Tnt, Dhl, Sda e Bartolini ecco gli sfruttatori postali
Con il sistema delle cooperative in appalto, i magazzinieri e gli autisti arrivano a fare anche 14 ore di seguito. E agli immigrati viene sottratto il permesso
Antonio Sciotto - il manifesto 30.1.08

Camionisti costretti a lavorare fino a 13-14 ore di seguito, magazzinieri sottopagati e senza contributi, «padroncini» dei furgoni inquadrati come lavoratori autonomi ma comandati come dipendenti. E' il mondo dei corrieri della distribuzione postale, il lavoro nascosto dietro marchi come Tnt, Dhl, Sda, Ups e Bartolini, coperti dal comodo paravento delle cooperative in appalto. Un panorama variegato, che raccoglie almeno 700 mila lavoratori, stando ai dati noti. Perché il nero è molto sviluppato nel settore, e coinvolge moltissimi immigrati, a cui spesso i caporali delle coop sottraggono il permesso di soggiorno, obbligandoli a vivere giorno e notte (pasti e letto compreso) nei camion.
Il quadro emerge dalla denuncia della Filt Cgil, che segnala come questi stessi sistemi vadano oltre il mondo dei corrieri postali, e si estendono spesso ai big della grande distribuzione, da Carrefour a Auchan, da Gs a Eurospin, fino alla Conad e ai tanti hard discount: anche questi gruppi hanno esternalizzato logistica e consegna merci, come la gestione dei magazzini, e si affidano alle cooperative. Da qui, le stesse storie di sfruttamento, con casi di coop che evadono il fisco o - addirittura - sono un paravento per affari illeciti e riciclaggio. E' ovvio che non si possono trasferire gli illeciti penali dalle cooperative ai committenti, ma la responsabilità dello sfruttamento del lavoro ha invece una tracciabilità più chiara.
«Negli ultimi 15-20 anni c'è stata una progressiva deresponsabilizzazione dei committenti, grazie al massiccio ricorso agli appalti - spiega Michele Azzola, segretario nazionale Filt Cgil - Basta un dato per tutti: Dhl in Italia e in Inghilterra ha grosso modo lo stesso giro di affari, ma da noi conta 3500 dipendenti, in Inghilterra 36 mila». Grazie alle cooperative si è trovato nel Belpaese il mezzo più rapido per risparmiare: le offerte al massimo ribasso e un dumping infinito, tutto scaricato sui lavoratori. E dire che molti di questi gruppi sono pubblici: Dhl è delle Poste tedesche, Tnt di quelle olandesi, Sda di Poste italiane. Private, sono invece Ups (multinazionale Usa) e Bartolini (di una famiglia italiana). «Ma non c'è uno più cattivo o più buono: il ribasso negli appalti li accomuna tutti - continua Azzola - Le due italiane, in particolare, trattano un po' meglio i dipendenti diretti, ma rispetto alle cooperative, fino eventualmente a quelle spurie o illecite, hanno meno attenzione, e dunque i lavoratori sono messi peggio».
A spiegare come funzionano i ribassi è Rocco Lamparelli, segretario Filt Lazio: «Se consideriamo i soli oneri del lavoro, il costo di un'ora è sui 14-15 euro, per arrivare a 18-21 se aggiungi furgoni, benzina, telefoni. Ebbene, la committenza offre appalti sugli 11 euro, ho sott'occhio un caso di 10,28 euro: è chiaro che se paghi la metà, qualcuno deve rimetterci. E ovviamente sono gli autisti e i magazzinieri». Le tariffe sono stabilite dalle Direzioni provinciali del lavoro, dunque se ci fossero più ispezioni le offerte anomale potrebbero essere sanzionate.
I «risparmi» le cooperative li fanno in vari modi: alcune evadono l'Iva, altre non versano i contributi ai lavoratori, altre ancora si rifanno con il lavoro nero. In generale, comunque, sono tutte chiamate ad applicare il contratto nazionale, anche se di recente l'associazione delle cooperative Unci ha firmato con il solo sindacato Confsal un contratto che abbassa la retribuzione del 30%. Un'anomalia risolta dal decreto «milleproroghe» di dicembre, che ha imposto i contratti siglati da sindacati più rappresentativi, che però rischia di decadere se non verrà tradotto in legge (e con la crisi di governo il rischio è forte). Un altro intervento recente, è una modifica alla legge 30 che ha introdotto la responsabilità in solido per i committenti rispetto agli ultimi due anni di contribuzione. Ancora, con la legge 123 dell'agosto 2007, il ministro del Lavoro Damiano ha introdotto il concetto di «congruità economica dei committenti sul costo del lavoro»: ma sono tutte regole che rischiano di restare sulla carta. Sarebbe utile poi se si estendesse al settore quanto vale per le pulizie: quando cambia l'appalto conservi il posto.
I salari sono bassi rispetto alle ore effettive svolte: vanno dai 2 mila euro che riesce a fare un autista sulle lunghe tratte, ai 1000-1200 per chi guida i furgoncini in città o lavora in magazzino. Ma moltissimi, soprattutto se in nero, stanno sui 700-800 mensili per intere giornate di lavoro. Un camionista sulle lunghe tratte ci racconta di fare in genere dalle 19,30 alle 7,30 del mattino, senza pause: «Nei grandi depositi delle logistiche ci cambiano di posto anche 3-4 volte a notte, così è impossibile riposare». Ecco perché si moltiplicano gli infortuni sulle autostrade, anche se poi vengono derubricati a semplici «incidenti stradali», mentre sono vere e proprie morti sul lavoro.

 

Licenziati dalla coop delle consegne
Il caso della FastCoop di Padova, che mette sulla strada settanta lavoratori per la fine dell'appalto con la Tnt. Gli operai non ci stanno e bloccano a oltranza i magazzini
o. c.
Padova

Sono arrivati al lavoro come al solito, venerdì pomeriggio. Ma hanno trovato il magazzino totalmente vuoto e chiuso. Più di 70 lavoratori della Fast Coop (consorzio Gesconet) sono a casa da due giorni e da due giorni presidiano i cancelli del vecchio magazzino. Quando hanno chiesto spiegazioni ai responsabili della cooperativa, si sono visti consegnare una lettera che dichiarava la fine dell'appalto da parte di Fast Coop Gesconet con Tnt a partire dal 28 gennaio.
E' chiaro che si tratta di una pesante rappresaglia nei confronti di quei lavoratori che dalla scorsa estate si erano autorganizzati e con l'aiuto dell'Adl (associazione difesa lavoratori, federata Cobas) avevano intrapreso una lotta che ha portato a importanti vittorie. Ma non appena se ne è presentata l'opportunità, i padroni hanno reagito e nel modo più pesante. Da ieri mattina il lavoro degli impiegati del magazzino è bloccato dai picchetti. Tra le varie azioni concordate in assemblea c'è stato anche un presidio davanti alla prefettura. «Da anni - dice Gianni Boetto dell'Adl - Gesconet attraverso le innumerevoli cooperative che si sono succedute a Limena, ha aggirato le norme più elementari in materia di retribuzioni, contribuzioni e fisco, lucrando cifre enormi sulla pelle dei lavoratori».
E' da poco meno di un anno che i soci-lavoratori Fast Coop si sono rivolti all'Adl per chiedere il riconoscimento degli scatti di anzianità, una busta paga regolare dove vengono retribuite le ore effettivamente lavorate, una piccola integrazione da parte dell'azienda per la malattia, il pagamento del lavoro straordinario, l'erogazione di un buono pasto, uno spazio dove poter effettuare le pause e la conquista del rispetto da parte dei responsabili della cooperativa.
Ieri mattina un nuovo presidio, ma ancora nessuna risposta da parte dell'azienda. Intanto i Verdi in consiglio provinciale hanno presentato una interrogazione. Paolo De Marchi chiede alla giunta di «intervenire autorevolmente, di concerto con il prefetto, presso la direzione Tnt per il mantenimento della continuità lavorativa dei dipendenti Fast Coop, rendendo nulli i licenziamenti e garantendo quei diritti da essi conquistati». De Marchi sottolinea che per quanto riguarda la Fast Coop «siamo di fronte anche all'universo "particolare" della condizione dei lavoratori delle cooperative e delle scatole cinesi degli appalti e dei subappalti. Un "mondo a parte", con regole e diritti paradossalmente inferiori agli altri comparti: paradossalmente perché parliamo di forme di impresa che dovrebbero ispirarsi alla "cooperazione", e che invece sono fra i luoghi dove più difficile è il riconoscimento dei diritti e la legittimità di un'organizzazione sindacale».
L'accordo con la Fast Coop era stato siglato il 12 ottobre scorso. Ma già il 15 novembre, data di consegna delle busta paga, lo scatto di anzianità concordato (pari a 200 euro) non era stato inserito tra le voci retribuite. Sempre in base all'accordo stipulato, l'intera somma degli arretrati maturati per scatti di anzianità non pagati avrebbe dovuto essere pagata in quattro rate a partire da questo mese. Anche in quell'occasione i lavoratori erano scesi in sciopero: era evidente che riuscire ad ottenere dall'azienda quanto pattuito sarebbe stato molto difficile.