COMUNICATO ALP ALL’INCONTRO IN COMUNE A PINEROLO DEL 28 NOVEMBRE 1997

La Luzenac francese quando è venuta in Val Germanasca non aveva grande esperienza di miniere.

Tant’è vero che il piano di ristrutturazione del ‘90 dell’ ing. Gavoi prevedeva nel 2000 un organico in miniera di 115 persone e oggi ci troviamo con la metà. La ristrutturazione è andata più veloce di quanto previsto discostandosi dal piano a partire dal ‘94. Si è abbandonato talco che era ancora coltivabile e si è accelerato il ritmo di sfruttamento del giacimento. Molta assistenza tecnica è venuta dalla Rio Tinto, a cui la Luzenac appartiene. Ma molti tecnici e dirigenti francesi si sono succeduti in questi anni, talora imponendo le proprie idee ai dirigenti e tecnici locali.. Nonostante varie scelte tecniche improvvisate e costose della direzione la produzione in questi anni con vicende alterne è comunque uscita, anche se la direzione lamenta che i minatori scioperano troppo.. Lo hanno fatto ogni volta che si è provato a imporre scelte non condivise, poco contrattate. Comunque anche quest’anno, pur turbato da qualche sciopero in primavera la produzione sta nel budget e in questa lunga trattativa non sì è più fermata la produzione.

La direzione attuale invece ha costantemente forzato la mano, minacciando scelte drastiche, quali la chiusura e la riapertura con nuovo personale. E’ una direzione che sembra cercare lo scontro, specialmente in questo momento in cui dice che i margini remunerativi dell’investimento per Rodoretto sono ridotti all’osso. I minatori non sono responsabili delle previsioni tanto sbandierate sull’importanza del giacimento, nè del deludente risultato dei sondaggi interni fatti nell’estate.

L’ing. Salina dice che si trova a gestire una situazione creata da altri , ma diversamente da altri dirigenti del passato vuole forzare a tutti i costi la situazione,in questo assomiglia alla direzione francese. Siamo stati trattati da questa come una colonia, e per colpa nostra, non siamo riusciti a costruire un rapporto con i lavoratori francesi e degli altri paesi e con i loro sindacati.

Le richieste attuali dell’azienda, dietro la veste interlocutoria ma ferma della bozza di accordo proposta all’Unione Industriale, sono comunque in sintonia con la linea della Confindustria. Si va a grandi passi da molti anni verso la flessibilità totale, il decentramento e la conservazione di un ristretto nucleo produttivo interno alle aziende. Inutile dire che noi come ALP non condividiamo la rassegnata posizione confederale che riconosce in queste tendenze una necessità oggettiva a cui piegarsi e anzi in certi settori come il tessile si fa promotrice di accordi sempre più liberistici.

Ciò premesso, in questo quadro non ci stupisce che di fronte alla scelta se investire o no in una nuova miniera, l’azienda si faccia forte del fatto che altrimenti in un paio d’anni si chiude e chieda di accettare senza discutere oltre il suo piano.

Ma vogliamo far notare che questo piano, se firmato strappando con la minaccia l’assenso agli operai sarà gestito con dubbio risultato.

L’ing. Salina ha detto in un incontro "non capisco perchè non avete accettato tutto rimandando a dopo che era fatto l’investimento la contestazione dei problemi".

Forse i minatori sono sciocchi certo non fanno come quel vicino che lascia costruire un muro per poi chiedere di abbatterlo. Hanno cercato subito di prospettarsi le conseguenze più o meno immediate di questo piano e si sono divisi a seconda dei personali giudizi .

D’altra parte non molto tempo fa la Luzenac cercava ancora di costruire una partecipazione non solo di quadri, una comunità di lavoro. L’ing. Salina nell’ultimo giornalino aziendale ‘Filo diretto' scrive che i lavoratori forse non hanno amato abbastanza l’azienda. Questo progetto che tende a ridurre la conflittualità e garantire il profitto secondo noi può realizzarsi solo per brevi periodi in questa società. Ma molti minatori a modo loro continuano a fare passi, contradditori su questa strada di apparente cogestione a livello di azienda. Sono così capaci di proporre in tempo soluzioni che talvolta si rivelano utili ad entrambi, come è stato fatto quando di recente si è detto all’azienda che chiedeva turni di sei ore che si preferiva farne 8 aumentando di mezzora l’orario.. E la produzione richiesta è uscita e i minatori hanno ritenuto vantaggioso ottenere dei riposi supplementari.

ALP ritiene che i lavoratori si difendono a livello generale prima di tutto e questo da molto tempo non si riesce a fare, per questo siamo nati e ci siamo organizzati in dissenso con le confederazioni.

Ma a livello aziendale c’è ancora uno sia uno spazio di contrattazione specifico? Si sapeva che può essere pericoloso se ci separa dal resto del movimento, se si crea una speranza di essere ancora garantiti ed esentati oggi dalla dura ristrutturazione che avviene a livello generale ( ma di questi tempi non c’è molto spazio per isole felici). In molti casi lo spazio aziendale sembra ridotto alla convalida di decisioni concertative di vertice, o si verifica come alla SKF di Villar l’annullamento delle possibilità di eleggere proprie RSU per chi non canta nel coro.

A livello aziendale abbiamo scelto per ora di documentare lo svolgersi degli avvenimenti, praticando la ricerca di una unità d’azione dei lavoratori al di là delle diversità di organizzazione sindacale.

Gli iscritti di ALP non sono diversi dagli altri, sono normali lavoratori coi loro problemi e ci dicono che in questa azienda il problema del posto di lavoro è importante, anche se dai 292 del ‘90 ai 128 di oggi siamo stati decimati, è pur vero che l’azienda sopravviveva e gli altri andavano in pensione. Ma è importante anche la qualità del lavoro,quindi tutte le preoccupazioni sull’appalto della coltivazione del talco, sui turni supplementari del sabato, sulla cernita sono state al centro di questi mesi di discussioni e permarranno anche se costretti a piegarsi a un accordo non condiviso

Dobbiamo constatare che non si è riusciti fra tutti, grazie anche al variare delle proposte che si sottoponevano al dibattito, a costruire una unità funzionale ad un compromesso sopportabile con la direzione. Compromesso che riteniamo sia lo sbocco obbligato di ogni azione sindacale, che può essere di buona o cattiva qualità nei confronti dei lavoratori a seconda delle condizioni economiche generali e della capacità di organizzazione e di unità dei lavoratori stessi.

Oggi tocchiamo con mano questa regola, anche in questa azienda.

Come Associazione Lavoratori Pinerolesi, dichiariamo che ci interessa sia raggiunto un accordo per garantire l’occupazione e il salario per 128 persone, ma valorizzando le osservazioni critiche, le giuste richieste di garanzie venute dai lavoratori più coinvolti nei cambiamenti e non annullandole in nome di superiori necessità.