minatori talco

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Pubblicazione: 22-09-2007, STAMPA, TORINO, pag.64
22-09-2007, STAMPA, TORINO, pag.65
 
Sezione: Cronaca di Torino  
Autore: ROSSI ANDREA  
Gli ultimi minatori Viaggio nei cunicoli della Val Germanasca
Il segno del tempo lo vedi sugli armadietti, con i nomi scritti a penna che raccontano di terre lontane: Koziel, Drzystek, Kubanda. Gli ultimi MINATORI arrivano dall'est, e si sono inerpicati fin quassu', a Rodoretto - quattro case nel cuore della Val Germanasca, poco prima di Prali - dove ogni anno 30 mila tonnellate di TALCO, «la migliore qualita' al mondo» dice chi abita qui, vengono estratte dalla montagna. I piu' sono arrivati dalla Polonia, terra di MINATORI, all'alba del nuovo millennio, in questa valle dove il TALCO e' una tradizione lunga cent'anni e le famiglie si tramandano le professioni. Adesso, dentro due chilometri e mezzo di cunicoli e gallerie sono in 27: 19 polacchi, un tunisino, un romeno e sei italiani. Un tempo, in Val Germanasca, fare il minatore era una tradizione di famiglia. A volte una condanna. Ezio Sanmartino si muove agile tra i cunicoli. Trent'anni di miniera valgono passo svelto e una vita da raccontare. «Mio padre lavorava qui. Lo vedevo tornare a casa stanco, distrutto, e pensavo che non avrei mai fatto il minatore. Invece ho imparato ad amare tutto questo». I Sanmartino sono due, i Barale tre. Quasi tutti parenti. Quasi tutti discendono da generazioni di MINATORI. E sono finiti dentro la montagna quando le miniere non erano a Rodoretto 1018 metri d'altezza, i cunicoli scendono fino a 930 - ma piu' in alto, e si chiamavano Carla, Gianna, Paola, come le donne della famiglia Villa. Un'istituzione da queste parti: i «signori della miniera» dal 1907 al 1990, quando sono arrivate prima la Luzenac, e poi il colosso multinazionale Rio Tinto, che fa tanto Amazzonia, e invece e' un fiume che scorre vicino a Huelva, in Andalusia. I ragazzi della valle, oggi, hanno voltato le spalle alla conca di Rodoretto. «Nel 1999 ci fu l'ultimo turnover racconta Fulvio Trogolo Got, responsabile della produzione -. Io avevo il compito di seguire i nuovi arrivati. Erano 50. Dopo tre mesi ne erano rimasti due: un tunisino e un romeno». Gli altri se l'erano svignata. Troppa fatica. «Troppo fango» dice Sanmartino. Quando gli indigeni sono spariti, sono arrivati i polacchi. «All'inizio erano ancora extracomunitari spiega Stefano D'Orazio, l'amministratore delegato ed era un problema non da poco. Fummo costretti a incaricare un dipendente di seguire tutte le pratiche burocratiche» . Vivevano in alloggi ai piedi della miniera forniti dall'azienda. Oggi hanno comprato casa a Perrero, una manciata di chilometri piu' in basso. Qualcuno ha messo su famiglia, ha sposato una ragazza del posto, e i legami di parentela si sono intrecciati. Adesso, sperimentano il melting pot sotterraneo, smozzicando una mescolanza di italiano, romeno, patois e polacco. Ogni giorno sono sei ore nella montagna. A respirare fumi, con l'umidita' che s'infila su per la schiena e correnti d'aria tremende. Riempiono vagoni di TALCO e li trasportano in superficie. Perforano la roccia, la scavano, la sventrano. Cercano nuovi corridoi per allungare la vita della miniera. Manovrano ruspe e imbracciano il piccone, azionano la pala perforante e rifiniscono di scalpello. La meccanica e' arrivata, ma non dappertutto. «I ponteggi con cui puntelliamo la roccia dove avviene l'estrazione sono montati a mano> >, spiega il direttore della miniera, Franco Ponticelli. E sono travi in legno d'acacia, 130 chili l'una da piazzare a tre, quattro metri d'altezza. «Una volta era peggio racconta Ezio Sanmartino -. Il primo giorno mi diedero un casco e la tuta e mi dissero: ''ecco l'imbocco, vai''. Mangiavamo attorno a un tavolo nel mezzo del cantiere». Adesso nessuno resta solo un minuto, ogni mattina prima di entrare in servizio si ripassano le misure di sicurezza e, all'imbocco della miniera, ci sono gli spogliatoi e la mensa. Fino all'inizio degli anni '80 c'era pure una miniera di grafite: «Si lavorava con l'acqua al ginocchio per le infiltrazioni», ricorda Trogolo Got. A Rodoretto ne avranno ancora per sette anni, ma sono sicuri che ci sia ancora TALCO da vendere. Da un paio d'anni sondano la montagna alla ricerca del filone giusto: 170 chili d'esplosivo piazzati nella roccia per avanzare di tre metri al giorno.

 

Pubblicazione: 10-02-2001, STAMPA, TORINO, pag.36
 
Sezione: Cronaca di Torino  
Autore: GIAIMO ANTONIO  
Braccio di ferro sui contratti a termine Minatori del Pinerolese in sciopero da 4 giorni L'azienda che produce talco respinge le condizioni richieste dal sindacato
Antonio Giaimo PRALI Continua lo sciopero dei lavoratori della «Luzenac Val Chisone», azienda mineraria che estrae TALCO purissimo in Val Germanasca: l'astensione dal lavoro, iniziata martedi', proseguira' sino a lunedi', quando i MINATORI valuteranno come proseguire il braccio di ferro con una delle multinazionali dell'estrazione. Le parti, infatti, non sono riuscite a trovare un accordo nell'incontro di ieri. A causare lo scontro, la decisione dell'azienda di non confermare il primo dei cinque contratti di formazione lavoro in scadenza (e la dichiarazione di non avere intenzione di rinnovare nemmeno gli altri quattro) e, contemporaneamente, di assumere a tempo determinato (un anno) dodici MINATORI polacchi. Rsu e federazione unitaria lavoratori chimici hanno definito «grave e contraddittoria la scelta di non confermare il personale locale, MINATORI giovani e preparati professionalmente, ed assumere lavoratori stranieri, che necessitano comunque di formazione e addestramento in collaborazione con tutti gli altri lavoratori». Giuseppe Furfaro, segretario Filcea-Cgil, spiega che «i MINATORI non sono disposti ad accettare la proposta dell'azienda, che riassumerebbe un lavoratore soltanto in cambio della diponibilita' a proseguire l'attivita' estrattiva anche al sabato. I MINATORI sono invece contrari ad aggiungere un altro giorno di lavoro: ritengono che la loro attivita' sia particolarmente disagevole». Con un comunicato firmato dal suo amministratore delegato, Cesare Salina, l'azienda replica che «l'arrivo dei MINATORI polacchi ha completato gli organici necessari allo sviluppo in proprio di tutta l'attivita' lavorativa ed in tal modo si e' evitato il ricorso a ditte esterne». Infine, la Luzenac dichiara che non intende assumersi «alcuna responsabilita' circa il futuro della miniera, continuando l'attuale situazione» e rileva che «tale responsabilita' va ascritta esclusivamente a quanti l'hanno provocata». Unica nota positiva, a questo punto della trattativa, la rinuncia a richiedere la cassa integrazione, come era previsto a partire da lunedi' prossimo. La miniera di TALCO in val Chisone e Germanasca e' attiva dalla fine del 1800 ed estrae un TALCO finissimo che viene esportato in tutto il mondo. I primi dati, riferiti agli anni fra il 1890 e il 1896, testimoniano estrazioni che oscillano dalle 4500 alle 6000 tonnellate all'anno. Nel 1907 venne fondata la TALCO Grafite Val Chisone con sede a Pinerolo e negli Anni Novanta e' entrata a far parte della multinazionale Luzenac. Nel gennaio del '98 si era gia' parlato dell'azienda: dopo l'offerta di sei posti di lavoro come minatore, l'ufficio del personale ricevette 80 domande di assunzione, fra cui anche quelle di 17 diplomati e di qualche laureato. Oggi sono in tanti quelli che possono scoprire e avvicinarsi al mondo della miniera grazie all'iniziativa «Scopriminiera», promossa dalla Comunita' montana: con mantellina, casco e a bordo di un trenino i visitatori entrano per circa due chilometri nel ventre della terra.
Pubblicazione: 04-12-1996, STAMPA, TORINO, pag.35
 
Sezione: Cronaca di Torino  
Autore: GIAIMO ANTONIO  
La protesta dei lavoratori che estraggono il talco nella Val Germanasca Trent'anni di miniera, niente pensione Rischia di cadere lo sconto di un lustro previsto per la categoria che svolge un'attivita' <usurante>
C'e' piu' amarezza che aria di festa tra i MINATORI della Val Germanasca, nel Pinerolese, in occasione della ricorrenza odierna di Santa Barbara, patrona degli artificieri e anche di loro. Lassu' gli ultimi uomini che ogni giorno entrano nella montagna per estrarre un TALCO finissimo hanno visto sfumare la possibilita' di andare in pensione con trent'anni di servizio. Nei provvedimenti che mirano al riordino del sistema pensionistico, il governo non ha provveduto ad inserire i benefici che erano riservati a questa categoria. Spiegano dalla direzione della Luzenac Val Chisone, la societa' estrattiva: <Dopo trent'anni di attivita', dei quali quindici passati nel sottosuolo, i MINATORI potevano andare in pensione con uno sconto di cinque anni. Ma adesso che le regole stanno cambiando, pur inserendo i MINATORI fra quei lavoratori che svolgono attivita' usuranti, non si e' fatta ancora chiarezza. Per tutto il '95 le indicazioni date erano quelle di applicare la vecchia normativa ma per il futuro non abbiamo certezze>. I MINATORI hanno comunque sempre versato un contributo aggiuntivo pensionistico di un terzo (i due terzi a carico dell'azienda) e questo lascia sperare che tutto non venga abbattuto con un colpo di piccone. E di picconate per tirar fuori quel TALCO riconosciuto come il migliore del mondo, i nonni di questi MINATORI ne hanno date tante: un lavoro, l'unico per la valle, che si e' tramandato di padre in figlio. Un mestiere fatto di fatica, che alla sera spezza la schiena, di umidita', che entra nelle ossa, e di paura, quella paura di cui nessuno vuole parlare ma che ti fa da compagnia nelle sette ore e mezzo di miniera. <Avevamo avuto la possibilita' di cambiare lavoro negli scorsi anni - dice Giovanni Breuza, 44 anni, diciotto dei quali trascorsi nel sottosuolo - ma con la speranza di quei cinque anni di pensione anticipata abbiamo deciso di restare in vallata>. La paga media e' di 1 milione e 600 mila lire, si arriva a 1 milione e 800 con gli assegni di famiglia. Il futuro lavorativo e' garantito: la societa' sta scavando una miniera che dara' lavoro per i prossimi quarant'anni, ma i tagli alla pensione in vallata hanno un sapore troppo amaro. Aggiunge un altro minatore, Mario Breuza, 41 anni: <Non ci possono paragonare agli impiegati, bisogna entrare almeno una volta nella propria vita in miniera per capire cos'e' il nostro lavoro. Non vogliamo essere beffati>. Timori di tagli fondati. <Per questo motivo - aggiunge Fedele Mandarano, sindacalista Cgil - vogliamo invitare lunedi' in vallata i parlamentari e gli amministratori affinche' risolvano il problema di chi tutti i giorni entra nelle viscere della montagna>. Antonio Giaimo
Pubblicazione: 22-02-2005, STAMPA, TORINO, pag.48
 
Sezione: Cronaca di Torino  
Autore: GIAIMO ANTONIO  
VAL GERMANASCA, GLI IMMIGRATI DELL'EST EUROPEO HANNO PRESO IL POSTO DEI VECCHI MONTANARI Nelle miniere di talco va di moda il polacco
Antonio Giaimo PER un secolo l'estrazione del TALCO dalle miniere della val Germanasca ha rappresentato la principale occupazione per gli uomini di questa valle, che alternavano le ore di lavoro in galleria con quelle dedicate all'agricoltura di montagna. Oggi i MINATORI non parlano piu' piemontese o «patois» ma polacco, arrivano infatti dai paesi dell'est per scavare nel cuore della montagna. Un lavoro che in quasi 100 anni, nel 2007 vi saranno dei grandi festeggiamenti, e' profondamente cambiato. I ritmi sono diversi, ma soprattutto la sicurezza in queste miniere ha fatto progressi: ma nonostante questo i figli dei MINATORI valligiani non hanno seguito le orme dei padri e cosi' il casco con la luce ad acetilene ora e' un ricordo del passato. Ma oggi le tecniche di lavorazione nella miniera di Rodoretto sono completamente cambiate: «Qui si entra per oltre due chilometri all'interno della montagna percorrendo una galleria larga quattro metri, agibile quindi anche ai camion - spiega il direttore generale della Luzenac Val Chisone Alexander Kristen - all'interno funzionano dei ponti radio, vi e' un'ottima aerazione, e abbiamo realizzato anche un impianto di risalita con un ascensore da utilizzare come via di fuga in caso di emergenza». Concordi sulle maggiori sicurezze anche le forze sindacali. Sottolinea Fedele Mandarano, segretario della Camera del Lavoro Cgil Pinerolo: «Negli anni passati diverse lavorazioni venivano date in appalto a ditte esterne, oggi i MINATORI sono invece tutti dipendenti della Luzenac ed hanno contratti a tempo indeterminato. Sotto il profilo organizzativo dovremmo pero' cercare degli interpreti per le nostre riunioni sindacali». Da questa miniera si estraggono 30. 000 tonnellate di TALCO purissimo all'anno, vi lavorano 33 MINATORI su tre turni di undici persone, di questi 21 sono polacchi, e vi e' anche un tunisino. Un crocevia di religioni: valdesi, cattolici, musulmani ed ortodossi. «La paga e' buona - dice Riccardo Drzystek, 44 anni, sposato, con due bambini in Polonia - guadagno mille euro, ma vedo la famiglia solo quattro o cinque volte all'anno».
Pubblicazione: 26-01-1998, STAMPA, TORINO, pag.23
 
Sezione: Cronaca di Torino  
Autore: GIAIMO ANTONIO  
Tra gli aspiranti anche 17 diplomati, l'impiego e' a tempo determinato Con la laurea a lavorare in miniera Ottanta candidati per sei posti da operaio
Un dottore in psicologia, uno in scienze politiche potrebbero diventare colleghi ma non dietro ad una cattedra come docenti, bensi' come MINATORI. Le loro domande di assunzione sono arrivate infatti all'ufficio personale della "Luzenac Val Chisone", di Pinerolo, la multinazionale che in Val Germanasca estrae un TALCO finissimo da esportare in tutto il mondo. Nei giorni scorsi l'azienda aveva pubblicato fra gli annunci de "La Stampa" un avviso economico con il quale si cercavano sei MINATORI. In pochi giorni sono arrivate gia' 80 domande di assunzione: 22 provengono dalle Valli Chisone e Germanasca, altre 22 dal Pinerolese, una decina dal Piemonte e il resto dal Nord Italia, ma qualche domanda e' stata spedita dalla Sardegna e una, quella del dottore in Scienze politiche, da Reggio Calabria. Fra le domande 17 sono state presentate da diplomati e cinque da extracomunitari. "Cercavamo personale operaio da impiegare nella miniera - spiega l'ingegner Cesare Salina, amministratore delegato dell'azienda -. Il fatto che siano arrivate richieste di lavoro da dei laureati deve farci riflettere sulle condizioni occupazionali che i giovani oggi devono affrontare". Il posto di lavoro in miniera e' a tempo limitato: garantito solo un anno per uno stipendio che non raggiunge i due milioni. "Certo, la situazione e' critica" aggiunge Fedele Mandarano, il sindacalista Cgil che ha seguito le fasi che hanno portato a siglare un nuovo accordo occupazionale. L'intesa che ha visto azienda, sindacati, la Regione e la Comunita' montana impegnati per non far perdere il posto di lavoro nelle Valli Germanasca e Chisone gia' in una situazione critica, portera' un aiuto occupazionale: il tutto e' collegato allo sfruttamento della nuova miniera di Rodoretto. "In questa miniera le condizioni di lavoro saranno migliori rispetto al passato - aggiunge l'ingegner Salina. - I mezzi per l'estrazione del TALCO sicuramente renderanno meno faticoso il compito dei MINATORI". Certamente entrare tutti i giorni nelle viscere della montagna non e' un lavoro che si adatta a tutti. "Nella selezione daremo la precedenza ai giovani - dicono negli uffici della Luzenac di Pinerolo. - Serve infatti un buon fisico, ma soprattutto l'azienda cerchera' di privilegiare l'occupazione in zona". E la paura? I rischi? L'umidita' e il fango? A questi compagni di lavoro ci avranno pensato gli aspiranti MINATORI che hanno inviato la domanda di assunzione? "Certo, all'inizio e' un po' duro abituarsi a quest'ambiente - dice Sergio Breusa, che da 27 anni entra in miniera - ma poi non ci fai piu' caso e presto, se si e' portati per questo mestiere, scoprirai che anche dentro la montagna le ore scorrono via veloci. E poi, chissa', per molti di questi giovani si trattera' di un'esperienza di lavoro di un solo anno, ma che regalera' loro un'emozione che durera' tutta la vita". Antonio Giaimo
Pubblicazione: 25-05-2003, STAMPA, TORINO, pag.41
 
Sezione: Cronaca di Torino  
Autore: GIAIMO ANTONIO  
MENTRE I GIOVANI DELLA VAL GERMANASCA LAVORANO ALLA PROMOZIONE TURISTICA DEGLI IMPIANTI DISMESSI Nelle miniere si parla polacco Per estrarre il talco arriva manodopera dalla Slesia
Antonio Giaimo PERRERO Si parlava in patois nei cunicoli delle miniere di TALCO della Val Germanasca e nella pausa del lavoro, quando si consumava il semplice pasto, era il momento degli scambi: un pezzo di toma per due fette di salame, un bicchiere di vino per una mela. «Poi - si legge in una delle testimonianze dei MINATORI - quando si usciva a mezzanotte, si saliva fino ai pascoli per dormire ed al mattino si tagliava il fieno. Si lavorava sino all'ora di tornare in miniera». Oggi in queste miniere di TALCO si parla un italiano stentato: i giovani MINATORI non sono piu' i figli o i nipoti dei valligiani, ma arrivano dalla Polonia. Sono i testimoni di un sistema lavorativo che e' cambiato. I figli, o meglio i nipoti dei MINATORI di ieri, oggi hanno scelto altre occupazioni, ma per quelli che hanno deciso di continuare a vivere in queste valli, la scelta e' stata quella di ritornare in qualche modo alle origini, di rientrare in miniera, ma questa volta come guide turistiche, docenti per visitatori incantati e bambini ammutoliti dal fascino di quel trenino che entra nel fondo della montagna. La Tuno e' la societa' a capitale misto, voluta dalla Comunita' Montana Valli Chisone e Germanasca, che ha in gestione le visite di «Scopriminiera» alla «Paola» e alla «Gianna». «Un'iniziativa - sottolinea Luca Genre, presidente della societa' - che richiama sempre piu' visitatori. Le nostre guide, attente e preparate, sanno rispondere alle mille domande. Entrare per un'ora in miniera significa fare un'esperienza di quelle che servono per capire il significato di questo lavoro». Oggi nelle miniere adibite alla produzione si entra con grossi mezzi, le tecniche di lavoro sono cambiate ed anche il sistema di «arruolamento» non e' piu' lo stesso. Spiega Giuseppe Furfaro, del sindacato Fil Cea: «Le assunzioni di MINATORI polacchi erano iniziate per piccoli gruppi alla fine del 2000: l'azienda ha sempre motivato questa decisione sostenendo che il numero degli italiani disponibili a questo lavoro era sempre inferiore. Per quanto siamo a conoscenza le condizioni economiche di assunzione dovrebbero essere le stesse, ma nessuno di questi lavoratori polacchi e' iscritto al nostro sindacato. Vi sono i problemi di lingua, questi lavoratori hanno tutti un contratto a termine, il che rende quanto mai precaria la loro situazione. Da parecchio stiamo sollecitando alla Luzenac assunzioni a tempo indeterminato> >. Alcuni di questi polacchi hanno gia' avuto un'esperienza di lavoro in miniera, altri invece sono alla loro prima assunzione. E a Perrero ha trovato un loro conterraneo, il pastore della Chiesa Valdese Pawel Gayewski. «Sono 29 i miei connazionali, sono arrivati tutti da soli all'inizio indirizzati da una societa' di lavoro interinale, adesso attraverso altri canali. Arrivano dalla Slesia, dove le aziende di estrazione mineraria sono andate in crisi». Si sono integrati bene con i loro colleghi di lavoro? «Fuor di dubbio la lingua differente e' un grosso problema, li vedo in giro per il paese, dormono nelle case messe a disposizione dalla societa' di estrazione e sono rimasti cosi' legati alla loro terra ed alla loro religione, sono tutti cattolici, che alcune volte hanno fatto venire per celebrare la Messa un sacerdote polacco».
Pubblicazione: 06-02-2009, STAMPA, TORINO, pag.60
 
Sezione: Cronaca di Torino  
Autore: GIAIMO ANTONIO  
Allo stabilimento della Rio Tinto di Porte La cassa adesso scende in miniera
ANTONIO GIAIMO Anche se per il momento non si rischia di dover spegnere i faretti sul casco dei MINATORI che tutti i giorni entrano in quelle gallerie scavate nella montagna della val Germanasca per estrarre un TALCO di altissima qualita', la crisi economica ha colpito anche questo settore. Da lunedi' per tre settimane i dipendenti della Luzenac-Rio Tinto che lavorano nello stabilimento di stoccaggio in localita' Malanaggio a Porte, verranno messi in cassa integrazione. Un provvedimento che qui quasi non si conosceva; bisogna risalire all'inizio degli anni '90, quando per un certo periodo al venerdi' si era sospesa l'attivita' estrattiva. Oggi la cassa integrazione coinvolge 50 persone: operai ed impiegati. Colpira' a rotazione tutti i dipendenti in servizio nel primo turno delle 6 del mattino. In questo modo si andranno a ridurre i consumi di energia elettrica che di giorno hanno un costo piu' elevato. Spiega Elena Palumbo, sindacalista Filcem-Cgil: «Ci troviamo davanti a una contrazione dei volumi richiesti dal mercato. Questo incide non sui budget di estrazione, che qui prevedono 30mila tonnellate di TALCO all'anno, ma sulle fasi successive, quelle del confezionamento». Lavoro garantito, quindi, per quei tre turni di MINATORI che entrano nella miniera di Rodoretto, una trentina di uomini, per due terzi polacchi. Una scelta fatta anni fa, quando si era deciso di far arrivare i lavoratori, i primi con un contratto a tempo determinato. Ma dove inizia la crisi che coinvolge anche il TALCO delle valli valdesi? «Questo prodotto viene utilizzato nell'industria della cosmesi, in quella farmaceutica e nella produzione delle materie plastiche continua la sindacalista E allora e' chiaro che quando calano i consumi del settore auto, dove la plastica e' largamente usata per paraurti e cruscotti, c'e' una contrazione della richiesta. E non dimentichiamo che anche un minor consumo di cosmetici ha la sua ricaduta». Il calo di richiesta di materia prima non investe soltanto le miniere della val Germanasca: la Rio Tinto, multinazionale proprietaria delle miniere, lo sta vivendo sia in Francia che in Austria. Ma, ancora ieri e' arrivata la rassicurazione che non c'e' rischio di un fermo di produzione.
Pubblicazione: 24-05-1997, STAMPA, PROVINCIA, pag.44
 
Sezione: Cronaca di Torino  
Autore: GIAIMO ANTONIO  
E' un mestiere usurante: non sono aboliti i <privilegi> della categoria Il ministro Treu salva i minatori Pensione dopo 30 anni di lavoro
Possono tirare un sospiro di sollievo i 2000 MINATORI che nei mesi scorsi avevano visto sfumare la possibilita' di andare in pensione con le agevolazioni previste per la categoria, quelle che stabilivano che con 15 anni di lavoro nel sottosuolo e 15 sopra, era possibile andare in pensione. Il ministro del Lavoro Tiziano Treu ha infatti inviato una circolare alla direzione centrale dell'Inps e al Comitato di vigilanza per la gestione speciale dei MINATORI, con la quale fa chiarezza sulla vicenda: <Per i lavoratori delle miniere, cave e torbiere, in quanto iscritti nella gestione speciale - si legge nella circolare - continuano a trovare applicazione, in tema di pensione di anzianita', le regole tipiche della gestione medesima> . In pratica, sostiene il ministro, non vengono aboliti i privilegi della categoria che, svolgendo un lavoro usurante, puo' continuare ad usufruire di uno sconto sul periodo di contribuzione di cinque anni. <Il mestiere dei MINATORI non e' paragonabile a nessun altro tipo di lavoro - sostiene il sindacalista della Cgil-Filcea Fedele Mandarano - polvere, umidita', buio, sono i suoi compagni. La riforma pensionistica del ministro Dini si era dimenticata di queste disagiate condizioni, facendo rientrare tutti in un unico calderone>. Cosi' l'ufficio deputato al pagamento delle pensioni per la categoria aveva bloccato i pensionamenti, in attesa che venisse stilato un elenco di quei lavori considerati usuranti. <Di fatto pero' per i MINATORI esisteva gia' una legge istituita ad hoc - continua Mandarano - purtroppo la categoria in Italia e' numericamente modesta, basti pensare che gli unici MINATORI piemontesi sono quelli che lavorano nelle miniere di TALCO della Val Germanasca. Gli altri sono per lo piu' in Sardegna>. I MINATORI d'altronde da sempre versano un contributo pensionistico aggiuntivo di un terzo e probabilmente e' stato proprio questo a far si' che il ministro Treu inviasse la circolare esplicativa. Antonio Giaimo
Pubblicazione: 13-06-1995, STAMPA, TORINO, pag.43
 
Sezione: Cronaca di Torino  
Autore: A_GIA  
Val Germanasca Una nuova miniera di talco
Almeno sino al 2030 in Val Germanasca si continuera' ad estrarre TALCO. A garantire ancora questa importante risorsa economica per la valle contribuira' la nuova miniera, in localita' Rodoreto, che entrera' in funzione fra cinque anni. <Abbiamo gia' iniziato i lavori per scavare la nuova galleria: - spiega Giampiero Di Piazza, amministratore delegato della Luzenac Val Chisone, la societa' che possiede le concessioni per l'estrazione del TALCO - si tratta di un tunnel lungo due chilometri e mezzo, alto cinque metri e largo cinque per poter permettere anche ai camion di entrare. Una volta penetrati in profondita' nella montagna si scendera' poi a circa 350 metri per raggiungere il nuovo banco di TALCO da estrarre. Un giacimento che verra' sfruttato con attrezzature sofisticate>. Tre sono le fasi che la Luzenac ha individuato: la prima quella dell'esplorazione prevede 9 miliardi e mezzo di investimento e sara' terminata a meta' del 97, segue quella dello sviluppo per la quale serviranno 7 miliardi e mezzo e che terminera' a fine del 99, ed infine ci sara' l'investimento per i macchinari previsto in 6 miliardi. Continua l'amministratore della Luzenac: <Non sara' una miniera tradizionale, ma la piu' efficiente del mondo, capace di mettere a frutto le avanzate tecnologie di pianificazione e estrazione mineraria>. Questa miniera sara' l'unica in Europa a fornire sul mercato internazionale un TALCO bianco e lamellare di eccellente qualita'. <Non sappiamo se con questo sito vi saranno altre assunzioni - continua Di Piazza - oggi infatti la tecnologia ha fatto calare la necessita' di manodopera. Se infatti si dovesse rinnovare tutto il personale adesso le doti di un buon minatore non sarebbero piu' quelle fisiche ma gli studi seguiti. Serve una preparazione tecnica e soprattutto la capacita' di saper lavorare in equipe>. Attualmente la societa' conta 136 dipendenti, 75 sono MINATORI, 32 lavorano allo stabilimento Malanaggio, dove il TALCO viene macinato, e 29 sono distribuiti fra i servizi tecnici e gli uffici di Pinerolo. Ea. gia.Y
Pubblicazione: 29-10-1997, STAMPA, PROVINCIA, pag.41
 
Sezione: Cronaca di Torino  
Autore: A_GIA  
La diminuzione grazie ai maggiori investimenti nella sicurezza sul lavoro Malattie professionali in calo Nel Pinerolese l'indagine dell'Usl 10
Le malattie professionali nel Pinerolese stanno diminuendo. E' quanto emerge da uno studio dell'Usl 10: in tre anni sono dimezzati i casi. "Nel 1995 avevamo registrato 130 patologie che si erano verificate nei 46 Comuni della nostra Usl - spiega il direttore generale della Usl 10 Ferruccio Massa -, nel '96 le denunce erano 94 per poi ridursi al 16 ottobre di quest'anno, data del nuovo rilevamento, a 57. Bisogna comunque anche tener conto che anche nel Pinerolese come in tutto il Piemonte negli ultimi anni si e' registrata una contrazione del sistema produttivo". I dati parlano chiaro: le 8000 aziende censite nel '91 oggi sono scese a 7200 con un riduzione del 7,5 per cento. Le malattie professionali piu' diffuse nel Pinerolese sono la sordita', legata agli ambienti di lavoro dove operano attrezzature meccaniche rumorose, e quelle di tipo polmonare come ad esempio l'asma bronchiale e la silicosi, tipiche delle aree montane delle valli Chisone, Germanasca e Pellice, malattie legate alle attivita' estrattive e alla lavorazione della pietra. Ma se da un lato queste malattie hanno registrato un notevole calo, le sordita' denunciate tre anni fa costituivano l'86 per cento dei casi, oggi sono il 60 per cento del totale, lo stesso dicasi per la silicosi che quest'anno si e' ridotta ad un solo caso. Ma oggi si segnala un lieve incremento di altre patologie di rischio: come i disturbi visivi legati all'utilizzo dei videoterminali, le allergie e le dermatiti. Cambiano i lavori e cambiano anche le malattie professionali, un tempo in Val Germanasca l'attivita' prevalente era quella di andare a lavorare in miniera, oggi sono meno di cento i MINATORI che scendono nelle miniere del TALCO. "Un ruolo importante comunque l'ha avuto la maggior sensibilita' degli imprenditori - spiega il dottor Paolo Laurenti, responsabile del dipartimento di prevenzione della Usl 10 -, maggiori investimenti a favore della sicurezza nei luoghi di lavoro, l'applicazione del decreto legislativo 626 sulla prevenzione con pesanti rischi penali ha sicuramente contribuito a rendere piu' sicuro il luogo di lavoro. Ma non bisogna neanche dimenticare che in questi anni l'Usl ha incrementato i servizi di controllo proprio in questo settore". (a. gia.)
Pubblicazione: 25-05-2003, STAMPA, TORINO, pag.41
 
Sezione: Cronaca di Torino  
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REALIZZATO DAL SINDACATO ALPCUB Un sito racconta la storia dei minatori
La storia delle miniere di TALCO della Val Germanasca ha superato i confini locali, grazie ad un lavoro di ricerca, in costante aggiornamento, e ad un sito realizzato dal sindacato autonomo di Pinerolo Alpcub. All'indirizzo wwwgeocites.com/alpcub/xminiere. htm e' illustrata la storia della Val Germanasca vista attraverso il lavoro dei MINATORI, dalle prime rivendicazioni sindacali ad una mostra realizzata sull'attivita' della miniera, alla storia sindacale, all'elenco degli incidenti e alle testimonianze dei MINATORI. «Proveniamo dalle miniere di carbone - risponde il polacco Jozef -, vent'anni fa era relativamente facile entrare in miniera». Aggiunge Ryszard: «Negli Anni Novanta ci siamo trovati tutti mobilitati, la riduzione del personale e' stata notevole. I nostri datori di lavoro ci hanno proposto di andare a lavorare in Italia».
Pubblicazione: 22-09-2007, STAMPA, TORINO2, pag.65
 
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L'italiano: Siamo fratelli Prevale lo spirito di corpo
Difficile passare una vita sotto terra, al buio quasi completo, se non si e' davvero appassionati. C'e' chi puo' raccontare un'intera vita passata accanto alla rocce. «A volte e' come una malattia dice Fulvio Trogolo Got -. Me ne accorgo quando vado in vacanza e, dopo un anno trascorso a estrarre TALCO, mi ritrovo ancora a esaminare tutte le rocce, a visitare decine di musei senza perdermi un solo sito archeologico». Fulvio si e' diplomato perito minerario, quando in Italia non esistevano che due scuole di questo genere. Adesso gli mancano otto esami per prendere la laurea in Economia e Commercio a Torino. Nel frattempo, a 40 anni, da 20 lavora nelle miniere della val Germanasca. A suo modo e' un'eccezione. Lui che non e' figlio di MINATORI, a Rodoretto e' entrato per vocazione, senza una tradizione di famiglia da onorare e proseguire. «Quando sono arrivato, nell'88, era tutto diverso. C'era uno spirito piu' rude, soprattutto verso i novizi: nei primi giorni i colleghi ti davano indicazioni sbagliate, ti facevano perdere per i cunicoli. Ti mettevano a riempire i vagoni da solo per ore. Adesso, anche volendo, non sarebbe piu' possibile. Le misure di sicurezza sono inflessibili». Gia', la sicurezza. E' un chiodo fisso per i MINATORI, argomento di mille discussioni. «Litighiamo spesso tra noi, pero' alla fine prevale sempre lo spirito di corpo. E' come essere fratelli: se mai dovesse accadere una tragedia ci butteremmo tutti a capofitto dentro i cunicoli per cercare i nostri compagni, senza pensarci sopra». \
Pubblicazione: 16-12-1997, STAMPA, PROVINCIA, pag.41
 
Sezione: Cronaca di Torino  
Autore: A_GIA  
Investimenti di 20 miliardi, sara' incrementata l'attivita' lavorativa Salve le miniere di talco Val Germanasca, accordo azienda-sindacato
Salvi i posti di lavoro in Val Germanasca. Le miniere di TALCO della Luzenac non chiuderanno, un accordo e' stato raggiunto presso l'assessorato all'Industria della Regione Piemonte. Al tavolo delle trattative il sindacato Filcea-Cgil, la Cisl, le rappresentanze rsu e i vertici della societa' mineraria. Nel prossimo anno verranno completate le operazioni di preparazione delle infrastrutture del nuovo sito della miniera di Rodoretto Sud e Nord, mentre rimarranno in funzione le miniere di Crosetto. "Il programma - dice Fedele Mandarano, della Cgil, nel 1998 prevede che il personale che lavora nella miniera del Crosetto venga spostato nella miniera di Rodoretto" . Il rischio era quello che la Luzenac, societa' collegata alla Rio Tinto, una multinazionale che fattura ben 16 mila miliardi, venisse estromessa dal mercato minerario. I siti italiani di TALCO rischiavano di non essere competitivi. "A far crescere questi timori e' stato il fatto che nella miniera di Rodoretto vi era solo TALCO per garantire estrazioni per 15 anni e non per 30 come previsto in un primo tempo". "La Rio Tinto ha pero' deciso di investire 20 miliardi nel nuovo giacimento - continua Mandarano - a patto che si passi ad un incremento dell'attivita' lavorativa". La nuova vena dovrebbe estrazione di 200 tonnellate di TALCO al giorno fino al 2015. Oggi a Perrero, in Val Germanasca, e' previsto un incontro fra le forze sindacali e i MINATORI. Ma sin da ora si sa che sono previste delle nuove assunzioni e molto probabilmente anche l'orario di lavoro verra' modificato: in miniera si lavorera' anche al sabato. (a. gia.)