Melfi: il regime di fabbrica (da Operai contro -novembre2000)

La struttura gerarchica aziendale

I Capi UTE

I capi UTE sono in genere giovani, di età simile a quella degli operai loro sottoposti. Sono di scolarità medio-alta (diplomati o laureati) –ma, corrispondentemente anche la scolarità degli operai di Melfi è spesso più elevata di quella degli altri stabilimenti. Il capo UTE in qualità di responsabile di una intera UTE è direttamente responsabile dei risultati conseguiti in termini di qualità e di quantità di produzione. Gli obiettivi sono definiti dal centro, e nella SATA esiste anche un meccanismo di concorrenza tra le varie UTE. L’immagine che l’azienda ha cercato di fornire è quella di un capo non autoritario, persuaso da uno stile di comando di tipo partecipativo. A fronte di un rafforzamento del ruolo gerarchico del capo, si tenta di ridurre la distanza sociale tra operai e capo (il capo UTE veste una tuta dello stesso colore degli operai; se ci sono problemi sulla linea interviene direttamente a coprire la postazione) per annacquare la contrapposizione di interessi tra chi produce plusvalore e chi migliora la propria condizione sulla base del plusvalore estorto agli operai. Questa politica dell’immagine ha un limite insuperabile che chiarisce la posizione tra operai e loro capi. L’autorità della produzione è infatti rilevatrice dell’effettivo stile di comando nell’azienda e degli effettivi interessi in gioco. Gli operai parlano di sovraccarichi di compiti che in certi momenti ti buttano addosso o dell’attenzione dei capi alla quantità di produzione o alla loro indifferenza rispetto ai rischi di nocività o di infortunio ecc…. Altro aspetto peraltro noto nell’ambito delle gerarchie aziendali, è il loro modo di gestire il controllo sociale utilizzando piccoli favoritismi (come un PIR ,una giornata di ferie, uno spostamento di turno ecc ), che vengono concessi a chi dimostra disponibilità ed asservimento nei confronti dell’azienda, stimolando così pratiche di divisione o di competizione tra operai. Questi aspetti li affronteremo in seguito.

CPI

Il cpi è in pratica una figura di controllo del lavoro operaio, intermedia tra il capo UTE e gli operai. E’ considerato il braccio destro del capo UTE ha mansioni di coordinamento e di intervento qualora ci siano delle anomalie di processo o di prodotto. E’ colui che a fine turno torna tutta la situazione al capo, e in qualità di capetto ha dunque il potere di decidere chi va a lavorare su una postazione più pesante o di segnalare al capo i buoni e i cattivi. Per comprendere bene l’impostazione di questi cpi è utile riportare qualche loro intervista:" All’interno della fabbrica c’è chi fa il suo lavoro, 7 ore un quarto, se ne va e non ti crea problemi, e tu stai tranquillo. C’è gente, invece che fa apposta a crearti problemi. Secondo me la gente non ha voglia di lavorare. Per esempio, la persona che si mette in malattia costantemente, cioè 2 o 3 giorni al mese perché lo fa? Perché non ha voglia di lavorare. Io personalmente, ho fatto un anno e mezzo sulla linea e mai malattia. C’è gente, invece, che approfitta ". I meccanismi di carriera peraltro sono basati sulla subalternità ai capi e sulla diligenza di lavoro: due caratteristiche indispensabili per diventare cpi.

Conduttore, Manutentore, tecnologo

Il conduttore è una figura di operaio diretto che ha una funzione di condurre lo specifico impianto che ha in consegna. E’ un operaio che ha un compito disupervisione di ampiezza ridotta rispetto al manutentore, relativo ad un impiantoomogeneo automatizzato e computerizzato. Svolge attività di sorveglianza e semplici operazioni di regolazione e ripristino del funzionamento delle macchine. Il manutentore è invece una figura polivalente. Ha conoscenzespecialistiche su più materie, fa parte degli operai indiretti di produzione, è una figura professionale complessa ed è dotata di elevata discrezionalità nel suo lavoro. I tecnologi si distinguono in tecnologi di linea e tecnologi specialisti. Il tecnologo di linea è responsabile dell’efficienza e delleiniziative di miglioramento funzionale di una linea di fabbricazione. E’ al contempo un tecnico con una conoscenza sistemica dell’impianto, privo di compiti gestionali sugli uomini e un responsabile delle prestazioni delle macchine (non dei volumi produttivi). In pratica un tecnologo di linea è il capo delle macchine della linea. Il tecnologo specialista è un tecnico con una conoscenza specialistica di singoli componenti dei mezzi di lavoro il quale fornisce il supporto conoscitivo al tecnologo di linea e al manutentore nell’esecuzione di riparazioni complesse e nell’introduzione di modifiche che migliorino il funzionamento dei macchinari; è il responsabile dei ricambi macchinari.

Insieme al capo UTE queste figure professionali costituiscono il team tecnologico.

Il sistema di premi e di punizione

Esiste un sistema di premi e punizione che come dicevamo prima, i capi utilizzano per gestire il controllo sugli operai della loro UTE. Sui meccanismi di carriera si è già parlato a proposito dei cpi, sono peraltro meccanismi non generalizzabili e che hanno uno scarso peso nell’orizzonte delle aspettative degli operai. I meccanismi salariali comprendono forme di incentivazione come il premio di competitività. Questo premio viene corrisposto sulla basedi una serie di indici UTE e sulla base delle idee di miglioramento che si concretizzano nell’autosegnalazione dei problemi di qualità, nella diagnosi e rimozione delle cause che generano tali problemi e nella raccolta di proposte di miglioramento, il tutto nell’ottica della prevenzione e del contenimento dei costi totali di prodotto. In realtà il sistema premiante è molto povero ed inoltre è difficile maturare le condizioni per accedere ai premi, essendo la produzione spinta a livelli difficilmente superabili. Esso si concretizza nei fatti nelle concessioni di Pir straordinari etc la cui gestione è nelle mani dei capi. Per quanto riguarda le punizioni, oltre ai tradizionali strumenti quali le multe, le sospensioni, i rapporti disciplinari etc.. un’ arma di ricatto utilizzata correntemente dall’azienda è quella della conferma dei contratti di formazione lavoro. Sono infatti già molti i casi di licenziati per malattia o per infortuni.

Gli abbandoni alla Fiat

Il numero dei dimissionari che al novembre 96 ammontava a 729 è in realtà un dato gonfiato in quanto i non confermati alla scadenza del contratto sono stati molti di più e che, fino ad un periodo abbastanza recente, è stata pratica aziendale quella di consigliare al lavoratore che non sarebbe stato riconfermato, di presentare una formale dimissione, giustificando il fatto che in tal modo non sarebbero comparse sul libretto le motivazioni della fine del rapporto di lavoro(incompatibilità col lavoro), perdendo così a sua insaputa e con l’inganno, quei diritti che sono conseguenza propria delle pratiche di licenziamento. Gli operai hanno in pratica perso una mensilità e più di stipendio,non hanno potuto inscriversi nelle liste di collocamento e non hanno percepito la disoccupazione ordinaria e speciale.

Le varie anime della Sata

In Sata è possibile distinguere, rispetto all’atteggiamento tenuto in fabbrica, varie anime all’interno del mondo operaio: i sindacalizzati, i simpatizzanti del sindacato ed una componente "autonoma". I sindacalizzati o coloro che sono vicini al sindacato rappresentano una quota che si avvicina al 33%. La maggioranza é accomunata da una radicalità di giudizio rispetto alla propria condizione e da atteggiamenti critici nei confronti del sindacato.

In realtà i sindacati confederali firmando l’accordo del 93 hanno già dato dimostrato da che parte stanno. Quell’accordo che è stato sinteticamente analizzato, dà praticamente mano libera al padrone Fiat su tutti i versanti del lavoro operaio. Il risultato della concertazione tra sindacati e padroni è dunque stato quello di costruire una galera industriale in cui si sperimentasse un livello di sfruttamento operaio mai conosciuto finora e in cui gli operai fossero schiacciati e asserviti in modo brutale all’esigenza di valorizzazione del capitale. Dunque il sindacato non ha avuto bisogno di grosse presentazioni, si è immediatamente qualificato come schierato nel campo padronale assoldando le persone giuste a questo compito. Un delegato della Fiom spiega così il proprio ruolo: "L’accordo Sata ha legato un pò le mani, costringendo per forza di cose il sindacato ad essere partecpativo, in quanto le limitazioni al conflitto sono più che evidenti. Per cui il ragazzo molte volte vede il delegato come una diramazione dell’azienda E allora il giovane operaio guarda con molta diffidenza al sindacat oe al suo ruolo dato che poi non trova risposte concrete ai problemi che egli ha evidenziato, perché come possiamo agire sulla tempistica e sui carichi di lavoro quando tutto è già stato definito?"(Delegato Fiom).

La sinistra del sindacato non ha peraltro rinunciato al suo ruolo di critica senza mai mettere in discussione il sistema dello sfruttamento, augurandosi semplicemente che le relazioni sindacali non siano appiattite troppo sulle esigenze padronali ma trovino spazio anche le conflittualità e le esigenze dei lavoratori (compresa la pubblicazione dell’inchiesta operaia a Melfi dalla quale sono state tratte le maggiori informazioni ivi contenute) Nell’ambito di questo quadro esiste una fetta consistente di lavoratori non sindacalizzati. Questo gruppo operaio (è il più numeroso ) è caratterizzato, da un giudizio critico senza appello nei confronti del sindacato nella sua complessità. Esso esprime posizioni ed atteggiamenti radicali. Vi è chi rifiuta di assumere atteggiamenti collaborativi, chi afferma la necessità dell’attività sindacale, ma ne critica limiti, scarsa incisività incapacità di tutela efficace, che si mostra indignata per accordi siglati in assenza dei lavoratori e per prese di posizione sindacali indistinguibili da quelle delle controparti.

Questi lavoratori manifestano una marcata e quasi istintiva insofferenza nei confronti del regime organizzativo interno della SATA, segnalata da atti di insubordinazione e da azioni di microsabotaggio. In questo gruppo infatti, è compreso il maggior numero di licenziati ed autolicenziati ed autolicenziati

 

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