TESSILE

Nel settore tessile la causa della crisi è la competitività con paesi come Cina, India e Pakistan .
Le delocalizzazioni verso i paesi dell’est europeo stanno mostrando la corda e molte aziende cominciano a trasferire la produzione in Cina, ecc.
La crisi dei consumi, in Italia e in Europa, interagisce con i problemi di competitività, anche se non è detto che, nel caso di ripresa dei consumi, a beneficiarne sia la produzione interna.
La crisi delle filature determina e accentua la crisi dell’inizio della catena produttiva e della filiera
Le aree maggiormente colpite dalla crisi del tessile sono Como, Sondrio, Brescia, Bergamo, Legnano, Valle Camonica, Brianza, Sondrio.
I principali punti di crisi del settore tessile sono:

MANIFATTURA DI LEGNANO, 7 stabilimenti in Lombardia con 1200 lavoratori (Varese, Valcamonica ,Legnano, Bergamo).
Rischio chiusura, attualmente in CIGS e lavora al 35% della capacità produttiva , perdita di 15 milioni di Euro nel 2003.
FINPART, 5 stabilimenti in Lombardia con 700 lavoratori.
Crisi produttiva e finanziaria, rischio fallimento, 500 milioni di euro di indebitamento, di cui 200 in bond non restituiti a luglio.

OLCESE, 500 lavoratori in Lombardia.
Attualmente in mobilità, rischio di fallimento, indebitamento di 200 milioni di euro.

CERRUTI di Corsico e Gaggiano (provincia di Milano), difficoltà finanziarie, con ritardo nel pagamento degli stipendi e posto di lavoro a rischio per 350 lavoratori. 

CIRCA 15000 posti di lavoro a rischio in piccole e piccolissime aziende (media di 10 dipendenti), attualmente in CIGS e in CIGO e che stanno entrando in mobilità.