riflessioni

Siamo dentro la crisi più grande da 80 anni ad oggi. 
Così descrive la situazione un operaio: 
<<Coloro che sono stati sfruttati fino alla morte per spingere la produzione alle estreme conseguenze ora dovrebbero morire di fame perché le stesse merci prodotte e i capitali accumulati non trovano più mercati per essere assorbiti a livelli di profitto adeguati. Una spirale maledetta che va spezzata. 
 Chi lo potrà fare se non gli operai stessi? 
 Coloro che sono costretti a seguire il ciclo economico e pagarne, in ogni fase, le conseguenze: al limite della sussistenza quando tutti si arricchiscono, nella miseria nera quando le classi intermedie, transitoriamente, perdono qualche privilegio. 
Fino ad ieri ci dicevano “lavorate lavorate , di giorno e di notte, flessibili e con pochi soldi”.   Oggi, domani e dopodomani “fermatevi, finite in mezzo ad una strada, vivete con il miserabile sussidio di disoccupazione, avete prodotto troppo e il mercato è saturo” >> A cambiare questo sistema gli operai ci pensano da due secoli e ogni tanto ci provano. In Italia a partire dalle lotte di Melfi è iniziato un recupero della sconfitta dell’80. E’ iniziata anche la repressione preventiva coi licenziamenti di operai scomodi. Lotte crescono a macchia di leopardo nell’Europa. Ma non basta. Riporto una lettera: “Come operaio metalmeccanico di una fabbrica italiana mi pongo una serie di domande:

- come mai noi operai in italia non siamo capaci di reagire con la rabbia che hanno gli operai Francesi?

- come mai noi operai in Italia siamo al massimo capaci di chiedere che la cassa integrazione sia a rotazione?

- come mai noi operai in Italia non cacciamo a calci nel sedere i sindacalisti che ci svendono?

- cosa deve capitare perche' noi operai in Italia si decida di reagire con rabbia? “

Serve uno sciopero generale prolungato e esteso a tutta la nazione che scuota dalle fondamenta il sistema. Intanto, la crisi colpisce duro gli operai e il territorio qui in valle. Ogni fabbrica ha i suoi problemi, tolta la Data di Pinasca. 
Vedi la notizia di chiusura della Stabilus, 80 dipendenti (25.3); 
vedi l’annuncio della Newcocot che vuole espellere senza salario 90 operaie su 190 della Manifattura di Perosa. Cassa integrazione straordinaria a 0 ore senza anticipo e senza rotazione.   Le operaie chiedono * a chi ha potere ai vari livelli di non sprecare troppe parole sul domani ma di pensare agli ammortizzatori sociali necessari per oggi.
 * Ai sindacati di organizzare uno sciopero generale del Pinerolese 
* Alla sinistra di smettere di spaccare i capelli in quattro e di rispondere alle richieste dei lavoratori facendo almeno una vera politica socialdemocratica di lotta, visto che è fuori del Parlamento. 
Ma è a dimensione europea che dobbiamo agire chiedendo: 
- una politica fiscale continentale ( armonizzare i vari sistemi nazionali per contrastare le delocalizzazioni incentivate da sconti fiscali locali; 
- una unica politica salariale per armonizzare i differenziali retributivi e di potere d’acquisto e contrastare il dumping sociale; - una politica industriale continentale che riconverta gli attuali fondi europei e definisca cosa produrre, in che quantità e in che modo; 
- la nazionalizzazione delle banche per non disperdere soldi pubblici a favore della speculazione. - Piero Baral
VAL CHISONE