L'ultima speranza
Sono già 313 i refusnik israeliani e vogliono arrivare a 500. Sabato manifesteranno
DANIEL AMIT - GERUSALEMME

vedi anche
http://www.seruv.org.il/defaulteng.asp

 

Oggi gli ufficiali israeliani della riserva che si rifiutano di servire nei Territori occupati sono già 313. Appena un mese fa si sono dati l'obiettivo di arrivare a 500 "combattenti" (così vogliono essere chiamati) perché se si arriva a 500 obiettori, aveva previsto il vecchio Leibowitz, "finirà l'occupazione". Tre di loro sono già in carcere. Sabato scorso si sono presentati davanti alla prigione milirate numero 4per sostenere il loro compagno Amit Gal , un parà. Una manifestazione piccola, organizzata in fretta, striscioni alla mano. La prima. Sabato prossimo, promettono, sarà più grande, davanti alla prigione numero 6. Sono una centinaio, ragazzi per bene, belle macchine, bei cani, capelli corti, sorridenti, pieni di fiducia. Stanno lì al semaforo di una strada grande e trafficata, davanti all'ingresso del campo militare. Passano le macchine, e loro si beccano i primi insulti dagli autisti che si fermano al rosso.Parlano tra di loro in gergo militare, tutto fatto di sigle. Sanno bene che molti altri presto andranno "dentro". I loro compagni hanno già in mano l'ordine di presentarsi ai superiori e di lì andranno dritti in prigione. Sanno che le autorità militari e politiche sono nel panico e stanno diventando sempre più dure, perché, dicono, le unità dispiegate sul terreno sono il 40% al di sotto delle quote previste.
Racontano storie di orrori che intendono raccoglierle in un libro. Il proprietario del giornale liberale Haaretz (Schoken) li incoraggia, ma il direttore, insieme alla magioranza del comitato editoriale, sta virando a destra. Tanto è vero che Schoken ha dovuto usare i suoi giornali locali per lamentare l'atteggiamento chiuso del suo quotidiano principale. E' un fatto che l'edizione internet in inglese dà molta più informazione sul caso che il giornale in ebraico.
Più di 300 e meno di 500, forse stanno anticipando Leibowitz ma la situazione precipita. Sono già tanti i gruppi in movimento, tanta gente si sta ponendo domande nuove. Anche loro sono un fenomeno del tutto nuovo, e non solo in Israele. Due dei loro leader li incontriamo venerdi sera a cena. Sono molto puntigliosi nel tenere ferma la distinzionerispetto ad altri movimenti anti-occupazione. Sanno di occupare uno spazio specifico, lasciato libero, non immediatamente "politico". Però non sono settari con nessuno degli altri gruppi d'opposizione e non vogliono polemizzare con nessuno. Al contrario, usano l'esperienza e la saggezza accumulate da altri gruppi, come Yesh Gvul (C'è un limite, che sta per compiere 20 anni d'esistenza, è considerato un movimentopolitico e promuove anch'esso il rifiuto tra soldati di leva e di professione). Da loro hanno imparato tante cose e la vicinanza dei militanti di Yesh Gvul non li infastidisce.
Non rilasciano interviste, ma gli va bene che alla manifestazione di sabato scorso fosse presente il mitico Ishai Menuhin di Yesh Gvul, che li "spiega" alla stampa estera presente. Non si lasciano intervistare, affermano, perché non vogliono strumentalizzazioni: il loro documento originale dice tutto quel che, secondo loro, c'è da dire, è forte, è chiaro, ogni aggiunta servirebbe solo acreare divisioni. E l'intervista al giornale svizzero, riprodotta sul manifesto del 26 gennaio? "Infantilismi", dicono.
Intanto Menuhin sta distribuendo dei depliant della sua Yesh Gvul, che portano in copertura una poesia del 1948 di Alterman, il "Cairoli del risorgimento israeliano".
Raccontano storie personali dal servizio, che non vuoi sentire, non puoi sentire. Sono sicuri che la violenza della repressione sta per aumentare, ma sono convinti che con questo aumenterà il numero di quelli che si uniranno a loro. Sanno che intere unità che vengono chiamate a servire in questi giorni, partono con l'opzione dei Seruv , gli obiettori di socienza, in mente.
Sentono che non c'è più tempo e cercano nuovi sbocchi. Dicono che venerdì, il giorno della massima diffusione, pubblicheranno un annuncio a pagamento di mezza pagina sullo Yediot Aharonot, il giornale più diffuso in Israele. E anche un'intera pagina sul giornale in lingua russa. Una pagina dello Yediot costa 25.000 euro. Usano benissimo i soldi che ricevono dalle sottoscrizioni di solidarietà.
In lotta contro il tempo stanno per cambiare velocità. Stiamo pensando, dicono, di diventare un gruppo di punta e non solo di protesta. Ci stiamo pensando molto, perche vediamo che nessun altro gruppo sta prendendosi questa responsabilità. Noi potremmo avere la forza morale per farlo.