vedi notizie storiche in cesmap.html

 

Il talco, i minatori,

una multinazionale

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http://www.assomineraria.org/aziende/minerario10.htm

1990 --- 1991 --- 1992 ---- 1993 --- 1994 --- 1995 ---- 1996 ----1997 ---- 1998 --- 1999 ---- 2000

La gestione Luzenac comincia nel 1990. A quella data gli addetti dell’azienda sono 292 così divisi: miniera 163, stabilimenti 78, centrali elettriche 11, sede 30.

vedi grafico occupati miniera

La Luzenac è un gruppo francese (600 miliardi di fatturato), una multinazionale che ha acquistato la Talco e Grafite nel 1990 dalla famiglia Villa di Pinerolo (la Talco e Grafite era stata fondata nel 1907, rilevando piccole ditte precedenti, aveva poi avuto più di un migliaio di dipendenti perchè si articolava in vari settori lavorativi, dall’estrazione alla lavorazione del talco e della grafite, ad applicazioni industriali). La Luzenac in Italia possedeva già la Talco Valle Spluga, in Europa è presente in molti paesi fra i quali la Spagna, l’Austria, la Germania,il Belgio, oltre la Francia. E’ appunto in Francia che è nata, dallo sfruttamento di una cava molto grande, a Luzenac. Questa multinazionale francese a sua volta appartiene dal ‘90 alla Rio Tinto Zinc inglese.

1.link alla Rio Tinto http://www.riotinto.co.uk/ 2.storia in breve della Rio Tinto 3. link alla Luzenac http://www.luzenac.com/

 

La direzione francese, dopo mesi passati a controllare i bilanci presenta un piano di ristrutturazione che prevede 81 "esuberi". Di questi 45 andranno in prepensionamento nel giro di due anni. Per la miniera introduce nuovi metodi di coltivazione con drastica riduzione dei cantieri che passano da 15 a 5. Intende investire a tutti i livelli, con una nuova cernita in miniera, meccanizzazione ulteriore, chiusura dei mulini di S:Sebastiano e razionalizzazione di Malanaggio, automazione centrali ( ma in seguito saranno vendute), cambio degli orari, miglioramento della qualità del talco, piano riduzione infortuni, formazione personale.

Il cdf, i lavoratori e il sindacato criticano la gestione precedente della miniera e si preparano a contrattare la ristrutturazione, anticipando che ritengono che i nuovi criteri di coltivazione produrranno un ulteriore calo di occupazione. Detto questo il piano di ristrutturazione passa nelle assemblee senza dar luogo a una resistenza e a delle lotte.

Ma l’anno successivo, il 1991, in miniera presa visione della nuova gestione, i minatori sono già in sciopero - tre turni interi - per la mancata applicazione di un accordo sulle tariffe per il turno di notte e la disdetta di altri accordi del getto della ripiena cementata, delle sonde e del minaggio

La direzione ci ripensa e si giunge a un accordo, in seguito procederà a una oculata divisione dei minatori con livelli, qualifiche , superminimi per indebolirne l’unità e la resistenza e accompagnare la nuova filosofia aziendale che parla di collaborazione e di impresa-famiglia.

Anche per questo scopo viene istituito un piano di corsi di formazione finanziato dalla CEE- che durerà tre anni.

Un nuovo problema nasce in miniera con la sperimentazione delle pale diesel, di cui si denuncia la nocività. Il sindacato convoca un professore di Medicina del lavoro dell’università di Siena per iniziare controlli sui fumi.

I minatori si fermano ad aprile per tre turni, l’azienda sospende l’uso delle pale nei cantieri ma non al minaggio.

Mentre il caso diesel bolle si fa un accordo per nuovi orari, eliminazione del Sabato , sette ore e mezza di lavoro con pausa mensa a fine turno; parte la nuova cernita con annesso laboratorio chimico.

Le prove sui fumi dei diesel si fanno nonostante i minatori dicano che conta il loro giudizio e non quello dei tecnici. La direzione a questo punto , le spalle coperte dai rilevamenti, dichiara che senza i diesel la miniera chiude. Minaccia di richiamare i cassintegrati e dichiarare una settantina di esuberi, per ultimare le coltivazioni esistenti in vista di un abbandono della miniera.

E’ un segnale forte, che si riproporrà negli anni seguenti ogni volta che qualche cambiamento non accettato dai minatori darà luogo a un conflitto di interessi.

A inizio settembre la miniera entra in lotta, si tratta in sede e all’Unione Industriale e la direzione Luzenac consegna un documento in cui dice di essere disposta ad ogni controllo sui diesel , a miglioramenti della ventilazione, e depurazione sui mezzi..Lo sciopero dura dieci giorni interi e sarà l’ultimo sciopero lungo della nuova gestione: I minatori votano: 35 per sospendere la lotta e una quindicina per continuare lo sciopero ( ha partecipato a questa assemblea metà dei minatori e ha votato anche chi non lavora sui diesel).

Il 16 ottobre 1991 c’è l’accordo: filtri sugli scarichi, registrazione continua dei valori degli inquinanti, rotazione ampia del personale, intervento dell’università di Siena.

Nei fatti non si riuscirà a gestire bene l’accordo negli anni seguenti anche perchè vari minatori non rispetteranno le segnalazioni di pericolo, interrompendo il lavoro, spinti dal timore di non fare la produzione o da incoscienza. E’ ancora presto per sapere se il grado di inquinamento cui sono sottoposti i minatori darà luogo nel lungo periodo a conseguenze...

L’azienda si concentra sugli infortuni tradizionali, inviando anche lettere di ammonimento, ma sono i minatori e non lei a far rilevare le lesioni all’udito che finora non erano state preventivate. L’Inail apre un contenzioso per il passato.

Sempre nel 1991, il 17 dicembre, grave infortunio a Dino Bertalmio, meccanico che lavorava all’esterno ad una tubatura dell’aria compressa. Sta a lungo in coma alle Molinette, poi sarà tentata una riabilitazione ma resterà invalido e non riprenderà il lavoro.

IL 1992 vede l’inizio del lavoro di notte alla galleria di ricerca, l’inizio dei sondaggi nella zona di Rodoretto. La ditta Coreis francese farà una ventina di perforazioni per un costo di oltre un miliardo.

La sede trasloca da Piazza Garibaldi a Corso Torino ( e si passano sette impiegate a part-time). Si annuncia che le centrali elettriche saranno cedute a privati. In ottobre c’è lo sciopero generale e in questo mese in miniera viene introdotta la ripiena cementata con lancio a nastro.

A Novembre si comincia a parlare di un riuso turistico della parte di miniera ( Paola) che presto non sarà più attiva. (nell’ottobre dell’anno seguente ci sarà un convegno a Perosa sul riuso turistico della valle, ma i minatori disertano e sarà l’inizio di un rapporto a distanza con il museo delle miniere visto come un brutto segnale per i minatori e subìto senza nemmeno avanzare la richiesta che si offra un adeguato spazio alla storia del movimento sindacale).

link con Scopriminiera

 

L’ing. Ducasse, che ha guidato la ristrutturazione se ne va a fine anno:in miniera si è solo più 125.

Nel 1993 il nuovo amministratore delegato è l’ing. Di Piazza .La produzione del’92 è stata di 44.000 ton in miniera: il premio aumenta perciò di 100.000 lire. Intanto le vendite sono in calo del 20% e non si sa come utilizzare la produzione in aumento.

Dal 1° gennaio le centrali elettriche sono passate a terzi, che hanno anche assorbito tre operai.

A maggio Accordo a Roma sul contratto nazionale, spostata la scadenza al 30/9/94 : l’ultimo è stato rinnovato il 30/9/88 !

A luglio comincia la CIG in miniera, una settimana al mese fino alla fine dell’anno, per il calo di vendite.

A luglio CGIL CISL e UIL firmano un accordo sul costo del lavoro: al referendum che segue in zona vota il 36% dei lavoratori, di cui a favore il 67%. In miniera l’accordo è bocciato.

Settembre. A fine mese è previsto l’inizio lavori alla nuova galleria del Crosetto.

La direzione fa il bilancio della sua campagna contro gli infortuni in miniera. l’indice (numero degli incidenti per 200.000 ore di lavoro) è passato da 45 nel 1990 a 7,8 a ottobre ‘93.

Come annunciato la Luzenac riparte per una seconda ristrutturazione e comunica che ha 75 dipendenti di troppo sui 186 attuali ( erano 230 a maggio ‘92): espellerà tre scaglioni annuali di 25 persone. Assemblee e incontri, la direzione consegna una lista con 25 nomi di persone che possono accedere alla mobilità corta o lunga da fine ‘93: dopo la trattativa alza il livello dell’integrazione da versare a chi esce.

La produttività media di cantiere è passata intanto da 3,36Ton di talco per giornata lavorativa individuale nel ‘90 a 5,57 nel 91, 6,46 nel ‘92 e 7,13 nel ‘93.

Nel 1994 la Talco Val Chisone diventa Luzenac Val Chisone

La produzione riprende in miniera e negli stabilimenti ( dove si sono fatti due giorni alla settimana di CIG).

A marzo la direzione comunica che offre un incentivo di 40 milioni a chi vuole dare le dimissioni.

Continua la meccanizzazione, si introduce un Jumbo.

In estate il sindacato presenta la piattaforma aziendale e a fine settembre iniziano gli scioperi, uniti al problema delle pensioni ( si partecipa a una manifestazione a Pinerolo).Una delle giornate di lotta coincide con lo sciopero generale del 14 ottobre. La direzione è disposta a discutere.

Il 26 ottobre muore, all’imbocco della galleria Paola, Marco Brugiafreddo, tecnico della miniera, di 23 anni. Usciva su un locomotore e urtando contro le tramogge della ghiaia muore sul colpo. La miniera si ferma. I compagni di lavoro partecipano in massa ai funerali a Pinerolo

La RTZ, casa madre dà il via alla prima fase dei lavori di Rodoretto, 6,5 miliardi per il 95-96. In tutto entro il 2002 investirà 35 miliardi.

Dicembre. Siglato a metà mese l’accordo aziendale: prevede un aumento fisso del premio mensile di 56.000 lire ed altre variabili a seconda della collocazione produttiva e dell’aumento di produzione mensile. 500.000 di unatantum. Inoltre anticipo sul contratto nazionale: 60.000 subito altre 60.000 a ottobre ‘95.

Viene consegnato a metà mese il rapporto su Brugiafreddo. Viene scritto che l’infortunio mortale è stato provocato da "mancata visione dell’ostacolo o errata valutazione delle dimensioni, consistenza e posizione dell’ostacolo (scivolo aperto= punto di impatto sulla vittima)". Non verrà fatta nessuna contestazione nè dal sindacato nè dalla famiglia, ma seguirà un procedimento giudiziario.

Nel 1995 primi segnali di difficoltà in arrivo per la produzione della miniera, le vendite invece tirano (25% in più del ‘94).

In aprile inizia lo scavo della galleria di Pomeifrè verso Rodoretto, appaltati alla ditta Negroni di Bergamo. I lavori esterni li ha fatti Barus di Prali che appalta anche il trasporto alla discarica a livello 1440 dello sterile prodotto dallo scavo.

L’8 maggio c’è l’accordo sulle pensioni tra governo Dini e il sindacato: gli operai sono incazzati, quello che non era riuscito a Berlusconi, viene ora accettato dai confederali . Il 12 maggio circa 500 persone in manifestazione a Pinerolo durante uno sciopero di 4 ore autoproclamato dalle RSU. Fischi sotto le sedi sindacali

Quando ci sarà il voto nel Pinerolese sull’accordo delle pensioni : verrà bocciato. In Miniera 63 no, 4 sì. L’età media è tra i 30 e i 40 anni in miniera e quindi la controriforma delle pensioni non piace...

Iniziano gli straordinari volontari al sabato : è stato portato a 30.000 l’incentivo, scarsi risultati di partecipazione.

Il trasporto talco dalla miniera a Malanaggio passa dalla ditta Speed a quella Paschetto.

Un mezzo gommato resta sotto una frana : il minatore si toglie all’ultimo momento... Capita altre volte.

Settembre. Inizia l’attività ALP (Associazione Lavoratori Pinerolesi). In miniera si iscrivono 17 minatori, nel Pinerolese gli iscritti sono più di 500.

Dopo lo stillicidio di comunicati sul pericolo di perdere il mercato e la richiesta di prolungare l’orario di lavoro, la direzione comunica che vuole 8 sabati obbligatori su tre turni. Contro questa pretesa sciopero in miniera da venerdì 22 a martedì 26. Si scende a Pinerolo davanti alla sede coi caschi.

Ottobre. Fusione fra la RTZ (cui appartiene la Luzenac) e la CRA (australiana) : nasce la più grande impresa mineraria mondiale.

L’azienda rinuncia ai sabati obbligatori e torna a quelli volontari, senza recupero e pagati 50.000 in più. A fine mese se ne va il direttore della miniera Ing.Cian

Direttore ora è l’ing. De Gasperis che già si occupa del traforo di Pomeifrè..

Viene assunto un diplomato IPSIA, in contratto formazione lavoro, per l’officina meccanica. Con varie dimissioni siamo rimasti in 66 operai in miniera.

Sulle categorie si conclude con una decina di passaggi di livello e altrettanti aumenti di incentivi individuali

Viene annunciato che il nuovo direttore della miniera sarà l’ing. Daniele Trogolo Got.

Anche nel 1996 si fanno controlli interni sulla polverosità, il rumore e l’inquinamento dei mezzi diesel (ora con macchinette portatili personali).

A metà gennaio una frana prima di Pomeifrè blocca la strada per una settimana. Il lavoro è sospeso in miniera per tre turni, poi viene attivato un trasporto sul percorso alternativo Salza-Fontane. Sulla pericolosità di questa soluzione ci sono proteste e trattative con la direzione miniera.

Arriva il nuovo mezzo cingolato Shaeff per la miniera, per abbattere e caricare in modo continuato il talco. Verrà usato per un periodo e poi abbandonato.

Comincia il corso per tutti i dipendenti sulla sicurezza ambientale, in parziale applicazione della legge 626. Si continua ad avere infortuni ad una media di uno al mese. Il rappresentante per la sicurezza di parte operaia è stato eletto nel 1996.

Ad inizio aprile grave infortunio al capo dell’esterno che ha lesioni di varia gravità a tre dita della mano destra. In aprile viene finalmente firmato il contratto nazionale dei minatori dopo 8 anni. Risultato salariale 178.000 lire di aumento medio mensile in tre rate ( già anticipato in parte dall’azienda) e 1500 lire al giorno in più sul sottosuolo.

La direzione però dichiara di avere problemi di vendite e mette in CIG due giorni la settimana lo stabilimento di Malanaggio. In effetti si sta vendendo del fine greggio alla Luzenac austriaca e si tiene una scorta di bianco pezzi per un imbarco per gli USA.

A inizio maggio in un incontro con le RSU la direzione propone di passare al cambio sul posto in miniera, in modo da avere quattro turni effettivi di lavoro di 6 ore su cinque giorni.

Ci saranno negli anni vari tentativi della direzione per modificare l’orario verso un pieno utilizzo degli impianti, con resistenze dei minatori, pur cedendo alla fine su sabati e domeniche.

La direzione comunica che l’ing. Di Piazza, amministratore delegato, lascerà la ditta a luglio.

In miniera intanto la Forestale ha imposto di bonificare numerose zone in cui si è modificato l’ambiente. Ha comminato delle multe

A settembre incontri col nuovo amministratore ing. Salina sui premi. A ottobre l’azienda, di fronte alla richiesta sindacale di 1.500.000 annue di aumento, arriva, dopo una giornata e varie ore di sciopero, a una nuova base per il premio annuo(1.200.000), alla modifica dell’incentivo di produzione, all’aumento della indennità notturna al 50%, e infine un premio-infortuni ( monte di 300.000 lire annue riducibili secondo gli infortuni, ma che confluisce se non pagato in una cassa di mutuo soccorso gestita dai lavoratori.

Terminata la galleria principale della nuova miniera di Rodoretto. Iniziano le sonde interne, date in appalto alla ditta francese che aveva già fatto le sonde esterne.

Si dà per imminente l’inizio dei lavori alla Paola per il museo della miniera.

Assunti due giovani operai all’officina meccanica

Il 13 dicembre sciopero generale dell’industria e i minatori aderiscono portando le proprie rivendicazioni sulla pensione e scendono a Torino in quaranta col casco e striscione. Alla sera nuova assemblea con ALP a Pomaretto

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Nel 1997, Il 21 gennaio si conclude la causa per la morte di Marco Brugiafreddo. La parte civile, la famiglia, ha concordato con la direzione un risarcimento, che unito a quello dell’assicurazione verrà impiegato per scopi sociali.

Il pretore da parte sua riconosce il concorso di colpa e condanna a quattro mesi con la non menzione l’ing. Cian a quei tempi direttore della miniera ( nel ‘99 in appello verrà assolto)..

Per una decina di giorni si sciopera un’ora contro lo spostamento di un’operaia delle pulizie dalla miniera a Malanggio.

Ma il 5 febbraio in sede viene comunicato che si vuole raggiungere una forte riduzione di costi, visto che i sondaggi della nuova miniera di Rodoretto non sono incoraggianti e il ‘96 si è chiuso in perdita per 3 miliardi

E’ la terza fase della ristrutturazione. Si intende cambiare l’orario di lavoro, (portandolo su quattro turni che si accavallano in modo da garantire il cambio sul posto e sei ore per turno di piena produzione nei cantieri), regolamentare le ferie, espellere con incentivi ecc una decina di malati, ridurre il personale dei servizi in modo da avere in futuro in miniera solo più manodopera efficiente e in produzione. Si incomincerà dando in appalto da marzo il trasporto del talco dalla miniera alla cernita, e il trasporto del legname.

L’assemblea del 25 febbraio in miniera decide di scendere in sciopero appena la direzione prova a prendere iniziative unilaterali. Infatti il 3 marzo comincia lo sciopero, con l’avvio dell’appalto del trasporto del talco.

Lo sciopero totale in miniera iniziato il 3 marzo nelle intenzioni deve durare almeno fino al 10, giorno della trattativa prevista. C’è una certa difficoltà sul turno di notte per cui per due sere si organizza un presidio con una trentina di minatori. La direzione anticipa a giovedì 6 l’incontro con Rsu, sindacato e una delegazione e minaccia di andare sì a Rodoretto ( la nuova miniera si dovrebbe aprire -ammette), ma con una nuova ragione sociale e nuovi minatori ! Se lo sciopero continua - dice inoltre - il mulino di Malanaggio va in cassa integrazione. I minatori tengono duro e la direzione il 10 marzo. riprende la trattativa sull’orario in modo più pacato.

Venerdì 14 un pulman di minatori si è recato a Torino (si è concordato con la direzione che ricuperereranno il lavoro un sabato) dove si è svolto un incontro di 45 minuti con Pizzinato, sottosegretario al Lavoro. Argomento era la pensione dei minatori bloccata da una legge del ‘95

Dopo vari tentennamenti si raggiunge un accordo il 18 con la direzione che prevede la sperimentazione dell’orario proposto dai minatori di 8 ore per turno a partire da maggio, fino a settembre.Le giornate di ferie risultanti saranno utilizzate per ponti. Viene confermato che entro metà giugno si avrà la decisione della Rio Tinto circa l’apertura della miniera di Rodoretto.

Il ministro Treu invia una circolare all’INPS e ai funzionari della Gestione Speciale Minatori scrivendo che deve essere ripristinato il diritto allo sconto di 5 anni per la pensione a chi ha 15 anni di sottosuolo. I minatori accolgono con riserve la notizia e aspettano di vederla confermata da notizie di pensionamenti di minatori realmente avvenuti.

A metà settembre si svolge in Regione un incontro con la direzione, i sindacati e il cdf allargato. La Luzenac dà infomazioni sulla situazione degli stabilimenti del gruppo in Europa ( fra l’altro risulta che abbia acquisito impianti di ditte concorrenti).

La direzione comunica quelle che sono le sue condizioni, oltre il parere favorevole della RTZ, per aprire Rodoretto. Sono lo spostamento della cernita a Malanaggio, una nuova organizzazione del lavoro, l’appalto dello scavo di tutto il primo livello di Rodoretto a una ditta esterna, la riduzione ( in gran parte con pensionamento) da 130 a 100 del personale Luzenac. In sostanza chiede per proseguire le attività in valle una disponibilità sindacale ai cambiamenti - e fa notare che gli scioperi in miniera sono troppo frequenti.

Entro il 2001 resteranno in ditta 105 dipendenti così suddivisi:

Miniera: 1 responsabile, 6 tecnici, 8 in manutenzione, 36 operai in sottosuolo con tre capiturno. Tot. 54.

Stabilimento: 1 responsabile, 1 segretario, 6 in manutenzione con 2 capi, 10 operai, 2 capiturno. Tot.23.

Sede: 1 direzione, 7 al commerciale, 4 amministrativi, 3 ufficio acquisti, 1 responsabile personale, 2 centro di calcolo, 2 reception, 2 laboratorio . tot 23. La sede sarà trasferita a Malanaggio nel ‘98 (obiettivo realizzato nell’autunno ‘99).

In un incontro all’Unione Industriale, presente la Regione, il sindacato riceve solo parziali risposte alle sue domande, l’azienda rifiuta un compromesso su lavoro al Sabato e mantenimento della cernita in miniera, è disposta a 3 assunzioni a termine per verificare se aumenta la produzione. Il sindacato rompe la trattativa.

A metà novembre 39 minatori firmano una lettera aperta per l’Eco del Chisone ma prima che esca la situazione precipita. La direzione comunica gli estremi di una riorganizzazione dei ruoli tecnico-direttivi, invita alcuni impiegati a dare le dimissioni,invita la ditta appaltatrice Negroni a portare via i macchinari da Rodoretto e conferma che intende rinunciare al progetto della nuova miniera.

A questo punto i parlamentari locali organizzano un incontro in Municipio a Pinerolo, chiedendo l’adesione dei sindaci. In questa sede, con la mediazione del senatore Fassone si svolge una trattativa "all’americana" con l’ing. Salina e si raggiunge una bozza di compromesso.

Senza assemblee di verifica si va poi in Regione il 12 dicembre e si raggiunge l’accordo. CGIL e CISL ritirano il loro ricorso in Pretura sull’appalto del trasporto del talco, viene inserito un punto su lavori alternativi all’esterno per i minatori - oltre la cernita - e impegni per eventuali sbocchi nel museo della miniera in avanzata fase di allestimento. Continua a mancare nell’accordo il piano per stabilimento e sede

Si vota il 15/12 ai mulini di Malanaggio con gli impiegati della sede e il giorno dopo in miniera . L’accordo viene accettato, con 73 SI, 22 NO, 8 bianche e 2 nulle. La maggioranza dei NO vengono dai minatori che fino all’ultimo hanno confermato che l’appalto per la coltivazione del talco, anche se con garanzie che si svolgerà solo al primo livello SUD è un precedente e introduce una concorrenza che potrebbe peggiorare le condizioni di lavoro future.

La direzione, dopo il voto favorevole all’accordo su Rodoretto, firma a metà gennaio 1998, consegnando ai presenti un documento con cenni storici e considerazioni sul mercato e le prospettive. In questo si augura che si spengano man mano i focolai di avversione al gruppo.

In questi mesi vari giornali e la TV continuano a interessarsi ai minatori.

A marzo i primi nuovi assunti iniziano il lavoro.

Infortunio a un minatore prossimo alla pensione che si rompe una gamba. Uno dei nuovi assunti si ritira.

In aprile un altro sero infortunio a un minatore travolto da una caduta di talco. La sera prima aveva chiesto che fosse rinforzato l’armamento del cantiere ( dopo la convalescenza verrà trasferito al mulino)..

A inizio maggio la direzione comunica che gli ultimi due nuovi assunti non possono essere confermati dopo la prova perché non può mandare in pensione i più vecchi. Sciopero dei tre turni in miniera e presidio della sede. Nella trattativa la direzione ritira i licenziamenti.

Si apre il 12 maggio la procedura per la rielezione delle RSU. I confederali propongono una lista unica, si farà in miniera con la partecipazione di candidati di ALP. Intanto è stato firmato il nuovo contratto nazionale ( 70.000 in due fasi per il quinto livello) più 110.000 di unatantum.

Grave infortunio a un operaio della Negroni, che appalta i lavori nella nuova galleria di Rodoretto.

http://www.piw.it/eco/storia_eco/1998-22/notizie/00000002.html

L’infortunato della Negroni rimarrà paralizzato alle gambe.

A giugno incontro in sede. Richiesta di Sabati con recupero per la miniera e lo stabilimento, altrimenti il gruppo sposta parte degli ordini dei clienti su stabilimenti esteri. I minatori non vogliono farne che sei prima di agosto e chiedono una maggiorazione.

Elezioni RSU il 3 giugno: confermate le tre RSU in stabilimento e sede, in miniera due nuovi, uno di ALP - il più votato- e uno CGIL. Uno della CGIL riconfermato. La CISL non ha rappresentanze elette in miniera

A fine luglio, in Austria, grave incidente in miniera per una frana di materiale fangoso a Lassing, della Luzenac Austria. Domenica 26 luglio le squadre di soccorso sono riuscite a recuperare sano e salvo il primo minatore rimasto intrappolato. purtroppo la prima squadra di soccorso è stata bloccata in un pozzo. Alla fine delle ricerche risultano morti i dieci soccorritori E’ aperta una sottoscrizione per le famiglie. La miniera di Lassing verrà chiusa.

Prosegue lo snellimento dell’organico , con dimissioni incentivate di impiegati di vario livello e responsabilità - molto ‘spintanee’

Il Museo Miniere è pronto. In questi fine settimana ci sono le visite inaugurali. L’azienda convoca alcuni lavoratori proponendo loro di licenziarsi per lavorare al museo.

Il 4 dicembre - S.BARBARA- i minatori posano una lapide alla ex miniera Paola in ricordo di Marco Brugiafreddo. In arrivo decreto di Bassolino che riconosce come lavori usuranti solo quelli di minatori e palombari

Nel 1999 si continua a discutere sulla vertenza per il recupero della maggiorazione turni, per cui si son raccolte le deleghe per una denuncia al Pretore, vari non hanno firmato, altri si sono ritirati (vedi la maggioranza dei capi). Non è escluso che in caso di offerte valide della direzione si ritiri la denuncia

Il 22 nell’incontro con la direzione, questa ha legato la riconferma dei 6 assunti con contratto a termine alla flessibilità . Mandato delle assemblee a trattare sulla proposta sindacale di un programma di 48 sabati mattina di straordinario, con recupero e maggiorazione raddoppiata, 16 ore di riduzione orario, revisione del premio, assunzione di altri 2 operai in miniera e conferma dei precedenti contratti a termine

In un successivo incontro con la direzione viene raggiunto l’accordo per i 48 sabati mattina con recupero e maggiorazione di 120mila. Annunciato un trasferimento da Malanaggio in miniera e due assunzioni. Inoltre vengono rivisti i premi annuali per tener conto della minore produzione prevista (30.000 ton) da estrarre e quello mensile. L’accordo è passato ed è da firmare, ma già in miniera si chiedeva di lavorare il sabato mattina . A fine marzo i dipendenti erano 115 ( si era licenziato uno dei sei assunti).

E’ annunciato che lascia l’azienda l’ing.Salvaia della miniera.

Il 28 giugno alle 9,30 alla Regione incontro sulle pensioni e i lavori usuranti. Partecipa una delegazione di lavoratori. Presenti esponenti della regione, del ministero del Lavoro, parlamentari. La pensione dei minatori resta per ora affidata alle circolari esistenti: il progetto di nuova legge sulle pensioni in discussione ha dei problemi.

Dopo il mandato delle assemblee si è raggiunto l’accordo il 13 luglio per il recupero della maggiorazione turno. I lavoratori su due turni riceveranno 882.000 lire, su tre turni 2.732.000, per la notte fissa 4.893.000.

L’11 settembre una quindicina di minatori ha incontrato a Perosa il deputato Giorgio Gardiol della Commissione Lavoro per le pensioni, presenti i confederali e ALP. L’azienda chiede lavoro al Sabato pomeriggio, si risponde che va bene se volontario, intanto i minatori non vanno a lavorare nemmeno al sabato mattina finché non vengono assunti i due minatori previsti dagli accordi. L’appalto alla Negroni deve cessare appena finiti i lavori già contrattati.

A ottobre prosegue il rifiuto del lavoro al sabato mattina in miniera, dove arriva un nuovo assunto ( dei due previsti dall’accordo) e un operaio spostato da Malanaggio. Si produce di meno per le caratteristiche attuali dei cantieri- ma si è ancora nel budget- questo vale per Crosetto che sta producendo più del previsto, mentre Rodoretto è di molto sotto le previsioni. In totale forse si raggiungeranno le 36.000 Ton.- e il talco non è di buona qualità (viene stoccato perché l’azienda è in ritardo nei processi di arricchimento del minerale) .

. Il 5/10 la direzione ha ripetuto le sue intenzioni di spostare l’appalto al Crosetto, finiti i lavori di Rodoretto. Dice di non avere alternative perché non trova personale e non ha macchinario per tutti i cantieri.

I minatori , dopo uno sciopero di 8 ore sui tre turni in miniera -scarsa adesione a Malanaggio- hanno deciso in assemblea che va rispettato l’accordo che prevede la fine dell’appalto, chiedono nuove assunzioni e noleggio di macchinario per tenere aperti tutti i cantieri.

La sede è stata trasferita a metà ottobre nei rinnovati locali presso lo stabilimento di Malanaggio.

IL 20 ottobre :la direzione ora propone di spostare la fine dell’appalto alla Negroni a metà del 2000. La delegazione trattative ha proposto invece di aprire un discorso sulla flessibilità, in cambio del rispetto dell’accordo sulla fine dell’appalto Inoltre dalla direzione è stata comunicata l’intenzione di chiedere a dicembre CIG ordinaria per una decina di persone e di non fare i ‘ponti’ in miniera. Le RSU propongono per il lavoro nel ponte una maggiorazione di 120.000 per giorno più recupero individuale dei giorni lavorati.

Le assemblee hanno dato mandato di esplorare con la direzione gli spazi per una organizzazione del lavoro e degli orari che permetta, con assunzioni, di evitare l’appalto in miniera.

E’ entrato in funzione ai primi di novembre il nuovo sistema di gestione informatico uniformato con tutto il gruppo.

. Incontro il 15. La direzione chiede CIG a zero ore per una settimana a dicembre e per 12 settimane consecutive dal 10 /1/2000 per 15 persone e propone di usare il fondo infortuni per integrare parte dello stipendio mancante.

Il sindacato propone per la miniera turni sul sabato e domenica notte, con assunzioni, per evitare l’appalto. Nuovo incontro a fine mese.

Il 17 novembre si svolge dopo anni un intercategoriale dei delegati su crisi Beloit e del territorio, patto territoriale. Si decide lo sciopero generale di zona per il 17 dicembre.

A Dicembre esce dall’azienda il responsabile della produzione di Malanaggio Gianni Long, sostituito dall’ing.Greggio.

In dicembre ci sono varie assemblee interne ed esterne, fra cui una convocata dalla direzione. Il 14 dicembre nuova trattativa a Cassa Integrazione iniziata:

Si redige una bozza di accordi sugli orari sul Sabato Domenica che viene poi sottoposta a refendum in miniera ottenendo una stretta maggioranza a favore. Si concorda sulla rotazione per la CIG salvo ‘necessità produttive’.L’appalto alla Negroni finirà entro febbraio 2000.

Il 2000 si apre con un incontro il 5 gennaio, sulla CIG la direzione propone per due casi in cui non c’è rotazione una integrazione salariale (ma a fine mese ritira la proposta). Annuncia che per fine gennaio ci saranno 5 nuovi assunti in miniera e partirà il nuovo orario. Verrà inoltre ridiscusso il premio di produzione.

In effetti si presenta in miniera un nuovo assunto, ma i minatori anticipano che non si parla di nuovo orario finchè non vengono completate le assunzioni. Trovare minatori sembra un compito sovrumano. Criteri di selezione a parte, se l’azienda avesse seguito negli anni l’andamento dei pensionamenti avrebbe certo avuto meno problemi.

Da quest’anno la Talco Sardegna (con cava e mulino a Orani) si è fusa con la Luzenac Val Chisone. Ha una trentina di addetti.

Il 21 gennaio riunione annuale della sicurezza a Malanaggio. (nel ‘99 solo due infortuni ma a metà gennaio c’è già un infortunio in miniera -.prognosi un mese).

Il 25 nuovo incontro con la direzione e il sindacato. La direzione ripete che arriveranno sei nuovi assunti e altri quattro in seguito per portare il numero degli addetti alla coltivazione a 40. Il cdf ritiene che i nuovi spogliatoi della miniera di Rododretto siano carenti di spazio. La direzione si impegna a consegnare il piano per il nuovo orario e le proposte per i premi.

Entro febbraio capitano due infortuni in miniera abbastanza gravi. Si licenziano due impiegate e un dirigente,

A fine marzo l’organico in miniera è sufficiente per il nuovo orario ma non è ancora stato firmato l’accordo, per motivi salariali..

A maggio sciopero di tre turni in miniera, assemblee, breve incontro con la direzione che resta sulle sue posizioni.

 

Un commento.

Il 17 dicembre 1999  i minatori hanno aderito allo sciopero generale e alla manifestazione nel Pinerolese ( tardivi ma sempre necessari) C’erano migliaia di persone,oltre i lavoratori minacciati di licenziamento, molti studenti e una buona rappresentanza del lavoro industriale- e no - della zona.

La Beloit è un segnale per tutti. Se guardiamo in zona troviamo segnali simili. Alle Miniere il pericolo non smentito di terziarizzare passando alla coltivazione in appalto e l’incertezza sulla resa della nuova miniera di Rodoretto. Alla Cascami il disinteresse di troppi a risolvere il problema dei bozzoli con le cooperative calabresi. Alla Manifattura di Perosa la CIG che continua. All’ospedale Valdese le misure monetarie per tamponare con lo straordinario la fuga di infermiere . Alla Pramec il recente fallimento. Alla SKF di Villar l’intenzione di vendere il settore acciai e smembrare lo stabilimento. Alla Boge la produzione tira ma si abusa del lavoro precario. La SKF di Pinerolo è già passata sotto un consorzio di imprese. IL magazzino prodotti SKF di Airasca sembra destinato a finire sotto la TNT. Alla Turati e alla Microtecnica segnali di crisi.

La miniera da anni ha cominciato a cedere pian piano su orari, appalti, ha utilizzato il contratto formazione, il lavoro a termine, copiando quel che succedeva più in basso nelle fabbriche della valle. In comune con molte di loro, da dieci anni ha il fatto di appartenere a una multinazionale, diretta da finanzieri. La miniera non può essere spostata, ma può venir meno l’interesse a tenerla aperta...Esiste un rischio di impresa ma i minatori pur tenendo al posto di lavoro ripetono spesso che il rischio del lavoro in sottosuolo, pressati da richieste di produzione e conseguenti metodi di estrazione approssimativi, non è monetizzabile e si difendono.Da questa cronaca scarna di dieci anni emerge che il conflitto forse si sta riducendo ( la direzione commenta che si sprecano molte ore di permesso sindacale per discutere ) ma non è eliminabile per le caratteristiche e la storia dei minatori.

La cronaca si interrompe per la debolezza della presenza di ALP in Luzenac, dal 2000 in poi la storia è da ricostruire ( e lo faremo)  servendosi più che altro delle cronache dei giornali locali. I sindacati confederali non sono interessati da parte loro a tenere memoria della storia della miniera, come di altri luoghi di lavoro,e solo la memoria orale dei protagonisti sopravvive. E' così spiegabile che nel 2007 appaiono articoli vari dove le lotte di cinquantanni sono taciute e coperte dal folclore -vedi Scopriminiera- e iniziative varie per i cento anni della Talco&Grafite.

interno miniera Rodoretto