Plastic Components-Melfi ex Ergom

vedi: la rabbia di Melfi Alla ex Ergom lavorano oltre circa 700 operai fissi e fino a luglio scorso anche 110 circa operai precari, assunti direttamente dall’azienda.

mer, 17 giu @ 08:07
CRONACHE DA MELFI: L’ACCORDO FANTASMA
Pubblicato in:: Numero 572-09
Siamo arrivati al 16 Giugno 2009 e gli operai interinali della Plastic Components,
ex Ergom di Melfi che hanno con la loro lotta bloccato l’intera produzione nell’area
di S. Nicola di Melfi e della Fiat, nonostante il “favoloso” accordo del sindacato
non hanno ancora ripreso a lavorare.
Gli operai interinali avevano iniziato a lottare insieme agli operai con contratto a
tempo indeterminato per rivendicare l’assunzione con l’azienda e non più con
l’agenzia.
Gli operai interinali dopo una settimana di blocco, erano stati convinti a rimuovere
il presidio perché gli era stato detto che c’era un accordo che garantiva loro il
lavoro fino alla fine di luglio 2009. Un accordo fra sindacato, lavoratori e aziende
che era in realtà inesistente. 
Era stata solo raggiunta una dichiarazione di intenti fra il sindacato e le
istituzioni regionali pressate dalla Fiat per far riprendere la produzione.
Tant’è che, senza la firma o “il beneplacito” dell’ azienda che doveva garantire il
prosieguo del lavoro, gli operai interinali della ex Ergom che hanno scioperato e
messo in ginocchio la Fiat sono ancora fuori ad aspettare. 
E nonostante quello che si poteva immaginare che succedesse (considerata
l’intransigenza dei padroni anche quando si è in presenza di accordi scritti), nelle
assemblee di fabbrica, fatte escludendo gli operai interinali, gli operai a tempo
indeterminato della ex Ergom sono stati convinti dal sindacato a votare a favore di
un fantomatico accordo, che in realtà non c’era.
L’agenzia interinale ha finora richiamato solo gli unici due operai che nel corso
della lotta avevano accettato la proroga, mentre gli altri che avevano rifiutato di
firmare, avendo come obiettivo l’assunzione diretta da parte della ex Ergom, restano
esclusi, e intanto passano i giorni e le giornate di lavoro previste fino alla fine
di luglio per gli operai diventano un miraggio.
Il sindacato che nel corso della lotta e con l’“accordo” raggiunto aveva già perso di
credibilità, “adesso non sa che pesci pigliare”. Ha però una sola preoccupazione, la
stessa che l’ha indotto a smobilitare la lotta senza neanche un accordo scritto: non
ostacolare in alcun modo la produzione. Infatti, invece di proporre da subito la
ripresa della lotta, con il blocco delle forniture alla SATA, si limita a proporre di
nuovo di portare gli operai interinali in pellegrinaggio presso la regione
Basilicata.
Dopo la processione alla regione Basilicata, non è escluso che agli operai si faccia
la proposta di fare un tour al vicino santuario di Padre Pio!
Una cosa è certa: neanche un miracolo potrà garantire agli operai interinali le
giornate di lavoro perse del mese di giugno 2009 garantite a chiacchiere dal
sindacato.
sab, 06 giu @ 06:04
CRONACHE DA MELFI 5
Pubblicato in:: Numero 569-09
Il Manifesto di oggi, 5 giugno, titolava: “Dopo sette giorni di blocco, la
vittoria”. Nulla di più lontano dalla realtà. Il nostro giudizio non è dovuto ad un
eccesso di spirito critico o all’atteggiamento di chi intende la trattativa sindacale
come un prendere o lasciare, un tutto o niente. Se parliamo con la maggioranza degli
operai della Sata di Melfi, vediamo che quello espresso è un po’ il senso comune.
Valeva la pena bloccare per più di sette giorni l’intero distretto industriale di
Melfi, se l’obiettivo era solo di ottenere la proroga fino a luglio, cioè per soli
altri due mesi, di una manciata di contratti interinali? E’ quello che si chiede la
maggioranza degli operai.
In realtà la lotta degli operai dell’indotto ha mostrato di avere in scala ridotta le
stesse caratteristiche, gli stessi punti di forza, ma anche gli stessi limiti della
lotta dei 21 giorni di 5 anni fa.
Da un lato, gli operai mostrano di avere una determinazione e una compattezza
incredibili. Scioperare per tanti giorni solo per essere solidali con una minoranza
di precari espulsa dalla fabbrica, non è roba da poco di questi tempi. Il padrone ce
l’ha messa tutta per spingere a scontrarsi operai contro operai. Richiamando a lavoro
dapprima gli operai trasferisti di Pomigliano e Cassino, in forza temporaneamente a
Melfi a causa della cassa integrazione in corso negli stabilimenti di provenienza.
Imponendo, poi, agli operai Sata di presentarsi comunque al lavoro, per far scattare
provocatoriamente il “senza lavoro”. Nessuno di questi tentativi è riuscito. Lo
sciopero è proseguito nella solidarietà degli altri operai della zona industriale.
Dall’altro lato, gli operai hanno mostrato la stessa incapacità di definire in
maniera inequivocabile gli obiettivi della lotta e le forme della rappresentanza.
Durante i 21 giorni l’aspirazione di tutti era di raggiungere la parità normativa,
salariale e sui carichi di lavoro degli altri operai Fiat, nonché la fine del regime
dei provvedimenti disciplinari. A guidare la lotta era una parte dei delegati e
alcuni licenziati politici, mentre l’organizzazione sindacale maggiore a favore dello
sciopero era la Fiom. Non venne definita rigidamente una piattaforma, né fu fissata
la delegazione trattante. Risultato: l’accordo raggiunto fu al di sotto delle
aspettative e soprattutto poca cosa rispetto alla forza messa in campo, anche perché
a trattare andò chi fino ad allora aveva boicottato la lotta.
Un discorso simile può essere fatto per la lotta alla ex Ergom di questi giorni. Gli
interinali espulsi lottano per ottenere l’assunzione definitiva, ma si accontentano
di ottenere nell’immediato due cose: ritornare ad essere assunti direttamente
dall’azienda e non dall’agenzia interinale, e ottenere l’assunzione non solo degli
ultimi 25 licenziati ma di tutti gli espulsi dalla fabbrica da settembre.
Gli operai fissi appoggiano questa lotta, solidarizzando con chi ha lavorato con loro
da più di tre anni e che adesso dovrebbe tornare a casa non perché non c’è lavoro, ma
perché sostituito dai cassaintegrati di Pomigliano e Cassino. Questi ultimi a loro
volta non intendono schierarsi contro i loro compagni precari, tanto più che mal
digeriscono la “trasferta”, che crea loro non pochi disagi, non compensati da
un’adeguata integrazione salariale. L’unità della lotta e la trattativa è però
delegata “naturalmente” alle organizzazioni sindacali e alla RSU che subito
“traducono” l’obiettivo per l’assunzione in quello per una proroga di due mesi e
riducono il numero degli operai interinali da far rientrare ad appena 38. Nel corso
dello sciopero l’ambiguità non viene risolta. Gli operai massicciamente non si
presentano al lavoro, il presidio permanente ai cancelli è tenuto dagli interinali,
con la partecipazione di qualche operaio fisso, ma senza i sindacalisti e le RSU, i
quali, però, continuano a rappresentare gli operai fissi e gli interinali negli
incontri con controparte aziendale, ministro, assessore e presidente della Regione.
Solo qualche timido tentativo viene fatto dagli interinali per porre la questione di
una loro presenza diretta alla trattativa e di una esatta definizione del “mandato”
su cui trattare. Ma il documento elaborato in tal senso viene ben presto accantonato.
Chiaramente l’accordo è addirittura al di sotto dei già limitati obiettivi sindacali.
I 13 licenziati il 16 maggio non rientrano in azienda , ma dovranno essere collocati
in altre fabbriche dell’indotto non del gruppo Fiat. Gli operai dovranno garantire il
recupero delle produzioni perse, con un’altra ondata di straordinari. Alle assemblee
non hanno fatto partecipare gli interinali e i sindacalisti hanno sostenuto che più
di questo non si poteva ottenere. Gli interinali sanno di aver perso. Alcuni di loro
saranno licenziati a luglio, altri dovranno penare per essere collocati in qualche
altra fabbrica del comprensorio, per poi essere cacciati a luglio, altri, pur avendo
lottato, non rientreranno neanche per i due mesi previsti.
Tanta forza dissipata in questo modo! E’ ora di porre con chiarezza la questione
della organizzazione delle lotte e della rappresentanza.
[Riportiamo all’interno la cronaca diretta di un operaio di Melfi].
Gli operai interinali della ex Ergom di Melfi hanno resistito finché hanno potuto. Gli operai interinali della ex Ergom di Melfi hanno resistito finché hanno potuto, poi alla fine hanno perso perché la delegazione trattante non è stata all’altezza di rappresentare i loro interessi di classe. Lunedì 1° Giugno 2009 i dirigenti sindacali tornano al lavoro, al presidio, dopo due giorni di riposo a casa. Hanno una amara sorpresa: trovano un camper che serve da supporto e da incoraggiamento agli operai interinali. La prima reazione da parte di chi sabato e domenica è rimasto a casa è dire che il camper si deve togliere, gli operai interinali, che hanno presidiato anche sabato e domenica, che hanno utilizzato il camper per ripararsi anche dalla pioggia e hanno legato con altri operai, si ribellano: il camper non si sposta. In mattinata arrivano anche i giornalisti, le telecamere. E’ previsto un incontro in Regione, deve partire l’autobus con gli operai interinali, la delegazione trattante deve incontrare il ministro Sacconi. Gli operai arrivano alla Regione, il ministro sembra interessato, dice che si occuperà della questione, nulla di più, gli operai tornano al presidio. Non entrano gli operai del primo, del secondo e del terzo turno, la produzione di tutta l’area industriale è bloccata solo qualche fabbrica dell’indotto non si ferma. Molti operai della Fiat di Melfi non si presentano, altri vengono mandati a casa con il senza lavoro, iniziano ad arrabbiarsi perché costretti a fare un sacco di chilometri quando non devono lavorare. Si dice che la Fiat con quest’atteggiamento vuole ottenere l’eventuale ribellione contro gli scioperanti da parte degli operai che raggiungono lo stabilimento a vuoto. Ci sono operai che quando fanno il primo turno si alzano anche alle due di notte. C’è chi deve fare la notte, dorme il giorno e poi quando arriva in fabbrica non lavora e deve aspettare il mattino per ritornare a casa. Martedì 2 giugno è festivo, gli operai non lavorano, è una giornata tranquilla, gli interinali sono al presidio e aspettano il giorno successivo. Mercoledì 3 è un’altra giornata di pellegrinaggio, dicono che gli operai interinali devono andare in regione ad incontrare il presidente De Filippo. L’autobus parte, è scortato dalle forze dell’ordine, gli operai arrivano ma non trovano il presidente, c’è l’assessore. Gli operai si sentono presi per i fondelli, hanno saputo che il presidente è in giro, a breve ci sono le elezioni, sono in campagna elettorale. Resta la delegazione trattante, gli operai tornano al presidio. Si dice che le istituzioni sono in contatto telefonico con i padroni e vogliono chiudere la partita. Si fa notte, dicono che la trattativa prosegue, vogliono trovare un accordo. Arriva la notizia: è stata firmata una ipotesti di accordo, gli operai devono entrare a lavorare sul primo turno di giovedì 4. C’è tanta confusione. Arrivano i messaggi sui cellulari, c’è chi dice che si lavora, chi dice di no. Si dice che i lavoratori della Fiat di Melfi che non si sono presentati nei giorni di sciopero e che non hanno timbrato avranno la lettera di contestazione. Qualcuno dice che sono già partite. Arriva la notizia che 25 operai interinali verranno assunti presso la ex Ergom, altri 13 presso aziende dell’indotto, altri che hanno protestato che sono stati presenti sempre al presidio non rientrano nei 38 operai da assumere. La tensione è alta. Gli operai interinali dicono che sono stati divisi, imbrogliati, che avevano iniziato a scioperare per ottenere altro, di rimanere con l’azienda e non con l’agenzia. Sul primo turno di giovedì si lavora, molti lavoratori arrivano in ritardo, sono stati avvisati tardi, la produzione riprende. Alla ex Ergom partono le assemblee di fabbrica, gli interinali restano fuori, non possono entrare. Ai lavoratori con contratto a tempo indeterminato in assemblea la delegazione trattante di Fim-Fiom-Uilm, Fismic e Failms dice che l’accordo è buono, meglio di così non si poteva fare. I lavoratori sono stati convinti, si può votare il risultato, per i sindacalisti è buono, ci sono solo alcuni che si astengono. Gli operai interinali nel frattempo sono fuori e si sentono imbrogliati, qualcuno ha chiamato all’agenzia, gli è stato detto che ha rifiutato di firmare il contratto e che adesso non può più rientrare a lavorare. Gli hanno detto che l’ipotesi di accordo sancisce i numeri dei lavoratori da assumere per due mesi, fino alla fine di luglio, non i nomi. Se vorranno di nuovo lavorare, probabilmente dovranno di nuovo andare con il cappello in mano a chiedere il piacere anche al sindacalista di turno che è diventato il caporale del lavoro interinale. Gli operai interinali dicono che sono stati imbrogliati e che è veramente vergognoso quello che gli è stato fatto e i titoli dei giornali invece a caratteri cubitali affermano “ Gli interinali hanno vinto”. Una lezione che speriamo servirà agli operai: prima di partire è necessario chiedere a chi si tiene di fronte se è intenzionato realmente a portare avanti le rivendicazioni degli scioperanti, altrimenti è meglio che si faccia subito da parte.

 

mer, 03 giu @ 06:59

CRONACHE DA MELFI 4
Pubblicato in:: Numero 568-09
Da più di una settimana continua la lotta degli operai della Plastic Components,
ex Ergom di Melfi. Gli effetti si fanno sentire in tutto il distretto industriale. La
SATA e le fabbriche dell’indotto sono tutte ferme. Gli spiazzali della FIAT sono
ancora pieni di auto nuove, accumulate nel picco produttivo degli ultimi mesi e non
ancora smaltiti a causa dell’andamento delle vendite, che sia pur favorevole, è stato
inferiore alle aspettative. Ma la direzione aziendale comincia a temere di non
riuscire più a rifornire il mercato e il suo nervosismo si è fatto sentire con un
duro comunicato di ieri, in cui la FIAT lamenta la mancata produzione di 7000 auto e
i grossi danni che ciò comporta.
Le provocazioni aziendali non si sono limitati a questo. La Fiat non sta più
avvisando i lavoratori della situazione di blocco produttivo. Gli operai lunedì sono
entrati al primo turno e dopo appena un’ora sono stati rimandati a casa con il “senza
lavoro”, che, se non sostituito dalla cassa integrazione, comporta la mancanza di
salario. Poiché la maggior parte degli operai arriva con gli autobus da paesi lontani
molti chilometri da Melfi e gli autobus già erano ripartiti, questi sono stati
costretti ad attendere comunque la fine del turno. Scopo dell’azienda era provocare
una reazione contro i lavoratori in sciopero della ex Ergom, reazione che non c’è
stata, mentre il malumore contro la direzione dello stabilimento Fiat è alle stelle.
La lezione della lotta dei 21 giorni, scatenata appunto da una serie di “senza
lavoro”, non è evidentemente bastata alla FIAT, che anche per il turno di notte fra
martedì e mercoledì (martedì 2 giugno è stato ovviamente festivo) non ha avvisato gli
operai della sospensione delle attività, minacciando addirittura chi non si
presentava di sanzioni disciplinari. Da notizie in diretta interne alla fabbrica
sappiamo che stanotte sono in corso cortei interni contro la già avvenuta e scontata
dichiarazione di “senza lavoro”.
In attesa di ulteriori sviluppi della situazione, facciamo il punto di questa
importante lotta.
Alla ex Ergom lavorano oltre circa 700 operai fissi e fino a luglio scorso anche 110
circa operai precari, assunti direttamente dall’azienda. A luglio, 10 di questi
vengono assunti a tempo indeterminato, mentre gli altri attendono a breve una eguale
sorte, lavorando oramai con l’azienda da più di tre anni. All’improvviso, però, a
settembre, l’azienda, invece di rinnovare o stabilizzare i contratti, licenzia tutti
i precari rimasti e li riassume, ma non tutti, bensì circa una settantina, mediante
un’agenzia di lavoro interinale, con contratti brevi. La brevità dei contratti viene
giustificata da una richiesta dello stesso sindacato. Infatti, la cassa integrazione
scatenata dopo lo scoppio della crisi interessa solo gli operai fissi, mentre gli
interinali non possono né accedervi né avanzare richiesta di sussidio di
disoccupazione, fino a quando sono vincolati dal contratto. La brevità del contratto
dovrebbe permettere loro proprio di richiedere questo sussidio nei periodi di
mancanza di attività. Ben presto, però, si scopre che questa misura, come tutte
quelle che aumentano la flessibilità del lavoro, si ritorce contro gli operai stessi.
Il numero degli interinali presenti in fabbrica scende velocemente, mentre l’azienda
comincia ad utilizzare ed in misura via via crescente i lavoratori in cassa
integrazione degli altri stabilimenti di Pomigliano e Cassino. Fino a giungere ad
oggi, con l’annuncio del licenziamento definitivo degli ultimi 25 interinali rimasti
a partire dal 1° giugno. La risposta è stata immediata e non solo da parte degli
interinali, ma di tutta la fabbrica. Gli stessi operai distaccati da Pomigliano e
Cassino hanno solidarizzato, rifiutandosi di entrare in fabbrica. La compatta e
determinata solidarietà di tutti gli operai ha finora positivamente influenzato
l’andamento della lotta. Gli interinali richiedono l’immediata riassunzione di almeno
una pattuglia di circa 50 di loro, che sarebbero tutti quelli che hanno lavorato in
fabbrica da gennaio e che sono presenti nella lotta, ma anche una corsia
preferenziale per gli altri che non sono presenti perché ricollocati da precari in
altre fabbriche dell’indotto. Chiedono anche di avere garanzie su una loro futura
assunzione a tempo indeterminato e, come primo passo, di non essere più interinali,
ma di tornare ad essere assunti, anche se a tempo determinato, dalla stessa azienda.
Diversa è la linea del sindacato. E’ stato costretto dalla compattezza degli operai
ad appoggiare la lotta, anche se c’è un accordo, firmato dalle segreterie nazionali
già a luglio scorso, che prevede l’uso su scala interregionale degli operai Fiat in
cassa integrazione. E’ pronto però ad accontentarsi di poco. Puntava già alla
riassunzione di solo 25 interinali, ma poi, sull’onda delle critiche operaie che
hanno ripreso di slancio lo sciopero a metà turno il venerdì, ha richiesto
l’assunzione di altri 13 licenziati il 16 maggio, dimenticandosi però di quella
pattuglia già mandata a casa il 30 aprile e il 9 maggio (in tutto poco più di dieci
lavoratori circa). Né il sindacato si sogna di richiedere l’assunzione diretta da
parte dell’azienda.
Staremo a vedere se gli operai si accontenteranno di quanto saprà offrire loro il
sindacato e se soprattutto l’eventuale futuro accordo raggiunto spezzerà l’unità
degli operai interinali e di questi con gli operai fissi. Continua intanto il braccio
di ferro con il padrone, gli operai scioperano in massa. L’idea di contrapporre
operai lucani e operai campani e laziali è finora saltata. Per tutti gli operai è
chiaro che solidarietà non vuol dire togliersi il posto l’un con l’altro, ma lottare
insieme uniti. Lo stanno dimostrando e, cosa molto importante, lo stanno praticando
anche nell’unità fra operai fissi e precari.
dom, 31 mag @ 07:24
POMIGLIANO: LO SLAI FA FINTA DI MUOVERSI
Pubblicato in:: Numero 567-09
Lo SLAI Cobas, a Pomigliano, anticipando tutti, ha raccolto circa 700 firme per
presentare la propria lista alle elezioni della RSU.
I motivi?
Il primo, formale: la vecchia RSU scade a giugno.
Il secondo, nascosto, ma non del tutto: la volontà, di togliere di mezzo gli altri
sindacati alternativi giocando d’anticipo e raccogliendo tutte le possibili firme di
protesta.
Il terzo, dichiarato: puntare ad una RSU “rinnovata” visti i casini di Pomigliano. Lo
SLAI vuole una RSU nuova dove spera di essere presente in modo significativo, perché
con questi chiari di luna “non si può relegare ad un tavolo concertativo lontano
dalla fabbrica e dai lavoratori” il “destino” di Pomigliano.
Siamo alle solite. Annunciate in pompa magna, vengono agitate dallo SLAI “grandi”
iniziative che per i destini di Pomigliano hanno in realtà poca importanza. 
La RSU a Pomigliano è servita in tutti questi anni solo a ratificare gli accordi
bidone che le segreterie confederali raggiungevano con la Fiat e ciò anche in barba
della presenza al suo interno di una minoranza di delegati “alternativi”, che, pur
essendo in alcuni periodi numerosi, non hanno mai contato niente. Il discorso è
generale: le RSU, che hanno sostituito i Consigli di Fabbrica, hanno fatto la stessa
fine delle vecchie e corrotte “commissioni interne”, che invece nell’autunno caldo
erano state spazzate vie dalla lotta operaia e sostituite proprio dai Consigli di
fabbrica. Ora le RSU sono un baraccone di arrivisti, di corrotti e di scansafatiche,
esclusa, ma non in tutti gli stabilimenti, una minoranza senza voce in capitolo.
Invece di porsi il problema di contribuire a creare organismi capaci di dirigere la
lotta, garantendo l’unità degli operai, lo SLAI resuscita la RSU nel momento in cui
serve ancora meno di prima, alimentando negli operai l’illusione che sia prioritario
eleggere una nuova RSU per affrontare i problemi dello stabilimento.
A Melfi, nella lotta dei 21 giorni, la RSU fu subito tolta di mezzo e chi diresse la
lotta fu un comitato costituito da delegati, operai combattivi e licenziati politici
FIAT. Alla fine si fecero fregare dai dirigenti nazionali dei sindacati che imposero
che a trattare fosse la RSU, così a Roma andarono a nome degli operai i delegati Uilm
e Fim che avevano boicottato la lotta e furono esclusi gli operai che l’avevano
diretta. A Pomigliano, di fronte alla certezza del ridimensionamento e della
successiva chiusura, la RSU a cosa serve? Anche se “rinnovata”, cosa andrà a
trattare? Più, o meno licenziamenti? Il problema non è la democrazia della
rappresentanza sindacale, né avere una rappresentanza onesta e controllabile. Certo,
quanti più delegati combattivi staranno nell’RSU, tanto meglio sarà, ma non
illudiamoci che questo sia la soluzione del problema degli operai di Pomigliano, che
è quello di mettere in campo iniziative di lotta che costringano la dirigenza e gli
azionisti FIAT a non chiudere lo stabilimento. Finora, i sindacalisti hanno fatto
iniziative di facciata, solo passeggiate che non hanno messo in discussione il
padrone e i suoi interessi. Mentre lo stabilimento chiude, hanno accettato che gli
operai continuassero a lavorare gli ultimi scampoli. Non hanno bloccato produzioni
importanti per altri stabilimenti, fatte nello stampaggio. E attualmente stanno
addirittura facendo trasferire gli stampi in ottemperanza di accordi sindacali, pur
sapendo che, malgrado gli accordi, questi stampi non torneranno più. Invece di
presidiare lo stabilimento sono andati inutilmente in giro per l’Italia.
Lo SLAI non ha fatto quello che hanno fatto i sindacati “concertativi” che
costantemente attacca, ma non ha fatto niente di alternativo. Ha partecipato agli
appuntamenti costruiti dagli altri per avere visibilità con le contestazioni, vedi a
Pomigliano e l’episodio di Rinaldini a Torino. Non ha messo in campo nessuna
iniziativa incisiva, cosa che non avrebbe potuto fare perché non riesce a mobilitare
gli operai, ma non ha neanche proposto iniziative contro la chiusura. Invece di
costruire l’unità degli operai in lotta ha pensato solo alla concorrenza e allo
sterile muro contro muro con le altre sigle sindacali.
Cosa se ne farà di una RSU rinnovata? Vuole difendere una presenza virtuale di
sindacato come successe ad Arese? E cosa farà contro la chiusura dello stabilimento,
visto che fino ad ora non ha fatto niente? Le solite cause legali dopo la chiusura?
La Sezione AsLO di Napoli
ven, 29 mag @ 07:59
CRONACHE DA MELFI 2
Pubblicato in:: Numero 565-09
Riprende la lotta unitaria degli operai dell’ex Ergom

Gli operai della Plastics Components, ex Ergom di Melfi ha lavorato sul turno di
notte di ieri 27 Maggio 2009. 
Gli operai dell’agenzia interinale sono rimasti tutta la notte al presidio.
Anche gli operai delle fabbriche dell’indotto e della Fiat di Melfi hanno lavorato. 
I cruscotti dalla ex Ergom sono arrivati e la produzione è ripresa come voleva il
padrone.
Si lavora dappertutto. Anche gli operai del primo e secondo turno di oggi 28 Maggio
2009 hanno lavorato. 
Il tavolo rivendicato a Melfi è pronto. I dirigenti sindacali si possono sedere.
Solo che è vuoto, l’azienda non vuole dare neanche un piatto di lenticchie.
Si sente forte perché gli operai sono tornati al lavoro, risultano divisi e sono
rimasti solo gli interinali a protestare.
Forse non sanno che al presidio comunque la tensione è alta, gli interinali dicono
che vogliono essere assunti, contrariamente, affermano, la protesta continuerà.
Alla Fiat di Melfi arrivano le prime notizie si dice che il tavolo è saltato, gli
operai della ex Ergom sono di nuovo fuori dalla fabbrica, al presidio. Di nuovo
insieme agli interinali.
Arrivano le prime telefonate alla Fiat di Melfi e nelle fabbriche dell’indotto, i
dirigenti sindacali chiedono ai direttivi di organizzare uno sciopero. 
Il motivo non è chiaro ma si dice che è per solidarietà agli interinali.
I delegati RSU alla Fiat di Melfi neanche l’ombra. 
Qualche RSU contattato dagli operai dice che è sciopero. Qualche altro non risponde.
Il corteo comunque parte, gli operai non sono stati coinvolti e non sono molti quelli
che allora scioperano.  Subito si capisce che è uno dei soliti scioperi simbolici.
Nulla di più.
Però gli operai della ex Ergom sono fermi di nuovo, non arrivano più i pezzi alla
Fiat di Melfi, salta il turno di notte, forse anche il primo turno e qualcuno azzarda
a dire che la fabbrica resterà ferma fino a lunedì prossimo.
Nel frattempo le bisarche che portano via le vetture hanno lavorato tutto il giorno.

I piazzali tuttavia risultano ancora pieni e ci vorrà del tempo prima di smaltirli.
Gli autobus con gli operai della Fiat di Melfi che hanno fatto la produzione tornano
a casa e gli operai della ex Ergom sono di nuovo tutti insieme e la protesta
continua.
gio, 28 mag @ 14:41
CRONACHE DA MELFI
Pubblicato in:: Numero 565-09
La Fiat di Melfi ha comunicato il senza lavoro anche sul 2° turno di oggi 27
Maggio 2009.
Tutto lo stabilimento è fermo.
Gli operai della Plastic Components, ex Ergom continuano a scioperare e chiedono
l’assunzione di tutti gli interinali, un centinaio, nonostante il tentativo del
sindacato già nella serata di ieri di fare riprendere il lavoro agli operai occupati
a tempo indeterminato.
Alcuni quotidiani locali hanno addirittura dato la falsa notizia che è già ripresa
l’attività in fabbrica nella serata di ieri in attesa dell’incontro convocato
dall’azienda a Roma. Non è così.
Si sono fermate a catena anche tutte le altre fabbriche dell’indotto.
Si è svolto anche un corteo che non ha potuto raggiungere la Fiat di Melfi.
Anche gli operai della Magneti Marelli hanno incominciato a scioperare.
Forse è stata solo una forzatura del sindacato per ottenere prima il tavolo.
I sindacati vogliono sedersi al tavolo anche se per gli operai ci saranno sicuramente
solo le briciole.
Altro che occupazione vera.
In cambio della vera occupazione, presso la ex Ergom gli operai in questi giorni però
hanno potuto assistere alla sfilata dei politici locali. 
A breve ci saranno le elezioni. Per loro è una opportunità da non perdere.
Gli operai lo hanno capito e dicono che non servono le sfilate, vogliono il lavoro e
non quello che gli offre l’agenzia interinale.
Non gli è stato difficile comprendere che i politici sono gli stessi personaggi
appartenenti ai partiti che hanno sostenuto il lavoro precario.
In serata la svolta, il tavolo delle trattative è stato ottenuto a Melfi, ma non si
capisce esattamente cosa gli si propinerà ai lavoratori. 
Sono stati avvisati tutti gli operai della Fiat e delle fabbriche dell’indotto. Si
lavora.
Un operaio si lascia andare e conferma vedendo i compagni entrare a lavorare di
“sentirsi una merda”.
Altri operai in serata arrivano arrabbiati non volevano la divisione, rischia di
andarci di mezzo chi non c’entra niente. I dirigenti dei confederali sono spariti.
Una cosa è chiara: gli operai per il momento sono stati divisi, quelli con contratto
a tempo indeterminato sono entrati a lavorare, gli interinali restano fuori dalla
fabbrica. Stanno ancora presidiando.
Esattamente come aveva proposto il sindacato confederale insieme al Fismic
all’assemblea del 26 sera. 
Ci è voluto un giorno in più ma gli operai alla fine sono stati convinti. 
Si parla di assunzioni a termine per circa 25 operai precari.
Adesso sarà più facile fare sgomberare tutto, chiameranno i precari singolarmente e
chi avrà più santi in paradiso avrà più possibilità di rimanere al lavoro.
[img]565/melfi.jpg/img]
 
Pubblicato da : Operai Contro  | 
mer, 27 mag @ 11:03
MELFI: OPERAI PLASTIC COMPONENTS
Pubblicato in:: Numero564-09
Gli operai della Plastic Components, ex Ergom di Melfi che producono cruscotti
sono in sciopero da due giorni e stanno mettendo in ginocchio la grande
multinazionale Fiat di Melfi.
Gli operai interinali hanno saputo che dal primo del prossimo mese saranno sbattuti
fuori dallo stabilimento e buttati sul lastrico (gli hanno detto che saranno
sostituiti da altri operai precari della Campania) e insieme agli operai con
contratto a tempo indeterminato hanno bloccato la produzione.
Chiedono di essere assunti e farla finita con il lavoro precario.
Gli operai della Fiat di Melfi dalle tre di ieri (27-05-2009) del montaggio,
lastratura e verniciatura sono stati mandati a casa con il fantomatico senza lavoro.
Hanno lavorato solo quelli dello stampaggio ma i magazzini sono ormai pieni.
La Fiat ha comunicato che anche sul primo turno di oggi non si lavora.
Il Presidente della giunta regionale della Basilicata, Vito De Filippo ha annunciato
che “è disponibile a incontrare sindacati e lavoratori nel più breve tempo
possibile”.
Il Presidente di Confindustria Basilicata, in una dichiarazione, ha definito “davvero
inconcepibile il ricorso allo sciopero” “ che non solo non serve agli interinali, di
qualunque regione essi siano, ma rischia di segnare definitivamente la credibilità
dell’intera Basilicata che produce, di quel territorio-regione che appartiene a tutti
noi  e che ciascuno di noi può accrescere o deteriorare con i propri comportamenti”.
Troppo semplice parlare a stomaco pieno per chi non ha problemi e vive la bella
vita.
Ieri sera davanti ai cancelli della ex Ergom si è tenuta una assemblea e gli operai
hanno avanzato la proposta di continuare con il presidio ad oltranza.
La proposta del sindacato confederale unitamente al Fismic è unitaria: rimuovere il
presidio e fare entrare a lavorare gli operai con contratto indeterminato e mantenere
fuori ai cancelli gli operai interinali a protestare fino a quando non ci saranno
risposte certe!
Gli operai non si vogliono dividere, se non vedranno confermare l’assunzione degli
operai precari vogliono continuare a stare insieme e protestare.
Il sindacato insiste. Hanno paura che la situazione sfugga di mano, potrebbero
arrivare estranei da tutte le parti del paese.
Per il momento gli operai non si sono fatti convincere e sono rimasti tutta la notte
a presidiare.