Questa è la libertà di licenziare- 20/1/2001 il manifesto
Critica Betti Leone, segretaria nazionale Cgil, sull'intesa sindacati-Confindustria per i contratti a termine
CARLA CASALINI

"Sospendere il confronto e aprire una approfondita discussione a ogni livello", "sottoporre tutta la materia alla consultazione nell'organizzazione e tra i lavoratori" "prima di qualsiasi firma sindacale". Allarme e insistenza nei documenti e prese di posizione dalla Cgil di Brescia, da Torino e dalla Fiom Piemonte, dall'assemblea nazionale della sinistra sindacale Cgil di "Cambiare rotta", e nelle richieste interne a Sergio Cofferati, come quella della Camera del lavoro di Milano, perché si dedichi "un direttivo" ai contratti a termine, prima di firmare "qualunque accordo" con la Confindustria.
Già, perché invece una ipotesi d'intesa con le associazioni padronali, Cgil, Cisl, Uil l'hanno già raggiunta, e senza preventiva "discussione". L'occasione è la direttiva europea 1999/70 sul lavoro a tempo determinato, che l'Italia deve recepire entro luglio, sulla quale sindacati e padroni stanno confezionando un "avviso comune" da presentare al parlamento. Ma le analisi prodotte dai sindacalisti della Cgil rispetto alle "note" inviate dai vertici nazionali, negano che la direttiva europea richieda le modifiche peggiorative che si vogliono introdurre.
E' "un'operazione che introduce un'ulteriore spinta al già forte processo di precarizzazione del lavoro in atto", che non si capisce se non come "semplice gioco di rimessa rispetto ai testi della Confindustria che sono stati, del resto, il riferimento comune del confronto", sottolinea la segreteria bresciana. E il documento dei dirigenti piemontesi mette a fronte il testo attuale della legge 230 (art.1 c.2) che stabilisce in quali situazioni, "causali", "è possibile porre un termine al contratto di lavoro", e le modifiche che l'accordo con la Confindustria introdurrebbe. O meglio, le cancellazioni.
La legge oggi infatti "consente" un "termine alla durata del contratto" solo in casi precisi: la "stagionalità" - e in altri passaggi precisa che cosa la distingua precisamente dagli andamenti periodici del mercato; o per sostituire lavoratori assenti, "per i quali sussiste il diritto alla conservazione del posto"; o per servizi "straordinai o occasionali", e "predeterminati nel tempo"; o per fasi "complementari" o "integrative", anch'esse limitate, laddove servano "specializzazioni" diverse da quell dei lavoratori presenti in azienda; o, ancora, la legge entra nel merito di servizi temporanei negli aeroporti, o in trasmissioni radiotelevisive.
Bene, nell'ipotesi d'intesa tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria, questo elenco minuzioso scompare, il comma 2 dell'articolo 1 è abrogato. Abrogato la parte dell'art.23 della legge 56 che estende "ai contratti collettivi nazionali" la possibilità di aggiungere altre "causali" a quelle precisate nella legge 230, ma insieme prescrive ai suddetti contratti di fissare "la percentuale" dei lavoratori che possono essere assunti con "contratti a termine", rispetto a quelli "impiegati a tempo indeterminato".
A tutte queste cancellazioni sindacati e Confindustria propongono di sostituire un magrissimo articolo di legge: "E' consentita l'apposizione di un termine alla durata del contratto di lavoro subordinato, quando questo sia determinato da ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo". Punto. Cioè piena libertà all'impresa.
Betti Leone, della segreteria nazionale della Cgil, critica con chiarezza la pericolosità di questa ipotesi. Non si può perdere "l'equilibrio che oggi c'è, il rapporto esistente tra ciò che deve essere garantito per legge, per tutti, e ciò che deve andare ai contratti". Il rinvio ai contratti va mantenuto per le "causali", perché in esso oggi (legge 56) è contenuta anche la fissazione della percentuale, "del tetto" posto ai contratti a termine. Questo accordo tra le parti, invece, "abolisce i tetti, e questo voleva la Confindustria". Le "causali" così generiche, poi, "specificate solo nel contratto individuale", sono pericolosissime: si pensi solo al contratto a termine "sostitutivo", senza specificare che chi è temporaneamente sostituito mantiene il posto, cosa implica "per esempio per la maternità, congedi familiari o di studio". La cosa più preoccupante, conclude Leone, è che "così si aggira la flessibilità in uscita", ossia si libera il licenziamento. E "il problema è la filosofia che questa intesa consegnerebbe al parlamento, alla futura legge".