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Dal 1986 con la chiusura del giornale del PCI 'Cronache' è finita la variegata 'esperienza nel Pinerolese di gruppi e intellettuali della sinistra e nuova sinistra nel campo dell'informazione locale (particolarmente vivace negli anni Settanta).Ci sono ancora le forze a sinistra per ripensare a forme snelle di informazione che si affianchino, con una voce propria sia pur limitata, all’ECO DEL CHISONE per esprimere valutazioni diverse e notizie non troppo filtrate? Quanti sentono il bisogno di un’informazione che serva a tenere unita nelle sue diversità una area diffusa di persone che ancora si interrogano, si stupiscono , sono curiose? Oggi in Internet è possibile fare molto e con poca spesa.

Nell'attesa di novità, utilizziamo gli strumenti locali esistenti...

link consigliato Una città - mensile di interviste

rassegna stampa della Camera dei Deputati

Rassegna stampa - Valli e Pinerolese     da l'eco del chisone e riforma   - e vari

 

aprile 2008

 

  terza settimana

eco del chisone

La nuova proprietà vuole farne il centro italiano dei filati di qualità
La Manifattura di Perosa avrà un rilancio
Incontro positivo in Regione con i sindacati - Rientreranno i cassaintegrati

Potremmo essere di fronte ad una svolta positiva per quanto riguarda il futuro della Manifattura di Perosa (ex-Legnano). La settimana scorsa la nuova proprietà, la New Cocot, azienda con sede nell'hinterland milanese ha incontrato i sindacati per illustrare le proprie strategie rispetto allo stabilimento di Perosa. Secondo quanto riportato dai rappresentanti sindacali, l'intenzione della New Cocot è quella di fare dell'ex-Manifattura un punto strategico per i filati di qualità italiani. Promessi investimenti ed entro l'anno il rientro dei lavoratori in cassa integrazione. Per dirla con le parole del presidente del sindacato di base, Enrico Lanza: «Se sono rose fioriranno».

 

Luserna S.G., all'Alberti una trentina di adulti da tutto il mondo
Lezioni per stranieri, un successo
La referente Carmelina Maurizio: «Servirebbe un Ctp in valle»

LUSERNA S.G. - Provengono dalla Spagna, dal Brasile, dalla Cina, dal Marocco, dalla Moldavia, dalla Romania e dall'Albania. Hanno tutti più di quindici anni, alcuni sono decisamente adulti e sono soprattutto donne. Studiano italiano, storia contemporanea e locale, geografia ed educazione civica. Sono gli allievi del Corso di italiano per stranieri, avviato ufficialmente il 31 marzo all'Istituto Alberti di Luserna S.G. e in pieno svolgimento. Tra alti e bassi: «Il corso è ancora aperto a nuove iscrizioni e si svolge ogni lunedì e mercoledì dalle 17 alle 20 - annuncia Carmelina Maurizio, referente per gli stranieri dell'Alberti -. Proseguirà fino alla prima settimana di giugno». I 30 posti disponibili, in realtà, sono quasi al completo: «Ma c'è una certa variabilità - precisa la Maurizio -, quando i frequentanti trovano un lavoro spesso smettono di frequentare le lezioni».

A seguire gli stranieri sono alcuni docenti e diverse studentesse dell'istituto scolastico: le ragazze hanno aderito in modo entusiastico al progetto, ottenendo in cambio crediti formativi. Ma le risorse non bastano mai: «Il corso è finanziato dai Comuni di Luserna S.G. (tremila euro), Torre Pellice (500 euro) e Bricherasio (500 euro) - spiega la Maurizio -. Quest'anno possiamo contare anche sul contributo ministeriale di 1.980 euro per il progetto "Scuole aperte", a sostegno di quegli istituti che, come il nostro, restano aperti il pomeriggio per gli stranieri. Purtroppo servirebbero risorse maggiori».

Da tempo, determinata e infaticabile, Carmelina Maurizio si batte per l'istituzione di un Ctp (Centro territoriale per l'educazione permanente degli adulti stranieri) in Val Pellice: «L'esigenza è fortissima - sottolinea -. Con i fondi che abbiamo copriamo a malapena il personale - docente e non - e il materiale didattico». Ma il problema non è solo economico: «Abbiamo un paio di studentesse straniere che vorrebbero sostenere l'esame di terza media. In un Ctp sarebbe possibile, nella nostra situazione, invece, si accede soltanto come privatisti, con tutte le difficoltà burocratiche del caso».

La battaglia continua, senza sosta: «La scuola può garantire a queste persone il passaporto per la cittadinanza - conclude la Maurizio -. In una Valle come la nostra, dove gli stranieri aumentano giorno dopo giorno, non si può più restare a guardare senza fare nulla».


Stefania Ferrero

 

Alle battute finali l'inchiesta sulle cause dell'incidente del 22 marzo
Funivia: la scatola nera non ha più segreti
Consegnata la consulenza tecnica - Nel registro degli indagati due nuovi nomi

SESTRIERE - Sono due i nomi aggiunti al registro degli indagati dal procuratore di Pinerolo Giuseppe Amato per l'incidente alla funivia "Vai e vieni" Pattemouche-Anfiteatro: il direttore d'esercizio della Sestrieres Spa Eraldo De Gioanni e il capo-servizio Emanuele Fanari. Per entrambi si ipotizzano i reati di disastro colposo e per il solo Degioanni anche la rimozione dolosa di misure antinfortunistiche (art. 437).

I due nuovi indagati si aggiungono ai cinque precedenti: il direttore tecnico della Sestrieres Spa, i due vetturini e i due operatori di monte e di valle. La posizione di quest'ultimo sarebbe però in fase di archiviazione in quanto non risulta potesse potesse intervenire sull'impianto.

In questo momento Amato sta attendendo il rapporto definitivo del Commissariato di Bardonecchia, ma a breve è possibile che arrivi a chiudere l'indagine e mettere a fuoco con precisione le responsabilità soggettive.

Intanto la Sestrieres Spa ha nominato Achille Bonini, ingegnere meccanico di Roma esperto in impianti a fune, per leggere le conclusioni depositate martedì 15 dal consulente della Procura. Incaricato il 28 marzo, per interpretare i dati contenuti nella scatola nera Giuseppe Dezzani ha potuto avvalersi del Direttore dell'Ustif Ermanno Magri. Sedici giorni e un centinaio di pagine (30 di relazioni e 70 tra tabelle e allegati tecnici) sono bastati agli inquirenti per svelare i segreti dell'incidente del 22 marzo, che solo per un soffio non si è trasformato in tragedia.

Se ormai da giorni appariva chiara la dinamica, oggi pare che anche le cause siano state individuate. E l'errore umano è ormai l'ipotesi più accreditata.

Uno il concetto chiave: nessuno ha frenato. Ma avrebbero potuto farlo in molti. I due vetturini con due tipi di freno ciascuno: uno che agisce sulla ganascia sopra il carrello e provoca un arresto brusco, l’altro sui motori, con una fermata più dolce e graduale. Il macchinista della stazione a monte aveva invece a disposizione ben sei sistemi frenanti: davanti a sè cinque pulsanti rossi a forma di fungo e a terra un pedale detto in gergo “uomo morto”.

Questo operatore era anche l'unico che poteva regolare la marcia con la guida manuale. Legittima, ma che presuppone di rallentare nei 200 metri finali per consentire alla vettura di entrare nella fossa ad una velocità estremamente bassa, intorno agli 0,3 m/s. In realtà è arrivata a fine corsa senza nemmeno rallentare, a una velocità più prossima agli 8 che ai 7 m/s. Cioè circa cinque volte oltre il limite di 1,5 m/s stabilito dall’Ustif qualora si verifichi uno stop come quello che ha interessato la funivia poco dopo la sua ultima partenza.

E nessuno ha rallentato. Per disattenzione, imperizia o quant'altro. I motivi dovranno essere appurati. In ogni caso se la funivia si fosse schiantata a bassissima velocità, il danno sarebbe stato decisamente inferiore. Probabilmente non si sarebbe spezzata la fune traente di monte, non ci sarebbero stati 17 feriti e la cabina non sarebbe scarrucolata, con il rischio di fermarsi da qualche parte giù per il pendio.

Le leggi della cinetica parlano chiaro: la violenza dell’impatto cresce in modo esponenziale con l’aumentare della velocità.

E qualcuno invece aveva riprogrammato il tachimetro, elevando il limite della velocità massima consentita. Un'operazione (pare per nulla inusuale e non solo su quell'impianto), possibile solo a chi gestiva i codici segreti: uno criptato nella chiavetta Usb in dotazione del direttore di esercizio (da qui la contestazione dell'art. 437 a Degioanni), l'altro costituito da una password che solo la società vicentina Eei (che aveva installato i sistemi tecnologici) avrebbe dovuto possedere. Tra gli obiettivi dell'indagine anche chiarire chi materialmente l'abbia utilizzata quel giorno funesto.

 Luca Prot

Lucia Sorbino


riforma

 

 


 

seconda settimana

eco del chisone

 

Cinque stelle ma non per i lavoratori
Irregolarità al Resort di Pragelato: intervengono sindacati e l'Inps
Emerse situazioni irregolari nei servizi gestiti da cooperative esterne


Cosa c’entrano la rinomata struttura alberghiera a cinque stelle pragelatese, il Resort Village di Pattemouche, e la remota frazione di Indritti di Prali in Val Germanasca? I due poli vengono a contatto in una situazione che il sindacato non esita a definire «sconcertante»: ha come oggetto la gestione da parte di una ditta esterna dei servizi di pulizia nelle camere (casette) del complesso ed il trattamento riservato a personale assoldato dal fornitore del servizio. Si tratta in larga parte di immigrati, principalmente romeni.

La coraggiosa rivendicazione salariale e contrattuale di una lavoratrice romena, esposta sulle pagine del quindicinale italo-romeno "Obiectiv", ha avuto pure seguito in un’azione ispettiva dell’Inps di Pinerolo che avrebbe portato a galla significative irregolarità sul fronte dei versamenti contributivi.

Spiega Fedele Mandarano, responsabile della Cgil di Pinerolo: «L'ex-lavoratrice pensava di essere dipendente di un principale operatore dei servizi di hotellerie d’alto rango. Ha scoperto invece che la cooperativa di cui era socia aveva sede in una remota frazione di Prali. Trecento anime e oltre cento lavoratori-soci, suona strano. Le sue coordinatrici si sono invece rivelate massime dirigenti della cooperativa. Il committente del lavoro ha chiarito che il suo fornitore risultava la milanese Bbr e non la pralina One Klinis. Quest’ultima, da nostri approfondimenti, non risultava più avere neanche recapito postale a Prali».

Risulta che lavoratori con le stesse mansioni e gli stessi referenti siano stati inquadrati da una diversa cooperativa. Le ore lavorate (fino a 12 giornaliere) venivano annotate su un modulo. Al momento della retribuzione la dipendente-socia non ha ricevuto documenti cartacei comprovanti il conteggio ed il modo in cui sono stati stabiliti i pagamenti. Ottocento euro in contanti per 197 ore lavorate. Adesso il legale della ditta ha manifestato la disponibilità ad un’integrazione congrua, secondo quanto realmente spettante.

«Dal lavoro di cura all’edilizia, sappiamo quanto i migranti nel loro complesso siano esposti ad anomalie salariali e d’orario, quando non a situazioni di sfruttamento molto gravi. Senza contare il lavoro nero vero e proprio. Ci sono anche le cosiddette cooperative spurie, “contenitori” in cui vengono fatti girare lavoratori esposti a situazioni che arrivano ad assumere anche i contorni del caporalato. Siamo sconcertati dall’emersione di una situazione del genere in una struttura così rinomata» puntualizza Mandarano.

Fino a dieci persone in un piccolo alloggio di due stanze e riscaldamento spento con temperature rigidissime. È questa, inoltre, la condizione alloggiativa da una stella affrontata da lavoratori esterni ingaggiati per servizi all’interno della struttura di Pragelato (rotazione di personale portato apposta da Milano per coprire i picchi di lavoro richiesti dal committente). Le stelle stavano a guardare.


riforma


 

prima settimana

eco del chisone