1.le origini 

Fin dall’antichità si conosceva il talco, veniva estratto in cave per uso  artigianale - utensili di casa- e per la pietra da sarti. Le imprese artigiane fiorirono nell’ottocento, limitandosi per lo più a coltivazioni superficiali. Poi vennero assorbite nel 1907 con  la nascita della Società Talco & Grafite Val Chisone

Fino al secondo dopoguerra non esisteva una forma organizzata dei minatori; restano tuttavia delle tracce di conflittualità. La paga di un minatore nel 1936 era di 1,60 lire al giorno, aumentata a 2,40 lire quattro anni dopo

2. Si avvertì la presenza sindacale ed un conflitto organizzato solo, com’è ovvio, a partire dalla fine degli anni quaranta. In quel primo decennio del dopoguerra si registrarono lunghi e ripetuti conflitti determinati da richieste di aumenti salariali (mensilmente un minatore percepiva poco più di 30.000 lire) e dal mancato rispetto degli accordi precedentemente sottoscritti dalla direzione.

Il sindacato pure presente nelle miniere, era però molto debole; c’erano fenomeni di repressione anti-operaia, acutizzate da un padronato piuttosto ferreo, e soprattutto perdurarono condizioni contrattuali precarie e inaffidabili. I nodi rivendicativi degli anni ‘50 riguardavano sostanzialmente gli aumenti salariali, in particolare la questione del premio di produzione e il rispetto degli accordi. Il salario di un minatore nel 1949 andava dalle trenta alle trentasettemila lire mensili: molto meno di quello che guadagnava un operaio del fondovalle. I salari furono mantenuti costantemente bassi fino a tutti gli anni ‘50 perchè da un lato la T&G aveva il monopolio dell’occupazione in Valle, dall’altro il lavoro in miniera fu, fin dal suo esordio un’integrazione al lavoro agricolo, e dunque, non costituiva l’unica fonte di reddito, per quanto quello agricolo fosse un reddito di sopravvivenza o poco più.

  (...) "NELLA MINIERA è TUTTO UN BAGLIOR DI FIAMME,

PIANGONO BIMBI, SPOSE, SORELLE E MAMME

MA UN TRATTO IL MINATOR DAL VOLTO BRUNO

DICE AI SOCCORSI: SE TITUBATE OGNUNO,

IO SOLO ANDRO' LAGGIU' CHE NON HO NESSUNO.

E NELLA NOTTE UN GRIDO SOLEVA I CUORI

MAMME SON SALVI TORNANO I MINATORI.

MANCA SOLTANTO QUELLO DAL VOLTO BRUNO,

MA PER SALVARE LUI NON C'E' NESSUNO.

VA L'EMIGRANTE OGNOR CON LA SUA CHIMERA

LASCIA LA VECCHIA MAMMA E IL SUO CASOLAR

E SPESSO LA SUA VITA NELLA MINIERA.

("MINIERA- CANZONE POPOLARE"

3.anni 60

Negli anni ‘60 crebbe l’organizzazione dei lavoratori, mentre la loro forza contrattuale, soprattutto in tema di difesa dei posti di lavoro, restò bassa.

La Val Germanasca fu teatro di lunghe lotte per il rispetto dei contratti e la difesa dei posti di lavoro, intorno ad esse si formarono schieramenti, si sviluppò solidarietà, ed il tutto ebbe una grande risonanza sui giornali locali.

Si cominciò nel ‘1966: l’agitazione prese le mosse dalla mancata assegnazione del premio di produzione. La prima risposta dei minatori fu una lotta articolata: due ore per turno di astensione dal lavoro, in attesa di un incontro al Ministero del Lavoro in cui i Sindacati chiedevano la revoca della concessione della Miniera alla Società T&G. Era il 13 gennaio 1966: l’incontro fallì e i minatori occuparono la miniera. La Direzione spense il sistema di ventilazione e interruppe l’energia elettrica. La commissione Interna organizzò i due turni del presidio, uno di giorno e uno di notte:

Resistettero, e non solo in miniera: infatti scesero, a fine gennaio, a presidiare anche il Malanaggio e S.Sebastiano. Si accamparono di fronte agli autotreni inviati a prelevare il talco, ci furono alcuni arresti . Seguì una marcia dimostrativa e silenziosa il 9 febbraio 1966: i minatori trovarono la sede chiusa e i Carabinieri ad aspettarli. Essi non erano però soli; molte forze sociali, politiche ed ecclesiastiche appoggiarono la lotta: Parlamentari , Consiglio di Valle, Chiesa Cattolica e Valdese espressero la loro solidarietà. Il 17 febbraio 1966 fu siglato l’accordo: riproporzionamento del premio di produzione, rivalutazione dell’incentivo giornaliero, definizione del premio derivante dall’accordo del 1962 e pagamento degli arretrati. "Quell’anno i soldi ce li hanno dati" ha detto un protagonista, ma... non trascorse neppure un anno che la lotta ricominciò: questa volta erano in gioco 280 posti di lavoro (in un primo momento la Direzione propose di scambiare il licenziamento in massa con la non-applicazione dell’accordo del 1966!) Partirono le prime 100 lettere di licenziamento ai primi di marzo ed iniziò così una nuova occupazione che durò quasi due mesi. La situazione era difficile (era passato a malapena un anno dall’ultima occupazione) e la tensione calò nel momento in cui furono resi noti i nomi dei licenziati . Dopo due mesi di occupazione la vertenza si chiuse tragicamente il 24 aprile 1967 con 140 licenziati.

Furono dunque anni di grandi conflitti, con esiti di accordi contrastanti: positivo quello del 1963, negativo quello del ‘67. Questi avvenimenti possono essere spiegati, ancora una volta, con l’intervento della variabile tecnologica:; infatti la ristrutturazione tecnologica avviata alla fine degli anni ‘50 provocò un aumento di produzione e contemporaneamente l’esubero della forza-lavoro. Così nel ‘63 gli aumenti furono concessi anche perché la produzione era raddoppiata, ma subito dopo arrivò lo spettro dei licenziamenti. Il 1967 è l’altra faccia della medaglia della ristrutturazione tecnologica: pale meccaniche, perforatrici con sostegni, chiusura degli imbocchi meno produttivi avevano di nuovo reso superflui molti minatori, come d’altronde era avvenuto in una fase precedente, in seguito all’introduzione delle perforatrici a secco.

·  Seguì un periodo di relativa calma, di contratti nazionali buoni e di accordi aziendali ancor più favorevoli in cui si effettuarono forme di lotta articolata, di breve durata.

 

L'America era allora per me provincia dolce, mondo di pace

perduto un paradiso, malinconia sottile, nevrosi lenta

e Gunga-Din e Ringo, gli eroi di Casablanca e Fort Apache

un sogno lungo il suono continuo ed ossessivo che fa il Limentra

Non so come la vide quando la nave offrì New York vicino

dei grattacieli bosco, città di feci e strade, urla, castelli!

L'inglese un suono strano che lo feriva al cuore come un coltello

e fu lavoro e sangue, e fu fatica eguale mattino e sera

per anni la prigione, di birra e di puttane, di giorni duri,

di negri ed irlandesi, polacchi ed italiani, nella miniera

polvere d'antracite, in Pennsylvania, Arkansas, Texas, Missouri (...)

"Amerigo" di Francesco Guccini

4.70-80

Negli anni ‘70-‘80 gli obiettivi riguardavano tanto l’ambiente e le qualifiche, quanto la solidarietà con altri lavoratori e la dimensione salariale. Infatti, fin dal 1977 ci furono buoni risultati sul fronte dell’ambiente di lavoro: Enti specializzati potevano rilevare dati ambientali in miniera, il sistema di ventilazione e tutte le attrezzature furono revisionate. Grandi discussioni si svilupparono nel ‘79 intorno alla ‘ripiena cementata’, ritenuta nociva dai minatori nella fase di essiccatura del cemento. Essi chiedevano l’attesa di otto giorni nei cantieri adiacenti alle ripiene appena effettuate.

Trentasei giorni di sciopero articolato furono il prezzo di una vertenza aziendale dell’aprile 1980 che aveva come obiettivi( raggiunti) lo slittamento in avanti di una categoria per tutti i minatori, e l’istituzione della mensa. Si trattò di due conquiste significative.

La solidarietà con altri lavoratori si manifestò in concomitanza con la chiusura dell’Isolantite (1984).

La formula delle lotte articolate risultò valida solo fino alla metà degli anni ottanta quando l’Azienda poté mettere in libertà i lavoratori che partecipavano a questo tipo di sciopero. Fu un trauma per il sindacato e per i minatori non si sono ancora trovate forme di lotta altrettanto valide. Sempre più forti diventarono invece tre parole d’ordine aziendali: produttività, ristrutturazione e mobilità. Il 1360, l’imbocco che si aprì nel 1984 fu la rappresentazione emblematica di queste tre parole d’ordine. A qualche mese dall’inizio della galleria di accesso l’Azienda diede in appalto i lavori di minaggio in roccia ad una Ditta esterna, avanzando presso il Consiglio di Fabbrica e i Sindacati, ragioni legate al mancato rispetto dei tempi e dei costi previsti. La Ditta appaltatrice usava tecnologie nuove ( pale più grandi ed una diversa organizzazione del lavoro ( tre turni ); in seguito tali modifiche sono state applicate anche dall’Azienda in parecchi altri cantieri.

Il sistema dell’appalto sarà ripetuto per tutte le gallerie di accesso al 1360: la rampa del 1440 (terminata nel ‘94) e la galleria che da Pomeifré entra per due chilometri nella montagna verso Rodoretto in direzione dei fori sonda (iniziata nel 1995).

Relativamente agli anni ‘80 possiamo ancora citare l’accordo sulla mobilità che risaliva al ‘77 e riguardava in un primo momento soprattutto gli stabilimenti, ma venne ad un certo punto applicato anche al sottosuolo.

Finiti gli scioperi orari, fin dai primi anni novanta si ripresero gli scioperi per l’intera giornata. Intanto dal ’90 la talco e GRAFITE ERA STATA RILEVATA DALLA Talc du luzenac francese (a sua volta parte della Rio TintoZinC).

" Ha già passato cento notti alla tua porta sotto la neve

ha già bussato cento volte e  ancora non vieni ad aprire

chi canterà quella canzone nuova al tuo passare

chi canterà quella canzone, lo chiamerai amore.

C'è un pozzo di desideri pieno di terra

diamanti seppelliti nella miniera

ci sono dodici rose rossoporporine

che fanno corona, corona di spine.

Io canterò quella canzone nuova al tuo balcone

se canterò quella canzone, chiamami amore.

("Cento volte". M: Bubola)

5. anni Novanta

La gestione Luzenac comincia nel 1990. A quella data gli addetti dell’azienda erano 292 così divisi: miniera 163, stabilimenti 78, centrali elettriche 11, sede 30-

Si avviò la nuova ristrutturazione richiesta dalla proprietà. In base al piano di risanamento, necessario per riportare in attivo la gestione della miniera, dovevano essere espulsi con prepensionamenti ed incentivi altri dipendenti ed erano in atto modifiche profonde nell'organizzazione del lavoro in tutti gli impianti. Fu introdotta l'informatica negli uffici e nell'elaborazione dei dati geologici, vennero introdotte le pale diesel, sempre di maggiori dimensioni, si chiusero molti piccoli cantieri concentrando la coltivazione in pochi grandi aree. La produzione rimaneva costante nonostante il calo di personale con un conseguente aumento della produttività; allo sforzo manuale dei vecchi sistemi di coltivazione si sostituì la fatica della guida dei nuovi mezzi e vennero nuovi rischi. Perciò fu attivata una campagna sulla sicurezza in quanto la miniera la Fontane era quella con più infortuni di tutto il gruppo.

Gli obiettivi perseguiti dal sindacato erano in parte generali ( per esempio gli scioperi contro la riforma delle pensioni) ed in parte aziendali. Quelli aziendali erano di vari tipi:

Nell’aprile ’96 la firma del contratto nazionale (dopo 8 anni)

Cresceva intanto la crisi di rappresentanza del sindacato, in special modo in concomitanza con l’accordo sulle pensioni nel ‘95: i minatori scioperarono e scesero a Pinerolo in manifestazione, fischiando sotto le sedi sindacali (il voto sull’accordo delle pensioni diede in miniera i seguenti risultati: 63 no, 4 si). Una delle conseguenze fu l’adesione di una quindicina di minatori alla nuova associazione ALP ( Associazione Lavoratori Pinerolesi).

Nel 1996 riprende lentamente il turnover,

Il 21 ottobre 97 l’azienda consegna il programma di lavori in miniera dal 98 al 2001: nel ‘99 è prevista la fine di "Crosetto 1", 24 minatori vanno a Rodoretto, nel 2000 la fine di "Crosetto 2", 14 minatori si trasferiscono. Questi tempi saranno vistosamente ridimensionati. L’appalto dovrebbe coltivare il primo livello per un anno, dopo aver fatto lavori preparatori. Prevista l’assunzione di sei minatori con contratto a termine di due anni.

A febbraio 98 la direzione per la revisione del progetto Rodoretto vuole ridurre i costi fra l’altro vorrebbe espellere una decina di operai non più pienamente idonei alla produzione, precisando che se si rifiuta la riorganizzazione proposta procederà unilateralmente a licenziare. Altrimenti si limita ad alcuni trasferimenti( in parte già avvenuti) assumerà due operai per l'interno miniera e "incoraggerà" altri a uscire (mobilità, invalidità, nuovi posti di lavoro del museo della miniera ecc.). Il 3 marzo comincia lo sciopero che dura alcuni giorni costringendo la direzione a fare un passo indietro.

Da marzo 1999, con la ricerca di nuovo personale da inserire in miniera e vista la cronica mancanza (secondo la Luzenac Val Chisone) di soggetti residenti in valle, si è cominciato a vedere tra di noi una nuova forza lavoro extracomunitaria. Sono giunti fin qui 4 marocchini, 2 tunisini e 1 rumeno. Ora ci si aspetta la calata della comitiva di Polacchi. 

 (aprile 2001) Con il mese di febbraio la Luzenac ha assunto con contratto a termine di un anno 12 polacchi.

Questi sono giunti proprio nella settimana in cui i minatori incominciavano lo sciopero per la mancata conferma di un giovane in contratto formazione lavoro e contro la linea aziendale sulla miniera.

Inizialmente i punti interrogativi erano tanti fra i minatori (ed alcuni rimangono tuttora) su queste assunzioni da parte della Direzione .Del gruppo di 12 uno è stato rimandato in Polonia per motivi di salute. Assunti con la qualifica di operai all’8° livello.

Le canzoni dei migranti parlANO DI TRAGEDIE ASSURDE COME NEL '56 LA MORTE NELLE MINIERE

DI MARCINELLE IN BELGIO O DI QUANDO UN GHIACCIAIO DELLE ALPI SVIZZERE SI ROVESCIO' SUI CANTIERI

ALLESTITI PER LA COSTRUZIONE DI UNA DIGA.

"Se vuoi veder l'inferno, amico mio,

vieni con me che ti ci porto io,

si chiama Mattmark e Marcinelle"

COSI' APRIVA LA "BALLATA DI ATTILIO". lA TRAGEDIA DI MARCINELLE VENNE CANTATA ANCHE DA OTELLO PROFAZIO NE "LU TRENU DE LU SOLI"-1963

 

6. I polacchi

I polacchi erano impiegati già nell’ultimo periodo delle miniere di grafite. La maggioranza in miniera è ancora costituita da minatori locali. I minatori locali più anziani hanno una ventina d’anni di anzianità. Non si sa cosa intende fare la direzione, certo coi pensionamenti, e trasferimenti, senza forzare la mano , fra poco i rapporti si ribalteranno a favore dei polacchi che sono più ricattabili, anche se non ci sembra facile in miniera violare i regolamenti minerari. E’ prevedibile che allora come organizzazione sindacale cambierebbe tutto.

La Direzione giustifica il ricorso ai polacchi con la mancanza di manodopera locale – ma risulta che domande di lavoro da parte di giovani della valle continuano ad esserci.

. I polacchi abituati alle loro miniere qui si trovano bene, sia per i ritmi richiesti finora sia per le paghe. Sono da quel che capiamo operai di una specie di agenzie interinali internazionali, quindi ampiamente ricattabili. Stanno meglio che in Polonia come lavoro e hanno il vantaggio economico salariale rispetto all’Est. Inoltre pare lavorino fuori orario in vario modo, all’esterno della miniera. Sono stati assunti di 7° livello, ora sono di 6°, tolto il ‘capo-portavoce’ che è di 5°.In Polonia avevano paghe da 800mila il mese. In Polonia fino a dieci anni fa se non lavoravi la domenica ti mandavano la polizia in casa. I polacchi sono sotto il controllo a distanza delle agenzie polacche che li hanno inviati in Luzenac. Non sembrano tenere più di tanto a orari più intensivi, ma certo si piegano di più a richieste della ditta, vedi episodi di orari irregolari denunciati recentemente dal sindacato.

Anche sulla sicurezza i polacchi sono disinvolti, quando diventassero la maggioranza della forza lavoro ci si può attendere che non farebbero nemmeno le osservazioni che i minatori locali oggi rivolgono alla direzione, e tanto meno sembra possibile che arrivino a esprimere dei delegati combattivi, sarebbe però una sorpresa positiva. Continuando nella sostituzione di personale locale e sindacalizzato tutto l’apparato della sicurezza forse continuerà ad esistere, se la miniera resta in gestione alla Luzenac, ma temiamo sarà solo una facciata mentre la realtà quotidiana sarà un’altra, peggio di oggi. Si ritornerà indietro.

NOta- Sulla sicurezza la Luzenac e la Rio Tinto Minerals Val Chisone poi hanno dimostrato di fare sul serio, anche per il ridotto numero di minatori e le nuove caratteristiche della miniera di Rodoretto.

(...) Ora c'è una miniera che ci danno mille lire per andare giù.

Quando usciamo inciampiamo nelle stelle,

perchè le stelle quasi non le vediamo più.

Menomale che c'è sempre qualcuno che canta

e la tristezza ce la fa passare

se no questa vita sarebbe come una barchetta in mezzo al mare.

dove tra la ragazza e la miniera apparentemente non c'è confine,

dove la vita è un lavoro a cottimo

e il cuore un cespuglio di spine.

(La ragazza e la miniera- Francesco De Gregori)

7. il duemila

Da un volantino 2001

 ANCHE IN MINIERA SI LOTTA CONTRO L’ABUSO DI FLESSIBILITA’

MA DIETRO L’ANGOLO CI STANNO MINACCE PIU’ GRANDI.

I lavoratori della miniera ''Luzenac Val Chisone'' sono in sciopero continuato da martedì 6 febbraio contro la decisione della Direzione aziendale di licenziare (non conferma del contratto di formazione lavoro) il lavoratore Maccario Andrea e di non confermare l'assunzione successiva degli altri lavoratori con contratto di formazione lavoro. Contemporaneamente l'azienda ha assunto pochi giorni prima altri 12 lavoratori polacchi con contratto a termine di 12 mesi. Questo è solo l’ultimo snodo di una vicenda più complessa.

*Così scrivono la Fulc e le RSU in un comunicato dell’8/2/2001.

<<Contro l'ennesima provocazione dell'azienda i lavoratori continueranno lo sciopero fino a quando la Direzione aziendale non procederà alla conferma del lavoratore licenziato e darà garanzie sulla conferma degli altri lavoratori in C.F.L.

La Direzione aziendale ha dato la disponibilità alla riassunzione del lavoratore a condizione che i minatori accettino di modificare la turnazione degli orari di lavoro rendendo pienamente lavorativa la giornata del Sabato.

I minatori non intendono subire il ricatto dell'azienda ed hanno subordinato la loro disponibilità al confronto sugli orari di lavoro soltanto dopo la riassunzione del lavoratore.

I minatori della Luzenac da tempo hanno denunziato le gravi carenze ed inefficienze nella gestione della miniera e ritengono grave e contraddittoria la decisione di non confermare del personale locale (minatori giovani e preparati professionalmente) ed assumere contemporaneamente lavoratori stranieri che necessitano comunque di formazione e addestramento in collaborazione con tutti gli altri lavoratori.>>*

Alcune considerazioni alp:

In questa occasione il sindacato di base ALP/Cub aveva proposto di organizzare uno sciopero di valle ma la situazione non è stata ritenuta drammatica dal sindacato confederale che pur dicendosi disposto allo sciopero attendeva un previsto incontro in Regione.

Anche oggi ALP/Cub propone di indire un’assemblea intercategoriale dei delegati perché il tema in questione riguarda aziende di tutta la valle, per non parlare di quanto sta succedendo in Fiat con le lotte di questi giorni . Ancora una volta la Fulc dice che la situazione non è drammatica, che bisogna affrontare in azienda i problemi. E di fronte alla replica che bisogna intervenire in tempo e generalizzare la resistenza difende la linea sindacale di questi anni che ha subito quasi passivamente con la concertazione e la moderazione il taglio dei salari e la deregulation del mondo del lavoro.

La Luzenac si sta attrezzando e muovendo in modo da poter anche fare a meno della miniera e potrebbe farlo in vario modo, o riducendone l’attività per un periodo o cedendo a terzi la coltivazione e limitandosi a comperare il talco estratto. Nello stabilimento (di cui non si sa il futuro) viene lavorato da tempo talco proveniente da altre miniere della multinazionale ( Sardegna, Francia )e quindi i lavoratori dello stabilimento hanno conservato intatti i loro salari mentre in miniera si è perso sul premio di produzione per motivi che non dipendono dai minatori.

4)La direzione ha convocato al quarto giorno di sciopero cdf e sindacato ed ha ripetuto le sue posizioni rincarando la dose. Il sindacato ha risposto che la decisione sulla lotta spetta ai minatori che si riuniranno in una nuova assemblea Lunedì 12 febbraio.

·  ·  ·  ·  comunicato Alp/Cub 9/02/2001 tel.0121 321729  

 

La direzione il 9 emette un comunicato in 8 punti, inviato anche ai Sindaci in cui dice di aver fatto la sua parte predisponendo macchinari e personale, chiede l'applicazione del contratto sugli orari rimasto da firmare nel 2000 e si dice disposta a riassumere il licenziato e a confermare gli altri se meritevoli.

Rifiuta il 'ricatto' sindacale di ritirare prima il licenziamento e confermare i contratti in corso e minaccia di mettere in atto il piano di chiusura se non si cerca l'accordo. Conclude che ora non metterà in CIG a zero ore stabilimento e sede dal 12 febbraio come aveva minacciato in trattativa, in segno di buona volontà.

La sera del 9 la direzione organizza un tamtam invitando le maestranze di Malanaggio ad andare all'assemblea sindacale di Perosa -convocata per i minatori e lavoratori in lotta.

Lunedì 12 alle 10 si presentano così per partecipare all'assemblea a Perosa vari lavoratori del Malanaggio ma gli viene detto che le assemblee per loro sono quelle gia decise con comunicati sindacali per lo stesso giorno dalle13 alle 14 e dalle 14 alle 15 e dalle 22 alle 23.

L'assemblea di Perosa organizza le prossime iniziative di lotta, con l'obiettivo immediato di un attivo intercategoriale dei delegati per sostenere i minatori nella vertenza.

Le assemblee di Malanaggio non danno una indicazione precisa di adesione allo sciopero e si decide di trasformare lo sciopero in stabilimento in lotta articolata e quindi si fissano due uscite anticipate per il martedì e il giovedì ( nonostante questo gesto lo sciopero il 13 è fatto da pochissimi). L'increscioso fatto del mattino a Perosa è interpretato da molti non come una iniziativa antinsindacale della direzione in cui si è cascati , ma come un dispetto fatto dai minatori ai loro compagni dello stabilimento che 'volevano ascoltare le loro ragioni'. Infine si apprenderà in una trattativa successiva che l'azienda sostiene di essere stata informata che l'assemblea era aperta a tutti e quindi di aver solo favorito la partecipazione... (!)

Nel frattempo i minatori continuano a essere fermi nella lotta a oltranza.

Il 13 la direzione chiede un incontro. E' presente un dirigente della multinazionale che dichiara che la situazione è grave e poi riparte per la Francia, lasciando pieni poteri all'ammministratore delegato ing. Salina che alla fine concede una apertura : ora la direzione è disponibile a ritirare il licenziamento e a impegnarsi a confermare un altro contratto di formazione lavoro in scadenza a fine mese, un terzo non sarà confermato per mancanze varie.

IL 14 mattina assemblea dei minatori che accettano di fermare lo sciopero se l'azienda firma quanto promesso. Nel pomeriggio nuovo incontro con la direzione che vuole una garanzia che si tratterà sul sabato lavorativo. Si firma soltanto un impegno reciproco a trattare sugli orari e sui premi di produzione, l'azienda conferma i due contratti di formazione lavoro.

Il 15 riprende il lavoro in miniera e nel pomeriggio inizia la trattativa. E' presente un funzionario dell'Unione Industriale. L'azienda chiede subito al sindacato di firmare un documento ma il sindacato e le RSU chiedono una trattativa vera. La direzione invece comunica che vuole oltre al sabato lavorativo mano libera sulla squadra di polacchi " che vogliono guadagnare e devono essere lasciati liberi di lavorare come e quanto vogliono". La trattativa viene aggiornata.

La direzione emette il 16 un comunicato in cui non accenna alle sue intenzioni sui polacchi e dice che ha fatto tutto quanto richiesto e rivendica il proprio diritto/ dovere di operare le proprie scelte organizzative, chiedendo di concludere sull'orario su sei giorni.

Martedì 20 si è tenuto a Pinerolo un attivo dei delegati di tutte le categorie sulla vertenza Luzenac. Era una precisa richiesta di ALP che comincia a marciare.

vedi comunicato

Il 27 si è svolta l'assemblea in miniera per valutare la situazione e in seguito è iniziata la trattativa con una proposta emersa dall'assemblea sui turni sabato-domenica che l'azienda si è riservata di esaminare.

Nelle prime settimane di marzo si è iniziato a lavorare il sabato mattina con le tariffe del vecchio accordo sui sabati e riposo compensativo, in attesa di raggiungere un accordo definitivo.

Le trattative sono proseguite fino a concludersi il 27 aprile con la firma di un accordo che prevede:

1) 5 turni mensili di lavoro sul sabato ( quattro sabati mattina ed uno eventuale al pomeriggio)- con riposo compensativo a scorrimento e maggiorazione di 130.000 per miniera e 105.000 per cernita e manutenzione. Inoltre modifiche al pagamento della notte.

2)calendario ferie 2001 con ferie collettive a scorrimento

3) definito l'organico attuale in sottosuolo a 40 persone

4) premio di risultato 2001 per coltivazione : -alle precedenti £100.000 mensili fisse e alle 3000 giornaliere x ogni tonnellata che superi le 80Ton di produzione- si aggiunge un premio di presenza individuale che prevede con lo stesso meccanismo altre 3000 però indicizzate in base alla presenza ( cioè lire 3000 con il 5% di assenze = un giorno al mese in mutua, lire 0 con il 10%).

5) il premio annuo di produzione oltre la parte fissa precedente di 1.200.0000 per la variabile prevede con 27.000 ton £100.000 che salgono fino a 500.000 con 35.000 Ton di talco estratto . .

6) il premio annuo variabile sulla sicurezza è aumentato a 400.000 ( era 300.000)

7) impegno sull'ambiente di lavoro / si prevede l'applicazione prossima del divieto di fumo e alcool

8) validità biennale del contratto con verifiche semestrali per aggiustamenti

9)disponibilità ad esaminare la necessità di procedura per messa in mobilità di alcuni dipendenti.

Gli addetti totali della miniera nel 2001 solo un terzo, circa una sessantina. I metodi di coltivazione del talco sono rimasti gli stessi anche se la Luzenac ristrutturando ha chiuso nel ’90 i piccoli cantieri, ha introdotto i grandi cantieri ‘in batteria’(la giornata lavorativa prevedeva lavori vari su più cantieri paralleli) , in modo da aumentare la produttività e ridurre tempi morti, e il personale. I cantieri in batteria non erano generalizzati. Dipendeva da zona a zona. In questi si usava un team di tre minatori. Per ora a Rodoretto si lavora all’antica con una coppia, in genere fissa, su singoli cantieri . I cantieri aperti sono due a Nord e uno a Sud. Oggi si lavora su tre turni a rotazione.

nel 2006 in miniera ci sono 47 lavoratori (di cui 21 polacchi e 1 rumeno, ai mulini 27, in sede 13,

tot. 87

l'annuncio sull'Eco del Chisone per i 100 anni della Talco&Grafite Val Chisone

Incontro con Stefano D'Orazio, ad della Rio Tinto-Luzenac (ex-Talco & Grafite)
«Il bianco delle Alpi ancora talco unico»
Il futuro dell'azienda alla vigilia dei festeggiamenti per i cento anni dell'azienda
Si stanno vivendo giorni di vera trepidazione nella palazzina degli uffici amministrativi della "Rio Tinto Minerals-Luzenac", caratterizzata dall'originale torre di stile mediovale posta a poca distanza dallo storico stabilimento del Malanaggio, nel Comune di Porte. Trepidazione per l'imminente appuntamento con i festeggiamenti nei cento anni di vita dell'azienda che dal 1907 estrae e vende il talco delle Valli Chisone e Germanasca. La nascita di quella che originariamente si chiamava "Talco & Grafite Spa" coincise con il passaggio all'era industriale nell'estrazione del delicato e prezioso minerale bianco, fino ad allora affidata a piccole imprese artigiane. Poi, con l'arrivo dei francesi negli Anni '80, la "Talco & Grafite" assunse il nome "Luzenac", nome che ha conservato nel recente passaggio all'attuale proprietà, la "Rio Tinto", multinazionale con sede in Gran Bretagna.

La piccola brochure che i vertici dell'azienda hanno deciso di inviare a tutte le famiglie della valle per ricordare e condividere con loro l'avvenimento riporta in copertina una frase che probabilmente vuole suonare rassicurante sul futuro delle miniere: "Una storia che continua". Ed è proprio da questa affermazione che abbiamo voluto partire incontrando l'amministratore delegato della "Rio Tinto minerals-Luzenac Val Chisone Spa", Stefano D'Orazio.

Di recente, infatti, il sindacato ha manifestato rispetto alla Luzenac una certa preoccupazione sul futuro dell'azienda, che oggi occupa una novantina di lavoratori tra minatori e amministrativi ed estrae 30mila tonnellate di talco l'anno.

Dott. D'Orazio, la storia della Luzenac davvero è destinata a continuare? «Non ci sono dubbi. il Gruppo Rio Tinto ritiene la produzione del talco piemontese, grazie alla sua alta qualità, strategica per la sua attività di fornitura a scopi farmaceutici e cosmetici, anche se devo ricordare che la sua utilizzazione spazia anche nei settori della carta, ceramiche, plastica, agricoltura e altri ancora».

Come al solito però si teme la concorrenza cinese. «È vero, la Cina dispone di talco di buona qualità, ma per fortuna i costi di trasporto incidono in modo tale da non renderne conveniente l'importazione».

Il sindacato teme anche che talco di minore qualità possa essere nobilitato grazie a opportune raffinazioni chimiche. «Il talco, soprattutto negli usi destinati alla cosmetica e alla farmaceutica, non deve aver subito manipolazioni chimiche, il mio Gruppo almeno la pensa così».
L'articolo prosegue nell'edizione in edicola

Alberto Maranetto

 

pagine sulla miniera su La stampa 22/9/07 VIaggio nei cunicoli della val Germanasca - la stampa 22.9.07 -pdf  (articolo con inesattezze ed omissioni) vedi '50 nuovi assunti' nel 1999- confronta estratto storia LVC e  archivio miniere