MUCCA PAZZA

IL MERCIMONIO DELLA SCIENZA BORGHESE

La sequela di "scandali" più o meno annunciati legati all’alimentazione ha raggiunto ormai una periodicità talmente ravvicinata da assecondare, come per ogni porcheria e malefatta di questo modo di produzione, e dopo le prime parossistiche eccitazioni e turbamenti, successive fasi di rassegnazione, assuefazione e ripresa del mercato. Si potrebbe risalire al vino al metanolo, al pesce al mercurio, all’in-salata con pesticidi, allo scatolame con botulino e conseguente colera… L’attenzione, mediatica e politica, concentrata sul morbo "mucca pazza" del momento fa solo dimenticare che di capitalismo si muore ogni giorno, in pace come in guerra, in stato di ignoranza come di raffinata conoscenza, in casa come in viaggio, sul luogo di lavoro come in ospedale. Si muore perché le case crollano, ardono o esplodono, il gas ti soffoca o scoppia, la corrente ti fulmina, i fiumi straripa-no, le montagne franano, l’ambiente deteriorato dall’uomo capitalista non ne può più. Si muore perché si viaggia in treno o in aereo, in automobile, in moto o a piedi. Si muore in casa in cento modi e il problema fa campagna d’opinione solo quando gli interessi delle compagnie assicurative e degli stati parassiti ci si buttano. Si muore negli incendi dei cinema, delle discoteche come in quelli delle scuole con lavori in corso, per le stesse cause. Si muore di sottoconsumo (volgarmente: fame!) mentre si muore perché si mangia troppo (per sovraconsumo e sovrapproduzione). Si muore annegati dalle alluvioni o dalle dighe che crollano. Si muore di terapie e farmaci che uccidono invece di guarire, e al tempo stesso perché non ci si può curare, senza contare che ci si ammala di malattie dette eufemisticamente "professionali", cioè… ci si ammala di capitalismo.

Così il capitalismo, che solo in occasione di queste campagne mediatiche suscita indignazione, per lo meno sospetta, ed è definito "pazzo" o "malato" più ancora delle mucche al prione, mostra quanto sia collaudato, sicuro e autoregolato il suo procedere anarchico, la sua selettiva legge della jungla, certamente al riparo delle invettive moralistiche, da schieramenti e fazioni provocate anche ad hoc sotto forma di confronti e scontri di "idee" che mai e poi mai porranno in discussione il capitalismo stesso, quello che sottomette il soddisfacimento dei bisogni umani alla produzione anziché il contrario.

Mai come in questi casi, dai dibattiti sulle bioingegnerie (pecora Dolly, clonazione) a quello sull’uranio impoverito e ora a quello sul morbo BSE, si assiste a tanta profusione d’informazione "scientifica". Il rapporto del governo inglese sul morbo della "mucca pazza" (BSE), redatto dopo 4 anni, si estende per 16 volumi, eppure la conclusione che ne traeva l’Economist era che "la scienza del morbo è troppo complessa da comprendere per la maggior parte dei profani". Ma l’ostacolo non risiede nella comprensione scientifica, se di questa si trattasse. Per definizione, il metodo scientifico consiste nel ricondurre alla semplicità ogni fenomeno complesso, complicato, ingarbugliato, nel chiarire la confusione. Quei 16 volumi (ma si potrebbe estendere la considerazione ad ogni "inchiesta" ufficiale su questi casi periodici) fanno esattamente il contrario di quello che fa la scienza modesta e onesta: invece di distinguere le opinioni dalla verità, le confonde insieme, invece di separare gli interessi economici e politici dai fatti, usa questi per avvalorare a suon di citazioni questo o quel-l’interesse in gioco, col risultato che dipende solo da quanto si spende nel comprare "esperti" "autorevoli" sul mercato delle griffe scientifiche a favore di una tesi o di quella contraria. E’ una delle sconcertanti delizie della "scienza" in compra-vendita, della scienza-merce. Così fu per la vertenza sulla nocività del tabacco ad opera delle multinazionali, così per la pericolosità dell’uranio impoverito ad opera della commissione Martelli, di Bruxelles e in definitiva della NATO, e così via. Sta di fatto che, se d’informazione si trattasse, non è affatto questa che manca: nel capitalismo l’informazione è anch’essa una merce che, come tutte le merci, è sottoposta alle stesse identiche leggi. Se ne produce persino troppa, con conseguenze che gli esperti della "comunicazione" chiamano "rumore", "ridondanza" e, all’uopo, "bombardamento". Non si fa conoscenza, ma opinione, cioè ideologia. La borghesia non si preoccupa neppure più di fare scienza nel senso più elementare del termine, fruibile da tutta la specie umana per risolvere i problemi legati alla sua sopravvivenza come specie. Basta risolvere questo o quel problema del singolo capitale, del singolo stato, come nella legge della jungla, e comunque si tratta sempre di problemi di produzione connessi con la massimizzazione dei propri profitti e la minimizzazione dei propri costi in una guerra di tutti contro tutti. La scienza borghese, procedendo nella fase imperialistica lungo la strada dell’empirismo più piatto, del pragmatismo, dell’utilitarismo e dello strumentalismo, ha finito per sacrificare il valore universale, necessario e cumulativo della teoria, della sua razionalità, della stabilità della verità a vantaggio dell’utilità spicciola e del-l’opportunistico e strumentale uso-consumo e subordinazione delle proposizioni scientifiche agli interessi privati. Si accettano per oro colato le teorie non perché conformi alla realtà ma solo se servono a questa o a quella consorteria di interessi costituiti. Non sarebbe certo un gran danno se l’utile in questione fosse quello dell’intera specie. Come voleva uno dei paladini dell’epistemologia borghese, sir K. R. Popper, non si cercano più teorie universalmente valide e verificabili bensì solo "congetture" e "confutazioni" di altre teorie come nella competizione di merci sul mercato. La scienza borghese è diventata probabilistica, riducendosi a calcolo economico. Nella pratica si arriva ad imporre leggi e normative non sul certo, sul vero e riproducibile, ma sull’ignoto. Senza conoscere i meccanismi generativi di un fenomeno, basta un quadro statistico per pontificare sulla fattibilità o meno di questo o quel lucroso progetto. Tutto il gran dilaniarsi sulla questione del "metodo" Di Bella (che nel fondo empiristico non differisce da quello degli avversari) sta proprio in questo contravvenire alle stesse premesse del metodo empiristico. La discussione di cose ignote ad entrambi i contendenti mette a nudo il carattere opportunistico ed economico dei polveroni sollevati.

La questione dell’ingegneria genetica ha visto gli "scienziati" borghesi e relativi partner economici e di governo schierati in due fazioni opposte: chi sostiene che "non è pericolosa", chi invece che lo è. Ma nessuno è ancora in grado di descrivere e riprodurre il meccanismo sia della stabilità genetica naturale che della mutazione. Se lo conoscessero, avrebbero scoperto, dopo quello dell’evoluzione mediante selezione darwiniana del più adatto, anche il meccanismo stesso della vita, risolto il problema del cancro e della prevedibilità scientifica delle conseguenze indotte dall’agire umano sull’ambiente e viceversa, anche perché i tempi naturali, fisici e biologici, superano quelli della scienza in laboratorio, asservita per di più mani e piedi ai tempi del profitto. Solo l’umanità organica e integrata in una natura a sua volta umanizzata può affrontare, per risolverli a vantaggio di tutti, questi problemi.

Che la divisione in opposti movimenti d’opinione non intacchi la sostanziale acquiescenza di essi al meccanismo di fondo del capitalismo lo dimostra il ministro delle politiche agricole quando arriva a sostenere entrambe le fazioni: quella contro le biotecnologie, fino ad agitare la proibizione non solo della loro produzione e commercializzazione, ma persino la ricerca (scatenando la rivolta dei 1500 appartenenti al mercato dei ricercatori con a capo i Nobel Montalcini e Dulbecco!) e quella a favore dell’agricoltura biologica. Al tempo stesso, cinismo dei cinismi, firma il DM n. 91436 per accontentare consumatori, allevatori, produttori di mangimi, permettendo l’utilizzo sovvenzionato di migliaia di tonnellate di mangimi sospetti, portatori del prione della "mucca pazza"…per concimare i campi, in buona pace di tutti quelli che, da tempo, sono o si convertono ora, terrorizzati, al vegetarianesimo.

Dante Lepore