Miniere illegali, cianuro e l'invenzione d'oro
Marinella Correggia- il manifesto 31.1.08

Amara ironia della distruzione ambientale. Per molti anni, in Ghana i gruppi ambientalisti hanno accusato le compagnie minerarie di provocare inquinamento e danni alla natura. Adesso, sembra che i coltivatori delle aree agricole devastate dalle attività estrattive non vedano altra strada che darsi alle miniere, in modo illegale oltretutto. Un caso da manuale.
Il Ghana è un grande produttore di oro; nel 2006 si trovava al decimo posto al mondo per volume. Non per niente il suo nome coloniale fu Côte d'Or, abbandonato nel 1957 quando il paese diventò indipendente sotto la guida di Kwame Nkrumah. Di recente sono state aperte nuove miniere, come la Chirano Gold Mines e la Newmont Ghana Bold, che hanno compensato il declino di miniere storiche.
È soprattutto nel campo aurifero che si scatenano, in tutto il mondo, i minatori illegali, riducendo anche le entrate pubbliche a titolo di royalties. In Ghana però almeno alcuni fra i minatori illegali hanno un'origine particolare. Sono contadini rovinati. Intorno alla città mineraria di Obuasi, ad esempio, gli agricoltori da tempo denunciano una riduzione dei raccolti a causa del degrado dei suoli dovuto probabilmente al cianuro usato nelle operazioni estrattive da oltre cento anni. Il direttore dell'Agenzia governativa per la protezione dell'ambiente nega: le compagnie minerarie manterrebbero buone pratiche ambientali, avendo aderito all'Iso 14001 e avendo firmato il codice volontario di comportamento internazionale in materia di uso del cianuro, sviluppato fra gli altri dal Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (Unep). Troppo tardi, il danno si è accumulato, dicono gli agricoltori. Che si sono messi a «scavare».
Il 4 gennaio scorso 37 minatori regolari hanno rischiato di morire, intrappolati per 9 ore nella miniera della compagnia sudafricana Anglogold Ashanti, a Obuasi. Il fatto è che i tentativi dei minatori illegali avevano danneggiato il funzionamento dei cavi elettrici che alimentano i pozzi di ventilazione. Il vicepresidente della compagnia mineraria - la maggiore datrice di lavoro del distretto - ha minacciato di chiudere la miniera, perché ultimamente la produzione è calata di oltre il 10% rispetto agli obiettivi, a causa appunto dei prelievi illegali. Secondo i dati della Ghana Chambers of Mines la vendita di oro, diamanti, bauxite e manganese durante la seconda metà del 2007 è ammontata a oltre 422 milioni di dollari, circa il 7 per cento in meno rispetto al semestre precedente. Sono aumentati invece gli incassi relativi al solo comparto dei diamanti. L'estrazione illegale di oro si è diffusa da Obuasi, al centro del paese, verso la parte occidentale, nell'area chiamata Twifu-Hemang. Con ripercussioni davvero gravi. L'amministrazione locale di Cape Coast ha dovuto interrompere i lavori di costruzione di un acquedotto perché il fiume Pra, la maggiore fonte di approvvigionamento idrico dell'infrastruttura, era stata pesantemente inquinata dalle sostanze chimiche usate dai minatori clandestini.
Adesso la situazione è davvero complicata, anche per gli ambientalisti. Per anni hanno lottato per i diritti delle popolazioni contro le imprese minerarie, ma i minatori illegali - avversari di queste ultime - in fondo fanno ancora più danno.
Morale della favola: la riduzione delle attività minerarie si impone ovunque come norma di sostenibilità. Ma intanto dall'Università autonoma di Città del Messico la scoperta di un metodo di estrazione dell'oro e dell'argento che evita il cianuro, sostituendolo con un reattore elettrochimico utilizzante thyourea, economico e che non genera rifiuti tossici. La thyourea, la cui ossidazione è controllata con l'elettricità, entra in azione a contatto con il materiale sabbioso o roccioso e fa precipitare l'oro e l'argento. Si può riusare infinite volte. Simili reattori saranno finalmente adottati da una compagnia mineraria a partire dal 2010. Un altro beneficio dell'invenzione è che il brevetto è detenuto da un istituto di ricerca pubblico.

 

 
 
 
 
Perù: minatore peruviano morto in scontri con la polizia
 
200 poliziotti della Dirección de Operaciones Especiales (DIROES) attaccano i
minatori

Un minatore peruviano è morto e altri cinque sono rimasti feriti in scontri avvenuti
nelle ultime ore vicino alla miniera d'oro Marsa, che si trova nella regione di La
Libertad (distretto di Pataz), a circa 570 chilometri a nord di Lima. Lo ha reso noto
il presidente della Federazione mineraria del Perù, Luis Castillo. Il leader
sindacale ha sostenuto che gli incidenti sono stati causati da 'una provocazione'
della polizia e che un secondo minatore, pure colpito da un proiettile, 'si trova in
punto di morte'. Il governo non ha ancora commentato l'accaduto. La mobilitazione dei
minatori della Marsa è cominciata il 30 giugno contro la politica economica e sociale
del governo.
la miniera è chiusa da 13 giorni per protesta.

13 luglio 08
 

Kazakistan

Esplosione in una miniera di carbone dell'ArcelorMittal: 7 morti e 23 «dispersi»- 12.1.08

La catena delle stragi di minatori è proseguita ieri in Kazakistan. Sette morti e 23 «dispersi» per un' esplosione nella miniera di carbone Abaiskaya. Da lì ArcelorMittal, il gigante mondiale della siderurgia, ricava il carbone che alimenta la vicina acciaieria di Termirtau, una delle più grandi ai tempi dell'Unione sovietica, l'unica rimasta attiva in Kazakistan.
Un'esplosione alle 9,30 di ieri mattina, in un pozzo dove stavano lavorando 190 minatori. Poi le fiamme, che hanno reso difficili i soccorsi e, probabilmente, vani i tentativi di portare in salvo i 23 lavoratori che mancano all'appello. Lakshmi Mittal, il tycoon indiano che ha fondato il gruppo e lo presiede, ha dichiarato che «tutti gli sforzi saranno fatti per salvare i dispersi». La sicurezza dei lavoratori, ha aggiunto, «è la nostra priorità. Abbiamo fatto significativi investimenti per migliorare la sicurezza nelle nostre miniere in Kazakistan». E altri 500 milioni di dollari sono già stati stanziati per aumentare l'estrazione di carbone nel paese centro asiatico.
Un vicino precedente smentisce il padrone indiano. Nel 2006, nella stessa regione, un'analoga esplosione nella miniera Lenin (sic) dell'ArcelorMittal fece 43 morti. Un portavoce del gruppo ha assicurato che l'esplosione non avrà conseguenze sulla produzione a Termirtau. «Abbiamo scorte di carbone più che sufficienti».

 

 

 

 

L'incidente nel bacino carbonifero di Donetsk già teatro di altre tragedie sul lavoro
In galleria lavorano complessivamente 457 operai. 40 le squadre di soccorso

Ucraina, esplosione in miniera
Sessantanove morti e 31 dispersi


<B>Ucraina, esplosione in miniera<br>Sessantanove morti e 31 dispersi</B>

Squadre di soccorritori
sul luogo della tragedia

DONETSK (Ucraina) - Sessantanove minatori morti e 31 dispersi: questo l'ultimo bilancio di un'esplosione di grisù avvenuta in una miniera di carbone di Donetsk, nell'Ucraina orientale.

L'esplosione, della quale non si conoscono ancora le cause, si è prodotta nella miniera Zasyadko, a una profondità di circa 1000 metri poco dopo le 3 ora locale (le 2 in Italia), nel bacino carbonifero di Donetsk che produce fra le 8.000 e le 10.000 tonnellate di carbone al giorno, già in passato teatro di incidenti mortali che hanno provocato decine di vittime.

Secondo la Commissione per la sicurezza sul lavoro, l'esplosione di metano ha sorpreso nelle gallerie 457 minatori. Sono state mobilitate 21 équipe di medici e 40 squadre di soccorso ma il denso fumo che ha riempito le gallerie ha reso difficili le operazioni.

Il grisù - gas infiammabile, composto di metano che si libera dalle miniere - potrebbe essere esploso perché, mescolato all'aria, è venuto a contatto con una fiamma o di una scintilla.

( 18 novembre 2007 )

 

 

Kiev, 19 nov. (Adnkronos/Xin) - E' stato aggiornato a 80 morti e 20 minatori dispersi il bilancio dell'esplosione nella miniera di carbone di Donetsk, secondo quanto riferito dal vice primo ministro ucraino Andry Kliuev. Secondo Kliuev, che e' a capo della commissione governativa di indagine sul grave incidente, 66 corpi sono stati estratti dalla miniera, mentre in ospedale ci sono 30 minatori ricoverati per avvelenamento e uno di loro sarebbe in gravi condizioni. Tre giorni di lutto sono stati proclamati a partire da oggi, dopo l'incidente alla miniera di carbone di Zasyadko, una delle piu' grandi del paese che produce 10 mila tonnellate di carbone al giorno. Diversi gli incidenti accaduti negli ultimi anni a Zasyadko: una fuga di gas nel settembre 2006 aveva ucciso 13 persone, mentre l'esplosione del 2001 i minatori morti erano stati 55, e 50 erano state le vittime in quella del 1999.

 

il manifesto- 19.11.07
La strage in miniera irrompe nella crisi politica ucraina
77morti, 23 dispersi La miniera è proprietà di un boss molto vicino al primo ministro. Il presidente all'attacco: «Sicurezza non curata»
Astrit Dakli

La nuova, spaventosa catastrofe mineraria di Donetsk - la peggiore degli ultimi quindici anni per numero di vittime - sta scuotendo l'Ucraina come una tempesta, investendo anche la politica. Emozione, dolore, rabbia e polemiche attraversano furiosamente il paese mentre le squadre di soccorso stanno ancora lottando nei pozzi della miniera Zasyadko per cercare qualche sopravvissuto.
Ieri sera il conto delle vittime accertate era arrivato a 77, con 23 altri minatori ancora ufficialmente «dispersi», ma quasi certamente da includere tra le vittime. Una cinquantina i feriti, gli ustionati e gli intossicati dai gas che sono stati ricoverati nei vari ospedali di Donetsk, capoluogo del bacino minerario del Don. Le operazioni di soccorso, iniziate subito dopo l'incidente, continuavano in tarda serata, tra forti timori di una nuova esplosione.
La tragedia è avvenuta nella notte fra sabato e domenica, alle tre e un quarto, quando per cause ancora difficili da precisare un'esplosione di gas è avvenuta a 1078 metri di profondità. In quel momento nella miniera il turno al lavoro comprendeva circa 450 minatori; 350, non direttamente investiti dall'onda d'urto, sono riusciti più o meno rapidamente a ritornare alla superficie. Per gli altri 100 invece - quelli che stavano sul fondo, nelle gallerie più vicine allo scoppio - non c'è stato niente da fare, quelli che non sono stati uccisi subito dall'esplosione sono quasi certamente morti avvelenati dal metano nel giro di pochi minuti e l'unica flebile speranza è che qualcuno di loro sia rimasto isolato in un cunicolo senza gas - e che possa essere raggiunto dai soccorritori in tempo.
Ma anche l'opera delle 40 squadre di soccorso ieri sera appariva difficilissima: «La temperatura nei pozzi sta salendo pericolosamente, l'incendio non è ancora domato - ha riferito un portavoce - e temiamo possa esserci una nuova esplosione perché anche il pozzo di ventilazione si è riempito di gas».
La miniera che porta il nome di Aleksandr Zasyadko (un ufficiale ucraino che ai tempi delle guerre napoleoniche inventò gli antenati dei razzi «Katyusha») è una delle più grandi e redditizie del bacino carbonifero del Don, e teoricamente doveva essere una di quelle con le migliori dotazioni di sicurezza ma, analogamente a quel che avvenne nel marzo scorso nella miniera Uljanovskaja, nel Kuzbass russo, queste dotazioni non hanno funzionato. Perché? non erano adeguate? o non erano nemmeno messe in funzione per non rallentare il lavoro e la produzione?
Il presidente Viktor Yushenko ha immediatamente ordinato la costituzione di una commissione d'inchiesta, puntando indirettamente il dito contro il governo in carica - guidato dal suo rivale Viktor Yanukovich - che non avrebbe fatto abbastanza per mettere al primo posto la sicurezza dei lavoratori. Il che è sicuramente vero, anche se non è diverso da quel che accade ovunque ci siano delle miniere, dalla Russia agli Stati uniti alla Cina. Ma l'Ucraina è in piena crisi politica, a quasi due mesi dalle elezioni ancora non è stata formata una maggioranza di governo e i partiti - compreso quello del presidente - duellano per le posizioni migliori.
Certo è che la miniera della tragedia è piuttosto vicina al premier, essendo proprietà di Yukhym Zvyahilsky, uno dei capi del cosiddetto «clan di Donetsk» di cui lo stesso Yanukovich è espressione. Zvyahilsky è una vecchia conoscenza della politica ucraina, tra l'altro: deputato alla Rada fin dal 1990, è stato anche primo ministro per un breve periodo fra il '93 e il '94; messo poi sotto accusa per pratiche mafiose, emigrò in Israele per quattro anni, rientrando in patria nel '98 - senza mai lasciare la poltrona di deputato. Una delle colonne più importanti e più discusse del Partito delle Regioni che fa capo al premier.
«Il reddito prodotto dalle nostre miniere è una fonte primaria per il paese - ha detto Yushenko - ma non vorrei che ciò avvenisse a spese della vita dei minatori». Yanukovich, nativo di Donetsk, è corso alla miniera subito dopo l'incidente, domenica all'alba; più tardi anche il presidente si è recato sul posto a parlare con i minatori, cui ha ripetuto il concetto: «Quel che è avvenuto è un atto d'accusa verso l'autorità politica a tutti i livelli; è un'umiliazione per tutto il paese. Ne tireremo delle lezioni».

 


 

 

Nella regione già un'altra tragedia nel 2004 che aveva causato quaranta vittime
Nell'ultimo decennio nel paese ci sono stati almeno sei incidenti gravi

Russia: esplosione in una miniera di carbone
ci sarebbero 106 morti e decine di feriti



 CILE

Nella valle di San Felix, l´acqua piú pura del Cile scorre nei fiumi alimentati da due ghiacciai. Grandissimi giacimenti d´oro, argento e altri minerali sono stati individuati sotto questi ghiacciai. Per arrivare a questi giacimenti, sará necessario rompere e quindi distruggere questi ghiacciai, - niente di cosí folle é mai stato concepito nella storia del mondo, (forse si) - e fare due  grandissimi buchi, ognuno dei quali sará grande come una montagna, una per 
l´estrazione e l´altro per lo scarico della miniera. Questo progetto si chiama PASCUA LAMA. La compagnia si chiama Barrik Gold. L´operazione é 
stata pianificata da una multinazionale della quale é membro George Bush padre. www.barrick.com.
Il governo cileno ha approvato il progetto che doveva cominciare giá nel 2006. L´unico motivo per cui non é ancora cominciato é perché i contadini hanno ottenuto una sospensione dei lavori. Se distruggono i ghiacciai, non distruggono solo questa speciale fonte d´acqua pura, ma inquineranno anche i due fiumi, cosí che non saranno piú adatti al consumo sia umano che animale dovuto al cianuro e all´acido solforico usato nel processo di estrazione. Tra l´altro tutto l´oro che sará estratto verra inviato tutto alla multinazionale straniera e non ci sará nessun guadagno per la gente che vive in questi luoghi. A loro resteranno l´acqua avvelenata e le conseguenti malattie.
I contadini hanno abbastanza tempo per lottare per la propria terra, peró non hanno potuto usufluire della televisione perché il ministero dell´interno lo ha proibito. L´unica speranza per bloccare questo progetto è ottenere l´aiuto della Giustizia Internazionale. Il mondo deve sapere quello che sta succedendo in Cile. Il posto dove si puó cominciare a cambiare il mondo é questo.


No alla miniera aperta Pascua Lamanella cordigliera delle Ande sopra la frontiera tra Cile e Argentina . Chiediamo al governo Cileno che non autorizzi il progetto per proteggere i due ghiacciai, la purezza dell´acqua delle valli di San Felix e El transito, la qualitá della terra coltivabile nella regione di Atacama e la qualitá della vita della gente che vive in queste terre.

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da Indymedia

Ecuador: miniere di sangue

category internazionale | repressione | feature author Thursday 06 September, 2007 15:09author by IMC piemonte

 

La lotta contro le speculazioni minerarie in America Latina

Mercoledì 23 agosto 2007, il centro urbano della regione Limón-Indanza (provincia di Morona Santiago, Ecuador) ha vissuto momenti di paura. Quel giorno, verso sera circa 100 persone, agli ordini di Antonio Castillo, alcalde della regione, hanno attaccato un gruppo di una trentina di persone del Movimiento Para la Salud de los Pueblos che presidivavano l'esterno della Municipalità dal giorno prima. Il risultato dell'azione ha visto 16 persone ferite, 2 di loro gravi.
Da anni la regione di Limón-Indanza si oppone allo sfruttamento dei giacimenti minerari (soprattutto di oro) della zona da parte delle compagnie minerarie e contro la costruzione di centrali idroelettriche.

Per maggiori informazioni sulle lotte contro le compagnie minerarie in America Latina: Conflictos Mineros [ES] | Indymedia Ecuador

 

 

 

 

L’eldorado africano, dove si muore di piombo e mercurio

La morte di 111 bambini intossicati nella regione mineraria dello Zamafra in Nigeria è solo un episodio

Dareta, piccolo villaggio distante tre ore e mezza in auto da Gusau, la capitale dello stato nigeriano dello Zamfara, è un insieme di poche capanne di fango. Siamo nel nord povero saheliano del “Gigante dai piedi d’argilla”, paradossalmente ricco di risorse minerarie come oro, rame, manganese e ferro. E’ in posti come Dareta in cui si guardano in faccia le statistiche secondo cui la popolazione del primo produttore africano di petrolio vive con meno di due dollari al giorno. Nello Stato dello Zamfara lo sfruttamento delle risorse aurifere è stato affidato di recente ad una compagnia cinese. Ma nei villaggi dei distretti di Anka e Bungudu si scava illegalmente e senza alcuna protezione alla ricerca dell’oro da immettere sul mercato nero. In questo Stato del nord musulmano della Nigeria, da gennaio si sono contati almeno 163 morti, di cui 111 bambini, per contaminazioni da piombo. Gli intossicati sono oltre 350. Le vittime del piombo dell’eldorado dei poveri nello Zamfara sono entrate a contatto con acqua, terra e strumenti contaminati. Si pensava che i bambini fossero morti per la malaria. Poi Medicine Sans Frontièrs ha condotto dei test e si è fatto fronte all’emergenza.
La vicenda della Nigeria non è un caso isolato. Lo sfruttamento illegale delle risorse minerarie è una piaga in molti paesi dell’Africa sub-sahariana. Nel Ghana, altro paese africano che come la Nigeria si affaccia sul Golfo di Guinea, il fiume Pra, fonte di acqua per la regione di Cape Coast, è stato inquinato con gli agenti chimici usati dai minatori illegali di oro. Se in Nigeria cercare illegalmente l’oro ha ucciso oltre 160 persone per intossicazione da piombo, in Ghana vi sono state contaminazioni mortali provocate da vapori di mercurio. L’aumento del prezzo dell’oro, tradizionale bene rifugio, nell’attuale congiuntura di crisi internazionale, ha portato un maggior numero di africani a prendersi maggiori rischi nella corsa all’oro da contrabbandare.
In Sudafrica, paese che abbonda di miniere in dismissione e terzo produttore mondiale di questo minerale, l’anno scorso per un’incendio in una miniera illegale d’oro sono rimaste uccise 61 persone. La manovalanza da sfruttare e mandare a morire sottorerra non manca grazie a flussi di immigrati irregolari dallo Zimbabwe o del Mozambico.
Lo sfruttamento illecito di oro ha un impatto ambientale devastante. Inquina i corsi d’acqua, cosa che si riflette sulla catena alimentare e avvelena la terra. Nelle zone dei giacimenti illegali si presenta poi il problema associato della caccia. Ovviamente illegale, che serve a sfamare chi strae di nascosto materie preziose. Le zone sfruttate, presentano in seguito crateri che si rempiono di acqua contaminata e stagnante, habitat ideale per le zanzare, portatrici di diversi ceppi di malaria.
Se, nello sfruttamento illecito di materie preziose, a fare il lavoro sporco per pochi soldi è la solita carne da macello senza alternativa lavorativa, la parte del leone con i guadagni e l’organizzazione del business di tali attività non la fanno certo gli abitanti di villaggi come Dareta.
In un altro posto in cui lo sfruttamento di risorse naturali è oltraggioso e dove la maggioranza della popolazione vive miseramente, la Repubblica Democratica del Congo (Rdc), è l’esercito regolare (Fardc) oltre che i vari gruppi armati a gestire questi business illeciti.
Secondo una recente inchiesta delle Nazioni Unite “quasi ogni sito minerario nelle province del nord e sud Kivu (est del paese) è controllato da un gruppo militare, sia regolare che irregolare”.
Amnesty International conferma, citando un sergente dell’esercito congolese, che in Rdc, i militari sfruttano, regolarmente le risorse del Kivu (la casserite in particolare). I profitti vengono spartiti tra alcune brigate delle Fardc e il quartier generale regionale dell’esercito nella zona di Bukavu.
Secondo l’Onu l’oro contrabbandato in Rdc viaggia verso Uganda, Burundi ed Emirati Arabi Uniti.
La questione dei traffici sporchi fa di tutto il mondo un paese. Se è dall’Africa che arrivano molti materiali preziosi da immettere sul mercato illecito internazionale, lo stesso continente fa da pattumiera per i paesi ricchi.
Proprio in Nigeria, in cui si è registrata la strage del piombo causata dall’estrazione illegale di oro, è stata intercettata nelle scorse ore, al porto di Lagos una nave cargo europea contenente otto container di rifiuti tossici da smaltire sul suolo africano.
Si tratta di fenomeno diffuso in Africa occidentale (pensiamo al caso Trafigura), ma anche in paesi fortemente instabili come la Somalia. Quando i pirati somali assaltano le navi occidentali, dal loro punto di vista, battono cassa per chi li avvelena scaricando scorie tossiche da vent’anni.

Francesca Marretta

in data:07/06/2010

 

Tragedia nella zona di Pingdingshan, nella regione centrale dell'Henan

Cina, esplosione in miniera
35 morti e 44 dispersi

L'incidente è stato provocato da una esplosione di grisù

PECHINO - È di 35 morti il bilancio delle vittime dell'incidente avvenuto in una miniera di carbone in Cina, nella città di Pingdingshan, nella regione centrale dell'Henan. Lo ha reso noto l'Agenzia per la sicurezza sul lavoro. L'incidente è stato provocato da una esplosione di grisù. Altri 44 minatori rimangono bloccati nella miniera. L'esplosione è avvenuta all'una di notte ora locale (le 18 in Italia), quando nella miniera si trovavano 93 persone.

IN 14 SONO RIUSCITI A METTERSI IN SALVO - Quattordici di queste sono riuscite a tornare in superficie. Un portavoce del Partito comunista locale ha detto che la miniera subiva dei lavori di ristrutturazione e non era ancora stata autorizzata a riaprire. Secondo l'Agenzia per la sicurezza sul lavoro, la miniera ha una capacità di produzione di 150.000 tonnellate all'anno e livelli di gas bassi, e presentava quindi ridotti rischi di esplosione.
La Cina è il paese dove si verificano i più frequenti incidenti minerari con tredici minatori in media morti ogni giorno. La maggior parte degli incidenti sono dovuti al mancato rispetto delle regole di sicurezza, come una ventilazione insufficiente o l’assenza di estintori.


08 settembre 2009

2009-02-22 15:46 ansa
CINA: ESPLOSIONE IN MINIERA DI CARBONE, ALMENO 73 MORTI
PECHINO - E' di almeno 73 minatori morti il bilancio di un'esplosione di grisu' in una miniera della provincia settentrionale cinese dello Shanti. Lo riporta l'agenzia Nuova Cina. Almeno altri venti minatori sono rimasti intrappolati in fondo alla miniera che si trova nella citta' di Gujiao, vicino il capoluogo della provincia Taiyuan.

Al momento dell'esplosione al lavoro c'erano 436 minatori. Secondo l'agenzia, quasi tutti i feriti sono rimasti intossicati dal monossido di carbonio. Quello avvenuto oggi e' il piu' grave incidente dopo l'esplosione in una miniera, sempre nella provincia dello Shanti, nel dicembre 2007 che era costata la vita a 105 persone.

La miniera, che ha una capacità produttiva annuale di cinque milioni di tonnellate di carbone, é gestita dallo Shanxi Jiaomei Group. L'estrazione mineraria è particolarmente pericolosa in Cina, dove le numerose miniere, in generale private, non rispettano le elementari norme di sicurezza. Circa 3.000 minatori sono morti lo scorso anno in Cina secondo i dati ufficiali: un numero molto inferiore alla realtà stando a fonti indipendenti. Il grisou, detto anche gas di miniera, è un gas combustibile inodore e incolore caratteristico delle miniere di carbone e di zolfo, causa di numerosi incidenti minerari in tutto il mondo.

 

2 nov 08

Da otto mesi, gli operai del bacino minerario di Gafsa sono nelle strade per denunciare le loro condizioni di vita. Questa è la più lunga lotta degli operai moderni in Tunisia. Sono otto mesi da quando la popolazione del bacino minerario di Gafsa si ribella contro il "modello economico tunisino". Scolari, studenti, operai, madri protestano e scioperano contro la disoccupazione, la corruzione e il vertiginoso aumento dei prezzi. Da parte dei media ufficiali, silenzio. Mentre la polizia reprime e arresta i rivoltosi e, in particolare, blocca i giornalisti troppo curiosi. La Tunisia è il quarto più grande produttore di fosfati in tutto il mondo. Ma la regione è rimasta una delle più povere del paese. Niente infrastrutture, se non una linea ferroviaria utilizzata solo per il trasporto merci. Compagnie des Fosfati di Gafsa (CPG), dal 19 ° secolo, e' l'unico motore economico della regione. Ma un piano di adeguamento strutturale ha ridotto del 75% le dimensioni della società. Da 11.000, i dipendenti sono stati ridotti a 5000. La disoccupazione colpisce il 40% dei giovani. La rivolta dei giovani Il 5 gennaio 2008 nella città di Redeyef, i giovani hanno deciso di occupare la sede locale del tunisino Unione Generale del Lavoro (UGTT). Essi sono stati rapidamente raggiunti da loro famiglie che hanno installate le tende davanti al palazzo. Il movimento d'allora continua a crescere. Di fronte a questo movimento, il governo opta per due priorità: - evitare il diffondersi della protesta in altre regioni - l'immagine del paese - 6,7 milioni di turisti nel 2007 "La zona è vietata a giornalisti stranieri", ha detto Rachid Khéchana, sia redattore di Al-Mawqif ( uno dei tre giornali di opposizione nel paese) e corrispondente per swissinfo così come per Al -- Hayat quotidiano arabo con sede a Londra. "Le autorità non vogliono la diffusione della lotta. Tuttavia, un team di TV pirata Attounisi Al Hiwar (Il tunisino Dialogo) è ancora riuscito a lasciare le immagini di questa rivolta. Essi sono stati trasmessi via satellite sul canale italiano Arcoiris e France 3. Il governo vuole dare l'impressione che nulla accade in Gafsa. Promesse presidenziali Nel mese di marzo, il presidente della Tunisia , ha licenziato il governatore di Gafsa e, successivamente, l'Amministratore Delegato della Società. Nel mese di luglio, egli si è impegnato a destinare una percentuale dei proventi derivati dalla esportazioni di fosfati per costruire un nuovo impianto di cemento e nuove infrastrutture, per aumentare i posti di lavoro per la regione. Dopo l'iniziativa presidenziale, la tensione è diminuita ... prima di tornare rapidamente a crescere quando le famiglie hanno realizzato la falsita' delle promesse presidenziali. Una nuova ondata di arresti ha poi colpito la regione. Sindacalisti criminalizzati "Trentotto i rappresentanti sindacali detenuti in attesa di processo. Un giornalista di Al-Hiwar, Boulkaddous Fahem, è ora accusato di "costituzione di banda di criminali" e rischia dieci anni di prigione. "Questo solo perché egli ha parlato del movimento di protesta del bacino minerario di Gafsa".

vedi > 

 

vedi aprile > http://www.afrik.com/article14081.html