Praga sola e a sinistra
Affermazione elettorale della sinistra, i socialdemocratici (Cssd) oltre il 30%, i comunisti del Kscm terza forza del paese e decisivi. Crolla la destra, l'Ods di Vaclav Klaus perde il 4% e il 5% la "Coalizione". Possibile monocolore socialdemocratico
GIORGIO CADORINI- il manifesto 16/06
PRAGA
Due sorprese, una controcorrente rispetto all'Europa tutta, l'altra una conferma della scarsa quanto diffusa credibilità delle istituzioni: avanza tutta la sinistra e crescono le astensioni. In quella che fu l'unica democrazia dell'Europa centrale negli anni 30, e che vanta l'ansia delle scelte democratiche della "Rivoluzione di velluto" dell'89, la partecipazione al voto è ulteriormente calata al 58% rispetto al 74% del 1998. Una astensione non nuova: nel 2000 alle elezioni per il senato in carica, la partecipazione è arrivata, al secondo turno, addirittura al 78%. I risultati dopo lo spoglio del 95% dei seggi vedono confermare il primo posto dei socialdemocratici della Cssd, che con il 30,5% dei voti perde sì l'1,8%, ma raggiunge un risultato inaspettato dalla leadership del partito e migliore rispetto a quello previsto ancora una settimana dagli ultimi sondaggi. Il miglioramento va forse attribuito ai toni estremamente tesi della campagna dei consevatori del Partito civico democratico (Ods) di Vaclav Klaus negli ultimi giorni. Da una parte i ripetuti appelli a compattare le fila della nazione ha spaventato coloro che tengono all'ingresso nell'Unione Europea (ricordiamoci che nel paese nessuno abita a più di 200 km dai confini di Schengen e che uno dei principali fattori che incrinarono il regime del socialismo reale fu proprio la difficoltà di viaggiare ed avere contatti con l'estero, e ora l'Occidente rischia di riproporre le stesse limitazioni spacciandole per avanzamento democratico).

Dall'altra l'autoproclamazione di Klaus a "barriera contro il socialismo", dopo che per 4 anni è stato proprio lui a permettere alla Cssd di governare, a molti è sembrata davvero una presa in giro insopportabile. Ad ogni buon conto l'Ods cala al 24% (meno 4% sul 1998). Anche la "Coalice", la Coalizione cristianosociali+liberali al 14% (meno 5,5%) cala e conferma i sondaggi. Mentre crescono i comunisti della Kscm al 19% (+8% sul 1998) e per la seconda volta consecutiva bruciano le migliori previsioni registrate prima delle elezioni. Il successo della Kscm (l'unica a guadagnare) raggiunge dimensioni tali, da non poter essere ormai spiegata semplicemente con lo stereotipo dei "pensionati nostalgici". Evidente che nonostante il suo passato, da cui non ha preso le distanze, è l'unica forza a parlare convincentemente dei problemi nuovi di ampie fasce della popolazione, inclusi i giovani disoccupati delle regioni vittime della deindustrializzazione. Forse vale la pena di ricordare che nelle altre forze non mancano i candidati che prima dell'89 avevano la tessera comunista, e che anche i cristiano sociali della Kdu-Csl per tutto il periodo del socialismo reale fecero parte del sistema di potere. Gli elettori non se ne sono dimenticati del tutto. Per spiegare il calo della Coalizione c'è l'imbarazzo della scelta. C'è l'atteggiamento della Chiesa cattolica - principale ispiratrice della "Coalice" - che in tutti questi anni continua a rivendicare la proprietà di boschi e campi per un'estensione pari al 7% del territorio nazionale, in un paese prevalentemente ateo. Ci sono le liti incessanti tra le diverse componenti su questioni di non poco conto (abolire la gratutità dell'istruzione pubblica, i diritti degli omosessuali, la politica fiscale). Conta anche il passato dei liberali dell'Unione delle libertà (Us), che cercano di nascondere dietro una foglia di fico la partecipazione al disastroso governo iperliberista (privatizzazioni e scandali finanziari) di Vaclav Klaus, crollato nel 1997 dopo appena un anno di attività. In politica estera poi, la Kdu-Csl ha pagato il servilismo della Chiesa cattolica ceca nei confronti degli interessi degli esuli dei Sudeti e l'Us la sua fedeltà alla Nato: qui la guerra "umanitaria" contro l'ex Jugoslavia non ha mai avuto alcun consenso.

A questo punto è praticamente sicuro che il nuovo capo del governo sarà Vladimir Spidla, il segretario della Cssd. L'unico scenario che garantirebbe la stabilità al paese sarebbe un governo della Cssd con la Coalizione che avrebbe due priorità: l'ingresso nell'UE e l'attuazione di una politica sociale basata sui punti in comune tra i programmi della socialdemocrazia e della Kdu-Csl. Sembra però che non ci siano i numeri, in quanto si tratterebbe di una maggioranza risicata. I numeri sembrano dare ragione ai diversi esponenti della Kscm che hanno dichiarato che più forti saranno i comunisti, più a sinistra dovrà stare la Cssd. Sembra reale a questo punto l'ipotesi di un governo monocolore socialdemocratico basato su un patto di tolleranza da parte della Coalizione (analogo a quello stretto nella precedente legislatura con l'Ods). Stavolta però comunisti si rivelerebbero decisivi per fare approvare importanti proposte di legge del governo, e potrebbero così ottenere una certa legittimazione, uscendo dall'emarginazione politica in cui si trovano ora. Davvero il post-89 è cominciato, con dolori per il filoccidentale presidente Vaclav Havel che uscirà di scena nei primi mesi del 2003 e che "democraticamente" non ha mai pensato di convocare dopo ogni tornata elettorale i comunisti nonostante i risultati elettorali. Non c'è che dire: mentre tutta l'Europa va a destra, Praga è ancora una volta "sola" (parafrasando il famoso titolo dell'editoriale della rivista Il Manifesto che - denunciando la solitudine della Cecoslovacchia ad un anno dall'invasione del `68 - nel settembre del 1969 provocò la radiazione del gruppo dal Pci).