La lezione di Mirafiori- liberazione 8/12/01

Mi hanno chiamato i compagni e i sindacalisti di Torino. Mi hanno detto con voce emozionata ed entusiasta che lo sciopero a Mirafiori è andato bene, anzi benissimo. Non si vedeva - mi assicurano - un’adesione alla lotta così straordinaria dal 1994, dal grande sciopero generale contro il governo Berlusconi. Ieri, alla Fiat, è stata una giornata davvero straordinaria. Il 90 per cento dei lavoratori si è astenuto dal lavoro. Cortei interni hanno percorso le presse e le meccaniche, sono usciti, hanno circondato Mirafiori e si sono diretti alla porta 5, appuntamento tradizionale delle grandi giornate di lotta. Quelle lavoratrici e quei lavoratori chiedevano lo sciopero generale contro il governo di centro destra, contro i suoi provvedimenti. Chiedevano al sindacato di trasformare una protesta volutamente limitata, per molti deludente, in un grande momento di lotta generale. Chiedevano di poter mostrare compiutamente la loro opposizione al governo di diventare ancora una volta protagonisti. E’ un fatto straordinario. Lo "sciopericchio" proclamato da Cgil, Cisl e Uil, ieri in quella che rimane la più grande azienda industriale, si è trasformato, ha ribaltato il suo messaggio moderato e subalterno è diventato richiesta pressante e precisa. I lavoratori, come spesso è avvenuto, ancora una volta hanno svolto un lavoro di intelligente supplenza delle organizzazioni sindacali, rendendo visibile quella opposizione sociale al governo di centrodestra che Cgil, Cisl e Uil non hanno l’intenzione e il coraggio di rendere chiara fino in fondo. La piattaforma e i contenuti di quello sciopero difensivi e moderati non hanno impedito l’espressione di una richiesta più grande e più antagonista. Ancora una volta nella storia del paese gli operai della Fiat sono stati indicativi di una condizione, di una esigenza e di una domanda che non riguarda solo loro ma tutti i lavoratori e l’intero paese. Come negli anni caldi delle lotte operaie la loro è un’indicazione generale oggi forse più importante di ieri. Perché ieri quella indicazione veniva da una classe operaia coesa, consapevole dei suoi diritti, unificata nella sua condizione, fiduciosa nei suoi sindacati. Oggi viene da chi, in questi anni, ha patito la disgregazione, ha visto calpestati i suoi diritti, ha subito le più violente ristrutturazioni e sottostato a pesanti umiliazioni. Da chi, quindi, per trovare la forza di scioperare deve superare ostacoli ben più difficili del passato. Per noi e per tutta la sinistra che non si arrende lo sciopero di Mirafiori è un messaggio incoraggiante ed una indicazione preziosa. Ci incoraggia nella lotta che ci accingiamo a fare nel Paese e in Parlamento contro una legge finanziaria ingannatrice e ingiusta che, ancora una volta, toglie a chi non ha e dà a chi ha già molto. Una legge che punisce i lavoratori e premia le imprese e i profitti. Ci conferma che è giusto chiedere ancora con più forza lo sciopero generale. Non si tratta di una richiesta eccessiva o massimalista, ma politica, concreta e necessaria per chiunque si ponga il problema di una reale opposizione sociale e politica al governo di centro destra.