, ma soprattutto per tamponare gli eccessi alimentari. I romani lo consumavano crudo per aiutare l’organismo ad assorbire meglio l’alcool. Le virtù terapeutiche del cavolo sono così vaste da poter considerare questo ortaggio una pianta medicinale. Originario dell’Europa, si trova anche in Asia ed in America. In Val Germanasca ha avuto una capillare diffusione, soprattutto a livello familiare, dando origine a numerose ricette tipiche.

La "…Festa del cavolo" però non prevede solo cibo. Domenica pomeriggio, nel salone della Pro loco di Massello, si uniranno musiche e danze tipiche delle valli. Dalle 15 alle 16 sono in programma lezioni di balli occitani curate dal gruppo Cassandra. Dalle 16, danze con i Nous Memes, gruppo formato da giovani musicisti della Val Pellice che suonano per passione i tradizionali canti occitani.

Info e prenotazioni: agriturismo La Miando (0121 808.018), trattoria-pizzeria Didier (0121 808.644), ristorante La Foresteria (0121 808.678).

Adriana Manenti

da Riforma 31-10-07

Nel Pinerolese altri posti a rischio - pdf


 

Nel  Dossier costi della politica/ecomese ottobre2007- pdf 1,1Mb il punto di vista  di Ezio Marchisio 

 

Ricerca sugli universitari nel Pinerolese anno 2005-2006

vedi file  pdf  Ecomese /ottobre 2007 - 1,3 Mb

 

 

quarta settimana 

 

Alcuni commenti alla manifestazione del 20 ottobre sulla precarietà (liberazione,manifesto,carta)

Piano del governo per le donne - 24-10-07 ansa

Le quote donne 50/50 nella riflessione della rivista Via Dogana (n.82)  - estratto pdf

e-mail

Bufera presenta:
> Ri-Scrivere il Territorio
> Anno 2007/2008
> Una "duegiorni" di comunicazione collettiva
>
> Angrogna (To) - Pradeltorno - Rocciaglia
> Sabato 17 e domenica 18 novembre 2007
>
>
> Siete un gruppo che sul territorio crea e cerca di distribuire 
> prodotti locali?
> Sei un artigiano o un agitatore politico o culturale?
> Siete un'associazione che organizza iniziative di aggregazione?
> Sei un musicista-artista-clown indipendente?
> Siete lavoratori precari organizzati e non?
>
> Dopo diversi anni di laboratori di scrittura, performance sul 
> territorio e produzione culturale, Bufera vi invita a partecipare a 
> questo weekend di partecipazione e comunicazione collettiva.
>
> In allegato: dettagli e programma completi
> scritturacollettiva@gmail.com

> Con il contributo della Comunità Montana Val Pellice


da http://pinerolo-molesta.noblogs.org/

 

ECO DEL CHISONE – MERCOLEDI’ 24 Ottobre 2004 
“RAGGIUNTO L’ACCORDO PER LA STRADA DELLE CAVE!” 
FALSO !!!
 
Forse l’accordo è stato raggiunto dall’Eco del Chisone… però  non in presenza dei cittadini! 

Giovedì 10 Ottobre presso la sala consigliare della Provincia di Torino si stabiliva quanto segue:

“il giorno 7 di Novembre si darà avvio ad un tavolo di lavoro coinvolgendo tutte le parti interessate nel tentativo di chiarimenti e raggiungimento di possibile accordo”.  

Il tavolo di lavoro è stato spazzato via dalle ruspe. Un inizio così improvviso ed in sordina dei cantieri (lunedì 15 Ottobre!) ha spiazzato tutti, meno ovviamente chi lo aveva ben orchestrato a tavolino. 
A distanza di una sola settimana l’intero tracciato è stato ormai guadagnato dai soliti mezzi divora terra. 

Ecco l'elenco delle prime gravissime irregolarità registrate da un osservatorio indipendente della Valpellice: 

- assenza totale di cartelli di avviso per inizio lavori

- assenza della prevista cartellonistica recante imprese appaltatrici e direzione dei lavori

- assenza reti di recinzione e avvisi di divieto di accesso ai non addetti ai lavori

- alcuni espropri sollevano forti perplessità

- traiettorie e centro strada non rispettati in diversi punti 

L’osservatorio indipendente della Val Pellice s’impegna a proseguire l’opera di controllo e presidio delle zone interessate dai cantieri ed invita tutta la popolazione a fare lo stesso, riferendo quanto di irregolare venga ravvisato. 

Sabato 27 Ottobre alle ore 15 a Luserna Alta, Crocevia S.Marco si terrà un assemblea pubblica sul tema in questione. 

Osservatorio indipendente della Val Pellice e Comitato Strada Cave


 

da http://pinerolo-molesta.noblogs.org/

Partiamo da una considerazione. Il panorama informativo nazionale, regionale e locale non ci soddisfa per niente. In grande ed in piccolo i vari organi di stampa, seguendo linee editoriali ben precise, selezionano le notizie e stravolgono i fatti. Consci che una lettura neutrale della realtà non è possibile, da qualche tempo, gruppi di mediattivisti hanno deciso di far nascere in piemonte alcuni progetti di informazione indipendente.

Il primo è Indymedia Piemonte che è ato a seguito della ristrutturazione del progetto Indymedia Italia. Un luogo dove chiunque puo' liberamente e senza alcuna censura preventiva, raccontare il proprio punto di vista, far circolare le proprie notizie e condividere foto e video.

Un luogo dove le montature mediatiche hanno poca vita perchè chiunque puo' smontarle.
Il secondo è Pinerolo Molesta. Si tratta di un sito gestito da alcuni mediattivisti locali, che raccoglie notizie e appuntamenti da quella Pinerolo che non viene fuori dai media locali. Il sito è posizionato su di un server autogestito e le notizie riguardano analisi, iniziative, materiali, che non sempre si ha l'occasione di conoscere.

All'interno del sito si fa anche una sommaria rassegna stampa dei fatti piu' importanti e vi è anche un piccolo archivio della memoria di quelle che sono state le lotte piu' importanti nel pinerolese in questi anni.

Non ci sono velleità di nessun tipo. Solo la necessità di poter raccontare le lotte e i bi[sogni] che investono molte persone nel pinerolese, senza doversi affidare alla magnanimità del Capo-redattore di un giornale. Indymedia Piemonte e Pinerolo Molesta sono progetti affini, perchè partono dagli stessi bisogni di un'informazione che sia altra da quella ufficiale, che racconti dal basso le paure, le idee e le speranze di chi ogni giorno intesse reti di resistenza.

L'informazione libera è un tuo diritto!

http://piemonte.indymedia.org
http://pinerolo-molesta.noblogs.org


 

Eco del Chisone 24-10-07

Elenco Costituenti PD - pinerolese pdf

Le badanti, un esercito di lavoratrici invisibili-pdf

Pragelato, chiuse le indagini della Procura di Pinerolo, tre gli indagati
In Val Troncea 400 alloggi abusivi?
Tra Plan e Pattemouche (compreso il Village Resort) irregolari (secondo l'accusa) 55mila mc


PRAGELATO - Tre indagati: si è chiusa così l'indagine della Procura della Repubblica che ha passato al setaccio il mega complesso ricettivo costruito in questi anni all'imbocco della Val Troncea. Da Plan a Pattemouche: condomini, baite, fino al lussuoso "Pragelato Village resort". Un totale di 55mila metri cubi, che si traducono in quasi 400 alloggi da 50 mq.

Tutto abusivo, secondo il pm Ciro Santoriello che oggi accusa di "abuso d'ufficio" due dipendenti dell'Ufficio tecnico comunale e di "falso" il geologo che ha redatto la Carta di sintesi della pericolosità geomorfologica. Il sindaco Marin: «Da una prima verifica le cose ci sembrano a posto».

Chiusa l'inchiesta anche sulle demolizioni delle baite di Joussaud: un cantiere posto sotto sequestro a settembre 2006. Qui gli indagati sono quattro. Tutti potranno chiedere di replicare alle accuse davanti al magistrato inquirente.
pag. 15

di Sorbino e Prot  

In val Troncea una colata di cemento 'abusivo' ?   -pdf

Joussaud: per le baite demolite, quattro indagati -pdf

 

 

 
Dal 5 novembre limitazioni antismog
Stop alle Euro 0 e Euro 1
Agevolazioni per gli autisti over 65
Automezzi Euro 0 e Euro 1 ancora nel mirino e più duramente penalizzati dai provvedimenti antismog varati martedì dalla Provincia, concordi 16 Comuni metropolitani. I veicoli per trasporto persone si fermeranno dalle 8 alle 19, quelli per trasporto merci non potranno circolare invece dalle 8,30-13 e dalle 14,30-19. Il provvedimento scatterà il 5 novembre e sarà in vigore dal lunedì al venerdì.

Pinerolo (che ha revocato il provvedimento di stop lo scorso 1º luglio, ma lo riproporrà dal 5 novembre) è stato rappresentato all'incontro in Provincia dal sindaco Covato. Che precisa: «Concederemo una deroga simile a quella del Comune di Torino per gli ultrasessantacinquenni effettivamente al volante per non colpire una fascia debole comunque numericamente non rilevante. Attueremo inoltre una campagna di sensibilizzazione per la corretta manutenzione delle caldaiette per riscaldamento, che rappresentano il 30% dei fattori di inquinamento, e infine stiamo valutando l'estensione della ztl non solamente sul centro storico, secondo le richieste che ci pervengono dalla Regione».

 

Il via libera alla riforma lunedì sera in Consiglio regionale
L'Asl 10 di Pinerolo è stata accorpata a Rivoli
A partire dal 1º gennaio – Quali le ripercussioni sui servizi?

Saranno dunque 13. Dal 1º gennaio 2008 il Piemonte avrà 9 Aziende sanitarie in meno, riducendole da 22 a 13. Gli accorpamenti sono stati approvati dal Consiglio regionale nella seduta di lunedì sera, nonostante i voti contrari della Cdl.

Bene, questa riforma, così intensamente voluta dal centrosinistra, costruita dall'ex-assessore alla Sanità Mario Valpreda e poi ancora sostenuta da Eleonora Artesio, anche lei di Rifondazione, che ha raccolto il testimone in Regione, alla fine l'ha spuntata. «Con queste scelte si otterranno risparmi nei costi, un miglior utilizzo del personale e quindi, in prospettiva, migliori servizi per i cittadini», afferma con forza il consigliere in Regione Stefano Lepri (Margherita), il quale garantisce anche che «nessun servizio verrà tagliato ma, anzi, ci sarà modo di migliorarli e di renderli più vicini ai cittadini». Ce lo auguriamo, anche se continuiamo a non crederci.

Così come non crediamo a quei 50-60 milioni di euro di risparmio che la neo assessore Artesio ventila come possibili in un "medio e lungo periodo". Il tempo rivelerà se ci saranno risparmi o addirittura maggiori costi, se i servizi saranno migliori e portati più vicini ai cittadini o se, invece, verranno tagliati in un'ottica di "razionalizzazione".

Questa comunque non è stata un bella pagina per la politica del Pinerolese, che ha visto i suoi uomini e le sue donne a capo chino, ubbidienti agli ordini di scuderia. Se non altro, conosciamo nome e cognome di quanti hanno sostenuto fermamente la bontà e il vantaggio (anche per i cittadini) di questa riforma. In caso contrario sapremo a quale porta bussare.

In altre aree c'è stato ben altro movimento. Ne è prova l'ordine del giorno che impegna la Giunta regionale a predisporre entro due mesi una delibera che contenga le richieste di spostamento dall'Asl 6 alla futura Torino 3 di diversi Comuni. Eppure a Pinerolo i politici regionali aveva sempre negato la possibilità di operazioni simili, operazioni che avrebbero consentito di far traghettare i Comuni di Volvera, Orbassano, Piossasco e Bruino nell'Asl 10, garantendo così un sufficiente bacino di popolazione e quindi l'autonomia per l'Azienda sanitaria 10 di Pinerolo.


Sofia D'Agostino

 

 

Moretta, conto alla rovescia prima della chiusura definitiva il 31
Ex-Locatelli, giovedì 25 stop alla produzione
Andate a vuoto le ultime iniziative per salvare il salvabile


MORETTA - I lavoratori della Locatelli riponevano molta fiducia nell'incontro di mercoledì 17 a Cuneo in cui si doveva discutere del problema. L'assessore all'Agricoltura Taricco, durante la manifestazione di venerdì 14 settembre, aveva annunciato che tre imprenditori erano interessati all'acquisto dello stabilimento. Nelle settimane successive anche la Lombardia Immobili, incaricata dalla Lactalis per curare la vendita, aveva confermato la notizia. Inoltre uno dei tre imprenditori aveva anche visitato il caseificio. Tutte le speranze sono state però disattese nel peggiore dei modi: a Cuneo infatti non erano presenti né la proprietà Lactalis, né la Lombardia Immobili. Un comportamento davvero deprecabile! La Locatelli cesserà la produzione il 31 ottobre, il minimo che si chiedeva era almeno la presenza al tavolo di discussione.
La Lombardia Immobili ha giustificato la sua assenza dicendo che il suo agire è deciso in accordo con la Lactalis. Quando è stato chiesto qualcosa in più sugli eventuali compratori, questa è stata la canzonatoria risposta: «Siete interessati all'acquisto dello stabilimento? Se non lo siete allora non possiamo dirvi altro». Forse era meglio un semplice no comment.
Alla riunione di mercoledì era presente il sindaco Enrico Prat: «Per me è stato davvero difficile uscire dalla Provincia e dover dire ai lavoratori che nessuno si era presentato. Purtroppo però non è la prima volta che la Lactalis si comporta in questo modo».
Quindi le speranze sono davvero poche? «In questa settimana il presidente della Provincia Costa dovrebbe recarsi a Milano per parlare direttamente con la dirigenza della Lactalis. Le maggiori speranze sono legate all'imprenditore che ha visitato lo stabilimento. Il problema è però sempre lo stesso: qual è il prezzo di vendita?».
Inizialmente la Lactalis aveva comunicato la decisione di chiudere lo stabilimento di Moretta, senza intenzione alcuna di vendere. Successivamente invece era giunta all'accordo di mettere in vendita la Locatelli e di affidare le trattative ad un'agenzia terza; così è arrivata la Lombardia Immobili. Il prezzo dello stabilimento non è però mai stato chiaro: il dubbio è allora se ci sia mai stata volontà di vendere. L'impegno dell'agenzia di vendita, inoltre, è quanto meno dubbio: sul sito dell'agenzia, accessibile a tutti, non c'è neanche un minimo accenno alla vendita della Locatelli.
Intanto lunedì pomeriggio è emerso che già da giovedì 25 la produzione all'interno dello stabilimento verrà sospesa, con una settimana di anticipo rispetto alla chiusura dello stabilimento. La speranza ormai è tutta riposta in un coup de theatre dell'ultim'ora.


Ubertino Battisti

 

Omvp-Skf: venti di protesta

I timori sul futuro della Omvp di Villar Perosa (Gruppo Skf), espressi nelle settimane scorse da esponenti del sindacato di base Alp-Cub, hanno indotto la Comunità montana a convocare i sindacati per una ricognizione sulla situazione occupazionale in Val Chisone e Germanasca. Erano presenti i rappresentanti di Alp, Fali, Uil e Cisl. Un nuovo incontro è stato programmato per inizio novembre.

Intanto con un volantino distribuito la scorsa settimana nelle fabbriche del territorio Alp-Cub, dopo aver accusato i manager Omvp di affidare parti della produzione a ditte esterne «di ex-dirigenti Skf», ha ribadito l'intenzione di aprire «un periodo duro di protesta» in luoghi di grande visibilità. Con la richiesta ai rappresentanti locali nelle istituzioni di prendere iniziative a livello governativo a tutela dell'occupazione in valle. Il contenuto del volantino è stato condiviso unitariamente dalle Rsu. Enrico Tron della Cisl ha proposto di organizzare un incontro tra le forze sindacali per concordare forme di lotta e obiettivi.
A.M.

 

Raccolta, alla Regione pronte nuove regole e nuovi limiti
Funghi: arriva il tesserino regionale
Limite di tre chili giornalieri – Deroghe onerose ai professionisti

È stata licenziata nei giorni scorsi dalla commissione regionale competente la proposta di legge destinata a regolamentare, in modo uniforme, la raccolta dei funghi su tutto il territorio regionale.

Tra le novità più importanti l'istituzione di un tesserino regionale unico che consentirà ai possessori di inoltrarsi nei boschi di qualsiasi territorio della Regione (chi verrà sorpreso senza permesso dovrà pagare 90 euro di ammenda). Le Comunità montane, o in loro assenza i Comuni continueranno ad avere la delega per la distribuzione dei suddetti permessi. L'introito ricavato (ogni ente potrà stabilire il costo del tesserino entro i limiti massimo e minimo indicati dalla Regione), come già in molti casi avviene, dovrà essere destinato a interventi sul territorio a favore del settore e dell'ambiente.

Ma entriamo del dettaglio del regolamento. A ciò che forse più interessa, ovvero la quantità massima consentita di raccolta. La proposta indica un limite massimo di tre chili giornalieri (ai trasgressori toccherà un'ammenda pari a 30 euro ogni 100 grammi in eccesso). Nel cestino però non potranno finire esemplari della pregiata Amanita cesarea (più famoso come ovulo) alla stato di ovulo chiuso. Per quanto riguarda il trasporto è definitivamente vietato l'uso di contenitori di plastica, così come l'uso durante la ricerca di rastrelli e altri utensili che possanno danneggiare l'humus. Saranno puniti anche, e non sono pochi, coloro che hanno il brutto vizio di distruggere i funghi non commestibili. Vietato pure cercare funghi di notte.

La legge prevede poi alcune norme a tutela di chi vive e produce nelle aree di raccolta. Ai coltivatori diretti o impreditori agricoli a qualunque titolo, proprietari dei boschi o gestori, soci di cooperative agricole e forestali, sarà consentito di raccogliere un quantitativo maggiore di funghi rispetto al limite massimo di tre chili. La deroga però sarà concessa a titolo oneroso. Inoltre sarà vietata la raccolta nei castagneti coltivati, nei terreni di pertinenza della case di residenza e nelle aree protette della Regione (salvo deroghe). La proposta a breve approderà in Consiglio regionale per l'approvazione definitiva.


Alberto Maranetto

Economia


(Del 25/10/2007 Sezione: Economia Pag. 29) la stampa

PADOA-SCHIOPPA: SÌ A NORME PIÙ STRINGENTI
Enti locali esposti per un miliardo sui titoli derivati





Il governo «è favorevole» alle proposte di emendamenti sui derivati presentate al testo della Finanziaria al Senato che favoriscono la trasparenza. Lo ha detto alla Camera il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa. «Siamo in un ambito - ha sottolineato - che rientra nel dettato costituzionale di autonomia e responsabilità degli enti locali, e non ci sono quindi spazi per poteri avocativi o divieti» da parte del governo. Ma l’obbligo di comunicazione al Tesoro ha rafforzato il monitoraggio.
«Dal 2002» ha indicato Padoa-Schioppa «sono pervenuti al ministero quasi 900 contratti. E 151 contratti definitivi nel primo semestre 2007, considerando anche la rinegoziazione di contratti già esistenti». Il ministro ha osservato che «non risulta dagli atti in possesso che l’utilizzo abbia determinato dissesto o fallimento» a livello degli enti locali, «anche se un quadro più dettagliato potrà essere fatto dalla Corte dei conti». Al 31 agosto scorso, i comuni, le province e le regioni avevano 1,055 miliardi di esposizione sui derivati con il sistema bancario e finanziario italiano. Le aree geografiche più esposte sono quella campana (261 milioni) e quella piemontese (210 milioni) che da sole assommano al 45% del totale. La senatrice Cinzia Bonfrisco di Forza Italia ha firmato un emendamento per chiedere che la sottoscrizione di contratti su derivati da parte degli enti locali non superi il 5% delle spese dell’ultimo bilancio e che sia prevista una compartecipazione degli intermediari finanziari al rischio. Il relatore della Finanziaria, senatore Giovanni Legnini (Ulivo), firmatario a sua volta di un emendamento, propone una soluzione comune.

Cosa sono i derivati? link a il sole24ore


da Riforma 26-10-07

Diritti e tutela dei portatori di handicap

Davide Rosso

«Sollecitare efficaci interventi normativi per garantire diritti esigibili e tutela effettiva alle persone con gravi handicap intellettivi e limitata o nulla autonomia». Questo si proponeva il convegno nazionale «Durante e dopo di noi» che si è tenuto a Torino il 19 ottobre, organizzato dalla Provincia e dalla Fondazione Promozione sociale. Il convegno aveva il merito di sollevare una questione che troppo spesso viene dimenticata parlando di handicap: come rispondere effettivamente alle domande di diritti e tutela che vengono avanzate? All’incontro sono intervenuti esperti nazionali e locali per cercare di dipanare una questione che sulla carta sembra ovvia, quella cioè di garantire «diritti e tutela» alle persone, ma che ovvia, nella pratica e al lato applicativo, finisce per non essere. L’incontro era incentrato soprattutto sulle problematiche delle persone ultradiciottenni, sul diritto a ottenere servizi domiciliari per le famiglie e l’accoglienza in centri diurni e in comunità. «Al centro la drammatica situazione di chi, terminato il percorso scolastico, spesso non riesce ad avere accesso ad attività diurne socio-assistenziali ed è quindi a rischio d’esclusione sociale. Il suo destino è di restare a totale carico della famiglia, con pochi rapporti con l’esterno, oppure di essere ricoverato perché per i familiari diventa insostenibile provvedere alle sue necessità».
Sul «garantire diritti» alle persone affette da handicap intellettivo dalla Provincia sono arrivati alcuni dati: sono circa 3000 nel Torinese i frequentanti i centri diurni, a cui vanno aggiunti 1300 ospiti delle comunità alloggio. Sembrano cifre importanti: la questione però è che da un lato serve una distribuzione su tutto il territorio nazionale «dell’offerta di interventi assistenziali e servizi socio-educativi» e dall’altra c’è il problema dei fondi a disposizione degli enti che devono dare «risposte socioassistenziali». Qui sta il nodo: se non ci sono le risorse, la progettazione e gli interventi si arenano.
L’intervento delle famiglie – qualcuno parla di «volontariato famigliare» – può sostituirsi solo parzialmente a quello che deve essere un compito del servizio pubblico, ma poi le forze (non solo economiche ma spesso anche fisiche) vengono a mancare. Da tempo si parla di un contributo anche economico alle famiglie che decidono di occuparsi in prima persona «delle necessità del famigliare» ma finora non si è passati ai fatti. Gli enti, in genere, hanno a disposizione per questo capitolo sempre meno fondi. Possiamo fare due esempi interni al Pinerolese: da un lato la val Pellice, dove i Comuni si sono dovuti aumentare la quota per riuscire ad arrivare a fine anno; e le valli Chisone e Germanasca, dove è allo studio un ulteriore piano di contenimento delle spese sul sociale per il 2008, dopo quello già attuato sul 2007. E non è che a livello nazionale le cose vadano meglio, anche se per la verità qualcosa in più dell’anno scorso, nel capitolo solidarietà sociale, pare ci sia nella bozza di legge Finanziaria allo studio a Roma.
La questione comunque è che occorrerà trovare vie nuove per rispondere alle esigenze di diritti e di tutela che arrivano da questa parte della società. La Provincia vuole proporre alle amministrazioni provinciali italiane «l’adesione a una “Carta del gemellaggio sociale”, che le impegni ad adoperarsi per rendere esigibile il diritto a ottenere servizi diurni e residenziali» e chiederà al Parlamento «un piano di emergenza per l’istituzione di centri diurni con al massimo 20 posti e comunità alloggio con non più di 10 posti letto, da destinare a persone con handicap intellettivo e limitata o nulla autonomia».
Un primo passo però, non sicuramente risolutivo, potrebbe essere già semplicemente quello di imparare, come società, a riconoscere le esigenze delle persone ma anche il fatto che i problemi vanno affrontati e risolti. Le preoccupazioni, e i famigliari in questo caso sono in prima linea, sono rivolte all’oggi (come fare per esempio a sostenere economicamente in proprio gli interventi di aiuto al linguaggio e alla comunicazione) ma anche e soprattutto al domani quando i genitori ormai ultrasessantenni non riusciranno più a svolgere quel ruolo di «volontariato famigliare» che la nostra società, sempre a corto di fondi, chiede a loro.

 

 

Luci e ombre sul trasporto pubblico

Mentre si avvicina il momento di grandi lavori su alcuni tratti della linea (il passante di Porta Susa, l interramento a Nichelino), persistono le sovrapposizioni d orario con gli autopullman

Piervaldo Rostan

Il sistema dei trasporti pubblici, laddove esiste, dovrebbe avere nella ferrovia la sua «spina dorsale»; non è così e da anni per il Pinerolese e per la val Pellice: il continuo sovrapporsi fra le corse ferroviarie e le corse di autobus finisce per penalizzare la ferrovia e ridurre il numero di utenti. Specie ora che, con l’autostrada, due corse della Sapav e due della Cavourese collegano direttamente Pinerolo e Torino. Ed è stato questo uno degli argomenti sollevati con forza dai rappresentanti dei pendolari durante un incontro, la scorsa settimana, con i vertici dell’Agenzia metropolitana per la mobilità.
«Nulla sembra muoversi – commenta Claudio Cornelli del Comitato pendolari –; ho avuto l’impressione che l’incontro con l’Agenzia fosse stato pensato più per presentare i nuovi vertici che per affrontare le reali questioni. In effetti all’incontro il nuovo direttore generale dott. Panetto e il neopresidente Giovanni Nigro hanno preso atto di alcune nostre richieste ma senza assumere impegni concreti».
– Il futuro della linea Torino-Pinerolo-Torre Pellice?
«Si prospetta un piano di interventi per la tratta Torino-Pinerolo da qui al 2018 – spiega Cornelli –: entro quella data si dovrebbe arrivare al raddoppio della linea ed entro il 2012 è annunciato l’interramento della ferrovia a Nichelino. Per il tratto della val Pellice non si va oltre l’annuncio dello studio per un “nuovo utilizzo”. Nulla di nuovo circa il discorso del “tram–treno”».
– Quali sono state le principali questioni che avete sollevato con l’Agenzia per i trasporti?
«Il problema principale per i viaggiatori restano gli stessi di sempre – segnala Claudio Cornelli –: i ritardi cronici, specie su alcuni convogli, e le soppressioni improvvise, per di più tante volte nemmeno comunicate; se consideriamo i tempi di percorrenza della linea, di per sé elevati e fuori da qualsiasi standard adeguato ai tempi, sembra proprio che non si voglia far nulla per venire incontro ai viaggiatori e in ultima analisi incentivare l’uso del treno».
– Intanto i lavori a Torino rischiano di penalizzare ulteriormente i pendolari…
«Nell’incontro non si è parlato di orari anche perché le Ferrovie non hanno ancora fornito una bozza del nuovo orario; tuttavia abbiamo avuto rassicurazioni circa i convogli esistenti: un solo treno, quello delle 17,50 da Chivasso, dovrebbe fermarsi a Porta Susa e dunque si potrebbe avere un nuovo treno da Porta Nuova, gli altri treni dovrebbero restare con le attuali fermate, compresi quelli da e per Milano. Abbiamo chiesto che i treni che trasportano molti pendolari fermino tutti a “Pinerolo olimpica”: tenendo conto che molti viaggiatori arrivano da fuori Pinerolo usando l’auto, non ha senso farli entrare in città avendo un comodo parcheggio di interscambio nella nuova stazione. Ma abbiamo raccolto solo una disponibilità a “verificare” questa possibilità».
– E sulla annosa questione delle corse parallele, treni e autobus?
«È un argomento che ho sollevato con forza; la presenza contemporanea di treni e autobus toglie utenti al treno, è ovvio – commenta Cornelli –; ma dall’Agenzia hanno ribattuto che il problema sta nel fatto che la materia è di competenza provinciale; in più da tempo lamentiamo una assenza del mondo politico locale. La Comunità montana Val Pellice continua a non assumere su di sé la gestione del trasporto locale, come invece ha fatto la val Chisone; se si occupasse direttamente dei trasporti l’ente locale potrebbe meglio raccogliere i problemi del territorio e rappresentarli nelle sedi opportune, invece c’è una inspiegabile latitanza».
– Si può pensare di mobilitare la popolazione?
«Sarebbe giusto, per dare un futuro al servizio. Ho invece l’impressione che la gente subisca con passività i disagi e alla fine scelga di cambiare mezzo di trasporto, magari mettendosi insieme fra pendolari usando a turno l’auto di una persona. Ma in questo modo trionfa la miopia dei vertici che non investono sulle linee offrendo ai viaggiatori un servizio adeguato».

Il «Museo dei salsin», mappa dell'intera comunità locale

Salza: alla sua realizzazione hanno contribuito gli enti locali e anche il concistoro valdese

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Verrà inaugurato domenica 28 ottobre, alle 14, il «Museo dei salsin» in borgata Didiero a Salza di Pinerolo. La comunità di Salza lo scorso anno si è periodicamente incontrata nei locali della Pro loco per raccontare se stessa e il proprio territorio, così come è dagli abitanti percepito. Il risultato è stata la creazione di un museo nei locali della scuola valdese di Didiero, restaurati dalla comunità, grazie anche a un contributo del Gal Escarton – valli valdesi. Il «museo dei Salsin» è quindi in qualche modo un «museo di comunità», con al suo interno, tra l’altro, «una grande mappa di comunità che illustra l’intero territorio del Comune di Salza di Pinerolo visto dai suoi abitanti». Altri pannelli nella struttura poi approfondiscono alcuni aspetti ritenuti fondamentali per i «Salsin»: il vivere la montagna, l’inverno, la voglia di divertirsi, la veglia e le filastrocche. Nella sala sono inoltre esposti oggetti di vita quotidiana di un tempo, che ogni famiglia ha deciso di affidare al nuovo museo.
Alla realizzazione del museo hanno contribuito la Comunità montana Valli Chisone e Germanasca, il Comune di Salza, l’Ecomuseo delle miniere della val Germanasca e il concistoro della Chiesa valdese che ha concesso i locali di sua proprietà in comodato d’uso per il museo. I pannelli, poi, e parte della mappa di comunità, sono stati finanziati nell’ambito del programma degli interventi previsti dalla Legge 482 «di tutela delle minoranze linguistiche storiche» (i testi infatti sono scritti anche in occitano, essendo tratti dai dialoghi fatti dalla popolazione).

 

Cave: ruspe al lavoro

Le prime opere di disboscamento e la mancanza dei cartelli di segnalazione e delimitazione

Samuele Revel

La settimana scorsa sono iniziati i lavori di costruzione della nuova strada che collegherà Luserna (Alta) a Bibiana, denominata «strada delle Cave». Nei mesi e anni passati il progetto aveva già a lungo fatto parlare di sé: nell’ultimo periodo è anche nato un comitato «No strada cave». Ma come spesso succede le ragioni di chi il territorio lo vive sono state messe forse un po’ troppo in secondo piano.
La riprova è nel modo in cui sono partiti i lavori: lunedì 15 ottobre le ruspe hanno iniziato a lavorare senza delimitare in alcun modo le zone dei cantieri, senza cartelli che spiegassero che cosa stava succedendo e con la libera circolazione nel cantiere per curiosi ed estranei: cosa che non poteva che essere pericolosa. «Entro la prossima settimana – ci assicura un responsabile della ditta di Paesana appaltatrice dei lavori – sistemeremo tutto quanto, il ritardo è dovuto alla ristampa dei cartelli per un cambio di persona all’interno dei progettisti». Sarà, ma se un privato cittadino decide di imbiancare una facciata di una casa senza apporre il relativo cartello incorre in una multa sicura.
Sul posto martedì 16 ottobre incontriamo un proprietario di un appezzamento che taglia rapidamente alcuni alberi prima che vengano spazzati via dalle ruspe. Ci spiega che nel progetto e nei disegni in suo possesso la strada avrebbe solo lambito il suo terreno mentre a quanto pare ci passa totalmente dentro: per questo motivo sta tagliando legna velocemente. In questo caso resta da capire perché nessun tecnico provinciale (ente che ha commissionato l’opera) sia venuto a segnare le piante da abbattere e soprattutto «picchettare» il tracciato della strada in quel tratto, picchettamento eseguito «per cortesia» dagli operai per permettere al proprietario di salvare il salvabile, nella mattinata di martedì. Anche sulla strada sterrata che conduce alla cascina Caburna, sul territorio di Bibiana, ci sono i segni di un passaggio furtivo e veloce di mezzi: tutta la fila di salici sistemati ai lati è stata letteralmente sbrindellata invece che tagliata pianta per pianta: il risultato è lo stesso, piante in meno, però c’è modo e modo di compiere dei lavori, soprattutto quelli non totalmente condivisi.
Proprio questo modo non piace ai proprietari dei terreni sui cui passa la strada e di quelli confinanti, un modo non corretto secondo loro per far accettare un strada già non amata ma che così diventa veramente un opera malvista. A tutto ciò si sommano altre questioni che fanno quantomeno riflettere: nel capitolato si parlava di un contributo dei cavatori in materiale per costruire terrapieni con lo scarto della lavorazione delle pietre: ora pare che questo materiale non sia adatto. Forse era meglio però verificarlo in un primo tempo. In ultimo il tracciato: la strada compie mezze curve in zone in cui avrebbe potuto tirare diritto. Viene in mente una battuta del protagonista del film I cento passi, Peppino Impastato, circa le assurde curve dell’autostrada Palermo-Mazara del Vallo. «Lo fece perché i poveri automobilisti si divertissero, non gli prendessero il colpo di sonno…».


 

 

terza settimana

PRIMI DATI CONSULTAZIONE SUL WELFARE- NEL PINEROLESE -pdf

vedi Dossier pensioni-welfare

 

La casta dei giornali: così l’editoria italiana è stata sovvenzionata e assimilata alla casta dei politici

Anche le più recenti inchieste sulla “casta” e sui “costi della politica” glissano o ignorano uno dei più grossi scandali degli ultimi decenni: il finanziamento statale dei giornali. Non si tratta solo di un intricato caso di rapina delle risorse pubbliche, ma anche di una micidiale distorsione del mercato editoriale (che penalizza, marginalizza ed elimina l’editoria indipendente, minore e locale) e di una sistematica manipolazione della circolazione delle idee e della vita democratica.

La casta dei giornali di Beppe Lopez, in libreria il 15 ottobre in una coedizione Stampa AlternativaEri Rai, riempie questo vuoto.

L’inchiesta di Lopez fa luce sul portentoso flusso di danaro pubblico, all’incirca 700 milioni di euro all’anno, che finisce per mille rivoli, sotto forma di contributi diretti o indiretti – attraverso una stratificazione di norme clientelari, codicilli, trucchi e vere e proprie truffe – nelle casse di grandi gruppi editoriali, organi di partito, cooperative, giornali e giornaletti, agenzie, radio e Tv locali, ma anche di finti giornali di partito, periodici di “movimenti” inesistenti e di cooperative fasulle. Rimpolpando gli utili degli azionisti di grandi testate in attivo. Alimentando sottogoverno e clientele. E consentendo illecite rendite e privilegi mediatici a un esercito di “amici degli amici”. Di destra, di sinistra e di centro.

Ne La casta dei giornali si ripercorre la storia ultra-venticinquennale di questa vicenda: dalla legge 416 del 5 agosto 1981 (“Disciplina delle imprese editrici e provvidenze per l’editoria”) e dalle prime ragionevoli motivazioni dell’intervento economico pubblico diretto all’editoria, alla stratificazione progressiva di privilegi, norme clientelari, codicilli, trucchi, mediazioni, trattative di corridoio, accordi trasversali, inciucii e vere e proprie truffe attraverso le quali quell’iniziale intervento si è via via degradato e gonfiato a dismisura. Sino all’attuale, disperato tentativo – già fallito dall’ultimo governo Berlusconi e ora ripreso, fra mille, potenti resistenze trasversali dal governo Prodi – di risanare e ridurre quell’esborso pubblico.

Lo scandalo è per la straordinaria entità di questa voce dei “costi della casta”, ma anche sul piano etico e morale perché esso è stato sostanzialmente nascosto alla pubblica opinione e “trascurato” dai giornali, direttamente percettori di rendite inconfessabili o comunque “politicamente scorrette”. I giornali, in questa vicenda, sono venuti meno non solo al sistema di principi deontologici che ne hanno conformato la funzione storica, sociale e morale, ma al principio più elementare che solo ne determina, giustifica e consente la sopravvivenza: dare le notizie.

In definitiva il finanziamento pubblico dei giornali e le particolari tipologie d’intervento applicate hanno accentuato le caratteristiche di autoreferenzialità, di separatezza dalla gente e dal mercato, e di subalternità al potere politico ed economico che hanno storicamente qualificato il nostro sistema della comunicazione. Sino a farne complessivamente – a esclusione di poche isole di professionalità e di impegno civile – un pezzo della casta del potere.

L’autore

Beppe Lopez è giornalista dal 1963. Ha scritto inchieste, note e servizi per le più importanti testate italiane. Ha partecipato da cronista politico alla fondazione di «Repubblica». Per vent’anni giornalista parlamentare, è stato editorialista e inviato di economia per «Il Globo». Ha diretto la «Quotidiani Associati», la più importante agenzia di servizi per i giornali regionali e provinciali. Ha dedicato al mercato dei giornali e alle tecniche editoriali libri (in particolare Il giornale che non c’è e Il quotidiano totale) e interventi («l’Unità», «il manifesto», «Liberazione», ecc.).

Per contatti con l’autore o maggiori informazioni: ufficio stampa Monica Mariotti 347-6212187 - ufficiostampa@tampalternativa.it

La casta dei giornali - Così l’editoria italiana è stata sovvenzionata e assimilata alla casta dei politici di Beppe Lopez
Collana Eretica
208 pagine
ISBN 978-88-6222-001-9
Il libro viene pubblicato in collaborazione con Eri-Rai


Intervista a Marco Revelli sulle Primarie del PD -pdf

articolo di Nicola Tranfaglia sul Manifesto 18.10.2007-pdf

Il Pd fiorisce sotto la Quercia
Veltroni trionfa al centro Italia. E i delegati per l’assemblea del 27 salgono a 3.000. La lista «A sinistra per Veltroni» supera quella del tandem Finocchiaro Melandri. Ed esulta: «Un dato chiaro dai nostri elettori, nelle grandi città siamo anche oltre il trenta per cento»

Sara Menafra- il manifesto 16-10
Roma


Macché 2.400, i costituenti del partito democratico saranno quasi 3.000. Merito dello scaramantico bonus infilato nel sistema elettorale delle primarie, secondo il quale i seggi in cui i voti superano del 20% quelli dell’Ulivo nel 2006 avranno in premio un eletto in più, ripartito secondo il «sistema dei resti». «E’ successo in quasi tutti i 475 collegi» esulta Maurizio Migliavacca, l’ex responsabile dell’organizzazione degli ex Ds, quando fa «il punto» con i giornalisti, alle quattro di pomeriggio.
(...)
A influenzare il risultato è soprattutto il macroscopico dato della ripartizione dei voti. Walter Veltroni - che batte Bindi (13,3%), Letta (10,8%), Adinolfi (0,14%) e Gavronski (0,06%) con il 75,68% - vince molto ovunque, ma un po’ meno al sud e al nord Italia. Il suo 75,92% è fatto in buona parte di voti del centro del paese (28,36%), poco nordest (13,58%) e un po’ di nordovest (17,48%) e sud (16,48%).
La conseguenza, destinata a dar frutti, è che la platea dell’assembleona che si riunirà a Milano il 27 ottobre prossimo, sarà costituita, in buona parte, da ex diessini. Dalemiani, Fassiniani e ci sarà persino un bello spicchio per la sinistra interna che supera la lista organizzata da Giovanna Melandri e Anna Finocchiaro, piazzandosi al secondo posto tra le tre nazionali: stando ai dati di ieri pomeriggio, con 2 milioni di voti scrutinati, se la lista «ufficiale» del candidato, Democratici per Veltroni, ha il 48%, quella Sinistra per Veltroni arriva quasi al dieci per cento, mentre Ambiente, innovazione e lavoro, giunge a poco più del 7%, seguita da un 11% di liste costituite solo su base locale. (...)

 

Eco del Chisone 17-10-07

Due mezzi leader non fanno un Veltroni
In Piemonte il Partito democratico nasce spaccato in due. Da una parte i vincitori delle Primarie, sebbene per un soffio, che hanno sostenuto l'ormai segretario regionale in pectore Gianfranco Morgando, dall'altra gli sconfitti del candidato istituzionale Gianluca Susta. Non è una buona notizia per i sostenitori piemontesi del nuovo partito. Perché due mezzi leader non fanno un Veltroni, nel senso di una guida autorevole, legittimata dal voto delle Primarie e con la forza necessaria per guidare il Pd piemontese nel mare insidioso della politica.

Non è una buona notizia per il futuro amministrativo del Piemonte nemmeno il fatto che i leader istituzionali locali, dai diessini Bresso a Chiamparino passando per il margherito Peveraro, tutti schierati con Susta, escano indeboliti da queste Primarie per il semplice fatto che presidenti e sindaci, quando sono in difficoltà, diventano incerti nel fare il proprio lavoro, ovvero prendere le decisioni utili al territorio. Lo stesso dicasi per Pinerolo, dove il sindaco Covato è stato battuto dall'ex-Alberto Barbero o Nichelino, dove Catizone è stato superato dalla rivale Bonino.

È difficile pensare che i 159.000 cittadini che in Piemonte si sono recati alle urne volessero tutto ciò. Anzi, è molto probabile che la maggioranza di loro non avesse compreso le ragioni vere dello scontro Susta-Morgando e tanto meno i giochi che stavano dietro a quel guazzabuglio di liste e controliste per l'elezione dei delegati regionali. Sicuramente, ed è questa la cosa più strabiliante e positiva di queste Primarie, nonostante le tante delusioni ancora una volta hanno voluto, con la loro presenza massiccia ai seggi, sostenere il progetto di un nuovo grande partito riformista.

Vincitori e vinti dovranno assumersi il compito di tradurre in realtà le aspettative del popolo delle Primarie. Il loro mandato non è in bianco e sicuramente non sono stati messi lì per rinnovare l'eterna battaglia tra ex-comunisti, ex-democristiani ed ex-socialisti. Se non vogliono che tutto si riduca a una disastrosa farsa, i futuri dirigenti del nuovo partito si dovranno rassegnare ad aprire le porte ai giovani e alle nuove idee. A Torino come (e soprattutto) a Pinerolo.
Alberto Maranetto

dati nei collegi di diffusione dell'ECO- primarie PD- pdf

Per il welfare vincono i sì
Ma i metalmeccanici votano

È "sì" al referendum sul welfare, sulla politica sociale dello Stato da parte dei lavoratori: in Italia come nel Pinerolese e in cintura. È però un "no" netto, senza se e senza ma, da parte dei metalmeccanici che tutti individuano come gli iscritti alla Fiom. Non è il "no" dei duri e puri, ma quello di chi dopo 25 anni di lavoro, magari usurante alla catena di montaggio, porta a casa con gli straordinari 1.200 euro al mese.
Gli estremi si sono raggiunti alla Merloni di None con il "no" al 92,7%. I "sì" hanno prevalso nei servizi.
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di E. Marchisio
   
Tra Fenestrelle, Pragelato e Sestriere
In Val Chisone tre funivie ancora in cerca di autore

Con l'inverno alle porte, si preannuncia un periodo caldo per le scelte sui (costosissimi) impianti di risalita della Val Chisone. Senza scomodare il comprensorio della Via Lattea (per quello sono in corso le complesse trattative per il rinnovo delle concessioni alla Sestrieres Spa). Tra gli altri impianti di collegamento, aspetta di conoscere il proprio destino anche la funivia Pragelato-Sestriere, rimasta ferma per tutta l'estate.

Nelle prossime settimane si prevedono decisioni importanti anche sull'impianto che sarà progettato a Fenestrelle per collegare Forte, parco Orsiera a Centri di soggiorno Pracatinat. Su un punto, tutti d'accordo: non sarà una funivia.

Pragelato, intanto, aspetta che la Regione mantenga le promesse e finanzi la seggiovia del Clot dla soma (a fine vita tecnica) con i soldi non spesi per riqualificare i Villaggi Tobo.

Pag. 12
di L. Prot

 

Rivalta, sul reinserimento
Cadam, lo sconforto degli ex-dipendenti

RIVALTA - Navigano ancora a vista i quasi 70 cassintegrati ex-lavoratori della Cadam, ditta metalmeccanica di Gerbole di Rivalta fallita lo scorso marzo. Nonostante l'incontro con sindaco e assessori di mercoledì scorso pare abbia dato una piccola speranza ad alcuni di loro, la maggior parte degli ex-dipendenti non è particolarmente entusiasta dell'offerta arrivata dalla Giunta.

L'Amministrazione comunale ha proposto ai lavoratori un Piano operativo regionale, finanziato con fondi della Comunità europea, che ha l'obiettivo di reinserirli quanto prima nel mondo del lavoro. «La proposta di uno stipendio ridotto del 20% rispetto a quello che guadagnavo prima, in un raggio di 50 chilometri da casa oppure entro 80 minuti di percorrenza con mezzi pubblici, non è delle più entusiasmanti - dice uno dei lavoratori -. Per alcuni di noi che magari avevano uno stipendio intorno ai 900 euro purtroppo conviene restare in mobilità, piuttosto che accettare un lavoro che ti garantisce solo un centinaio di euro in più al mese».

Alcuni ex-dipendenti inoltre non hanno gradito l'assenza dei sindacati all'incontro (in concomitanza infatti c'erano le votazioni sul welfare) e hanno contestato vivamente l'offerta: «Ci sembra un ricatto bello e buono quello che ci propongono, anche perché se dovessi scegliere di rifiutare la proposta, l'Inps ci escluderebbe dalle liste di mobilità. La proprietà si è comportata molto male, non sarebbe giusto se la passasse liscia». Non perde fiducia invece Alma Sottile, assessore alle Politiche sociali e al Lavoro di Rivalta: «Faremo tutto il possibile per aiutare i lavoratori in mobilità e per dare loro un lavoro nel minor tempo possibile».
Isacco Montenegro

 

Bagnolo, gravissimo incidente sul lavoro a Rucas
Ragazzo di 29 anni muore per infortunio in una cava di Bagnolo
Deceduto dopo due giorni di agonia

BAGNOLO - Momento difficile per i cinesi che lavorano nel settore dell’estrazione della pietra a Bagnolo. Dopo i controlli dei Carabinieri che hanno trovato alcuni lavoratori cinesi in nero nelle cave, la scorsa settimana proprio un cittadino cinese è stato coinvolto in un grave incidente sul lavoro.
Deng Min Yan, 29 anni, in Italia con regolare permesso di soggiorno, lavorava presso un cavatore bagnolese in zona Rucas, mercoledì scorso, quando è stato trovato a terra proprio all'interno della cava. Pare che l'operaio fosse solo quando è avvenuto l’incidente e pertanto nessuno sa descrivere con precisione cosa sia successo. Sulle cause e sulla dinamica esatta dell'infortunio sta indagando la Polizia mineraria di Cuneo.
I responsabili della ditta, appena scoperto Deng Min Yan a terra e privo di sensi, ma ancora vivo, hanno subito chiamato il 118. I soccorritori si sono precipitati sul posto. Il giovane cinese è stato trasportato all’ospedale di Cuneo e ricoverato nel reparto di Rianimazione, dove gli sono state prestate le prime cure.
Il trauma, però, sarebbe stato troppo esteso: dopo un paio di giorni, in seguito a complicazioni l'operaio è deceduto all’ospedale cuneese. Secondo una prima sommaria ricostruzione, il giovane potrebbe essere caduto a terra e aver battuto la testa; pertanto la morte sarebbe riconducibile al trauma cranico riportato nella caduta. Sulla vicenda ha aperto un fascicolo la Procura di Saluzzo.


Mario Clericuzio

 

  Riforma 19-10-07

Poco giovane il partito democratico

Samuele Revel

Davide Rosso

Dopo tanta attesa, rilevanza mediatica e discussioni alla fine il popolo del Partito democratico è andato alle «sezioni elettorali» e ha espresso il proprio voto per eleggere le Costituenti nazionali e regionali del partito. Se a livello nazionale i dati parlano di più di tre milioni di votanti, nel Pinerolese (o meglio nel collegio 19 che raduna, oltre a Pinerolo, anche alcuni Comuni della pianura come Cavour, Villafranca e Vigone, la val Pellice e la bassa val Chisone) i votanti sono stati 5290. A livello di Consulta nazionale nel collegio 19 ha vinto la lista «Democratici con Veltroni» con il 43,15% dei consensi seguita da «A sinistra per Veltroni» (32,48%), Bindi (13,49% e Letta (10,88%). Il voto Regionale ci parla della vittoria di Morgando (47,25%) su Susta (32,39), anche se quest’ultimo ha raggiunto in alcuni seggi, come quello di Torre Pellice, anche più del 65% dei consensi (90% a Rorà, 72% a Villar Pellice). Morgando ovviamente si è «rifatto» in altri seggi (a Perosa ha il 44,64%, a Cumiana il 60,20%, a Luserna il 60%, l’82,22% a Piscina e ha sfiorato il 50% in tutti e tre i seggi di Pinerolo).
«L’affluenza è stata alta e di questo siamo soddisfatti – dice a caldo Marco Durand, segretario dei Ds della val Pellice –: un po’ meno contenti lo siamo rispetto alla tipologia dei votanti. Pochissimi i giovani e quasi assente la categoria dei 30-50enni, che dovrebbero poi essere l’animo del nascente Partito democratico. La maggioranza dei votanti era di età superiore ai 60 anni». Insomma, soddisfazione ma non euforia quella espressa da Durand anche se i dati della val Pellice parlano di un’affluenza notevole: a Luserna S. Giovanni per esempio i votanti sono stati 403 (sinistra per Veltroni 70, democratici per Veltroni 122, democratici per Letta 161, democratici per Rosy Bindi 43 e 17 bianche-nulle, per le regionali Morgando 225, Bindi per Morgando 50 e Susta 100), a Torre invece sono stati 310 (democratici per Veltroni 160, sinistra per Veltroni 92, democratici per Letta 21, democratici per Rosy Bindi 28. Morgando 60, Bindi per Morgando 41, Susta 192). A Bibiana hanno votato in 190 (democratici per Veltroni 104, sinistra per Veltroni 39, democratici per Letta 12, democratici per Bindi 29. Morgando 119, Bindi per Morgando 23, Susta 34) e a Villar Pellice 42 (democratici per Veltroni 22, sinistra per Veltroni 11, democratici per Letta 1, democratici per Bindi 6. Morgando 5, Bindi per Morgando 6, Susta 29). Rorà: votanti 26 (democratici per Veltroni 6, sinistra per Veltroni 12, democratici per Letta 0, democratici per Bindi 4, bianche-nulle 4. Morgando 0, Bindi per Morgando 1, Susta 25).

 

Welfare, oltre la logica «sì» e «no»

Le forze di governo sperano di ricomporre il «pacchetto» in sede di esame parlamentare. La consultazione nel Pinerolese rispecchia la condotta autonoma dei metalmeccanici

Davide Rosso

«Il referendum sul welfare non va inteso come una contrapposizione fra no e sì, fra due parti caricandolo di un significato come se fosse politico. Piuttosto occorre ascoltare il disagio che i lavoratori, sia quelli che hanno votato sì sia quelli che hanno detto no, hanno espresso per esempio nelle assemblee». Il giudizio è del ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, che ha valutato così giovedì 11 il risultato del referendum organizzato dai sindacati confederali sull’intesa sottoscritta dagli stessi a luglio con il governo sul welfare. Ferrero lo ha fatto ancora venerdì 12 sera in un incontro ben partecipato e organizzato a Torre Pellice dal Laboratorio della sinistra.
Venerdì 12 ottobre nel pomeriggio, comunque, il Consiglio dei ministri ha riconsiderato il protocollo e lo ha approvato «dopo avervi apportato alcune modifiche» (con l’astensione, peraltro, dei ministri Ferrero e Bianchi). A quel punto si sono detti contrari ai «ritocchi» sia Confindustria sia i sindacati. La Cisl ha chiesto di riaprire la discussione, e la Fiom (i metalmeccanici tra l’altro avevano votato in modo consistente per il no) ha chiesto per parte sua una «discussione sulla crisi in cui è entrato il mondo del lavoro», muovendosi su posizioni tutto sommato vicine a quelle di Ferrero. Il ministro della Solidarietà Sociale si pone come obiettivo – questo ha detto ancora venerdì sera – «quello di riuscire come esecutivo ad avere entro la fine dell’anno un provvedimento che avvii azioni di lotta alla precarietà». Insomma, se i giornali delle ore subito successive al referendum fra i lavoratori avevano evidenziato soprattutto la stragrande vittoria dei «sì», la situazione si è dimostrata ben più complicata.
Fin qui la prospettiva generale a livello nazionale: ma nel Pinerolese il referendum quali risultati ha dato, anche in termini di sostegno o meno all’intesa firmata dai sindacati?Dal punto di vista numerico i no sono stati molti fra i lavoratori delle fabbriche metalmeccaniche (raggiungendo in alcuni casi anche il 90%) situandosi nel totale intorno al 70%. Scendendo ancora più nel particolare e prendendo dei risultati a campione, vediamo che alla Skf Avio si è superato l’85% di no e alla Trw di Bricherasio il 75%, i no alla Microtecnica di Luserna sono stati il 76%. Relativamente alta, anche se non particolarmente consistente, la percentuale degli operai metalmeccanici che hanno voluto esprimere il loro parere con quasi un 53% di votanti.
In generale comunque a vincere anche nel Pinerolese sono stati i «sì», che hanno raggiunto il 59,7% su un totale di quasi 8000 persone che si sono espresse nel referendum. I sì sono stati di più fra i lavoratori della scuola e fra i pensionati, alla Caffarel (241 sì contro 31 no) e negli enti pubblici come il Ciss di Pinerolo e l’Asl 10. I sì sono stati più numerosi infine anche nelle case di riposo e nelle strutture di accoglienza come per esempio la Pro Senectute, l’Uliveto, lo Stefano Fer di Pinerolo.

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seconda settimana

 

Cento anni delle miniere- vedi dossier miniere 1968 - XXV ora- pdf

Conferenza al Sumi sui precari - Pensieri in piazza: audio Gallino1   Gallino2  dibattito       ora disponibile il     testo in pdf

Che cosa resta del mito operaio - Gallino- repubblica 12-10.2007

 

Eco del Chisone 10-10-07

Perosa, sarà la proposta del gruppo di maggioranza
Comunità Val Chisone: Coucourde è il nuovo presidente
Preferito a Bounous, che lascia la vice-presidenza


PEROSA - Andrea Coucourde sarà il nuovo presidente della Comunità montana Valli Chisone e Germanasca, dopo le dimissioni rassegnate da Roberto Prinzio, attuale presidente di Acra Spa. Lunedì 8 ci sono volute due votazioni a scrutinio segreto, all'interno del gruppo di maggioranza "L'Unione per le valli", perché il nome di Coucourde ottenesse la maggioranza dei due terzi che il gruppo stesso si era prefissata: 18 preferenze contro le 9 della vice-presidente uscente Clara Bounous. Cinque gli assenti su 32 consiglieri del gruppo.

«Alcuni giustificati, altri per evitare una presa di posizione delicata - commenta il capogruppo Manfredini -. Si doveva rimpiazzare una figura del valore di Prinzio, e il gruppo ha scelto».

Proprio a Manfredini, che in avvio di discussione aveva ritirato la sua possibile candidatura alla presidenza, andrà l'assessorato al Lavoro liberato da Coucourde, «secondo un criterio di rappresentatività dell'alta valle». Diviso sul nome del presidente, su Manfredini il gruppo ha ritrovato unità con la votazione unanime per alzata di mano.

La vice-presidenza è stata assegnata a Laura Balzani, l'altra donna in Giunta, dopo il ritiro della disponibilità da parte di Bounous, «anche se il gruppo - aggiunge Manfredini - ha stabilito che accetterà certamente un suo ripensamento». Secondo la sua valutazione, «chi ha vinto ha avuto la larga maggioranza sperata. E chi ha perso gode di stima e apprezzamento per il lavoro svolto».

Per il resto, gli assessorati restano gli stessi, almeno secondo la proposta che il gruppo di maggioranza porterà in Consiglio di Comunità montana nella settimana che va dal 22 al 29: per regolamento con il presidente tutta la Giunta rassegna le dimissioni e viene ricomposta.

 

 

«Alla Omvp smantellamento strisciante»
Villar Perosa il sindacato Alp assicura: «Non staremo a guardare»

«Ci dispiace che il ministro Damiano non abbia compiuto l'annunciata visita alla Skf di Airasca, sarebbe stata l'occasione per consegnargli un volantino in cui esprimevamo tutta la nostra preoccupazione sulla situazione dello stabilimento Omvp di Villar Perosa». Enrico Lanza, presidente di Alp-Cub, sindacato con grande seguito tra gli operai della Val Chisone, ci teneva molto a questo appuntamento perché, dice, «ormai è tempo che la questione della vendita della Omvp venga portata all'ordine del giorno, prima che sia troppo tardi».

La Omvp è la storica azienda (un tempo Riv) della Skf che per il Gruppo attualmente realizza le componenti per i cuscinetti a sfera. Da tempo i manager della Skf hanno deciso di mettere in vendita lo stabilimento ritenendolo non più strategico, essendo mutato il cosiddetto core businness della multinazionale svedese. Allo stesso tempo, però, l'azienda ha la necessità di cedere la produzione di questi componenti, che comunque continuerà ad utilizzare, in mani che diano delle garanzie. Un'operazione non facile, viste anche le caratteristiche dello stabilimento di Villar Perosa, con i suoi enormi capannoni e gli alti oneri di gestione dopo la vendita delle centrali elettriche. Per fine settembre erano state annunciate novità, e invece ancora niente.

«La verità - spiega ancora Lanza - è che non riescono a venderlo, e allora temo che si sia deciso di spostare il lavoro altrove con la complicità della dirigenza che di fatto finora non ha mosso un dito per difendere il futuro di questo stabilimento. Ebbene penso che sia giunto il momento di dire a chiare lettere che noi a questo gioco non assisteremo in modo passivo».

Franco Breuza della Rsu di Villar Perosa conferma: «È veramente triste per noi, che a questa azienda teniamo, vedere a cosa è ridotta oggi: capannoni vuoti e semivuoti dove un tempo ferveva il lavoro, il silenzio al posto del rumore assordante delle macchine da lavoro. La verità è che, pezzo dopo pezzo, il lavoro viene portato via».

A chi li accusa di fare sterile allarmismo Lanza risponde: «Noi abbiamo dimostrato negli anni di essere invece dei moderati pronti ad accettare accordi di mobilità se accompagnati da operazioni di rilancio delle aziende supportate da idee e tecnologia, ma di tutto questo alla Omvp non c'è traccia. E allora, di fronte a questo atteggiamento, siamo pronti a reagire». E come? «Occorre alzare il livello della protesta, che non può essere gestita a livello locale: ci sono 700 posti di lavoro e il futuro di una valle in gioco. Faremo in modo che ognuno si prenda le proprie responsabilità, a partire dai rappresentanti del territorio nelle istituzioni, mi riferisco ai consiglieri regionali e al ministro Ferrero».


Alberto Maranetto

 

 

Quasi 400 immobili all'asta in due anni e mezzo nel Pinerolese
Caro-mutui, aumentano i pignoramenti
Emergenza tasso variabile e pericoli per le case su cui gravano ipoteche

L'emergenza del caro-mutui è la prima causa del pignoramento immobiliare. Basta raccogliere i dati all'Ufficio cancelleria esecuzioni di via Convento di S. Francesco. Cifre che fanno riflettere. Al Tribunale di Pinerolo le procedure esecutive immobiliari si sono moltiplicate a vista d'occhio. Un trend in costante ascesa da due anni a questa parte.

Da gennaio alla fine di settembre ne sono state registrate 126, con una media di 14 al mese. In tutto il 2006 sono state conteggiate 155 procedure immobiliari, in pratica quasi 13 al mese. L'anno prima soltanto 116 esecuzioni, con una media di poco più di 9 procedimenti per ogni mensilità. In poco più di due anni e mezzo nel Pinerolese i pignoramenti sono cresciuti di quasi il 50 per cento.

«Quasi tutte le esecuzioni - dicono dal Tribunale - si riferiscono all'inadempienza del mutuatario a seguito di un mutuo bancario». Per un debito con la banca che sempre più frequentemente diventa insostenibile.

La Banca centrale europea ha alzato il tasso di sconto di due punti percentuali. Di qui l'aumento inevitabile della rata mensile del mutuo sulla casa - a tasso variabile - tra 50 e 200 euro. Costi mensili spesso insormontabili. E famiglie che non si possono più permettere di pagarli. Le rate insolute si sommano e le famiglie diventano morose. Di qui alla perdita dell'abitazione il passo è breve: perché le banche pignorano la casa sulla quale, insieme al mutuo, è stata accesa un'ipoteca. E l'immobile viene messo all'asta.

È la dura legge del mercato. Ma c'è anche lo sconforto per situazioni di estremo disagio. E il rimorso, di fronte al dubbio amletico del tasso fisso o variabile, di aver scelto la seconda strada. Qualche anno fa, quando i tassi erano bassi, erano proprio i mutui a tasso variabile a sembrare i più convenienti. In tanti hanno scommesso sul proprio futuro e sul permanere di quelle percentuali. E oggi si ritrovano con salassi mensili da pagare e proprietà della loro abitazione sempre più a rischio, a causa di oscillazioni al rialzo delle rate.

Nell'ultimo anno infatti sette mutui su dieci sono stati accesi con la formula del tasso fisso. L'ultima moda, un salvagente per i casi più disperati, è la rinegoziazione del mutuo con una nuova banca. Estinguendo il tasso variabile con una più sicura rata fissa per evitare nel tempo brutte sorprese.


Paolo Polastri

 

In edicola
Objectiv, notizie italo-rumene


Nel panorama della carta stampata torinese, su iniziativa della neonata associazione culturale Carpatina, arriva "Objectiv" quindicinale italo-rumeno dedicato alla comunità più numerosa sul territorio.

Nelle 24 pagine del tabloid, di cui otto a colori, trovano spazio argomenti di carattere sociale, attualità, cultura, sport, notizie dalla Romania. "Objectiv", in vendita a 50 centesimi e diffuso in edicole ed altri punti di aggregazione della comunità rumena, «si pone come strumento di comunicazione, ascolto e dialogo con la collettività».

Il nuovo Consolato rumeno di via Ancona 7 è aperto dal lunedì al giovedì dalle 9 alle 15, il venerdì dalle 9 alle 12. Info: 011 249.5264, fax 011 235.8136, e-mail: consulat.torino@yahoo.it, oppure consolato.romeno@yahoo.it.


La Finanziaria, in nome dei tagli ai costi della politica, vorrebbe snellire le Comunità montane
La montagna: sprecona o capro espiatorio?
A rischio molte realtà, tra cui Bricherasio, Cumiana e Barge - Ma i criteri univoci di altitudine e dislivello non convincono


La crociata contro i costi della politica rischia di trovare un capro espiatorio. Se ne parla da tempo, ma potrebbe essere la volta buona: nel mirino le Comunità montane, che da Roma sono viste come la quintessenza dello spreco (o, più probabilmente, come il rametto più facile da potare). Paladina della lotta, il ministro per gli Affari regionali Linda Lanzillotta, che s'ispira a un principio: «In tutta Europa la montagna è tale solo da un certo punto in su».

Quale sia la soglia, lo si vorrebbe stabilire nella Finanziaria 2007, attualmente in discussione al Senato. Nelle Alpi, sarebbero montani (con licenza di "fare" Comunità) i Comuni con l'80 per cento del territorio sopra i 600 metri, oppure il 50 per cento ma con un dislivello interno di almeno 600 metri.

«È assurdo che il Parlamento definisca una quota - dice il presidente della Cm Val Pellice Claudio Bertalot, che perderebbe Bricherasio e Bibiana -. Piuttosto, indichi quanto vuole risparmiare. Come riuscirci, lo si può decidere a livello regionale. Ma quale risparmio si vuole perseguire? Sul gettone dei consiglieri di Comunità? Prendono 30 euro a seduta! Si punta dunque a "tagliare" i trasferimenti? Ma se i Comuni non possono delegare certi servizi alla Comunità, dovranno garantirli in proprio. E i costi aumenteranno».

La Cm Valli Chisone e Germanasca non correrebbe rischi: il dislivello minimo salverebbe anche Porte. Clara Bounous, vice-presidente facente funzioni, contesta comunque la tesi che le Comunità siano centri di costo: «Da noi l'indennità degli assessori non arriva a 400 euro e la percepiscono solo in quattro, perché tre di noi sono già sindaci. Questi parlamentari non hanno il contatto con le realtà dei piccoli Comuni. Perché non iniziano a sfoltire i sottosegretari?».

Chi rischia davvero l'esclusione di molti Comuni e addirittura lo scioglimento è la Cm Pinerolese pedemontano: «Si salverebbero solo Prarostino e forse S. Pietro - commenta Mario Mauro -. Sarebbe la morte di una Comunità che ha gestito compiti importanti. Parteciperemo ad ogni iniziativa tesa a salvaguardare le nostre esigenze, come la manifestazione a Roma del 24 ottobre organizzata dall'Uncem. E pensare che proprio sabato, con Casa Canada, abbiamo lanciato un'iniziativa per valorizzare il nostro territorio».

Nel vicino Cuneese solo Crissolo, Oncino, Ostana, Bagnolo e Paesana potrebbero continuare a far parte della Cm Valli Po, Bronda e Infernotto (più, forse, Sanfront, "graziata" dal dislivello).

Le critiche piovono anche dai parlamentari locali di entrambi gli schieramenti. Per Giorgio Merlo (deputato, Ulivo) «il ministro Lanzillotta, in virtù della sua visione tecnocratica della politica, ci stupisce per le sue singolari proposte. I costi della politica non si riducono oscurando la democrazia rappresentativa e indebolendo alcuni territori. La vera scommessa è recuperare capacità decisionale alla politica, dando una sforbiciata a quel groviglio di società e consorzi che sono nati in questi ultimi anni senza alcun costrutto».

Lucio Malan (senatore, Forza Italia): «Affermare che gli sprechi alla spesa pubblica derivino dagli emolumenti ai consiglieri delle Comunità montane è sbagliato e ingeneroso nei confronti di chi svolge una forma di volontariato retribuita pochissimo. Eliminare un consigliere che prende la cazzuola in mano per riparare gratis un muro (cosa frequente nelle realtà montane) significa pagare una giornata di lavoro a un manovale: costa di più e l'elettore non può decidere col voto se ha lavorato bene oppure no».

 

Appalto-lampo per il cantiere da 130 posti auto
Pinerolo: il parcheggio o il caos in zona ospedale
Imminente l'approvazione del progetto, Provincia permettendo


Sarà assegnata con un bando lampo (i concorrenti avranno 15 giorni per presentare le offerte) la prima tranche del parcheggio che darà un po' di respiro ai frequentatori (tutti noi, per un motivo o per l'altro) della zona ospedale.

La situazione della viabilità in viale Castelfidardo e dintorni più che critica è drammatica, infatti, e dissertare sui tempi lunghi della burocrazia diventa quasi un esercizio retorico. L'opinione pubblica se ne fa un baffo di norme e procedure, denuncia il problema e lo pretende risolto.

La patata bollente è nelle mani dell'assessore Pivaro che contava di liberarsene nella riunione di Giunta del 4 ottobre, licenziando il progetto firmato dall'Ufficio tecnico. Si "scotterà" per un'altra settimana, invece, poiché solo giovedì 11 sarà disponibile il documento da allegare alla convenzione (tocca alla Provincia predisporlo) che "gira" al Comune la gestione e manutenzione provvisoria (con la clausola, appunto, di realizzarvi un parcheggio) dei terreni a suo tempo espropriati dall'Amministrazione Saitta per tracciare la "direttissima". Aree di risulta adiacenti al sedime che potranno accogliere il cantiere solo se consegnate al committente, ovvero alla città di Pinerolo.

«Abbiamo accettato la gestione provvisoria per sveltire la pratica - considera l'assessore -. Attendere la definitiva dismissione (ne abbiamo parlato a lungo) significherebbe perdere, minimo, un altro anno. Non possiamo permettercelo».

Dunque giovedì 11 se le preziose, sudate carte arriveranno - come tutto lascia supporre -, Pivaro e i suoi colleghi daranno il via all'iter che cantiererà 5.000 metri quadrati lungo il muro di cinta della Berardi per ricavarvi 130 posti auto. «Qualcuno in meno rispetto al previsto - spiega -. Andava salvaguardata la fascia di rispetto imposta dal canale che costeggia la caserma».

L'appalto assegnerà lavori per "soli" 70mila euro, dato che il capitolato non prevede la bitumatura. Sarà un parking spianato e provvisoriamente inghiaiato, dunque, «ultimabile in 20-30 giorni» presume, escludendo dal conto le procedure pre e post-gara e la stipula del contratto. Missione compiuta a dicembre? Lo spera, ma i margini sono stretti.

Se 130 stazionamenti tamponeranno l'emergenza, ne usciremo del tutto solo in un secondo tempo, quando un ulteriore ampliamento «già previsto» ne garantirà almeno altrettanti. Utilizzeranno i 4.000 metri quadrati concessi da privati in cambio del Piano di edilizia convenzionata («l'Ufficio urbanistico sta predisponendo la convenzione»), che autorizzerà la costruzione di alcuni condomini sulla sinistra della direttissima viaggiando verso Miradolo.


Mirko Maggia

 

 

Riforma 12-10-07

Il rischio della disgregazione

Pochi gruppi privilegiati impongono la loro volontà politica-economica mentre aumenta la povertà; eticamente occorre contrastare ogni esclusione dei lavoratori

Marco Mazzoli

Al malessere di chi non riesce ad arrivare a fine mese, si sente spesso rispondere «è colpa della globalizzazione». La «globalizzazione», è il processo storico che, a partire dagli anni Ottanta, con l’eliminazione di barriere e vincoli alla mobilità internazionale dei capitali finanziari, ha generato una sorta di unico mercato finanziario mondiale. In questo contesto, le scelte di politica economica di ogni Paese sono sempre più condizionate dal contesto mondiale e il grado di indipendenza dei governi e delle banche centrali è inferiore rispetto ai decenni passati. In questo quadro diventa difficile (anche se necessario) difendere un modello di protezione sociale (quello europeo) diverso da quello ultra-liberista e in cui vengano lasciate risorse finanziarie per la protezione delle fasce deboli. Dunque il «welfare possibile» è un tema molto spinoso. Le istituzioni finanziarie sovranazionali (il Fondo monetario e la Banca mondiale) non svolgono funzioni paragonabili a una banca centrale nazionale e hanno un meccanismo decisionale e di voto che privilegia i Paesi ricchi (Stati Uniti e Unione Europea). Dal canto loro, i Paesi poveri rispondono nell’unico modo per loro possibile: vendere i loro prodotti a prezzi bassi, dato il basso costo del lavoro consentito da un basso tenore di vita. Di qui le difficoltà dell’economia italiana, sempre meno competitiva sullo scenario internazionale.
Con la globalizzazione il quadro mondiale è caratterizzato da una fortissima mobilità di capitale (in pochi secondi si spostano milioni di euro da una borsa all’altra del pianeta) e scarsa mobilità del lavoro: emigrare, anche quando è legalmente consentito, comporta forti costi di inserimento. In questa situazione i percettori di reddito dal capitale sono in grado di sottrarsi alle recessioni che colpiscono i vari Paesi spostando capitali all’estero, mentre i lavoratori non riescono a sottrarsi agli shock e alle recessioni. Nel lungo periodo questo genera una situazione di impoverimento relativo dei lavoratori, a vantaggio dei percettori di redditi finanziari, anche a causa dalla concorrenza internazionale di Paesi in cui spesso, a causa dell’assenza di diritti civili e di libertà sindacali, si riescono a collocare sul mercato beni a prezzi molto inferiori di quelli dei Paesi a democrazia più avanzata.
Si pone dunque un problema etico e politico non banale: è accettabile che a «fare i prezzi» e a «fare il mercato» a livello mondiale siano Paesi oppressivi in un sistema i cui vantaggi sono goduti da una piccola minoranza?
Il problema è generale, investe le istituzioni europee e internazionali e non è risolvibile nel breve periodo. Il processo storico a cui abbiamo assistito rivoluziona alla radice non solo le nostre categorie economiche, ma anche quelle giuridiche. Non esiste più il «contratto sociale», la mediazione tra le parti, poiché un ceto sociale, quello degli investitori finanziari e degli speculatori, si è sottratto alla polis in cui avvengono i confronti. I flussi finanziari non sono soggetti ad alcuna sovranità poiché possono spostarsi istantaneamente da un Paese all’altro. Se nel primo trentennio del dopoguerra lo Stato si è reso più democratico e partecipativo, il pensiero neoconservatore ha modificato la sua natura: da incarnazione dell’autorità dello Stato si è trasformato in negazione del ruolo dello Stato e svuotamento delle sue funzioni, nell’economia, nei servizi sociali e nell’educazione.
In una società in cui la «nascita» sembra tornata a svolgere un ruolo essenziale e la tutela sembra subordinata all’appartenenza a un gruppo, assistiamo, quasi impotenti, alla drammatica esclusione di enormi masse di persone dal meccanismo economico e dalle forme più elementari di benessere. Un anno fa un quotidiano italiano1 pubblicava un articolo in cui il Premio Nobel Joseph Stiglitz rilevava come ormai nessuno, neppure tra gli economisti ortodossi, creda più alla promessa di sviluppo e benessere per i Paesi più poveri associato alla maggiore apertura commerciale verso l’estero e come l’antica promessa liberista di un avvenire felice sia sostituita, nei documenti ufficiali, da più modesti auspici di vantaggi economici per i Paesi che adottino le misure di liberalizzazione. Stiglitz rilevava che mai come ora, nella storia del mondo, pochi gruppi di lobby privilegiate riescano a imporre la loro volontà politica a enormi masse di umanità nell’Asia, Africa, America Latina.
A questo si aggiunge il fatto che nel sistema politico bipolare maggioritario anglosassone la privatizzazione dei media televisivi garantisce (in America e, in misura minore, in Europa) visibilità solo alle forze politiche finanziate da grandi lobby. Dunque, sono le lobby più potenti che riescono a influenzare le scelte dei Paesi più ricchi, i quali, a loro volta controllano le scelte delle istituzioni finanziarie sovranazionali. Non a caso il grande filosofo liberale Popper, in un coraggioso intervento2, ha affermato che solo una Tv pubblica, che garantisca rigorosamente spazio per tutte le idee, possa garantire la democrazia. Ovviamente questo è impensabile, anche se queste riflessioni rivelano l’esiguità dei margini di manovra. Non esistono ricette politiche e non sarebbe questa la sede per proporle. È inutile nascondersi che esiste un rischio di disgregazione, rivelato da inquietanti episodi di intolleranza, o anche solo dall’insofferenza di chi inventa scuse per non assumersi le proprie responsabilità sociali o per non pagare le tasse. I nostri principi etici ci impongono di cercare proposte economiche che combattano l’esclusione e promuovano la responsabilità, individuale e sociale. Quando la posta in palio è la disgregazione generale, non possono esserci ambiguità: è apprezzabile la censura totale contro l’evasione fiscale espressa da un uomo di parte (e certamente criticabile) come Luca di Montezemolo. Altrettanto dovrebbe fare chi è investito di autorità pubblica, sia essa civile, morale, o religiosa.
1. La Repubblica, venerdì 18 agosto 2006.
2. K. Popper, Cattiva maestra televisione, tr. it., 3° ed., Venezia, Marsilio, 2002.

 

 

Rendere redditizi i boschi più vicini

Piervaldo Rostan

Le valli sono piene di boschi, spesso abbandonati. Bisogna intervenire. Si fanno studi (la cosiddetta «pianificazione»), bisogna capire da un lato quali sono i punti di maggior criticità (rischi idrogeologici, fattori di pericolo incendi ecc.) onde intervenire con futuribili risorse o, cosa che oggi è più concreta e realizzabile, grazie ai fondi derivati alle Comunità montane dal ciclo integrati delle acque, nell’ambito della manutenzione ordinaria del territorio. Piste forestali disponibili, o grazie a possenti gru a cavo, le imprese boschive delle valli potranno ricavare grandi quantità di legname, spesso di bassa qualità.
Quello attuale risulta essere un periodo di buona attenzione (anche economica: sia come contributi/incentivazioni, sia come disponibilità imprenditoriali) per le risorse energetiche rinnovabili: sovrapponendo risparmi economici ottenuti e compensi offerti dai titoli di efficienza energetica (certificati bianchi) è possibile rendere redditizie (quindi interessanti per investitori privati) iniziative di teleriscaldamento da biomasse, indipendentemente da produzione di elettricità. In più non mancano i contributi, elevati, a livello pubblico per simili iniziative.
Le richieste per centrali elettriche a biomasse in Piemonte vanno perciò moltiplicandosi. A oggi il processo è semplicemente una somma di iniziative di singoli investitori e manca un coordinamento delle iniziative per quanto concerne sia la produzione sia l’approvvigionamento. Ma il legname forestale alpino, al pari delle acque dei torrenti, è una risorsa preziosa, redditizia, disponibile e da sfruttare, ma pur sempre presente in quantità limitata e il cui utilizzo deve essere programmato in modo razionale e sostenibile. Una corretta gestione del legname dovrebbe garantirne, in quanto risorsa scarsa, la piena valorizzazione del contenuto energetico (processi a resa elevata accoppiati a completa utilizzazione dell’energia prodotta).
La sostituzione di molte caldaie a gasolio, datate e di dubbia efficienza, che si otterrebbe con piccoli impianti di teleriscaldamento a biomasse, appare preferibile (in termini di aumento complessivo dell’efficienza energetica) alla sostituzione di un numero ridotto di caldaie e alla produzione di energia elettrica (in sempre maggior quota prodotta con centrali turbogas a elevata efficienza).
I costi del cippato locale (di provenienza da boschi montani, la cui gestione richiede molta manodopera) sono notoriamente più elevati di quello disponibile sul mercato (da coltivazioni di pianura o, per la maggior parte, di importazione). Un impegno all’acquisto di cippato locale (a prezzi remunerativi per i produttori) implica che l’operatore privato operi riducendo il proprio profitto. La quasi totalità delle centrali in funzione ha visto la proposizione di accordi di filiera in fase di progettazione/approvazione, l’avvio degli impianti, la definizione di un prezzo di acquisto del cippato a livelli di mercato e il conseguente acquisto di biomasse non locali perché più economiche.
Ecco perché, di fronte alla richiesta di installare centrali di grande potenza alimentate a biomasse legnose, occorre chiedersi molto attentamente il senso di queste operazioni per il territorio. Ad Airasca esiste da anni una centrale che produce energia elettrica all’interno di un polo industriale: qui si utilizzano scarti di segherie ma anche molta legna proveniente dall’estero; altre richieste sono in corso a Villafranca e da qualche mese anche a Torre Pellice. In quest’ultimo caso si prevedono 3 megawatt di energia elettrica prodotta e altrettanti termici, per un fabbisogno di oltre 30.000 tonnellate di legna all’anno: poiché gli studi forestali disponibili quantificano in circa 5000 tonnellate/anno la producibilità di cippato realizzabile da proprietà pubbliche in val Pellice, e al limite un raddoppio se si arrivasse a coinvolgere appieno i proprietari privati, è del tutto evidente che la maggior parte del legname non proverrebbe dalla valle; se si aggiunge che i costi del cippato locale sono molto più alti di quello proveniente da fuori e magari dall’estero è facile prevedere che l’impatto positivo sulla gestione dei boschi sarebbe nullo mentre quello negativo in termini di camion, inquinamento sarebbe comunque considerevole, così come il guadagno dell’investitore privato.

 

riforma - chi può dirsi comune di montagna? - pdf


 

prima settimana

 

Situazione disoccupati in Val Chisone al 2007 - iscritti al Centro Impiego Pinerolo

dall'Eco del Chisone 3-10-07

 

Futuro della Rio Tinto nel talco: decidono gli azionisti - pdf

Pit agli ultimi posti nella graduatoria regionale
Che figuraccia per il Pinerolese
Si tratta dei programmi per accedere ad importanti finanziamenti
Parlare di figuraccia forse è un po' eccessivo, ma il Pinerolese di certo non ha fatto una bella figura presentando i suoi Programmi di sviluppo territoriale (Pit) alla Regione Piemonte. Quest'ultima nei giorni scorsi ha reso nota la graduatoria dei Pit giunti da tutto il Piemonte, stilata per assegnare i contributi alla progettazione dei medesimi. Ebbene, i due programmi del Pinerolese facenti capo a Pinerolo e Villafranca risultano agli ultimi posti. Adesso toccherà ai nostri amministratori rimboccarsi le maniche e migliorare le proprie proposte fondamentali per l'avvenire del territorio.

 

Approvata dall'Ato la delibera su Buriasco
Discarica: arrivano i documenti
Martedì 9, Consiglio aperto in Provincia

Nella giornata di martedì 25 settembre il Consiglio di amministrazione dell'Ato rifiuti della Provincia, presieduto da Paolo Foietta, ha approvato lo studio preliminare di fattibilità della nuova discarica del Pinerolese. Come tutti ormai sapranno il sito individuato dall'Ato si trova nel Comune di Buriasco. Un'indicazione respinta dall'Amministrazione del piccolo paese della pianura e fortemente contestata dai suoi abitanti, scesi in piazza per protestare a più riprese.

Con la delibera approvata dall'Ato la discussione ora dovrebbe passare dalle piazze ai tavoli tecnici. In settimana giungerà in Municipio, a Buriasco, l'intera documentazione relativa allo studio dell'Ato, ed in particolare all'ultima fase, quella che in estate ha portato alla scelta di Buriasco. «Non appena avremo in mano il fascicolo i nostri tecnici avranno modo di formulare con precisione le proprie obiezioni - spiega il sindaco di Buriasco, Armando - siamo sicuri di avere elementi oggettivi validi per dimostrare che lo studio ha tratto conclusioni errate». Ricordiamo che ci sono trenta giorni di tempo per presentare le osservazioni alla delibera dell'Ato.

Intanto il presidente del Consiglio provinciale, Sergio Vallero, ha dato seguito alla richiesta dei capigruppo di convocazione di una seduta aperta sul tema degli impianti di smaltimento rifiuti nel Pinerolese. Il programma della giornata di lavori, fissata per martedì 9, prevede in mattinata (inizio 9,30) l'audizione del presidente dell'Ato, Paolo Foietta, del presidente del Consorzio Acea, Giuseppino Berti, del sindaco di Pinerolo, Paolo Covato e di Buriasco, Romano Armando, delle associazioni degli agricoltori e dei sindacati Cgil, Cisl e Uil e infine di Alessandro Bardelli, a nome del comitato spontaneo dei cittadini di Buriasco. Presumibilmente nel pomeriggio, sempre su questa tema, si svolgerà il dibattito in Consiglio convocato in sessione ordinaria. «Ho accolto volentieri la proposta dei capigruppo - afferma Sergio Vallero - decisioni di questa portata devono essere sempre accompagnate da grande trasparenza e informazione per essere condivise dai cittadini». Il Consiglio provinciale si riunisce in piazza Castello 205 (aula "Elio Marchiaro") a Torino.

Infine da registrare la richiesta pervenuta dal Comitato spontaneo della convocazione di un tavolo di concertazione a cui possano partecipare tutte le parti in causa, per esaminare e ridiscutere il documento presentato dall'Ato. Il sindaco di Buriasco Romano Armando, inoltre, ha inoltrato una lettera al sindaco di Pinerolo, in cui si contestano le affermazioni contenute nel documento inviato da Paolo Covato ai sindaci del Consorzio Acea a sostegno della decisione dell'Ato. Armando conclude definendo «inopportuno l'intervento e la sua richiesta di una sottoscrizione da parte dei sindaci nel momento in cui sullo studio ci sono troppi punti non chiari». Tra l'altro al momento s'ignora se il documento sia stato sottoscritto da qualche altro amministratore oltre al sindaco di Pinerolo.


Alberto Maranetto

 

Beinasco, specializzata in stampaggi
Oslamt vicina alla chiusura? A rischio 35 lavoratori

Quando una finanziaria lussemburghese mesi fa aveva rilevato la ditta, sindacati e lavoratori auspicavano che l'aria di crisi venisse cancellata.

Ma paure e timori sul proprio futuro sono invece rimasti ai 35 dipendenti della Oslamt, l'azienda beinaschese di via Aosta 16 specializzata nella costruzione di stampi e stampaggio di lamiere. Per loro si profilano tempi difficili.

«Il 2 novembre - dice Mario Bertolo, sindacalista Fiom Collegno - si chiude la procedura di cassa integrazione straordinaria che dura già da dodici mesi. Siamo tuttavia al corrente che è stata già attivata la procedura di cessazione dell'attività. Il motivo ufficiale? Secondo i dirigenti dell'azienda le commesse non sono sufficienti. E di qui al licenziamento di 35 lavoratori il passo è breve».

Per il momento non è stato fatto alcun cenno a interventi di dislocazione in altri posti o trasferimenti. Secondo i sindacati si tratterebbe di una possibile chiusura per mancanza di lavoro: «Stiamo tentando di coinvolgere - continua Bertolo - l'Amministrazione comunale per capire se ci sono i margini per tenere aperta la fabbrica. Ma non c'è alcuno spiraglio. E la direzione dell'azienda finora non ha partecipato ad alcuna trattativa».

Pa. Pol.

 

Il 4 si parla di ictus cerebrale
A Pinerolo gli incontri dell'Asl 10


Tornano le serate informative pubbliche organizzate dall'Asl 10 dedicate ai cittadini pinerolesi. Un programma che nelle scorse edizioni aveva registrato la presenza di oltre duemila persone.

Il primo dei dieci incontri - che si terranno nel salone Baralis di via Marro 10/12 - è fissato per giovedì 4 alle 21. Si parlerà di ictus cerebrale, prima causa di invalidità permanente, con 300 casi all'anno nel Pinerolese.

Il dott. Doriguzzi, direttore della s.c. di neurologia e responsabile dello stroke team dell'ospedale Agnelli, la dott.ssa Paula Carvalho, dirigente medico della Cardiologia e il dott. Rodolfo Odoni, fisiatra, direttore della struttura di recupero e riabilitazione funzionale, spiegheranno come riconoscere i segni dell'ictus, come lo si cura - con particolare attenzione alla trombolisi - nuova risorsa terapeutica e cosa si può fare per prevenirlo.

Si parlerà anche delle strategie regionali che prevedono la creazione di 17 Centri ictus, fra cui quello di Neurologia all'Agnelli. Prossimo incontro l'11 ottobre per parlare di tumori alla gola e alla bocca con il dott. Magnano.

 

Nel Piano pluriennale 340 interventi
Val Pellice: sistemazione idrogeologica servono 17 milioni di euro

VAL PELLICE - Trecentoquaranta interventi e un importo di 17.171.374 euro: sono questi i numeri del Piano pluriennale di sistemazione idrogeologica ed idraulico forestale elaborato dagli specialisti incaricati dalla Comunità montana. Giorgio Odetto, assessore all’Assetto idrogeologico, ha spiegato che «i tecnici hanno preso in considerazione sia gli interventi straordinari, sia quelli di natura ordinaria individuati dagli esperti che avevano lavorato al Piano per l’Ato».
Il documento è già stato inviato ai Comuni che hanno indicato la scala di priorità.
Non sul Piano, ma sull’iter di approvazione, è intervenuto Giovanni Corda: «Prima di deliberare sarebbe utile convocare una commissione per permettere a tutti i consiglieri, anche a quelli in minoranza nel Comune, di capire». Sulla stessa linea Piervaldo Rostan («Chiedo un incontro informale con i tecnici per poter dare un voto consapevole») e Osvaldo Fornero («Io non so cosa succede nel mio Comune pur essendo in maggioranza»).
Il presidente Bertalot, vista la scadenza per la presentazione del 30 settembre, ha proposto di «approvare il Piano, con l'impegno ad organizzare dopo l’incontro con i tecnici». Fornero e Rostan si sono perciò astenuti; Curti ha votato "no", mentre Avolio, Corda e Bolla hanno lasciato l’aula.


s.fer.

 

In uno studio "costi" molto variabili nel territorio pinerolese
Quanto spende il Comune per te?
Spesa pro capite annua 4.737 euro a Sestriere, 1.752 a Prali, 771 a Pinerolo, 504 a Bagnolo, 384 a Vigone

Le tasse comunali sono spesso fonte di lamentele da parte della popolazione, che in cambio riceve però tutta una serie di servizi. A volte di buon livello e in altri casi meno, ma comunque con costi non trascurabili.

L'indagine condotta in molti Comuni del Pinerolese evidenzia fortissime disparità tra alcuni paesi prevalentemente turistici e montani, rispetto ad altri di pianura che pure contano una popolazione molto numerosa.

Esistono indubbiamente delle precisazioni da fare, alla luce delle voci di bilancio prese in esame. Resta però il fatto che guardare anche alle spese, e non solo alle tasse, di un Comune serve per non fermarsi alle apparenze.

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di T. Rivolo

 

Dalla Regione
Pioggia di euro per tutto quello che "fa" turismo


Il turismo non è solo fatto di bellezze naturali o architettoniche. Servono i servizi. E questi costano. La Regione, dal 2000, elargisce finanziamenti in base alla "Legge 4": un nome ben noto alle Amministrazioni comunali, che sperano di potervi ricorrere - da sole o in consorzio - redigendo progetti di "rivitalizzazione turistica" (l'espressione non è nostra, ma ben fotografa le esigenze di certe realtà).

Ogni anno c'è un elenco di fortunati (o di abili e persuasivi). E, nella spartizione della torta 2007 - 48,3 milioni di euro spalmati su tutto il Piemonte -, il Pinerolese è piazzato piuttosto bene.

Pragelato "post-olimpica" punta sul turismo familiare: corrobora la sua ambizione con 706mila euro, circa la metà di quanto necessario per una serie di iniziative comprensive del campo da golf.

La pianura è disseminata di castelli che meritano di essere valorizzati? Quello di Piobesi si gioverà di 723mila euro, per destinarlo alla ricezione ed a un centro di cucina salutista; 700mila, invece, arriveranno a Vinovo per il restauro funzionale del cinquecentesco castello Della Rovere.

Cantalupa sogna un campus per attività turistico-sportive: su una spesa di oltre 2 milioni, avrà da Palazzo Lascaris i "soliti" 700mila euro. Più modesta, ma percentualmente rilevante, l'elargizione a Rivalta per l'area archeologica romana presso il complesso del monastero ed ex-mulino: 192mila su 320mila di spesa.

Quasi totale (200 su 260mila) l'investimento regionale per il centro polivalente che sorgerà sotto la piazza della minuscola Rorà. Cercenasco, dal canto suo, ottiene 150mila euro per coniugare la tradizione della "lea", una ciclostrada e una pista da skateboard. Non è stata dimenticata neppure la società sportiva Turin Marathon dell'ex-presidente Atl Montagnedoc Chiabrera: ecco 613mila euro per il recupero di Cascina Marchesa.

Pioggia di euro nella Provincia Granda, la più finanziata (13,7 milioni complessivi contro gli 11 scarsi del Torinese). Nella nostra zona di diffusione, Crissolo potrà realizzare il percorso attrezzato di Grotta di Rio Martino, mentre Ostana riceverà ben 324mila euro per una struttura di rilevanza sovracomunale destinata al turismo del benessere.

 

Daniele Arghittu

 

da Riforma 5-10-07

Pra: la pista che fa discutere

Prese in esame le varie possibilità per migliorare una situazione difficile: si ipotizzano la chiusura e la limitazione a chi lavora nella Conca, ma anche la «navetta» o una revisione della legge

Samuele Revel

Marco Rostan

Strada del Pra: chiusa o aperta al traffico, e per chi? L’interrogativo, non nuovo, aveva dato luogo, negli ultimi tempi, a un dibattito sui settimanali locali. Il Consiglio comunale di Bobbio, nella seduta del 27 settembre, ha preso di petto il problema e, sulla base di un ampio documento preparato dalla Giunta, ha dato mandato al Consiglio di aprire un confronto con la Regione Piemonte per discutere la possibilità di alcune modifiche alla legge regionale 45/89 (quella sulle piste agro-silvo-pastorali), che diano ai Comuni il potere di regolamentazione e di autorizzazione del traffico. La legge, sostiene la Giunta, non è chiara nei suoi divieti e nelle deroghe, con la conseguenza che il Comune viene criticato a torto. Il Consiglio è stato altresì autorizzato a «individuare comunque le soluzioni più adeguate per la gestione della viabilità comunale», il che per il Pra significa, hanno detto in molti, rispetto dell’ambiente e dei fini turistici ma anche degli interessi comunali e di lavora tutto l’anno nella Conca.
Il documento è stato votato all’unanimità e poi il sindaco ha positivamente aperto la discussione al pubblico e ai giornalisti presenti. Raccogliamo alcuni degli spunti emersi. Se si vuole modificare la legge 45 è bene non presentarsi solo come Comune di Bobbio, ma serve coinvolgere la Comunità montana e altri Comuni con problemi simili; qualcuno ha fatto notare che questa strada è difficile e sarebbe forse meglio puntare sul permesso regionale di far salire un numero massimo di auto al giorno, da non superare, con pedaggio. Si è parlato della navetta, dei suoi aspetti positivi ma anche dei problemi (l’esperienza è già stata tentata in passato, è difficile trovare un privato che accetti di gestire un servizio che non porta guadagno, e se il servizio è pubblico occorre garantire il mezzo, l’autista e la rimessa). Se c’è un incidente, il carro attrezzi non può intervenire e neanche il cellulare ha campo. Si è fatto il paragone con Pian del Re e con la strada del Barbara e si è notato che, in ogni caso, quella per il Pra comprende tratti pericolosi anche per una navetta.
Non sono mancate le voci di chi ritiene che un parcheggio al Pra non rovinerebbe la Conca (tra l’altro nell’attuale Piano regolatore di Bobbio ci sono già aree destinate al campeggio) e sostiene che, in tal modo, le escursioni partirebbero da una quota più elevata. D’altra parte il valore ambientale del Pra – lo ha ripetuto più volte il sindaco – è di tutti e Legambiente, già promotrice della lotta negli anni della costruzione della strada con tanto di ricorso al Tar, è ancora di quell’idea. «La strada deve essere chiusa al traffico – dice Renato Armand Hugon, di Legambiente –, può anche essere asfaltata (ma non avrebbe senso permeabilizzare altro terreno) per chi ne ha diritto come i residenti ma deve essere chiusa al traffico: a sostegno di questa tesi c’è anche chi al Pra lavora, che preferirebbe una strada non transitabile a tutti».
Sulla modifica alla legge 45/89 poi sono emerse perplessità da parte di Legambiente soprattutto sui tempi di attuazione, mentre è stata ribadita la soluzione che meglio si adatterebbe alla linea dell’associazione. «La navetta – termina Armand Hugon – ci sembra la soluzione migliore. Permette a tutti di salire al Pra senza dover aprire la strada al traffico e con tempi e procedure molto più brevi rispetto alla modifica di parti di legge Regionale. In altre situazioni questo sistema funziona già, a esempio al colle del Nivolet, in valle dell’Orco». Questione ancora aperta e dai tempi, soprattutto per quello che riguarda la modifica della legge, ancora lunghi: che nel frattempo non si arrivi a una soluzione condivisa?

 

Nuova Atl il disagio delle valli

Piervaldo rostan

Il Consiglio della Comunità montana Val Pellice, certo non fra i primi, si è trovato la scorsa settimana ad approvare lo statuto della nuova Agenzia turistica locale (Atl) unica e con esso l’adesione al nuovo ente. Si sono registrate astensioni, anche da parte di consiglieri della maggioranza: un modo per esprimere un disagio e una preoccupazione. Del resto risulta che queste preoccupazioni siano emerse anche in altri enti locali in Provincia, al punto che, almeno inizialmente, alcuni consigli comunali non avevano approvato l’adesione alla nuova Atl.
Le ragioni che stanno alla base di questa situazione almeno due considerazioni. La valutazione sulla precedente Atl è stata spesso tutt’altro che positiva, essendo essa vista come un carrozzone costoso e poco propenso a occuparsi di zone che non fossero quelle esclusivamente vocate agli sport invernali: presenze «gonfiate» da improbabili ricerche, basso impatto del turismo nel periodo olimpico, con scarse ricadute, impalpabile ritorno di immagine nelle estati post-Olimpiadi. Così ai singoli operatori è parso spesso che l’Atl «non fosse dalla loro parte», che non si prendesse cura delle proposte che dai territori venivano fuori. Al punto che qua e là sono comparse iniziative di coordinamento totalmente esterne all’Atl e coinvolgenti di volta in volta privati o enti pubblici. Certo non tutte le magagne del nostro turismo derivano dall’Atl: frammentazione eccessiva, scarsa disponibilità a mettersi in rete e a collaborare sono mali storici del nostro territorio.
E proprio per promuovere nel suo insieme l’area torinese nasce, su forte spinta della provincia di Torino e del suo presidente Saitta, l’idea della nuova Atl unica. Conterà molto chi la amministrerà. Potrebbero lievitare i costi o si potrebbe anche avere una razionalizzazione, ma non è qui il problema: se l’Atl sarà efficace nessuno, credo, si accoderà al coro dell’eccessivo costo della politica.
Il problema da più parti sollevato è quello della rappresentanza: l’Atl nasce «torinocentrica»: Regione, Città, Provincia, Camera di commercio fanno la parte del leone. I (pochi) rappresentanti delle aree montane potranno e riusciranno a far passare le loro idee (ammesso che ne abbiano)? Può non essere sbagliato partire da Torino come principale attrattore, ma bisogna trovare il modo di estendere al resto del territorio le presenze dei visitatori; si deve insomma offrire l’immagine di un’area vasta composta da grandi musei ma anche da piccole storie che vale la pena di raccontare e ascoltare. Altrimenti gli uffici turistici decentrati resteranno «senza clienti», con poco personale, magari chiusi di domenica, nelle ferie o durante le malattie del poco personale, come per altro già accaduto nel corso del 2007…