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DAI POZZI POLACCHI ALLA VAL GERMANASCA

Pawel Gajewski - tratto da "Riforma" del 26/04/02

Da quattordici mesi la societÓ "Luzenac Val Chisone", che gestisce le miniere di talco a Fontane e a Rodoretto, si avvale della collaborazione dei minatori polacchi. Sono undici gli operai che lavorano attualmente nelle miniere dell’alta valle: Ryszard Kijas, Bog˛slaw Koziel, Grzegorz Kubalda, Bronislaw Kwiatecki, Kazimierz Laciak, Zenon Radziej, J˛zef Sinda, Wieslaw Slazak, Andrzej Urbanski, Zbigniew Wezgowiec e Jan Wilkanowski . Hanno in media quarant’anni, tutti sposati e con famiglie; la maggior parte di loro si trova in Italia da un anno, ci sono per˛ anche i veterani; hanno lavorato nelle miniere della Sardegna e nelle gallerie valdostane. Abbiamo incontrato alcuni di loro nello stabilimento di Fontane.

Quale tipo di percorso professionale avete compiuto in Polonia?

"Proveniamo dalle miniere di carbonio – risponde J˛zef – vent’anni fa era relativamente facile entrare in miniera; dopo la licenza media, una scuola d’avviamento professionale per due anni e poi via, all’etÓ di diciassette, diciotto anni eravamo giÓ a scavare nel sottosuolo, qualche volta alla profonditÓ di 1.000 metri. Negli Anni Novanta – aggiunge Ryszard – ci siamo trovati tutti in mobilitÓ, la riduzione del personale Ŕ stata notevole e l’amministrazione delle miniere ha preferito i pi¨ giovani, quelli appena assunti".

Sono stati dunque i vostri datori di lavoro in Polonia a proporvi un impiego in Italia?

"Sý. L’iniziativa Ŕ partita da loro – risponde J˛zef – ma una volta arrivati in Italia abbiamo preferito l’assunzione diretta dal datore di lavoro italiano con un contratto annuale".

– Il lavoro in questa miniera Ŕ molto diverso da quello che facevate in Polonia?

"╚ diversa la struttura della miniera stessa – afferma Zbigniew – le miniere in Polonia vanno in profonditÓ, qui invece scaviamo dentro la montagna e non c’Ŕ bisogno di ascensori, arriviamo alla postazione nella galleria comodamente in automobile. La meccanizzazione del lavoro Ŕ pi¨ avanzata, tuttavia il piccone e la pala servono ancora".

Tornate spesso in Polonia?

"Non Ŕ facile sopportare la distanza – risponde Wiesaw – mediamente ogni tre mesi torniamo a casa, soprattutto per le grandi festivitÓ. Abbiamo inoltre diritto a un mese di ferie che la maggior parte di noi trascorre in Polonia o, in ogni caso, con la propria famiglia".

Come si presenta il vostro inserimento nella realtÓ lavorativa, ma anche quella sociale della valle?

"All’inizio c’era un po’ di reciproca distanza, forse il fatto che non conoscevamo bene la lingua – afferma J˛zef – qualcuno forse vedeva in noi una concorrenza per il locale mercato di lavoro. Adesso le distanze sono scomparse. Cerchiamo di vivere pi¨ possibile all’interno del nostro gruppo, anche per sentirci meno lontani da casa, tuttavia i contatti con la popolazione della valle sono frequenti e cordiali.