manovra_febbraio_2011

GOVERNO
Niente soldi: solo uno spot elettorale
Oggi la manovra di rilancio
Roberto Tesi- il manifesto 9feb 2011
Le misure del governo per il rilancio dell'economia sono pronte: il consiglio dei ministri approverà oggi. Ma sarà un rilancio senza fretta: partirà solo dal prossimo anno. Insomma, il solito spot elettorale, il solito taglio del nastro per «la prima pietra», anche se l'economia non esce dalla palude e anche quest'ano la crescita del Pil si attesterà attorno all'1% e l'occupazione non aumenterà. Secondo una bozza circolata ieri, il provvedimento è composto da 22 articoli. Il cuore della manovra è una riforma degli incentivi per il sistema produttivo.
La riforma prevede il ricorso a «meccanismi automatici di agevolazione, con particolare riferimento all'utilizzo di procedure di fruizione dell'aiuto mediante buoni o voucher» per le Pmi. Alle piccole e medie imprese dovrà essere destinata «una quota di risorse non inferiore al 50% del totale disponibile». Previste procedure negoziali «nel caso di singoli programmi d'investimento di grandi dimensioni» con un rilevante impatto sul paese (viene da pensare alle centrali nucleari) e un meccanismo di progetti «nel caso di investimenti che perseguano obiettivi selettivi di innovazione o comunque di rafforzamento competitivo del sistema produttivo».
Ma i soldi da dove arrivano? Non sembrano esserci risorse aggiuntive, ma la solita partita di giro: al «Fondo unico per gli incentivi», infatti, saranno «girate« le risorse attualmente «finalizzate al superamento degli squilibri economici e sociali che sono assegnate dal Cipe». Le risorse sarebbero destinate per «l'85% alle Regioni del Mezzogiorno e per il 15% alle Regioni del Centro-Nord». Il nuovo sistema di organizzazione degli incentivi entrerà in vigore quando saranno accorpate in un Fondo unico presso il ministero dello sviluppo le risorse per il sostegno del sistema produttivo.
Tecnicamente sarà questo ministero (presieduta dal fido Romani) di concerto con quello dell'Economia che, sentite le regioni, varerà un piano triennale per gli interventi statali. Di anno in anno, invece, sarà definito un programma che fissa, in riferimento a ciascun obiettivo, gli interventi da adottare e l'ammontare delle risorse finanziarie a disposizione. Le risorse saranno distinte per provenienza: europea, statale, enti locali o, anche, da soggetti privati. Nel programma annuale saranno specificati gli interventi che riguardano in modo esclusivo il Sud.
Altro misura prevista nella bozza è il taglio dei lacci che, secondo Berlusconi, paralizzano le imprese. Questo provvedimento che implica, tra l'altro, l'abolizione di alcuni articoli della costituzione, prevede che scenderanno dalle attuali 100 a circa 70 le leggi che riguardano le imprese. In generale è prevista una semplificazione delle categorie di incentivo. Saranno tre: quelli automatici (credito di imposta), quelli con bando e quelli negoziali, che saranno rivolti alle grandi imprese. Saranno semplificate anche le procedure per l'erogazione, con minori adempimenti per le imprese che chiedono l'accesso agli incentivi.
Nel disegno di legge è prevista una diversa modalità per la deduzione dell'Irap dalle imposte dei redditi: sarà differenziata tenendo conto del costo del lavoro. La deduzione dovrebbero avere anche effetto retroattivo. L'obiettivo sembra quello di combattere il lavoro nero e, viene specificato che sarà «a saldo zero» per la finanza. Cosa altamente improbabile se non si riesce a far emergere una massa notevole di lavoro nero.
«Mano mano che si avvicina il giorno del Consiglio dei ministri, la scossa che il governo ha annunciato diventa sempre più flebile e poco credibile», ha dichiarato Francesco Boccia, coordinatore economico del Pd della Camera. E «scopriamo che si tratterà delle già diffuse modifiche costituzionali, inutili e mai reclamate dalle imprese (nessuno crede veramente che possano scuotere alcunché), da un riordino degli incentivi alle imprese con la trovata dei voucher alla Pmi che, se tutto va bene, avrà la stessa sorte della «social card», e una legge sulla concorrenza contenuta in una vecchia delega in scadenza, ma che il governo si è già premurato di prorogare con un emendamento al decreto in discussione al Senato.