torna a index

torna a rassegna stampa indice

Dal 1986 con la chiusura del giornale del PCI 'Cronache' è finita la variegata 'esperienza nel Pinerolese di gruppi e intellettuali della sinistra e nuova sinistra nel campo dell'informazione locale (particolarmente vivace negli anni Settanta).Ci sono ancora le forze a sinistra per ripensare a forme snelle di informazione che si affianchino, con una voce propria sia pur limitata, all’ECO DEL CHISONE per esprimere valutazioni diverse e notizie non troppo filtrate? Quanti sentono il bisogno di un’informazione che serva a tenere unita nelle sue diversità una area diffusa di persone che ancora si interrogano, si stupiscono , sono curiose? Oggi in Internet è possibile fare molto e con poca spesa.

Nell'attesa di novità, utilizziamo gli strumenti locali esistenti...

link consigliato Una città - mensile di interviste

rassegna stampa della Camera dei Deputati

 

 

Rassegna stampa - Valli e Pinerolese     da l'eco del chisone e riforma   - e vari

 

novembre 2007

prima settimana 

seconda settimana

terza settimana

 

 

 

  Davide Biolghini ha presentato il suo libro "il popolo dell'economia solidale" >>> asccolta AUDIO -MP3 56' 52,9Mb

      Mauro Bonaiuti  ha presentato il suo libro "verso la società della  decrescita 

ascolta audio -Mp3- 106 Mb

 

quarta settimana

* INVITO A SERATA SULLA VIOLENZA SULLE DONNE - 22/11/07  -pdf,  Audio Relazioni 63 Mb , 

audio Dibattito 66 Mb        Manifestazione di Roma pdf

>> La lotta dei profughi a TorinoPer soldarietà il punto di raccolta a Pinerolo è Stanamre, via Bignone 89 - dal martedì al sabato dalle 15 alle 18- servono lenzuola, asciugamani, biancheria intima - sono tutti uomini (100). 


19 novembre 2007 -Fino a ieri non contavano niente! Erano invisibili. Seppelliti a vivere tra gli interstizi della Torino post-moderna dei grandi eventi, in capannoni abbandonati della periferia. Da ieri hanno tradotto la loro siuazione-limite in una possibilità nuova, quella della lotta e della ri-appropriazione.

Occupando la palazzina di via Bologna, hanno compiuto il gesto politico di rendersi visibili, di diventare "cosa pubblica", sfuggendo alle logiche escludenti di una legislazione che i vuole sempre in sovrannumero. Ieri hanno occupato una palazzina. da oggi provono a trasformare quest'azione in pressione politica.

Ascolta la storia di uno di loro, profugo dal 1991

Ascolta la conferenza stampa di oggi (19 novembre)

Ascolta l'intervista con l'avvocato Gian Luca Vitale dell'Asgi

Ascolta l'intervista-bilancio con Silvia (Gruppo migranti_Torino)

vedi notizie ulteriori http://www.infoaut.org/news.php?id=835 e

http://www.infoaut.org/news.php?id=795

 

dall'Eco del Chisone 28-11-07

L’appello del sindacato Rdb-Cub per la salvaguardare gli addetti delle pulizie 

“RICORDATEVI DEI DIPENDENTI DELLA KARMAK”

“sulla OMVP evitiamo accordi di cannibalizzazione tra operai

 

SI definiscono i “lavoratori invisibili”. Quelli che entrano nelle fabbriche quando gli altri escono. L’ultimo anello della catena produttiva.

Di loro spesso non si tiene conto nelle trattative sindacali. “i primi a saltare sono sempre i nostri posti- spiegano – e nessuno se ne preoccupa”. Stiamo parlando dei lavoratori del settore dei servizi, quelli che si occupano delle pulizie per intenderci, anche se in realtà molto spesso le loro mansioni vanno ben oltre.

E’ il caso dei dipendenti del gruppo Karmak di Bruino, azienda che opera nel campo dei servizi alle imprese e che nell’area del pinerolese opera con circa 190 dipendenti, in buona parte donne. L’azienda lavora soprattutto per le impresse di proprietà o legate alla multinazionale SKF, dal grande stabilimento di Airasca all’Euroball di Pinerolo per finire con la OMVP di Villar Perosa.

Lavoratori che non si occupano solo di pulizie, ma svolgono anche mansioni di assemblaggio, controllo di qualità visivo, rifinitura, imballaggio.

Nei giorni scorsi abbiamo incontrato una loro delegazione, guidata da Luigi Casali, coordinatore regionale del sindacato RDB-CUB. “Vogliamo far sentire la voce anche degli invisibili – spiega – perché i problemi della crisi industriale della Val Chisone riguardano anche loro, in modo particolare alla OMVP”. Aggiunge : “ chiediamo che non si faccia del operai e quando verrà il momento della trattativa si tenga conto anche della situazione dei dipendenti della Karmak”.

Il 12 in comunità montana dovrebbero tenersi l’incontro tra i rappresentanti della regione, dirigenti delle aziende e sindacati. “A quel tavolo – affermano – chiediamo di poterci sedere anche noi”.

I problemi dei lavoratori del settore però non riguardano solo la situazione alla OMVP. “Purtroppo succede che quando un’azienda vuole tagliare sulle spese parte da loro , anche quando in realtà non c’è né sarebbe necessità, perché se possiamo capire una logica di questo tipo alla OMVP lo stesso non possiamo dire per la SKF di Airasca, dove invece le cose vanno bene e gli utili ci sono, eppure anche lì il metodo è lo stesso, si risparmia sulla mensa, sui permessi e adesso addirittura rubando mezz’ora sull’ora di pausa mensa a cui avrebbero diritto”.

 

«Svolgiamo mansioni umili ma abbiamo diritto alla nostra dignità»
«Io lavoratrice invisibile a 700 euro al mese»

Con il suo stipendio M.M. non arriva alla fine del mese. Lavora alla Karmak ma poco importa, la sua busta paga è la stessa di tanti altri lavoratori del settore dei servizi alle aziende. Se vogliamo è già tra le più fortunate perché quelle che finiscono nel tritacarne delle cooperative sociali, dove i diritti in molti casi sono un lusso per pochi, se la passano molto peggio.

Ci fa vedere la sua busta paga. Questo mese arriva a 718 euro per 40 ore settimanali (pagate mediamente 6 euro l'ora). Lei è una single e questi soldi devono bastarle per tutto il mese. Ci chiede: «Come è possibile, se solo per l'affitto e la rata dell'auto se ne vanno 500 euro? Mi arrabatto nell'angoscia che mi caschi addosso un imprevisto e così corro dietro a mille lavoretti, ma per come la vedo io questo non è vivere, ma sopravvivere».

Un esempio di cosa significa sopravvivere. «Avrei bisogno di farmi ricostruire un dente - racconta M.M. -. Si tratta però di un intervento che non passa la mutua, ci dovrò rinunciare con tutte le conseguenze che può immaginare, ma le sembra possibile».

Alla Sachs i dipendenti dell'impresa di pulizie vivono anche loro nel timore di perdere il lavoro, il recente accordo sulla mobilità prevede che gli operai possano svolgere mansioni diverse, anche quelle di pulizia o alla guardiola. «Viviamo alla giornata con la consapevolezza che un bel momento ci dicano che il lavoro non c'è più», spiega uno di loro.

Conclude M.M.: «Mi chiedo se la gente che entra in un autogrill o in un ospedale e trova pulito comprende che dietro a tutto questo ci sono delle persone, a bassa scolarizzazione fin che si vuole, ma che hanno diritto ad avere uno stipendio che permetta loro di vivere decentemente, perché hanno famiglie da mantenere e spese da pagare come tutti gli altri e soprattutto, lo voglio sottolineare, hanno diritto alla loro dignità».


A.M.

Notizie sull'alta valle - pdf

Pinerolo negozi centro e Ipercoop -pdf

Il caso Buriasco fa riflettere sullo spreco dei terreni agricoli
Discarica no, palazzi e capannoni sì
Si difendono tre ettari, ma dal 2000 il Pinerolese ne ha cementificati 825

La battaglia degli abitanti di Buriasco per evitare la collocazione della discarica nel suoi confini ha come perno centrale la difesa dei terreni agricoli di pregio. «Sarebbe un delitto compromettere tre ettari di campi fertilissimi» affermano. E su questa posizione, oltre la Coldiretti, si sono attestati via via i principali esponenti politici del Pinerolese.

Che bello, verrebbe da pensare, noi pinerolesi ci scopriamo, se non proprio ecologisti, particolarmente attenti alla tutela del territorio. Ma subito, guardando le periferie di Pinerolo e degli altri centri del Pinerolese allungate come lingue di lava su colline e campagna, dove palazzi, capannoni e villette a schiera hanno per sempre ricoperto ettari ed ettari di terreni di ogni categoria senza che si levasse un solo grido di dolore, sorge il dubbio: non è che ci stiamo prendendo in giro?

Vediamo qualche dato estrapolato dall'Osservatorio trasformazione del suolo dell'assessorato alla Pianificazione territoriale della Provincia di Torino. Sono numeri impressionanti. Tra il 2000 e 2006 nei Comuni del Consorzio Acea sono stati consumati in nuove edificazioni (senza contare le strade) 825 ettari di terreno, di cui ben 530 appartenti alle classi di pregio (si tenga conto che un ettaro equivale a quasi due campi di calcio). Mentre per realizzare l'autostrada e sistemare le Statali se ne sono andati 35 ettari di pregiatissimo suolo.

Se poi andiamo a vedere i singoli Comuni scopriamo (i dati riguardano terreni anche non pregiati, ma in generale questi ultimi sono la minoranza) che Pinerolo ha consumato qualcosa come 144 ettari, ma in proporzione realtà ben più piccole non sono state da meno. Vediamo qualche esempio dei più spreconi (le cifre sono espresse sempre in ettari): Volvera 85, Cumiana 80, Cavour 47, Bricherasio 38, Vigone 36, Bibiana 35, None 32, Cantalupa 24, Piscina 22, la piccola Osasco 17. Nelle valli il record naturalmente spetta a Pragelato con 17 ettari. E Buriasco? Vi chiederete… Beh, loro in effetti sono stati tutto sommato coerenti: nel periodo considerato hanno consumato 9 ettari (la discarica comunque ne occuperebbe tre).

Si tratta di Comuni dove hanno amministrato, direttamente o indirettamente, i politici che oggi si ergono a difesa dei terreni agricoli. Senza nulla togliere alla battaglia di Buriasco, sarebbe il caso di chiedere loro un po' di coerenza. Basterebbe che i Comuni adottassero il Piano territoriale di coordinamento (lo stesso a cui si appellano i buriaschesi) per vincolare i terreni di pregio, ma le Amministrazioni se ne guardano bene.

Il presidente del Consiglio provinciale Sergio Vallero ha provato a richiamare tutti alla coerenza, proponendo di approvare in Consiglio provinciale una mozione in cui si impegnava l'ente «ad esprimere, là dove è richiesto, parere negativo alla realizzazione di ogni opera, sia essa di natura pubblica o privata, che comporti l'utilizzo di terreni di pregio agricolo». Naturalmente non ci è riuscito: «Così si bloccano i Piani regolatori» gli hanno spiegato dalla sua stessa maggioranza. Allora ci ha provato con una formula più annacquata, ma anche quella sta facendo fatica a finire in Consiglio nonostante ci sia l'avallo della minoranza.

Chiosa Vallero: «Anch'io sono per la difesa dei suoli di pregio, ma questo deve valere per le opere di interesse pubbliche, ma ancora di più per le iniziative che riguardano i privati». A buon intenditor poche parole.


Alberto Maranetto- eco del Chisone - 28.11.07

 

 

Dalla Commissione europea
Un miliardo di euro per l'agricoltura

Finalmente il "placet", lunedì 19, al complesso iter di approvazione del Psr (Piano di sviluppo rurale) per il 2007–2013 da parte della Commissione europea. In termini di finanziamenti europei per l'agricoltura piemontese nei prossimi sette anni sono attesi un miliardo e 29 milioni, per un totale di investimenti non inferiore ai 1,5 miliardi.

Il Psr si articola in quattro assi di intervento.

Il primo con l'obiettivo di fare crescere la competitività del settore agricolo forestale con l'ammodernamento delle strutture e l'innovazione tecnologica. Su questo asse sono destinati ben 459 milioni di euro, ovvero il 44 per cento della spesa complessiva.

Altri 407 milioni (40 per cento del totale) sul secondo asse. Sono interventi volti a migliorare la qualità dell'ambiente con le cosiddette misure agroambientali, che tra l'altro prevedono un rilancio dell'agricoltura biologica.

Briciole, si fa per dire, per il quarto e quinto asse: 74 milioni (7 per cento dell'importo) destinati al miglioramento della qualità della vita nei territori rurali con incentivazione anche delle attività turistiche, e 58 milioni (6 per cento) destinati alla programmazione del territorio a livello locale, valorizzando anche le forze endogene dello stesso.

La Regione Piemonte assicura poi di avere anticipato già da quest'anno la misura 112, ovvero il premio d'insediamento per i giovani con età inferiore ai 40 anni, con importo massimo di 40mila euro, correlato all'impegno di sviluppo e di miglioramento della propria azienda.

Proteste invece da parte dell'Unacoma (Unione nazionale costruttori macchine agricole) perché il Psr non prevede incentivi fino al 2013 per il rinnovo del parco macchine.


Nell'Asl 10 grazie a uno stanziamento deliberato in Regione
Non autosufficienti: 34 nuove convenzioni
Il 25 per cento dei posti letto riservato a chi è già in struttura

«È con viva soddisfazione - dice Gian Piero Clement, capogruppo di Rifondazione comunista in Regione - che salutiamo l'approvazione, da parte della Giunta regionale, di una delibera che stanzia 20 milioni di euro destinati all'incremento di posti letto da convenzionare con il sistema pubblico regionale per l'assistenza residenziale a favore di anziani non autosufficienti».

La soddisfazione del consigliere pinerolese in Regione, «è dovuta anche al fatto che la misura promossa dagli assessori Artesio (Sanità) e Migliasso (Welfare), raccoglie una richiesta che Rifondazione aveva più volte avanzato in sede di costruzione del bilancio, ultimamente in ordine di tempo, in una riunione di maggioranza avvenuta nel luglio scorso. La nostra insistenza è stata oggi premiata, ma soprattutto, riteniamo, è servita per individuare, come priorità nella destinazione di fondi, una risposta significativa alle attese di molte famiglie piemontesi». In una Regione che invecchia, e il Piemonte è una delle realtà italiane più interessate dal fenomeno, il tema delle non autosufficienze rappresenta sempre di più una difficoltà che investe la salute, i tempi di vita, le relazioni e i bilanci familiari.

Lo stanziamento complessivo è teso a far diminuire le liste di attesa degli anziani non autosufficienti che attendono un posto letto convenzionato in struttura, e andranno a coprire sia la parte di retta sanitaria, a carico dell'Asl, sia, ove la situazione economica dell'anziano lo imponga, l'integrazione da parte del Gestore delle funzioni socio-assistenziali (Consorzio, Comunità montane, ecc.), della retta alberghiera.

La delibera prevede inoltre una priorità di inserimento nelle convenzioni di almeno il 25 per cento degli anziani non autosufficienti già valutati dall'Unità valutativa geriatrica territoriale e già inseriti da almeno un anno in strutture Raf o Rsa con onere tariffario a loro totale carico.

«Naturalmente - conclude Clement - lo sforzo della Regione non segnerà la risoluzione di tutti i problemi, che d'altro canto sono oggetto di una discussione normativa anche a livello nazionale. In ogni caso oggi parliamo della possibilità vera di usufruire, in Piemonte, di 1.290 posti aggiuntivi per non autosufficienti di cui 34, con uno stanziamento di 525.804 euro, per la Asl 10. Non mi pare piccola cosa».

 


 

(Del 28/11/2007 Sezione: Cronaca di Torino Pag. 67)LA STAMPA

A PINEROLO
Morto Ferrua l’erede del panettone Galup


Si è spento ieri sera, nella sua villa sulla collina di Santa Brigida a Pinerolo, Giancarlo Ferrua. Aveva 79 anni. Era stato lui ad ereditare dai genitori, Pietro e Regina, e lanciare a livello industriale, il panettone Galup. Da anni si era ritirato dall’attività affidando la direzione alla figlia Fausta, che con la cugina Regina, oggi hanno dato un nuovo impulso a una delle ultime aziende di famiglia di Pinerolo. Giancarlo con il fratello Renzo, che poi si era trasferito in Brasile, aveva conosciuto gli anni del boom industriale. Negli ultimi tempi non usciva più di casa: era stato colpito da un ictus, ma desiderava ugualmente essere informato su come andava l’azienda, voleva che quella ricetta vincente del panettone Galup, fosse seguita alla lettera. Quest'anno la Galup festeggia 85 anni. «Un periodo breve in rapporto al divenire del tempo, ma lungo, anzi lunghissimo, per le vicende, gli sviluppi e la crescita professionale della nostra azienda - dicono i dirigenti - Galup è infatti la storia di un panettone davvero speciale: il primo panettone basso ricoperto con glassa alle nocciole piemonte, che ha dato vita ad un'emozionante e impegnativa avventura imprenditoriale».

Giaimo

Un anno di reclusione per tentata concussione: la sentenza a Milano
Condannato l'ex-comandante dei Cc di None
L'inchiesta a suo carico era inizialmente legata all'ex-procuratore Marabotto

È stato condannato a un anno di reclusione per tentata concussione il maresciallo Pasquale Mataluni, ex-comandante della stazione dei Carabinieri di None. Lo ha deciso martedì 20 novembre, in udienza dibattimentale, la quarta sezione del Tribunale di Milano presieduta dal giudice Oscar Maggi, che ha concesso all'imputato la condizionale e i doppi benefici di legge. Il pm Maurizio Romanelli aveva chiesto una pena di poco più pesante, per l'esattezza un anno e quattro mesi.

Il procedimento partì da un esposto dell'ing. Giuseppe Donato, amministratore delegato di Skf Industrie Spa, che rivelava pressioni (tra settembre 2003 e febbraio 2004) da parte di Mataluni su alti dirigenti dell'azienda per ottenere «un televisore a colori e il pagamento del conto del fioraio (si parlava di circa 2mila euro, ndr)» a favore della Procura di Pinerolo. "Millantato credito", poi tramutato in tentata concussione ai danni, appunto, dell'Skf (che a processo si è costituita parte civile con l'avv. Ferrari di Torino ed ha ottenuto un risarcimento danni di mille euro).

«Per questo abbiamo contestato alla Procura milanese la competenza territoriale - precisa l'avv. Luca Paparozzi, legale di Mataluni che dal canto suo non ha mai ammesso alcuna responsabilità -. Attendiamo di leggere le motivazioni della sentenza (il giudice si è riservato 45 giorni, ndr) per poi valutare eventuale appello».

L'inchiesta però è rimasta a Milano (dove si è concluso la scorsa settimana il processo di primo grado) perché inizialmente la parte offesa era Giuseppe Marabotto. Insomma, la vicenda Mataluni era (almeno nelle sue prime fasi) una sorta di appendice della mega inchiesta che il procuratore aggiunto di Milano Corrado Carnevali e il suo sostituto Romanelli avevano aperto a metà 2005 a carico dell'ex-capo della Procura di Pinerolo. Per lui, che da giovedì 22 ha ufficialmente lasciato il suo ufficio in Corte d'appello a Genova scegliendo la via della pensione, i magistrati milanesi ipotizzano reati come abuso d'ufficio, corruzione e falsità per soppressione d'atti pubblici. Il tutto in relazione alle cosiddette "consulenze d'oro": un argomento di cui si è già ampiamente parlato e di cui certo si avrà ancora modo di parlare, visto che il fascicolo è tuttora nelle mani del pm.


Lucia Sorbino

 

Leggendo tra le righe del Piano commerciale che va in approvazione
I negozi del centro valgono tre Iper Coop
30mila metri di superficie di vendita contro i 12mila del "gigante"

Lo definiremo, semplificando, "Piano del commercio" il documento che recepisce le indicazioni della Regione sugli esercizi al dettaglio che sarà presentato in Consiglio comunale già nelle sedute del 28 e 29 novembre.

Passaggio obbligato, non fosse altro perché in mancanza rinunceremo ad ogni tipo di finanziamento. Detto ciò, pone dei paletti, individua gli ambiti di espansione, limita i Comuni autorizzandoli a modificare le "tabelle di compatibilità" delle medie strutture, intendendo per tali superfici di vendita tra i 211 ed i 2.500 metri quadrati, mentre per le grandi conferma vincolante il parere di piazza Castello.

Paletti o no, Cna commercio non abbassa la guardia; specie dopo aver preso atto che, dal passaggio a livello di corso Torino in giù ci sarebbe spazio per altri 6.000 metri fitti di scaffali. Teoricamente. Una simile operazione implicherebbe la reperibilità di aree tre volte più grandi da destinare al parcheggio, che non ci sono. Gli standard urbanistici elevati imposti dall'Amministrazione Bresso, insomma, giocherebbero una volta tanto a favore del presidente Genovesio.

Eccezioni a parte, non c'è più molto da mordere dopo l'autorizzazione a procedere accordata all'Iper Coop, anche se autorevoli fonti danno per certa, proprio in quei pressi, la (redditizia) trasformazione d'uso da artigianale a commerciale di terreni appartenenti al costruttore Gallo e soci.

Le nuove localizzazioni riguarderanno soprattutto porzioni di territorio candidabili ad accogliere senza contraccolpi esercizi di vicinato o mini-market. È il caso dell'ex-fonderia Beloit, dove a quattro edifici a torre esclusivamente residenziali se ne affiancherà un quinto, su via Vigone, con negozi ed uffici ai piani bassi.

Se le localizzazioni individuano gli ambiti di intervento, le perimetrazioni fotografano un "presente" significativo.

L'ufficio commercio che ha fermato il "censimento" a novembre del 2006 («dovevamo pur mettere un punto fermo») snocciola dati: «Dodici mesi fa oltre il 60% dei 777 esercizi distribuiti sul territorio comunale (esclusi quelli pubblici) rientravano nell'"addensamento storico rilevante" contraddistinto dalla sigla A1 che comprende la città vecchia e, grosso modo, il centro ed il quadrilatero dei Portici nuovi». "Rilevante" al punto da sfoggiare 30mila metri di superficie di vendita quando lo spauracchio Iper Coop ne totalizzerà 12mila. Come dire: il gigante è temibile ma i piccoli non partono battuti. Tanto più che le aperture si moltiplicano: «Se oggi siamo ben oltre quota 800 qualcosa vorrà pur dire». I nuovi arrivi, insomma, compensano ampiamente i forfait, anche se meriterà un supplemento d'indagine l'accentuato turn over che abbatte la "soppravvivenza" media dei singoli esercenti.

Una novità del Piano che va in approvazione riguarderà proprio l'ampliamento dell'"addensamento A1" che sposterà i confini sino al passaggio livello di corso Torino. Non è cosa da poco: quei negozi, se non oggi domani (la Regione si prenderà una pausa avendoli erogati di recente) potrebbero fruire (prima ne erano esclusi) dei fondi di qualificazione da spendere in ristrutturazioni. Oltre ad ottenere, se richiesta, la tutela di Centrum Pinerolo nata per valorizzare e spingere quel grande "supermercato naturale" cittadino che, dimensionalmente, vale tre Iper Coop.


Mirko Maggia

 


da Riforma 30-11-07

Centraline buone e no

Mentre l'installazione per la conca del Pra autonomizza chi vi lavora, preoccupano altri eventuali intubamenti

Piervaldo Rostan

A Bobbio si torna a parlare di centraline elettriche. Se ne parla su due versanti: il primo riguarda una nuova richiesta di concessione per un nuovo prelievo a Mirabouc da parte del concessionario abituale delle acque dell’alta val Pellice, ovvero Vincenzo Lancia già titolare di due centraline lungo il Pellice; il secondo perché in queste settimane sta per vedere la luce un consorzio per la gestione della centralina costruita dalla Comunità montana anni fa per garantire l’energia elettrica al Pra.
Il primo progetto rischia di avere un grosso impatto sul Pellice, intubandone un nuovo tratto; «Non è tanto il singolo prelievo che ci preoccupa – dice Marco Baltieri, referente della rete fiumi di Legambiente – quanto il fatto che impianto dopo impianto si finisce per intubare tutti i tratti più significativi dei nostri torrenti». Resterebbe salva la cascata ma il rischio di un ulteriore impoverimento del territorio è tutt’altro che scongiurato. «E questo senza dimenticare il danno causato dagli impianti preesistenti – aggiunge Renato Armand Hugon, responsabile del circolo di Legambiente Valpellice –, dove sbarramenti eccessivi, mancanza di scale di risalita e soprattutto assenza di controllo sui prelievi sono la costante». E alla fine dell’anno, per le centrali già in funzione al Comune di Bobbio arrivano in cassa «ben» 6.000 euro…
Più semplice la storia della centralina del Pra: grazie alla sua costruzione l’intera conca nel corso degli anni ha potuto contare sull’energia elettrica, a titolo gratuito. Così è stato per il rifugio Jervis, per gli agriturismi, per le aziende agricole e per diversi private che lassù hanno una casa. Ma l’impianto ha spesso bisogno di manutenzione: chi sostiene le spese? Sempre la Comunità montana? Così all’inizio degli anni 2000 nacque l’idea di un consorzio misto pubblico e privato; ora siamo al momento della costituzione. Il consiglio del Comune di Bobbio è chiamato a deliberare l’adesione all’ente diventandone presidente con il suo sindaco, mentre lo stesso faranno o hanno già fatto il Cai per il rifugio e gli altri utilizzatori. È un impianto piccolo ma non piccolissimo: circa 30 kw per 14 utenti: un esempio di come, senza danni all’ambiente, si possa rendere autonoma sul piano energetico una piccola zona di montagna. «Prossimo passo, con un analogo consorzio, sarà la conca del Barbara», annunciano in Comunità montana.

Porte e finestre quale immagine

Piervaldo Rostan

Le Olimpiadi saranno una formidabile vetrina per le nostre valli. Quante volte abbiamo sentito questa frase detta da parte di qualche politico o attivo promotore dell’evento sportivo del 2006.
E in previsione di questa opportunità le nostre valli si sono attrezzate. Grazie a consistenti contributi pubblici e privati vennero realizzate a Bricherasio la «Porta di valle» e a Villar Perosa la «Finestra sulle valli». Questo ignorando, o malgrado, in entrambe le valli vi fossero o stessero per nascere centri di vendita di cooperative locali, a Luserna San Giovanni e a Perosa Argentina. Contemporaneamente la Provincia di Torino, abituata a pensare in grande, lanciò il progetto di una grande vetrina del Pinerolese e delle sue valli ristrutturando, d’intesa col Comune di Pinerolo, il mulino di Riva, proprio accanto alla tangenziale di Pinerolo, ma senza accesso diretto.
Le Olimpiadi si sono svolte quasi due anni fa ed altre cose sono accadute.
In entrambe le valli, le Olimpiadi sono state anche l’occasione per realizzare nuova viabilità, assi di penetrazione capaci di alleggerire i tempi di percorrenza, di togliere il traffico dai centri urbani intasati (ricordate il movimento della tartaruga in val Chisone?). E così la «porta» e la «finestra» sono state tagliate fuori dalla viabilità principale diventando vetrina al massimo per i comuni che le ospitano; ma nel frattempo i centri di vendita delle cooperative nelle rispettive valli sono in forte difficoltà, cali di vendite e futuro incerto.
Resta il mulino di Riva. Mai aperto, anzi i lavori sono ancora da finire oggi, altro che vetrina olimpica! Manca, sempre a tutt’oggi, il necessario collegamento con la tangenziale e dunque un eventuale accesso a chi sale verso l’alto Pinerolese; forse il collegamento sarà garantito da una stazione di servizio ma a sua volta questa attività è ancora lontana. L’unica via di accesso è la strada interna dalla frazione di Riva.
E poi che ne sarà, di questo mulino? Un centro di vendita di prodotti tipici? Un ristorante? Un museo? Tutte queste cose insieme? E chi mai si accollerà la gestione considerando i presumibili alti costi, a cominciare dal riscaldamento? All’interno della struttura dovrebbe transitare anche il canale che fa girare la ruota del mulino; peccato che questo canale sia il risultato del depuratore di Pinerolo… Forse arriverà il Gabibbo.
E intanto sembra farsi strada un’altra idea: realizzare presso gli alpeggi o le singole aziende agricole di montagna piccoli centri di vendita; così, aprendo al traffico tutte le piste di montagna, i turisti domenicali potranno acquistare direttamente dal produttore. Non c’è che dire: la programmazione è il nostro forte!

 

Neve, rischiano i piccoli centri

Se non si dispone degli impianti per l’innevamento artificiale, risulta ormai difficile garantire un numero di giorni di apertura tale da poter sostenere la competizione delle stazioni più grandi

Samuele Revel

Così come i grandi magazzini e le città commerciali che negli ultimi anni stanno sorgendo ai margini delle grandi città (l’ultima proprio vicino a Pinerolo, nella zona della grande rotonda sulla circonvallazione) e lentamente «uccidono» il piccolo commercio, anche nello sci ormai da alcuni anni sta succedendo una cosa simile. Le grandi stazioni come la «Via Lattea» di Sestriere e dintorni, oppure il «MondolèSki» (Prato Nevoso e Artesina) e in parte anche Limone Piemonte, per citare i più vicini, rischiano di avere la meglio e quindi «uccidere» a loro volta le piccole stazioni di sci che sono sparpagliate sulle pendici di molte valli. Con le nevicate degli ultimi giorni si è messa perciò in moto la macchina del turismo dell’oro bianco, come è definita la neve in alcuni casi.
Alcune stazioni sono storicamente importanti: Prali in val Germanasca in testa, altre sono nate durante la cosiddetta «piccola glaciazione» negli anni ’70-’80 e, dopo alcuni anni di abbondanti nevicate, avevano illuso di poter far sciare anche a quote più modeste. È difficile però sopravvivere per queste piccole stazioni sciistiche: Pragelato in val Chisone risente direttamente dell’influenza della Via Lattea, influenza che poteva anche essere positiva con la costruzione della funivia che la collega a Sestriere, ma che pare non avere il successo sperato e con costi di gestione molto alti.
Nella vicina val Germanasca Prali vive una nuova giovinezza: gli impianti nuovi e il sistema di innevamento artificiale garantiscono un buon biglietto da visita per chi cerca una stazione più a misura d’uomo. Anche nel vicino Cuneese gli impianti sono stati ammodernati per rimanere al passo con i tempi.
Proprio quello degli impianti è il problema principale: dopo alcuni anni di vita infatti le omologazioni scadono e necessitano di revisioni periodiche e di sostituzioni quasi totali, con costi che i piccoli centri difficilmente possono sostenere. Questo insieme ad alcune stagioni con poca neve hanno fatto sì che alcune di queste stazioni minori chiudessero. Le Alpi, purtroppo, sono costellate da impianti abbandonati che deturpano più o meno il paesaggio. Nel Cuneese perciò si è proceduto a sostituire in alcune stazioni parti degli impianti: Rucas, sul territorio di Bagnolo Piemonte ha una nuova sciovia ma è in balia della bassa quota e dell’esposizione al vento, non avendo impianti per la neve artificiale. Discorso simile per Pian Munè, sopra Paesana, mentre Crissolo-Pian della Regina ha una storia più complessa. Alcuni impianti sono stati smantellati mentre la nuova seggiovia e altri posti più a monte rischiano di rimanere fermi per divergenze fra gestori ed enti pubblici in uno dei siti paesaggisticamente più belli della regione.
La situazione è perciò delicata: da un lato vi sono le grandi stazioni con molti servizi, dall’altro quelle più ristrette che però garantiscono soprattutto per i principianti un ottimo terreno, a prezzi e distanze dai centri abitati più modesti. Ma fino a quando durerà? È ormai appurato che il riscaldamento globale porterà a nevicate sempre minori sulle Alpi e le stazioni a quote più basse risentiranno maggiormente del cambiamento climatico. Quindi costruire nuovi impianti è quantomeno rischioso (in Svizzera sotto i 2000 metri non è possibile costruirne) ma i piccoli centri ci credono ancora: il rischio è però quello di riempire ulteriormente le Alpi con ferraglia rugginosa. Non a caso si sta puntando su alternative almeno per l’estate: a Prali a esempio si può salire con la bici in seggiovia e poi circolare in quota. Che sia questo il futuro degli impianti? Intanto le nevicate di questi giorni sembrano dare ragione alle piccole (e grandi) stazioni.

 

terza settimana

 

*****INVITO A SERATA SULLA VIOLENZA SULLE DONNE - 22 NOVEMBRE-pdf

********due incontri sull'altra-economia, che si tengono al Museo del mutuo soccorso di Pinerolo (via Silvio Pellico 19):

>>>- venerdì 16 novembre ore 21 con la partecipazione di Davide Biolghini che presenta il suo libro "il popolo dell'economia solidale" >>> asccolta AUDIO -MP3 56' 52,9Mb
       >>> -Venerdì 23 novembre ore 21 con la partecipazione di           Mauro Bonaiuti che presenta il suo libro "verso la società della          decrescita"

******Spettacolo 'suoni e racconti d'Africa'- Vigone 25 novembre ore 21

"LETTURE"  pubblicate sulla Newsletter dell'OSSERVATORIO  SULL'IMMIGRAZIONE- Claudio Canal

dall'Eco del Chisone 21-11-07

Dalla Comunità Val Chisone

Occupazione: chiesto incontro in Regione

Dunque dopo la comunicazione da parte della Rio Tinto di avere messo sul mercato la Luzenac, in Val Chisone sono tre le aziende ufficialmente o quasi in vendita: oltre alla società mineraria, la Omvp del Gruppo Skf e la Manifattura di Perosa (anche se in quest'ultimo caso l'operazione non è mai stata resa ufficiale). Da qui la preoccupazione dei sindacati sulla tenuta del sistema produttivo in valle e la conseguente richiesta di intervento agli amministratori locali e non, ufficializzata in un incontro in Comunità montana avvenuto nelle settimane scorse. Dopo quella sollecitazione i vertici della Comunità montana Valli Chisone e Germanasca ha chiesto ufficialmente un incontro urgente con il vice-presidente della Giunta regionale Peveraro, per trattare in particolare - si legge su un comunicato stampa emesso dall'ente - «la situazione della Omvp di Villar Perosa». La Comunità montana inoltre chiede il coinvolgimento dei consiglieri regionali, dei deputati e senatori di zona e dichiara l'intenzione di avanzare una richiesta di incontro con i ministri Ferrero e Damiano.

 

Usseaux, è un'opera pubblica: decide il ministero
L'elettrodotto preoccupa il Comune
Il sindaco: «Non diventi la No kW della Val Chisone»

USSEAUX - Nessuno scandalismo, per carità. Il maxi-elettrodotto da 500.000 volt che dal tunnel di Venaus dovrà raggiungere Piossasco, non è ancora all'ordine del giorno. Il tunnel stesso (se si farà) sarà pronto solo tra molti anni, come del resto tutte le opere legate alla Tav; e poi nel Piano energetico regionale, della nuova linea di tralicci non c'è traccia; infine se è vero che i Comuni interessati (tra cui Usseaux, Fenestrelle e Roure) non ne sapevano nulla, è vero anche che si tratta solo di uno studio per la Valutazione ambientale strategica (Vas), non di un progetto vero e proprio.

Ma c'è un però. Anche se lo avessero saputo prima della pubblicazione su "L'Eco" di due settimane fa, i Comuni probabilmente avrebbero comunque incontrato qualche problema a metterci il becco.

Lo studio, pubblicato a maggio sul periodico "L'energia elettrica" ed eseguito da quattro incaricati di Terna Spa (Gruppo Enel), individua il percorso più vantaggioso per l'elettrodotto, calcolando morfologia, costi e un'infinità di altri parametri. Tiene conto di modelli informatici, quadri normativi, sopralluoghi. Il percorso dei tralicci passerebbe per alcune delle aree di maggior pregio dell'alta valle (Parco Orsiera, Colle delle Finestre e Pian dell'Alpe).

Secondo gli autori, in questa fase si fa ancora in tempo a correggere le criticità «senza portare i conflitti nella fase autorizzativa», quando ormai il progetto è troppo rigido e delineato. Tav docet.

Ad agitare un po' i sonni dei sindaci ci si mette però la Corte di Cassazione, che con una sentenza del 18 luglio scorso taglia corto sul ruolo degli enti locali: stabilisce che la costruzione di un elettrodotto, quale opera di interesse statale, non è necessario il rilascio del permesso di costruire da parte del Comune. La sua realizzazione è sottoposta a proprie regole costruttive. E la compatibilità urbanistica è rimessa alla valutazione del ministero dei Lavori pubblici (sopra i 150 kV) o della Regione (sotto i 150 kV). Il nostro è 500 kV. Decide Roma.

«La mia posizione su nuovi tralicci è da sempre netta e devo purtroppo dichiararmi tra quelli che dicono no», ha scritto il sindaco di Usseaux nei giorni scorsi in una lettera a Regione, Provincia e Comunità montana.

Il sindaco non si spiega la nuova linea ipotizzata: «Ma se proprio il 500 kV deve arrivare a Piossasco, è necessario posare nuovi tralicci? O non sarebbe meglio potenziare la linea già esistente del 380 kV che dal Moncenisio arriva a Venaus e da qui a Piossasco?».

Conclude Sgarbanti: «Spero sinceramente che questa vicenda non diventi la "No kV" della Val Chisone».

Luca Prot

 

Quando le parti s'invertono
Anche casa nostra è terra di missione


Fino a qualche tempo fa il vocabolo "missione" limitava il suo significato alla presenza di "missionari" religiosi in terre lontane, impegnati in primis in attività di evangelizzazione e, collateralmente, in servizi umanitari essenziali. Poi, via via, il termine assunse una specificazione più ampia, racchiudendo altre attività svolte a distanza: gli interventi militari per la pace, la testimonianza culturale esportata per evidenziare agli altri le nostre potenzialità regionali (i testimonial), le attività indirizzate a garantire servizi primari a popolazioni in difficoltà (le organizzazioni umanitarie). «Andare in missione» oggi è un modo di dire per sottolineare la sensibilità verso le problematiche sanitarie, politiche, religiose, culturali di Paesi che definiamo "il Terzo" o "il Quarto" mondo: si va lì per parlare, per convincere, per incoraggiare, per supportare e spesso con il rischio della propria esistenza. Generosità del missionario! E fin quando esisteranno miseria e sottosviluppo la presenza "missionaria", se fatta con rettitudine e scopi nobili, sarà una potente bombola di ossigeno, anche in supplenza di chi vi dovrebbe provvedere.

Oggi il termine "missione" suggerisce anche interpretazioni spazialmente più vicine a noi: la missione è lontana ma anche vicina. Se dalle nostre parti le immigrazioni si succedono a ondate massicce, chi può venire in missione da noi per aiutarci a ridurre le frizioni culturali o i contrasti violenti? Mentre si dirottano nelle zone povere del mondo denaro, personale e mezzi di sussistenza, c’è qualche "missionario" che dal di fuori possa insegnarci come fare per campare fino a fine mese con la misera pensione o assicurare alla gioventù maggiori occasioni di lavoro? Mentre il petrolio sta per strangolare anche gli Stati europei, non si può pensare che le sette sorelle (il cartello dei prezzi petroliferi) stiano producendo nelle popolazioni gli stessi effetti che le mafie impongono in certe regioni? Cosa pensare se il prezzo dello sviluppo è la contaminazione dei nostri fiumi, della nostra terra, della stessa atmosfera? E se qualche "missionario" riuscisse a convincere gli Europei che la rincorsa ai consumi ci sta svenando e dissanguando?

Sicurezza, lavoro, ambiente, salute: tutti problemi che sempre hanno impegnato la presenza fattiva dell’Europa fino a che essi si sono imposti drammaticamente in altri continenti. E adesso che si ripropongono anche nelle contrade europee? Varrebbe la pena auspicare un ordine internazionale mondiale, non però quello ex-sovietico o nazista, che riequilibri risorse, necessità, consumi. Forse è utopia, ma tra le ipotesi utopiche e la realtà effettuale ci sono sempre gradini e sfumature possibili che filtrano attraverso gli effetti dell’opera educatrice della famiglia, della scuola, delle Chiese, della buona politica.

Ben vengano da noi, in Italia, preti brasiliani, peruviani, polacchi: la terra di missione in termini religiosi, oggi la trovano abbondantemente anche qui. Ben vengano le ricerche delle università extraeuropee che ci aprono gli occhi sui nostri sfruttamenti delle risorse energetiche ed ambientali, o sui limiti formativi ed educativi dei nostri sistemi scolastici. Ben vangano (naturalmente a precise condizioni) i lavoratori stranieri che qui da noi svolgono quei lavori che noi europei, foraggiati da alti livelli di benessere, disdegniamo di svolgere.

Una folata di vento "missionario" viene anche da quelle popolazioni africane e asiatiche che chiedono alle politiche europee di non sottoscrivere convenienti contratti economici in cambio del silenzio sulle dittature corrotte e antiumane. La real politic non può anche ridursi a un enorme inganno a spese dei più indifesi?

Un tempo si "andava in missione", oggi la società europea ha anch’essa bisogno che qualcuno le venga in soccorso: è la missione a ritroso, frutto anche della globalizzazione delle situazioni mondiali che non risparmia l’economia, il lavoro, la produzione, la salute, la pratica morale e religiosa, i livelli di cultura. Sotto diversi aspetti anche casa nostra (compreso il Pinerolese) è diventata terra di missione.

Se.Buttiero

 

In Val Chisone dopo la Omvp e la Manifattura adesso le miniere
Anche la Luzenac è in vendita
La decisione è stata comunicata ai sindacati dall'ad D'Orazio

La Luzenac Val Chisone (ex-Talco & Grafite), la storica società di estrazione di talco che proprio quest'anno ha celebrato i cento anni di vita, è ufficialmente in vendita. Dunque quella che fino a ieri era un'ipotesi oggi è realtà. Lo ha comunicato la settimana scorsa alle rappresentanze sindacali l'amministratore delegato Stefano D'Orazio. La Luzenac attualmente fa parte del gruppo anglo-australiano "Rio Tinto", società mineraria impegnata in vari settori e che si sta concentrando soprattutto nella produzione di alluminio e bauxite. Da noi direttamente contattato, D'Orazio ci ha confermato la notizia, spiegando che «la Rio Tinto Minerals ha assunto la decisione di valutare l’opzione di un disinvestimento del suo business nel ramo del talco, in quanto il Gruppo non lo considera più funzionale al conseguimento dei suoi obiettivi strategici». In questi giorni, secondo fonti giornalistiche, la Rio Tinto sarebbe al centro di un'importante operazione di fusione con un altro colosso del settore, la Bhp Billinton, che porterebbe alla costituzione di una società da oltre 350 miliardi di dollari, in grado di influenzare pesantemente il mercato mondiale delle materie prime. Facile quindi comprendere come le miniere di talco della Val Germanasca rappresentino un tassello irrilevante di questo grande gioco.

Su tempi e modi della vendita D'Orazio non si sbilancia. «Al momento non siamo ancora in grado di fornire dettagli in merito» afferma, assicurando poi: «Nel frattempo la nostra attività non subisce alcuna variazione: proseguiremo nello svolgimento del nostro lavoro garantendo ai nostri clienti la consueta affidabilità e continuità del servizio».

I sindacati si stanno preoccupando invece di avere garanzie sul futuro dell'azienda e sull'occupazione. «Come al solito tutto dipenderà dall'acquirente e dalla sua volontà di fare investimenti» affermano Enrico Tron della Cisl e Elena Palumbo della Filcem Cgil. Aggiungono: «A questo proposito ci preoccupa la notizia che si starebbe raggiungendo un accordo per la vendita alla società italiana Imi delle miniere della Luzenac in Sardegna, noi pensiamo che per garantire un futuro all'azienda questa debba essere venduta in blocco». L'amministratore delegato su questo tema conferma che «si stanno valutando diverse opzioni al fine di raggiungere la miglior soluzione per tutti, dai clienti a tutte le persone impiegate e al territorio».


Alberto Maranetto

 

In strada Vecchia di Buriasco e al Villaggio S. Giacomo di Riva
Pinerolo: localizzate le aree per 90 alloggi popolari
Altri 68 saranno destinati alle Forze dell'ordine - Deciderà la Conferenza dei servizi

Dell'ingestibilità di un Consiglio dove ognuno, ormai, viaggia per conto suo, ne parliamo a parte ed anche delle sceneggiate che hanno trascinato l'approvazione della delibera alle 3,30 di venerdì 16.

Alla fine ha ottenuto l'ok la dichiarazione d'intenti che localizza, nei pressi del Villaggio S. Giacomo a Riva (il terreno appartiene alla Casa dell'anziano) ed in via Vecchia di Buriasco (qui il proprietario è un artigiano-agricoltore) 158 alloggi originariamente da assegnare alle Forze dell'ordine, nell'ambito del programma straordinario di edilizia residenziale dettato dalla legge 203.

Piegarlo alle esigenze (anche) di un'emergenza abitativa sempre più pesante è l'obiettivo dell'assessore Canal. Ama ripeterlo: «Una casa per tutti è una battaglia di civiltà» ed ha ragione. Da qui l'escamotage di destinarne 90 a famiglie cosiddette deboli, sulla base del bando che metterà in fila le aventi diritto. I funzionari stanno esaminando le domande: «Ne sono pervenute 279 - spiega l'assessore -. Presto ufficializzeremo la graduatoria».

Dire che le prime 90 saranno accontentate è prematuro. Se era essenziale fissare, o meglio proporre, la localizzazione, toccherà infatti alla Conferenza dei servizi che coinvolgerà Regione, Provincia, Prefettura e Comune di Pinerolo entrare nel merito. «Il cerino è in mano a loro» considera, intendendo per "loro" il peso determinante degli enti pubblici superiori rispetto a quello della Giunta. Che ci spera, avendo fatto i suoi passi, ma non per questo accorda valenze risolutive ad un via libera del Consiglio che è e resta «una prima tappa, seppur importante» ha detto Covato. L'ultima parola spetterà al ministero delle Infrastrutture che ha lanciato il bando, riscontrato da un'associazione di cooperative capeggiate dalla Torino 2000.

«Proponiamo - spiega Canal - che quei 90 appartamenti, è presto per dire se tramite il Comune o l'Atc, siano sottratti al libero mercato ed acquisiti nel patrimonio dell'edilizia popolare pubblica». Concedendo in cambio a chi li costruirà un'ulteriore cubatura a destinazione commerciale-terziaria, di nuovo collocabile nei pressi di via Vecchia di Buriasco.

Mirko Maggia

 

Lunedì 19 in Commissione ambiente ascoltato anche Foietta dell'Ato-R
Discarica di Buriasco: tecnici e comitato convincenti
Marco Bellion: «Confronto positivo. Le valutazioni sui terreni agricoli vanno rispettate»

BURIASCO - La battaglia contro la realizzazione della nuova discarica a Buriasco sta vivendo giorni decisivi. Gli amministratori di Buriasco e il Comitato contro la discarica sono mobilitati su più fronti. Sabato 17 si è svolta la marcia dimostrativa di protesta da Buriasco a Pinerolo: circa 200 persone, con in testa il sindaco Romano Armando, i consiglieri Allasino, Galfione e Lion, il Comitato quasi al completo, tanta popolazione, bambini compresi e un gregge di pecore che ha "caratterizzato" il corteo e il percorso. Manifestazione pacifica e ordinata, servizio d'ordine di Carabinieri e Vigili che hanno ridotto al minimo il disagio agli automobilisti lungo la Provinciale e sulla rotonda di ingresso a Pinerolo. Il corteo, raggiunto il rotondone (Bianciotto) a Pinerolo, è proseguito in piazzale Garetto-via Poirino, dove si è fermato per il pranzo mentre un gruppo di manifestanti raggiungeva l'incrocio con via Bignone per distribuire manifestini.

Lunedì 19 un pullman e molte auto hanno preso la strada di Torino, destinazione palazzo della Regione, per dare "supporto", al Comitato e ai tecnici del Comune impegnati in una doppia audizione presso le Commissioni di agricoltura e ambiente, presiedute dal consigliere regionale Marco Bellion, a illustrare e documentare le motivazioni della contestazione alla scelta del sito.

Il sindaco Romano Armando è uscito dall'incontro piuttosto soddisfatto, certamente più che dalla precedente esperienza in Provincia: «Abbiamo riscontrato, da parte delle Commissioni, un notevole interesse alle nostre contestazioni e valutazioni; hanno ascoltato con attenzione le motivazioni documentate e oggettive del nostro no alla discarica, posto domande concrete e mirate. Siamo fiduciosi, perché la legge e il buon senso sono dalla nostra parte».

Sembra che da parte della Commissione sia stata anche avanzata, verso il Comune di Buriasco, una richiesta di disponibilità a rimettersi eventualmente "in gioco" con siti alternativi e parametri di valutazione modificati. «È proprio quello che chiediamo - prosegue Armando -, con parametri che tengano in giusta considerazione territorio e terreni Buriasco non ha nulla da temere».

Le Commissioni hanno quindi ascoltato, a porte chiuse, anche il presidente dell'Ato-R Foietta e l'assessore all'Ambiente Massaglia. Sugli sviluppi di questo incontro il presidente delle Commissioni Marco Bellion ha dichiarato: «L'architetto Foietta ha illustrato la situazione generale della raccolta e smaltimento rifiuti nel territorio pinerolese. La situazione indubbiamente è critica e richiede la realizzazione inderogabile della nuova discarica. Non ha voluto entrare nel merito alle contestazioni e ai contrastanti studi e verifiche, presentate dal Comitato del no e dal Comune di Buriasco, riservandosi di controbatterle in una seduta successiva».

La domanda su uno dei punti più contestati di tutto lo studio di fattibilità dell'Ato, e cioè «Perché sono stati presi in considerazione e scelti terreni agricoli di prima qualità?» a Foietta, però, risulta che sia stata fatta. Bellion conferma: «Sì, Foietta ha risposto che gli studi di valutazione sono stati effettuati su cartografie nuove, che prevedono prossimamente il declassamento di buona parte dei terreni di prima classe presi in considerazione a seconda classe». Una risposta sconcertante, sembra prontamente stoppata dall'assessore all'Agricoltura Taricco, che ha ribadito che le cartografie che fanno fede sono quelle esistenti e non quelle che verranno.

Sempre Bellion conferma che Foietta ha anche manifestato la disponibilità dell'Ato-R a riesaminare il problema nel caso in cui «emergessero proposte alternative valide e concrete».

In chiusura Marco Bellion esprime un suo parere personale sulle audizioni: «Si è trattato di un confronto certamente positivo e costruttivo: i rappresentanti di Buriasco hanno presentato argomentazioni molto valide, le Commissioni sono certo che hanno compreso l'importanza di queste argomentazioni, dall’Ato aspettiamo che documenti le sue entrando nel merito delle contestazioni presentate. Senza voler invadere i campi, però, ritengo che la valutazione del terreno agricolo sia uno dei parametri non sufficientemente tenuto in considerazione e che se ci sono leggi regionali e provinciali a tutela del territorio vanno rispettate».

Prossima tappa giovedì 22. In seno al Consorzio Acea Foietta sarà nuovamente chiamato a giustificare la sua scelta e ribattere le contestazioni di Buriasco.


E. Avico

Acquisto consapevole a Pinerolo

È stato presentato ufficialmente lunedì scorso il nuovo progetto del Comune di Pinerolo "Collettivo è bello". Un'iniziativa predisposta dalla Provincia con il Movimento consumatori nell’ambito del programma di prevenzione alla vulnerabilità sociale "Fragili orizzonti", «avviato dalla Provincia nel 2005 per dare una risposta alle crescenti difficoltà economiche della popolazione e ai fenomeni di solitudine», ha spiegato l'assessore provinciale alla Solidarietà sociale Salvatore Rao.

Il progetto, che viene attuato a Pinerolo in collaborazione con l’assessorato alle Politiche sociali e si inserisce nelle attività del contratto di quartiere ex-Foro Boario, intende sperimentare e organizzare la costituzione e la diffusione di forme di acquisto collettivo di prodotti alimentari locali (biologici e non biologici) in un circuito di filiera corta, direttamente dal produttore al consumatore. Il fine è quello di risparmiare aumentando il livello della qualità, avvicinando i consumatori finali ai produttori. «Si tratta di un ritorno ad abitudini appartenenti alle generazioni del passato, che consumavano prodotti del territorio risparmiando così le spese di trasporto - ha commentato Alessandro Mustaccio, presidente Movimento consumatori -. Inoltre, la costituzione di un gruppo di acquisto collettivo permette di fare ordini comuni e quindi accedere a prezzi più competitivi». Già introdotto un mese fa a Piossasco e in alcuni quartieri di Torino, "Collettivo è bello" sarà gestito da un facilitatore a cui chiunque potrà rivolgersi il lunedì (ore 15-17) e il mercoledì (orario 12-14 e 18-20) in via Bignone 40.

Di fronte a un numero crescente di persone in carico ai servizi, con un sistema welfare che ha bisogno di essere innovato, sostenere un consumo responsabile diventa un'azione preventiva prima che la vulnerabilità sociale sfoci nella povertà. La pensano così il sindaco Covato, che auspica che l'acquisto collettivo diventi «un modo di vivere e approcciarsi per il futuro», e l'assessore Canal, che già pensa all'apertura di un secondo sportello «tra Piscina e Airasca».

Daria Capitani

 

 


da Riforma 23-11-07

Che volto avrà la mega-asl?

Davide Rosso

Una «mega-Asl» da oltre 4.000 dipendenti che gestirà 800 milioni di euro di bilancio servendo, con i suoi 7 presidi ospedalieri e 8 distretti sanitari, più di 500.000 abitanti (il 12% della popolazione regionale). L’attesa nel Pinerolese per l’avvio della grande Asl, che nascerà il 1º gennaio dall’accorpamento della Asl 10 (Pinerolo) e della Asl 5 (Collegno), non si sa se sia più un atteggiamento di «preoccupazione» o di «curiosità». Da un po’ sul sito dell’Asl 10 è consultabile il Piano strategico di riqualificazione dell’assistenza e di riequilibrio economico finanziario 2008-2010. Pagine di Piano (più di 150) che presentano la situazione di partenza e alcune novità, per esempio i cosidetti posti letto «di degenza territoriale» a Torre Pellice e Pomaretto «in cui accogliere pazienti affetti da condizioni morbose che con difficoltà possono essere curati a domicilio, ma che non richiedono nemmeno un ricovero ospedaliero in senso stretto», o l’idea di incrementare l’assistenza territoriale.
L’introduzione al Piano parla di una sua redazione «significativamente condizionata dal fatto che l’accorpamento delle Asl è stato previsto solo recentemente» (prima si ipotizzava una diversa aggregazione, l’Asl 5 di Collegno con l’Asl 6 di Ciriè e l’Asl 10 di Pinerolo con l’Asl 8 di Chieri, ndr). «La nomina dello stesso direttore generale (avvenuta il 19 febbraio) ha consentito di avviare solo dal mese di marzo, nei vari settori di attività, un percorso di conoscenza e di collaborazione tra le due Aziende, propedeutico alla riorganizzazione dei processi assistenziali e alla revisione della struttura organizzativa e delle dotazioni organiche, che potranno essere compiutamente definite nell’anno 2008». Cioè la «mega-Asl» sicuramente parte «ma dobbiamo darle tempo di organizzarsi». E sia.
La curiosità comunque resta, e forse più ancora le «incertezze». Fra i dipendenti dell’Asl 10 per esempio, a quanto ci è dato sapere, l’incertezza è data dal «bisogno» di conoscere dove sarà prossimamente la loro sede di lavoro (avere ufficio a Pinerolo è diverso, per un residente alle Valli, dall’averlo a Collegno o a Rivoli). Qua e là c’è qualcuno che sottolinea che, se l’ipotesi unificazione con Chieri sembrava sbagliata, l’idea di spingere per avere un’unica Asl con Collegno e Rivoli non è poi stata così appropriata, viste tra l’altro le difficoltà di collegamento fra le due aree, oltretutto così differenti fra loro.
Quel che è stato, però, è stato. Ora occorre guardare avanti lavorando sui distretti e l’intenzione sembra esserci, visto che si legge che «un ulteriore impulso sarà dato ai Distretti potenziando le funzioni di committenza e tutela attribuendo alle direzioni distrettuali un ambito di impegno e di sviluppo nella concertazione con le comunità locali…». Insomma stiamo ad aspettare gli sviluppi.

Le sfumature del turismo religioso

Forse alla base del movimento c'era l'idea del pellegrinaggio. In ogni caso l'impostazione protestante, più che al luogo, pone attenzione a ciò che si fa. Il caso del Glorioso Rimpatrio

Ines Pontet

Una trentina di persone fra addette ai lavori e interessate, si sono riunite sabato 17 novembre nella sala attigua al tempio valdese di Pinerolo convocate dal Coordinamento musei e luoghi storici valdesi intorno al tema del turismo religioso. Il titolo conteneva il punto interrogativo finale, a indicare la volontà di indagare il significato del termine e ciò che diverse sensibilità confessionali intendono con quello stesso termine.
L’introduzione è stata curata dal pastore di Pinerolo e presidente del Centro culturale valdese di Torre Pellice Paolo Ribet. In seguito don Gianluca Popolla, parroco e direttore del Museo diocesano di Susa, è stato chiamato a intervenire sulla concezione cattolica di pellegrinaggio, mentre al pastore Giorgio Tourn, presidente del Coordinamento musei e luoghi storici, toccava delineare il punto di vista protestante.
Don Popolla ha definito l’arte sacra un simbolo della fedeltà di Dio nella promessa della realizzazione dell’alleanza. «Ma un santuario, da simbolo dell’alleanza di Dio con gli uomini, può essere distorto nella rappresentazione di qualcos’altro, per il bisogno umano di vedere e di toccare». Attraverso i secoli, dalla conversione di popoli che apportano altri elementi nella religiosità cristiana, o dalla lenta trasformazione dei percorsi di assoluzione dai peccati (penitenze), si arriva verso il XIV secolo al percorso devozionale che parte da una richiesta o da un ringraziamento (voto). Più tardi si affermano i primi trasporti di un oggetto sulla cima dei monti più alti e l’origine dei «Sacri monti». Il pellegrinaggio diventa alternativo a Gerusalemme. Don Popolla ha concluso con un passo biblico su cui si pone l’accento da un certo momento in poi, il capitolo 4 di Giovanni, che si conclude con le parole: «… adoreranno Dio in Spirito e Verità»; non è più importante il luogo: Dio viene ricercato nella solitudine e nel silenzio interiore (monachesimo). Infine il «tempo» e l’uso che ne viene fatto è l’altro elemento fondante di un percorso interiore alla ricerca di Dio.
Giorgio Tourn ha preso spunto da una raccolta della Mondadori intitolato I luoghi dello Spirito per far notare che il protestantesimo non ha avuto spazio al suo interno. Ciò è dovuto, secondo Tourn, al fatto inequivocabile che i protestanti, e dunque anche i valdesi, non hanno luoghi sacri, né pellegrinaggi, né monachesimo. Che cos’è un luogo sacro per un protestante? Il passo fondante in questo caso può essere ritenuto quello del profeta Elia nel deserto. Elia non trova Dio dove egli lo cerca, ma emblematicamente nel momento in cui Dio lo rimanda «indietro», alla sua vita e a ciò che stava facendo. Per i protestanti è importante ciò che si fa. Da questo deriva che i propri luoghi di memoria sono luoghi in cui si ricorda un avvenimento, un fatto storico, e ci si confronta sulla corrispondenza fra «quel» momento e la «propria» vita.
Dopo i due interventi introduttivi si è dato inizio al dibattito, che ha anticipato attraverso una serie di brevi interventi il tema del pomeriggio: il percorso del «Glorioso rimpatrio dei valdesi» dalla Svizzera a Bobbio Pellice. L’interesse suscitato dal Rimpatrio degli esuli valdesi nel 1689 è sfociato recentemente in una guida dell’editore Terre di Mezzo, che ha pubblicato l’itinerario corredandolo di fotografie, di dettagliate informazioni e di una ricca introduzione storica*. Gli interrogativi sollevati sono stati dunque sul come considerare questo percorso: un vero e proprio pellegrinaggio o qualcosa di diverso?
Nel pomeriggio – dopo la presentazione da parte del consigliere regionale Marco Bellion della legge sul turismo religioso – paiono aver dato, da persone esterne, una loro personale risposta gli autori della guida, Riccardo Carnovalini e Roberta Ferraris: il Glorioso Rimpatrio si caratterizza rispetto ad altri cammini di pellegrinaggio e anche rispetto ad altri itinerari turistici, in quanto «viaggio verso la libertà»; si tratta di una «lettura del territorio come esercizio intellettuale»; l’aspetto interessante è quello della resistenza dei più deboli nei confronti del potere in nome della libertà di coscienza. Senza il desiderio di comprensione degli avvenimenti storici ripercorrere quei sentieri diventerebbe unicamente una dura prova fisica.
La questione resta aperta, come esplicita Giorgio Tourn in una riflessione più avanti nel giornale (si veda pagina 13 di questo stesso numero de L’eco delle valli valdesi-Riforma). Una delle domande è stata «che cosa cerca un luterano tedesco venendo in visita alle valli valdesi?». Forse i valdesi fanno eccezione nel panorama protestante? Se non si ama in ambito protestante parlare di «sacro», quantomeno si dovrà ancora riflettere sulla valenza che questi luoghi di memoria che ci si trova a gestire hanno per noi abitanti delle Valli e per quelle migliaia di persone che ogni anno vengono in visita: si tratta di turismo culturale o religioso?
* Riccardo Carnovalini, Roberta Ferraris, Il Glorioso Rimpatrio. 20 giorni a piedi tra Francia e Piemonte ripercorrendo le tappe del ritorno dei valdesi dall’esilio. Milano, Terre di Mezzo Editore, 2007.

Libri in «corpo 16» per i lettori anziani

La Fondazione Crt e un'iniziativa delle biblioteche valligiane

Davide Rosso

Sono 426 i libri «Corpo 16» acquistati della Comunità montana Valli Chisone e Germanasca e già negli scafali delle biblioteche valligiane. «Si tratta – spiegano alla Comunità – di un progetto indirizzato a chi possiede difficoltà visive (corpo 16 perché i caratteri con cui sono stampati i libri sono più grandi del normale, ndr) e rientra in un finanziamento del 2006 della Fondazione Crt che conteneva diverse iniziative a favore degli anziani, tra cui appunto Corpo 16 per i quali sono stati destinati oltre 30.000 euro». La Comunità montana, dopo aver ricevuto il finanziamento, ha provveduto all’acquisto dei libri e all’attivazione di diverse altre iniziative che si muovono nella stessa linea.
In collaborazione con Assemblea teatro partiranno nei prossimi giorni delle serate di promozione dei libri «corpo 16» dal titolo «Tre biblioteche invitano a leggere “grande”». Le serate si terranno a Perosa Argentina, Pinasca e Villar Perosa. «Un’insolita lista di libri – dicono ad Assemblea teatro – dotata di un’impaginazione segnata dall’uso di caratteri grandi. Gli autori scelti per questo primo ciclo sono Alessandro Perissinotto, Stefano Benni e Bruno Gambarotta. Insieme ai loro testi, sul palco, la presenza di Alessandro Perissinotto, poi la voce di Gisella Bein e infine quella delle “anziane” e poco vedenti Sorelle Censa e Palma, in arte Suburbe, sempre accompagnate dalle presentazioni di Renzo Sicco».
Le date delle serate sono: martedì 27 novembre, ore 21 a Perosa Argentina, sala del Consiglio comunale, quando Alessandro Perissinotto, con la conduzione di Renzo Sicco, presenterà il libro L’anno che uccisero Rosetta. Martedì 4 dicembre le serate si sposteranno al salone polivalente di Pinasca dove alle 21 Gisella Bein leggerà Stefano Benni (saranno presenti gli editori Enzo Bartolone e Federico Alfonsetti), il libro è Baol. L’ultima serata poi sarà quella di martedì 11 dicembre, quando a Villar Perosa al teatro Una Finestra sulle Valli, alle 21 Le Sorelle Suburbe leggeranno il libro Lungo Dora Napoli di Bruno Gambarotta.
Tra le altre iniziative legate a Corpo 16 in val Chisone e Germanasca segnaliamo «Opac», attraverso la quale le biblioteche delle valli prossimamente riusciranno ad avere «in rete» il proprio schedario. «Il lavoro di caricamento dei dati – dicono alla Comunità montana – è ancora in corso: pertanto al momento sul sito www.leggoevolo.it sono visibili solamente le biblioteche che hanno terminato il lavoro». È comunque già un primo passo, tra l’altro sono già stati caricati tutti i libri della biblioteca di Villar Perosa, la più grande della valle, e presto il lavoro poi sarà terminato.

 


seconda settimana

AUDIO/ Lettera a un prete, Don Milani - di Claudio Canal, con Silvia Genta e Umberto Pelassa - Circolo Arci 'Fare nait'-Torre Pellice 9-11-07- (42' -38 Mb)- mp3 Locandina pdf

 

Manifestazione  a Genova il 17 novembre - come ci si prepara nel pinerolese

 

dall'Eco del Chisone 14-11-07

 

  Arrivano i tagli della Bresso ai costi della politica

Anticipazioni sulla grande Asl
La sanità che verrà
Conta 570.000 abitanti, 4.000 dipendenti, 872 posti letto e 800 milioni di euro di bilancio: è la nuova mega Azienda sanitaria To 3, che dal 1º gennaio 2008 prenderà forma dall'accorpamento dell'Asl 10 di Pinerolo e dall'Asl 5 di Collegno. Lunedì 12 il direttore delle due Aziende, Giorgio Rabino, ha presentato a Pinerolo la bozza di Piano di riqualificazione dell'assistenza e di riequilibrio economico della mega Azienda per gli anni 2008-2010. Tra le novità più evidenti: alcuni posti letto "di comunità" a Torre Pellice e Pomaretto dati in convenzione ai medici di Medicina generale; l'attivazione di numerosi Gruppi di Cure Primarie e l'incremento dell'assistenza territoriale. 

Pag. 5
di Sofia D'Agostino

 

Via Lattea, a giorni l'affidamento di cinque impianti cruciali
Funivia Pragelato-Sestriere: chi paga?
La "Vai e vieni" ha costi importanti ma registra pochi passaggi
PRAGELATO - La funivia Pragelato-Sestriere costa troppo. E nessuno vuole pagare. Di sicuro non dovrà farlo la Sestrieres Spa, che ha partecipato al bando per la sua gestione insieme ad altri quattro impianti di arroccamento della Via Lattea di proprietà della Regione. Quello che da Pattemouche sale all'Anfiteatro, invece, appartiene ai due Comuni come tutte le opere connesse alle Olimpiadi di Torino 2006.

Le buste potrebbero essere aperte questa settimana. «Io ho fatto un'offerta che ritengo valida - conferma il presidente della Sestrieres Giovanni Brasso -. E la Regione ha concepito un bando plausibile». Che non comprende la manutenzione straordinaria e la revisione generale: «Altrimenti non avrei partecipato».

"Manutenzione straordinaria" vuol dire mediamente tra l'1,2 e l'1,5 per cento all'anno del valore dell'impianto. All'inizio poco o niente, ma col passare degli anni la cifra lievita. Diciamo una media sui 150mila euro all'anno, visto che il finanziamento era di 10,3 milioni di euro. Ed è una spesa a carico del concedente. Cioè dei Comuni?

In realtà il Comune di Sestriere aveva delegato la funzione di stazione appaltante a Pragelato, precisando nell'accordo che di spese non voleva saperne. Pragelato ha poi delegato ulteriormente alla Regione perché inserisse la funivia nel bando che si sta per chiudere. Era probabilmente l'unico modo per trovarle un gestore.

Il bando parte da un canone di 90mila euro l'anno oltre Iva e comprende anche le due sciovie del Fraiteve (cruciali per il comprensorio), la seggiovia skilodge Le Sellette e la Telecabina Sestriere Fraiteve. Quest'ultima è un impianto analogo a quello pragelatese. L'anno scorso le cifre ufficiali registrano 180.296 passaggi, più di 10 volte i 17.605 registrati sul primo. Nettamente superiori anche le sciovie del Fraiteve (233.741 passaggi) e la Sellette (222.367).

Quindi la bifune "Vai e vieni" Pragelato-Sestriere al momento produce pochi ricavi. E in prospettiva costa molto. E se a pagare non saranno i Comuni (nemmeno per Pragelato sarebbe una spesa facilmente sostenibile) e neppure la società degli impianti, resta solo la Regione: «I Comuni non dovrebbero preoccuparsi tanto - commenta Brasso - alla fine tutto entrerà nel Parco olimpico come bob e trampolini. Si farà sistema». In quel caso se il sistema non facesse utili, le manutenzioni le pagherebbero i contribuenti per i prossimi 40 anni, visto che l'affidamento scadrà nel 2046.

«Ho chiesto e ottenuto un bando lungo - precisa Brasso - perché devo ridisegnare il vallone del Fraiteve. Altrimenti non spendo sei o sette milioni per una nuova sciovia sul Colò». Nei piani della Sestrieres il Fraiteve sarà «la stella» del comprensorio. Si tratterà di «facilitare il collegamento da Salice a S. Sicario anche senza neve». E ridisegnato il vallone, tra qualche anno, forse un paio, «l'ovovia che parte da Borgata e il Rio Nero potranno essere smantellati».

A proposito di riduzione degli impianti. Uno sciatore abbonato, ha chiesto per iscritto se si possa parlare ancora di un comprensorio di 40 chilometri di piste «oggi che gli impianti sono diminuiti da oltre cento a circa 50». Lamenta troppe chiusure a fronte di uno stagionale molto più alto che a Monginevro.

Brasso non accetta il paragone e replica: «Gli impianti non sono mai stati cento, ma al massimo una settantina, e due che vanno nello stesso posto non hanno senso». Definisce alcune scelte del passato «molto particolari». Lo è stata anche quella di Pragelato? «Diciamo che poteva benissimo non essere fatta».

Sull'esito della gara, Brasso prevede «che non dovrebbero esserci problemi». Ed è ottimista anche sulla campagna abbonamenti: «Prevediamo almeno il 10 per cento in più dell'anno scorso».
Luca Prot

 

Proposta dell'on. Giorgio Merlo
Regole e "rave party"
Autorizzazioni di questore e Comune
Rave party, manifestazione musicale molto spesso illegale e non normata dalla legge italiana che Pinerolo conosce per i raduni d’agosto a Baudenasca. Alla carenza legislativa per contenere questa moda devastando e inquinando il territorio, ha pensato l’on. Giorgio Merlo (Pd) presentando alla Camera una proposta di legge per regolamentare i raduni a carattere musicale organizzati in spazi aperti o chiusi ai quali partecipano più di 250 persone.

«In Francia è stato varato un decreto che vieta l’organizzazione di rave senza l’autorizzazione dei prefetti locali. Anche in Italia s’è fatta numerosa la schiera di coloro che chiedono un’analoga legislazione», spiega l’on. Merlo, aggiungendo che la sua proposta «intende disciplinare un fenomeno che non può più essere lasciato alla pura casualità ed improvvisazione generando preoccupazione nelle popolazioni locali».

La proposta di Merlo prevede che i "rave party" siano autorizzati dal questore su richiesta presentata almeno trenta giorni prima con allegata l’autorizzazione scritta concessa dal proprietario dei terreni o dei locali. Gli organizzatori dovranno garantire la presenza di un presidio medico di primo soccorso, un servizio antincendio, fornitura di acqua potabile, condizioni igieniche e pulizia del luogo con la raccolta rifiuti a loro carico.
Ezio Marchisio

 

Con le nuove norme
Lavoratori in nero controlli più severi
Si fanno sempre più pressanti e puntuali i controlli e le verifiche, da parte del personale ispettivo del ministero del Lavoro e della previdenza sociale, volti a contrastare il fenomeno del lavoro sommerso ed irregolare nel settore dell'edilizia.

Con il decreto legge 223 dello scorso anno e con gli adeguamenti successivi, infatti, sono diventate operative una serie di misure volte a contrastare, da un lato, il lavoro nero, principalmente nel settore dell'edilizia e in agricoltura, ed a promuovere, dall'altro, la sicurezza sui luoghi di lavoro e la tutela della salute dei lavoratori.

Oltre ad una serie di misure diventate operative subito, fin dall'agosto 2006, come la comunicazione anticipata delle assunzioni da parte dei datori di lavoro del settore edile, l'applicazione di una maxi sanzione per l'utilizzo di lavoratori "in nero", non risultanti dalle scritture obbligatorie (composta, per ogni lavoratore non regolare impiegato, da una sanzione fissa compresa tra 1.500 e 12.000 euro, oltre ai contributi non versati, con un minimo di 3.000 euro, e ad una parte variabile di 150 euro per ogni giornata di lavoro effettivo svolto) e il riconoscimento della riduzione contributiva ai soli datori di lavoro in regola con i versamenti, ci sono state altre misure diventate operative in seguito e che hanno modificato radicalmente il concetto di lavoro nell'edilizia.

In particolare si ricordano due misure molto importanti soggette a severe sanzioni: l'obbligo di munire ogni lavoratore, anche se autonomo, di una tessera di riconoscimento che deve essere esposta in maniera ben visibile e che può essere sostituita, soltanto in alcuni casi, dall'annotazione in appositi registri, e la responsabilità solidale in materia di subappalto, con il regime sanzionatorio a carico del committente che paga all'appaltatore il corrispettivo dei lavori senza verificare che i pagamenti di contributi, premi e ritenute siano stati assolti regolarmente.

Severi i controlli dell'Amministrazione e degli ispettori, con sanzioni dirette, quali la sospensione, immediatamente esecutiva, dei lavori nell'ambito dei cantieri edili, e con sanzioni indirette, come l'emissione di un provvedimento interdittivo alla contrattazione con la Pubblica amministrazione ed alla partecipazione di gare pubbliche.

Giancarlo Percivati

 

Tra sindacati e proprietà, per due anni
Zf-Sachs, accordo raggiunto su 60 in cassa integrazione
Accordo raggiunto tra Zf Sachs ed organizzazioni sindacali sulla cassa integrazione guadagni straordinaria per riorganizzazione. Secondo il documento concordato della sede del'Amma, a Torino (assenti i rappresentanti del sindaco Alp ai quali non è stato consentito di partecipare in base ai noti regolamenti sulle rappresentanze sindacali), il provvedimento riguarderà mediamente sessanta operai dei circa 198 attualmente in forze nell'azienda, per un periodo di 24 mesi a partire dal 19 di questo mese. «L'accordo ci sembra soddisfacente perché prevede la rotazione del personale, che in linea di massima non dovrebbe stare in cassa integrazione per più di due settimane al mese, e alcuni accorgimenti che permettono di non penalizzare troppo i lavoratori» concordano i rappresentanti sindacali.

L'accordo prevede tra l'altro il blocco del turn-over, le dimissioni incentivate, mobilità per i dipendenti in prossimità della pensione. Al termine dei due anni l'azienda, grazie a investimenti per quasi quattro milioni di euro, dovrebbe essere in grado di attivare le attese linee di produzione di ammortizzatori per moto.
A.M.

 

Un gruppo di studenti curerà un notiziario per gli immigrati
"L'Eco" diventa multilingue
Da gennaio in romeno, albanese, cinese, arabo e spagnolo

PINEROLO - Sta per partire dalle pagine di questo giornale e dai microfoni di Radio Beckwith un notiziario molto speciale, in cinque lingue (più l'italiano), redatto da un gruppo di studenti stranieri che frequentano le scuole superiori del Pinerolese. "Notiziario multilingue" è il titolo del progetto - finanziato dalla Compagnia di San Paolo - che si prefigge come obiettivo l'integrazione delle principali comunità straniere del Pinerolese, mettendole al corrente di eventi, diritti e doveri che le riguardano.

Frutto dell'impegno dell'associazione Cuamm-Medici con l'Africa come capofila, e di tutti gli enti e le associazioni che fanno parte del Tavolo d'immigrazione di Pinerolo, il progetto sta diventando realtà. Quindici ragazzi di età compresa tra i 17 e i 24 anni, appartenenti a sei diverse nazionalità (italiana, rumena, araba, spagnola, albanese e cinese) vestiranno i panni di corrispondenti per le rispettive comunità. Coordinati da alcuni insegnanti, scriveranno ognuno nella propria lingua notizie relative a eventi culturali e sportivi, scadenze fiscali, scolastiche e burocratiche e informazioni sui servizi presenti sul territorio.

Le notizie saranno diffuse a partire dal mese di gennaio da "L'Eco Mese" e "L'Eco del Chisone", oltre che da una trasmissione a cadenza settimanale in onda su Radio Beckwith.

Un incontro tra culture attraverso la mescolanza dei linguaggi, un'opportunità per tutti i lettori stranieri che potranno trovare in unico spazio tanti servizi utili ma anche una finestra sul proprio mondo. Un'occasione di crescita per gli studenti, perché davvero l'integrazione nasce e germoglia sui banchi di scuola.
Daria Capitani

 

da Riforma 16-11-07

vedi Riforma 44_a-pdf

vedi Riforma 44_b pdf

 

  vedi Riforma 44_c -pdf

 

vedi Riforma 44_d -pdf

Un mese come un operaio
Si può conciliare l’etica del lavoro con il profitto? Viviamo in un Paese con salari tra i più bassi in Europa (salvo categorie privilegiate) e il costo della vita tra i più alti

Alberto Corsani

Gli anni 80 volgevano al termine quando la Fiat si lanciò l’idea della «qualità totale»: per venire incontro alle richieste sempre più personalizzate dei clienti, si richiedeva fra l’altro ai dipendenti di indicare suggerimenti e possibili migliorie, per meglio qualificare le auto che sarebbero uscite dagli stabilimenti. Era un’innovazione di cui si faceva promotrice la più grande azienda italiana, che produceva auto di fascia alta ma soprattutto quelle di largo consumo, destinate alla famiglia o alla quotidianità. Oggi quel modello è tramontato, e l’Italia si giova piuttosto dei prodotti di elevata qualità delle piccole e medie aziende.
Ora, le imprese devono fare i conti con la vita concreta di chi sta loro intorno (maestranze, fornitori e distributori) e, in generale, al tessuto sociale del territorio su cui si trovano. Primi interlocutori, ovviamente, i dipendenti. Ha fatto spicco, a questo proposito, quello che alcuni hanno visto come un gesto eclatante, e altri come strategia rivoluzionaria, compiuto da Enzo Rossi, un industriale della pasta. Il sig. Rossi è titolare dell’azienda La Campofilone, nel paese omonimo (provincia di Ascoli Piceno, 1885 abitanti, una zona rigogliosa come molte di quelle che insistono fra Marche e Abruzzo), che produce dal 1912 una pasta all’uovo rinomata sul mercato internazionale. Il suo «gesto eclatante» in realtà si compone di due momenti.
Primo atto: provare a vivere un mese (lui, la moglie, le due figlie) con lo stipendio di un operaio più quello della signora, che lavora nella stessa. A disposizione: 2000 euro. Risultato: tenendo conto delle spese che normalmente si devono affrontare e dei costi consueti di mutui, assicurazioni, utenze… la vita è risultata sostenibile solo per 20 giorni. Il problema è noto: l’inflazione reale cresce più del potere d’acquisto, e i conti in tasca alle massaie o ai padri di famiglia non tornano più.
«Nella famiglia in cui sono cresciuto ero stato abituato alla sobrietà – ci dice Rossi al telefono – ma ora la vita presenta altri modelli. Anche di fronte alle mie figlie, ho voluto fare una prova, proviamo a vivere con un reddito ridotto, e vediamo che cosa significa dire: questo lo possiamo fare, questo no. Bisogna proprio provare di persona.
Quando al 20 del mese ci siamo trovati bloccati, abbiamo capito tutti e quattro. Ma il passo successivo è stato questo: se io, con la mia famiglia, non posso reggere questo scarto tra costo della vita e salario, come possono reggerlo i miei dipendenti?».
Ed eccoci quindi al secondo atto: l’imprenditore, con gesto unilaterale, che vorrebbe forse ridimensionare quanto a risonanza («è stato un po’ enfatizzato», dice), aumenta la paga ai dipendenti: 200 euro netti. «Non sono Babbo Natale – prosegue Rossi –. Semplicemente, se il nostro è un prodotto di eccellenza, e per rimanere tale è sottoposto a verifiche incrociate rigorose, occorre che tutti quanti vi lavorano siano motivati: ora, i miei dipendenti lo sono, i complimenti che riceviamo si devono al loro lavoro».
Ecco qualcuno, vien da pensare in questa Italia di fumosità politiche e vaghezza di programmi, che parte da una questione concreta, concretissima (sappiamo tutti che cosa vuol dire avere il fiato corto al 20 del mese: lo sanno i medici i cui pazienti devono pagare fior di ticket per esami importanti, lo sanno gli amministratori di piccoli Comuni e grandi città che vedono aumentare le richieste di sostegno, e gli operatori dei servizi pubblici in cui si affollano sempre più numerosi casi sociali) e di fatto va a toccare una delle questioni più complesse del vivere nelle società moderne e nell’economia globalizzata: è possibile conciliare l’etica con il profitto? «In genere si dice che non si può – conclude Rossi, ma è un’idea da sfatare. Il nostro fatturato è aumentato, e ne traggono beneficio anche gli agricoltori che ci riforniscono di grano e uova. Si è rilanciata l’iniziativa, bisogna che ognuno in un certo senso diventi imprenditore di se stesso».
Due considerazioni, suggerite da un testo di Mario Miegge (Capitalismo e modernità. Una lettura protestante, Claudiana 2005) vengono in mente se cerchiamo di collegare la fede al mondo in cui viviamo. 1) I talenti, nella lettura puritana: a coloro ai quali Dio ha dato di più, Egli anche chiederà di più. 2) Quando i credenti e le chiese si occupano di temi sociali e anche di impegno politico, non devono dimenticare che tutto ciò è «in larga misura conseguenza della secolarizzazione». Cioè, stiamo nel mondo, non altrove: è nella società che si spende la propria vita di fede. Ma allora è in tutta la società che si devono cercare spiragli di riflessione, modelli alternativi. Non solo all’interno della politica, non solo nelle chiese, ma fra le persone, a tutti i livelli e in tutti gli strati sociali. Perché le persone sono un patrimonio (purtroppo le chiamiamo orrendamente «risorse umane») da valorizzare. Ognuno può e deve fare la propria parte. Alle chiese tocca valutare ciò che va o che non va nella direzione della liberazione che l’Evangelo ci addita; con spirito libero, attento e critico, ma con disponibilità a cogliere i segnali di «cose che si possono fare», vengano esse da sindacati, cooperative o imprenditori, a discuterne in assemblea, come siamo abituati a fare, a decidere insieme per il nostro e altrui futuro.

 

Correzioni a porte chiuse/ Strada delle cave

Le osservazioni dei cittadini rimandate a una successiva conferenza stampa. Altra istanza in Provincia

Samuele Revel, Piervaldo Rostan

Si è tenuto mercoledì 7 novembre il tavolo tecnico, a porte chiuse, per stabilire le correzioni alla tanto discussa «Strada delle Cave» della val Pellice. In realtà, oltre alle persone delegate, ai tecnici regionali con l’assessore alla Viabilità della Provincia Giovanni Ossola, a un buon numero di consiglieri comunali, sindaco, presidente e assessore alla viabilità della Comunità montana Val Pellice, il numeroso pubblico presente in sala consigliare a Luserna San Giovanni e i giornalisti presenti sono stati invitati a uscire dal sindaco Livio Bruera per evitare che si intralciasse la discussione, con la proposta di una conferenza stampa pubblica per lunedì 12. Intanto davanti al palazzo comunale si era radunato parte del Comitato delle Cave, che ha esposto uno striscione e protestato contro la costruzione (in questo modo) della strada. Infatti è strano aprire un tavolo di lavoro quando i lavori sono già iniziati e le ruspe hanno già (come ampiamente documentato su queste colonne) operato in diverse zone.
Inoltre è spuntata la questione di un ponte in località Sarabial, risalente pare al 1300-1400, che verrebbe distrutto per far posto alla strada. Fra le persone escluse dal tavolo tecnico serpeggiava rabbia mista a rassegnazione per il fatto di non poter far valere le proprie ragioni o comunque di ascoltare senza interferire (come proposto dalla minoranza) al confronto.
Il Circolo Legambiente Val Pellice a giugno 2007 aveva inviato ai vari enti pubblici e organi tecnici un lungo documento in cui evidenziava i limiti generali e le criticità puntuali del progetto stradale che, dopo molte sollecitazioni era stato messo in visione ad aprile; proponeva inoltre svariate soluzioni migliorative. Su quest’opera stradale, che a Legambiente appare collocata grossolanamente sul territorio, senza molta attenzione alle sue caratteristiche ambientali, le principali varianti richieste sono così sintetizzabili: stralcio della bretella in località Cascina Caburna con spostamento della rotonda a monte sull’innesto con la vecchia SP156 all’altezza della deviazione per l’agriturismo Timoteo; riduzione della sezione in trincea nei pressi del cimitero di Lusernetta con spostamento della rotonda; mantenimento del ponte sul rio Serbial quale documento di epoca medioevale; rimodellamento del tratto di strada a solido geometrico nel torrente Luserna rilocalizzando il parcheggio; riprogettazione delle opere a tutela della fauna locale con attraversamenti adeguati; progettazione e riqualificazione dell’area commerciale-artigianale in località Ponte di Bibiana in seguito all’interferenza nascente dalla nuova opera con le attività esistenti.
«Mentre gli amministratori locali (quelli di Bibiana in particolare) sono stati molto lontani da un confronto sereno, abbiamo trovato buona disponibilità sia da parte dei tecnici sia dell’assessore provinciale Ossola: peccato che questo livello di confronto arrivi in ritardo di un anno. Spostare oggi le cose, stante che i lavori sono iniziati da settimane, è oggettivamente difficile: le rotonde non si possono spostare, forse si faranno alcuni sottopassi in più per gli animali e per gli esseri umani. È stata espressa anche la disponibilità a spostare il parcheggio al servizio della Pontevecchio con una soluzione meno impattante e a fare qua e là alcune modifiche ai rilevati della strada».
Legambiente ha poi ribadito la richiesta di dare accelerazione e portare a termine nel minor tempo possibile la già avviata attività di pianificazione paesistica del contesto territoriale della nuova strada. «Su questo argomento abbiamo trovato una incredibile ed esagerata indisponibilità proprio da parte del presidente della Comunità montana Bertalot, ma non demorderemo». Il tavolo tecnico è stato aggiornato a fine mese, ma a Torino, lontano dalle contestazioni popolari

 


 

prima settimana

Pacchetto sicurezza-dossier - da vari giornali

Sognavo l'Italia, non la schiavitù - pdf il manifesto 3.11.07

avviso

Il gruppo 17 luglio, che prende il nome dalla data in cui si è riunito per la prima volta,

ha come sua finalità la riflessione sulla società in cui viviamo, sul modello di sviluppo e

sue contraddizioni, e sulle possibilità di una trasformazione verso un mondo di libertà,

giustizia ed eguaglianza. Il "gruppo" propone a quanti sono interessati, due incontri:

 vedi Avvisi di dibattiti a Pinerolo sull'economia (decrescita) - pdf


La stampa

(Del 4/11/2007 Sezione: Cronaca di Torino Pag. 71)

LUSERNA SAN GIOVANNI IMPEGNATI IN 450 NELLA VERTENZA SU STRAORDINARI E MOBILITA’
Cioccolatini amari per gli addetti Caffarel
Litigi nel sindacato: la Cisl firma, la Cgil attacca

LUSERNA SAN GIOVANNI

Sono cioccolatini amari quelli che in questi giorni si stanno scambiando i sindacalisti della Cgil e della Cisl, impegnati nella vertenza sindacale che vede coinvolti i 450 dipendenti dell’industria dolciaria Caffarel Lindt di Luserna. Da un lato la Flai-Cgil ha proclamato lo stato di agitazione, che prevede il blocco degli straordinari. «Siamo arrivati a questa decisione – spiega Alberto Revel, sindacalista Cgil - dopo che le trattative sono state rotte sulla questione economica. Noi chiedevamo un aumento per i prossimi quattro anni e l’azienda aveva posto come pregiudiziale assoluta quella di inserire un parametro sull’assenteismo, che potenzialmente, potrebbe azzerare totalmente il premio stesso». Dall’altro lato invece c’è stata una manovra della Fai-Cisl che ha firmato con l’azienda un accordo sulla mobilità. «Un atto senza precedenti afferma Fedele Mandarano, responsabile della Camera del Lavoro della Cgil di Pinerolo - che storicamente va in controtendenza. Una fuga in avanti della Cisl, da sempre gli accordi si firmano con il consenso di tutte le forze sindacali, e per questo chiederemo alla Regione la riapertura delle trattative».
Un bel pasticcio, una zuffa fra sindacati che si contendono i propri diritti in base anche al numero degli iscritti. Ed in mezzo ci sono i lavoratori, con la loro vertenza aperta e con il problema della mobilità. Getta acqua sul fuoco Antonio Serlenga, della Fai-Cisl: «Abbiamo siglato esclusivamente l’accordo relativo alla mobilità, situazione che vede un esubero di 22 dipendenti a seguito della decisione presa dall’azienda di spostare un magazzino da Luserna a Magenta. Bisogna dividere i due iter procedurali, da una parte la vertenza sindacale e i premi di produzione, dall’altra la mobilità».

ANTONIO GIAIMO

dall'Eco del Chisone 7-11-07

 

 

In Val Chisone è allarme sul futuro delle principali aziende locali
Una valle sull'orlo della crisi
Venerdì sciopero indetto da Alp – In ballo quasi 1.000 posti di lavoro

Nuvole basse sulla Val Chisone, e purtroppo non sono quelle che portano la neve. Segnalano invece l'avvicinarsi di una grave crisi occupazionale. I motivi di tanta preoccupazione si chiamano Omvp, Sachs, Manifattura di Legnano e Luzenac con relativo indotto. In tutto fanno quasi mille lavoratori. Soprattutto si teme ciò che fino a non molti anni fa sembrava una cosa impossibile: l'agonia dello stabilimento che ha fatto la storia dell'industria nel Pinerolese. Parliamo della Omvp, quella che un tempo era la gloriosa Riv che dava da vivere a migliaia di famiglie. Oggi la forza lavoro si è ridotta a 600 unità e continua ad erodersi. Venerdì 9 nelle realtà produttive della valle si terrà uno sciopero indetto dal sindacato di base, Alp. La Comunità montana nei prossimi giorni interpellerà Regione, aziende e parlamentari per tentare di portare tutti a un tavolo e scongiurare una crisi dai gravi risvolti sociali.

 Pag. 4  > vedi file 

di A. Maranetto

Informazione locale 'Comeedove' sullo sciopero (g.tv dell'8 novembre) ,e sulle strade di montagna

In vendita la Microtecnica di Luserna S.G.: chi l'acquisterà?

La Microtecnica, azienda torinese associata alla Hamilton Sudstrand divisione della United technologies corporation (Utc), è stata posta in vendita. Né da notizia in un articolo apparso lo scorso 20 ottobre il settimanale economico "Il mondo". La notizia interessa il Pinerolese poiché uno degli stabilimenti della società che lavora nel settore della tecnologia aerospaziale si trova a Luserna S. Giovanni, in via I Maggio e conta una settantina di dipendenti.
La Microtecnica è uscita da un periodo di difficoltà e ha chiuso i conti in positivo nello scorso esercizio. La decisione di vendere sarebbe dettata da una scelta strategica dell'azienda. In questi casi la preoccupazione riguarda soprattutto le intenzioni del compratore ("Il Mondo parla tra gli altri" di De Benedetti). Per ora dai sindacati nessun commento ufficiale.


A.M.

 

Uno studio abbozza il percorso del maxi-elettrodotto Italia-Francia
Un pezzetto di Tav anche in Val Chisone?
50 km di cavo da 500 Kv e tralicci da Venaus a Piossasco, attraverso Usseaux, Fenestrelle e Roure

Chi sapeva che nel tunnel della Tav passerà anche la nuova linea elettrica d'interconnessione Italia-Francia? Si tratta del maxi-elettrodotto da cinquecentomila volt in corrente continua che dalle centrali transalpine deve raggiungere il Piemonte. Quel grande cavo dispensatore di energia elettrica - secondo i progetti di Ltf Sas (Lion Turin Ferroviaire) - sbucherà dalla galleria a Venaus, e da lì dovrà raggiungere per via aerea (leggasi tralicci) la stazione elettrica di Piossasco. Passando anche, ipotizza uno studio firmato Terna Spa (la società delle reti ad alta tensione) per Usseaux, Fenestrelle e Roure.
Adesso anche la Val Chisone ha il suo pezzetto di Tav.
I più attenti saranno a conoscenza da tempo dell'interconnessione, e del fatto che è stata pianificata. Anche se nel gran parlare di treni, Alta velocità, tavoli tecnici, il dettaglio ai più potrebbe essere sfuggito.
Ci pensa un articolo pubblicato sul periodico "L'Energia elettrica" della Aeit (Federazione italiana di elettrotecnica) a rinfrescarci le idee sul percorso della colonna di tralicci, lunga una cinquantina di chilometri.
Il titolo: "Valutazione ambientale strategica (Vas): il caso studio dell'interconnessione 500 kV c.c. Italia Francia". Le firme, prima della sigla «Terna Spa» sono quattro: Sabrina Viola, Massimo Ceccariglia, Nicoletta Rivabene e Adel Motawi.
Non si tratta ancora di un tracciato vero e proprio, piuttosto di una «individuazione preliminare dei corridoi ambientali» cioè delle porzioni di territorio che presentano i requisiti tecnici, ambientali e territoriali più idonei per ospitare la nuova linea di trasmissione.
Però è chiaro che «i risultati emersi da tale studio - come si legge invece nelle conclusioni - rappresentano un primo passo importante verso l'identificazione del corridoio ambientale in grado di ospitare la futura infrastruttura elettrica».
Gli autori mettono le mani avanti e concludono spiegando che «la Vas rappresenta lo strumento tramite il quale è possibile individuare numerose criticità di carattere ambientale, territoriale, antropico, in una "fase anticipata" ancora pianificatoria e ad elevata flessibilità, senza portare i conflitti nella fase autorizzativa in cui il progetto delineato limita di fatto possibili cambiamenti, rendendo difficoltoso l'inserimento territoriale dell'opera».
Insomma, sono previste «analisi di maggior dettaglio di concerto con le strutture amministrative coinvolte». Lo studio però è pubblicato da maggio e il sindaco di Usseaux, uno dei Comuni interessati nella sua parte di maggior pregio naturalistico (Colle delle Finestre, Pian dell'Alpe, Parco Orsiera) non ne sapeva nulla fino a pochi giorni fa: «Gli enti locali non sono informati. Neanche la Comunità montana. Se qualcuno non mi avesse mostrato la rivista non avrei avuto idea dell'esistenza di questa ipotesi», commenta il primo cittadino Adriano Sgarbanti. «Se si tratta di ciò che temo, sono pronto a salire sulle barricate. Ho impedito che i cavi della fibra ottica fossero aerei, figuriamoci i tralicci al Pian dell'Alpe, sarebbero un massacro».
Vorrebbe tanto sapere se quelle dieci pagine, complete di grafici, elaborazioni, immagini e cartine, abbiano o meno la rilevanza che dicono di avere. Lo studio spiega passo a passo il metodo applicato, i livelli di approssimazione sempre più dettagliati, dall'analisi delle normative alla definizione di una grande area di studio, dove individuare via via i corridoi principali (sulla base dei costi e dei criteri ambientali) e infine un corridoio preferenziale, che tenga conto della morfologia e della presenza umana.
Sono illustrati pure i criteri "Erpa" che classificano le zone di esclusione (come gli aeroporti) repulsione (come i parchi naturali), problematicità (le aree dove gli enti locali presentano un'oggettiva motivazione) e aree di attrazione (a migliore compatibilità paesaggistica). Il risultato è nell'immagine che riportiamo, tratta anch'essa da "L'Energia elettrica" di maggio-giugno 2007.

Luca Prot

 

 

Novant'anni fa la rivoluzione d'ottobre: un'ottantina i profughi ospitati a Luserna S.G.
Quando in Val Pellice arrivarono i russi
Vissero molti decenni a Villa Olanda, fedeli a una Russia che non esisteva più

Boris Krutiev, l'ultimo dei russi di Villa Olanda, si spense pochi giorni prima del Natale 1986, alla bella età di 91 anni. Era un profugo "bianco", uno dei russi fedeli allo Zar che fuggirono allo scoppio della Rivoluzione d'ottobre. Dopo un lungo peregrinare tra Turchia, Grecia, Bulgaria e Jugoslavia, nel secondo dopoguerra fu rinchiuso in un campo profughi di Trieste. Poi - insieme a un'ottantina di connazionali dal vissuto simile - accettò nel 1948 l'offerta di ospitalità in Val Pellice formulata dalla Tavola valdese. Nel vecchio edificio posto sulla collina tra Luserna S. Giovanni e Torre Pellice, Boris Krutiev spese dunque gli ultimi quarant'anni della sua vita.

La comunità dei russi di Villa Olanda fu una presenza discreta, mai invadente. Ricrearono, nel complesso che un tempo fu albergo di lusso, uno spaccato dolcemente anacronistico della Russia che ancora sentivano propria e che non esisteva più. Nel giardino dagli alti pini, soprattutto d'inverno, immaginavano di essere a casa. I ritratti di Nicola II Romanov dominavano ogni stanza dell'edificio. Un pope ortodosso, proveniente dalla Svizzera, officiava i suoi riti in una cappella appositamente costruita.

Krutiev era un pittore e nei suoi quadri le isbe si confondevano con gli scorci della Val Pellice, che girava in lungo e in largo in bicicletta portandosi appresso cavalletto e colori.

«Sono nato a Kharkov, in Ucraina» aveva raccontato a Pier Dana Borga, in un'intervista pubblicata su "L'Eco del Chisone" del 21 febbraio 1980. Dopo aver frequentato con profitto il liceo artistico era partito per il fronte come ufficiale dello Zar, lasciando un amore appena abbozzato per una ballerina del teatro Bolscioj di Mosca. Quando i bolscevichi presero il potere, Boris era fuggito all'estero, perdendo ogni contatto. Il destino che tanto aveva sottratto al pittore e la ballerina si ricordò di loro dopo il 1945, facendoli reincontrare nel campo profughi di Trieste Opicina. Un amore più forte della storia: si sposarono e si trasferirono a Villa Olanda, dove vissero felici.

Boris Vejtko, all'epoca dell'intervista, aveva 84 anni e un'altra vicenda toccante da raccontare: «Sono l'unidicesimo figlio di un medico di corte. Mio padre, non avendo molti soldi per farmi studiare, mi avviò all'Accademia militare. Divenni sottotenente degli Ussari. Con generale Denisov dell'Armata Bianca combattei contro i comunisti. Nel '20, finita la guerra, fui degradato. Quando i ribelli ci strapparono i gradi di dosso capii che era la fine per la Santa Russia».

Anche Vejtko era giunto a Villa Olanda dopo un lungo peregrinare per il mondo: Corea, Manciuria, Hong Kong. Poi un interminabile viaggio via nave fino a Istanbul, infine la Jugoslavia e il campo-profughi di Trieste. In Val Pellice era giunto solo nel 1962: nel piccolo universo russo della villa si occupava del giardino, suonava la balalajka e preparava la vodka con il vecchio sistema dei contadini.

Villa Olanda ospitò diverse celebrità: come il colonnello Vassili Skrotskij, ufficiale di comando degli Ussari, che molti ricordano ancora - in valle - per la sua passione sportiva. Ogni mattina, anche in pieno inverno, usciva a correre e a fare esercizio ginnico per mantenersi in forma. Poco prima di morire, chiese di essere sepolto con addosso la sua vecchia divisa di ufficiale.

Per diversi decenni visse in valle anche Olga Zhigin, grande soprano lirico, che era di casa presso la famiglia reale, avendo impartito lezioni di pianoforte e di canto ai rampolli dei Romanov.

Tra le donne, spiccava la figura della contessa Maria Rakowska, che giunse al traguardo dei 100 anni: «Mio padre era un alto funzionario zarista e fu torturato dai rivoluzionari - raccontò a "L'Eco" -. Per fuggire mi sposai con un giudice della Lettonia. Da questa regione, dove la rivoluzione non era ancora arrivata, si poteva espatriare. Dopo varie peripezie arrivai a Milano. Qui tradussi libri per la Mondadori e impartii lezioni di polacco e russo».

I russi di Villa Olanda sapevano bene che in Patria non sarebbero mai tornati. Ai loro occhi, l'Unione Sovietica era un mostro. Eppure la contessa Rakowska non si adombrò quando seppe la nuova destinazione imposta dai rivoluzionari rossi alla sua villa di Odessa: «L'hanno adibita a orfanotrofio e di questo sono contenta».


Daniele Arghittu

-------------------------------------------------

Un pezzetto di Tav anche in Val Chisone?

I più attenti saranno a conoscenza da tempo dell'interconnessione, e del fatto che è stata pianificata. Anche se nel gran parlare di treni, Alta velocità, tavoli tecnici, il dettaglio ai più potrebbe essere sfuggito.
  Uno studio abbozza il percorso del maxi-elettrodotto Italia-Francia
50 km di cavo da 500 Kv e tralicci da Venaus a Piossasco, attraverso Usseaux, Fenestrelle e Roure.
Chi sapeva che nel tunnel della Tav passerà anche la nuova linea elettrica d'interconnessione Italia-Francia? Si tratta del maxi-elettrodotto da cinquecentomila volt in corrente continua che dalle centrali transalpine deve raggiungere il Piemonte. Quel grande cavo dispensatore di energia elettrica - secondo i progetti di Ltf Sas (Lion Turin Ferroviaire) - sbucherà dalla galleria a Venaus, e da lì dovrà raggiungere per via aerea (leggasi tralicci) la stazione elettrica di Piossasco. Passando anche, ipotizza uno studio firmato Terna Spa (la società delle reti ad alta tensione) per Usseaux, Fenestrelle e Roure.
Adesso anche la Val Chisone ha il suo pezzetto di Tav.

Ci pensa un articolo pubblicato sul periodico "L'Energia elettrica" della Aeit (Federazione italiana di elettrotecnica) a rinfrescarci le idee sul percorso della colonna di tralicci, lunga una cinquantina di chilometri.
Il titolo: "Valutazione ambientale strategica (Vas): il caso studio dell'interconnessione 500 kV c.c. Italia Francia". Le firme, prima della sigla «Terna Spa» sono quattro: Sabrina Viola, Massimo Ceccariglia, Nicoletta Rivabene e Adel Motawi.
Non si tratta ancora di un tracciato vero e proprio, piuttosto di una «individuazione preliminare dei corridoi ambientali» cioè delle porzioni di territorio che presentano i requisiti tecnici, ambientali e territoriali più idonei per ospitare la nuova linea di trasmissione.
Però è chiaro che «i risultati emersi da tale studio - come si legge invece nelle conclusioni - rappresentano un primo passo importante verso l'identificazione del corridoio ambientale in grado di ospitare la futura infrastruttura elettrica».
Gli autori mettono le mani avanti e concludono spiegando che «la Vas rappresenta lo strumento tramite il quale è possibile individuare numerose criticità di carattere ambientale, territoriale, antropico, in una "fase anticipata" ancora pianificatoria e ad elevata flessibilità, senza portare i conflitti nella fase autorizzativa in cui il progetto delineato limita di fatto possibili cambiamenti, rendendo difficoltoso l'inserimento territoriale dell'opera».
Insomma, sono previste «analisi di maggior dettaglio di concerto con le strutture amministrative coinvolte». Lo studio però è pubblicato da maggio e il sindaco di Usseaux, uno dei Comuni interessati nella sua parte di maggior pregio naturalistico (Colle delle Finestre, Pian dell'Alpe, Parco Orsiera) non ne sapeva nulla fino a pochi giorni fa: «Gli enti locali non sono informati. Neanche la Comunità montana. Se qualcuno non mi avesse mostrato la rivista non avrei avuto idea dell'esistenza di questa ipotesi», commenta il primo cittadino Adriano Sgarbanti. «Se si tratta di ciò che temo, sono pronto a salire sulle barricate. Ho impedito che i cavi della fibra ottica fossero aerei, figuriamoci i tralicci al Pian dell'Alpe, sarebbero un massacro».
Vorrebbe tanto sapere se quelle dieci pagine, complete di grafici, elaborazioni, immagini e cartine, abbiano o meno la rilevanza che dicono di avere. Lo studio spiega passo a passo il metodo applicato, i livelli di approssimazione sempre più dettagliati, dall'analisi delle normative alla definizione di una grande area di studio, dove individuare via via i corridoi principali (sulla base dei costi e dei criteri ambientali) e infine un corridoio preferenziale, che tenga conto della morfologia e della presenza umana.
Sono illustrati pure i criteri "Erpa" che classificano le zone di esclusione (come gli aeroporti) repulsione (come i parchi naturali), problematicità (le aree dove gli enti locali presentano un'oggettiva motivazione) e aree di attrazione (a migliore compatibilità paesaggistica). Il risultato è nell'immagine che riportiamo, tratta anch'essa da "L'Energia elettrica" di maggio-giugno 2007.

Luca Prot

Fonti notav.eu | Eco del Chisone

 

 


 

da Riforma 9-11-07

Violenza e sicurezza- Gianna Urizio

OMVP sotto il peso delle rivali

Cantieri - G. Gardiol

 

Manifattura di Perosa: quale destino

Enrico Tron, Femca-Cisl Pinerolo

La settimana scorsa abbiamo scritto della situazione di crisi che sta attraversando l’industria, e soprattutto l’occupazione alle Valli. Delle questioni sul tappeto e delle risposte che faticano ad arrivare. Citavamo il caso più recente in cui erano emerse problematiche, quello dell’Omvp e in proposito si veda l’articolo pubblicato questa settimana in questa stessa pagina. Un’altra delle industrie in valle dove la crisi è in corso è la manifattura di Perosa legata alla Manifattura di Legnano. Alla Manifattura la situazione si trascina da un paio di anni e ora l’ultimo atto sembra essere la lettera che pubblichiamo qui di seguito, in cui il responsabile di settore del Pinerolese del sindacato Cisl, Enrico Tron, si rivolge alla proprietà della Manifattura, la famiglia Roncoroni, per «avere risposte» su quello che sarà il futuro della Manifattura stessa. La lettera è stata inviata martedì della settimana scorsa, al momento non sono giunte ancora risposte... (dr)
Spett. Manifattura di Legnano
Alla cortese attenzione della Dott.ssa Claudia Roncoroni
Dopo la richiesta d’incontro del 10 giugno 2004, allora ero preoccupato dalla situazione produttiva, e dall’aumento delle ore di Cigo, continuai poi con quella del 28 febbraio 2005, in cui la pregavo di chiarire il dissesto finanziario del suo gruppo, contestando la poca trasparenza del bilancio, e la confusione nelle presunte strategie di risanamento, nonché le cause ufficiali che lei additava, per giustificare il dissesto del gruppo, crisi che a me pareva non risolvibile con le strategie che ella ci enunciava per bocca dei suoi manager.
Oggi rieccomi a lei e mi consenta almeno di manifestarle il mio sconcerto per come ella ha gestito la vicenda. In questo momento in modo ufficioso sono venuto a conoscenza che ha licenziato il dott. Casaleggi, e che il dott. Neri è dimissionario, inoltre si vocifera della vendita del gruppo a un non meglio definito signore, dove si disquisisce sul colore della sua pelle, ovvero tra chi la vede ambrata, piuttosto che gialla, anche perché non vorrei, che alla fine saltassero fuori i soliti furbetti.
Ciò detto è imbarazzante il suo silenzio, capisco che ci consideri degli zoticoni di periferia, però le ricordo che la sua collocazione sociale è anche dovuta al sudore della fronte di quelle persone che sono state e sono ancora alle sue dipendenze, e alle quali è dovuto anche il suo rispetto, che può essere manifestato con le informazioni in tempo utile, affinché possano organizzasi la propria esistenza.
Sarebbe sbagliato confondere la pazienza dei lavoratori, con l’impossibilità di farsi delle opinioni, e peggio ancora sarebbe prenderli in giro; temo che quando avranno esaurito la pazienza non faranno sconti a nessuno, me compreso, pertanto la esorto a fare chiarezza, per rispetto dei suoi dipendenti e della comunità locale.
Enrico Tron – Femca-Cisl Pinerolo

 

 


(Del 8/11/2007 Sezione: Interni Pag. 3)la stampa

La giunta Formigoni vara gli sgravi regionali
Quattro milioni di contribuenti lombardi sotto i 15.500 euro




Via l’addizionale Irpef per i redditi più bassi, via i ticket sanitari da 10 euro sulle visite specialistiche, conferma del «no» alla tassa sul metano. La Lombardia vara la manovra 2008 e secondo il governatore Roberto Formigoni è «il più drastico abbattimento dell’imposizione fiscale mai effettuato in Italia da una regione». Nel contempo si scopre però che la Lombardia, la regione degli affari, degli imprenditori, dei professionisti e dell’industria, tanto ricca non è. O forse nasconde di esserlo? Già, perché la manovra del Pirellone eliminerà l’addizionale regionale dell’Irpef a chi presenterà un reddito inferiore ai 15.500 euro. Quattro gatti? «No, si tratta di oltre 4 milioni di persone, i due terzi dei contribuenti», puntualizza l’assessore al Bilancio, Romano Colozzi. Pensionati, precari, giovani alle prese con il primo lavoro, si direbbe. Ma il numero sembra andare oltre le categorie prevedibili. «Il dato è dell’Agenzia delle Entrate - spiega Colozzi - e la regione, non disponendo dei dati dell’anagrafe tributaria, non sa dare una mappatura di questi redditi bassi. Noi operiamo al buio, ecco perché è urgente il federalismo fiscale». Fatto sta che in tutto i nuovi tagli procureranno minori entrate per circa 250 milioni. La Regione controbilancerà «attraverso un incrocio tra una gestione oculata del bilancio - le spese di funzionamento sono limitate all’11% contro il 25-26% di alcune regioni - e il tetto di spesa sancito dal patto di stabilità». E gli investimenti? Se Formigoni ricorda i «10 miliardi raggiunti negli ultimi anni» per il 2008 Colozzi prevede «tra gli 8 e i 900 milioni di euro».

F. SP.


Intervista ai segretari dei sindacati di base - liberazione 7.11.07