Breve scheda sui mulini di Malanaggio. 

All'origine (primi del '900) i mulini a Malanaggio erano due: uno per la grafite ed uno più grande per il talco.

Gli addetti alla macinazione del talco e della grafite nel 1970 erano 136 (più 45 allo stabilimento di San Sebastiano).

Successivamente al 1976 si assiste al ridimensionamento degli occupati, a causa di una crisi internazionale del mercato ed a causa di una concorrenza sempre più agguerrita.  

Gli addetti erano 78 nel '90, nel '97 sono la metà. 

Nell’anno 1984 si chiude la miniera di grafite e di conseguenza anche il reparto di macinazione cessa poco dopo l’attività.

Il minerale estratto a San Germano è troppo povero di carbonio 50% massimo, raramente il 60% e non può competere sul mercato con grafiti che hanno percentuali anche superiori al 99% (es. Madagascar) ed a costi inferiori. Gli investimenti, sia per la miniera, la cui coltivazione nel frattempo è scesa sotto il livello del torrente Chisone, quanto per lo stabilimento sarebbero ingenti e quindi non sostenibili al confronto di una qualità così scadente , mentre il mercato tecnologicamente sempre più evoluto richiede minerali sempre più puri.

Con la ristrutturazione era stato chiuso il mulino di S.Sebastiano, il personale è stato poi ridotto con vari pensionamenti e trasferimenti. Ci sono stati vari periodi di CIG. Gli investimenti in nuovi impianti e in molte modifiche sono stati ingenti.

Gli anni correnti da fine 90 al 94 hanno visto una trasformazione imponente della produzione, improntata su una modernizzazione degli impianti, razionalizzazione del processo, fusione dei due stabilimenti di macinazione e conseguente trasferimento di impianti e produzioni a Malanaggio.

  Nel 1991, a novembre è entrato in funzione il nuovo impianto di frantumazione (max- 50 cm. di diametro) con una portata di 60 Ton./ora. Nel 1992 si realizza l'impianto per il trasporto, insilaggio e caricamento del talco essiccato dai forni ai mulini; si ottiene la certficazione ISO 9003; viene installato il nuovo impianto di insaccamento in big-bags da 0,5 - 1 tonnellata. Nel 1993 avviene  la trasformazione del molino ad aria compressa, chiamato COGEIM dal costruttore che lo aveva modificato, mediante l’inserimento di un separatore ad alta velocità ha permesso di produrre fini  esenti da particelle granulari (per la plastica e le vernici) spediti come sfuso cisterna,

Assistiamo da fine '96 a tutto il 2002 ad una serie di nuovi investimenti finalizzati alla razionalizzazione della attività tecnico ed amministrativa connessa con l’entrata in funzione della nuova miniera di Rodoretto.

Viene ottenuta la certificazione ISO 9002 ( e la direzione paga una una-tantum di 50.000 lire a tutti i dipendenti). Vengono installati i silos esterni per il caricamento del talco sfuso su cisterna.

A varie riprese sono arrivati impiegati dalla sede: l'ufficio tecnico, l'ufficio acquisti, la logistica per ultima nel '97.

Gli uffici della Direzione sono realizzati a Malanaggio con una profonda trasformazione del sito e con un grosso recupero del vecchio fabbricato a torre; sono abbattute le vecchie rimesse e l’ingresso dei mezzi allo stabilimento viene spostato più a monte, di fronte ai nuovi uffici.

E’ anche sistemato l’accesso in curva, arretrando opportunamente la recinzione a favore della sede stradale, altro esempio di sensibilità dell’azienda alle problematiche di sicurezza perorate dai vicini e dal sindaco dell’epoca.

La direzione legale ed amministrativa è trasferita da Pinerolo a fine 1999.

I volumi di talco trattato sono in genere superiori a quelli prodotti dalla miniera , infatti, se una parte del prodotto grezzo della miniera per un periodo viene venduto alla Luzenac austriaca, viene però macinato ultimamente con una certa quantità di altri talchi di cui il talco Sardo, ovviamente per qualità meno pure.

I mulini per vari anni sono stati additati come esempio per l'assenza di infortuni. Molti lavoratori hanno alte qualifiche e lavorano sui turni, il personale è ridotto all'osso e vengono dati in appalto lavori di manutenzione.

E’ notevole l’impegno profuso dal personale e dall’azienda per implementare non solo le normative sulla sicurezza nazionali (legge 626, 624 ecc.),  ma soprattutto quelle del gruppo, le quali richiedono norme comportamentali molto più restrittive delle leggi in vigore.

I massimi investimenti dal 2002/2003 hanno riguardato proprio la sicurezza in miniera ed allo stabilimento.

I risultati ci sono e si possono toccare con mano: anni con ZERO infortuni.