lungo inverno

 

 

La classe operaia italiana  cresce fino agli  anni Settanta uscendo dalle campagne e dai monti, mentre si va accelerando la trasformazione del lavoro agricolo in senso capitalistico. La sua storia a livello locale si rintraccia nella cronaca, poco nei libri, è fatta fra l’altro di episodi di lotte sindacali e per una minoranza di impegno diretto nelle fila del PCI, del PSI ma anche nella DC e in altri partiti. Ma per i più, fuori della adesione a una lotta e della resistenza quotidiana nei posti di lavoro la politica significa votare alle elezioni. Le prime elezioni cui partecipano le donne sono quelle per la Costituente del 1946. Contare i voti e le tessere ai vari partiti, o ai sindacati,  per contendersi le adesioni operaie è stato a lungo un modo per evitare di interrogarsi a fondo sul proprio diritto di parlare a nome della ‘classe operaia’.

Parlare ‘a nome di’ sovente senza condividere le condizioni di vita di chi vive solo del lavoro salariato. I lavoratori, attraverso i  momenti alti di una fase di lotte o con  la delega ai partiti in cui si riconoscono possono ottenere leggi a proprio favore, ma, con il riflusso ritornano in condizioni precarie e sono sempre più divisi. In ogni caso la borghesia ottiene di legare a sé con le riforme buona parte della classe operaia. La lotta incessante fra le classi in tempi normali è impari.  Basta ricordare 'la marcia dei capi  Fiat'dell'80 di due ore a Torino che per sindacati, PCI e padroni contò più della lotta dei centomila per un mese ai cancelli Fiat e della mobilitazione a livello  nazionale. Oggi è di moda dire che la lotta di classe è superata, quella politica si avvita nel successo di vari leader carismatici mentre l'astensione supera il 50% alle elezioni e si coniuga con il rafforzamento dei 5stelle. Una ulteriore contraddizione interna è ora quella sugli immigrati e sui profughi, che pur portando miliardi alle casse dello Stato e dell'Inps sono ritenuti concorrenziali rispetto agli italiani e un peso non sopportabile nella crisi. Certo a qualcuno fanno comodo (1) e lo dice apertamente. Intanto mentre viviamo in una apparente calma piatta  sul fronte delle lotte dei lavoratori, qualcosa invece si muove, protagonisti sono  lavoratori immigrati (2) che prendono coraggio e lottano  duramente vincendo, come nel settore della logistica.,

La repubblica italiana è ‘fondata sul lavoro’ come dice la Costituzione, ma il governo, come in tutto le democrazie, doveva e deve tener in primo luogo presenti gli interessi di chi comanda nell’economia.

E questi è l’altro protagonista maggiore che, a partire dal capitale finanziario - con l'immenso capitale fittizio- ,le multinazionali,  per arrivare agli industriali, ai proprietari terrieri ha fatto sentire il peso del suo potere con maggior efficacia. A livello generale ha il controllo degli apparati dello stato, dell’esercito, dei mezzi di informazione. La  classe che detiene il potere economico, ha anche quello politico, non è un corpo unico ma riesce a superare le sue divisioni interne navigando a vista nel mare tempestoso delle crisi ricorrenti del sistema capitalistico. Reggerà il sistema dell'Euro? 

L’ideologia dominante è quella del mercato. Lo stato a  livello locale ha assorbito finora  i colpi  e controllato le tensioni sociali, con una repressione costante nelle fabbriche o da parte della magistratura negli anni ‘70, senza che si arrivasse a rotture drammatiche della convivenza.

(Dal 1968 al 1974 le denuncie per "reati" contro la scuola, l'esercito o d'opinione, di carattere sindacale o per antifascismo militante nel pinerolese sono duecento.)

 

 Nota 1.  Germania. Dieter Zetsche, presidente della Daimler (Mercedes), ha annunciato che l’azienda avrebbe mandato i suoi esperti nei centri di raccolta dei migranti, alla ricerca di professionalità «idonee ad occupare quei posti di lavoro che il mercato tedesco ormai non è più in grado di occupare. La maggior parte dei migranti sono giovani, molto ben istruiti e altamente motivati, esattamente ciò di cui il nostro Gruppo ha bisogno. I migranti possono svolgere quel ruolo che negli anni sessanta, dopo l’erezione del muro di Berlino, spettò ai cosiddetti Gastarbeiter, italiani e turchi in particolare»

Nota 2. http://www.commonware.org/index.php/cartografia/283-vincere-e-possibile

piero.b. )

 


 

 Pasolini https://www.youtube.com/watch?v=LEfY-UstOfk&feature=player_embedded

 


 

 

Più di un migliaio di denunce al movimento NOTAV.

Da molti anni tocca al Movimento notav in val Susa subire denunce per la sua lotta democratica che ha cementato un popolo intero che, partendo dal rifiuto a farsi mettere le mani sulla Valle, ha maturato e fatto uscire le immense contraddizioni politiche e economiche delle grandi opere e il loro legame con interessi finanziari che niente hanno a che fare con lo sviluppo di un territorio.

http://www.notav.info/

http://www.notav.info/agenda/dal-5-al-8-novembre-2015-la-sessione-conclusiva-del-tribunale-permanente-dei-popoli/

 


 

(...)Percorremmo un nostro individuale e collettivo viaggio di autoeducazione permanente, di maturazione, di istruzione, di emancipazione. 

Imparammo un po' a mescolare “temperanza e coraggio, virtù senza le quali”, come diceva Simone Weil, “la vita è solo un vergognoso delirio”.
Vivemmo grandi momenti di fraternità che nemmeno le inevitabili incomprensioni della vita riuscirono a scalfire. 

E quale insegnamento possiamo ricavare al termine di questo tormentato ma autentico romanzo di formazione? Gli altri esistono, con gli altri si devono cercare mediazioni, collaborazioni, intese, scambi e comprensioni perchè senza consenso, senza condivisione, senza contaminazione, senza gli altri, non c'è opera collettiva. Ciascuno di noi da solo non vale niente. E abbiamo imparato da Vittorio Foa che “non solo io ma anche gli altri, non solo qui ma anche altrove, non solo oggi ma anche domani”. (...)

(mario d.) in http://nonunomanoi.blogspot.it/2015/08/caro-peppino-eri-sempre-presente.html#more

 


(...)

Quanto all'uscita dal capitalismo, non si tratta nè di "peccato" di ottimismo, né di pessimismo, ma di POSSIBILITA', e la possibilità esclude entrambi questi atteggiamenti (pessimismo dell'intelligenza o ottimismo della volontà) perché è altra cosa dal discusso oggettivismo o meccanicismo (...). La possibilità è il risultato di una realtà che si muove non per movimento meccanico unidirezionale, ma dialettico e che manifesta appunto possibilità diverse: o il socialismo o la barbarie.   (...)

(Dante L. )

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