CASO MARLANE DI PRAIA A MARE

La nota azienda pratese, meglio nota come MARLANE, nacque a metà degli anni '50 come LANIFICIO DI MARATEA R2(per distinguerla dall'azienda capofila Rl nata a Maratea qualche anno prima per la sola tessitura. La lettera "R" sta per Rivetti.1'eclettico industriale biellese il cui padre era stato investito del titolo comitale di Conte nel 1941 dal Rè Vittorio Emanuele III) per l'integrazione del ciclo produttivo tessile, dalla materia prima al tessuto finito. Al 1'inizio la fabbrica non disponeva di alcun sistema di depurazione e molti ricorderanno quel rigagnolo maleodorante che dopo una breve corsa si riversava in mare. Cessato per Rivetti il momento del tessile, dopo una breve parentesi di gestione IMI, le aziende del "Conte" entrarono nell'orbita Lanerossi ENI e 1'azienda in questione da Lanificio di Maratea cambiò la denominazione in Mariane. Bisogna considerare che circa il 50^ del prodotto era orientato alle forniture militari. comprendendo la lavorazione di ogni genere di fibra: lana, lino ,seta(piccole quantità),fibre sintetiche(spesso in prevalenza) e loro mischie. Con l'arrivo dell'Ente di stato furono installati i primi sistemi peraltro pare sottodimensionati. per il trattamento dei fanghi e per una blanda ossigenazione dei reflui, tanto che il rigagnolo citato sversava ancora in mare le sue acque malsane. Ma la trovata a dir poco geniale dei nuovi venuti fu 1'abbattimento dei muri di separazione tra i reparti di lavorazione, consentendo ai fumi saturi di sostanze chimiche di coloritura di espandersi per i reparti adiacenti a quello di tintoria e non era raro vedere una nuvolaglia aleggiare sull ‘intero reparto tanto che quando ciò si verificava si era usi dire: nebbia in val padana. Si consideri che per tingere il poliestere venivano usati coloranti a base diazotabili ora non più utilizzati da nessuna tintoria a causa dei notevoli inconvenienti prodotti dalla diazotazione. con evidenti inconvenienti per quel che concerne l'inquinamento dell'aria nell'ambiente lavorativo pur operando in apparecchiature chiuse. Nella Marlane. da sempre considerata "azienda madre".! controlli sanitari sono da sempre stati un optional, essendosi limitati al controllo dei riflessi e alla verifica audiometrica. Anche i controlli ispettivi hanno lasciato il tempo che trovano e oseremmo dire a volte concordati con la direzione aziendale. Naturalmente questo è oggi comunemente accettato come modo di produrre e non fa gridare allo scandalo il comportamento imprenditoriale che, per sua natura, considera la vita umana, da cui spreme profitto, una semplice voce di bilancio. Sono pertanto estemporanee le dichiarazioni rese alla stampa locale, in tempi recenti, dal direttore della Mariane, quando afferma che presso la fabbrica esiste una efficiente struttura sanitaria, omettendo la condizione del medico a ciò preposto che pare essere anche un medico dell'INPS. A nulla finora sono valse le tante denuncie alla Magistratura, all'Assessorato alla Sanità regionale, con Interrogazioni presentate alla Camera dei Deputati. Il fatto è che la gente ancora continua a morire con le solite patologie e a nulla valgono le manovre di disinformazione attuate dall'azienda, che insinua nella gente la vana considerazione che la gente muore per malattie neoplastiche anche al di fuori della fabbrica. Passano gli anni e la depurazione attuata non sempre risponde a seri criteri di abbattimento della nocività degli scarichi aziendali. Nel caso di controlli ispettivi non è raro bypassare i prelievi, ovvero prelevando i campioni a sistema fermo o addirittura dal sistema di condizionamento dell'aria e lo stesso attuale Sindaco, all’epoca sindacalista in fabbrica, era a conoscenza di tali manovre. Quando un lavoratore, unico caso verificatosi. riuscì a farsi riconoscere dall'INAIL la malattia professionale e ottenere per questo un vitalizio. vi fu una pronta levata di scudi da parte aziendale(di ventata di proprietà Marzotto dal 1978)temendo lo stabilirsi di un principio, in considerazione del fatto che nel corso degli anni vi è stata una mortalità che avrebbe dovuto perlomeno suscitare qualche allarme nell'Autorità giudiziaria. ripetutamente interessata senza riceverne 1'atteso riscontro. Non si può sottacere ciò che l'azienda praiese ha messo in atto per lo smaltimento dei fanghi di depurazione. spesso distribuiti sul terreno di pertinenza e poi fatti disperdere mediante il rimescolamento dello strato superficiale utilizzando alla bisogna le pale meccaniche. Non trova neppure giustificazione il conferimento dei pericolosi fanghi alla ben nota discarica abusiva di S.Domenica Talao, confermato anche dal fermo di un camion ad opera dei Carabinieri. E sempre a proposito di morti bianche, oggi di grande attualità, è ormai difficile fare la conta di quanti hanno prematuramente detto addio ai propri cari e saranno senz'altro ancora tanti coloro che malauguratamente si troveranno a confrontarsi in avvenire col male che non perdona.Nel corso del 19^6 la tintoria "tops" è stata smantellata e quella "pezze" o non ha lavorato o ha lavorato saltuariamente e pare ghe oggi vogliano riattivarla. Nonostante i prodotti ecologici usati, considerando che nel reparto finissaggio vengono tuttora utilizzati prodotti chimici per il trattamento dei tessuti quali:antipiling, impermeabilizzanti, acidi e candeggianti vari; in tessitura: collanti e antistatici; in filatura: lubrificanti e oli lubrificanti per il filo, antipolvere, ecc. Non si può omettere di considerare che il filato per tessitura adoperato nella Marlane è prevalentemente di provenienza Ceca e non sappiamo che tipi di coloranti vengono adoperati nelle fabbriche di provenienza. Basta poi dare uno sguardo ai dati pubblicati quindicinalmente dal Ministero della Sanità per smentire gli scettici, quanto basterebbe a nostro avviso il concreto interessamento delle ASL a fare luce su ciò che,nonostante la tanto decantata depurazione,la ormai più che chiacchierata Marlane continua a sversare nel prospiciente mare.

 

PRAIA A MARE: TRA ELETTROMAGNETISMO E PRODOTTI CHIMICI CONTINUANO LE MORTI SOSPETTE NEL PAESE.

Ora sono i medici dell’ospedale di Praia a Mare a lanciare l’allarme su diverse morti sospette avvenute nell’ospedale da circa quindici anni ad oggi. Si parla di una ventina di decessi, tutti fra medici ed infermieri, l’ultima avvenuta qualche giorno fa, dovute a patologie legate a malattie tumorali. Ma non basta, sono state anche riscontrate , negli anni ,tra medici e personale, malattie tumorali fortunatamente fermate in tempo, ma tutte riconducibili allo stesso ambito lavorativo e cioè all’ospedale stesso.

E’ Marcello D’Amico , medico ed ex consigliere provinciale , che adesso lancia l’allarme su queste morti sospette chiedendo all’ASL ed al sindaco di Praia di avviare un indagine che possa tranquillizzare tutti, sciogliendo sospetti e preoccupazioni sullo stato di salute di tutti coloro che vivono nell’ospedale o nei pressi di questi. E proprio sulle emissioni elettromagnetiche di una vicina centralina elettrica che si addensano i sospetti di quanti lavorano e vivono nell’area. Ma molti addirittura fanno ipotesi ancora peggiori, e cioè di sostanze chimiche e di amianto usati proprio nella costruzione dell’ospedale stesso. Indagini che comunque con le tecnologie a disposizione oggi non ci vorrebbero molto ad espletare ed a fugare tutti i dubbi.

Ma i problemi di controllo sulle cause dell’inquinamento tumorale non si fermano solo nell’ospedale.

E’ quello che da anni chiedono gli operai della Marlane anch’essa nel territorio di Praia a mare e in linea d’aria ad un paio di chilometri di distanza, ma con problematiche diverse. Nella Marlane sono state usate sostanze cancerogene fino a qualche anno fa , che sembra siano state nuovamente rientrodotte nei nuovi processi lavorativi, mettendo evidentementi in pericolo la salute dei nuovi assunti. Tali sostanze di colorazione delle lane, hanno fino ad ora causato la morte di oltre 87 operai. Morti non riconosciute sia dalla fabbrica stessa, che dalle Asl, come morti legate all’ambito lavorativo, e che fino ad oggi sono rimaste nell’ombra, anche grazie all silenzio di tutte le forze politiche praiesi, disponibili ad occuparsi di cimiteri ed altro ma non della Marlane. La vicenda del Petrolchimico di Brindisi, dove un magistrato coraggioso ha denunciato per omicidio colposo i dirigenti della fabbrica, ha nuovamente messo l’indice, su una vecchia piaga che è quella delle morti sul lavoro e sui mancati controlli nell’ambiente di lavoro. La procura della repubblica di paola presso la quale giacciono diversi ricorsi fatti dai lavoratori stessi della Marlane, stenta ad aprire un inchiesta sulla fabbrica, nonostante anche diverse interrogazioni parlamentari fatte negli anni precedenti, abbiano specificato con nome e cognome i responsabili di questa tragica vicenda.

Ora su Praia cade anche quest’altra scure. Si muore nell’ospedale, luogo di cura e di degenza, luogo dove si va per guarire, che invece si trasforma per chi ci lavora in luogo di morte.

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Vi segnalo la situazione esistente nello stabilimento della Marlane di Praia a Mare (cs) del gruppo Marzotto. Negli ultimi quindici anni sono morte per l'uso di coloranti usati per la coloritura delle lane circa 90 operai. L'ultima è deceduta nel mese di luglio nell'ospedale di maratea. Tutti sono morti per diverse patologie di cancro. I sindacati non fanno nulla perchè compromessi con la politica. Gli unici che si sono mossi sono i sindacati dello slai cobas e l'unica parlamentare che ha fatto una interrogazione parlamentare è stata l'on Malavenda. Al momento un gruppo di circa venti operai ha commissionato all'avv. Conte di Scalea la possiiblità di poter denunciare il gruppo Marzotto per omicidio colposo così come successo al petrolchimico di Brindisi.