(:::)Il capitalismo democratico occidentale in crisi amplifica la propria insolenza, già dimostrata riguardo ai suoi propri "superflui", nei confronti di paesi e di interi continenti che si rivelano inadatti alla riproduzione di mercato. Ora, tutti questi devono conformarsi pacificamente al loro inevitabile destino! Se sarà necessario, la "sicurezza" verrà ristabilita con interventi militari a livello mondiale (le cosiddette "missioni di pace").

Ma le guerre di questo nuovo imperialismo di sicurezza non sono più mosse dalla ricerca di una nuova ripartizione della sovranità su determinati territori. In uno spazio economico globalizzato, di tipo imprenditoriale, ogni politica espansionista tradizionale perde senso. Al suo posto, si tratta di proteggere, contro le esplosioni di violenza inferocita dei marginalizzati e contro la loro aspra lotta per la sopravvivenza, i pochi segmenti capitalisti ancora capaci di riprodursi. Le isole di produzione e rifornimento di servizi per il mercato mondiale devono essere mantenute al sicuro dalla caduta della civiltà di queste popolazioni impoverite, vere e proprie onde oceaniche, e devono essere preservate nella loro disordinata attività, fino a quando anche esse saranno diventate "superflue".

Non si punta alla conquista o all'incorporazione al fine di guadagnare determinate risorse (non-umane, è ovvio). Al contrario, l'orientamento strategico è quello di tenere lontano dal sistema l'enorme contingente dei "superflui" della periferia, guardati con sospetto. La catastrofe prodotta dalla stessa economia universale di mercato dev'essere isolata per quanto possibile. Da questo punto di vista, le correnti dei rifugiati devono essere bloccate alle frontiere occidentali, e nelle regioni in conflitto, devono "accontentarsi" del loro livello di povertà. L'imperialismo di sicurezza, in tal senso, è allo stesso tempo un imperialismo di esclusione in nome della "Fortezza Europa" e della "Fortezza Nord America". L'obiettivo implicito può essere solo quello di una gerarchia di esclusione scaglionata per continenti, che comprende, in Europa, alcuni pochi Stati direttamente associati alla NATO e all'Unione Europea (tipo l'Ungheria), passando per una serie di Stati da operetta vincolati solo parzialmente (tipo la Croazia), fino ai protettorati o ai paesi del tutto dipendenti, gestiti da organizzazioni internazionali (tipo il Kosovo).

Se, dopo il 1945, la concorrenza fra i blocchi capitalisti degli Stati Uniti e dell'Europa era attenuata dall'interesse comune dato dalla concorrenza con il blocco orientale ed il suo capitalismo di Stato, dopo la fine della Guerra Fredda la logica dell'imperialismo di esclusione e sicurezza globale costituisce un nuovo meta-interesse comune, il cui motore è la crisi velata del sistema globale produttore di merci. La NATO si trasforma da strumento della Guerra Fredda in un mondo bipolare, in polizia mondiale in un mondo unipolare, sotto la direzione degli Stati Uniti, ultima potenza planetaria con il suo incontrastabile potere bellico. Ma questa polizia mondiale può funzionare solo se la NATO esige una sorta di monopolio globale della forza. Ciò significherebbe che l'apparato militare di ogni Stato che non può o non vuole integrarsi nella NATO dovrebbe essere eliminato con la forza. Così facendo, è lo stesso Occidente a mettere in dubbio il principio di sovranità statale e a rendere obsoleta l'ONU: il capitalismo non è più capace di riconoscere il proprio ordinamento giuridico internazionale.(...)




archivio migranti su riforma.it http://riforma.it/it/tag/migranti
 

<<Penso a yemeniti sepolti sotto bombe italiane vendute all'Arabia Saudita con l'autorizzazione di una ministra della difesa che dovrebbe essere chiamata ministro della guerra. Penso a migliaia di iracheni che han perduto un braccio o una gamba per una mina delle 9 milioni vendute dalla Fiat (Valsella) a Saddam Hussein, ad afgani di un villaggio distrutto da bombe sganciate (direttamente, stavolta) da un aereo italiano (in missione di pace), ma stavolta le bombe e gli aerei erano americani. Penso a persone in cerca di pace e giustizia, massacrate nelle piazze dalle polizie dei loro stati, armate con armi della Beretta. Penso a criminali internazionali che stanno organizzando la prossima guerra in Libia, per decidere sul campo (neutrale...) il conflitto di interessi tra Eni e Total. Penso a tutti questi mostri che in nome di calcoli politici (elettorali) ed interessi economici sono disponibili a sacrificare ogni giorno la vita di migliaia di innocenti. E penso a tutti quelli (e sono anche gli stessi) che parlano di terrore islamico, e mi chiedo quanti di loro si rendano conto di essere delle stupide pedine in un gioco che prima o poi li stritolerà.>> (Gianni S. 22 mar2016)-Uscire dalla guerra

*assemblea 8 aprile 'Usciredallaguerra'      a S.Lazzaro dis/informazione sul Medio Oriente /Isis ecc con Claudio Canal e Rosita Di Peri- http://www.alpcub.com/informazione-medio-oriente.mp3 audio

- si omette soprattutto di affrontare la diffusa reazione allergica nella forza lavoro che ha i salari fermi alla fine degli anni Settanta , la parte più colpita dalla crisi, dalla disoccupazione ecc..- Report fa solo un accenno alla 'possibile instabilità del paese' da prevenire...

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su questo tema un secondo commento

<< Esiste un aspetto individuale: ognuno fa quel che può. E uno istituzionale: lo Stato deve affrontare il problema in modo serio, nei luoghi d'origine - dove bisogna chiedere che l'ONU crei delle NO Fly Zone e delle forze di interposizione- e qui, dove lo Stato deve gestire i flussi rimanenti in modo di salvaguardare gli interessi dei migranti come esseri umani e non merce di scambio senza abbandonare i propri cittadini in difficoltà.. Una grande  parte del paese stenta a sopravvivere e molti vedono nelle politiche per i migranti ( e per gli immigrati)  una disparità di trattamento e un 'lusso' che il paese non si può permettere. La concorrenza al ribasso nel mercato del lavoro è cosa arcinota e oggettiva. Sembra  che  quella che si dice 'sinistra'  sottovaluti questo problema- forse perchè i suoi intellettuali non  vivono  nelle periferie e nei quartieri dove è forte l'immigrazione, o dove ci sono i centri di asilo nè subiscono concorrenza alcuna da questa forza lavoro aggiuntiva- e  ritengono che i discorsi della Lega su questi temi siano xenofobia o razzismo di destra... 

Report pecca di ingenuità. L'uso che quest'Europa vuole fare  dei migranti è calcolato, a svantaggio nostro e loro, l'Europa non vuole risolvere i problemi, pensare che voglia farlo è illusorio, quest'Europa che hanno creato i poteri forti è funzionale al capitale. Noi siamo stati sconfitti, non abbiamo futuro, ci dobbiamo indebitare per consumare,- il lavoro, i diritti, la scuola, la sanità stanno peggiorando... >>(E.S.)

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documentazione varia

http://www.riforma.it/it/articolo/2016/09/15/raccontare-gli-esodi-di-oggi-senza-perdere-la-rotta

Medici per i Diritti Umani (MEDU) ha presentato il 13 sett2016, presso la Sala della Stampa Estera a Roma, ESODI. Rotte migratorie dai paesi sub-sahariani verso l’Europa. ESODI è una mappa web interattiva realizzata sulla base delle testimonianze di mille migranti dell’Africa Subsahariana ( vedi mappa )

http://www.mediciperidirittiumani.org/esodi-rotte-migratorie/

* http://goofynomics.blogspot.it/2016/05/autorazzismo-e-lotta-di-classe.html maggio 2016

*un libro contestato da 'il manifesto'  pdf  slavoj-zizek-e-i-cugini-di-sangue-del-populismo-europeo

*vedi un economista http://goofynomics.blogspot.it/2013/12/lezioni-dalla-crisi-perche-il.html (Alberto Bagnai)

un sondaggio ISCOS su 1000 persone (!):*http://www.corriere.it/cronache/15_giugno_26/66percento-italiani-critica-governo-favorevole-

all-accoglienza-solo-16percento-96c275f4-1bc6-11e5-a24d-298f280523ad.shtml

 *http://video.repubblica.it/dossier/immigrati-2015  1500 video- e commenti sul blog

 *http://www.ilvelino.it/it/article/2016/05/10/migranti-mozione-lega-dare-parte-risorse-a-cittadini-in-difficolta

/81d4347e-82d7-4d1d-ad4c-0fbcfa33abd7/

*http://video.repubblica.it/edizione/milano/immigrati-testimonial-per-la-lega-non-venite-in-italia/165052/163543

*http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/22/lega-nord-meno-secessione-e-piu-immigrati 2015

-cosi-salvini-ha-sedotto-le-destre/1803576/#disqus_thread  2015

*http://www.huffingtonpost.it/2015/06/07/immigrazione-lega-nord_n_7530152.html  2015

 *http://riforma.it/it/articolo/2016/05/12/tutto-quello-che-non-vi-hanno-detto-sullimmigrazione

* * http://espresso.repubblica.it/ricerca?query=migranti&refresh_ce-    raccolta articoli

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- un estratto da http://nonunomanoi.blogspot.it/2016/04/dopo-il-referendum.html#more

(...)<<Di questi tempi la condizione di precarietà e di disoccupazione è persistente e sempre più diffusa in tutte le famiglie. E' incisiva. Concorre a formare il pensiero dei lavoratori e orienta il comportamento delle aree sociali subalterne. La ricattabilità della vita quotidiana aumenta e toglie il diritto di parola e di dissenso. In questa miscela può resistere solo chi ci crede o chi se lo può permettere. Una minoranza di persone è portata a cercare una visione di insieme dei problemi. La maggioranza, invece, è spinta a muoversi e a ribellarsi solo se vengono colpiti direttamente i pilastri materiali delle poche sicurezze rimaste.(...) >> (Mario D.)

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Tutto per non fare la cosa giusta: gli investimenti pubblici

di Alberto Bagnai

(...)

Il capitale preferisce che lo stato dia ai disoccupati una mancia anziché un lavoro, perché la disoccupazione aiuta a contenere i salari, e quindi a espandere i profitti. Coopera al progetto la Banca centrale, che per proteggere il capitale ostacola politiche keynesiane di difesa dell’occupazione, negando il finanziamento della spesa pubblica con moneta.

Fratianni e Spinelli, nella loro Storia monetaria d’Italia, ricordano che il finanziamento monetario ha coperto in media la metà del deficit pubblico per oltre un secolo. Se l’economia cresce, dovrà crescere la massa monetaria, e allora perché non immetterla nel sistema anche finanziando, quando occorrono, investimenti pubblici?

Ma dal 1992 ciò è illegale senza se e senza ma, grazie al Trattato di Maastricht. Con esso gli Stati cedono la gestione della moneta ai burocrati non eletti, che possono influenzare la distribuzione del reddito, materia politica per eccellenza, senza rispondere a nessuno, e se ne vantano. Applicando una presunzione di colpevolezza tornata in voga, si diceva che i politici avrebbero usato la moneta per fare spese clientelari, generando inflazione. In questo modo è stato facile convincere il popolo a tagliarsi la sovranità monetaria per fare dispetto alla politica.

Ora sappiamo che stampare moneta non crea inflazione: il fallimento di Draghi lo dimostra. L’inflazione si controlla sul mercato del lavoro. Impedire allo Stato di finanziare politiche espansive, battendo moneta se occorre, trasforma ogni crisi in un arretramento irreversibile dei diritti dei lavoratori. La rinuncia dello Stato al monopolio dell’emissione di moneta non porta a un’economia più sana: porta a una distribuzione del reddito più iniqua, e quindi, necesariamente, a uno Stato più autoritario, se non altro perché affida decisioni politiche a burocrati non eletti.

I politici non volevano certo Maastricht per moralizzare se stessi: volevano solo avere le mani più libere nell’aggredire il diritto al lavoro. A missione compiuta arriva l’elicottero monetario, la cui utilità è puramente retorica: presentare il nemico politico delle nostre costituzioni socialdemocratiche, cioè la Banca centrale indipendente come un moderno Robin Hood.

Per motivi che mi sfuggono, erogare una mancia sembra infatti meno clientelare che finanziare investimenti. Forse perché la si chiama QE for people? Ma questo problema può essere risolto: chiamiamo QE for State la monetizzazione del deficit pubblico e riprendiamo a farla, come si è sempre fatto, tranne nell’infausta parentesi della nostra storia iniziata con Maastricht, il trattato che, nell’interesse di pochi, ha condannato un continente alla depressione economica.

Da Il Fatto Quotidiano, 27 aprile 2016

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Diritto al lavoro non assistenza

L’attacco alla Costituzione fa parte di un programma più vasto.                                                                                                appunti 2-       da  http://goofynomics.blogspot.it/2015/06/il-reddito-della-gleba.html Alberto Bagnai

(…)Qual è il gioco?
Ma è semplice! Barattare il diritto a un lavoro con il diritto a un reddito.Lo chiamano reddito di cittadinanza, ma qui lo chiameremo reddito della gleba.

Così come la servitù della gleba legava il colono a un fondo, il reddito della gleba serve a legare i nuovi coloni al precariato. (…)lo scopo del gioco: in un mondo dove la totale libertà garantita al capitale determina uno schiacciamento dei redditi da lavoro e quindi un aumento della disuguaglianza e una traslazione della classe media verso il basso (come ho mostrato in L'Italia può farcela); in un mondo nel quale, stante il principio fondamentale della tutela ultra vires  (in italiano"oltre le forze", è una espressione latina utilizzata per indicare un soggetto che non può invocare una limitazione della propria responsabilità). degli interessi dei grandi creditori (che non amano l'inflazione, se pure moderata), l'unico meccanismo di aggiustamento è la deflazione; in un mondo nel quale quindi la polarizzazione dei redditi indotta dalla deflazione sta creando una platea sterminata di poveri; bene: in questo mondo, il nostro mondo, si pone il problema di tenerli buoni, questi poveri... (…)

(…)Parto dal presupposto che chi attacca la Costituzione nata dall'antifascismo sia un fascista. Ai fascisti di ieri, di oggi, e di domani, ricordo qual è la linea del Piave:

Art. 4  La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 36. Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.

La linea del Piave è il combinato disposto di questi due articoli. Gli Italiani non vogliono la mancia, vogliono un lavoro, perché è loro diritto averlo. Poi ci sono gli italiani, come quelli che hanno leso questo diritto prima favorendo la costituzione di un quarto potere monetario, e poi inserendo in Costituzione il principio economicamente insensato del pareggio di bilancio (via Fiscal compact), tradendo lo spirito della nostra Costituzione (…) e profanando le tombe dei nostri poveri morti.(…)

  (…) Un movimento che ha il suo riferimento ideologico se non proprio negli Stati Uniti, in un posto ad essi piuttosto vicino, il PD, si aggiunge alla lista degli utili idioti della finanza internazionale il cui scopo è quello di scardinare le costituzioni socialdemocratiche, certo non per cattiveria d'animo, ma perché, semplicemente, a loro conviene che sia così. Ed avendo loro il controllo dell'informazione, non gli sarà difficile credere che quello che stanno facendo lo stiano facendo nel vostro interesse. (…)

(…)La linea retta della finanza internazionale passa per questi tre punti:

1) difesa dell'euro (o meglio ancora critica fasulla), inteso come punto culminante della piena liberalizzazione dei movimenti di capitali (utili idioti disposti a difenderla se ne trovano a mazzi, come ormai avrete capito);

2) adozione di una legge elettorale liberticida;

3) reddito della gleba (perché comunque i poveracci non puoi solo bastonarli, altrimenti poi lavorano male).

Come al solito, sarà la Banca Centrale Europea a tracciare il solco, e il PD a difenderlo. Naturalmente, in nome del "ce lo chiede l'Europa", della difesa della vedova e dell'orfano, e con toni politicamente corretti. Aspettiamo lieti gli interventi degli influenzatori massmedia dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). Scommettiamo che fra qualche giorno cominceranno a preoccuparsi della crescita della povertà? E quali ricette proporranno? (…)

-Giugno 2015

  “Guarda che io non mi invento niente. Ho solo le palle per dire quello che tutti sanno, ma questo è un altro discorso. Non credo di essere coraggioso. sono solo incosciente- “Alberto Bagnai

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'siamo sulla strada giusta per creare nuova occupazione?' - articolo sull'eco del Chisone 4 maggio 2016 - Intervista a Lia Fubini

http://www.sinistrainrete.info/analisi-di-classe/8115-maximilian-forte-immigrazione-e-capitale.html

 


La proposta inoltrata il 15 aprile ai vertici europei da parte del governo italiano prova a ripartire dall'accordo tra i Paesi dell’Unione europea e la Turchia, stipulato a marzo, per rivolgersi agli Stati nordafricani, ma non affronta i temi più delicati del sistema di accoglienza europeo

Alla fine della scorsa settimana il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha presentato ai vertici dell’Unione europea una proposta mirata, nelle intenzioni, a modificare l’attuale inefficace modello di gestione delle migrazioni umane in Europa. Il documento, chiamato Migration compact, sulla falsariga degli accordi fiscali degli ultimi anni, ha come strategia dichiarata quella di ridisegnare le politiche europee per quanto riguarda i rapporti con i Paesi terzi, in particolare africani, dai quali, con il ritorno di condizioni metereologiche più favorevoli, hanno ripreso a crescere i flussi via mare.

Secondo il piano, l’Unione Europea dovrebbe offrire ai Paesi terzi progetti di investimento meccanismi di finanziamento che dovrebbero fare da contraltare a un maggior impegno di questi Stati nel controllo delle proprie frontiere, insieme a una cooperazione nello sviluppo di procedure per la creazione di opportunità di ingresso legali.

È interessante notare il fatto che nella lettera di accompagnamento alla proposta, il presidente del Consiglio italiano si esprima con grande favore rispetto all’accordo firmato a marzo dai paesi dell’Unione europea con la Turchia, di cui avevamo parlato con Gianfranco Schiavone, membro del consiglio direttivo di Asgi, l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione. Secondo Sergio Briguglio, esperto di diritto dello straniero e da anni attivo nel cercare di comprendere e descrivere la politica italiana e continentale nel campo delle migrazioni, «l'accordo con la Turchia è inquietante».


L’Europa, i conflitti, i confini, il diritto d’asilo

I conflitti che caratterizzano, ormai in maniera strutturale, i territori posti al di fuori dei confini geografici europei (dal Nordafrica all’Africa Subsahariana, dal Medio Oriente all’Ucraina), come è noto, stanno spingendo milioni di persone a fuggire dai luoghi in cui abitavano per salvarsi la vita, per sottrarsi a trattamenti disumani e degradanti, a miseria, a negazione dei diritti fondamentali della persona, a catastrofi ambientali e persecuzioni.
Chi non trova un adeguato rifugio, è costretto a vivere in campi profughi, alcuni allestiti per far fronte ai nuovi conflitti emergenti, altri esistenti da lungo tempo. Molti di questi si trovano in luoghi in cui, a loro volta, le persone in fuga rischiano di subire (o già subiscono) le stesse violazioni da cui hanno cercato di sottrarsi.
Al tempo stesso vi sono migliaia di persone che tentano di raggiungere i confini europei per chiedere protezione a quell’Europa che ha speso nel mondo la sua immagine democratica, di tutela dei diritti umani per tutte e tutti. Ma sono costretti a farlo attraverso le uniche “rotte” che il complesso sistema normativo (oltre che politico) dell’Unione Europea e dei singoli stati che la “compongono”, rendono praticabili. Una parte consistente cerca di raggiungere l’Europa affrontando muri e barriere terrestri a Sud Est, a Sud Ovest, così come ad Est e a nord Est del continente. Altri lo fanno attraverso il Canale di Sicilia, altri ancora utilizzando "strade" diverse (scali aeroportuali o traghetti). Tutti devono farlo rischiando la vita o la libertà personale, in assenza di un visto d’ingresso, senza possibilità di rivolgersi alle ambasciate degli Stati Membri UE nei paesi in cui si trovano.

Chi riesce a superare vivo questi confini, anche una volta raggiunto il territorio dell’Unione, deve comunque confrontarsi con la disomogeneità del sistema d’asilo europeo, con condizioni di accoglienza diversificate, con le limitazioni imposte dal Regolamento Dublino (e successive versioni), con una normativa che, nonostante gli adeguamenti degli ultimi anni, risulta ancora inadeguata ad affrontare la realtà del mondo che stiamo vivendo e quindi a dare risposte all’altezza di quanto previsto dall’articolo 13, punto 2, della dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo: Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio Paese . (...)

http://www.meltingpot.org/Speciale-Melting-Pot-su-diritto-d-asilo-accoglienza-e.html

http://www.meltingpot.org/+-Articoli-con-immagini-+.html


contributo di Giorgio Cremaschi per 'Uscire dalla guerra'-Pinerolo-15 aprile

Le guerre che stiamo vivendo sono tre e si svolgono assieme.
La prima è la guerra vera e propria, quella che dura dal 1991, da quando gli USA e la NATO
intervennero in Iraq, e prosegue e si estende in varie forme e contro diversi avversari. Una
guerra infinita che ha prodotto milioni  di morti e che alla fine ci ha portato il terrorismo
fondamentalista in casa. Ora si prepara la nuova guerra di Libia a sostegno di un governo
messo lì dalle multinazionali del petrolio. E aumentano le spese militari ed il commercio delle
armi . Abbiamo saputo, sull'onda dell'inchiesta giudiziaria sulle trivelle, che la Marina Militare
sta spendendo un pacco di miliardi per nuove navi da battaglia. E che queste spese vengono
mascherate come aiuti umanitari, come sono state definite nel passato le guerre imperialiste
e sterminatrici a cui l'Italia ha partecipato.
La seconda guerra dura anche essa da molti anni. È quella dei poteri economici e finanziari
contro il lavoro e i popoli, guerra che è cominciata da più di trenta anni e ha avuto una grande
intensificazione a partire dall'avvio della crisi del 2007. In Europa questa guerra sociale ha
avuto la sanzione dei trattati da Maastricht in poi ed è diventata la ragione sociale dell'Euro.
In Italia abbiamo una democrazia sotto formale controllo bancario dal 2011 e il governo
Renzi dopo aver smontato l'articolo 18 sta facendo lo stesso con la Costituzione. Sono anni
che si stanno sistematicamente distruggendo i diritti sociali e le libertà del mondo del lavoro,
nel nome della competitività, del mercato e poi dell'Euro e della Unione Europea. Ora si sta
costruendo il sistema di potere autoritario funzionale a rendere permanente la guerra dei
ricchi contro i poveri. L'accordo del 10 gennaio 2014 ha trasferito nel sistema sindacale
corporativo di CgilCislUil e Confindustria queste regole di guerra sociale asimmetrica, dove il
potere d'impresa può tutto ed il lavoro deve solo subire.
La terza guerra è quella contro i migranti. In questi giorni stiamo assistendo alle vergogna del
continente più ricco del mondo, che si rivela indisponibile ad accogliere quei migranti e
rifugiati che le sue stesse guerre hanno provocato. In Europa i capitali sono liberi, ma le
persone no e per esse sorgono nuovi terribili muri. Le due guerre, quella armata e quella
economica, hanno così provocato la terza. E i mostri della xenofobia e del razzismo che
risorgono nelle nostre città sono figli diretti dei 25 anni di interventi militari e dei trenta di
politiche liberiste.
La mia convinzione che queste guerre oramai marcino assieme, e che o saranno fermate
tutte e tre , o continueranno ad alimentarsi reciprocamente.
Per questo oggi non basta più la pur necessaria mobilitazione per la pace ed il lavoro.
Dobbiamo individuare i punti dei rottura sui quali agire per fermare la tre guerre. Per me
questi sono la NATO, l'Unione Europea e l'euro, il governo Renzi ed il sistema di potere che
lo sostiene.
Se non saremo in grado di far diventare questa rottura preciso obiettivo politico, l'intreccio
delle guerre si avvolgerà sempre più duramente sulle nostre libertà e sulle nostre stesse vite.
Il trattato TTIP  (1)è una vera e propria NATO economica che lega sempre di più l'austerità della
Unione Europea e il 7 maggio saremo in piazza contro di esso. La controriforma della
Costituzione di Renzi ci consegna per l'ottobre di quest'anno un appuntamento decisivo. E
senza quorum, a differenza del referendum sulle trivelle .. È giunto il momento di fermare la
ritirata e reagire.
La Francia in queste settimane è scossa da un grande movimento di lotta contro la versione
di quel paese del Jobsact. È il segno che si può ripartire. Ma dobbiamo costruire un
movimento unitario che pur nelle differenze anche rilevanti tra le due. Varie anime e
organizzazioni , sappia colpire unito.. Non sarà facile ma non abbiamo alternative ..
Giorgio Cremaschi

 

nota1. (https://stop-ttip-italia.net/)

I negoziati del TTIP – trattato di liberalizzazione commerciale tra Unione Europea e Stati Uniti – stanno avvenendo in segreto, senza il coinvolgimento dei parlamenti nazionali, degli enti locali e della società civile.
Siamo preoccupati dell’impatto che il TTIP avrà sulla nostra economia e sulla nostra vita, perché questo accordo è concepito per favorire gli interessi delle grandi imprese multinazionali, soprattutto americane.
Il TTIP rischia di compromettere la qualità del nostro cibo, dell’ambiente, la nostra salute e i nostri posti di lavoro.
Il negoziato entro l’estate potrebbe arrivare ad una soluzione, e dobbiamo essere pronti a mostrare il nostro dissenso con tutta l’evidenza di cui siamo capaci insieme. Il 7 maggio 2016 scenderemo in piazza a Roma per manifestare il nostro dissenso alla firma del trattato.

 

nota 2  - Gianni S.

<<Come promesso alla riunione del 15 aprile vi mando i riferimenti del Dossier statistico immigrazione 2015. Lo stimolo è stato il testo di Cremaschi sulle tre guerre, si è discusso della "concorrenza" fatta agli italiani dagli immigrati ovvero, i soldi sprecati di un'integrazione già volutamente fallita in partenza, i 35 euro al giorno per migrante a chi (mal)gestisce l'accoglienza (proprio nel senso di malavita, dato che la cosa a più riprese è finita in mano alla magistratura), la concorrenza che viene percepita (ma non è detto sia reale) nel mercato del lavoro, lo stereotipo che vede l'immigrato sempre come lavoratore dipendente (e quindi "ladro" di posti di lavoro) e non come imprenditore. Credo che sapere con più precisione di cosa stiamo parlando ci possa aiutare a non essere noi stessi, almeno, vittime della sistematica disinformazione fatta dai media sull'argomento.

 
Il Dossier inizialmente veniva commissionato dalla Caritas, attualmente viene finanziato coi soldi dell'8 x1000 valdese e fatto dai ricercatori del centro studi e ricerche IDOS (appunto, Immigrazione DOssier Statistico) in partenariato con la rivista Confronti
 
Il dossier si compra, ma sono disponibili on-line due documenti:
- una sintesi di alcune pagine

- una paginetta con 15 punti chiave
 
Sulla rivista Confronti è stato pubblicato questo articolo di presentazione del dossier 2015
 
Penso che questo possa essere una base di partenza per successivi ragionamenti.
Gianni Salza
 
P.S. tra l'altro, sul sito di Confronti c'è la segnalazione di alcuni film che potrebbe essere interessante proporre, per proseguire il discorso di venerdì 8. In particolare "Timbuktu" e "Il fondamentalista riluttante">>

Gianni  - 'Uscire dalla guerra'-Pinerolo




Migranti e profughi: l'impegno Caritas 

(:::)

“Un’emorragia continua perché la comunità internazionale resta inerte e non affronta le cause a monte di questa tragedia umana” sostiene don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana. Una crisi umanitaria che va affrontata come tale. La vera emergenza si è venuta a creare nei luoghi di transito dei migranti, totalmente inadatti all’accoglienza, per cui migliaia di persone al giorno si sono trovate ad attraversare o a sostare in luoghi in cui non ci sono posti-letto, presidi medici, toilette e docce per l’igiene personale, distribuzione di cibo, spesso manca addirittura l’acqua potabile.
 
Caritas continua il suo impegno sia nei Paesi d’origine (vedi la Campagna Il diritto di rimanere nella propria terra"), nei Paesi lungo tutte le rotte dei profughi sia in Italia per l’accoglienza che nelle varie aree di crisi. In Siria e nei Paesi limitrofi, a Gaza, in Iraq fornendo alloggi, assistenza sanitaria, cibo, generi di prima necessità, istruzione, protezione a donne e bambini, assistenza psicologica per traumi causati dal conflitto. Nell’Europa dell’Est le Caritas dei paesi maggiormente coinvolti, con il sostegno di Caritas Italiana, si sono attivate per portare aiuti a questa marea umana priva di tutto: generi alimentari, acqua, materiale per l’igiene, pannolini per i neonati. E soprattutto una parola di conforto nei tanti bivacchi di fortuna che si incontrano nelle città di questi paesi.  (...)

su circa 95.000 persone migranti - ospitate nei diversi Centri di accoglienza ordinari (CARA) e straordinari (CAS), nonché nel Sistema nazionale di protezione dei richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) - diocesi e parrocchie, famiglie e comunità religiose, accolgono in circa 1.600 strutture oltre 20.000 migranti.

 
Nello specifico Caritas Italiana ripropone una progettualità già sperimentata in una decina di Diocesi nel corso del 2012. Si tratta del progetto “Rifugiato a casa mia” che vede il coinvolgimento della comunità cristiana in uno sforzo volto all’accoglienza di rifugiati e richiedenti protezione internazionale presso famiglie, istituti religiosi o parrocchie dove comunque i beneficiari dovranno essere seguiti da famiglie tutor. All’estero, la Conferenza Episcopale Italiana propone di valorizzare le esperienze di cooperazione internazionale e di cooperazione missionaria e sostenere 1.000 microrealizzazioni nei Paesi di provenienza dei migranti in fuga da guerre, fame, disastri ambientali, persecuzioni politiche e religiose, per garantire loro il diritto di rimanere nella propria terra. L’accoglienza non può far dimenticare le cause del cammino e della fuga dei migranti che arrivano nelle nostre comunità.

 


il disagio in Italia e il diritto al lavoro

1.materiali

http://www.repubblica.it/economia/2017/03/08/news/reddito_inclusione_contrasto_poverta_-160031739/

 

 

(...)

rapporto Caritas

 

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http://www.inps.it/docallegati/DatiEBilanci/Rapporto%20sulla%20coesione%20sociale/Rapporto_coesione_sociale_2013/

Documents/Rapporto%20Coesione%202013%20%20Volume%20I.pdf

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2. Diritto al lavoro non assistenza

L’attacco alla Costituzione fa parte di un programma più vasto.                                                                                                appunti 1-       da  http://goofynomics.blogspot.it/2015/06/il-reddito-della-gleba.html Alberto Bagnai

(…)Qual è il gioco?
Ma è semplice! Barattare il diritto a un lavoro con il diritto a un reddito.Lo chiamano reddito di cittadinanza, ma qui lo chiameremo reddito della gleba.

Così come la servitù della gleba legava il colono a un fondo, il reddito della gleba serve a legare i nuovi coloni al precariato. (…)lo scopo del gioco: in un mondo dove la totale libertà garantita al capitale determina uno schiacciamento dei redditi da lavoro e quindi un aumento della disuguaglianza e una traslazione della classe media verso il basso (come ho mostrato in L'Italia può farcela); in un mondo nel quale, stante il principio fondamentale della tutela ultra vires  (in italiano"oltre le forze", è una espressione latina utilizzata per indicare un soggetto che non può invocare una limitazione della propria responsabilità). degli interessi dei grandi creditori (che non amano l'inflazione, se pure moderata), l'unico meccanismo di aggiustamento è la deflazione; in un mondo nel quale quindi la polarizzazione dei redditi indotta dalla deflazione sta creando una platea sterminata di poveri; bene: in questo mondo, il nostro mondo, si pone il problema di tenerli buoni, questi poveri... (…)

(…)Parto dal presupposto che chi attacca la Costituzione nata dall'antifascismo sia un fascista. Ai fascisti di ieri, di oggi, e di domani, ricordo qual è la linea del Piave:

Art. 4  La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 36. Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.

La linea del Piave è il combinato disposto di questi due articoli. Gli Italiani non vogliono la mancia, vogliono un lavoro, perché è loro diritto averlo. Poi ci sono gli italiani, come quelli che hanno leso questo diritto prima favorendo la costituzione di un quarto potere monetario, e poi inserendo in Costituzione il principio economicamente insensato del pareggio di bilancio (via Fiscal compact), tradendo lo spirito della nostra Costituzione (…) e profanando le tombe dei nostri poveri morti.(…)

 

(…) Un movimento che ha il suo riferimento ideologico se non proprio negli Stati Uniti, in un posto ad essi piuttosto vicino, il PD, si aggiunge alla lista degli utili idioti della finanza internazionale il cui scopo è quello di scardinare le costituzioni socialdemocratiche, certo non per cattiveria d'animo, ma perché, semplicemente, a loro conviene che sia così. Ed avendo loro il controllo dell'informazione, non gli sarà difficile credere che quello che stanno facendo lo stiano facendo nel vostro interesse. (…)

(…)La linea retta della finanza internazionale passa per questi tre punti:

1) difesa dell'euro (o meglio ancora critica fasulla), inteso come punto culminante della piena liberalizzazione dei movimenti di capitali (utili idioti disposti a difenderla se ne trovano a mazzi, come ormai avrete capito);

2) adozione di una legge elettorale liberticida;

3) reddito della gleba (perché comunque i poveracci non puoi solo bastonarli, altrimenti poi lavorano male).

Come al solito, sarà la Banca Centralea Europea a tracciare il solco, e il PD a difenderlo. Naturalmente, in nome del "ce lo chiede l'Europa", della difesa della vedova e dell'orfano, e con toni politicamente corretti. Aspettiamo lieti gli interventi degli influenzatori massmedia dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). Scommettiamo che fra qualche giorno cominceranno a preoccuparsi della crescita della povertà? E quali ricette proporranno? (…)

-Giugno 2015

 

“Guarda che io non mi invento niente. Ho solo le palle per dire quello che tutti sanno, ma questo è un altro discorso. Non credo di essere coraggioso. sono solo incosciente- “Alberto Bagnai

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appunti 2.

'siamo sulla strada giusta per creare nuova occupazione?' - articolo sull'eco del Chisone 4 maggio 2016 - Intervista a Lia Fubini

 


https://www.youtube.com/watch?v=22wgp2rY6D4&feature=youtu.be

Pubblicato il 09 giu 2012

DOSSIER: Ecco quando è iniziata la crisi dell'Italia; era il 1992 sul panfilo Britannia


 

Decisioni sinodali 2015-

Chiesa Evangelica Valdese
Unione delle Chiese metodiste e valdesi

n. 39 MIGRANTI E PROFUGHI
  Il Sinodo, ben sapendo che il fenomeno delle migrazioni è sempre esistito nella storia dell’umanità, che ha assunto negli ultimi anni proporzioni globali drammatiche e che il nostro Paese è più che mai interessato da significativi flussi migratori, ritiene che oggi esso sia dovuto alla diffusione crescente di fattori come corruzione, conflitti armati, ingiustizia economica e sociale, persecuzioni, rispetto ai quali non sono trascurabili le responsabilità della parte ricca del globo. Avendo preso coscienza che tale fenomeno è posto alla nostra attenzione come una vocazione all'accoglienza, secondo il dettato evangelico del sostegno e della cura degli afflitti, degli assetati, degli affamati, dei prigionieri, degli stranieri, il Sinodo legge in questo la sua vocazione a una rinnovata riflessione sulla nostra storia di esilio, poiché nel volto del migrante, oltre a riconoscere i tratti di Nostro Signore, riconosciamo espressioni e sofferenze dei nostri padri e delle nostre madri, sottoposti/e a persecuzioni e massacri; a chi afferma di non volere i migranti “in casa nostra”, il Sinodo risponde con forza che questo Paese è “casa nostra” e che vogliamo che la nostra casa sia ospitale, capace di compassione e pronta a difendere la dignità umana e i diritti laddove essi vengano offesi e annullati. Dà pertanto mandato alla Tavola valdese di farsi portavoce presso le Istituzioni della Repubblica, affinché operino in modo che quanti/e si mettono in viaggio, per motivi di sopravvivenza o per cercare una vita migliore, possano essere accolti/e e accompagnati/e nei loro progetti di vita, perché il denaro investito dallo Stato venga speso effettivamente a favore dell'integrazione e dell'inclusione sociale dei migranti e affinché si moltiplichino gli sforzi per affrancare i migranti dalle mafie.
Invita le chiese a cogliere la sfida dell'accoglienza come un’occasione di rinnovato impegno nella testimonianza dell’Evangelo della grazia.
n. 40 MEDITERRANEAN HOPE
  Il Sinodo, a fronte della serata pubblica sul tema delle migrazioni e del dibattito che ne è seguito, rallegrandosi dei risultati raggiunti dal programma della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (FCEI) “Mediterranean Hope”, dunque l'osservatorio di Lampedusa, la Casa delle Culture di Scicli, il Relocation Desk di Roma - progetto sostenuto da fondi Otto per mille - incoraggia la Tavola valdese a continuare a sostenere questa iniziativa e gli sforzi della FCEI tesi a riorganizzare il proprio impegno a favore dei migranti; preso atto in particolare della proposta di istituire dei corridoi umanitari che garantiscano ai migranti richiedenti asilo la possibilità di compiere viaggi sicuri, dà mandato alla Tavola valdese di sostenerla e di rappresentare con forza alle istituzioni della Repubblica l'esigenza di moltiplicare le iniziative in questa direzione; ringrazia le chiese sorelle e le agenzie ecumeniche che sostengono le diverse iniziative di “Mediterranean Hope” con risorse umane ed economiche.
n. 41 CORRIDOI UMANITARI
  Il Sinodo, di fronte all’ultima tragedia nel Mar Mediterraneo che ha visto la perdita di cinquantuno vite umane, esprime sgomento e cordoglio, rilancia con forza la necessità di istituire corridoi umanitari che permettano un passaggio sicuro alle donne, agli uomini e ai bambini che sono costretti a intraprendere un sofferto viaggio per sfuggire a distruzioni, violenze e persecuzioni che si registrano in ampie aree dell’Africa e del Medio Oriente.
n. 70 RICHIEDENTI ASILO E "ACCOGLIENZA DIFFUSA"
  Il Sinodo, riconoscendo nella questione dei migranti uno dei temi centrali della propria vocazione, chiede alla Commissione sinodale per la diaconia (CSD) di mettere a disposizione delle chiese le competenze del personale del Servizio Richiedenti Asilo e Rifugiati, affinché le chiese stesse possano essere ulteriormente affiancate nel percorso di accoglienza.
Il Sinodo esorta le chiese affinché diventino protagoniste, insieme alla CSD, del lavoro con i migranti condividendo con essa il progetto di “Accoglienza Diffusa”.

http://www.chiesavaldese.org/aria_cms.php?page=248

 

 


i migranti nella lettura  del giornale della Confindustria

Ultime notizie su Frontex (ilsole24ore)

 

raccolta  articoli http://argomenti.ilsole24ore.com/frontex.html

 

news24

Da Frontex a Triton / Cos'è Frontex

07/03/2015 09:51

In seguito agli Accordi di Schengen che hanno permesso ai cittadini Ue degli Stati membri, aderenti e firmatari, di circolare liberamente nel territorio

News24

Da Frontex a Triton / Il ruolo di Frontex

07/03/2015 09:51

Il ruolo primario di Frontex è quello di cooperare con le autorità degli Stati membri per il controllo dei confini esterni. Infatti, l'organismo comunitario si