Mancano ancora molti elementi, compresa la rivendicazione o le rivendicazioni, e molti particolari rimangono oscuri, ma riteniamo di inviare comunque questo primo commento per suggerire alcuni argomenti ai compagni, che affronteranno una campagna dei mass media preoccupante e disorientante.

Dopo gli attentati negli Stati Uniti.
Una condanna e alcune riflessioni

Nessuno, per quanto avversario della politica israeliana e
di quella degli Stati Uniti (non solo in quanto complici
della politica terrorista dei sionisti, ma come promotori di
moltissimi crimini in tutto il mondo) puo' esitare un
momento prima di condannare l'incredibile serie di attentati
compiuti da commandos suicidi, da chiunque siano stati
ispirati.
Ma occorre ragionare a mente fredda su molte questioni. E
occorre capire:
Chi ha innescato la spirale di odio. Non si puo' vedere solo
chi in un momento dato ha sferrato un colpo piu' grosso, e
con una mancanza totale di rispetto per le vite innocenti.
Non sappiamo ancora il numero delle vittime, ma
probabilmente supera di molto quello di qualsiasi altro
episodio precedente. Tuttavia se fossero state contate solo
in centinaia invece che in migliaia o decine di migliaia,
non sarebbe mutata la condanna, ma neanche sarebbe stata
meno necessaria la riflessione razionale sui rapporti causa
ed effetto. La quantita' genera stupore e orrore, ma la
qualita' e' la stessa delle rappresaglie che uccidono solo
pochi palestinesi al giorno.
Chi ha dato l'esempio dei massacri indiscriminati di civili?
Pensiamo ovviamente a quelli israeliani a Sabra e Chatila e
a Tunisi, oltre che in tante altre localita' del Libano,
della Palestina, dell'Iraq, ma anche ai massacri di civili
curdi da parte della filoccidentale Turchia, o di
integralisti islamici da parte del regime siriano, "nostro"
alleato nella infame guerra del Golfo (che si saldo' con un
bilancio di centinaia di migliaia di vittime innocenti,
contro poche decine di "crociati", caduti in genere in
incidenti). E chi ha cercato di fermare Saddam Hussein
quando aggrediva l'Iran nella prima guerra del Golfo,
provocando un milione di morti per difendere gli interessi
delle multinazionali del petrolio e dei loro vassalli
feudali, l'Arabia Saudita e gli Emirati del Golfo?
Chi, per scalzare l'Unione Sovietica, ha protetto per anni i
fanatici talebani, a cui oggi si attribuiscono
indirettamente (per la protezione che avrebbero accordato al
mitico Bin Laden) questi atti terroristi, che pure il loro
governo ha dovuto condannare? Chi ha protetto e riconosciuto
per decenni all'ONU gli khmer rossi, in odio al Vietnam? Per
chi non lo sapesse tutte le potenze occidentali, Italia
compresa. E come dimenticare che gli integralisti islamici
sono stati appoggiati per anni a Gaza da Israele per
indebolire l'OLP, troppo laica e disposta a un compromesso
che i sionisti temevano come la peste?

Alcuni palestinesi sono stati ripresi mentre manifestavano
la loro gioia, come nel 1991 facevano quando arrivavano -
spesso fuori bersaglio, colpendo anche loro - i miseri
missili Scud di Saddam Hussein. Manifestare l'odio non e'
bello, non e' elegante, stravolge la faccia (come scriveva
Brecht), ma perche' non domandarsi cosa li ha portati a
questo? Contrariamente a quanto si ripete in buona o cattiva
fede, i due popoli avevano convissuto per molti secoli, e l'
odio e' stato innescato durante l'insurrezione palestinese
del 1936-1939 dalla partecipazione dei sionisti alla
repressione britannica, che uccise oltre 5.000 palestinesi.
La mancanza di prospettive di una pace a cui avevano creduto
(e a cui fingono di credere ancora solo statunitensi ed
europei) ha ridato spazio al terrorismo, che invece era
stato messo fuori gioco sia nella prima fase dell'intifada,
sia per molti mesi durante la ripresa delle azioni di massa
che vengono chiamate "la seconda intifada". Solo quando si e
' visto che nessuno muoveva un dito per aiutarli, e Arafat
continuava a inseguire l'illusione di un intervento
dell'Europa e degli Stati Uniti, hanno cominciato ad
appoggiare le azioni suicide di Hamas e Jihad, e ora questa,
chiunque ne sia l'organizzatore.

Una riflessione importante va fatta anche sulla
vulnerabilita' degli Stati Uniti, e in genere delle societa'
capitalistiche avanzate supertecnologizzate. Ne avevamo
avuta una prova a Genova con l'impotenza (a meno che non
fosse complicita') del massiccio schieramento di "Forze dell
'Ordine" nei confronti dei Black Block (veri o presunti o
infiltrati mascherati), mentre si accanivano sugli inermi.
Ma ora la verifica e' piu' sconvolgente: che ha fatto l'
onnipotente CIA per fermare atti terroristici che erano
probabili, e di cui c'erano gia' stati in passato molti
precedenti, a volte attribuiti a gruppi di integralisti, in
un caso sicuramente opera di fanatici dell'estrema destra
locale? Come e' possibile che il Pentagono non fosse
protetto?
E che dire sul fatto che sono andate subito in tilt le
comunicazioni telefoniche e sono stati chiusi tutti gli
aeroporti, senza per questo impedire altri colpi sfalsati di
molte decine di minuti e - a quanto risulta dalle prime
caotiche informazioni - persino di ore? La CIA e' efficiente
solo quando si tratta di preparare colpi di Stato contro
governi democratici, dalla Grecia al Cile, dall'Indonesia a
decine di altri paesi?
Nessuno di noi, ovviamente, poteva prevedere le dimensioni e
la ferocia spropositata di questo atto odierno. Tuttavia
molti di coloro che si battono per una vera pace in
Palestina (compresi quegli israeliani che si oppongono all'
escalation repressiva, preferendo il carcere alla
partecipazione ad essa), avevano scritto che il meccanismo
delle rappresaglie innescava inevitabilmente risposte
disperate e folli. Tanto piu' se in risposta a chi sceglieva
individualmente di morire (seguendo l'esempio di Sansone con
i Filistei) si colpivano edifici civili o si assassinavano a
freddo dirigenti palestinesi sicuramente estranei alla Jihad
e ad Hamas. Una risposta criminale e sicuramente inefficace,
che spingeva altri disperati a candidarsi come "martiri". L'
ultimo, con grande stupore di Israele, era un palestinese di
55 anni, cittadino israeliano, sia pure di second'ordine. Ma
la risposta e' stata ancora una volta il bombardamento di
"obiettivi" nei territori occupati.

Certo quei pacifisti israeliani che denunciavano la spirale
del terrore pensavano soprattutto a chi si faceva saltare in
aria con un autobus o una discoteca, ma la logica e' la
stessa. Quando si innesca una situazione di guerra, ciascuna
parte cerca di recare il massimo danno all'avversario. E la
sensazione che gli Stati Uniti sono pienamente
corresponsabili del terrorismo di Stato israeliano puo'
avere spinto a cercare bersagli negli Stati Uniti, colpendo
anche civili sicuramente innocenti (o che avevano la solo
colpa di non preoccuparsi di quello che il loro governo
faceva o incoraggiava in tante parti del mondo). Capiremo
comunque meglio quando e se arriveranno rivendicazioni:
finora ci sono state solo condanne, da tutti governi arabi e
senza eccezione dai dirigenti palestinesi.

Dunque la nostra condanna di questi atti terroristici e'
netta e incondizionata. Ma non deve impedirci di riflettere
sulle cause profonde, antiche e recenti, e non deve in alcun
modo farci unire al coro delle condanne a senso unico di chi
non ha mai voluto condannare il terrorismo di Stato
israeliano, o le complicita' degli Stati Uniti in tantissime
atrocita', in America Latina, in Indonesia, ecc. Ne'
possiamo dimenticare i crimini coloniali di tanti Stati
europei nel passato, ma anche quelli recenti, ad esempio nel
Congo ex belga, o della Francia negli spaventosi massacri in
Ruanda e Burundi.
E che dire del genocidio silenzioso, per fame, per malattie
curabili e non curate (a partire dall'AIDS) in Africa e in
tante parti del mondo? A questo proposito vorrei ricordare
che un uomo meraviglioso come don Lorenzo Milani aveva
chiuso il suo ultimo libro, Esperienze pastorali (subito
fatto ritirare dal Vaticano) riproducendo alcune macchie di
sangue sull'ultima pagina, e immaginando che fosse stata un'
irruzione dei popoli oppressi del "terzo mondo" a provocare
la sua morte. E faceva scrivere a un ipotetico vescovo
cinese giunto molti decenni dopo a ricristianizzare l'Europa
devastata: "questo sangue non e' di martiri". Era una
finzione letteraria ardita e provocatoria, ma come sempre in
quell'uomo profetica: chi chiude gli occhi ogni giorno sugli
orrori del mondo, prepara una catastrofe irreparabile della
nostra civilta'.

Roma 11 settembre 2001 (ore 20)
Antonio Moscato