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Dal 1986 con la chiusura del giornale del PCI 'Cronache' è finita la variegata 'esperienza nel Pinerolese di gruppi e intellettuali della sinistra e nuova sinistra nel campo dell'informazione locale (particolarmente vivace negli anni Settanta).Ci sono ancora le forze a sinistra per ripensare a forme snelle di informazione che si affianchino, con una voce propria sia pur limitata, all’ECO DEL CHISONE per esprimere valutazioni diverse e notizie non troppo filtrate? Quanti sentono il bisogno di un’informazione che serva a tenere unita nelle sue diversità una area diffusa di persone che ancora si interrogano, si stupiscono , sono curiose? Oggi in Internet è possibile fare molto e con poca spesa.

Nell'attesa di novità, utilizziamo gli strumenti locali esistenti...

link consigliato Una città - mensile di interviste

rassegna stampa della Camera dei Deputati

Rassegna stampa - Valli e Pinerolese     da l'eco del chisone e riforma   - e vari

 

gennaio 2008

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eco del chisone 30.1.08

Nel mirino aziende della pietra
Maxi evasione: 26 aziende indagate a Barge e Bagnolo

BARGE - Un sistema che aveva fatto evadere il fisco per 2.200.000 euro. Oggi tornati nelle casse dello Stato grazie all'"Operazione quarzite", l'indagine portata avanti per circa un anno dal nucleo di Polizia tributaria di Cuneo della Guardia di finanza e dall'Agenzia delle entrate di Saluzzo.

L'operazione ha preso spunto da alcune verifiche fiscali di routine a carico di un'impresa dedita alla commercializzazione del prodotto finito.
Dai primi controlli sarebbero emerse anomalie contabili legate alla gestione del magazzino, che nascondevano però più gravi irregolarità: dagli approfondimenti è infatti emersa la scoperta di un'evasione milionaria.

Attrici dei fatti, 26 aziende che operano nella filiera della pietra. Quasi tutte nella zona del Saluzzese, tra Barge e Bagnolo e coinvolte, a vario titolo, nel giro dell'evasione fiscale.

Una complessa doppia contabilità che però non ha tratto in inganno le Fiamme gialle, guidate dal comandante provinciale col. Enrico Maria Pasquino. Al vertice della piramide, una grande azienda con sede a Barge e cave anche all'estero. E due computer. Semplificando: uno su cui era registrata la contabilità "pubblica", ma falsa; l'altro, invece, che conteneva la contabilità "vera", ma illegale. Questione di conti e di numeri, di entrate e uscite. In sintesi, l'azienda pompava i costi, in modo da abbattere i guadagni e pagare di conseguenza meno tasse. Per fare questo si sarebbe avvalsa di un entourage di altre 25 ditte che - a loro insaputa - avrebbero emesso fatture non corispondenti alle forniture realmente date.
Inoltre sarebbero anche emerse vendite in nero e pagamenti in contanti, insoliti in realtà come queste.
Gli elementi raccolti durante le indagini sono risultati inoppugnabili e le imprese hanno deciso di definire la loro posizione avvalendosi dell'accertamento con adesione.
Nel 2007 l'azienda capofila avrebbe già versato 700mila euro all'Agenzia delle entrate. Il resto dovrebbe essere pagato quest'anno. Le altre aziende coinvolte, invece, dovranno versare allo Stato 900mila euro in tutto.

Una vicenda che però potrebbe ancora riservare altre sorprese.

Preoccupazione per posti di lavoro a rischio

I salari bassi sono una stortura del sistema denunciata anche dal governatore di Bankitalia. Spesso però, a monte c'è il problema ancor più grave di mantenere il posto di lavoro. Anche questa settimana non mancano i motivi di preoccupazione.

A Villar Perosa, si attende di conoscere le sorti della Omvp-Skf. Ci sarebbero degli acquirenti, i tedeschi del gruppo Neumayer-Tekfor. I dirigenti Skf, in un incontro in Regione, non confermano, spiegano però che in caso di mancata vendita il personale verrà ridotto. Intanto alla vicina Sachs cresce il malumore per la cassa integrazione.

A Nichelino gli operai di una piccola azienda artigiana hanno impedito ai creditori di portare via i macchinari. Momenti di tensione, poi uno spiraglio di luce e la promessa del pagamento degli stipendi.

Infine a Moretta si è temuto che lo stabilimento della Buitoni potesse passare dalla Nestlè ad altre mani. Memori del recente epilogo della chiusura della ex-Locatelli sindacati e amministratori si sono mobilitati, poi l'allarme è rientrato.

 

Un perito del giudice dovrà dire se quel rischio è reale
Val Troncea: la Procura ipotizza il pericolo di disastro colposo

PRAGELATO - Pericolo di disastro colposo: è questa l'ipotesi avanzata dal sostituto procuratore Ciro Santoriello sulla scorta delle consulenze prodotte dall'ing. Arturo Cirone e dal geologo Gianfranco Fioraso, per la quale il magistrato ha chiesto l'incidente probatorio. Si attende ora che il Gip Marco Battiglia fissi l'udienza, affidando ad un tecnico la perizia che dovrà dire se quel rischio sia o meno fondato. A quel punto il pm potrà trarre le sue conclusioni.

La vicenda è quella ben nota, e che tanto scalpore ha già sollevato, relativa a presunte irregolarità sulle nuove edificazioni all'imbocco della Val Troncea. Da Plan a Pattemouche, secondo la Procura, sarebbero stati infatti costruiti illegittimamente quasi 400 alloggi, per complessivi 55mila metri cubi. Tra questi pure il lussuoso Pragelato Village Resort, costato oltre 100milioni di euro, di cui cinque coperti da contributo regionale.

Una storia assai complessa per la quale Santoriello in ottobre aveva iscritto al registro degli indagati due tecnici comunali, Federico Rol e Tiziana Rivoiro, e il geologo Mauro Bugnano.

Ai primi due il pm contesta il reato di falso e abuso d'ufficio, perché avrebbero rilasciato concessioni edilizie senza le preventive e necessarie autorizzazioni regionali, mentre a carico del geologo dello studio Polithema (assistito dall'avv. Roberto Piacentino) gli inquirenti ipotizzano il falso in atto pubblico nella classificazione di quella porzione di valle contenuta nella Carta di sintesi della pericolosità geomorfologica firmata dal professionista torinese.

Tutti gli indagati avevano già fin da novembre presentato memorie difensive, chiedendo poi di essere sentiti dal magistrato. L'ultimo interrogatorio si è svolto martedì scorso (22 gennaio) quando al terzo piano del palazzo di giustizia è salito il responsabile dell'Ufficio tecnico del Comune di Pragelato, geom. Federico Rol. «Il mio assistito - precisa l'avv. Luca Paparozzi, legale pure della Rivoiro - ha fornito spiegazioni precise in ordine alle accuse mosse dal pm». Che oltre al rilascio delle concessioni edilizie di Plan e Pattemouche riguardano pure l'abbattimento delle antiche baite di Joussaud (per le quali Rol è indagato per abuso d'ufficio).

In quella sede il tecnico avrebbe insistito sulla regolarità della sua condotta e sulle procedure amministrative da lui seguite per concedere le autorizzazioni necessarie agli interventi oggi nel mirino degli inquirenti.

Lucia Sorbino

 

Da Legambiente e pescatori, appello alla Provincia
Chisone spremuto, «servono regole»
«Troppe captazioni per l'idroelettrico» - Ma il business tira
VAL CHISONE – «Per le centrali idroelettriche ci vorrebbero delle regole». Per chiederle alcuni cittadini hanno incontrato lunedì 28 l’assessore provinciale alle Risorse idriche Dorino Piras. Per Legambiente c'erano la presidente della sezione pinerolese Consolata Grosso e Marco Baltieri, coordinatore del Gruppo ecosistemi fluviali del Piemonte; insieme a loro il presidente dei Pescatori della Val Chisone Renzo Padoin e Licia Levorato, cittadina di Castel del Bosco (Roure). In dote hanno portato un dossier fotografico sul Chisone e sulle centrali che ne sfruttano l'acqua.

Secondo Baltieri la prima preoccupazione «è la scarsa quantità d'acqua, e la sua cattiva qualità da Pragelato in giù, con poca diluizione». Tra le indiziate principali (oltre agli scarichi delle fogne e al collettore di valle ancora incompleto) ci sono proprio le centrali, spesso costruite in modo che l'acqua passi direttamente da un rilascio alla presa successiva.

È un fiume che soffre. «La fauna bentonica è molto impoverita - sostiene Padoin -, i verdolini per esempio erano ottime esche, oggi sono spariti tutti». Per Baltieri «i collettori migliorano la situazione, ma costituiscono anche una presa d'acqua in più». La proposta, allora, è colmare un vuoto normativo con un Piano dei fiumi simile a quello della Provincia di Cuneo: altitudini massime per le captazioni e tratti di torrente sempre liberi tra due impianti. «L’assessore è parso informato e sensibile al tema» aggiunge il pescatore-ambientalista.

L'opposizione al business dell'idroelettrico in valle è nata anni fa con il Comitato per la salvaguardia del Chisone e dei suoi affluenti. Oggi riguarda numerosi territori italiani. Un comitato "No Tube" opera anche in provincia di Piacenza.

Vero "oro blu" del terzo millennio, l'energia idroelettrica giustifica investimenti imponenti e progetti di ammodernamento come quello previsto sull'impianto di Pourrières. Produrla costa meno degli altri tipi di energia e rende molto. Gli imprenditori sono incentivati a non sprecare nemmeno una goccia.

E non mancano i malcostumi "all'italiana". Basta una visita ad alcune opere di presa per vedere assi di legno inchiodate sopra gli sfioratoi per catturare più acqua, paratie che chiudono in parte le scale di risalita per i pesci. Numerose le segnalazioni alle autorità e i verbali.

I Comuni, da parte loro, non hanno potere autorizzativo sulle nuove concessioni. Ma spesso vedono negli accordi con i produttori altrettante possibilità di guadagno. In genere tra l’uno e il cinque per cento della produzione. E in più le entrate dei sovracanoni distribuiti dai Bacini imbriferi e i "rivieraschi". Nella maggior parte dei casi si tratta di una speranza di sopravvivenza per bilanci sempre più risicati. Attualmente sono in corso di autorizzazione da parte degli Uffici provinciali due nuove centrali, tra Roure e Perosa (il suo grande tubo ne sostituirebbe cinque esistenti) e a monte di questa, a Fenestrelle.

Luca Prot

 

Saitta accelera i tempi
Emergenza rifiuti siamo alla svolta

La scorsa settimana il sindaco di Pinerolo, Paolo Covato, con un'intervista al nostro giornale chiedeva risposte rapide sul problema dei rifiuti pinerolesi. Come raramente accade, nel giro di pochi giorni, le risposte sono arrivate. Proviamo a sintetizzare il percorso messo a punto in un incontro "tecnico" avvenuto in Comune a Pinerolo, presieduto dal presidente della Provincia Antonio Saitta: innanzi tutto avvio immediato della raccolta differenziata dei rifiuti con il sistema del "porta a porta", conferma dello studio che localizza a Buriasco il sito della nuova discarica, rimodellamento del sito del "Torrione" per affrontare l'emergenza in estate, aumento delle tariffe per finanziare il tutto. Il presidente Saitta sarà a Pinerolo, lunedì 4 per sostenere davanti all'assemblea del Consorzio la necessità di approvare il percorso delineato dai tecnici.


Intervista al presidente del Consiglio regionale, Gariglio
«Lavoriamo per ridurre i costi della politica»

Stringe i cordoni della borsa il presidente del Consiglio regionale Davide Gariglio (Pd). La riduzione dei costi della politica, obiettivo sul quale tutti concordano, stenta però a decollare. Qualche timido passo, qualche piccolo provvedimento. A Palazzo Lascaris a che punto siamo? Lo chiediamo al presidente Gariglio: «Nel bilancio per il 2008 abbiamo ridotto i costi del Consiglio regionale di quasi otto milioni. Si tratta di un cammino lungo e graduale della cui inevitabilità sono convinto».

Il 22 gennaio è stata data una sforbiciata (maggioranza e opposizione unanimi) ad alcune spese "morte": fine del rimborso per viaggi in treno e aereo per gli ex-consiglieri regionali e compenso dimezzato per il difensore civico regionale Francesco Incandela, che percepiva come ombudsman quanto un consigliere, cioè 9.948. Infine l'abolizione del Crop (Comitato regionale opere pubbliche), i cui membri percepivano lauti gettoni in cambio di pareri ormai obsoleti e sibillini.

In Consiglio regionale vi sono oggi 18 gruppi per 63 consiglieri, una vera "balcanizzazione". Si può porre un freno a questo spappolamento?

«È uno dei maggiori problemi del nostro sistema. Quando si devono conciliare tante visioni la sintesi diventa più difficile. Uno strumento di contrasto a questa frammentazione sarà sicuramente la nuova legge elettorale».

I 63 consiglieri a circa 10.000 euro al mese non sono un po' troppi?

«Siamo nella media delle Regioni italiane. Il numero stabilito dallo Statuto è di 60, ma sono scattate alcune dinamiche compensative per il territorio. Mi sembra che 60 sia un numero congruo per i 4,5 milioni di piemontesi».

È vero che il gruppo del Pd (15 ex-Ds più 9 ex-Dl) percepisce un rimborso spese complessivamente inferiore a quello dei Ds e della Margherita quando erano separati?

«No, hanno un contributo di funzionamento a copertura delle spese di ordinaria gestione. Prima che nascesse il Pd era stato modificato il regolamento che oggi incentiva le aggregazioni maggiori, prima erano addirittura facilitati i mono rappresentati. Era inaccettabile».

A quale corrente del Pd appartiene?

«Alle Primarie di ottobre ho sostenuto la candidatura di Morgando, un candidato espresso dalle realtà territoriali e non un politico imposto da Roma. Sogno però un partito dove basti dire di essere un militante, senza la necessità di sostanziarsi in una corrente».

La nuova legge urbanistica sarà approvata quest'anno? Oppure l'assessore Conti farà rimpiangere il predecessore Franco Maria Botta?

«La legge è tra le priorità del 2008. Stiamo consultando quasi duemila soggetti coinvolti nell'esame del testo della legge elaborata da Conti, un tecnico molto preparato». L'attuale legge urbanistica n. 56 fu approvata nel 1977, quando era assessore il socialista Giovanni Astengo, uno dei padri dell'urbanistica italiana. Conclude Gariglio: «Ora un aggiornamento mi pare opportuno e non più rinviabile».


Ezio Marchisio

 

Ma l'allarme sulle sorti dello stabilimento locale rientra
Buitoni in vendita, Moretta trema
Ceduta solo l'unità produttiva di Sansepolcro - La sindrome Locatelli


MORETTA - La scorsa settimana sulle pagine de "Il Sole 24 ore" è arrivata la notizia che la Nestlé ha deciso di mettere in vendita la Buitoni. Alcuni morettesi hanno sicuramente pensato «di nuovo… Dopo la Locatelli, ora tocca alla Nestlé?». Ormai a Moretta si vive in quella che potremmo definire la sindrome "Locatelli". Così anche i consiglieri comunali si sono subito attivati per capire cosa comportasse questa decisione per Moretta.

Fortunatamente i timori per lo stabilimento morettese sembrano infondati. La Nestlé ha infatti deciso di mettere in vendita solamente lo stabilimento di Sansepolcro, in provincia di Arezzo, che produce pasta secca, fette biscottate e pasta all'uovo. La concorrenza di altre marche in questo campo, prima fra tutte la Barilla, è stata molto forte in questi anni. La multinazionale non è riuscita a sfondare in questo settore e per questo ha pensato a defilarsi. L'intenzione della Nestlé non è però quella di vendere il marchio, ma di cedere lo stabilimento e di permettere al compratore di produrre con il marchio Buitoni. La multinazionale svizzera continuerà a mantenere sia lo stabilimento di Benevento che quello di Moretta sotto il marchio Buitoni.

A Moretta la multinazionale svizzera produce sughi, paste ripiene ed il formaggino Mio. Le vendite di questi prodotti stanno andando bene ed il 2007 si è concluso positivamente per lo stabilimento morettese.

A Sansepolcro lavorano circa 500 persone, 400 fissi e 100 stagionali; facendo il tifo per loro c'è da sperare che la Nestlé non si affidi, per vendere, ai medesimi consulenti della Lactalis, che, per quanto si è visto a Moretta, non sono dei grandi venditori.

Ubertino Battisti

L'esenzione ticket non scade

Nei soli primi 15 giorni dell'anno più di 40.000 cittadini residenti nella nuova grande Azienda sanitaria To3, a cui appartengono anche il Pinerolese così come il distretto di Orbassano e Piossasco, hanno preso d'assalto gli uffici dei distretti per richiedere i moduli per l'esezione dei ticket farmaceutici (due euro per medicinale ritirato in farmacia). In proposito è necessario sottolineare alcuni elementi. Innanzitutto che l'esezione, indipendente dall'età, stabilisce che i nuclei familiari il cui reddito complessivo sia inferiore ai 36.151,98 euro non devono più versare il contributo di due euro per ogni prescrizione farmaceutica. L'esenzione, che riguarda solamente i farmaci di fascia "A", cioè quelli ritenuti essenziali o destinati alla cura di patologie croniche, e non esami o visite specialistiche, non ha una scadenza, per cui se non si ha al momento bisogno di farmaci mutuabili non è necessario precipitarsi agli sportelli per ritirare il relativo modulo dell'autocertificazione, peraltro scaricabile sul sito www.asl10.piemonte.it/news.htm.

 

Giovedì 31 a Pinerolo
Per la festa di don Bosco il Ciofs premia gli allievi

CUMIANA - In occasione della festa di don Bosco, il Ciofs-Fp Piemonte (Centro italiano opere femminili salesiane - Formazione professionale) consegna gli attestati a tutti gli allievi dei corsi per l'anno formativo 2006/2007. L'appuntamento è fissato per giovedì 31, alle 16,30, all'auditorium Baralis di Pinerolo (via Marro 4) alla presenza dell'assessore provinciale all'Istruzione Umberto D'Ottavio. Lunedì 4, alle 17, all'Istituto Alberti di Luserna S. Giovanni saranno invece illustrati i progetti di specializzazione di "Tecnico recupero e restauro centri storici" e "Tecnico dei servizi commerciali", i cui corsi saranno attivati a partire da metà febbraio.

Il Ciofs/Fp è un'associazione senza scopo di lucro presente da quasi 35 anni nelle sue sedi operative di Cumiana e Perosa. L'istituzione si fa promotrice di un modo d'intendere la formazione professionale che ha le sue origini nella seconda metà del XIX secolo, quando don Bosco stipulò il primo contratto di apprendistato in Italia e Maria Mazzarello avviò i laboratori artigianali per le giovani. Nel 2000 il Ciofs/Fp ha ottenuto la Certificazione qualità Uni En Iso 9001 dalla Lloyd's Register Certification applicata alla «progettazione ed erogazione di formazione professionale».

Negli anni passati l'istituto ha avviato diversi progetti di valorizzazione delle risorse umane (corsi per educatore prima infanzia e animatore professionale), di integrazione con scuole medie superiori del Pinerolese e di Torino, di collaborazione con molte aziende e software houses che hanno permesso la realizzazione di stage per gli allievi.


Francesco Faraudo
Chiuso per rischio valanghe il tratto che sale a Ribba
Esodo di fondisti dallo storico anello di Prali
L'assessore Grill: «La pista va riprogettata a regola d'arte»
PRALI - Esodo di fondisti dallo storico anello di Prali, pista che in 40 anni ha dato i natali a decine di azzurri. Un fenomeno che è iniziato quest'anno con la chiusura dell'anello che sale verso Ribba. Da tutti i praticanti, proprio questa variante è considerata «la parte più bella», ma per il sindaco «rimane chiusa, per rischio valanghe». Poco importa (all'Amministrazione comunale, è evidente) che di neve ora ce ne sia solo in pista e tutto attorno siano già prati a vista; e neppure che i turisti si lamentino della «scarsa sicurezza», spinti fuori di Ghigo sulle ripide discese (senza segnaletica e ad una sola corsia) che portano a Villa e poi diventanto tortuose salite, al rientro, verso l'auto parcheggiata in paese.

Molti pralini commentano amareggiati: «Nelle stagioni passate, in cui la seggiovia era ferma, l'anello del fondo è stato l'unica risorsa per il paese. Ora l'Amministrazione comunale lo sta strozzando». E convergono: «Tutte le piste di fondo hanno lo stesso problema: se c'è tanta neve, alcune zone si chiudono temporaneamente. Perché da noi non si può fare?».
Il sindaco Sandra Aglì cerca di dare una risposta: «Siamo partiti in ritardo, forse, con la programmazione di questo impianto che necessita una serie di miglioramenti e determinate misure di sicurezza per la nuova legge in arrivo».
Eccessiva prudenza? Proprio a monte del tratto "a rischio", tutta la montagna è stata imbrigliata dai paravalanghe, costati alla Regione oltre un milione di euro.

Franco Grill, vice-sindaco e assessore ai Lavori pubblici di Prali, non fa mistero: vuole il fondo a Villa. «Scelta impopolare? Pazienza. Voglio riprogettare una pista a regola d'arte. Il vecchio tracciato, disegnato negli Anni '70, non teneva conto di troppe variabili». Come le strade private e comunali attraversate, o un lungo tratto di provinciale su cui il tracciato scorreva verso la borgata di Ribba. E prosegue: «Chiusa la pista alta, accontentiamo anche i proprietari delle case a monte che reclamavano la viabilità».

Altra questione, poi, le servitù di passaggio dovute ai proprietari su cui scorreva l'anello. Grill: «È sempre stato tutto affidato al volontariato. Occorre invece valorizzare la pista che scende verso i locali del centro fondo di Villa e che il Comune lascerebbe usare gratuitamente alla società dei maestri del fondo, attuali gestori della pista con due battipista in comodato d'uso e un contributo comunale annuale».
Per migliorare questo tracciato, sarà necessario anche allargare e livellarne il sedime. Grill: «Vedremo di accedere a qualche finanziamento».
Commercianti, albergatori e i noleggi di Ghigo, a due passi dall'anello chiuso, però non ci stanno. Lo stesso vale per i gestori del campeggio o dell'agriturismo dei Giordani: i clienti qui infilavano gli sci ai piedi ed erano in pista. Ora, tutti dovranno spostarsi in auto e i principianti dovranno arrivare almeno fino a Villa (dove non c'è neppure un bar) per evitare le "rapide" sul ciglio del Germanasca.


Manuela Mié


quarta settimana

sprechi dell'olimpiade- nuova società 15.1.08

Il buco «nero» del lavoro
In diciassette mesi, oltre 200 mila lavoratori emersi
Sara Farolfi

Una media di 400 imprese al mese sospese dall'attività, per un totale di 4.212 sospensioni, negli ultimi diciassette mesi; oltre 200 mila i lavoratori emersi nel settore edile, di cui più della metà stranieri. Sono i risultati dell'attività ispettiva, di contrasto al "nero", resi noti ieri dal ministro del Lavoro, Cesare Damiano, e riferiti al periodo che va da agosto 2006 alla fine di dicembre 2007.
«Risultati clamorosi», li ha definiti Damiano, «frutto del lavoro quotidiano e costante del governo contro il lavoro nero e a difesa della sicurezza dei lavoratori».
Le imprese sospese dall'attività sono state complessivamente 4.212, di cui 3.052 nel settore edile e 1.160 in tutti gli altri settori (la differenza si spiega con la legge 123 approvata nell'agosto scorso che ha esteso a tutti i settori le norme già previste nell'edilizia). I cantieri ispezionati sono stati oltre 37 mila, 33 mila dei quali sono risultati irregolari. Il totale delle sanzioni amministrative ammonta a 54 milioni, 22 milioni quelle penali. Nei settori non edili, la gran parte dei provvedimenti ha riguardato i pubblici esercizi, seguiti poi dal commercio, industria, artigianato, agricoltura e servizi. Anche qui, più della metà dei circa 5 mila lavoratori impiegati, è risultata in nero. In agricoltura sono stati annullati 127 mila rapporti di lavoro perchè fittizi, nel 2006, 11 mila nel 2007.
Nel settore edile, i lavoratori "emersi" alla contabilità Inail sono stati, nei diciassette mesi, 206 mila (114 mila dei quali, di età inferiore ai trent'anni). Di questi, 115 mila sono stranieri, con i romeni (69 mila) in vetta alla classifica dei più sfruttati. I lavoratori occupati (nel settore edile) sono aumentati di 74 mila unità e i contributi versati, di oltre 34 milioni di euro. Infine, dal 2006 al 2007, l'attività ispettiva ha fatto registrare una crescita del 17% nel numero di aziende ispezionate (quelle irregolari sono state il 20% in più), e del 45% del numero di lavoratori irregolari. Il nero continua insomma ad essere un dato strutturale della nostra economia, l'aumento delle ispezioni e i risultati ieri diffusi non fanno che confermarlo.
«Dati positivi», dice Damiano: «Speriamo che questo nostro impegno porti a ridurre anche le morti sul lavoro».

il manifesto

eco del chisone 23.1.08

Perosa, nell'incontro organizzato da Alp prevale la sfiducia
La crisi vista dai lavoratori
Rimproveri per i politici locali: «L'unico dibattito è stato di An»

«Questa settimana in Manifattura c’erano i tecnici della NewCocot, interessata a comprarci. La valutazione è andata avanti diversi giorni e si dice che la settimana prossima ci saranno gli altri acquirenti». Notizia, quest’ultima, non confermata. La prima invece sì, e alle lavoratrici della Legnano lascia intendere che i giochi per la cessione dello stabilimento perosino al gruppo multinazionale sarebbero in corso ma non conclusi.

All’incontro indetto dal sindacato Alp-Cub per un confronto tra i lavoratori delle industrie valligiane, venerdì 18 a Perosa, raccontare indizi e deduzioni era un modo per placare l’incertezza. Le questioni principali: Manifattura di Perosa, Omvp e Sachs Zf di Villar. In tutto un migliaio di lavoratori, "in vendita".

«Alla Sachs stanno riducendo il personale di 30 unità all’anno. Se tagliassero i sessanta della cassa integrazione non farebbero che confermare il ritmo». Pessimismo, quello di un dipendente, dettato anche da alcune constatazioni: «Questa settimana i 60 sono diventati 80, e ci sono stabilimenti come Pomegliano che non ha ritirato i pezzi. Manca lavoro, non potremo ruotare e alla fine perderemo capra e cavoli». Al contrario, «alla Manifattura il lavoro c’è - rilevavano alcune operaie -. Piuttosto ci sono stati passaggi poco chiari dal part-time al tempo pieno. Non illegittimi, ma fatti il 23 e 24 dicembre, mentre non c’eravamo».

Il sindacalista Enrico Lanza ha parlato di un futuro della valle incerto. «Non ci sono più le condizioni del 1984, quando la valle ha ottenuto il passaggio dalla Fiat alla Boge e il mantenimento della postazione industriale. Eravamo in piena spaccatura sindacale, ma si fece una lotta unitaria. Oggi i lavoratori possono almeno cercare di orientare i processi di vendita». Franco Breuza, Rsu dell’Skf, parla di stabilimenti impiantati all’estero e di «fallimento politico e sindacale, ma i lavoratori devono prendere il loro destino in mano».

Lavoro, lotta sindacale, politica. Le prime due c’erano, o almeno ci provavano, anche se le sedie occupate in sala non superavano di molto le 25, compreso un gruppo della Karmak, "l'azienda fantasma". È sulla presenza (nel senso del peso nel confronto con "i padroni") della politica locale che le maestranze mostrano di nutrire più di qualche dubbio.

Assenti, in ogni caso, gli amministratori in carica, proprio nella sede della Comunità montana. Peraltro non erano stati invitati formalmente, come ha precisato Lanza.

Ma che per i lavoratori il silenzio della politica sia diventato assordante - a parte qualche intervento in Regione del Prc Gian Piero Clement - lo si sente ogni tre parole, prima, durante e dopo l’incontro. Tanto che la domanda «se dobbiamo proprio lasciare che sia An a organizzare gli incontri sul lavoro in valle» negli ultimi tempi è lo slogan della delusione, con riferimento ad una recente serata voluta a Perosa da Claudio Bonansea.


Luca Prot

 

 

 

La lettera di un ex-internato di S. Germano Chisone
«Dopo 60 anni concessa una medaglia»


Scrivo in qualità di presidente dell'Associazione degli ex-internati (Anei) di S. Germano Chisone che, dopo 60 anni dalla fondazione, sta per estinguersi.

Eravamo 70 soci e siamo rimasti in tre, tutti sui 90 anni; oramai la nostra salute è molto cagionevole e per questo la nostra bandiera non si vede più alle manifestazioni; penso che presto la consegneremo al nostro Comune sperando che la tenga per ricordo.

Fatta questa premessa, scrivo queste poche righe per esprimere il mio disappunto per quanto segue.

Abbiamo ricevuto in questi giorni il nostro bollettino "Noi del lager", dal quale apprendiamo che con la legge n. 296 del 27/12/06 viene riconosciuto il sacrificio degli ex-internati deportati nei campi di concentramento e viene loro concessa una medaglia d'onore.

Ora mi domando e dico: chi tra i nostri onorevoli ha approvato questa legge, che non solo prende in giro noi pochi rimasti, ma quasi ci offende? Dopo tanti anni ci riconoscono una medaglia!

Cari onorevoli, che dopo 60 anni ci premiate con una medaglia, penso che non immaginiate nemmeno la sofferenza delle migliaia di giovani italiani internati nei campi di lavoro o di concentramento, i quali, per aver detto no al fascismo, hanno subito torture e umiliazioni, hanno patito la fame, e sono morti. Credetemi, la guerra è brutta, ed io ho combattuto per tre anni sui monti, ma la si combatte ad armi pari o quasi. Invece là, sotto 1.000 metri di terra, ad estrarre carbone senza mangiare né bere, uscendo solo la sera, vedendo i tuoi compagni che se ne vanno, morti di fame e di fatica, è terribile e spesso a raccontarlo ci viene il dubbio di non essere creduti.

Che cosa avete fatto, cari onorevoli, per farci risarcire dallo Stato tedesco e dalle ditte per cui abbiamo lavorato? Niente.

Ho voluto scrivere ancora una volta prima di morire per sfogare l'amarezza che tutti noi ancora in vita abbiamo verso chi ci ha governato in questi anni (non importa il colore delle loro bandiere), perché non ha saputo difendere quei ragazzi che nel lontano 1943-45 hanno sofferto, pagando in tanti con la vita, per un'Italia libera.


Silvio Baral

 

Crisi morale e politica
Oggi è peggio che negli Anni Novanta

Nel novembre del 2005 ho iniziato un commento sulla situazione politica citando la critica de "L’Economist" al "bipolarismo all’italiana", responsabile del declino di un Paese che sembrava accontentarsi di essere "il giardino dell’Europa". L’Italia era governata da Berlusconi e la stampa ha considerato quella critica frutto di un pregiudizio anti-italiano. Pochi mesi dopo Prodi ha riconquistato Palazzo Chigi, ma ha dovuto riconoscere che con coalizioni eterogenee si possono vincere le elezioni ma non si governa. Dopo quel voto Prodi ha raggiunto traguardi significativi sui conti pubblici e tuttavia la sua popolarità è declinata. Prima "The New York Time" e poi "The Times" hanno parlato di declino italiano. In realtà anche il Censis, tradizionalmente ottimista sull’Italia, ha parlato di «un Paese in dissoluzione», e nell’opinione pubblica crescono il timore per il futuro e la nostalgia per il passato. Lo scrivono Ricolfi su "La Stampa", Romano sul "Corriere della Sera", Orlando su "Europa". Poi è esplosa la vicenda dei rifiuti della Campania. Non siamo più il giardino d’Europa. Il "governatore" è rimasto a guardare lo sfascio della regione, mentre il "Corriere della sera" scriveva che i rifiuti stanno seppellendo la Seconda Repubblica. Ed Ivo Diamanti ha annotato su "La Repubblica" che un italiano su tre non crede più nella democrazia.

Mentre si è fatta più incerta la prospettiva di crescita economica e c’è chi teme la recessione, il governatore della Banca d’Italia ha gettato l’allarme sulla debolezza dei salari, oltre che sulla competitività delle imprese. Il disagio sociale e le crescenti disuguaglianze hanno reso più aspra la mobilitazione sindacale.

Poi le dimissioni del ministro di Giustizia, indagato per concussione, hanno occupato le prime pagine dei giornali, rivelando che il Governo Prodi è appeso ad un filo. Non dobbiamo meravigliarci se cresce il numero degli italiani che non stima i politici.

Stiamo vivendo una crisi morale e politica più pericolosa per la democrazia di quella che negli Anni ’90 ha portato al declino dei partiti di massa.

Malgrado i ripetuti inviti del Presidente della Repubblica, anche il dibattito sulla riforma elettorale sembra entrato in un tunnel senza uscita. Se non c’è alternativa al referendum promosso da Guzzetta, proprio questo referendum può diventare un salto nel buio. Rutelli è convinto che produrrebbe un sistema elettorale peggiore di quello che vuole cambiare, e che comunque fa crescere il pericolo di elezioni. Veltroni dichiara che il Pd si presenterà "da solo" agli elettori, e sfida Berlusconi a fare altrettanto per dare chiarezza ad una competizione davvero bipolare. Ma proprio questa affermazione divide il centrosinistra.

Come uscirne? Secondo alcuni politologi dopo quarant’anni sarebbe necessario un nuovo ’68. È nostalgia degli anni della contestazione oppure timore per la deriva brigatista? Quella è stata una fase di profondi mutamenti, di forti contrasti politici e di conquiste sociali, ma anche di errori e di amare delusioni.


Guido Bodrato

 

Il sindaco di Pinerolo, Paolo Covato, preoccupato dall'imminente emergenza rifiuti
«Sui rifiuti ci sono responsabilità precise»
«Ho fatto delle proposte, ma è ora che Ato-R e il Consorzio prendano le decisioni»

Se c'è una cosa che angoscia Paolo Covato è quella di passare alla storia come il sindaco il cui mandato ha coinciso con il declino del Pinerolese. Sentire quindi paragonare Pinerolo a Napoli per via dell'emergenza rifiuti è un qualcosa che gli fa ribollire il sangue. «In questo modo si deprime un territorio - ci dice -. Di questo non abbiamo bisogno: sono convinto che il Pinerolese abbia ancora molte risorse, deve solo ritrovare slancio».

Sindaco, non può negare che siamo a un passo dall'emergenza rifiuti o no? «I tecnici ci dicono che l'emergenza scatterà a settembre, certo che sono preoccupato ed è per questo che da chi ha le competenze in materia chiedo risposte certe».

A chi si riferisce? «A Paolo Foietta, presidente dell'Ato-R, l'ente delegato ad individuare il sito della nuova discarica, e al Consorzio per i rifiuti del Pinerolese presieduto da Giuseppino Berti».

Cosa vuole sapere? «Al primo chiedo, perchè ripeto è suo la competenza, se è in grado di garantire la realizzazione di una discarica per il Pinerolese ed entro quando; al Consorzio chiedo in quale modo intende affrontare il problema dello smaltimento rifiuti, quali strategie pensa di adottare sulla raccolta differenziata, in che situazione è la discarica dove da settembre intende smaltire i rifiuti. Entrambi non si possono nascondere dietro le incertezze dei Comuni, tocca a loro a un certo punto decidere, se non lo fanno ha ragione chi dice che sono degli inutili carrozzoni»

Insomma, un richiamo ad assumersi ciascuno le proprie responsabilità. Pensa che ce ne sia bisogno? «Dico solamente che io non intendo surrogare il ruolo di nessuno. Faccio un esempio: se l'Ato ritiene di poter sostenere la scelta di Buriasco lo faccia; dal canto suo, Pinerolo ha deciso di prendersi un avvocato per resistere al ricorso al Tar dell'Amministrazione buriaschese».

Com'è che siamo arrivati a questo punto? «Lo studio dell'Ato è andato bene fino all'ultimo passaggio, poi è mancata la comunicazione, sono stati ingenerati dei sospetti e su questa tema la mancanza di trasparenza innesca processi incontrollabili»

Lei però ha fatto delle proposte alternative ben precise. «Certo, perché di fronte ad un'emergenza annunciata io, come primo cittadino di Pinerolo, in assenza di risposte da parte di chi ne ha la competenza, ho il dovere di ricercare degli strumenti per affrontarla, ma ripeto: se le risposte arrivassero dai soggetti delegati io sarei ben contento. A me sembra invece che ci sia tentazione di rinviare tutto nascondendosi dietro alla mia proposta, a questo gioco non ci sto»

Ma in sostanza la sua proposta qual'è? «Io dico che nel caso l'Ato e il Consorzio non siano in grado di dare delle risposte, si potrebbe pensare a prolungare la vita della discarica del Torrione attraverso un suo rimodellamento e con l'impegno dell'azienda di conferire altrove gli scarti della lavorazione dell'umido. Al tempo stesso, innescando un discorso virtuoso di aumento della raccolta differenziata da una parte e con tempi più lunghi, facendo ripartire la linea del secco dell'impianto Acea con la relizzazione del sistema della "pirolisi"».

Pensa che il sistema degli eco-punti possa permetterci di centrare gli obiettivi di raccolta, ovvero il 50 per cento e in prospettiva il 60 per cento? «Anche su questo chiedo chiarezza. Tutti i Comuni assumano un impegno forte su questo fronte. A mio parere, entro la fine del mese dobbiamo decidere in modo definitivo se vogliomo passare al porta a porta oppure andare avanti con gli ecopunti, assumendoci il rischio di non centrare gli obiettivi».

Il "porta a porta" comporterà un aumento delle tariffe? «Anche su questa tema bisogna essere chiari: i pinerolesi devono sapere che attualmente pagano di gran lunga le tariffe più basse in Piemonte e non solo. Loro pensano già di pagare molto, la realtà ci dice però che il comportamento non virtuoso dei Pinerolese per assurdo in questo momento viene premiato, ma questo non può durare: la spesa individuale per i rifiuti è destinata ad aumentare, noi possiamo solo tentare di contenerla».

Come giudica il comportamento della Provincia in tutta questa partita? «Il prossimo 25 gli amministratori pinerolesi incontreranno Saitta su questi temi, è indispensabile che la Provincia aiuti il Pinerolese a realizzare il proprio ciclo dei rifiuti, che non è in contrasto con i Piani provinciali come qualcuno vorrebbe far credere».

Ai suoi amministrati cosa si sente di dire? Al Torrione è già nato un comitato contro la sua ipotesi… «Che il mio impegno sarà quello di essere più vicini a loro, perché su questi temi occorre migliorare la comunicazione ed avere un confronto diretto con i cittadini, sapere ascoltare, cosa che ho fatto durante il periodo di Natale, quando c'erano i sacchi di spazzattura per le strade. Per il resto so benissimo che tutta questa vicenda non mi farà conquistare simpatie, ma il mio dovere è essere responsabile, altrimenti veramente Napoli è vicina».

Non pensa che tutta questa storia abbia dato ancora una volta l'immagine di un territorio poco solidale, incapace di decidere? «È presto per dirlo, i prossimi giorni saranno decisivi e io confido che questa idea del Pinerolese possa essere smentita».


Alberto Maranetto

 

Intervista al ministro della Solidarietà sociale, on. Paolo Ferrero, sulle questioni affrontate nel suo libro
Immigrazione, bisogna aiutare la foresta a crescere
Corsi di italiano, diritto di cittadinanza, libertà religiosa, rispetto delle identità: queste le chiavi dell'integrazione

Nel libro lei ribadisce più volte che l'immigrazione in Italia è ormai un elemento ordinario e strutturale. Servono leggi che superino il concetto di gestione dell'emergenza. Ma queste, da sole, non basteranno.

«In Italia c'è un tasso di natalità molto basso, pari a 1,2 figli per ogni donna, e una quota di popolazione anziana molto alta. Al Nord si concentrano le industrie che hanno bisogno di manodopera e ogni anno impiegano 200mila persone straniere - lo dicono le statistiche europee -. Ecco che allora, da questo punto di vista, l'immigrazione diventa un nodo strutturale. Di conseguenza stiamo lavorando a una nuova legge sull'immigrazione che regolamenti le modalità di ingresso che favoriscano la regolarizzazione, a differenza di ciò che fino ad ora ha fatto la Legge Bossi-Fini. Un secondo aspetto importante è creare canali di integrazione. Penso ai servizi sanitari, alla scuola, al voto amministrativo dopo cinque anni, a procedure per il rinnovo del permesso di soggiorno più umane e civili. Infine tutto ciò si deve accompagnare a un processo che porti al riconoscimento delle diverse identità culturali. Un aspetto essenziale che si fonda sul rispetto reciproco».

È quello che lei denifisce processo di inclusione.

«Sì, credo che sia un processo di accompagnamento vero e proprio. Non credo che lo Stato si debba mettere a legiferare su elementi che appartengono al costume, penso ad esempio alla questione del velo. Il riferimento deve essere ai valori costituzionali e alla lingua italiana. Del resto cent'anni fa i costumi degli italiani erano diversi, così come lo stile di vita dei cittadini di Trento e di Messina».

Per lei xenofobia e razzismo sono frutto dell'industria della paura, alimentata, da un lato, da un modo sbagliato di fare comunicazione e, dall'altro, da una politica che proprio speculando sui pregiudizi e sul comune senso di precarietà consolida una significativa quota di voti. Come se ne esce?

«Lavorando in tre direzioni. La prima: favorire la regolarità. La seconda: lottando senza sconti la delinquenza. Concentrare l'attività di Polizia verso i criminali, affinché non passi l'ideologia che vede in ogni straniero un potenziale ladro. In terzo luogo lavorando sugli aspetti culturali, combattendo la propaganda politica che adotta meccanismi per cui di fronte alla paura si sceglie un capro espiatorio. È lo stesso meccanismo che colpì gli ebrei nel secolo scorso».

Se il nostro Paese ha strutturalmente bisogno del lavoro degli immigrati allora il processo di inclusione sociale deve esssere un processo che implica reciprocità. Eppure sembra che la nostra società stia andando nella direzione opposta. Gli appelli a un'identità forte sono continui e arrivano da più fronti.

«Le identità non sono fisse, ma si modificano nel tempo. Oggi gli italiani sono diversi da come erano solo trent'anni fa. Ogni persona poi non può riconoscersi ad una sola identità. Io sono maschio, bianco, valdese, comunista… Penso poi ai figli degli immigrati, che si sentono a tutti gli effetti italiani, conoscono la lingua, frequentano le scuole italiane».

È la seconda generazione la vera sfida.

«Sì, spesso è il solo colore della pelle a ricordare un passato diverso. Bisogna lavorare affinché questa nuova generazione di italiani non sia discriminata per il luogo di nascita dei suoi genitori. Pensiamo solo a cosa è accaduto in Francia con la rivolta delle banlieu. Il rischio è quello della guerra civile. (Sono circa un milione gli italiani minorenni, figli di immigrati, che di fatto non hanno la cittadinanza fino al compimento del 18º anno di età, sono circa il 5,6 per cento della popolazione scolastica, che studia Manzoni e Garibaldi. Paradossalmente per la legge sono più italiani dei canadesi di quarta generazione con avi italiani di questi ragazzi, ndr).

Parliamo del Pinerolese. Il saldo demografico 2007 dei Comuni ha registrato un forte incremento dei rumeni, regolarizzati dopo l'ingresso della Romania nella Comunità europea. A Pragelato la comunità è davvero significativa. Ma nella zona di diffusione del giornale esistono anche altre importanti comunità, come quella cinese a Barge ed a Bagnolo P.te, quella indiana a Pancalieri. Queste ultime vivono una dimensione chiusa, quasi nascosta. Come possono i piccoli Comuni progettare processi di integrazione con i magri bilanci che hanno? Anche la scuola non ha strumenti adeguati, mancano i mediatori culturali, i libri…

«Il primo passo è davvero la lingua. A novembre abbiamo avviato un bando per l'attivazione di corsi di lingua italiana. Poi bisogna evitare i ghetti abitativi. Anche a scuola non si deve creare la cultura dell'isolamento. Infine, cosa che costa poco, bisogna creare occasioni di incontro, favorire intrecci concreti tra le persone. Più cresce il dialogo e la conoscenza reciproca, più diminuisce la paura e il pregiudizio. Penso alle aziende che proprio dell'immigrazione hanno tratto e traggono ingenti guadagni. Sarebbe forse ora che i Comuni andassero a bussare alle loro porte per chiedere loro contributi concreti, anche economici, per favorire l'integrazione. Penso a Barge e Bagnolo, ad esempio. Perché i Comuni non chiedono il finanziamento dei corsi di lingua italiana ai proprietari delle cave?».

A Frossasco esiste un Museo dell'emigrazione dedicato ai piemontesi nel mondo. Lo ha già visitato?

«Sì, è una bella idea quel museo, perché ci ricorda che noi abbiamo un passato recente di emigrazione e ci permette di rileggere la realtà attuale con gli occhi degli emigrati. In fondo incontrare l'altro non ti chiede di abdicare alla tua identità e alle tue radici, ti chiede solamente di riconoscere la sua identità, le sue radici».


Paola Molino

 

riforma 25.1.08


 

terza settimana  

eco del chisone 16.1.08

Ufficializzato il passaggio
Pinerolo: la Corcos ora è tutta tedesca

La Corcos è proprietà della tedesca Freudenberg. La notizia è stata data personalmente ai sindacati da Maria Luisa Cosso, ovvero la figura storica che da 48 anni dirigeva l'azienda e che ne deteneva, fino a dicembre 2007, la maggioranza delle azioni.

Finisce un'epoca, ma secondo l'ex-proprietaria le cose non cambieranno. Lei rimarrà alla presidenza del Consiglio di amministrazione della società di controllo e inoltre proseguirà il suo impegno come consulente. Ulteriore garanzia del mantenimento in Italia della produzione di anelli di tenuta la realizzazione, nell'area industriale di Pinerolo, di un nuovissimo stabilimento. La Corcos nel Pinerolese occupa complessivamente più di 800 lavoratori. In un'intervista che pubblichiamo all'interno, Maria Luisa Cosso parla della sua nuova veste e dei progetti futuri in campo sociale: «Stiamo pensando a una Fondazione che avrà sede al castello di Miradolo».

 

 

Il 31 dicembre eravamo 35.143
Più abitanti a Pinerolo solo grazie agli immigrati

Sono 2.037 (il 5,8 per cento) i pinerolesi che vengono da lontano. Se la città cresce (ha toccato i 35.143 abitanti) il merito è quasi esclusivamente loro e, più alla larga, delle 1.689 persone che hanno scelto di risiedere qui. Dipendesse dalle nascite ci troveremmo a mal partito, poiché i 297 fiocchi azzurri e rosa del 2007 (l'anno prima, 308, avevamo fatto meglio) non compenserebbero i decessi (400). Determinante la massiccia regolarizzazione dei romeni, entrati a tutti gli effetti nella Comunità europea: oggi sono 957 contro i 488 ufficialmente presenti l'anno scorso. Più lento ma comunque costante l'afflusso degli extracomunitari (899) che rinvigoriscono una popolazione sempre più vecchia, con ben 244 under 18 (all'interno altri articoli sui movimenti demografici).

 

Preoccupazione tra i dipendenti
Sapav: tutto bene, ma la sede va via?

Nessun dubbio che il servizio di trasporto urbano ed extraurbano fornito dalla Sapav nel Pinerolese possa venire ridimensionato, ma che la sede operativa–dirigenziale di Pinerolo possa smagrire a vantaggio della consorella capofila torinese Sadem è quanto stanno invece percependo i dipendenti che, preoccupati, hanno segnalato la cosa a "L'Eco".

Abbiamo chiesto a Bruno Carraro, dirigente della Sapav, azienda che da un paio d'anni parla inglese perché acquistata assieme alla Sadem dal colosso londinese dei trasporti "Arriva" quanto c'è di vero in queste voci riguardo il pericolo di ridimensionamento della storica sede di corso Torino 396, con tanto di uffici, deposito degli autobus e officina per le riparazione e manutenzione dei mezzi. «Assolutamente nulla – assicura Carraro –, siamo in una fase di crescita, non di ridimensionamento».

Ma il dubbio questa volta rimane; di certo i pullman targati Sapav continueranno a sfrecciare sulla Torino–Sestriere e per l'utenza cambierà poco o nulla, ma è altrettanto vero che un'altra "pinerolosissima" azienda nel suo vertice direzionale potrebbe salutare il nostro territorio per diventare appendice di Torino.

Opinioni favorevoli anche dal sindacato
La Microtecnica verso una cessione serena

Lo avevamo anticipato, riprendendo a inizio novembre una notizia pubblicata da "Il mondo": la Microtecnica, storica azienda di avionica con sedi a Luserna S.G., Torino e Brugherio (Milano) è stata posta in vendita.

Una trattativa - condotta in grande segretezza - che oggi è molto vicina alla conclusione. Sin qui associata alla Hamilton Sudstrand (divisione della United technologies corporation, un fondo pensione statunitense), la Microtecnica avrebbe trovato un acquirente serio e affidabile, disposto a proseguire l'attività.

La società ha vissuto, fino a due o tre anni fa, un momento difficile, dovuto anche ai tagli alla spesa militare. Una robusta "cura" condotta con efficienza dal presidente Alan Bean ne ha mutato il destino e il bilancio, che dalle perdite del recente passato ora propone un utile di oltre 10 milioni di euro.

Nello stabilimento lusernese - che occupa circa 75 addetti - si respira un'atmosfera di cauto ottimismo. Sarebbero giunti segnali positivi, che confermerebbero come l'operazione di risanamento sia stata volta a garantire un futuro ad azienda e lavoratori, anche dopo la cessione.

Riserbo sul nome dell'acquirente, ma sarebbe tramontata l'ipotesi Carlo De Benedetti (attraverso il fondo Management & Capitali).

«La nostra impressione come sindacato è che, vedendo quanto succede altrove, l'operazione sia stata condotta con serietà. Da parte nostra privilegeremo sempre questo modo di fare impresa», commenta Enrico Tron della Cisl di Pinerolo.


Daniele Arghittu

 

Sestriere, dal 6 al 10 febbraio
Piemonte in vetrina e in Coppa del mondo

SESTRIERE - Questa mattina, mercoledì 16 gennaio, lo Sporting club Sestriere presenta a Torino (alle 11 presso l'assessorato al Turismo della Regione, in via Avogadro) la "Settimana in vetrina, Piemonte mondiale", l'evento che accompagnerà, dal 6 al 10 febbraio al Colle, il ritorno della Coppa del mondo di sci alpino femminile.

Vittorio Salusso, il direttore tecnico e direttore sportivo della Sestrieres Spa, anticipa brevemente com'è nata la manifestazione. «L'esigenza è quella di riportare il grande pubblico a vedere le gare di Coppa del mondo, come succede in Austria e in Svizzera, dove il movimento legato allo sci è paragonabile al calcio». Come avveniva anche "da noi", fino a qualche lustro fa, quando c'era Alberto Tomba in gara. Da qui, la programmazione di cinque giorni di festa, sport, musica e luci che coinvolgeranno (in anteprima assoluta) tutto Sestriere. Salusso: «Con il supporto di "Lookout" abbiamo organizzato una serie di intrattenimenti per stimolare i turisti a raggiungerci. Prima, durante e dopo le gare, in vari punti del paese, dal Colle a Borgata, la gente potrà intrattenersi e trascorrere piacevoli giornate in un'atmosfera da grandi eventi».

Non solo sport, dunque, ma divertimento a tutto campo, con il "Villaggio del gusto" a Borgata, i baby parking e i giochi per bambini, la "giostra di ghiaccio" e l'Abargh Ice Rally al Colle, la festa allo "Snowpark" per tutti gli appassionati di snowboard e freestyle, e ancora, nella "tenda dell'accoglienza" a Borgata, la mega polentata e i pasta party nei giorni di gara. Poi musica, concerti, momenti di folklore e un salone delle feste che verrà straordinariamente inaugurato nel palazzetto dello sport del Colle.

A meno di un mese la "macchina" organizzativa è già operativa, mentre sulla pista di gara (la Kandahar della Banchetta), l'attesa ha - quest'anno - qualche nota magica in più, grazie ai successi collezionati dalla "nuova valanga rosa" trainata da Denise Carbon.


m.mié

 

vedi pdf:


 

 seconda settimana

 

eco del chisone 9.1.08

vedi pdf allegato

Le conseguenze grottesche di un certo federalismo fiscale
Non deve pagare l'Ici? Lo dimostri
Se l'edificio non accatastato risulta… una catasta di legna!

Tre elenchi affissi all'albo pretorio di Comuni. Sono emblemi del cosiddetto federalismo fiscale. Indicano le particelle relative a edifici non accatastati, edifici rurali che perdono la ruralità e terreni soggetti al medesimo destino. Un'idea del Governo per aumentare le entrate, riducendo i trasferimenti ai Comuni e "compensandoli" assoggettando ad Ici quegli edifici e terreni.

Ne abbiamo parlato più volte, ma gli sviluppi grotteschi della situazione meritano un aggiornamento. Gli elenchi sono stati stilati - pare - sulla base di ricognizioni aeree. Ora, però, saltano fuori errori e incongruenze. Ad esempio, in un Comune della Val Pellice, quello che pareva un edificio ignoto al catasto era in realtà una… catasta di legna! Alcune particelle, inoltre, possono essere legate a proprietari passati a miglior vita: ci è stato riferito di un possidente nato nel 1882. Sarà lui a pagare l'Ici? No, certo: il suo erede. Ma chi è? Chi si sobbarcherà la sua ricerca?

I casi particolari, insomma, sono tantissimi. E i Comuni sono costretti - loro malgrado - a confrontarsi con cittadini furiosi cui spetta l'onere della prova. Già, perché se c'è un errore, è Pantalone a doverlo dimostrare. Magari pagando un professionista per aiutarlo nell'impresa di non pagare una tassa non dovuta.


Daniele Arghittu

 

Per il Pinerolese
Smat-Acea firmato accordo da 136 milioni

Il 28 dicembre scorso, a Torino, è stato sottoscritto dai rispettivi amministratori delegati, Paolo Romano e Francesco Carcioffo, l'accordo tra Smat Spa e Acea Spa per la gestione del ciclo dell'acqua in Provincia di Torino. Uno storico compromesso la cui portata, soprattutto per il Pinerolese, non è stata ancora del tutto compresa.

L'azienda pinerolese infatti manterrà nei prossimi 17 anni la titolarità del servizio (come gestore salvaguardato), continuando a progettare e realizzare le opere decise dall'Ato torinese sul territorio. Annualmente l'azienda e il Pinerolese riceveranno 8 milioni di euro: 2 milioni (dalla tariffa) per l'espletamento del servizio e 6 milioni per investimenti. In tutto 136 milioni di euro. Inoltre è già stato saldato dalla Smat il debito storico nei confronti dell'Acea di tre milioni di euro.
A.M.

 

Porte, domenica 13, nel pomeriggio, l'inaugurazione
Apre i battenti Biblioteca donna
È la prima in Italia - Intitolata a Lidia Poet


PORTE - Nessuno ci aveva mai pensato in Italia, a raccogliere libri sulle donne. Lo hanno fatto nel paese alle porte della valle, dando vita alla prima biblioteca di genere nazionale.

Si chiama "Biblioteca donna Lidia Poet", al momento conta un migliaio di libri ed è accolta nei locali del municipio di Villa Giuliano.

Ideatrice, il sindaco Laura Zoggia, anche consigliera nella Commissione Pari opportunità della Regione Piemonte. Con lei, all'impresa, hanno collaborato molte donne portesi, tra cui l'assessore Elisa Bessone e la volontaria Elisa Levino.

Un lavoro lungo, partito tanti mesi fa. E le donazioni dei libri, arrivati da ogni parte d'Italia, alcuni anche dal ministero dei Beni culturali.

La stanza contiene «scritti di donne per le donne - li definisce la Zoggia - ma anche per quegli uomini che vogliono capire meglio il pensiero femminile». Pagine che raccontano di donne con spessore e contemporanea leggerezza. Donne nell'arte; Maria, donna e madre; il femminismo; le pari opportunità. Dal romanzo al saggio, insomma.

Per la gestione futura, l'Amministrazione sta pensando di attivare una borsa lavoro a favore di una giovane donna. Anche perché la biblioteca dovrà essere ampliata, aggiornata, si dovranno gestire i prestiti e tutti i volumi verranno messi in rete.

Poi, la scelta del nome: Lidia Poet. La prima donna avvocato d'Italia, proveniente proprio dalla valle, che nel 1883 si vide negata l'iscrizione all'albo degli avvocati. Non bastava la laurea, al tempo: quel cromosoma X era capace di annullare anche il 30 e lode. Dovette attendere fino al 1920 per essere chiamata avvocato. Monito del tempo: discriminazione sessuale e lotta - tutta femminile - per l'affermazione.

E il luogo, Porte. Uno dei primi paesi ad essere guidato da una sindachessa, per ben 10 anni: Edda Gasco. Oggi, di nuovo un sindaco donna, un assessore donna, come donne sono i capigruppo delle due minoranze consigliari e tante presidentesse di associazioni locali.

Una biblioteca che è anche simbolo di sorellanza femminile: libri donati da donne per le donne. Emblematica la storia della rarità, "Sputiamo su Hegel - La donna clitoridea e la donna vaginale e altri scritti", di Carla Lonzi. Baluardo del movimento femminista degli Anni '70, il volume è ormai introvabile, non più in stampa. A Porte è arrivato dall'Università di Genova: l'ha regalato una docente germanista, perché restasse al servizio di tutti.

Domenica 13, ci sarà anche la Rai, alle 16, in municipio, per il taglio del nastro. Alle 17, poi, nella chiesa di S. Michele Arcangelo, concerto del gruppo femminile (non poteva essere altrimenti) friulano "Vocinconsuete". L'ingresso è libero, grazie al contributo della Provincia di Torino.

Martina Bonati

 

 

Riforma 11.01.08

Politiche scolastiche in Piemonte

Una serie disposizioni che si pongono all’avanguardia rispetto alle altre regioni. Contributi alle famigle in base alle fasce di reddito ma discussione ancora aperta sui finanziamenti alle paritarie

Davide Rosso

«Il Piemonte, con l’approvazione avvenuta il 21 dicembre scorso della nuova legge sul diritto allo studio da parte del Consiglio regionale diventa una della prime regioni in Italia in termini di investimenti sulla scuola». A dirlo è la maggioranza di governo in Regione che parla di stanziamenti per le scuole pubbliche pari a 60 milioni (74%) e a 21 per le paritarie (26%). «In totale siamo passati da 43 a 81 milioni di euro rispetto alla giunta Ghigo, più 30 per l’edilizia scolastica. Un risultato non da poco, per una scuola di tutti».
L’erogazione dei contributi alle famiglie avverrà per fasce di reddito: 100% ai richiedenti con indicatore Isee inferiore o uguale a 24.000 euro; 75% con reddito superiore ai 24.000 e fino ai 26.000 euro; 50% alle famiglie con indicatore Isee superiore ai 26.000 fino ai 29.000 euro. Di fatto, hanno calcolato in Regione, gli studenti che potranno beneficiare del sostegno economico per il diritto allo studio saranno oltre 250.000 a fronte dei 95.600 attuali. «Ho proposto la soluzione dell’assegnazione dei contributi per fasce di reddito – ha recentemente sottolineato la presidente regionale Mercedes Bresso – per sbloccare la situazione, senza però intaccare il principio cardine della legge, ovvero l’aiuto a tutto il sistema scolastico piemontese e il sostegno alle famiglie che hanno figli in età scolare. La distribuzione degli assegni è quindi implicitamente rivolta alle famiglie in condizione economica più svantaggiata». Sul tappeto però rimane la questione di quello che un tempo si chiamava «buono scuola» e che ora sia pure in parte modificato rimane nella legge, anche se con l’opposizione di parte della maggioranza.
Ma andiamo con ordine e vediamo quali sono le principali «questioni qualificanti» della legge per la maggioranza. Intanto «la prevenzione e il recupero degli abbandoni e della dispersione scolastica, attraverso specifici stanziamenti e accordi di collaborazione tra gli enti territoriali, le istituzioni scolastiche autonome e le agenzie formative accreditate con il coinvolgimento dei servizi sociali, sanitari, culturali e del lavoro»; poi il sostegno alle iniziative dell’autonomia scolastica, questo per favorire «l’integrazione di allievi stranieri, agevolandone l’accoglienza e l’alfabetizzazione e il perfezionamento delle lingua italiana, facendo ricorso a mediatori linguistici e culturali» e la realizzazione di interventi per particolari categorie di utenze quali carcerati e ospedalizzati, attraverso convenzioni con le case circondariali e protocolli operativi con le Asl e le aziende ospedaliere.
C’è quindi l’aspetto economico della legge che parla anche del finanziamento del «sistema scuola» (mense, trasporti, pre e post-scuola) attraverso contributi ai Comuni e di attenzione al mantenimento delle scuole site in aree territorialmente disagiate (il pensiero va ovviamente ai territori montani) oltre che di sostegno alle famiglie con redditi medio-bassi per garantire il diritto allo studio, attraverso contributi per coprire spese di iscrizione, libri di testo, trasporti, offerta formativa. Sul fronte degli investimenti infine sono previsti anche interventi significativi per l’edilizia scolastica a sostegno degli enti locali.
Rimane in conclusione la questione «del sostegno delle rette nelle scuole paritarie» sul quale Rifondazione comunista per esempio non è proprio d’accordo: un dissenso manifestato peraltro in Consiglio. «Si tratta di un principio che stride con la Costituzione Italiana – dice il capogruppo di Rifondazione Clement – e con una concezione laica dello Stato, dell’istruzione e della società. Il nuovo provvedimento di fatto riconosce il principio introdotto dalla passata amministrazione anche se le proporzioni degli investimenti sono completamente invertite in favore del sistema pubblico. Nel corso della discussione in aula abbiamo anche dovuto “digerire” un accordo tra Partito democratico e minoranza che, attraverso un emendamento sul quale la sinistra ha votato contro, ha alzato il reddito Isee per l’accesso agli assegni allo studio rivolti a chi frequenta le paritarie».
Insomma «la legge sembra essere buona» peccato però… «che alla fine non tutti siano soddisfatti pienamente», e a esserlo pare non è solo Rifondazione.

 


 

 prima settimana

Riforma 04.01.08