BERLUSCONI: TEMO LA STAGNAZIONE, NON CREDO ALLA RECESSIONE - ansa
 ROMA - ''I dati dell'Istat ci dicono che c'e' un rallentamento dell'economia che fa temere una fase di stagnazione, non credo a una recessione''. il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi. 'Intervenire per rilanciare l'economia non e' cosa facile' ma occorre farlo ha detto Berlusconi sottolineando che i governi non hanno piu' alcuni dei ''tradizionali strumenti di politica economica'', come la svalutazione, l'intervento sui tassi di cambio e i tagli fiscali, visti anche i vincoli europei.

LE PARTI SOCIALI SIANO CORRESPONSABILI
''In questo momento abbiamo deciso di convocare le parti sociali e condividere una comune responsabilita''' ha detto il presidente del Consiglio, annunciando la richiesta di avviare un patto con le parti sociali per rilanciare l' economia. Berlusconi chiede una ''corresponsabilita''' di tutte le parti sociali nelle decisioni che dovranno essere prese per aiutare la ripresa di un economia in stagnazione. Questa corresponsabilita'- ha spiegato a Palazzo Chigi- non rappresenta il ritorno alla vecchia ''concertazione''.

Il TAGLIO DELL'IRAP IN UN ANNO, RIENTRO IN TRE
''Penso di aprire una trattativa con l'Unione Europea dato che e' proprio l'Europa che ci chiede di abolire l'Irap che vale un punto percentuale del pil, e cioe' 12 miliardi, e chiedere che la si possa abolire in un anno per dare cosi' un impulso all'economia e negoziare perche' poi si possa rientrare in tre anni'' dal punto di vista di bilancio. Il ministro dell'Economica Domenico Siniscalco ''e' volato all'Ecofin'' e ha avuto da me la missione di ''porre il problema sul tavolo dell'Europa per vedere in che modo noi possiamo intervenire sulla riduzione dell'Irap che ci viene imposta dall'Europa e vedere come possiamo regolarci con il deficit di bilancio'' ha detto Berlusconi.

CONTRATTO STATALI, DIVARIO CON AUMENTI PRIVATI STONA
Le richieste dei sindacati per il rinnovo del contratto degli statali superano del 5% l'inflazione. Il divario tra gli aumenti per i privati e quelli richiesti per i dipendenti pubblici ''stona''. Lo ha detto il Premier tornando sul rinnovo dei contratti. 'Auspico che si possa firmare il contratto degli statali - ha aggiunto - ricordando pero' che questi sono i dipendenti di tutti i cittadini e che c'e' un 60% dei contratti privati ancora da rinnovare. Allora da una parte c'e' un aumento di 86 euro, quello dei privati, dall'altro c'e' chi propone per i lavoratori pubblici, i loro dipendenti, un aumento molto piu' alto. E questo - ha concluso - stona''. 'Se passassero gli aumenti richiesti dai sindacati, dai 95 euro previsti in finanziaria alla media di 111 euro per il comparto significherebbe dover trovare 992 milioni di euro, circa un miliardo, togliendolo dalle spese o mettendo le mani nelle tasche dei cittadini''.

FINANZIARIA: ANTICIPARLA SE E' POSSIBILE
''Se e' possibile si': lo vedremo una volta fatto il Dpef''. Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al termine della conferenza stampa a Palazzo Chigi, chiarendo che le linee generali della manovra, che saranno contenute nel documento di programmazione, potrebbero essere presentate nell'arco di due settimane.

DALL'OPPOSIZIONE SOLO CRITICHE E MAI PROPOSTE
''Dall'opposizione arrivano sempre critiche, ma mai un'idea alternativa alla nostra politica economica, sempre critiche e mai una proposta costruttiva. Visto che hanno una fabbrica del programma, se hanno in serbo delle idee ce le dicano...''. Lo dice il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che, nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi, chiede ''collaborazione'' alle forze politiche ed alle parti sociali per affrontare la situazione economica. Una collaborazione che pero', ribadisce il premier, ''non e' concertazione''.

L'IRPEF? SAPEVO CHE MEZZO PUNTO PIL FACEVA SOLLETICO
''Anche per quanto riguarda la possibile politica fiscale di riduzione dell'Irpef - dice Berlusconi - l'altra volta l'abbiamo fatta per rispettare un impegno assunto con gli elettori. Ma l'abbiamo dovuta fare per mezzo punto di Pil. Io ero assolutamente convinto che con mezzo punto di Pil non avremmo avuto un ritorno nella direzione dell'incremento dei consumi e degli investimenti come quello di cui, invece, ci sarebbe stato bisogno. Ma le condizioni poste dai limiti del Trattato di Maastricht erano tali che mi sono dovuto fermare a quel livello. Sapevo bene - conclude - che cosi' avremmo fatto il solletico...''.
 
 

 

 

13.05.2005
Berlusconi: statali, si ridiscute tutto. Epifani: «È l'8 settembre del governo»
di red -  unità on line

 Un Consiglio dei ministri dal quale il governo esce in rotta, con il ministro della funzione pubblica Mario Baccini che si affanna a spiegare che l’accordo con gli statali non c’è ma Berlusconi incontrerà le parti sociali per un esame ad ampio raggio della situazione, prendendo in considerazione i contratti e la situazione economica.

 

Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, non ha mezze misure: per lui è un 8 settembre. «Siamo di fronte all' 8 settembre del Governo Berlusconi» commenta il leader della Cgil. «Dal Consiglio dei ministri di oggi è emersa chiaramente l' ammissione della gravità della crisi che suona come il fallimento della politica del Governo».

Subito dopo il consiglio dei Ministri Berlusconi ha tentato di recuperare qualche consenso con una conferenza stampa, dove ha condito il solito profluvio di promesse («taglierò l’Irap di 12 miliardi già quest’anno», «anticiperemo la finanziaria, se è possibile») e di colpe degli altri («taglio delle tasse ha fatto il solletico, ma la colpa è della Ue»), con il rilancio del ricatto agli statali: «Auspico che si possa firmare il contratto degli statali, però che questi sono i dipendenti di tutti i cittadini e che c'è un 60% dei contratti privati ancora da rinnovare. Allora da una parte c'è un aumento di 86 euro, quello dei privati, dall'altro c'è chi propone per i lavoratori pubblici, i loro dipendenti, un aumento molto più alto. E questo stona».

In pratica l’esecutivo si rimangia l’accordo che Baccini stesso e altri tre membri del Governo (tra cui il sottosegretario alla Presidenza, Letta) avevano raggiunto con i sindacati confederali martedì sera. «Il consiglio dei ministri- ha spiegato l'Udc Mario Baccini - ha dato mandato al presidente del consiglio di convocare le parti sociali più rappresentative proprio per decidere le politiche più giuste e concordate». Si punta a riaprire la trattativa unendo il tema dei contratti a quello della crisi economica. Governo e parti sociali discuteranno del rinnovo del contratto del pubblico impiego alla luce degli ultimi dati del Pil, ha affermato il ministro delle riforme Calderoli. Il teorema è evidente: se il Pil cala è obbligatorio rivedere tutte le cifre al ribasso, a cominciare dagli stipendi.

L’imbarazzo della maggioranza è evidente: dopo che Udc e An avevano sostenuto senza mezze misure che i soldi per il contratto degli statali c’erano, la decisione del consiglio dei ministri di riaprire le trattative con i sindacati legandole alla congiuntura economica è una specie di schiaffo, facendo prevalere la linea della Lega e di Berlusconi, contrario ad un aumento agli statali attorno ai 100 euro. Anche Alemanno, ministro di An, mastica amaro ma cerca di trovare una giustificazione all’ennesimo altolà alla trattativa: «La convocazione delle principali parti sociali da parte del Presidente del Consiglio per discutere non solo dei contratti sul pubblico impiego, ma di tutta la situazione economica del Paese, dopo i dati sul Pil pubblicati dall'Istat, è un importante atto di responsabilità politica» spiega.

Ma Epifani, che nella serata di venerdì si è incontrato con i vertici delle altre confederazioni e con i sindacati di categoria, non ci sta proprio: «Se non diranno immediatamente un sì o un no alla nostra proposta, che è immodificabile, scenderemo in lotta». Il sindacato «non accetterà nessuno scambio tra le risorse destinate ai lavoratori pubblici e altre destinazioni di questi soldi, perché sono soldi che questi lavoratori aspettano da due anni».