La legge che santifica le false cooperative
FRANCESCO PICCIONI il manifesto 23/03/01

Una delle ultime leggi approvate in via definitiva dal parlamento è stata quella che ridefinisce la posizione del "socio lavoratore" all'interno delle cooperative. La legge interviene su due punti fondamentali: la possibilità di tutela sindacale del socio e la possibilità di differenziare la forma contrattuale che regola la prestazione lavorativa.
Sul primo punto la legge incrina quella "corresponsabilizzazione", spesso solo formale, per cui il socio non può di fatto vantare diritti individuali in quanto ogni decisione è teoricamente stata presa con la sua partecipazione. Chiunque ci sia passato sa che - specie nelle coop più grandi - il diritto al voto del singolo spesso sparisce nel meccanismo delle "deleghe", analogo per molti versi alle tecniche dei "signori delle tessere" di democristiana memoria.
Sul secondo, invece, è deregulation totale. Per la prima volta si ammette - per legge - che la stessa prestazione lavorativa, nel medesimo posto, possa essere regolata con "un rapporto di lavoro in forma subordinata, autonoma o qualsiasi altra forma". Fin qui la legge sottintendeva invece che la posizione fosse equiparata al rapporto di lavoro subordinato. Non a caso l'organo di Confindustria plaude a un precedente che "contribuisce a modernizzare - almeno metodologicamente - l'intero diritto del lavoro".
Ma non è finita qui. Anche sul piano retributivo la legge autorizza a disattendere i "minimi" retributivi definiti dalla contrattazione collettiva. La possibilità, infatti, di configurare una qualsiasi prestazione come "lavoro autonomo" o "collaborazione non occasionale" porterà con sé l'autorizzazione a riferirsi "ai compensi medi in uso per prestazioni analoghe rese in forma di lavoro autonomo". Ossia ai "prezzi di mercato".
Il Sole24ore, giustamente, titola: "Lavoro del socio di coop: un modello di flessibilità". E in sommario: "Spazio alla volontà delle parti sulle modalità della prestazione". E' insomma finita l'epoca delle cooperative come rifugio produttivo autogestito dai lavoratori. Diventano imprese e si candidano a rimodellare, sulla base di questa legge, l'intero diritto del lavoro. Saremo certamente "vetero", ma ciò che è ottimo per il padrone non può che restare pessimo per il lavoratore