Le miniere di grafite. (dalla tesi di R.Richetto)

 

Se i siti minerali, da cui si ricavavano minerali metallici, furono nelle valli pinerolesi relativamente pochi, non altrettanto si può dire per ciò che riguarda le cave e le gallerie di estrazione della grafite e del talco. Le prime si trovavano collocate tutte lungo la bassa Val Germanasca, il piccolo vallone di Pramollo e la media e bassa Val Chisone, nel settore compreso tra i comumi di San Germano e di Roure.

Nella zona  di San Germano e Pramollo, paesi posti a poca distanza l’uno dall’altro, si iniziò ad estrarre saltuariamente grafite nei primi anni dell’ottocento. Un altro cantiere da cui si ricavava la grafite poco distante da San Germano, era quello di Miandassa di Villar Perosa[10]. Collocata poco a valle rispetto il colle di Pra Martino, questa piccola miniera iniziò ad essere coltivata verso il 1860 da un valligiano del luogo Giovanni Franza. A costui subentrò la famiglia Damiano che per tre generazioni portò avanti l’estrazione del minerale tenendola in funzione sino al 1966 anno in cui la miniera venne chiusa[11]. Verso il 1860 si ricavavano dalle gallerie del pinerolese circa 84 tonnellate[12] di grafite che però veniva estratta senza nessuna regolamentazione. La caratteristica di  questi lavori era quella di essere svolti durante i periodi dell’anno in cui non era necessario attendere a particolari mansioni agricole, ecco spiegato il fatto della mancanza di regolamentazioni specifiche per questo settore, poiché si trattava di un lavoro di ripiego svolto dai contadini del posto.

Solo verso la fine del XIX secolo, dopo un primo tentativo, da parte statale, di imporre l’applicazione della Legge Sarda del 1859, l’attività si concentrò attorno ad alcune concessioni; ove erano stati individuati filoni particolarmente potenti come quelli di Timonella, Gran Roccia, Icla-Bruttacomba e la Siassera. Le Compagnie che operavano erano due; una la Anglo Italia Talc & Plumbago Mines Company, a capitale misto, dell’inglese George Huntriss  e di Enrico Brayda e del conte di San Martino, l’altra la Società Italiana delle Grafiti.

La prima delle due era al tempo titolare di ben cinque concessioni di scavo per la grafite su otto esistenti nell’intero pinerolese, mentre la seconda ne possedeva tre. Nel 1906 le concessioni di scavo per la “terra nera”, nome con cui era conosciuta in quei tempi la grafite, divennero dieci; in esse erano complessivamente impiegati 175 operai[13].  La produzione di grafite della zona raggiunse il suo apice proprio in questo periodo (nel primo decennio del novecento) grazie all’apertura di queste nuove gallerie in frazione Pons a Pomaretto da parte della Ditta Necco di Pinerolo che tra il 1910 e il 1960 operò in queste gallerie. Sempre in questo periodo, più precisamente nel 1907 la neonata Società Talco & Grafite Val Chisone rilevò alcune compagnie ( al contrario che nel settore del talco che rilevò tutte le compagnie esistenti) tra cui la Società Italiana delle Grafiti dando cosi un impulso notevole alla produzione locale. In realtà le grafiti del pinerolese non furono mai considerate molto pregiate poiché non superavano in media il 70% di carbonio, avendo cosi limitati usi per la necessità di depurazione che ne limitava i margini economici. Il suo consumo in Italia era ripartito per il 75% nelle fonderie e per il 20% nei colorifici, cartiere e fabbriche di pneumatici come materia colorante; il resto era impiegato come prodotto lubrificante per armi e ingranaggi in genere[14]. Quest’ultimo impiego fece crescere la domanda di grafite durante la Prima Guerra Mondiale. Con la fine del conflitto la produzione subì un drastico calo e ad aggravare la situazione intervenne la proibizione di esportare tale prodotto all’estero - visto l’impiego in campo bellico -  nonché l’arrivo sui mercati di prodotti austriaci di qualità più elevata.

Con la fine degli anni cinquanta l’estrazione della “terra nera” nelle valli pinerolesi fu praticamente quasi del tutto abbandonata, come si può vedere dalla tabella sotto riportata (vedi tab.1). Tuttavia, la Società Talco & Grafite Val Chisone mantenne attivo, fino al 1983, il cantiere di Icla-Bruttacomba, di San Germano, il più importante di tutto il territorio in esame, presso il quale nei primi anni ottanta erano impiegati, a cottimo, operai polacchi[15].

 

 

TAB.1 -  PRODUZIONE GRAFITE[16].

 

 

 

[10] F. Squarzina, Notizie sull’industria Mineraria del Piemonte, Ed. L’ Industria Mineraria, Roma, 1960.

[11] Assessorato alla cultura Comunità Montana Valli Chisone e Germanasca, Passi in galleria.Il lavoro minerario nelle Valli Chisone e Germanasca, Pinerolo, Alzani Editore, 1998.

[12] Idem.

[13] V. Novarese, I giacimenti di grafite delle Alpi Cozie, Roma, Tip. Nazionale,1908.

[14] F. Squarzina, op. cit. pag.40.

[15] Assessorato alla cultura Comunità Montana Valli Chisone e Germanasca, Passi in Galleria…, Pinerolo, Alzani editore, 1998, pag.99.

[16] F. Squarzina, op. cit., pag 40.